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mercoledì 1 febbraio 2017

Matteo Renzi, vi spiego perché vuole votare subito

di | 1 febbraio 2017  Il Fatto Quotidiano

“Se i disgustati dal partito se ne andranno, rimarranno solo i disgustosi”. E’ una frase che mi ha colpito molto. L’ha pronunciata giorni fa uno dei molti sostenitori di Benoit Hamon, espressione della cosiddetta sinistra radicale, che ha vinto le primarie socialiste francesi. Altri suoi sostenitori ritenevano che lo sconfitto Valls avesse pagato lo spostamento verso il centro del partito, snaturandolo e rovinandolo, “proprio come Renzi in Italia”. La frase sui disgustati & disgustosi ben si adatta al Pd: se quelli che amano il partito, e più in generale una certa idea “socialista”, non si muovono a salvarlo, i disgustati cresceranno sempre più (già adesso sono a livelli di guardia) e rimarranno solo i “disgustosi”.
Il Pd ci ha tristemente abituato ai penultimatum. Fino al 4 dicembre la minoranza dem, tranne Civati (che infatti se n’è andato) e pochi altri, era un’Armata Brancaleone di Don Abbondio. In questo senso D’Alema, che mi ha sempre attratto come una jam session tra Bianca Atzei e il Poro Schifoso, ha avuto il coraggio di gridare il suo “no” al referendum e di descrivere Renzi per quel che era, è e sarà: ovvero niente. Evidentemente, per far dire qualcosa di sinistra a D’Alema, serviva Renzi. E da questo si capisce come anche Matteo, nel suo piccolo, una ragione di vita politica forse ce l’abbia.
Molte cose, adesso, sono cambiate. Dopo il meraviglioso Golgota del 4 dicembre, che – ve lo ricordo – è ora Festa Nazionale della Torcida Inesausta e ha per inno Another Brick In The Wall Part 2, il tappo è alfine saltato. Renzi non ha più il partito sotto controllo. Le parole di Emiliano sono durissime. Le parole di Rossi sono durissime. Un ipotetico partito dalemiano è accreditato al 12-14%, che con questa legge elettorale (di merda) non è poco. Persino Bersani non esclude più la scissione. E la stessa vittoria di Hamon dice che c’è spazio per la sinistra. Certo, permane qualche pontiere, tipo Speranza – il cui carisma non smette di accecarci – e Cuperlo, ma lo strappo pare irrecuperabile.
La coperta di Renzi è sempre più corta e lui pare sempre più bollito (c’mon). Eppure il Podista Bolso di Rignano, che non va mai – mai – dato per finito, vuole le elezioni subito. Perché? La Consulta, se possibile, ha reso l’Italicum (ennesimo troiaio renziano) persino più inverecondo. Via il ballottaggio, permangono però i capilista bloccati e le multicandidature. Siamo di fronte a un proporzionale con premio di maggioranza al 40%. Il premio va però alla lista e non alla coalizione: quindi, salvo miracoli (?), non va a nessuno. Siamo passati dall’Italicum all’Itatroiaium. Che culo.
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il resto lo trovate al link del Fatto Quotidiano
Ci pensate? Credo che siamo uno dei pochi paesi al mondo democratici,  o che si fregiano (senz'esserlo davvero), insieme agli USA, che vedono personaggi siffatti fare rapidissima carriera e altrettanto rapidissimamente conoscere la china..

domenica 6 novembre 2016

Eugenio Scalfari è grillino, ma non lo sa (Andrea Scanzi)

Sbagliano, i 5 Stelle, ad avercela con Eugenio Scalfari. Ieri il venerabile fondatore di Repubblica è stato encomiabile nel portare voti al M5S e al “No”. Di fronte a un Alessandro Di Battista che si era preparato per giorni davanti allo specchio per stare calmo e ostentare rispetto nei confronti di un intellettuale, per evitare così il rischio di apparire “il giovane arrogante che non ha rispetto del vecchio maestro”, Scalfari ha condensato in mezz’ora tutti gli stereotipi, i sentito dire e le falsità sui 5 Stelle. In più, seraficamente, ha detto che scrive e telefona di continuo a Renzi per esortarlo a togliere il ballottaggio dall’Italicum, perché altrimenti vincono i grillini e l’Italia muore. Alè. Si è anche intuito che Renzi sia d’accordo con questa idea così illuminata di democrazia, secondo cui sei democratico se operi per far vincere il Pd e sei un criminale se il Pd (a causa peraltro di una legge che si era scritto da solo per far fuori il M5S) perde.
Scalfari, con la sua consueta velocità fantascientifica di esposizione, ha anche – seraficamente – detto che il Sì al referendum è una gran cosa, perché così facendo il nuovo Senato sarà in mano al Pd, che controlla già gran parte delle regioni: avere un Senato democraticamente eletto, lo capite bene, sarebbe davvero populista. Volgare. Per dirla coi salotti buoni di Largo Fochetti: “disdicevole”.
Mentre Di Battista continuava a guardarlo con un mix di “ti rispetto”, “che diavolo stai dicendo Willis” e “continua così che mi fai un gran favore”, Scalfari ha poi parlato delle guerre puniche, di quella volta che cenò con Vercingetorige e di quell’altra volta in cui giocò a bridge con Marx, esortandolo a mostrare Il Capitale a Napolitano prima di pubblicarlo per averne la sacra approvazione. Bei momenti.
Non sono mancati altri grandi sussulti. Ad esempio l’insulto – agile, in scioltezza – a quei milioni di stronzi che hanno votato e votano M5S (“Fate ridere”), la solita litania sul fatto che i 5 Stelle sono tutti comandati da “un comico ricco”, gli accenni a caso a Farage, l’Europa, la sinistra, la Calabria e i fantasmagorici giri “in bicicletta” compiuti per “un anno” da Di Battista. Scalfari, nella sua infinita democrazia, parlava ogni volta mezz’ora esigendo il silenzio, mentre non appena parlava Di Battista era solo “un gran parlatore” (cioè un parolaio) che si poteva tranquillamente interrompere (“Taccia e mi faccia parlare”). Un’altra prova del suo gran concetto di democrazia, più o meno così riassumibile: “Noi siamo i buoni e possiamo fare quello che ci pare, voi siete populisti deficienti quindi sukate”. Vamos.
Perla finale l’esortazione di Scalfari a Di Battista: “Perché non ha scelto la sinistra? Ad esempio Berlinguer?”. Forse perché Berlinguer è morto quando Di Battista aveva sei anni, e forse perché dopo Berlinguer la sinistra è diventata quel che è diventata. Fino a non diventare niente: cioè Renzi.
In neanche un’ora, Scalfari ha riassunto tutti i motivi per cui i renzini non toglieranno neanche mezzo voto ai grillini, casomai viceversa. I 5 Stelle dovrebbero proprio ringraziarlo. E secondo me, dopo la puntata, Di Battista l’ha fatto davvero.
P.S. Dopo Otto e mezzo, a Piazzapulita c’era la Boschi. In quel salotto, e in generale in tivù, non la si vedeva da un po’. E’ stata bravissima: 3,73% di share, ovvero la prova peggiore di un (ottimo) programma che quest’anno sta andando bene. Maria Elena, ormai, è una garanzia: quel che tocca, le somiglia.
Dal Fatto Quotidiano
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.. il bello è che ci riprova non contento di aver portato acqua al mulino 5Stelle:  Renzi scongiuri il rischio di un Trump italiano
Repubblica.it

martedì 5 maggio 2015

.. e italicum fu

Fonte Wikipedia 1 e Wikipedia 2  wikipedia 3
Wikipedia 1
Legge Acerbo
il sistema proporzionale in vigore da 4 anni, integrandolo con un premio di maggioranza, che sarebbe scattato in favore del partito più votato che avesse anche superato il quorum del 25%, aggiudicandogli i 2/3 dei seggi.
p.s.
alle opposizioni il restante terzo.. in teoria perchè in pratica grazie a una lista civetta si riuscì ad erodere anche questo terzo. Una curiosità storica: la Commissione che "esaminò" detto disegno di legge sapete da chi era composta? Presidente Enrico De Nicola; Giovanni Giolitti (con funzioni di presidente), Vittorio Emanuele Orlando per il gruppo della "Democrazia" e Antonio Salandra per i liberali di destra (entrambi con funzioni di vicepresidente), Ivanoe Bonomi per il gruppo riformista, Giuseppe Grassi per i demoliberali, Luigi Fera e Antonio Casertano per i demosociali, Alfredo Falcioni per la “Democrazia Italiana” (nittiani e amendoliani), Pietro Lanza di Scalea per gli agrari, Alcide De Gasperi e Giuseppe Micheli per i popolari, Giuseppe Chiesa per i repubblicani, Costantino Lazzari per i socialisti, Filippo Turati per i socialisti unitari, Antonio Graziadei per i comunisti, Raffaele Paolucci e Michele Terzaghi per i fascisti e Paolo Orano per il gruppo misto (in realtà era anche lui fascista) .. quanti nomi di antifascisti, dopo l' 8/9/43 naturalmente, c'erano che la studiarono e in aula la fecero passare ... mancando dall'aula al momento del voto (ben 53 erano "assenti")?
Wikipedia 2
Italicum
  • premio di maggioranza di 340 seggi (55%) alla lista (non più alla coalizione) in grado di raggiungere il 40% dei voti (non più il 37) al primo turno;
  • ballottaggio tra le due liste più votate se nessuna dovesse raggiungere la soglia del 40%, senza possibilità di apparentamento tra liste
  • soglia di sbarramento al 3% (piuttosto che all'8%) per tutti i partiti, non essendo più previste le coalizioni;
  • suddivisione del territorio nazionale in 100 collegi plurinominali e designazione di un capolista "bloccato" in ogni collegio da parte di ciascun partito, con possibilità per i capilista di candidarsi in massimo dieci collegi;
  • possibilità per gli elettori di esprimere sulla scheda elettorale due preferenze (obbligatoriamente l'una di sesso diverso dall'altra, pena la nullità della scheda) da scegliere tra le liste di candidati presentate;
  • garanzia dell'alternanza di genere grazie all'obbligo di designare capilista dello stesso sesso per non più del 60% dei collegi nella stessa circoscrizione (regione) e di compilare le liste seguendo l'alternanza uomo-donna.
p.s.
gratta gratta....cosa ne esce fuori? Il partito della nazione dove c'è la corsa ad accaparrarsi i notabili delle tessere e tutto il sottobosco locale che rimane INTONSO! E quelli del "penultimatum"? Che fanno? Minacciano  di andarsene ma .. dove? Al mare o in montagna? Questo sistema prevede l'eliminazione del Senato..... personalmente l'avrei fatto senza troppi drammi personali ma si poteva fare una via di mezzo che non fosse il Senato dei ricicciati che sta venendo fuori? Si: nella via "francese" il senato era una camera di "ripensamento" in quella "tedesca" era espressione delle regioni ma elettivo: metà proporzionale metà maggioritario... e noi? Nè l'uno nè l'altro, la solita furbata e stop solo per aderire all'invito del massimo rappresentante dei veri padroni del vapore (il capo della Goldman Sachs) che dichiarò che "ormai le Costituzioni antifasciste erano obsolete e andavano adeguate alle esigenze dei mercati" non dei popoli, che nel frattempo son cambiati anche loro, no ma dei MERCATI! In parole povere: le costituzioni 2sociali" e democratiche sono da buttare punto e basta. Detto ciò detto tutto!
 Wikipedia 3
Legge truffa del 1953
un correttivo della legge proporzionale vigente dal 1946. Essa introduceva un premio di maggioranza consistente nell'assegnazione del 65% dei seggi della Camera dei deputati alla lista o al gruppo di liste collegate che avesse raggiunto il 50% più uno dei voti validi.
p.s.
rimase lettera morta, per fortuna...... ma ha avuto un figlio: il porcellum e sappiamo come la corte Costituzionale l'ha demolito! Votata (dice nulla la cosa?) a maggioranza semplice in parlamento doveva eliminare la "irritante (ma quasi innocua perchè togliattiana)" opposizione dal panorama politico relegandola a pura testimonianza di parte.
Ora fate tutti i parallelismi che volete ma personalmente io delle assonanze ce le trovo.. e la cosa proprio non mi piace ma non perchè sia un proporzionalista  a tutti i costi ma perchè, e molto più semplicemente,  di sistemi elettorali migliori ce n'erano e ce ne sono: personalmente avrei preferito, come ipotesi minima, un sistema "francese" e, in quella massima, un sistema "tedesco"...... ma si sa no? Questo "non ce lo chiede l'europa" e quindi la fantasia di chi vuol giocare con le vite altrui si può tranquillamente sbizzarrire, no?

giovedì 24 luglio 2014

.. e tagliola fu...

già sul senato cala la tagliola: l'ostruzionismo nell'italia del post muro di berlino non ha mercato; si elimina. E' vero che in passato ne fu fatto un uso smodato ma da quando questo paese è passato dal CAF al ... renzusconismo, passando per tutto quello che c'è stato in mezzo, fare opposizione non paga anzi si viene additati come faziosi, conservatori, ecc. mentre invece chi le vuol fare è proprio colui che, applicando il principio gattopardesco del "tutto cambi affinchè nulla cambi", è il vero conservatore perchè non mira a far perdere la presa dei c.d. poteri forti sulle istituzioni ma a farne uscire i cittadini: i veri depositari della sovranità ma di cui sono stati lentamente espropriati nel corso degli anni. E' nota la distanza che oggi separa questi ultimi dalle prime com'è altrettanto nota l'arroganza di chi, stando nelle istituzioni, si crea il sistema per rimanervi in permanenza al punto che "chi" sia non conta ma "cosa" rappresenta si.... e questo paese ha sempre fatto da caiva per le sperimentazioni da applicare altrove, insieme agli usa e ai paesi dell'america latina. Abbiamo conosciuto di tutto: dlla disapplicazione a comdna di parti intere della costituzione al progressivo spostamento dell'asse di equilibrio dal parlamento verso il governo con il cappello del garante della carta: non che una rinfrescata non ci volesse, anzi ma questo non è una rinfrescata ma ben altro: è una vera riscrittura della carta, null'altro dove volontariamente si getta il bambino ma l'acqua sporca rimane lì dov'è.
Parlano, be sapendo che il quorum non c'è, di referendum ma lo esorcizzano perchè, ormai, gli italiani sono stufi: chiunque sia andato al potere, proprio perchè espressione dello sistema che da 70 anni è venuto avanti lavorando una mollichina alla volta, ha deluso. E il fatto stesso che gli ultimi tre presidenti del consiglio NON sono stati direttamente votati ne è un sintomo. Qui non ci vuole un corteo di potesta sotto il Colle, per essere ricevuti dal Segretario e non da Capo dello Stato, ma ben altro: ci vuole una alzata di testa dei veri depositari della sovranità che devono far sentire la propria voce alta e forte...... fanno il referendum? Lo si boccia; si va a votare? Stavolta non si disperde il voto... o non si vota affatto i massa però. Così si difendere pacificamente la nostra Costituzione e così si può mandare un segnale chiaro e forte; altro non c'è e nè ha possibilità di trovare ascolto. Qui non c'è la "riforma" ma il sistema elettorale pensato diluire nel tempo il crollo dell'asse di potere; c'è un Senato inservibile: tanto valeva eliminarlo del tutto.. ecc. il vero problema non è cambiare una carta di 138, postille escluse, ma eliminar il cancro che dentro le istituzioni è cresciuto e venuto in metastasi: il resto verrebbe da se.
 

lunedì 7 luglio 2014

Patto Renzi-Berlusconi, il modello “super-premier” senza opposizione

Solo perchè piacciono e sono state concordate con mr. B, meglio noto come l'amato capo, dovrebbe far suonare qualche campanello d'allarme... ma che a farllo lo faccia il pd ossia quel partito che per anni è stato tacciato di demonizzarlo e di essere comunista, dovrebbe farci aprire gli occhi su almeno due cose:
  1. a rileggere il piano di rinascita nazionale della P2.. procede impeterrito sulla sua strada in barba ai tanti soloni che lo esorcizzano;
  2. il paese che stanno costruendo proprio non mi piace.... si sono assicurati il proprio futuro rubandoci il nostro perchè i problemi di questo paese non sono nè la giustizia nè la costituzione nè, tantomeno, i diritti dei cittadini ma quel far west che loro chiamano mercato.... e la situazioni di monopolio non controllato prima pubblico e ora privato, almeno formalmente.
ecco cos'hanno in mente i geni del ponte di comando
dal Fatto Quotidiano di | 6 luglio 2014

Unendo i puntini delle varie riforme vaganti tra governo e Parlamento, costituzionali e ordinarie, ma anche di certe prassi quotidiane passate sotto silenzio per trasformarsi subito in precedenti pericolosi, come le continue interferenze del Quirinale nell’autonomia del Parlamento, della magistratura e della stampa, viene fuori un disegno che inquieta. Una democrazia verticale, cioè ben poco democratica: sconosciuta, anzi opposta ai principi ispiratori della Costituzione, fondata invece su un assetto orizzontale in ossequio alla separazione e all’equilibrio dei poteri. Ce n’è abbastanza per dare ragione all’allarme inascoltato dei giuristi di Libertà e Giustizia sulla “svolta autoritaria”.
All’insaputa del popolo italiano, mai consultato sulla riscrittura della Costituzione, e fors’anche di molti parlamentari ignoranti o distratti, il combinato disposto di leggi, decreti e prassi – di per sé all’apparenza innocue – rischia di costruire un sistema illiberale e piduista fondato sullo strapotere del più forte e sul depotenziamento degli organi di controllo e garanzia. Il pericolo è una dittatura della maggioranza (“democratura”, direbbe Giovanni Sartori) a disposizione del primo “uomo solo al comando” che se ne impossessa, diventando intoccabile, incontrollabile, non contendibile, dunque invincibile. Vediamo come e perché. Nella speranza di suscitare un dibattito fra i lettori e nel Palazzo. Prima che sia troppo tardi.
1. CAMERA La legge elettorale Italicum made in Renzi, Boschi, Berlusconi e Verdini conferma le liste bloccate (incostituzionali) del Porcellum, con la sola differenza che saranno un po’ più corte. La sostanza è che i 630 deputati saranno ancora nominati dai segretari dei partiti maggiori. Quelli medio-piccoli invece resteranno fuori da Montecitorio grazie a soglie di sbarramento spropositate: 4,5% per quelli coalizzati, l’8% per quelli che corrono da soli e il 12% per le coalizioni. Per ottenere subito il premio di maggioranza, il primo partito (o coalizione) deve raccogliere almeno il 37% dei voti: nel qual caso gli spetta il 55% dei seggi, pari a 340 deputati. Se invece nessuno arriva al 37%, i primi due classificati si sfidano al ballottaggio e chi vince (con almeno il 51%, è ovvio) incassa 327 deputati. Cioè: chi ha meno voti (37% o più) ha più seggi e chi ha più voti (51% o più) ha meno seggi. Una follia. Ma non basta: prendiamo una coalizione con un partitone al 20% e cinque partitini al 4% ciascuno. Totale: 40%, con premio al primo turno. Siccome nessuno dei partitini alleati supera il 4,5%, il partito del 20% incamera il 55% dei seggi. E governa da solo, confiscando il potere legislativo, che di fatto coincide con l’esecutivo a colpi di decreti e fiducie.
2. SENATO Con la riforma costituzionale, il “Senato delle Autonomie” sarà formato da 100 senatori non eletti: 95 saranno scelti dai consigli regionali (74 tra i consiglieri e 21 tra i sindaci) e 5 dal Quirinale (più i senatori a vita). Sindaci e consiglieri scadranno ciascuno insieme alle rispettive giunte comunali e regionali, trasformando Palazzo Madama in un albergo a ore: andirivieni continuo e maggioranze affidate al caso, anzi al caos. Di norma anche il Senato sarà appannaggio della maggioranza di governo. E comunque non potrà più controllare l’esecutivo: i senatori non voteranno più la fiducia né saranno chiamati ad approvare, emendare, bocciare le leggi. Esprimeranno solo pareri non vincolanti, salvo per le norme costituzionali. E seguiteranno a eleggere con i deputati il capo dello Stato e i membri del Csm e della Consulta di nomina parlamentare.
3. OPPOSIZIONE Nell’unico ramo del Parlamento ancora dotato del potere legislativo, cioè la Camera, i dissensi interni ai partiti di governo potranno essere spenti con il metodo Mineo e Mauro: chi non garantisce il voto favorevole in commissione alle leggi volute dall’esecutivo sarà essere espulso e sostituito da un soldatino del premier. Quanto al dissenso esterno, i partiti di opposizione saranno in parte decimati dalle soglie dell’Italicum. Per i superstiti, la riforma costituzionale disarma le minoranze istituzionalizzando la “ghigliottina” calata dalla presidente Laura Boldrini contro il M5S che tentava di impedire la conversione in legge del decreto-regalo alle banche: corsia preferenziale per i ddl e i dl del governo, che andranno subito all’ordine del giorno per essere approvati entro due mesi, con sostanziale divieto di ostruzionismo e strozzatura degli emendamenti.
4. CAPO DELLO STATO Malgrado lo snaturamento del Senato, che finora contribuiva per 1/3 all’Assemblea dei mille grandi elettori (nel 2013 erano 319 senatori, 630 deputati e 58 delegati regionali) e in futuro sarà relegato al 10%, nessuna modifica è prevista per l’elezione del presidente della Repubblica. Quindi potrà sceglierselo il premier (anche se ha preso soltanto il 20% dei voti) dopo il terzo scrutinio, quando la maggioranza dei 2/3 scende al 51%. Forte del 55% dei deputati da lui nominati, gli basteranno 33 senatori per raggiungere la maggioranza semplice dell’Assemblea e mandare al Quirinale un suo fedelissimo. Il che trasforma il ruolo di “garanzia” del Presidente in una funzione gregaria del governo e della maggioranza: il capo del primo partito si sceglie il capo dello Stato che poi lo nomina capo del governo e firma i suoi ministri e poi le sue leggi e decreti. Inoltre, dopo il precedente “monarchico-presidenzialista” di Napolitano, a colpi di invasioni di campo, il nuovo inquilino del Quirinale potrà arrogarsi enormi poteri d’interferenza in tutti i campi, giustizia in primis.
5. CORTE COSTITUZIONALE Se tutto cambia nella selezione di deputati e senatori, nulla cambia nell’elezione dei giudici costituzionali. Chi va al governo con l’Italicum (anche col 20% dei voti) controllerà direttamente o indirettamente ben 10 dei 15 giudici costituzionali: i 5 nominati dal Parlamento e i 5 scelti dal capo dello Stato (gli altri 5 li designano le varie magistrature). Così, occupati i poteri esecutivo e legislativo, il premier espugna anche il supremo organo di garanzia costituzionale. E sarà molto difficile che la Consulta possa ancora bocciare le leggi incostituzionali, o dare torto al potere politico nei conflitti di attribuzione con gli altri poteri dello Stato.
6. CSM E MAGISTRATI Anche la norma del governo Renzi che anticipa la pensione dei magistrati dagli attuali 75 anni a 70 può diventare una lesione dell’indipendenza della magistratura. Il risultato infatti è la decapitazione degli uffici giudiziari, guidati perlopiù da magistrati ultrasettantenni. E i nuovi capi di procure, tribunali e Cassazione li nominerà il nuovo Csm, che sarà eletto nei prossimi giorni: per 2/3 (membri togati) dai magistrati e per 1/3 (membri laici). I laici, dopo l’accordo Renzi-Berlusconi, saranno tutti (tranne forse uno indicato dai 5Stelle) di osservanza governativa. Tra questi verrà poi scelto il vicepresidente, indicato dal premier, mentre il presidente sarà Napolitano e poi il suo successore, anch’egli di stretta obbedienza renziana. Così i nuovi vertici della magistratura li sceglierà il Csm più “governativo” degli ultimi 40 anni, previo “concerto” del ministro della Giustizia Orlando. Ad aumentare l’influenza politica c’è poi il progetto ideato da Violante e ventilato da Renzi di togliere al Csm i procedimenti disciplinari di secondo grado per far giudicare i magistrati da un’Alta Corte nominata per 1/3 dal Parlamento e per 1/3 dal Quirinale, cioè a maggioranza partitica.
7. PROCURATORI E PM Per normalizzare le procure della Repubblica non c’è neppure bisogno di una legge: basta la lettera di Napolitano al vicepresidente del Csm Vietti che ha modificato il voto del Csm sul caso Bruti Liberati-Robledo e ha imposto una lettura molto restrittiva dell’ordinamento giudiziario Mastella-Castelli del 2006-2007: il procuratore capo diventa il padre-padrone dell’azione penale e dei singoli pm, che vengono espropriati della garanzia costituzionale di autonomia e indipendenza “interna” (contro le interferenze e i soprusi dei capi). Secondo il Quirinale, “a differenza del giudice, le garanzie di indipendenza ‘interna’ del Pm riguardano l’Ufficio nel suo complesso e non il singolo magistrato” (e chissà mai chi può insidiare l’indipendenza “interna” di un’intera Procura). Così, nel silenzio del Csm e dell’Anm, il procuratore viene autorizzato addirittura a violare le regole organizzative da lui stesso stabilite, togliendo fascicoli scomodi gli aggiunti e ai sostituti, e avocandoli a sé senza dare spiegazioni. Per assoggettare procure e tribunali, basterà controllare un pugno di procuratori, senza più il bilanciamento del “potere diffuso” dei singoli pm.
8. IMMUNITÀ L’articolo 68, concepito dai padri costituenti per tutelare i parlamentari di minoranza da eventuali iniziative persecutorie di giudici troppo vicini al governo su reati politici, diventa sempre più uno strumento del governo per mettere i propri uomini al riparo dalla giustizia. L’immunità parlamentare, prevista in Costituzione per le Camere elettive, viene estesa a un Senato non elettivo, composto da sindaci e consiglieri regionali che per legge ne sono sprovvisti. Basterà che un consiglio regionale li nomini senatori, e nel tragitto dalla loro città a Roma verranno coperti dallo scudo impunitario, che impedirà a magistrati di arrestarli, intercettarli e perquisirli senza l’ok di Palazzo Madama. Il voto sulle autorizzazioni a procedere rimane sia alla Camera sia al Senato a maggioranza semplice (51%). Il che consentirà alle forze di governo (anche col 20% di elettori, ma col 55% di deputati) di salvare i propri fedelissimi a Montecitorio e di nascondere a Palazzo Madama i sindaci e i consiglieri regionali delinquenti. E poi, volendo, di mandare in galera gli esponenti dell’opposizione.
9. INFORMAZIONE Le due leggi che l’hanno assoggettata al potere politico nel Ventennio B. – la Gasparri sulle tv e la Frattini sul conflitto d’interessi – restano più che mai in vigore. E nessuno, neppure a parole, si propone di cancellarle. Così la televisione rimane quasi tutta proprietà dei partiti. Il governo domina la Rai (rapinata di 150 milioni, indebolita dall’evasione del canone, fiaccata dai pessimi rapporti fra Renzi e il dg Gubitosi, e in preda alla consueta corsa sul carro del vincitore). E Berlusconi controlla controlla Mediaset (anch’essa talmente in crisi da riservare al governo Renzi trattamenti di superfavore). Intanto i giornali restano in mano a editori impuri: imprenditori, finanzieri, banchieri, palazzinari (per non parlare di veri o finti partiti, con milioni di fondi pubblici), perlopiù titolari di aziende assistite e/o in crisi e dunque ricattabili dal governo, anche per la continua necessità di sostegni pubblici per stati di crisi e prepensionamenti. Governativi per vocazione o per conformismo o per necessità.
10. CITTADINI Espropriati del diritto di scegliersi i parlamentari, scippati della sovranità nazionale (delegata a misteriose e imperscrutabili autorità europee), i cittadini non ancora rassegnati a godersi lo spettacolo di una destra e di una sinistra sempre più simili e complici, che fingono di combattersi solo in campagna elettorale, possono rifugiarsi in movimenti anti-sistema ancora troppo acerbi per proporsi come alternativa di governo (come il M5S); o inabissarsi nel non-voto (che sfiora ormai il 50%). In teoria, la Costituzione prevede alcuni strumenti di democrazia diretta. Come i referendum abrogativi: che però, prevedibilmente, saranno sempre più spesso bocciati dalla Consulta normalizzata. E le leggi d’iniziativa popolare (peraltro quasi mai discusse dal Parlamento): ma i padri ricostituenti hanno pensato anche a queste, quintuplicando la soglia delle firme necessarie, da 50 a 250 mila. Casomai qualcuno s’illudesse ancora di vivere in una democrazia.
p.s.
siete contenti? Bravi, continuate a votarli e a ingoiare tutte le balle che vi dicono.

giovedì 26 giugno 2014

Legge elettorale: streaming Pd-M5S, chi ha vinto tra Renzi e Di Maio?

già chi ha vinto lo streaming? Secondo Andrea Scanzi sul Fatto Quotidiano | 25 giugno 2014

Lo streaming Pd-M5S è stato un confronto dialetticamente teso ma civile. Renzi si è confermato un marpione dialetticamente scaltrissimo, ma con Di Maio ha dovuto più volte rintuzzare e alla fine si è palesemente piccato; particolarmente comico il passaggio nel corso del quale Renzi ha detto che, sulla questione morale, il Pd non ha nulla da nascondere. Continue le frecciatine reciproche: Renzi ha indovinato quella su Farage, mentre è parso bambinesco e arrogante nel ricordare che loro hanno più preferenze degli altri (la solita sindrome dell’io ce l’ho più lungo). Molto tenero quel “chiudiamo tutto che ho un impegno tra 5 minuti”, segno ulteriore del nervosismo renziano. Fondamentale l’apporto dell’ex centrodestrorsa ex bersaniana ex tutto Alessandra Moretti, che è riuscita ad annuire più volte di Pellegatti con Galliani.
Dei due, almeno oggi, il partito “padronale” non è certo sembrato quello rappresentato da Di Maio. Renzi ha disperatamente inseguito l’ultima parola, inciampando a un passo dal traguardo in un drammatico riflusso esofageo che lo avrà oltremodo indisposto. Bravino Toninelli, bravo Renzi e bravissimo Di Maio, che avrebbe dovuto partecipare anche agli streaming passati dei 5 Stelle: forse, così facendo, M5S non avrebbe perso i voti che ha perso. Ottimo Speranza, ma solo perché è stato zitto.
E’ un confronto che strategicamente servirà il giusto, ma politicamente e concretamente non sposterà una mazza. In estrema sintesi, e al netto delle supercazzole su “Ric e Gian” e “noi siam quella razza” (povero Monni, citato da Renzi), il Pd continua a preferire Berlusconi e Verdini a Di Maio e Toninelli: a ognuno le sue perversioni politiche.
P.S. Ho un problema di memoria: quando lo hanno dato lo streaming della Boschi con Verdini e Romani? Lo stesso giorno in cui hanno dato quello tra Renzi e Berlusconi al Nazareno, immagino.
p.s. mio
Visto Di Maio? Farà strada, molta strada. Condividendo l'impostazione del post del giornalista aggiungerei di mio una piccola ma fondamentale domanda: visto che siamo arrivati a questo punto.. era proprio necessario epurare dal M5S proprio i sostenitori di ... questo?

mercoledì 22 gennaio 2014

habemus italicus.... oops italicum

Nonostante la corte costituzionale e la sua sentenza, e sotto pena di una nuova sentenza di nullità (o forse è proprio questo che vogliono sia per riformare anche la corte costituzionale, in modo da addomesticarla, sia per poter andare alle elezioni con l'attuale sistema perchè la corte non vuole), il renzusconi va avanti e ..... mette in capo le riforme: questa è la prima; le altre (riforma o cancellazione del senato e riforma del titolo V° della costituzione) son di là da venire ossia.. non si fanno sono solo specchietti per le allodole.
Il post lo lascio fare al Fatto con questo articolo della Redazione Il Fatto Quotidiano 22 gennaio 2014 che meglio non potrebbe spiegare l'inciucio, l'ennesimo, che questi "politici" sono stati capaci di creare a loro immagine e somiglianza...... e non poteva essere altrimenti dato che se loro fallissero il sistema o crolla o ... bè meglio non pensarci perchè non è detto che l'uscita dal tunnel sia poi così facile ..... e prima che riusciamo a liberarcene ....forse i militari?
eccolo
Legge elettorale, firmano Pd, Forza Italia e Ncd. “Stop a candidature multiple”Il relatore Francesco Paolo Sisto ha depositato in commissione Affari Costituzionali alla Camera il testo dell’Italicum. Il documento (qui la proposta integrale) è stato sottoscritto da Pd, Fi e anche dal Nuovo Centrodestra: l’ok è arrivato dopo la cancellazione dall’Italicum della norma cosiddetta “Salva Lega”. Tra gli aspetti presenti nel testo lo stop alle candidature multiple (stile Berlusconi capolista in tutta Italia): “Nessun candidato può essere incluso in liste con il medesimo contrassegno o con diversi contrassegni in più di un collegio plurinominale” prevede il testo depositato. E’ previsto poi l’obbligo di presentare nelle liste il 50% di candidate donne: “A pena di inammissibilità nel complesso delle candidature circoscrizionali di ciascuna lista nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore al 50 per cento con arrotondamento all’unità inferiore e nella successione interna delle liste nei collegi plurinominali non possono esservi più di due candidati consecutivi del medesimo genere”.
Non c’è la norma “Salva Lega”, ma viene salvaguardata – come dice la Costituzione – la tutela delle liste delle minoranze linguistiche che abbiano “conseguito almeno il 20 per cento dei voti validi espressi nel complesso delle circoscrizioni della regione” il cui statuto speciale prevede una particolare tutela di tali minoranze linguistiche.
Di preferenze neanche l’ombra. In ogni collegio plurinominale, si legge, “è assegnato un numero di seggi non inferiore a tre e non superiore a sei” e ciascuna lista non può essere formata da un numero di candidati superiore ai seggi assegnati. E prevede che sulla scheda ci siano il simbolo di lista, insieme a nome e cognome dei candidati. Al limite massimo di sei seggi assegnati in ciascun collegio saranno possibili eccezioni. Il testo base della legge elettorale prevede infatti che in ciascun collegio plurinominale “è assegnato un numero di seggi non inferiore a tre e non superiore a sei, fatti salvi gli eventuali aggiustamenti in base ad esigenze derivanti dal rispetto di criteri demografici e di continuità territoriale”. Si dispone inoltre che “ogni lista all’atto della presentazione è composta da un elenco di candidati presentati in ordine numerico. La lista è formata complessivamente da un numero di candidati pari almeno alla metà del numero di seggi assegnati al collegio plurinominale e non superiore al numero di seggi assegnati al collegio plurinominale”. “L’assegnazione del numero dei seggi alle singole circoscrizioni è effettuata sulla base dei risultati dell’ultimo censimento generale della popolazione”. 
Invariata invece, rispetto all’accordo Renzi-Berlusconi, la soglia del premio di maggioranza che resta al 35%: chi supera questa quota ha diritto a un premio del 18% e arriva in questo modo a 340 seggi alla Camera. Se nessun partito o coalizione arriva al 35% è previsto un secondo turno di ballottaggio. Confermato anche che in caso di ballottaggio, fra il primo turno di votazione e il ballottaggio, non sono consentiti apparentamenti fra liste o coalizioni. In caso di vittoria al ballottaggio si conquistano 327 seggi. I restanti 290 vengono ripartiti proporzionalmente “tra le altre coalizioni di liste e singole liste”. 
Non cambia niente – rispetto al progetto iniziale – per le soglie di sbarramento: le coalizioni dovranno superare la soglia del 12 per cento, i partiti coalizzati il 5, i partiti non coalizzati l’8%. Tra le coalizioni di liste e le liste che hanno superato le soglie necessarie, si procede “al riparto dei seggi in base alla cifra elettorale nazionale di ciascuna di esse”.
p.s.
ah dimenticavo... buongiorno, notte

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