mercoledì 22 gennaio 2014

habemus italicus.... oops italicum

Nonostante la corte costituzionale e la sua sentenza, e sotto pena di una nuova sentenza di nullità (o forse è proprio questo che vogliono sia per riformare anche la corte costituzionale, in modo da addomesticarla, sia per poter andare alle elezioni con l'attuale sistema perchè la corte non vuole), il renzusconi va avanti e ..... mette in capo le riforme: questa è la prima; le altre (riforma o cancellazione del senato e riforma del titolo V° della costituzione) son di là da venire ossia.. non si fanno sono solo specchietti per le allodole.
Il post lo lascio fare al Fatto con questo articolo della Redazione Il Fatto Quotidiano 22 gennaio 2014 che meglio non potrebbe spiegare l'inciucio, l'ennesimo, che questi "politici" sono stati capaci di creare a loro immagine e somiglianza...... e non poteva essere altrimenti dato che se loro fallissero il sistema o crolla o ... bè meglio non pensarci perchè non è detto che l'uscita dal tunnel sia poi così facile ..... e prima che riusciamo a liberarcene ....forse i militari?
eccolo
Legge elettorale, firmano Pd, Forza Italia e Ncd. “Stop a candidature multiple”Il relatore Francesco Paolo Sisto ha depositato in commissione Affari Costituzionali alla Camera il testo dell’Italicum. Il documento (qui la proposta integrale) è stato sottoscritto da Pd, Fi e anche dal Nuovo Centrodestra: l’ok è arrivato dopo la cancellazione dall’Italicum della norma cosiddetta “Salva Lega”. Tra gli aspetti presenti nel testo lo stop alle candidature multiple (stile Berlusconi capolista in tutta Italia): “Nessun candidato può essere incluso in liste con il medesimo contrassegno o con diversi contrassegni in più di un collegio plurinominale” prevede il testo depositato. E’ previsto poi l’obbligo di presentare nelle liste il 50% di candidate donne: “A pena di inammissibilità nel complesso delle candidature circoscrizionali di ciascuna lista nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore al 50 per cento con arrotondamento all’unità inferiore e nella successione interna delle liste nei collegi plurinominali non possono esservi più di due candidati consecutivi del medesimo genere”.
Non c’è la norma “Salva Lega”, ma viene salvaguardata – come dice la Costituzione – la tutela delle liste delle minoranze linguistiche che abbiano “conseguito almeno il 20 per cento dei voti validi espressi nel complesso delle circoscrizioni della regione” il cui statuto speciale prevede una particolare tutela di tali minoranze linguistiche.
Di preferenze neanche l’ombra. In ogni collegio plurinominale, si legge, “è assegnato un numero di seggi non inferiore a tre e non superiore a sei” e ciascuna lista non può essere formata da un numero di candidati superiore ai seggi assegnati. E prevede che sulla scheda ci siano il simbolo di lista, insieme a nome e cognome dei candidati. Al limite massimo di sei seggi assegnati in ciascun collegio saranno possibili eccezioni. Il testo base della legge elettorale prevede infatti che in ciascun collegio plurinominale “è assegnato un numero di seggi non inferiore a tre e non superiore a sei, fatti salvi gli eventuali aggiustamenti in base ad esigenze derivanti dal rispetto di criteri demografici e di continuità territoriale”. Si dispone inoltre che “ogni lista all’atto della presentazione è composta da un elenco di candidati presentati in ordine numerico. La lista è formata complessivamente da un numero di candidati pari almeno alla metà del numero di seggi assegnati al collegio plurinominale e non superiore al numero di seggi assegnati al collegio plurinominale”. “L’assegnazione del numero dei seggi alle singole circoscrizioni è effettuata sulla base dei risultati dell’ultimo censimento generale della popolazione”. 
Invariata invece, rispetto all’accordo Renzi-Berlusconi, la soglia del premio di maggioranza che resta al 35%: chi supera questa quota ha diritto a un premio del 18% e arriva in questo modo a 340 seggi alla Camera. Se nessun partito o coalizione arriva al 35% è previsto un secondo turno di ballottaggio. Confermato anche che in caso di ballottaggio, fra il primo turno di votazione e il ballottaggio, non sono consentiti apparentamenti fra liste o coalizioni. In caso di vittoria al ballottaggio si conquistano 327 seggi. I restanti 290 vengono ripartiti proporzionalmente “tra le altre coalizioni di liste e singole liste”. 
Non cambia niente – rispetto al progetto iniziale – per le soglie di sbarramento: le coalizioni dovranno superare la soglia del 12 per cento, i partiti coalizzati il 5, i partiti non coalizzati l’8%. Tra le coalizioni di liste e le liste che hanno superato le soglie necessarie, si procede “al riparto dei seggi in base alla cifra elettorale nazionale di ciascuna di esse”.
p.s.
ah dimenticavo... buongiorno, notte
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