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mercoledì 23 marzo 2016

Dieci cose sui fatti di Bruxelles

di | 23 marzo 2016 Il Fatto Quotidiano
Dieci considerazioni non richieste, e certo parziali, sui fatti di Bruxelles.
1. Le mattanze di Parigi furono accolte con lo stupore di chi credeva di poter essere amnistiato da questa guerra anomala. I fatti di Bruxelles hanno lasciato più che altro spazio a quello sgomento che confina con la rassegnazione. Quasi che ci stessimo abituando già a quel che potrebbe essere una costante di questi tempi sbandati: convivere con il terrore.
2. Dopo ogni atto così enorme, dal secondo successivo è tutto un parlare e ciarlare. Tutti di colpo esperti di Islam e jihad, Daesh e foreign fighters. Sbaglierò io, ma è anzitutto in questi casi che avverto il bisogno del silenzio.
3. Cosa possiamo fare? Intendo noi, intendo nel nostro quotidiano. Continuare a vivere come vivevamo prima. Anche se fa paura, anche se diventa eroico anche solo andare a teatro. Continuare a vivere come facevamo. Per non darla vinta agli assassini.
4. Avere paura è naturale. Tradurre questa paura in intolleranza è un altro regalo all’Isis, o meglio ancora all’Is, perché chiamarli come la versione greca e latina della dea egizia Iside mi rompe un po’ le palle (e anche in questo ha ragione Franco Cardini, di cui vi consiglio l’ottimo “L’Islam è una minaccia” FALSO!, edito da Laterza). Parlare di frontiere chiuse è delirante. I terroristi che colpiscono in Europa sono già in Europa e spesso figli di musulmani che qui li hanno concepiti. E questi figli – in tutto europei – uccidono anche per colpire i loro genitori, che reputano dei musulmani mollicci e opulenti: malati di troppo Occidente.
5. La guerra all’Isis si intreccia dunque con una guerra generazionale e con mille altri rivoli. Ciò rende l’Isis ancora più sfuggente: magari, per ucciderlo, bastasse bombardare i confini presunti del sedicente “Stato islamico”. L’Isis non è uno Stato e neanche una religione: è un kit nichilista a uso e consumo di chiunque ha bisogno di un pretesto per colpire a casaccio, così convinto di non avere più speranze da farsi esplodere come nulla fosse.
6. Tutti, ora, parlano di “Belgio colabrodo” e di “esigenza di una FBI europea”. Ovvero di una intelligence europea, che unisca realmente tutti i paesi coinvolti nella guerra. Obiettivo sacrosanto, più volte promesso (anzitutto) da Merkel e Hollande. I fatti, però, non hanno seguito mai le promesse. E’ poi vero che il Belgio è dilaniato da divisioni, leggi contorte e crisi devastante: era probabilmente l’obiettivo europeo più facile e solo lì Salah poteva “nascondersi” quattro mesi a casa sua. Rendiamoci però conto che la sicurezza totale è una chimera: se uno entra in un bar e si fa saltare in aria, non c’è intelligence che tenda. E sì che in Italia, per fortuna e nonostante Alfano, stiamo molto meglio che da altre parti.
7. Si dice spesso che questo giornale, e chi vi sta scrivendo, ce l’abbia a prescindere con Renzi. Una delle tante sciocchezze da asilo nido, che rendono il dibattito politico appassionante come una detartrasi di Velardi. Magari ne potessimo parlare “bene”, come fa il 95% della cosiddetta informazione italica. Ieri, però, Renzi ha detto cose sensate. Gli capita spesso, quando parla di Isis e guerra. Ha ragione quando sottolinea l’inutilità delle frontiere. Ha ragione quando ribadisce l’importanza di investire sulla cultura, anzitutto nelle periferie. E ha ragione quando dice che “non è il tempo né degli sciacalli né delle colombe”. Bravo. Ora però sta a lui, sempre ammesso che Usa e Merkel lo ritengano un alleato minimamente rilevante, farci capire come si passa dal non essere “colombe” all’entrare definitivamente in guerra.
8. Impeccabile la copertina di ieri di Crozza a DiMartedì. Tra le altre cose, ha ribadito un concetto semplice semplice: se bombardi dalla mattina alla sera un paese, quel paese prima o poi reagisce. Non solo: se ti affidi ai droni neanche fossero il monolite di Kubrick, l’unico risultato sicuro è ammazzare civili come mosche. E chi sopravvive, poi, preferisce di gran lunga l’Isis al civile Occidente che “esporta democrazia” sterminandoti la famiglia.
9. Non c’è giorno che passi in cui mi chieda: cosa abbiamo fatto di male, anzi di tremendo, per meritarci Luttwak? Perché dovrei prendere lezioni da questa caricatura guerrafondaia e becera? Chi lo ha eletto a esperto? Di grazia: meno Luttwak e più Gino Strada. E’ anche così che un paese diventa, o torna, civile.
10. Ieri, tra le mille cose elargite a getto continuo in radio, social e tivù, Matteo Salvini ha detto: “Meglio sciacallo che imbecille”. Devo dargli una brutta notizia: si può essere entrambe le cose, e non c’è bisogno di scomodare il primo Gasparri che passa per la conferma. Salvini ieri è volato a Bruxelles dopo l’attentato. Qui si è fatto ritrarre in posa pensosa, mentre parla a un cellulare immaginario (daje) e con una espressione tipo Chuck Norris dopo avere salvato l’umanità da una invasione di procioni di Cozumel. Quella postura da bullo, la stessa di chi si vanta per avere vinto alla PES 2016 con il nipotino di 4 anni, gli garantirà sfottò a vita. Bravo Matteo: sei una garanzia.
di | 23 marzo 2016
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mercoledì 26 novembre 2014

REPRESSIONE USA / L’America brucia dopo il caso Ferguson e l’assoluzione dell’assassino di Mike Brown

Fonte: identità insorgenti
Storie di repressione mondiale, storie di repressione impunita. E così l’America, dopo l’assoluzione dell’agente Darren Wilson, brucia: non ci sarebbero, secondo il Gran Giurì,  prove sufficienti per incriminare o mandare sotto processo  l’agente che in agosto uccise il giovane afro-americano Michael Brown a Ferguson, Missouri.
Stanotte in molte città americana è scoppiata la protesta non appena il procuratore Robert McCulloch ha comunicato il verdetto del Gran Giurì. Un poliziotto è stato ferito a colpi di pistola a University City, sobborgo di St. Louis, vicino Ferguson, dove sono in corso violente proteste.  Anche a New York il caos: il ponte di Brooklyn, quello di Manhattan sono stati chiusi al traffico a New York dai manifestanti scesi in strada. Almeno uno dei manifestanti che hanno bloccato i tre ponti di New York è stato arrestato. I manifestanti hanno bloccato la superstrada 110, che, da Pasadena a Long Beach, attraversa Los Angeles.
Nelle immagini trasmesse dalle reti Usa si vedono decine di persone in mezzo alle corsie, molte stese per terra. Una lunga notte piena di tensione tra manifestanti e polizia, soprattutto a Ferguson: la polizia ha creato un cordone ed ha iniziato ad avanzare lanciando lacrimogeni e altri ordigni per disperdere i manifestanti. In fiamme anche alcune vetture e alcuni negozi.
Almeno 29 persone sono state arrestate, ha detto il capo della polizia locale Jon Belmar in una conferenza stampa. Non ci sono state vittime ma decine di edifici sono state incendiati.
Certo che la reazione alla repressione razzista non deve soprendere, anzi: la repressione in atto non riguarda solo Ferguson ma in generale molti paesi anche Europei, italia inclusa. Reagire e non subire a questo punto è un valore. Anche davanti alla Casa Bianca si sono svolte manifestazioni contro il razzismo e il terrorismo della polizia.
“Il nostro Paese è bastato sullo Stato di diritto e dobbiamo accettare il fatto che questa è stata una decisione del Gran giurì”, ha detto il presidente americano Barack Obama, intervenuto a sorpresa in diretta tv, che ha invitato i manifestanti a protestare pacificamente e invitando la polizia a “mostrare moderazione”. “Non ci sono scuse per la violenza. I progressi non si fanno lanciando bottiglie”, ha proseguito il presidente per poi sottolienare che quella di Ferguson sia “una questione che riguarda tutta l’America, una questione reale”. “C’è una profonda sfiducia tra la polizia e la comunità afroamericana. E questa – ha aggiunto – è l’eredità di una lunga storia di discriminazione nel nostro Paese. E’ necessario riconoscere come la situazione di Ferguson parla all’intero Paese e mostra le più ampie sfide che noi ancora affrontiamo come nazione”.
Ma a New York, a Seattle, Los Angeles, Chicago, Cleveland, Oklahoma City, Oakland e Pittsburg, le proteste contro la repressione delle forze dell’ordine continuano…
Ecco, pensando a Davide Bifolco e ad altre vicende italiane, ci viene un po’ da piangere e addirittura nutriamo un po’ di invidia per un popolo che si ribella e non ci sta e che reagisce alla repressione.
p.s.
alcuni dati: almeno una trentina dei padri fondatori degli USA erano massoni; un terzo dei presidenti usa.. pure; molti di loro sono stati uccisi. Il sistema politico è di stampo liberale puro appena sporcato di democrazia con un sistema elettorale censuario (ti iscrivi e paghi per votare ma puoi essere cancellato se non sei ritenuto "valido") con un complicatissimo meotodo di elezione del Capo dello Stato; sono uno stato federale, una cosa positiva, con un validissimo sistema di contrappesi sia fra la parte federale e la periferia sia fra esecutivo e legislativo; hanno una banca centrale ... privata (la FED non è pubblica); sono il centro mondiale della finanza... soprattutto quella di rapina; hanno oltre 50 mln di veri poveri e altrettanti sul limite.. un vero modello da imitare qui in europa senza nessun sistema serio di aiuto pubblico tranne i medicare ecc. tutto il resto lo hai solo se hai una assicurazione sanitaria privata (la stessa che vogliono introdurre qui); in costituzione è prevista la libertà, si fa per dire, di stampa e la possibilità di auto difendersi con le armi. E sono solo alcuni esempi!!!!
Vi piacerebbe vivere lì? A me no.. non mi meraviglia che tutto quanto accade lì da l'idea di una maionese impazzita: qui ci stiamo lavorando ma possiamo, ancora, tornare indietro..

mercoledì 23 gennaio 2008

Civiltà, tolleranza e integrazione: tre parole che mancano a Milano

Il Ministero della Istruzione taglierà i fondi (8 milioni di euro) al Comune di Milano a seguito della decisione della Giunta di non ammettere i figli degli immigrati clandestini nelle scuole materne e negli asili della città. La querelle ha dell'incredibile: un -Comune italiano decide autonomamente di clandestinizzare i figli degli immigrati violando non solo i principi del diritto nazionale e internazionale (per non parlare della sempre sottaciuta Costituzione), delle convenzioni internazionali e delle regole comunmente accettate e sottoscritte che sono alla base della società avanzatae liberale quale il nostro paese ritiene di essere. E' un gesto di egoismo clamoroso e anche un'autogol clamoroso che ci qualifica come un paese intollerante e incivile composto da persone che hanno dimenticato troppo in fretta il passato di emigrazione, quando povertà e miseria imperavano nelle nostre campagne e nelle zone più povere delle città, e si comporta in maniera becera e incivile. Com'è passato in fretta il tempo: quante stagioni ha conosciuto questa città passando dalla città operaia piena di immigrati "meridionali" (dove c'erano cartelli del genere non si affitta ai meridionali), democratica a parole, alla città "da bere" affaristica dove contava essere vicino al potente e dove si speculava anche sulle opere caritatevoli tipo il Pio Albergo Trivulzio; alla città, ancora, che ha visto crescere il fenomeno leghista (nel quale fermentano i mostri del razzismo) frutto della paura e dalla mancanza del senso della ragione oggi Milano vive il suo medioevo con norme di cui tutti noi ci dovremmo vergognare, perchè siamo cittadini di uno Stato che ha siffatti Comuni nel suo grembo. Il modello Giuliani, ormai di moda da noi, è fallimentare ed è tipico delle società egoistiche che proprio non riescono a capire che non solo gli immigrati sono un bene prezioso per la nostra economia (molte aziende non andrebbero avanti senza il loro prestare forza lavoro), ma che se non vogliamo la nascita di comunità separate ed estranee fra loro e con noi è proprio l'integrazione la carta vincente e invece emarginandoli sempre di più di certo non li aiutiamo ad integrarli nè loro nè per giunta i loro figli che colpa non hanno se non quella di essere venuti al mondo nel periodo sbagliato nel paese sbagliato. Si parla di integrazione ma si pratica l'intolleranza; si parla di accoglienza ma ci si dimentica, nella cosiddetta "capitale economica del paese, le "orde" svolgono lavori per i quali vengono pagati poco e male e li costringono a sacrifici enormi per mandare soldi a casa o per mantenere le famiglie che si sono portati appresso: sia chiaro molta delinquenza cè frutto della emarginazione e della nostra volontà di fare leggi e non applicarle dando all'estero la giusta impressione di essere il bengodi dei malviventi. Ma un caposaldo di democrazia e tolleranza era rimasto: le scuole di base per i bambini aprte a tutti primo passo verso l'integrazione e il riconoscimento sociale; ora gli si vuol togliere questa possibilità ma poi non ci meravigliamo che le nostre città diventano ghetti cinesi, dove vivono e si confrontano mondi separati che non comunicano fra loro e nemmeno si comprendono per la mancanza di lingua comune, nè ci dobbiamo meravigliare se a quel punto gli immigrati cominciassero ad aprire loro scuole dove insegnano, come nei paesi di origine (e come del resto già accaduto proprio a Milano), ai loro figli, che si fa? Gli si manda la celere, o gliele chiudiamo subito e di imperio spingendoli sempre più ai margini della nostra società costringendoli a mettere i figli in strada e per la strada magari andando a rimpolpare la già folta schiera dei pusher e per giunta pieni di rancore verso il paese ospite? Non ho ancora sentito nessun prelato parlare su questo problema e mi chiedo: ma come la Chiesa così sollecita quando si tratta di temi che afferiscono ai temi della "vita" e del riconoscimento della propria identità ma anche pronta ad invocare l'obiezione di coscienza dei farmacisti nel caso dovessero vendere la pillola RU486, tacere o non intervenire in questa triste vicenda? Forse non si vuole colpire un'alleato politico in nome di futuri scambi e favori? A differenza di quanto, invece, avvenuto a Roma con Veltroni che si è visto spiattellare davanti ai giornalisti la cenciata sul disagio nella capitale valgono a Milano i due pesi e le due misure o dobbiamo pensare che c'è condivisione della linea della giunta meneghina? Sarebbe trsite che la presenza della Chiesa opprimente quando si tratta di imporre le proprie visioni messianche e salvifiche si fermi al confien di Milano perchè là ci sono amici degli amici cdhe possono tornare utili per altri probblemi e di conseguenza si chiude un'occhio su quanto fanno, come si chiuse un'occhio sulla politica economica del precedente governo che redistribuì verso l'alto la ricchezza e si da addosso a questo che almeno una parvenza di equità l'ha data e c'è da chiesersi dove sono i difensori delal libertà se permettono che cose del genere accadono.

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