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martedì 13 novembre 2018

Sanità, aumentare il potere delle Regioni potrebbe rivelarsi una fregatura per i cittadini

Fonte: Il Fatto Quotidiano Politica | 13 novembre 2018 


La questione del “regionalismo differenziato” di cui ho parlato nei precedenti post rischia di tradursi in un’autentica arlecchinata istituzionale e di rivelarsi come una falsa soluzione ai problemi innegabili di governo della sanità. Tradotto: una sonora fregatura per i cittadini e nello stesso tempo, una questione politica divisiva tra Lega e Movimento 5 stelle.
Il ministro degli Affari regionali Erika Stefani ha depositato presso la presidenza del Consiglio dei ministri la proposta di legge per la quale il Veneto si dovrebbe portare a casa ben 23 materie attualmente concorrenti con lo Stato tra le quali la sanità. Quindi il Veneto dovrebbe uscire dal servizio sanitario nazionale. Proposta, da quello che sappiamo, per il momento posta in stand by da numerose obiezioni avanzate da più ministeri (Salute, Infrastrutture, Mise e Lavoro, Ambiente e Giustizia).
Perché arlecchinata? La procedura per avere più materie da sottoporre all’autonomia regionale, prevista dalla legge, è uguale per tutti ma le Regioni sono libere di scegliere le materie devolvibili, tutte o in parte, e di scegliere aspetti cioè singoli problemi delle materie devolvibili. L’arlecchinata dipende dall’enorme variabilità delle richieste regionali e dall’impossibilità di dare loro risposte univoche e uniformi. Alle gravi diseguaglianze storiche che abbiamo già si aggiungeranno altre diseguaglianze facendo saltare di fatto il principio di universalità che il diritto alla salute richiederebbe.
Perché dico “una falsa soluzione”? Per tante ragioni:
– perché l’operazione deve avvenire a costo zero cioè alla crescita dell’autonomia regionale non corrisponderà un aumento dei finanziamenti. Il criterio che vale è quello della spesa storica. Se il Veneto fino ad ora per la sanità ha speso l’8%, d’ora in poi gli sarà permesso trattenere la cifra che potrà spendere come vuole, salvo il caso di un commissariamento se non rispetterà i famosi livelli essenziali di prestazioni (Lep) cioè non rispetterà i diritti di legge.
– perché i problemi di governo che hanno le Regioni non sono risolvibili come credono le Regioni solo con una crescita dei poteri. Questi problemi hanno a che fare con profondi mutamenti sociali e economici che richiedono soluzioni riformatrici, un modo di pensare diverso dal passato. Per questo la forma di governo va ripensata rivedendo i rapporti promiscui tra governo e gestione: la soluzione dell’azienda ormai dopo 26 anni di esperienza fa acqua da tutte le parti.
– perché la teoria del decentramento amministrativo non è più in grado di reggere il confronto con le famose sfide della complessità che dobbiamo affrontare.
– perché non ha senso dare più autonomia alle Regioni e riempirle, da Roma con lo spending power, di limiti e vincoli.
– perché, infine, la sostenibilità garantita con politiche di de-finanziamento ci sta mettendo in ginocchio e ormai ci impone di andare oltre il piccolo cabotaggio dell’amministrativismo e delle politiche locali, ecc ecc.
Due convincimenti: il regionalismo differenziato è una soluzione sbagliata a una questione, quella del governo della sanità. Per affrontarlo bisogna spostare la riflessione non sul terreno delle autonomie ma su quello della forma di governo più opportuna e più adeguata. Da questo scaturisce che non si può definire una nuova forma di governo della sanità senza prima scegliere la strategia alla quale si deve attenere. Un conto è definire il governo per gestire e amministrare la spesa e un conto è definire il governo per liberare risorse con degli interventi riformatori. Cosa vogliamo fare in futuro? Amministrare e basta? O riformare e amministrare il cambiamento?
Personalmente ritengo che esiste una mediazione possibile tra la teoria del regionalismo differenziato e la necessità di non rovinare un sistema sanitario – che deve restare – nazionale, solidale, universale. Le soluzioni ci sono. Tale mediazione va ricercata ora prima che non si rompano le relazioni nel governo e prima di dare il via a proposte di legge, che inevitabilmente darebbero luogo a conflitti non solo nella politica ma nel paese.
Alla Lega ricordo che è diventata un partito nazionale e che quello che si fa in Veneto si ripercuoterà nel resto d’Italia. Se il Veneto o altre regioni uscissero dal servizio sanitario nazionale peggiorerebbero le condizioni delle Regioni più deboli.
Al Movimento 5 stelle invece ricordo che l’autonomia è un valore ma essa non può essere fraintesa con l’arbitrarietà e non può essere il pretesto per mettere in piedi pericolose concentrazioni di potere o peggio ancora per amministrare le professioni quindi a scapito di altre autonomie. Un’autonomia che non genera autonomia è una finta autonomia. Oggi per ragioni di complessità le forme di governo di stampo centralistico – a qualsiasi livello siano collocate – devono aprirsi alla partecipazione delle professioni e dei cittadini. Quindi vanno ripensate nelle autonomie.
Cerchiamo insieme questa mediazione ed evitiamo di fare stupidaggini.
PS. Siccome non è agevole trattare in modo esauriente la questione del regionalismo differenziato in un post, rimando per gli approfondimenti agli articoli pubblicati on line su Quotidianosanità.it 

Politica | 13 novembre 2018

lunedì 19 agosto 2013

JPMorgan: sarà mica italiana?

E noi che pensavamo di essere i primi almeno in qualcosa.... invece no: business as usual e che ti fa JP Morgan? Per entrare in Cina assume figli di mandarini e dirigenti locali delle industrie: tanto per gradire... siamo proprio nei guai: l'unica cosa di cui andare fieri, il nepotismo, misto a familismo e clientelismo, ce la scippano gli altri, nemmeno quello in cui si eccelleva riusciamo a mantenere.
Al di là dell'ironia; JP morgan, e le consorelle, dopo essersi cosparsa il capo di cenere (causa mutui subprime che diedero il via alla crisi di cui oggi non si vedono gli esiti finali) dimostra che la lezione non l'ha imparata, anzi appena si perde la memoria del "problema" precedente subito ne combina un altra a riprova sia del senso di impunità di cui gode sia delf atto che quello che conta non è aprire mercati ma fare soldi.... possibilmente a spese altrui. La Sec l'ha indagata in merito ma il peso specifico, e gli appoggi anche all'interno dell'organo di controllo americano (e non solo), che la contraddistingue le permettono di: pagare le eventuali multe; dare in pasto alla pubblica opinione il capro espiatorio; ritornare a far profitti come prima e più di prima come se nulla fosse accaduto.....
dire che il sistema è marcio è scoprire l'acqua calda così come dire che andrebbe cambiato con le buone o con le cattive è tautologicamente ovvio: il problema è se si vuol farlo perchè una cosa del genere non si fa in un giorno e nemmeno in un mese e lascerebbe "feriti" sul campo ovunque e non siamo ancora così messi male da volerlo fare davvero...... intanto aggiungiamo un altro argomento di dolenza dell'ennesima perdita di "credibilità" internazionale: se è vero che siamo noi ad avere inventato modi fantasiosi per evadere tasse e tutto il resto è anche vero che il male antico italiano sembrava una nostra esclusiva e invece, ma non è cosa nuova dato che dalle università ai vari lavori di un certo livello qui come negli usa o altrove la raccomandazione è d'uopo, scopriamo il contrario ossia che arriviamo buoni ultimi fra gli ultimi!

lunedì 17 agosto 2009

Sono in gamba? Scappan via, e fanno anche scoperte.....

Una storia tipica dell'Italia attuale: son bravi nel loro lavoro, ricercatori, e sono avanti con le ricerche ma .... essendo il nostro un paese strano che ama il conformismo e non chi emerge cosa accade? Che causa nepotismo girano le spalle al paese e alla ricerca italiana e se ne vanno nel 2000: ORA SCOPRONO ANCHE UNA PROTEINA PER CURARE IL TUMORE (potrebbe in futuro portare anche a nuove terapie contro i tumori cerebrali). Quanti altri cervelli se ne dovranno andare prima che ci accorgiamo dell'impoverimento culturale di cui pagheremo le conseguenze anche in futuro? Il punto è: siamo capaci di andare avanti con questo sistema perverso? La riforma universitaria realmente eliminerà il fenomeno del nepotismo e della corruzione? Qualcuno crede davvero che privatizzandole sparisce il malcostume? O forse sarà peggio e non si potrà nemmeno (e forse non se ne verrà nemmeno a conoscenza visto che essendo privatizzata si faranno tutto in casa) prendersela con qualcuno perchè se le saranno fatte a loro immagine e somiglianza?

martedì 14 luglio 2009

Riforma Gelimini: più bocciature, sarà così anche l'Università?

Dunque, la riforma Gelmini ha prodotto i suoi risultati: aumento delle bocciature. Si può dire che abbia sortito gli effetti sperati: i destroidi possono dire che si è raggiunto lo scopo; non si parla di qualità dei programmi (impossibile da raggiungere visti i tagli impietosi fatti alla scuola pubblica per favorire quelle private, in particolare quelle cattoliche); non si parla di miglioramento professionale degli insegnanti (la maggior parte, come si dice in toscana, sfavati e sempre sul filo del rasoio della mobilità); nemmeno si parla di fornire l'istruzione e la formazione ai futuri cittadini di questo paese, no. Si parla delle bocciature e di come siano difficili gli esami e maggiore la selezione: dimenticano che non hanno inventato nulla nemmeno i tagli che erano incominciati già negli anni '90 con i governi di centrosinistra (sinistra?), no. Hanno solo applicato alla lettera la Riforma Berlinguer alla lettera a cui hanno aggiunto i famosi tagli, tutto qui. La scuola italiana è da oggi selettiva: ma non in base alla qualità ma in base ai tagli e agli obiettivi da raggiungere e non mi meraviglierebbe che fra gli obiettivi di qualità con cui saranno valutate le scuole non saranno quanti andranno bene all'Università o troveranno un lavoro ma quanti, appunto saranno bocciati e basta. E all'Università? Sarà lo stesso lo scopo che si nasconde dietro i "comandamenti" enunciati? Tutto si restringerà al fine di bocciare e bocciare e lasciare agli "spiriti selvaggi" della competizione e del nepotismo di fare il resto? Chi vivrà, si fa per dire, vedrà. Per ora una cosa è certa: se uno nasce genio emerge prima o poi ma è meglio che lo faccia all'estero perchè qui non varrà nulla l'esserlo quanto lo sarà l'essere il killer, metaforico e allegorico sia chiaro, del proprio competitor univeristario. Auguri!!

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