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mercoledì 9 ottobre 2019

Vajont, 56 anni dalla tragedia. Una profezia sul destino del progresso sfrenato

Fonte: Il Fatto Quotidiano Paolo Martini Ambiente & Veleni - 9 Ottobre 2019
Le grandi tragedie possono insegnare tante cose, eppure sembra che non insegnino nulla. Anche quando se ne parla tanto, e nemmeno troppo a sproposito, come è successo con la diga del Vajont: la lunga voce di Wikipedia Italia contempla persino un “Capitolo 7. Nei media”, con sei paragrafi, dal cinema ai fumetti.
È il sunto specialistico che chiude la dettagliata ricostruzione online della tragica vicenda, dal progetto della gigantesca diga sul torrente Vajont, sotto le Dolomiti tra Veneto e Friuli, al tragico crollo del sovrastante monte Tòc nel bacino artificiale, dove si formò un’onda a tre punte alta 250 metri. Gli esperti paragonarono all’atomica di Hiroshima la bomba d’acqua che causò 1917 morti, la distruzione di Longarone e di varie frazioni dei comuni di Erto e di Casso.
“Di queste case”, per dirla con il Poeta, “non è rimasto che qualche brandello di muro”. E dei tanti che ci corrispondevano? Dal punto di vista giornalistico e della memoria, il Vajont è un paradosso proverbiale del nostro povero Paese. Adesso risulta chiaro a molti il finale di partita della nostra epoca, anche grazie al movimento giovanile dei venerdì per salvare il pianeta. Ma in quegli anni del boom economico, la sensibilità ambientale era ben di là da venire: il Progresso, la Tecnica, lo Sviluppo erano gli angeli del dio Denaro invocati quotidianamente.

Quasi tutti veneravano il sistema che alcuni studiosi, come Jason W. Moore, ora chiamano “Capitalocene” (versione eco-neo-marxista del più neutro Antropocene, vedi l’ultimo numero di Jacobin Italia). Giorgio Bocca, Indro Montanelli, nonché un appassionato di montagne come Dino Buzzati, per prendere i primi tre nomi di “signoroni grandi firme”, celiarono e insultarono l’unica giornalista che ebbe il coraggio di denunciare quel progetto tanto folle in un così fragile ecosistema alpino, l’ex partigiana Tina Merlin, che fu anche autrice di vari libri. Una gran donna, vera e bella, come si vede da Laura Morante che l’ha interpretata nel film di Renzo Martinelli del 2001.

Tina era chiamata “la Cassandra del Vajont” dagli illustri colleghi cantori del Capitalocene: scriveva su l’Unità, ancora comunista con la k, in quello scorcio tra seconda metà degli anni Cinquanta e primi Sessanta, quando il capo del Pci era “il Migliore”, Palmiro Togliatti, uno che aveva studiato al Cremlino e parlava tra i primi ai consessi moscoviti. Oggi il caso vuole che l’erede dell’ultimo grande Segretario del Pci, Enrico Berlinguer, abbia ridotto a una macchietta da talk-show Mauro Corona da Erto.
Ma, prima che Bianca Berlinguer lo trasformasse in un tele-orco-oracolante, per rianimare gli ascolti di Raitre, Corona faceva molto bene “solo” lo scrittore, lo scultore e l’alpinista, grazie a un talento che porta le stigmate di quella tragedia in cui si ritrovò appena 13enne, come ha raccontato nelle sue toccanti pagine.
Persino Marco Paolini, che nel 1993 mise in scena con Gabriele Vacis Il racconto del Vajont. Orazione civile, uno dei suoi capolavori, si è ormai un po’ perso via. Il maestro, dopo averci regalato due o tre decenni di ottimo teatro di contenuto politico, è ora lì che s’affanna sul palcoscenico in un improbabile divertissement pseudo-omerico (Il calzolaio di Ulisse), per non dire delle ben due “intemerata” sulle generazioni digitali (Tecnò filò e Numero Primo), genere cazziatone battutista ai figli troppo “Sdraiati” sul divano, da Claudio Bisio con Michele Serra.
Amen, niente potrà mai cancellare i grandi meriti di Paolini, con una serie di spettacoli teatrali di vibrante impegno e di rara efficacia, anche su temi ardui come il disastro aereo di Ustica o il programma nazista di sterminio dei minorati. Di sicuro, quella sua Orazione civile in occasione del trentennale della tragedia di Longarone (che fu poi riproposta in tv) ha rilanciato la memoria di una vicenda che, se non fosse accaduta nello stesso Paese dove l’anno scorso è crollato il ponte Morandi, si potrebbe qualificare tuttora come incredibile.
E, per tornare un attimo a noi, al nostro ormai acclarato “inferno planetario del tardo-capitalismo” (Moore), quel disastro di 56 anni fa appare come un’eccezionale tragica profezia sul destino del modello unico dello Sviluppo. Con tanto di forza simbolica della diga, ovvero dell’idea stessa di contenere e asservire l’elemento primordiale, le acque, in una grande massa di cemento (che poi è la sabbia reinventata dal genere umano moderno, grazie alla chimica, per plasmare la Terra: una sorta di rovesciamento del mito religioso sull’origine dell’uomo creato dalla polvere).
È un monito che evoca ancora: la Natura sfregiata dalla presunzione di una Tecnica che domina oltre ogni limite, anche sul sublime delle cime dolomitiche e di un paesaggio immortalato da Giorgione e Tiziano; l’energia motore di un Progresso che non si deve arrestare dinanzi al rischio; il pensiero unico della Crescita come Bene da edificare, ovvero la Verità umanistica degli Illuminati. E, infine, l’arcana avidità dei potenti che si cela dietro tutto questo, con l’impasto informe e oscuro di politica e interessi privati.
E a proposito di quest’ultimo aspetto, un altro paradosso è che il Vajont non ha quasi per nulla pesato sull’immagine politica del ministro dei Lavori pubblici dell’epoca, Benigno Zaccagnini quando 12 anni dopo, nel 1975, al suo volto anziano e sofferente fu affidata la sorte di un impossibile rilancio morale della Democrazia cristiana. Il mite “Zac” fu messo in campo in quanto figura intonsa di cattolico popolare e di sinistra: era stato addirittura partigiano garibaldino a Ravenna.
Ma, forse proprio perché erano state così azzittite le voci critiche come Tina Merlin e dovevano ancora venire il lavoro di Paolini e la fama di Corona, non pesò come un macigno sulla bianca verginità di Zaccagnini, nel quinquennio da numero uno della Dc, la macchia d’essere stato il ministro del Vajont nel governo Fanfani del 1962-63 (il primo centrosinistra), in qualche modo cioè l’autorità decisiva anche su quella maledetta diga, peraltro proprio mentre la società privata che l’aveva costruita era in fase di nazionalizzazione, come tutta l’energia elettrica.
Sembra una parentesi di troppo, ostica e superflua, questa sul vecchio “Zac”. Invece, per la legge dei corsi e ricorsi, è un po’ la stessa storia – guarda caso – del crollo di un famigerato ponte di Genova e di un ministro alle Infrastrutture che non alzò un dito contro Atlantia-Autostrade, Graziano Delrio, politico “mite” che viene dalla cattolicità emiliana di sinistra e dal giro stretto di quel Fanfan-Renzi che fu il leader più potente dell’Italia vivacchiante di ieri. Non resta che sperare che nuove Merlin, nuovi Paolini o Corona, e magari nuovi Fridays for future riportino a tutti la memoria di quali tragedie umane ha prodotto e produce il mantra dello sviluppo senza freni e della libertà dei capitalisti senza controlli.

domenica 25 maggio 2014

The China Study: qualche riflessione...

E' uno dei più ampi e prolungati studi sull'alimentazione umana degli ultimi decenni. Ha una sua particolarità: è generale ossia molti studi, quasi, direttamente e indirettamente, tutti finanziati dalle case che producono cibo, riguardano questo o quell'aspetto del cibo the china study no ....... è generale. E' un ampio excursus sull'intera gamma dei prodotti e sulle loro relazioni che il genere umano consuma: non solo annota le dirette conseguenze ma anche quelle indirette.

E' diviso 4 parti: la prima è lo studio vero e proprio. Le altre riguardano le .. conseguenze: la seconda parla delle malattie del benessere; la terza è la guida alla buona alimentazione; la quarta è la più significativa o, per meglio dire, TUTTO UN PROGRAMMA di tutte perchè s'intitola... "perchè non ne avete mai sentito parlare" (........).
Ne voglio parlare per due motivi:
  1. chi l'ha scritto non è (faccio prima così): complottista, comunista, integralista, radical-chic, ecc. è un ricercatore perfettamente integrato nel "sistema" americano quindi fa parte del sistema che poi si troverà a studiare e criticare, ma sempre dall'interno, e si vede.....
  2. lo studio parte da un premessa: a fronte della malnutrizione di grandi zone del pianeta bisognava valutare il modo di combattere il problema.... anche apportando l'alta qualità occidentale in termini di apporto proteico e calorico; il bello e che il nostro dr. campbell ... già dopo qualche anno giunge alla determinaizone opposta: semmai siamo noi occidentali ad avere parametri, diciamo, fuori scala e siamo malnutriti (nel senso laterale ossia nutriti male) rispetto ai popoli che volevamo salvare; i quali popoli avrebbero si avuto bisogno di essere aiutati ma a coltivare le loro alimentazioni e a migliorarle non certo assimilandoli alla nostra (niente aiuti diretti ad aprire ai mercati ma aiuti e basta per far maturare il loro mercato) .... insomma loro son poveri ma i malati siamo noi.
Essendo un saggio ampio ne parlerò a spezzoni (una domenica per parte del saggio), ossia per parti. Questa è la prima parte.
Critiche ne ha avute, e ne ha tantissime, ma io sono come tommaso, quello biblico, e quindi son portato a mettere la mano nel costato, anzi l'intero braccio..... lascio a voi documentarvi in merito e scoprirete che è uno di quei testi contro cui la pubblicistica vi si è scagliata contro per anni: salvo poi scoprire che l'80% è "di parte".. ossia non è critica imparziale e non preconcenta ma proprio di parte: finanziata dalle aziende sia direttamente che indirettamente..... perchè rovinarsi una carriera per un libro?
Lo studio dura 40 anni (dei quali 20 di laboratorio .. tutti finanziati da agenzie pubbliche e private non tutte di beneficenza come ben potrete immaginare) di ricerca, anche sul campo, biomedica...... un intera vita. L'idea di base è quella di ridefinire il concetto di buona alimentazione con l'obiettivo di .. allungarci la vita e vivere meglio, se possibile.
Per arrivare a scoprire, per esempio che:
  1. un cambio di alimentazione può permettere ai pazienti diabetici di sopondere l'assuzione di farmaci.
  2. una cardiopatia può esser fatta regredire ... con una dieta non basata su grassi, oli, proteine animali.
  3. il cancro al seno è in relazione con i livelli ormonali femminili nel sangue, a loro volta determinati dal cibo che mangiamo e che abbassando i primi, gli ormoni, con una dieta prevalentemente a base vegetale ne abbassa il livello e riduce le possibilità che la patologia si presenti.... nello studio si parla di percentuali prossime allo "zero virgola" se iniziata presto.
  4. la caseina, soprattutto quella raffinata, è uno dei fattori che aumentano la possibilità di cancro alla prostata; se messa insieme alla carne poi... ci si avvicina, dice, alla certezza.
  5. gli antiossidanti presenti nella frutta e nella verdura sono collegati a migliori prestazioni intellettuali nella vecchiaia.
  6. è possibile prevenire i calcoli renali con auna dieta sana.
  7. il diabete di tipo 1, presenti nei bambini soprattutto, presenta evidenti correlazioni con la alimentazione infantile.
Ma allora come mai nessuna industria la fa propria e produce queste sostanze? Semplice, e concordo con le conclusioni dell'autore (che non sono diverse da quelle cui arriva J. Rifkin in Ecocidio), perchè ci sono enormi interessi economici (1.produrre carne costa meno che sfamare con i cereali quasi 4 mld di persone; 2. la ricerca medica sforna medicinali in misura enorme ogni anno che comporta in termini di brevetti, finanziamenti pubblici, di assicurazioni, ecc. profitti miliardari per i CdA delle multinazionali; 3. laddove non c'è interesse, malattie rare, non si fa ricerca... con buonapace dei questo tipo dii malati per il semplice motivo che tutti i soldi corrono laddove ci sono interessi soprattutto commerciali) ma pure tabù socio-culturali: eravamo cacciatori-raccoglitori quindi oltre 70 mila anni fa prendevamo quello che trovavamo per stada (a proposito: quando i nostri antenati cominciarono a uscre fuori dalla culla africana .. una mutazione genetica di una donna è quella che ci ha consentito di diversificarci e di cambiare colore a occhi e pelle, ecc. questo vale per i razzisti perchè no ci fosse stata quella mutazione...saremmo tutti "colored") e solo quando cominciammo a diventare stanziali cominciammo pratiche agricolturali insieme al consumo di animali: il punto quindi non sono in sè le carni ma il loro trattamento e, semba, che l'autore giunga alle stesse conclusioni. I giapponesi (ma pure i cinesi) delle zone rurali hanno percnetuali di malattie del benessere bassissime (cancro, diabete, ecc.) infime rispetto ai loro simili che vivono negli usa..... quindi il punto è: ambientale? Dietetico? Si, semplicemente si: cambiando abitudini alimentari costoro sviluppano le stesse malattie degli occidentali nelle stesse percentuali e con le stesse modalità. Il problema quindi è nostro non loro. Interessante, per esempio, è la correlazione che l'autore trova fra i cosiddetti foci (una sorta di sostanze scarto della digestione) e la carne i la caseina, perchè? Perchè questi foci sono quelli che, a lungo andare, provocano il cancro nel fegato, però ..... senza gli enzimi con cui entrano a contatto prodotti dalla carne, dal pesce e dalla caseina essi rimangono inattivi e sono eliminati dal fisico: si eliminati: provate a pensa, per fare un esempio, al triangolo del fuoco (per accendere una fiamma cosa serve? Comburente, combustile, materia) se manca uno dei lati (per esempio l'ossigeno) la fiamma non si accende; bene con questi "marcatori" accade la stessa cosa: senza le proteine animali e/o la caseina essi dopo qualche mese sono metabolizati e spariscono..... e ciò accade soprattutto da noi dove carni e formaggi sono "industriali" e dove l'ambiente è inquinato ossia l'aria e l'acqua non sono scevre da inquinanti, interessante vero? Non dimenticate: preso a se NESSUN alimento fa male; messi insieme e raffinati gli alimenti fanno danni che sarebbero minimi se ambiente e sostanze conservanti ecc. non fossero presenti ma soprattutto è la loro interazione che fa i danni maggiori.. lui non dice che "bisogna" mangiare" SOLO verdure, cereali e legumi ma "PREVALENTEMENTE" questi e possibilmente prodotti in maniera "NATURALE": certo sarebbe meglio eliminare le carni rosse e bianche, anche quelle naturali hanno enzimi che alla lunga fanno danni, ma una dieta prevalentemente vegeriana, non vegana che è il suo estremo, allunga la vita di un bel pò e evita molti problemi!
Non sono un medico e non mi metto certo a fare il copia e incolla dal libro ma la ricerca in sè sa molti spunti di riflessione proprio perchè non è, solo, una ricerca di laboratorio ma fatta sul campo e ha interessato tantissimi paesi che sono stati rapportati allo stile di vita occidentale, soprattutto americano, e ha interessato paesi asiatici del vicino ed estremo oriente (circa un mld di persone cina compresa): un interessante raffronto direi... per il semplice motivo che laddove le popolazioni rurali mantengono intatto il proprio stile di vita alimentari molte delle malattie che noi conosciamo sono quaisi sconosciute; laddove invece ARRIVA LA CIVILTA'....... bè me la cavo con un "houston abbiamo un problema"? Si, è proprio così: quindi? A loro basta mantenere il loro stile di vita e possono essere aiutati a essere "civili" solo continuando nelle loro abitudini? Si... ma poi le nostre aziende che fanno, fallliscono? Si percheè questo è il problema: dobbiamo portare il nostro cibo, industrialmente e non, lì per fare profitti e di consegrenza per mantenere la nostra economia e il nostro stile di vita.. animale, più o meno.
p.s.
le mie valutazioni le ho fatte ma lascio a voi trarne le vostre.......ho chiesto al mio medico di famiglia esponendogli le mie domande e i miei dubbi e mi sono sentito dare una risposta che, non ci crederete, non mi ha sorpreso: la stesse parole che sono scritte nel saggio, scritto negli usa qualche anno fa, a proposito del perchè "non ne sentiamo parlare"..... parola per parola: ciò mi mi fa pensare e spero farà pensare anche voi.

lunedì 16 gennaio 2012

e sempre a proposito degli indigeni..

Questi safari "umani" sono cose orribili e realmente sembra quasi che si voglia che, come sta accadendo a noi "civilizzati", si voglia che anche questi popoli debbano perdere le loro tradizioni e cultura: come ho sostenuto, in risposta a un commento di maresogno, forse questo essere in "sintonia" con la natura sembra quasi che ci desse fastidio e solo se perdono la loro orginalità e assumono i nostri, cosiddetti, valori li sentiamo e li riconosciamo come appartenenti al nostro consesso: ma siamo sicuri che sono proprio loro a dover essere aiutati? O forse non siamo noi a ricevere aiuto? E' chiaro queste considerazioni non vogliono assolutamente significare che da domani tutti dobbiamo correre nudi per campi con ghirlande in testa e flauti suonati da da pan..... in molti casi, come il mio, sarebbe non proprio un piacevole spettacolino, anzi decisamente lo sconsiglierei. Ma potrebbe invece significare, e in questo sono d'accordo con Massimo Fini primitivista ante litteram, che dobbiamo essere noi a riscoprire le nostre radici: in una parola dobbiamo essere noi a riscoprirle e non loro ad elevarsi, si fa per dire perché ho moltissimi dubbi che si tratti di una evoluzione da parte loro, verso di noi. I nostri figli sempre più spesso non giocano all'aperto, come magari noi da piccini, ma in posti a loro riservati (se non in casa) dove sono preservati da eventuali rischi e ferite: cosa giusta se non fosse che l'altro lato della medaglia é il non sempre positivo aspetto che così sviluppano troppo il senso gerarchico (e non equalitario come i loro coetanei che non lo fanno nei suddetti posti) e, altro aspetto non meno importante, perdono la capacità del "meravigliarsi" di fronte ai fenomeni e agli esseri che ne fanno parte; meravigliarsi che stimola anche fantasia e storie che contribuiscono non poco alla loro formazione; non é un caso che sempre più spesso i nostri figli sviluppano sindromi come l'ADHD che ne turbano la crescita e tanto spaventano genitori, prof e ingrassano, in termini economici e non solo, big pharma e strizzacervelli entrambi pronti non ad indagare cosa la causa ma a curarne i sintomi ..... ecco perché, visto che un pò alla volta sembra che qualcosa inizi a muoversi nei paesi avanzati (non da noi perché qui.. vabbè lasciamo stare lo sappiamo, no?), si dovrebbe riscoprire proprio quei valori naturali persi che invece quegli indigeni hanno... forse una parte dello squilibrio potrebbe anche sparire, che ne dite?Sentivo, dopo il post di ieri, di dover aggiungere qualcosa e, pur essendo il mio campo di indagine, cmpletare quello di ieri.... alcune notizie, devo dirlo per correttezza, le ho prese proprio dal saggio di Rifkin sulla terza rivoluzione industriale, particolarmente in materia di ADHD (pag 287 e segg)... come diceva Catalano per la precisione..

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