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mercoledì 21 settembre 2016

Servono i cuori, non i muri (BARACK OBAMA)

MI RIVOLGO a questa assemblea da presidente degli Stati Uniti per l’ultima volta.
CITERÒ alcuni dei progressi fatti negli ultimi otto anni. Eravamo negli abissi della più grande crisi finanziaria dei nostri tempi, ma abbiamo reagito in modo coordinato per far ripartire l’economia globale. Abbiamo strappato ai terroristi le loro roccaforti, risolto la questione del nucleare iraniano per vie diplomatiche, aperto le relazioni con Cuba.
Nonostante ciò, oggi quelle stesse forze dell’integrazione globale che ci hanno resi così dipendenti gli uni dagli altri, ci espongono anche a profonde lacerazioni dell’ordine internazionale. I rifugiati varcano in massa le frontiere per scappare da un conflitto brutale. Perturbazioni finanziarie continuano a pesare su intere comunità. In ampie zone del Medio Oriente la sicurezza e l’ordine vengono meno. Troppi governi tuttora reprimono con la violenza il dissenso. Reti terroristiche mettono in pericolo società aperte e alimentano la rabbia nei confronti di immigrati e musulmani innocenti. Questo paradosso caratterizza il mondo di oggi.

Un quarto di secolo dopo la fine della guerra fredda, il mondo è di gran lunga meno violento e più prospero che mai, eppure le nostre società sono piene di incertezza, disagi e ostilità. Io oggi vorrei invitare noi tutti a fare un passo avanti, invece di regredire. Per riuscirci dobbiamo ammettere che la strada da noi imboccata, quella dell’integrazione globale, richiede ora un cambiamento di rotta. Chi sbandiera i vantaggi della globalizzazione troppo spesso non ha voluto vedere le ineguaglianze tra le nazioni e al loro interno.
Mentre i problemi reali venivano negati, visioni alternative prendevano piede, in Paesi ricchi come in quelli più poveri: il fondamentalismo religioso; le politiche etniche, tribali o settarie; un nazionalismo aggressivo, un becero populismo. Non possiamo ignorare queste idee, perché riflettono insoddisfazioni. Non credo che sul lungo periodo possano garantire sicurezza o benessere, e credo che falliscano perché non riconoscono la nostra comune umanità. Una nazione che si circonda interamente di muri non farebbe che imprigionare se stessa. La risposta quindi non può essere un semplice rifiuto dell’integrazione globale, ma anzi far sì che i vantaggi dell’integrazione siano il più condivisi possibile.
Credo che la strada della democrazia continui a essere la migliore: chi crede in ciò, deve farsi sentire a gran voce. La Storia e i fatti sono dalla nostra parte. Ciò mi porta a parlare del terzo obbligo che ci spetta: respingere ogni forma di fondamentalismo, di razzismo, o di ideologia legata a una superiorità etnica che rende le nostre identità tradizionali inconciliabili con la modernità. Al contrario: dobbiamo abbracciare la tolleranza che nasce dal rispetto per tutti gli esseri umani.
Che l’integrazione globale abbia portato a uno scontro di culture è lapalissiano. In un mondo che si è lasciato alle spalle l’era degli imperi, assistiamo ai tentativi della Russia di recuperare la gloria perduta attraverso la forza. In Europa e negli Usa vediamo la gente scontrarsi su immigrazione e cambiamenti demografici, come se la presenza di chi sembra diverso potesse corrompere il carattere dei rispettivi Paesi. Non credo che il progresso sia possibile, se il nostro desiderio di tutelare le identità dà il via alla disumanità e agli istinti di dominare su altri gruppi. Il mondo è troppo piccolo e noi siamo troppo connessi perché si possa tornare a mentalità di così vecchio stampo. In troppe zone del Medio Oriente vediamo accadere proprio questo. Lì buona parte del declino in atto è alimentato dal fatto che i leader, invece di fondare la propria legittimità nelle politiche o nei programmi di governo, hanno fatto ricorso alla persecuzione dell’opposizione politica o alla demonizzazione delle altre correnti religiose, circoscrivendo lo spazio pubblico alla moschea, laddove in troppi luoghi venivano tollerate perversioni in nome di una grande fede.
Tutte queste forze hanno preso piede e si sono rafforzate nel corso degli anni, ora entrano in azione rinfocolando sia la tragica guerra in Siria sia la scriteriata e medievale minaccia dell’Isis. Perché si arrivi a vincere l’ultima battaglia militare, è indispensabile per noi portare avanti con determinazione il duro sforzo diplomatico che ambisce a fermare la violenza,a soccorrere chi ne ha bisogno, a sostenere coloro che aspirano a un accordo politico. Nei conflitti dell’intera regione dovremo insistere affinché tutte le parti coinvolte riconoscano la nostra comune umanità e le nazioni pongano fine a guerre per procura che alimentano sempre più il caos. E ciò mi porta infine alla quarta, imprescindibile questione che credo dobbiamo affrontare insieme: sostenere l’impegno alla cooperazione internazionale, quello fondato sui diritti e sulle responsabilità delle nazioni.
Credo che l’America fino a questo momento sia stata una superpotenza rara nella storia del genere umano, in quanto è stata capace di pensare al di là dei suoi interessi immediati. Ma so anche che non possiamo riuscire in simili intenti da soli. Se la Russia continuerà a interferire negli affari dei suoi vicini, potrà forse essere popolare in patria, ma col passare del tempo perderà autorevolezza. Siamo tutti portatori di interessi e siamo tutti coinvolti, in questo sistema internazionale, perciò sta a noi tutti saper investire nel successo delle istituzioni alle quali apparteniamo.
Mentre era in prigione, da giovane, Martin Luther King Jr scrisse che “il progresso umano non corre mai sulle ruote dell’inevitabile, ma passa attraverso gli sforzi senza tregua di tutti gli uomini che vogliono collaborare con Dio”.
Articolo intero su la Repubblica del 21/09/2016.

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Bé.. perchè deludere il Nobel per la Pace nel suo ultimo discorso in un Assemblea come quella dell'ONU?
Se, come oggi accade a chi ha sotto i 30 anni cui non hanno spiegato quante mani in pasta e cos'hanno combinato, non li conoscessimo potremmo anche versare una lacrima di cmmozione per questo campione americano della democrazia del liberalismo e del ..... socialismo: si proprio questa parola avete capito bene secondo lui servirebbe un nuovo socialismo che mitigasse gli estremismi della globalizzazione: manco fosse Savonarola!!!
In realtà la cosa è un tantino diversa: fermamdoci agli anni di Obama vogliamo farlo un bilancio?
  1. Iraq. Il suo dotto e degno perdecessore ha infognato gli americani in quel paese (governato da Saddam messo lì dalla Cia e buttato giù dalle bombe degli americani), che ha fatto il Nostro? Ce li ha lasciati...... sia come contractor (leggi mercenari) siamo come consiglieri militari. Il terrorismo? Una chjimera: non passa giorno che in quel martoriato paese non esploda una bomba.
  2. Guantanamo. Tutto come prima..... è sempre lì nonostante le promesse fatte.
  3. Afghanistan. No lì non ci sono... ufficialmente. Business as business e volete che lascino il controllo del crocevia del petrolio e del gas siberiano? Nemmeno per sogno: continuano a sostenere un regime ultra corrotto (il Brasile impallidisce al confronto, per fare un caso recente) non rappresentativo di nessuno e niente se non di quegli interessi 'strategici' termine con il quale gli americani definiscono che vogliono rimanere dove sono senz'apparire: loro sfaciano e gli altri rimettono a posto....
  4. Russia e Cina. Mentre la seconda, patria del sottopagatissimo esercito di operai che lavorano per i contractor delle anziende americane (e non solo) penetra in qualunque angolo del pianeta, fa il bello e il cattivo tempo nel terzo mondo; difende il giocoliere, mucleare, della Corea del Nord; si arma; fa spionaggio, ecc. che fa il nostro? Se la prende con .... Putin cui prima ha soffiato da sotto al naso l'Ucraina, nonostante ci fossero state elezioni legittime internazionalmente riconosciute, e vi installa, è proprio il caso di dirlo, un regime fantoccio completamente dipendente dagli interessi occidentali; e se non bastasse allarga i confini del suo braccio armato, la NATO, fino ai confini del 1917 (violando il patto stipulato con Eltsin; patto con cui quest'altro fantoccio americano pensava di esserseli fatti amici): ossia in bocca ai russi!! Ora non è che Putin sia un santo o un suo stinco ma se ne stava lì buono buono a pensare ai suoi, non pochi, problemi interni e a tenere a bada gli islamici 'interni' e invece... si ritrova con una guerra ai propri confini: guerra aizzata dagli occidentali che si sono anche premurati di 'circondarlo' di missili e carri armati e altro: che doveva fare il nostro? Conosciamo benissimo l'orgoglio del popolo russo: ne ha dato ampia prova sia con Napoleone che con Hitler, no? Si sono raccolti attorno al caro leader e hanno riscoperto valori che erano stati dimenticati: fra cui un certo sovietismo.... non marxista nè leninista sia chiaro (sono meno ipocriti dei cinesi) ma sicuramente 'orientale' che li spinge a risentire sia il rumore delle sciabole che quello del fumo dei cannoni più nolenti che volenti.
  5. Libia. Ha fortemente aiutato a tirar giù l'unico baluardo contro l'emigrazione di massa dall'Africa verso l'Europa.... un momento: ma gli americani ce lo avevano messo proprio loro lì o sbaglio? Peccato che Muhammar el Gheddafi non avesse imparato nulla della lezione irakena: avrebbe dovuto capire che gli occidentali sono degli ingrati.
  6. Turchia. Ha fatto lo gnorri con il satrapo turco. Si ha proprio fatto lo gnorri perchè mentre l'alleato con il secondo esercito più potente della NATO faceva le fusa con la Russia in risposta al tentato golpe (agevolato da ....... si accettano scommesse) ha permesso che trucidassero non i terroristi dell'Isis ma i curdi che sono alleati degli americani contro l'Isis!!!! Triplo salto mortale carpiato!!! Nemmeno un giocoliere professionista potrebbe fare di meglio... tollerando anche il fatto che i turchi facevano affari proprio con i terroristi smaltendo petrolio di contrabbando: arrivato in quasi tutti i paesi occidentali a prezzi di favore: strani questi terroristi, vero? Fanno scoppiare bombe in America ma alla fine gli danno, per terza fonte, petrolio, gas ecc. ecc.: questa fa il paio con l'11/9 dove anche a fronte di due aerei schiantatisi contro due grattacieli, che avrebebro dovuto restare su perchè costruiti con certi criteri, nessuno ha saputo spiegare come avesse fatto crollare la terza torre, la n°7, senza che nessun aereo, nemmeno di carta, vi si fosse schiantato contro... fra l'altro quella torre era lontana ben oltre cento metri dalle altre due!
  7. Siria. Ha finanziato qaedisti e Isis contro il dittatore Assad il siriano...i quali, ingrati, gli si son rivoltati contro: ma che si aspettava? Che gli corressero incontro e facessero tutti insieme un bel girotondo? Ora la Siria è completamente distrutta. La terza società più laica del mondo arabo (le altre due erano l'Irak e il territorio amministrato dall'OLP) oggi è preda di fazioni religiose che, oltre a fare la guerra al laico Assad (anche lui o meglio il di lui padre.. ha molto a che fare con gli americani), si ammazzano fra loro mentre gli occidentali motteggiano piani di pace, incontri con i 'moderati' e altre balle del genere.... gli unici a combattere sul serio i terroristi ... sono proprio i russi e ci stanno anche riuscendo con grande dispetto dei nostri sacerdoti della democrazia.. parola di cui si rcordano solo quando la devono sventolare contro gli arabi e tutti i non occidentali mentre se la dimenticano quando gli stessi finanziano paesi e gruppi che di democratico non hanno nulla!!!
  8. Gli USA hanno il Muro. Si forse non lo sapete o lo sapete ma vi fa piacere dimenticarvelo... ma hanno 'il' Muro più lungo, meglio armato, vigilato, sorvegliato, dell'intero pianeta: al confine con il Messico c'è questo Muro al cui confronto quello israeliano e quello di Berlino sono pallide imitazioni.... ma come, i campioni della democrazia e dei valori del libero mercato e della libera circolazione delle cose e  delle persone fanno una cosa del genere? Bé che vi aspettavate: qui si parla di USA mica di Italia o altro? E quando si parla di loro afffari non sono mica tanto democratici e liberisti... meglio milioni di clandestini sottopagati, sfruttati e ricattati che lavoratori regolari che devono vedesi pagati non solo il salario ma pure la pensione.. sennò la competitività va a farsi fottere... scusate il francesismo. E il nostro mica l'ha abbattuto, anzi.. milioni di $ vengono ancora investiti in quella parte del loro paese: e poi viene a dire a noi che dobbiamo 'accogliere' e 'tollerare'!!!!
  9. Dentro gli USA. Bè ormai è chiaro: la vera guerra gli americani ce l'hanno in casa: se la son creata a casa loro; un paese dove tutti hanno un arma e il diritto di suarla la polizia, e la altre forze di sicurezza, mica potevano essere da meno no? E' di tutti i giorni la news di uno, preferibilmente di colore.. ma andranno bene anche ispanici ecc... ci stannno lavorando, sparato per strada senz'alcun motivo apparente. Dove non c'è un palazzo pubblico dove non ci sia esposto un simbolo massonico; dove chi perde o non ha lavoro non ha diritto al fondo sanitario (nonostante l'Obamacare.. regalo per le assicurazioni); dove ci sono almeno 60 mln di persone che vivono allo stesso livello dei loro consimili del terzo e del quarto mondo; dove ci sono i giovani più ignoranti, insieme agli italiani coetanei (e si vede), dell'intero mondo occidentale; dove una ristretta élite ha trovato il modo di far soldi a spese della generalità delle persone loro connaizonali e ora a livello mondiale cerca d'imporre lo stesso modello anche sulla punta delle baionette laddove non bastassero le parole e gli affari....
ma siam proprio sicuri che avesse dirotto al nobel per la pace e adire parole così alte quanto vuote di qualunque significato quanto quelle espresse in questo discorso?
A me la risposta mi pare più che ovvia e a voi?

martedì 9 agosto 2016

Russia. Turchia e i miopi dell'ovest..

Ci sono riusciti: i furbacchioni al di qua dello Stretto del Bosforo ce l'hanno fatta. Putin era isolato; Erdogan era alle strette vista la svolta autoritaria (ha l'appoggio popolare ma non della diplomazia internazionale) eppure anzichè cercare di mantenere nell'ambito occidentale fanno di tutto per mandarlo fra le braccia del suo nuovissimo amico russo...  ma quanti errori hanno portato a questa situazione? Tanti e tali che non ci si aspetterebbe che una diplomazia ne possa inanellare una tal messe:
  1. il golpe ispirato;
  2. il mancato sostegno;
  3. il negare sostegno e asilo;
  4. la pretestuosità dei diritti liberali che avrebbe violato;
  5. gli accordi per fermare gli immigrati mantenuti a suon di soldi nostri;
  6. il chiudere gli occhi sugli evidentissimi contatti fra il paese e i terroristi dell'Is cui veniva fornito non appoggio ma quantomeno libero passo per colpire e riparare in terrirtorio amico;
  7. il contrabbando di petrolio (in verità c'hanno mangiato tutti sopra.. noi compresi);
ecc. ecc. ecc. insomma non ne hanno azzeccato una e ora il paese con l'esercito meglio armato della NATO dopo gli USA se ne va per conto proprio a braccetto con Putin: sia chiaro è un paese sovrano e fa quel che vuole: mica è come noi che siamo in fondo alla classe, di cui la Germania è la capoclasse, e siamo sempre sugli attenti agli ordini; possono fare quel che vogliono e come vogliono, in più mai come ora Erdogan è appoggiato dalla stragrande maggioranza della popolazione e quindi non si può contare sulle cosiddette opposizioni, mai come ora inesistenti.
Se Turchia e Russia, e dietro la Russia c'è anche la Cina, dovessero continuare su questa strada l'intero occidente si ritroverebbe con un serio problema: mentre accerchiava la Russia (prendendo a spunto la problematica Ucraina, cui non è estraneo.. come non è estraneo, secondo me, nemmeno al golpe turco fallito) si ritroverebbe con il Bosforo precluso.... cosa che significa che abbiamo aspettato ben 45 anni per vedere cadere il Muro di Berlino ne vediamo ora nascere uno a est dietro cui potrebbe nascere quell'eurasia (Orwell profetico...) che potrebbe esserne il vero contraltare e modello alternativo cui guardare: non che quei regimi siano attraenti perchè non hanno alcun sol dell'avvenire da proporre ma da questa parte non è che le cose vadano meglio: lo stesso nostro paese, dovesse passare il referendum costituzionale, si troverebbe a fare un bel passo sullo stesso cammino di quell'autoritarismo democratico da tanto tempo denunciato da poche cassandre... e che in Turchia abbiamo sotto gli occhi oggigiorno.
Purtroppo c'è anche un altro problema: non solo la turchia è uno snodo strategico ma pure economico, da lì passerà un oleodotto che dovrebbe portare qui il gas (gas di cui abbiamo bisogno.. e motivo principale del nostro assassinio di Gheddafi con cui Gazprom aveva fatto contratti vantaggiosissimi... e guarda caso anche lì è spuntato l'IS) bypassando l'Ucraina; dice nulla tutto ciò? Bene perchè se andasse in porto anche questo la dipendenza occidentale, nella parte europea, sarebbe completa.. certo che siamo proprio dei furbacchioni!!!!

venerdì 1 aprile 2016

Libia, l’Occidente piazza il suo premier Al Sarraj a Tripoli. Islamisti fanno appello a milizie: “Combattetelo”. Spari in strada

31/03/2016 di triskel182

Il premier designato del governo di unità nazionale – che non è riconosciuto né da Tobruk né da Tripoli – è giunto “dal mare”, attraccando alla base navale di Abusetta (Abu Sittah), che sarà il quartier generale temporaneo. Una forzatura voluta dalle Nazioni Unite: ora “è urgente un pacifico e ordinato passaggio dei poteri”, ha detto l’inviato speciale dell’Onu, Martin Kobler. Ma le premesse sembrano non esserci: più volte negli ultimi giorni le autorità islamiste tripoline hanno respinto l’insediamento, minacciando una “lunga guerra”.
Come prevedibile e come minacciato da giorni l’arrivo a Tripoli del premier designato Fayez Al Sarraj ha attivato una bomba ad orologeria. Al Sarraj, l’uomo voluto dalle Nazioni Unite, per interloquire con i governi occidentali ma perlopiù sconosciuto ai libici, è di fatto “circondato”.
Ci sono le milizie ostili che annunciano “un’azione congiunta”, infiltrazioni di Daesh, ma soprattutto il congresso libico di Tripoli (Gnc), che ha fatto “appello a tutti i rivoluzionari a schierarsi contro questo gruppo di intrusi, che infiammerà la situazione a Tripoli e ci imporrà la tutela internazionale”, e che bolla come “illegale” l’ingresso del consiglio presidenziale.
E così per le strade sbarrate alcuni testimoni hanno udito i primi spari. Il consiglio presidenziale, arrivato via mare da Sfax (Tunisia), è quindi asserragliato nella base navale di Abusetta (Abu Sittah). Come se fosse in un bunker. Da cui però, in una dichiarazione trasmessa da Al Jazeera, il premier ha comunicato l’entrata in carica dell’esecutivo e lanciato un appello a “unificare gli sforzi dei libici per contrastare Daesh” sottolineando “l’attaccamento alla conciliazione nazionale” e la volontà di “tener fede ai principi della rivoluzione del 17 febbraio” 2011 che portò alla caduta del regime diMuammar Gheddafi“.
John Kerry: “Non è il momento per gli ostruzionisti”
La notizia dell’insediamento è stata ovviamente accolta con favore dalla comunità internazionale, Stati Uniti e Italia in particolare. “Gli Usa accolgono con favore l’arrivo a Tripoli del consiglio presidenziale libico e ribadiscono l’appello affinché tutte le istituzioni libiche facilitino e sostengano una transizione pacifica, invitando tutti i libici a sostenere il governo di unità nazionale – dice il segretario di Stato americano John Kerry – Non è il momento per gli ostruzionisti di frenare il progresso, ma per tutti i libici in tutto il Paese di abbracciare questa opportunità storica per una Libia pacifica e più prospera”. “È un altro passo avanti per lastabilizzazione della Libia – dice il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni – sulla base della determinazione del premier Sarraj e del Consiglio presidenziale sono ora possibili nuovi progressi per il popolo libico”.
Il premier del governo di Tripoli: “Serraj si consegni o torni a Tunisi”
Ma Al Serraj non ha ancora non ha ottenuto la fiducia dal parlamento di Tobruk, riconosciuto dalla comunità internazionale, né tantomeno il suo ruolo è considerato legittimo dalle milizie islamiste che controllano l’ex capitale. “Ha due opzioni: consegnarsi alle autorità o tornare a Tunisi – ha detto il capo del governo di Tripoli, Khalifa Ghwell – è pienamente responsabile del suoingresso illegale“.
La situazione sta diventando incandescente perché come riferiscono alcuni testimoni diversi gruppi armati avrebbero sparato dei colpi in aria, con le anti-aeree montate sui pick-up, per impedire ad alcuni sostenitori del governo di unità nazionale di radunarsi nel centro della città vicino alla piazza dei Martiri. La strada, che si trova non lontano dalla base navale, è disseminata di posti di blocco e veicoli blindati. Nella zona ovest, veicoli militari sono di stanza vicino al quartier generale del capo di stato maggiore. Qui sono state chiuse la strada lungo la costa e una rotatoria, ma non è chiaro se si tratti di una misura a protezione dell’esecutivo di unità. C’è il dispiegamento di milizie ostili” conferma all’Ansa l’inviato speciale dell’Italia per la Libia, Giorgio Starace. Sarraj “dovrà mostrare equilibrio, aprire il dialogo e il confronto” con gli oppositori. Ma soprattutto con il Parlamento di Tobruk, l’unico allo stato riconosciuto internazionalmente, che ha lasciato intendere che non ci sarà alcun passaggio di poteri fin quando il governo Sarrajnon avrà luce verde in Aula.
Il premier imposto dall’Onu per parlare con i governi occidentali
Una forzatura voluta dalle Nazioni Unite quella di Al Sarraj per accelerare il processo di formazione di un esecutivo che possa fare da interlocutore con i governi occidentali e chiedere un intervento militare della comunità internazionale, i cui membri potrebbero intervenire in base alla risoluzione 2259delle Nazioni Unite adottata il 23 dicembre 2015. “Sosteniamo con forza i responsabili” del consiglio presidenziale libico arrivato a Tripoli, ha detto l’inviato speciale dell’Onu, Martin Kobler, ed è “pronta ad assicurare il necessario sostegno e assistenza”. Ora “è urgente un pacifico e ordinato passaggio dei poteri“. Ma le premesse perché la transizione sia pacifica e ordinata sembrano non esserci.
Nuovo esecutivo definito illegale dalle principali milizie islamiche
Da settimane contro Al Sarraj, che aveva annunciato il suo arrivo il 18 marzo, si sono susseguite dichiarazioni di guerra. L’ultima solo pochi giorni fa: il 27 marzo le principali milizie libiche avevano respinto l’insediamento, esortando la popolazione a opporsi a “un governo designato dalle Nazioni Unite”.
Ma nei giorni precedenti, in particolare il 18 marzo, i capi militari avevano definito questo esecutivo “illegale” e avevano avvertito che il suo eventuale insediamento a Tripoli avrebbe trascinato la città “in un conflitto armato permanente“. Lo stesso giorno un video diffuso in rete da ‘Wilayat Barqa‘, ovvero la ‘Provincia della Cirenaica’, branca libica dell’Isis, minacciava guerra facendo balenare lo spettro di un nuovo Iraq. Il giorno successivo, il 19 marzo, Al Sarraj riceveva tuttavia l’endorsement della potente fazione di Misurata, architrave della coalizione Fajr Libia con 280 milizie, che in un testo diffuso dal Consiglio municipale, dichiarava il proprio “appoggio totale” al governo di unità nazionale. L’accordo politico alla base del governo, si legge, “è il miglior quadro” in cui “mettere fine alle crisi” della Libia. La municipalità inoltre aveva lanciato “un appello ai tutti i libici” a “sostenere il governo”. Un cambio di rotta molto importante: Misurata ha giocato un ruolo fondamentale nella rivoluzione libica e nella permanenza al potere del governo filo-islamico. Pur non omogenei, i suoi circa 40mila uomini rendono Misurata la città libica militarmente più potente del Paese. Ma tra quest’ultima e Tripoli ci sono oltre 200 chilometri di distanza.
Intanto però Al-Nabaa, una tv schierata contro Al Sarraj e accusata di appoggio al terrorismo, è stata oscurata da “figli di Tripoli e suoi rivoluzionari”. In un fermo immagine apparso sugli schermi e diffuso su social network si legge che i “rivoluzionari chiudono Al Nabaa, rete d’istigazione e provocazione”. La tv era nata nel 2013 e una richiesta di oscuramento era stata già avanzata dal ministero dell’Interno del governo di Tobruk, quello riconosciuto internazionalmente prima dell’avvento di Sarraj.
(dal Fatto Quotidiano)
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quante volte si è detto che tutto quello che è accaduto finora è perchè l'occidente non rinuncia a giocare al dr. Stranamore perchè alla fine non si fa che alimentare il terrorismo? Eccone un bel esempio proprio alle porte adi casa nostra...

domenica 13 marzo 2016

Renzi, come e perché liberarsene in tre mosse

di | 11 marzo 2016 dal Fatto Quotidiano


Forse Matteo Renzi non è una cattiva persona. Incarna però il terzo tentativo (dopo Monti e Letta) dei poteri forti nazionali ed internazionali di mettere alla guida del nostro Paese un’affidabile marionetta. Non è neanche del tutto sprovveduto. Ha capito, ad esempio, che la stragrande maggioranza degli italiani è contraria a qualsivoglia guerra in Libia e si contorce quindi, in modo scarsamente dialettico, fra le pressioni degli “alleati”, che rientrano fra i suoi grandi, anzi grandissimi elettori, e il giusto sentimento popolare diffuso. Si può scommettere che finirà male, tanto è vero che già il presidente emerito Napolitano ha tracciato la via da seguire. La neospartizione coloniale della Libia è già stata decisa. Ma non sarà certo una passeggiata. E chi pagherà il prezzo sarà ancora una volta il popolo, sia libico che italiano. Quest’ultimo ha già cominciato, sacrificando due lavoratori, le cui famiglie oltre al danno hanno dovuto subire anche la beffa. In fondo se sono morti è stata colpa della ditta per cui lavoravano. Questo è quanto afferma del resto Matteo Renzi, il quale, come ricorda Tommaso Di Francesco sul manifesto di ieri, a sfottere i lavoratori è del resto abituato.
E qui veniamo alla seconda inaccettabile cifra dell’esperienza renziana (comune anche in questo alle due marionette che lo hanno preceduto, con le loro Fornero, Sacconi e simili). E cioè la convinzione che il nostro Paese possa uscire dalla crisi e ritrovare i sentieri del benessere continuando a comprimere e violare i sacrosanti diritti della classe lavoratrice. Si tratta peraltro di convinzione comune un po’ a tutto l’establishment capitalistico mondiale e ci sarebbe da stupirsi che così non fosse. Le classi dominanti non sono certo disposte a rinunciare ai propri privilegi e alle proprie posizioni di potere spontaneamente, per quanto sia evidente a tutti come ci stiano conducendo verso un baratro senza fine. Guerre, devastazioni ambientali, approfondimento delle disuguaglianze sociali ed economiche, crescita del terrorismo, soffocamento progressivo della democrazia, disposizione a perdonare ed assecondare “amici” come Sisi (che fine hanno fatto le richieste di verità e giustizia per Giulio Regeni?) in Egitto e Erdogan in Turchia, cui si chiede di risolvere il problema dei profughi che l’Europa ha concorso in maniera sostanziale a creare e ora non sa e vuole risolvere sebbene coloro che cercano salvezza sul nostro continente costituiscano una quota davvero infinitesimale sul totale di coloro che fuggono da esistenze distrutte e case bruciate e in stragrande maggioranza si rifugiano nei Paesi più vicini ai vari disastri.
Matteo Renzi rappresenta per molti versi l’ultimo raglio dei poteri forti. Il suo ottimismo inossidabile si basa sulla convinzione che sia possibile convincere gli italiani che è un leader affidabile. A tale fine vengono manipolati i dati economici, si introducono incentivi a termine (dai famosi 40 euro agli sgravi contributivi per le imprese all’astuto progetto di decurtare i contributi per ottenere oggi un sollievo momentaneo a scapito di pensioni notevolmente decurtate in futuro). L’ottica è quella di brevissimo periodo tipica dei governanti di questa fase fatiscente del capitalismo neoliberale, incapaci di vedere al di là del proprio naso. I metodi quelli di chi della democrazia non sa che farsene e vuole controllare l’informazione, il Parlamento e abolire i corpi intermedi, specie quelli come il sindacato che in qualche modo a volte rappresentano istanze di massa.
In questo modo si continua a perdere tempo e si aggravano anzi i mali di cui soffre il nostro Paese all’interno del contesto globale sopraaccennato. Liberarsi di Renzi costituisce quindi un’urgenza assoluta per chiunque ne abbia a cuore la salvezza e il futuro. A tale scopo vanno percorsi tre passaggi da cui alla fine dell’anno. Primo, ad aprile, il referendum antitrivelle che suonerà come una precisa sconfessione delle politiche di devastazione ambientale e paesaggistica che l’attuale governo vuole imporre. Secondo, la sconfitta di tutti i candidati renziani alle elezioni comunali in primavera inoltrata. Terzo il rigetto del disegno di semplificazione autoritaria delle istituzioni al referendum sulle modifiche costituzionali previsto per l’autunno. In tutti e tre i casi appena menzionati ci sono valanghe di ragioni specifiche per votare contro questo governo affermando le ragioni di chi non si rassegna alla renzificazione dell’Italia. Ce n’è in più una di carattere generale, relativa alla necessità di rendere possibili, sgombrando il terreno dall’attuale fallimentare proposta di governo, risposte alternative ed efficaci alla crisi avviando la costruzione di un’Italia migliore, la sola finalmente in grado di sopravvivere, resistere e progredire.
di | 11 marzo 2016

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fossimo altrove quest'articolo non avrebbe nemmeno la necessità di doverlo leggere..

lunedì 7 marzo 2016

La guerra più idiota del mondo

Nel corso dei secoli in cui finora si sono dipanate le vicende umane, sono stati fatti quasi tutti i tipi di guerra: d’aggressione, di difesa, di convenienza, di colonizzazione, d’indipendenza, di liberazione, di rivoluzione, di prevenzione e così via.
Ultimamente però ci stiamo specializzando nella guerra stupida.
Intendo stupida proprio secondo il celebre Quadrante di Cipolla: apporta danni agli altri senza alcun vantaggio per se stessi, anzi procurando grandi svantaggi anche a chi la dichiara.
Il debutto di questa modalità bellica idiota si può forse far risalire all’intervento occidentale in Somalia, nel 1992; peggio è andata in Afghanistan all’inizio di questo secolo; peggio ancora con la splendida idea di Bush e Clinton di invadere l’Iraq nel 2003, una scelta a cui dobbiamo tra l’altro la nascita dell’Isis; ma hanno cercato di non essere da meno Sarkozy e gli altri interventisti in Libia, nel 2011.
Adesso c’è la seria possibilità che tocchi agli italiani battere tutti per imbecillità, mandando truppe in Libia.
A parte forse Panebianco, credo che non ci sia nemmeno bisogno di convincere nessuno in merito, talmente è evidente l’idiozia della cosa.
Basterebbe il solo fatto che noi siamo l’ex potenza coloniale a rendere semplicemente impensabile un intervento italiano (figuriamoci un “ruolo guida” dell’Italia nella futura occupazione). Basterebbe solo quello.
È tra l’altro curioso il fatto come questa cosa sia poco enfatizzata, nel dibattito politico nostrano: probabilmente abbiamo rimosso il nostro passato di paese che occupava – e massacrava. Del resto a scuola ci insegnano pochissimo delle nostre guerre in Libia e Abissinia. Peccato invece che in quei Paesi la memoria in merito sia molto viva. Me ne sono accorto di persona, quando meno di un anno fa ho passato un breve periodo in Etiopia: e anche nelle campagne più sperdute mi indicavano i luoghi dove gli italiani avevano fatto impiccare dei ragazzi locali. Il nome del generale De Bono, che da noi conosce probabilmente meno di un persona su cento, in Etiopia è invece sulla bocca di molti. I nonni hanno raccontato ai nipoti, del resto, quello che da noi invece non sa quasi nessuno: preferiamo l’etichetta di “brava gente”, rifugio ipocrita di chi non ha fatto i conti con il proprio passato.
Poi c’è quello che viene dopo, nel considerare la stupidità questo intervento. Non richiesto – ad esempio – da nessun governo libico unitario e legittimato, per il semplice fatto che questo non esiste: ci sono gli amici dell’assassino al Sisi da una parte e gli amici dei Fratelli Musulmani dall’altra, più una pletora di milizie più o meno tribali – e l’Isis.
Noi andremmo a cacciarci in questa guerra di tutti contro tutti, dove non ci sono neppure lontanamente i buoni da un parte e i cattivi dall’altra. E lo faremmo fondamentalmente per conto terzi, cioè del resto dell’Occidente che manda avanti noi perché evidentemente siamo i più cretini.
Il tutto, sia chiaro, in assenza di alcun piano progettuale sul cosa fare per stabilizzare l’area a nemico eventualmente battuto, perché non sia abbandonata la buona tradizione di fare la guerra senza avere uno straccio di idea sul cosa fare dopo, visti gli ottimi risultati che questa strategia dell’improvvisazione ha già dato in Libia e Iraq.
Ecco, forse nel 2016, di fronte all’ipotesi di fare la guerra in Libia, potremmo utilmente mettere da parte le contrapposizioni di principio che di solito vengono tirate in ballo: quelle sull’articolo 11 della Costituzione, sul pacifismo come valore assoluto o relativo, sulla liceità morale di un intervento in territorio altrui.
Perché oggi basta guardare pragmaticamente al senso specifico proprio diquesta guerra, alla sua specifica e totale stupidità.
Proprio nel senso di Cipolla: far danni ad altri facendo danni a se stessi.
(Da gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it)
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vi starete chiedendo: ma perchè tutti questi post su questioni del genere e per giunta presi da altri? Semplice, rispecchiano fedelmente quanto penso e trovo che lo dicano meglio e più brevemente di quanto avessi potuto fare io...

giovedì 25 febbraio 2016

Libia, ok dell’Italia alla partenza di droni Usa per operazioni militari in Libia

di | 22 febbraio 2016 dal Fatto Quotidiano

Partiranno dall’Italia, precisamente dalla base siciliana di Sigonella, i droni Usa che bombardano l’Isis in Libia. “Il governo italiano il mese scorso ha dato il via libera alla partenza di droni americani armati da una base nel suo territorio per operazioni militari contro l’Isis in Libia e in Africa del Nord”, scrive il Wall Street Journal, parlando di “svolta” dopo oltre un anno di negoziazioni. Martedì il ministro della Difesa Roberta Pinotti in un’intervista al Messaggero ha confermato la notizia. “La base di Sigonella è utilizzata dagli Stati Uniti secondo un trattato che risale agli anni ’50. Ogni volta che si configurano assetti nuovi, parte una richiesta. Nulla di strano”, ha detto. Il premier Matteo Renzi ha aggiunto che “le autorizzazioni” ai droni americani da Sigonella verso la Libia “sono caso per caso: se ci sono iniziative contro terroristi e potenziali attentatori dell’Isis c’è uno stretto rapporto tra noi, soprattutto gli americani, e gli altri alleati. Siamo in piena sintonia con i nostri alleati internazionali”.
“L'ok del governo Renzi alla partenza di mezzi dell’esercito statunitense dal suo territorio è arrivata”, aveva anticipato il quotidiano americano citando fonti dell’amministrazione statunitense, “a una condizione: possono essere usati solo a scopo di difesa, per proteggere le operazioni delle forze speciali Usa in Libia”. Secondo il Wall Street Journal “l’amministrazione Obama sta ancora tentando di persuadere il governo italiano ad autorizzare l’uso dei droni anche in operazioni offensive, come quella condotta venerdì scorso contro un campo dell’Isis a Sabratha, nel nordovest della Libia. In quell’occasione sono stati uccisi almeno 30 jihadisti, e tra questi quasi certamente anche la mente degli attentati al museo del Bardo di Tunisi e del resort della spiaggia di Sousa, sempre in Tunisia”. In questo caso i droni sono partiti da una base militare in Inghilterra. Finora – scrive ancora il Wsj – l’Italia si è rifiutata di cedere su questo punto, per paura di accendere una opposizione interna contro la guerra, specialmente nel caso che nel corso delle operazioni dei droni ci possano essere delle vittime civili.
L’attività non è comunque ancora iniziata e dovrà essere sottoposta, di volta in volta, all’autorizzazione del governo italiano, che ha chiesto precisi limiti (“solo a scopo di difesa”) all’intervento degli aerei senza pilota Usa. Anche l’Italia, comunque, ha innalzato l’allerta sulla situazione libica dislocando il mese scorso quattro Amx in assetto di ricognizione nella base di Trapani.
di | 22 febbraio 2016

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pensavo, a 55 anni anni, di averle sentite proprio tutte ma il “solo a scopo di difesa” nell'uso di droni americani suona come una presa in giro non solo dei cittadini italiani ma anche della loro intelligenza... o quel che ne rimane. Meglio in Francia, dove la stampa ogni tanto qualche calcetto negli stinchi alla politica la da, dove la notizia è rimbalzata subito da "le monde" a tutto l'etere che qui dove si scovano sotterfugi da piazzisti per evitare che il parlamento ne parli e, soprattutto, ne discutano i suindicati cittadini!!!!

lunedì 4 gennaio 2016

Libia, l’accordo (economico) con cui l’Occidente protegge se stesso

a firma  di dal Fatto Quotidiano del 3 gennaio 2016
Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Così le potenze occidentali che hanno prodotto nel 2011 la caduta di Gheddafi e la destabilizzazione della Libia, a dicembre si sono date da fare per promuovere un accordo tra le due fazioni principali in lotta in Libia. I motivi sono strettamente economici, la Libia è infatti un Paese chiave per l’approvvigionamento energetico dell’Occidente.
Dal 2014 in Libia ci sono de facto due governi, uno ubicato ad oriente e l’altro ad occidente del Paese, governi sostenuti da una rosa di Stati stranieri, milizie nazionali e tribù locali. E già anche qui ci troviamo di fronte ad una guerra per procura.
A Tobruk nella Libia orientale, vicino al confine con l’Egitto, è stata stabilita la sede del Parlamento libico riconosciuto a livello internazionale. Si tratta di quello eletto nel 2014. Il governo del primo ministro Abdullah al- Thinni ha sede nella città di Bayda ed è sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti e dall’Egitto. In Libia conta su ciò che rimane dell’esercito libico, al momento guidato dal generale Khalifa Belqasim Haftar, che ha dichiarato guerra ad oltranza a tutte le fazioni islamiste.
Il governo di al-Thinni ha anche istituito una banca centrale parallela a quella di Tripoli e nominato il proprio capo della National Oil Company, l’azienda energetica di Stato. Ma la ricchezza del Paese, e cioè gran parte delle risorse energetiche, come pure le principali istituzioni finanziarie rimangono nelle mani delle autorità di Tripoli dove si trova il Khalifa al-Ghwell, il primo ministro nominato dal Congresso Nazionale Generale, e cioè il vecchio parlamento. Quest’ultimo nel 2014 ha esteso il proprio mandato non riconoscendo i risultati delle elezioni. I principali sostenitori internazionali di questo governo sono il Qatar e la Turchia mentre a livello nazionale al-Ghwell è sostenuto da diversi  gruppi islamici, che però negli ultimi mesi hanno perso coesione.
Alba Libica, ad esempio, una coalizione di milizie sotto il comando delle autorità di Tripoli, si è frazionata, alcune fazioni sostengono il processo di pace lanciato dalle Nazioni Unite alla fine del 2015 che ha portato agli accordi del 17 dicembre tra i due governi, ma altre non ne vogliono sentire parlare.
Mentre il governo di Tripoli controlla un territorio ben più grande di quello di Tobruk, Tripoli deve fare i conti con le milizie locali. Quelle presenti nella capitale non sono solo islamiche ma sono costituite anche da bande di criminali. Senza parlare poi delle migliaia di uomini armati che si trovano a Misurata, anche loro sono una forza militare e politica del dopo Gheddafi.
La situazione è ancora più complessa quando prendiamo in considerazione i jihadisti stranieri e quelli libici che rientrano dai campi di battaglia della Siria e dell’Iraq. Costoro si sono riversati a Sirte, la città libica costiera, che è diventata una sorta di colonia dell’Isis, e che si trova in una posizione strategica, non lontano da grossi impianti petroliferi.
Secondo le Nazioni Unite, l’Isis controlla circa 300 km di costa della Libia e conta i tra i 2.000 e 3.000 jihadisti, di cui circa 1.500 a Sirte. E’ probabile che queste statistiche siano però troppo elevate e che la presenza dell’Isis in Libia sia minore di quanto si creda. Tuttavia esiste e qualsiasi accordo di pace tra i due governi e le varie fazioni deve tenerla presente.
Tante dunque le difficoltà che si prospettano in un futuro prossimo venturo per Fayez al-Sarraj, l’imprenditore scelto per guidare il governo transitorio libico di unità nazionale. Tuttavia, la corsa alle risorse libiche da parte degli occidentali è già iniziata. Il primo ministro italiano, Matteo Renzi, ad esempio, ha subito annunciato che il suo Paese lo sostiene e che è pronto a ristabilire i rapporti speciali tra le due nazioni.
Le relazioni tra la Libia e l’Italia erano ‘speciali’ con l’ex dittatore non solo ai tempi di Berlusconi, ma anche quando Romano Prodi era primo ministro e poggiavano sul principio do-ut-des. Per aiutare la Libia “nella gestione dei flussi migratori”, e cioè per fargli bloccare i migranti che cercavano di raggiungere l’Italia, la legge finanziaria del dicembre 2004 concesse 25 milioni di euro per il 2005 e 20 milioni per il 2006. Nel 2008 Gheddafi ringraziò tanta generosità offrendo all’Eni, la compagnia energetica nazionale italiana, un accordo di 10 anni per un valore di 28 miliardi di dollari nel settore del gas naturale libico.
Il Regno Unito, anch’esso molto interessato ai pozzi libici, ha dichiarato di attendere di essere invitato dal nuovo governo ad inviare truppe nel paese. Gli americani hanno persino mandato un contingente che è stato subito rimandato a casa.
Memore del fiasco del 2011, quando la Nato corse in aiuto dei ribelli e da allora la Libia non è stata in grado di formare un governo, il ministro degli Esteri libico ha affermato che la Libia non ha bisogno di alcun intervento straniero per far fronte alle minacce alla sua sicurezza, compreso il terrorismo. Ha però bisogno di armi migliori, ha aggiunto, e di aiuti nella formazione e pianificazione. Insomma il solito ritornello, dateci le armi al resto pensiamo noi! Fino ad ora questa formula, come pure quella dell’intervento armato diretto, ha solo creato anarchia e terrorismo, non si capisce perché le cose dovrebbero cambiare proprio ora.
di | 3 gennaio 2016

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Bene. Se ricordate il post di ieri, e tutti i precedenti sul genere, laLibia è proprio il classico esempio di come l'Occidente non abbia mai lavorato per favorire la distenzione e la pace ma solo badando ai propri strettissimi interessi di bottega.. o forse dovrei dire di "azienda". Personalmente ho sempre pensato che visti i suoi successori Gheddafi sia sempre stato il male minore: peccato che non la pensino così i nostri illuminatissimi governanti che non solo lo hanno tirato giù senza mezzi termini ma l'hanno anche fatto senza preoccuparsi minimamente delle conseguenze di questa, e delle tante altre, azione... infatti i risultati son sotto gli occhi: c'è quasi da sperare che si ricrei un blocco antagonista allo strapotere occidentale, come lo era l'URSS, in modo da frenarne gli "spiriti animali"!!!

giovedì 20 ottobre 2011

Ci siamo liberati di un rais .. ma la battaglia globale per una reale democrazia? E' appena agli inizi.....

E' morto, amen: ha ricevuto quel che ha dato. Era un sanguinario opportunista messo dov'era dalla Cia; riciclatosi come grande finanziatore del terrorismo diventa nuovamente "amico" degli occidentali quando Osama gli leva la scena ... con uno così non si sapeva mai come andasse a finire un alleanza: con lui c'hanno trattato tutti dai francesi ... a noi (ci distinguiamo sempre naturalmente per esagerare, ricordate il baciamano?). Naturalmente ora tutti dimenticano il passato: è normale. Però, particolarmente per la Libia, non dobbiamo dimenticare che pur se la guerra é finita la vera battaglia, quella per la quale é esplosa la primavera araba (madre delle altre primavere occidentali), é tutta da combattere: la richiesta sale dalle masse ma le élite, rimaste esattamente dove sono, continuano a fare orecchie da mercante e a guardare altrove: ci si é chiesti come mai? Io una risposta me la son data: perché quelle élite sono figlie dell'occidente e sono corrotte fino all'osso e hanno troppo da perdere se mai dovessero aprirsi a una reale democrazia come chiesto dai popoli del Maghgreb. Gli stessi occidentali non lo vogliono: le risorse fanno gola e se davvero dovessero nascere regime realmente democratici il prezzo che dovrebbero pagare é altissimo in termini politici ed economici. Abbiamo un debito enorme con questi popoli, anzi con l'intera Africa e ciò terrorizza le nostre élite che a sua volta si sente sempre di più traballante perché arrivano colpi su colpi non sono dai "possedimenti" oltremare ma anche dall'interno...... la protesta contro il sistema venuto su dopo la caduta del muro di Berlino sale d'intensità e s'intensifica e anche qui il regime trema e si arrocca: formalmente siamo un paese democratico ma con questi che ci sono ora nei fatti la nostra democrazia é bloccata, chiusa e se non sarà liberata in fretta e presto rischia di trasformarsi realmente negli ultimi giorni di ..... Pompei a esser buoni. L'ha compreso il movimento 15 ottobre .... e l'hanno compreso anche i violenti naturalmente (visto quello che é accaduto in grecia? Se anche qui ci fosse stato un serio servizio d'ordine interno al corteo..... ma con il senno di poi si sa....). Ha ragione Grillo (FRA PARENTESI E' INUTILE RECRIMINARE CHE IL MOVIMENTO 5 STELLE FA PERDERE O VINCERE QUESTA O QUELLA FACCIA DELLA STESSA MEDAGLIA, OGNUNO E' CAUSA DEL SUO MAL E SE SI CI SONO PERSONE CHE LO VOTANO LA COLPA, SE COLPA C'E', E DI CHI NON SA FAR ALTRO CHE RICICCIARE LE STESSE COSE A OGNI ELEZIONE): é inutile continuare a illudersi qui bisogna cambiare e mandarli a casa prima possibile e solo così possiamo avviare, prima, la ricostruzione (stavolta non facciamoci infinocchiare dal primo venuto) e poi un cambio di sistema completo a 180° che abbia come bussola non il PIL e la crescita ma l'affermazione di un economia sociale che consenta si a chi merita di farsi avanti ma senza mai lasciarsi indietro che non ce la fa perché son convinto che è vero che non tutti possono diventare economisti, matematici, fisici ecc. ma é, anche, vero che chiunque se vuolepuò imparare a essere un artigiano del legno, un carpentiere, un operaio e quant'altro perché tutti proprio tutti hanno diritto a un futuro: e lo Stato NON deve fare da bancomat ma semplicemente garantire che le inevitabili diseguaglianze non si traducano, imparando dal passato, in handicap per chi é svantaggiato e privilegio per chi in un modo o nell'altro si trova a salire nella scala sociale: é una battaglia globale contro il liberismo, se la si perde rimane realmente la speranza di vincere alle varie lotterie, o di avere il corpo giusto per il reality o per il riccastro satrapo di turno........

sabato 19 marzo 2011

Troppo tardi! O doveva andare così?

Chiariamoci subito: sono un pacifista. Il mio faro, in tema di guerra, é l'art.11 della Costituzione: l'Italia ripudia la guerra ....... sono convinto che c'é sempre la possibilità di evitare che i mastini della guerra, e le industrie che gli stanno alle spalle (siamo grandi produttori ed esportatori di sistemi d'arma e armamenti), si vedano sciogliere dal giogo dove la pace e la maturità dei popoli li hanno confinati, chiaro? Però non sono uno che "porge l'altra guancia (e qui ci sarebbe da chiarire subito che questo gesto, come é noto a molti ma non a tutti, non é affatto un gesto di resisteza passiva ma ha un significato ben preciso, ossia era il modo con il quale gli schiavi, ebrei o meno, facevano in modo di evitare di essere picchiati con il manrovescio - che nel simbolismo dei gesti veniva riservato, allora, a chi non era ritenuto pari e quindi degno di essere solo considerato umano - costringendo il padrone a usare il palmo e costringerlo a riconoscere almeno che chi era di fronte a lui non era pari a un animale o poco più)", anzi sono convinto che mostrare fermezza e anche forza, dico mostrare non usare, a volte con i folli vanesi serve moltissimo e risolva i problemi.
Detto ciò, a chiarimento della mia posizione, ora la "coalition" ha dato un segnale di vita e ha colpito qualche tank e poco di più e gli aerei sorvolano Bengasi: il segnale é chiaro. Ma, a detta di molti analisti, é troppo tardi: i mercenari gheddafiani sono ormai dentro Bengasi e quindi sarà difficilissimo colpirli dall'alto; altra cosa sarebbe stata se si fossero decisi a farlo 48 ore fa: l'opposizione avrebbe avuto qualche chance di poter reggere l'assalto dei governativi. Al momento tutto quello che si otterrà sarà che l'agonia di Bengasi sarà prolungata per un tempo lunghissimo e il confronto sarà solo una altrettanto infinita serie di agguati reciproci senza soluzione di continuità destabilizzando la regione della Cirenaica nel prossimo futuro.Ma perché va così? A mio parere questa situazione ha diversi aspetti, proviamo ad esaminarli?
Si sa che le democrazie sono lentissime e spesso appaiono deboli e troppo chiuse nella propria stanza a guardarsi allo specchio e a far di conto con il pallottoliere per capire se conviene o meno agire: accadde agli albori quando il nazifascismo era ancora aggressivo e, in nome dello spazio vitale, si annetteva intere regioni che non gli appartenevano.. solo quando arrivarono ad essere minacciate, invase, bombardate a ripetizione, quasi sconfitte le cosiddette democrazie si scrollarono di dosso il placido torpore e cominciarono a porre le basi della disfatta della dittatura. Ancora oggi, a parte la parentesi dell'esportazione della democrazia andata com'é andata, é accaduto così ossia di fronte a un satrapo si è aspettato, discusso, ridiscusso, fatto i conti economici (i "coalizzati" se vince la rivolta avranno buon gioco nel dire "senza di noi" eravate finiti; se va male a gheddafi diranno "come ti muovi ti fulmino" quindi ridiscutiamo tutto, ivi compreso lo sfruttamento delle risorse che la Libia ha ossia petrolio, gas ecc. ecc. in ogni caso, nel conto della serva fatto, pensano di guadagnarci e dietro di loro i poteri economici che cacceranno i soldi per questa guerra) poi ci si é decisi quando le milizie mercenarie gheddafiane sono già dentro la "Capitale" della rivolta.
Si sa che questi satrapi da operetta fanno la voce grossa ma poi sono tutt'altro che tigri.... tutt'al più son dei gatti spelacchiati anche se le unghie sono sempre afilate. Gheddafi che rientra, a mio parere, in questa definizione non é però uno sprovveduto: ha interessi e investimenti in europa e se ne avrà la possibilità li farà pesare perché prima o poi dovranno pur sbloccarli, no? Vale per il nostro paese, per la Francia ecc. quindi le belle animelle idealiste che cercano di infervorarci con la retorica della democrazia ecc. in realtà hanno paura che l'ennesimo scheletro esca fuori: attendiamo chiarimenti da wikileaks.
L'Italia. Mah che dire con questo governo che abbiamo che si é inginocchiato davanti a questo satrapo la credibilità é a terra, anzi sottoterra; infatti abiamo ingoiato un pò ala volta l'amaro calice: prima abbiamo nicchiato poi abbiamo dovuto allinearci agli altri; ora abbiamo dovuto anche "donare" le basi per l'attacco e infine i nostri aerei stanno partecipando alle missioni...... intanto ci siamo sputtananti perché con i nostri "fratelli" europei abbiamo fatto la figura dei difensori del dittatore; con i libici della rivolta non ci possiamo nemmeno presentare dato che li abbiamo snobbati e non ci possiamo aspettare certo la loro benevolenza ..... nemmeno dandogli tende, escort, bunga bunga e quant'altro a tutt'oggi possiamo mettere in campo. Se il satrapo ha la meglio: azz non basterà l'anello baciato ma una bella posizione prona........
Gli USA possono sperare di lavarsi la coscienza, sporchissima, per il passato e rientrano di corsa nella politica mediterranea ed euopea, ricordate wikileaks cosa diceva? Oltre ad avere, come logico, il controllo e il comando della missione; hanno, e avranno, anche la parola sul dopo: qualunque esso sia; insomma tutto come prima che Bush facesse danni in giro per il mondo e ora gli USA possono aspirare a essere, almeno, non malvisti nel mondo arabo.
Russia e Cina: ecco due fuorigioco, che faranno? Putin potrà sempre contare sull'amicone nostrano per tentare di mettere le mani sui tesori mediterranei ma è un incognita dato che l'amicone é bravissimo a saltare fossi e anche fiumi quando necessario; non riesce, ancora, a camminare sull'acqua ma ci sta lavorando..... la Cina invece potrà rappresentare un problema: é molto presente in tutta l'Africa; stavolta però ha toppato: c'è da scommetterci che una potenza come questa non perderà tempo a leccarsi le ferite ma c'é da scommetterci che inizierà subito a scavare il terreno sotto ai piedi ai "vincitori", chiunque essi siano.
Il Maghreb: ha dato la stura ha qualcosa di inaspettato e interessante. E, tranne che in Libia, ha dato una prova di modernità e orizzonti che sicuramente avrà almeno indispettito i cultori nostrani dello scontro di civiltà che vedeva il mondo arabo come un accolita di biechi buzzurri fondamentalisti e basta. Egitto, Tunisia (poi si spera Algeria, Yemen, Arabia, Giordania, Palestina, Mali, Mauritania, Qatar, ecc.) hanno dato, fra moltissime contraddizioni e incertezze, un segnale forte e chiaro: lì nel profondo della società qualcosa si é mosso e i risultati si son visti; noi occidentali abbiamo solo potuto tifare e cercare di "indirizzare (e meno male)" gli eventi e poco di più con la speranza stavolta che non ci si mettano di traverso poteri oscuri e grigi che rovinino tutto e tutti.
E' chiaro quindi che in un mondo così in movimento nulla più resta "assoluto" e quindi le future evoluzioni non possono essere previste chiaramente però se c'é una cosa che si può fare é: capire e lavorare per includere questi paesi nel consesso che gli spetta e smetterla di considerarli "Serie B" e basta perché se ora non partecipiamo attivamente con una politica d'inclusione essi non faranno che accumulare sospetti nei nostri confronti: e ciò non ci aiuta, soprattutto perché le risorse le hanno loro mentre noi abbiamo solo il modo di utilizzarle ... un pò poco vi pare?

venerdì 18 marzo 2011

No fly che?

Hanno aspettato fino all'ultimo momento per approvare la no fly zone; si dirà meglio tardi che mai.. questo é poco ma si può pensare che l'immobilismo di grandi organizzazioni come l'ONU fosse solo dovuta al pletorico discutere e non invece per dare un segnale ai mercenari governativi e agli insorti, un segnale trasversale che sa più di lana caprina che di reale interesse per le sorti della gente comune? In fondo a tutti noi belle anime occidentali il satrapo fa comodo: a noi italiani poi è utilissimo sia per deportare gli immigranti sia per gli affari, cosa che c'interessa di più, di colossi come l'ENI; gli insorti sono un punto interrogativo per noi: si sa che odiano il satrapo ma, scottati da esperienze come la somalia, l'iraq e l'afghanistan (in tutti e tre i casi siamo riusciti a farci prendere a calci nel sedere per l'insensata politica seguita), non si sa se vincessero quale strada prederebbero: e anche se prendessero una via democratica questa per noi potrebbe essere un problema perché la loro autonomia per noi potrebbe significare maggiori costi e compromessi. Siamo così: a parole siamo campioni di democrazia ma nei fatti l'angolo economico é l'unico che c'interessa realmente perché le élite (che devono rispondere a poteri finanziari ed economici prima ancora che ai cittadini che li hanno eletti) diventano estremamente ottuse quando si tratta di dover mettere mano alle tasche per dare "protezione" al buio a chi potrebbe un giorno girarci le spalle: é normale per un popolo sovrano ma noi che abbiamo milioni di scheletri nell'armadio sappiamo, perché lo abbiamo fatto anche noi, che ciò potrebbe accadere e, terrorizzati, giriamo la faccia e guardiamo altrove... naturalmente con la no fly zone riteniamo di aver salvato la faccia e fatto il nostro dovere: ma non é così perché essa serve solo se c'é una provocazione sui civili; a mio parere ci voleva una no fly attiva e almeno un mese fa, allora si che il segnale arrivava forte e chiaro e il satrapo ci evitava una delle sue sparate quotidiane. Ormai é fatta e ancora una volta noi occidntali abbiamo perso un occasione per farci vedere sotto un altra luce del Maghreb....

lunedì 14 marzo 2011

quei bravi ragazzi...

... mentre in Giappone s'incrociano le dita affinché il reattore non esploda per i danni da terremoto che supererebbe, per entità, Chernobyl il "dibattito" in Occidente continua ma non decolla: la gente é spaventata; alcuni governi nicchiano e prendono posizioni attendiste (la Germania, ad esempio, ha posticipato le decisione di prorogare, o meno, il funzionamento delle proprie centrali nucleari) altri, come il nostro, hanno messo immediatamente in moto la macchina mediatica per "banalizzare" il problema e gli eventi giapponesi rimangono sullo sfondo.... (tradotto significa che bollano come sciacallaggio chi ciritca le scelte del governo italiano e danno il minimo della informazione possibile per tenere all'oscuro i cittadini, il solito sistema insomma usato per tutto il resto e ora anche per le scelte nucleari....); insomma qualcuno si pone delle domande altri tirano dritti per la propria strada. Ma non é solo il problema del nucleare nel quale l'occidente si caratterizza per posizioni di questo genere: la rivolta del Maghgeb ne é un altro esempio. L'atteggiamento, infatti, comune a tutti é stato per dirla facile, ipocrita: a parole appoggiavano la rivolta ma nei fatti erano altri i calcoli che venivano fatti perché la preoccupazione principale era se si fossero persi i privilegi che i vari satrapi maghrebini gli avevano concesso pur di assicurarsi l'appoggio occidentale ricevendone in cambio sia la qualifica di "regime arabo moderato (tradotto significa che gli occidentali chiudevano entrambi gli occhi su piccole cosucce quali, ad esempio, quei valori, proclamati universali, con i quali hanno assaltato l'iraq e l'afghanistan ma che non valevano per i satrapi maghrebini)"; sia soldi e finanziamenti per autosostentarsi. Poco contava che i cittadini a stento sopravvivessero; poco contava che quei paesi fossero crogiolo di terrorismo che tanto ci terrorizzava (anzi proprio questo fantasma ci spingeva a sostenerli): l'apice dell'ipocrisia é stato, infatti, raggiunto con la Libia. A differenza di altri paesi del maghreb la libia, come nazione, era un vero banco di prova per assumere una posizione comune e condivisa che fosse una frattura rispetto al passato; lì il satrapo era andato al potere con il diretto coinvolgimento occidentale ma poi ci s'era rivoltato contro diventando prima il male, non assoluto, da sconfiggere a tutti i costi poi però .... però, dopo lo sdoganamento, ci tornava comodo perché bastava mandare fiumi di denaro per evitare che qui avessimo dei grattacapi (e non parlo solo degli immigrati). Con la rivolta cosa é accaduto? Che abbiamo avuto, l'ennesima, prova della fatuità di questi regimi che in realtà non sono altro che delle SpA familiari i quali per conto terzi, noi, gestiscono i paesi. In libia, poi, il processo era ancora più evidente dato che con la rivolta si é compreso che sotto la calma piatta di quel paese c'é un vulcano che ora é esploso violentemente, la domanda da porsi era: se siamo interessati a legarli al nostro carro ed evitare problemi futuro cosa dobbiamo fare? Appoggiare il satrapo o la rivolta? Qui nasce la ipocrisia: la Francia, dietro le parole pesanti del Presidente, mirava a creare una base per futuri investimenti scommettendo sulla rivolta (sempre a parole naturalmente dato che nemmeno un uomo é stato inviato a sostenere in qualche modo la rivolta stessa; si é parlato di istruttori e consiglieri ma in una situazione del genere é pochissima cosa perché un vero aiuto sarebbe potuto essere la no fly zone allora e non ora che le sorti sembrano segnate; congelare, poi, i soldi della famiglia del satrapo era una misura puramente precauzionale e null'altro e quindi non si deve nemmeno prendere in considerazione) altri paesi, magari perché non c'erano arrivati per primi, hanno immediatamente tirato il freno a mano e hanno cominciato a remare vigorosamente contro sia scottati dalla incontrollabilità di una situazione non gestibile (a differenza dell'egitto, ad esempio, dove il satrapo é stato deposto ma i suoi consigliori sono rimasti) che dal timore che il nazionalismo arabo, che mai ci ha visto sotto una buona luce (e non mi sento di dargli torto), potrebbe aver preso un altra strada rispetto a quella da noi sperata. E l'Italia: noi abbiamo investito in libia e siamo il primo partner di quel paese, e si é visto da come abbiamo frenato quando é esplosa la rivolta. Avevamo molto da perdere: perdevamo il guardiano delle nostre frontiere; perdevamo un produttore di petrolio e di gas; perdevamo un nostro presidio in africa da spendere in europa per farci dare soldi per la lotta all'immigrazione clandestina, ecc. ecc. la rivolta ci rompeva le uova nel paniere e ci siamo trovati in mezzo al guado: da un lato eravamo costretti a seguire l'europa e dall'altra non potevamo rinunciare al partenariato con la libia che ci tornava comodo, quindi che fare? Prima abbiamo nicchiato, poi abbiamo seguito la corrente e ora stiamo zitti aspettando la, ormai possibile, rivincita del dittatore libico sperando nella sua clemenza futura: sono sicuro che sarà pagata a caro prezzo questo voltagabbanismo nostrano, e non solo in termini finanziari. Quali conseguenze ci saranno? In primis: chiunque in libia vinca non fermerà, per un pò di tempo, i barconi se non dietro soldi sonanti dati da parte nostra; chiunque vinca non verrà certo da noi e dirà, ma non vi preoccupate... scordiamoci il passato .... troppo facile dato che Cina e Russia non aspettano altro che di entrare in quel paese e, non avendo ipocrisie verso i diritti umani, non gliene frega niente di cosa accade nel paese ma gli importa solo dei contratti stipulati e dei soldi introitati, l'ideale per i governanti di quel paese. Insomma se volevamo la prova che non abbiamo le idee chiare in politica estera questa é quella principe; se poi vogliamo parlare per simboli: chiunque dovesse vincere in libia non basterà certo un baciamano per farceli amici........ d'altronde noi non siamo certamente migliori visto che variamo riforme costituzionali che se fossero state approvate prima nemmeno Tangentopoli sarebbe esplosa!!!!!

sabato 5 marzo 2011

diritti umani? Macché solo cattiva coscienza

Pensavate davvero che europei e americani sarebebro corsi ad aiutare la rivolta libica contro il dittatore, inventore - dice - del bunga bunga, libico con una no fly zone o un intervento diretto della Nato? Qualcuno ci credeva, soprattutto i rivoltosi. Sarebbe ingenuo da parte nostra farlo: i pecedenti sono tutti contro perché la storia africana é la storia del nostro sviluppo a scapito di questo antichissimo continente ricchisimo di risorse e poverissimo per quanto riguarda il 90% dei suoi abitanti. Sarebbe folle per l'Occidente aiutarli perché significherebbe il rischio, sopratutto per noi, di dover avere a che fare con personaggi non allineati ai nostri "valori (leggasi non nostri burattini)" e quindi che non ci salvaguarderebbero ma potrebbero essere maggiormente attenti al benessere ai propri cittadini facendone gli interessi. Questi sono a mio parere i veri motivi per i quali da qui non si muove quasi nulla per aiutare i libici che si sono rivoltati contro il mostro al potere. Particolarmente esposto é il nostro paese: se dovesse vincere il satrapo noi ci troveremmo nella condizione di doverci inginocchiare e baciare l'anello non un suo amico ma l'intero paese (naturalmente riprenderebbero a gò gò gli sbarchi) che a quel punto si troverebbe in una posizione scarsamente difendibile perché la famiglia al potere in quel paese ha diversi importanti investimenti nel nostro paese; ma anche se dovessero vincere i rivoltosi, perché proprio l'attendismo occidentale, e l'immobilità italiana, non favoriranno certo l'ascesa al potere di ceti a noi amici ma favoriranno quelli che a noi si oppongono, e non avrebbero nemmeno tutti i torti a mio parere, e quindi il conto sarebbe salatissimo e non privo di ritorsioni reciproche (non mi meraviglierebbe se a quel punto l'occidente rispolveverebbe i valori della democrazia e della libertà e comincerebbe a progettare altre "esportazioni di democrazia" manu militari, questa volta si magari attraverso la nostra appendice occidentalista che abbiamo lì, in questi stati). Mai come ora siamo a un bivio che non ci permette di attendere ancora, dobbiamo scegliere: o ci mettiamo alla finestra e aspettiamo gli eventi per poi adeguarci e ricominciare a fare affari (la via che abbiamo sempre seguito finora da sempre sia direttamente che tramite FMI, Banca Mondiale, ecc. e se l'Africa é ridotta così é proprio in conseguenza di questa linea politico-economica) con chi emerge vittorioso (c'è quasi da scommettere sempre ad esempio che Gheddafi riuscirà a spuntarla anche perché molti suoi degni amici lo stanno seriamente aiutando ...... Mugabe, il democratico dittatore dello Zimbawe, é quasi certo che stia inviando soldati, armi e aerei a sostegno del regime) abbandonando a se stessi, in libia ad esempio, i rivoltosi (che diventeranno a quel punto facile preda dei fondamentalisti islamici) oppure, ma é un ipotesi da scartare, facciamo una volta tanto i sostenitori dei diritti con cui tanto ci sciacquiamo la bocca un giorno si e l'altro pure, e riduciamo a macerie il regime lasciando, però, decidere ai libici cosa fare e chi li deve governare, ci credete? Io no. Attenzione, però: questo vento di rivolta potrebbe estendersi all'intero continente africano; e se l'africa si dovesse mettere in cammino il problema diventerebbe enorme per noi perché gli esiti di un rivolgimento del genere per noi potrebbe essere una pessima notizia (soprattutto se questo continente riuscisse a trovare una linea comune di guida politica), perché in mano ha ricchezze tali da poterci fortemente condizionare economicamente e politicamente: saremmo destinati a deventare sempre più loro satelliti, provate ad immaginare se l'Africa come un sol uomo dice no, basta allo sfruttamento delle nostre risorse..... un incubo per aziende e riccastri, con le mani sporche di sangue di tanti africani che sono morti per farli arricchire, e un improvviso impoverimento dell'occidente intero. Altro che scontro di civiltà e altre amenità del genere, qui saremmo di fronte a ben altro e il conto sarebbe salatissimo, lungo almeno 1000 anni di sfruttamento con cui li abbiamo tenuti in scacco. Cina e India sarebbero nulla al confronto.......

venerdì 17 settembre 2010

A Roma sapevano ...

Si sapevano e praticamente in tempo reale; ricordate della motovedetta che ha mitragliato in acque internazionali il peschereccio italiano pur avendo a bordo militari italiani? Bé a Roma sapevano perché proprio quei militari hanno chiamato con il satellitare la loro base per comunicare l'attacco e quindi é facile immaginare che gli alti livelli militari, e politici, sapessero. E allora, se sapevano, perché hanno fatto dichiarazioni contraddittorie e minimizzanti? Forse temevano che i soldi degli affari pattuiti con i libici (fondi sovrani, tamoil, ecc.) finissero altrove e ci ritrovassimo, ancora una volta, "invasi", dallo straniero (mentre se siamo "invasi dai soldi degli stranieri pare sia meglio)? E' meglio che loro si comprino il paese anziché decidere di venirci a vivere? Ma, tornando al fattaccio, come mai si sono tirate in ballo mille scuse anziché ammettere che la motovedetta "regalata" dall'Italia per combattere le "orde" dei morti di fame che cercano fortuna, con a bordo militari italiani, veniva usata per mitragliare nostri connazionali sapendo che oltre alle proteste ufficiali (che nemmeno ci sono state) non ci sarebbe stato altro (anzi sono stati i libici, capendo che l'avevano fatta grossa, si sono scusati e hanno scaricato sul comandante della motovedetta il fardello)? Che avessimo una, come dire, "particolare" politica estera era chiaro, ma che, in casi come questi, ci comportassimo come i bambini colti a mettere le mani nella marmellata ...... una cosa come questa ancora non si era vista a mia conoscenza ..... nemmeno quando lo stesso paese ci sparò un missile che cadde a qualche km dalle coste di Lampedusa negli anni d'orodel craxismo...

domenica 21 giugno 2009

sbarchi? un lontano ricordo? macchè, continuano tranquillamente...

Facciamo un gioco. Vediamo come faceva Report della Gabbanelli a che punto siamo. Fra le tante emergenze c'era quella dei clandestini che sbarcavano a Lampedusa, li ricordate? Sembravano dover riempire l'intera penisola e buttare fuori noi,ricordate? Ricordate l'enfasi della stampa su ogni singolo caso che coinvolgesse i candestini in particolare e gli extracomunitari in generale? Ebbene con il disegno di legge sulla sicurezza sembrava che si dovesse risolvere così come con l'accordo con la Libia, per noi pagatori di tasse estremamente oneroso, avrebeb dovuto chiudere il rubinetto e invece... invece non è così. Come afferma l'assessore all'Immigrazione del comune di Lampedusa, Mauro Buccarello, il caso non è risolto e continuano ad arrivare e i cittadini ne sanno poco o nulla. E tutti i soldi dati al rais? E il "fermiamoli" a casa loro? Allora l'esborso di soldi a che è servito? Ecco un'esempio di come con un pò di pubblicità e i media compiacenti, o allineati è uguale, le cose non hanno il reale peso e la politica dell'effetto annuncio dia i frutti senza che ci si debba impegnare troppo: stessa cosa per le altre emergenze o presunte tali. La cosa triste non è tanto questa cosa quanto la credulità popolare di chi ad ogni costo "vuole" credere a quanto gli venga propinato: e con gente così è dura che si cambi rotta nel paese. Se è vero che il 75% passa dai confini territoriali perchè non rafforzare questi con i soldi che abbiamo dato all'amicone libico?

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