Fonte: Il Fatto Quotidiano Centro studi Unimed Mondo - 3 Aprile 2020
di Roberto Iannuzzi*
La crisi determinata dalla pandemia da Covid-19
è destinata ad avere effetti più pesanti di quella del 2008. Le
ragioni sono molteplici, e non solo di natura economica, ma anche
geopolitica. Innanzitutto lo shock economico sarà
maggiore, e non solo in termini di caduta percentuale del Pil (già
adesso in Europa si stimano perdite che si aggirerebbero intorno al 10%
su base annua). Non è questione, infatti, di meri punti percentuali,
ma di una differenza sostanziale nella natura dello shock.
Il tracollo del 2008 fu finanziario,
e i suoi effetti si riversarono sull’economia reale che però, pur con
una notevole crisi del credito, continuò a funzionare. In questo caso,
invece, ci troviamo di fronte a un vero e proprio arresto (seppure non totale), provocato dallo stop delle attività produttive e da un crollo dei consumi
determinato dal confinamento a casa delle persone. Questo arresto si
sta verificando progressivamente su scala globale, da est a ovest,
seguendo la diffusione del virus.
Abbiamo dunque già assistito, e
continueremo ad assistere, a un intervento degli Stati a sostegno
dell’economia che non ha precedenti in una storia recente finora
incentrata su un modello neoliberista che aveva ridotto lo Stato a mero accessorio. Ma c’è di più, perché molti paesi stanno reagendo alla pandemia
con la chiusura delle frontiere, l’interruzione dei voli e il blocco
degli spostamenti interni. Ciò ha mandato in tilt le catene di fornitura
internazionali che rappresentano i gangli vitali della
globalizzazione, mettendone a nudo la fragilità.
Tuttavia, sotto
tale profilo, e più in generale sotto il profilo geopolitico globale,
bisogna sottolineare che il Covid-19 non va considerato come causa
della crisi attuale, ma piuttosto come potentissimo catalizzatore e acceleratore di una crisi già in atto, e originariamente messa in moto proprio dagli eventi del 2008.
Furono quegli eventi a segnare il tracollo
del modello neoliberista globalizzato – con i cui strascichi abbiamo
fatto i conti fino a oggi – mettendo per la prima volta in discussione
la leadership mondiale americana. Essi furono all’origine anche
dell’emergenza del debito sovrano degli alleati
europei, che accelerò le tendenze centrifughe nel vecchio continente. In
una sorta di gigantesco effetto domino, i problemi economici dei paesi
ricchi del vecchio continente facilitarono poi la crisi dei regimi arabi,
esportatori di materie prime e semilavorati, contribuendo allo scoppio
delle rivolte del 2011 e ai conflitti che ne sono seguiti.
Questi sviluppi portarono anche all’aumento delle tensioni fra Washington da una parte, e l’ascendente Cina e la rientrante Russia
dall’altra. Il rifiuto della globalizzazione, l’ascesa dei “sovranismi”
e la crisi interna americana favorirono la vittoria presidenziale di Donald Trump,
che diede avvio alla guerra dei dazi. Incidendo su questo panorama
internazionale deteriorato, il Covid-19 rischia di accelerare le derive
in atto, lasciando un’impronta ancora più profonda.
Esso ha messo a nudo la totale impreparazione
del mondo globalizzato di fronte a una pandemia che proprio
l’interconnessione senza precedenti della globalizzazione ha reso così
fulminea. E ha ribadito ulteriormente il declino della leadership
statunitense, inesistente in particolare nei confronti
dei propri alleati in difficoltà, mentre gli aiuti cinesi e russi (e
cubani!) giungevano nell’Italia martoriata e altrove nel mondo.
Al contrario, per amara ironia della sorte, gli Stati Uniti
sono divenuti il nuovo epicentro mondiale dell’epidemia, e rischiano di
pagare costi umani e sociali elevatissimi. Nonostante ciò, Washington
si è ostinata finora a portare avanti un’odiosa politica delle sanzioni nei confronti dei suoi avversari, dall’Iran al Venezuela, con il rischio di trasformare l’infezione da Covid-19 in una catastrofe umanitaria in questi paesi e nelle regioni limitrofe.
L’Europa, dal canto suo, non si trova in una situazione migliore. Il dilagare del virus ha fatto ancora una volta emergere la frammentazione europea
e l’inadeguatezza delle istituzioni dell’Eurozona. Sia la fine
dell’euro che una mutualizzazione del debito a livello europeo diventano
in teoria scenari plausibili, ma più probabilmente si giungerà a una
soluzione compromissoria nel tentativo di mantenere in vita un’Eurozona disfunzionale.
Più
in generale, però, è la flebile risposta di istituzioni internazionali
come il G-20, che ebbero un ruolo determinante nel contenere gli
effetti della crisi del 2008, a dare un’idea dello sfilacciamento
dell’attuale governance globale, facendo temere che non vi sarà una risposta coordinata
allo shock economico provocato dalla pandemia. E possiamo solo
vagamente immaginare quali saranno gli effetti quando l’infezione
raggiungerà luoghi sovraffollati e privi di strutture sanitarie come i campi profughi in Grecia, Siria,
Gaza, e altrove in Medio Oriente e nel mondo, mentre una precipitosa
fuga di capitali lascia presagire una formidabile emergenza economica
nei paesi emergenti.
L’unica certezza è che da qui a qualche anno il volto del pianeta, e i suoi assetti geopolitici, saranno mutati per sempre.
* Autore del libro “Se Washington perde il controllo. Crisi dell’unipolarismo americano in Medio Oriente e nel mondo” (2017)
si parla di progresso, di evoluzione, di civiltà ci ritroviamo invece in un nuovo medio evo dove conta chi si nasconde dietro il potere o vi si allea con esso.
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venerdì 3 aprile 2020
domenica 2 marzo 2014
la Crimea val bene una ... Russia
Hanno voglia a chiedere aiuto gli ucraini alla Nato, alla UE e agli
USA.... ne riceveranno poco o meglio ne riceveranno ma non nel senso che
intendono loro: armi a sfare (vendute da cinesi, europei, americani,
ingliesi, ecc.), annunci di condanna, moniti ad abbassare i toni, ecc.
ma fattivamente, a meno di qualche emerito passo falso di Putin
(ricordiamo che il Nostro è "un sincero democatico"), nessun alzerà un
dito che sia uno. Se ci sarà accordo allora correranno tutti ma in caso
contrario il vento di guerra spirerà forte per il pianeta, e forse
scoppierà, ma gli occidentali non alzeranno un dito per un piccolo
semplice motivo: i russi (oltre che a fornire petrolio e gas
direttamente e per interposto stato al vecchio mondo) sono strategici
nello scacchiere mediorientale e con l'iran....... senza loro niente
accordi in loco quindi, come negli anni immediatamente prededenti la
seconda guerra mondiale, molto probabilmente la Crimea se la terranno i
russi o nascerà una repubblica autonoma che entrerà a pieno titolo nella
federazione chiudendo il cerchio di Krusciov che la donò all'ucraina,
allora repubblica socialista, per ora riprendersela a furor di popolo,
con tanti saluti al diritto internazionale e alla sua diplomazia.
Come sempre le cose non sono bianche o nere, anzi quando ci son di mezzo soldi, petrolio e gas (per tacere del medioriente come dicevo sopra) siamo affaristi e "pragmatici"..... mentre la propaganda ci ha detto che in Ucraina (e anche Venezuela) la libertà combatteva contro la tirannia (tacendo che yanucovh, come maduro in venezuela, è stato eletto alle elezioni..... falsate dirà qualcuno, ma i suoi predecessori non hanno fatto meglio, anzi) e ora? I valori occidentali non valgono quando cade la maschera.... valgono altri valori: quelli di borsa.
La Crimea val bene ..... una Russia
Come sempre le cose non sono bianche o nere, anzi quando ci son di mezzo soldi, petrolio e gas (per tacere del medioriente come dicevo sopra) siamo affaristi e "pragmatici"..... mentre la propaganda ci ha detto che in Ucraina (e anche Venezuela) la libertà combatteva contro la tirannia (tacendo che yanucovh, come maduro in venezuela, è stato eletto alle elezioni..... falsate dirà qualcuno, ma i suoi predecessori non hanno fatto meglio, anzi) e ora? I valori occidentali non valgono quando cade la maschera.... valgono altri valori: quelli di borsa.
La Crimea val bene ..... una Russia
lunedì 24 febbraio 2014
Siria, Ucraina, Venezuela... aspetti dello stesso problema: il controllo....
Vi risparmio le considerazioni sul discorso del Renzi perchè non
siamo a c'è posta per te e io happy days non lo ho mai visto......
vorrei invece che soffermaste l'attenzione su cosa ci accade intorno.
Quel che rimane delle primavere arabe lo sapete: a parte la Tunisia, il resto è un rientro completo nella normalità:
Quel che rimane delle primavere arabe lo sapete: a parte la Tunisia, il resto è un rientro completo nella normalità:
- in Egitto addirittura c'è un governo che si è potuto dimettere senza che si muovesse foglia vista la ripresa del controllo pressochè totale del potere da parte dei veri guardiani ossia i militari, espressione diretta degli usa: Mubarak ormai inattivo il resto del suo potere è rimasto com'era e dov'era e, messi fuori gioco i fratelli muslmani, hanno ripreso, a furor di popolo o quasi, un certo controllo sul paese...
- in Siria, dove a far la parte del leone sono quelli della cosiddetta rete di Al Qaeda (ammesso che siano attendibili le informazioni che arrivano qui in occidente e quello che si reperisce sui social), sembra che il problema di base sia la necessità di rompere l'asse con l'iran che può creare problemi non solo a Israele ma anche agli interessi occidentali, leggi compagnie petrolifere, in quell'area.... evidentemente aver preso il controllo dell'iraq, dove abbiamo portato la democrazia, non basta.... ci voleva anche la Siria. Ma lì sembra difficile poter bombardare senza colpo ferire.. ferire soprattutto la Russia che è ancora molto influente in quell'area.
- in Afghanista, paese dove, anche, abbiamo riportato la democrazia il realismo e il pragmatismo hanno fatto capire agli americani che si dovranno fare i conti con i talebani... che abbiano imparato che gli afghani, ritenuti gli ultimi discendenti dei guerrieri di Alessandro il macedone, si fanno affittare ma non conquistare e e che nemmeno gli inglesi li hanno domati, forse molto presto vedremo una real politik ante 11/9 con contatti segreti con loro, i veri padroni del paese.... nessuno ha interesse a che gli oleodotti costruitivi dallla unocal vengano chiusi vista l'importanza che essi rivestono se funzionano e non se stanno fermi.
- Ucraina: ho letto da qualche parte che in quel paese è ritornata la democrazia. Emerita balla; c'era già prima perchè Yanucovich è stato eletto, con brogli o meno è un altro discorso perchè anche i suoi predecessori furono accusati della stessa cosa e non si sono dimostrati da meno in fatto di corruzione e clietnelismo.... la stessa Tymoshenko è sospettata di aver "mangiato" nel piatto; se per Yanucovich vale l'accusa di essere un satrapo essa vale per gli altri la vera differenza è che quest'ultimo è latore della parte russofona, e quindi della russia, la tymoshenko è portatrice di interessi della parte europea, anche nostra, degli ucraini..... inconciliabilità secolari cui si aggiungono le preoccupazioni euro.americane di a) fermare l'influenza iranica nella zona; b) impedire alla russia di accrescere la presenza nella zona ricreando paesi cuscinetto; c) le risorse energetiche.. lì ci passa uo degli oleodotti più importanti est-ovest. Un altro aspetto è come i "democratici" hanno vinto: la destra si è sobbarcata l'onere della parte militare della rivolta.. con armi e soldi europei. Non è un caso che in un forum di discussione aperto per l'occasione alla mia domanda "a quando l'intervento della nato in Ucraina" ci sia stato il gelo totale...... con la successiva risposta "non siamo in guerra" che in termini politici significa l'esatto suo opposto.
- Venezuela. Anche qui si poneva un problema: il contrasto fra la Dottirna Monroe americana, che piaccia o meno Obama è sempre un americano della élite, che considera il Venenzuela il giardino di casa.. e il petrolio di quel paese come proprio; vallo a spiegare ai venezuelani che democraticamente hanno eletto Maduro; e non mi meraviglierebbe scoprire fra qualche anno che la dipartita di Chavez sia stata agevolata... il polonio non ce l'hanno solo i russi, mi risulta. Qui ce la raccontano in un modo ma temo che la realtà lì sia un tantino diversa: la destra filo-americana, perdente, ha rovesciato il tavolo e dato mano alle armi provocando scontri, morti e feriti naturalmente...... rovesciando l'esito delle elezioni e gli sforzi fatti per essere autonomi dagli yankee anche qui distintisi per "rispetto dei diritti altrui".. storia nota.
giovedì 6 marzo 2008
Tensione fra Equador, Colombia e Venezuela: un'omicidio mirato in puro stile mediorientale
Nell'ottica della guerra asimmetrica importata in casa altrui, e seguendo la tattica israeliana deglo omicidi "mirati", la Colombia ha ucciso un capo delle FARC in territorio Equadoregno scatenando la protesta sia dello Stato invaso che del Venezuela che hanno ritirato i propri ambasciatori da Bogotà come protesta: al momento la tensione è altissima perchè entrambi, i paesi che si sentono minacciati (non tanto temo dalla stessa Colombia quanto dagli USA suo protettore) nella loro sovranità, hanno ammassato truppe alle rispettive frontiere lanciando chiari avvertimenti al Governo colombiano. E' una chiara provocazione innanzitutto verso due stati non allineati con gli USA mirante a creare un casus belli che innescherebbe non solo uno scontro fra paesi latino americani ma che potrebbe essere un preludio ad un'intervfento militare americano diretto per ristabilire i confini del "giardino di casa" statunitense: non sono nuovi a cose del genere gli americani del "norte" che vedono assottigliarsi la propria influenza politico-economica in quell'area. E' vero che l'intervento colombiano era teso ad uccidere quello che loro ritengono un "pericoloso" capo terrorista ma è anche vero che questo danneggia i negoziati in corso per la liberazione dell'ostaggio Ingrid Betancourt che è nelle mani di questa organizzazione da anni (e le ultime notizie la danno in pessime condizioni fisiche) e che vedevano impegnato Chavez in prima persona; a mio parere l'obiettivo dell'omicidio mirato è stato duplice: da un lato mettere i bastoni fra le ruote a Chavez nelle trattative dall'altro dare un segnale alle FARC per fargli comprendere che per loro non vi è "luogo sicuro" dove possano stare. Bisogerà ora capire qual'era invece il "reale" obiettivo degli USA: scatenare una repressione contro le FARC? Mettere in difficoltà Chavez che conduce le trattative? O, addirittura, impedire l'esito positivo del negoziato mettendo in pessima luce (è già ora in difficoltà all'interno del Venezuela) il Presidente venezuelano e, contemporaneamente, e impedendogli di sfruttare l'eventuale esito positivo pro domo sua. E' un gioco pericoloso questo; pericoloso e cinico perchè mette in pericolo la vita degli ostaggi nelle mani delle FARC ed è la prova del riaffacciarsi degli USA nel sub continente latino americano per continaure la propria politica egemonica nell'area dalla quale è mancata dal 2001 perchè impegnata nell'invasione irakena e afghana. C'è da sperare che l'attuale Amminstrazione non voglia lasciare quest'altro lascito a quella successiva come regalo di addio con un'altro fronte aperto, magari anche militare. Qui non c'è da riportare nè democrazia nè altro: c'è solo volontà di potenza colonialista e null'altro dato che nel bene e nel male i paesi che sarebbero coinvolti non sono dittature ma democrazie (spesso uscite a fatica da regimi filoamericani sanguinari e che hanno creato enormi disparità nelle rispettive popolazioni e messo le rispettive ricchezze nelle mani delle multinazionali americane) piene e, che piaccia o meno, correttamente elette. Credo che qualunque liberale e democratico che abbia a cuore la democrazia si debba allarmare per la "operosità" colombiana che ha violato la sovranità di un'altro paese pur di raggiungere il proprio obiettivo; ma soprattutto quello che dev'allarmare è, ancora una volta, l'aggressività statunitense che ha immediatamente risposto alle proteste (mentre la stessa Colombia ha finora taciuto) con un sibillino comunicato che non fa altro che gettare benzina sul fuoco: quelle zone del pianeta non hanno bisogno di guerre ma di pace e prosperità e, soprattutto, di poter scegliere la propria strada verso il futuro senza interferenze esterne che li farebbero ripiombare nel caos di alcuni anni fa: mi chiedo quando il "commander in chief" USA smetterà di giocare al dittatorello, in puro stile hinkleriano (per chi ha visto il grande dittatore di Chaplin sa di cosa parlo), che gioca con il mondo?
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lunedì 3 dicembre 2007
Chavez perde il referendum: ma non era un dittatore?
Ce lo presentavano come "IL" Dittatore per eccellenza: un bieco comunista mangiabambini che opprime le masse affamandole, impedisce il libero svilupparsi del mercato liberista (che è quello che affama davvero i cittadini); come un golpista che voleva ricostruire in piccolo l'URSS ecc., ecc. in realtà, e chi ci capisce di quelle zone sa benissimo che è così, Chavez ha dato una prova di reale democrazia: ha perso il referendum? Si dichiara sconfitto (non conta naturalmente che abbia peso per poche migliaia di voti) e riconosce che la proposta non era matura per la società del suo paese. Alla faccia del Dittatore oppressore: Pinochet e Videla impallidivano al confronto, erano dilettanti allo sbaraglio. Non dico che tutto quello che fa lo faccia per il bene del capitale straniero cointeressato a buttarlo a mare per ripristinare gli antichi fasti liberisti, ma sicuramente dà un'esempio agli altri, veri, dittatori che invece spingono per un referendum sicuri come sono di vincerlo. Ne esce rafforzato rspetto ai suoi avversari e ne esce rafforzata la democrazia venezuelana che ormai è un punto di riferimento per tutta la parte dell'America latina che spera di liberarsi dal giogo a tenaglia delle cosiddette Istituzioni internazionali e il vicino del Norte che li tengono sotto schiaffo. Forse anche qui in europa, in Italia in particolare, avremmo qualcosa da imparare da questo "dittatorello"..........................
lunedì 19 novembre 2007
Baby-squillo: se ne accorgono ora?
Ci voleva forse l'allarme del telefono azzurro e di Amato per far salire la pressione sulla nuova emergenza delle cosiddette baby-squillo? Un'altra emergenza si dirà? Si un'altra: l'ennesima. Ma questa, come le altre, non lo è realmente dato che è una cosa comune a molti i paesi (in UK, per esempio, fece scalpore che le universitarie per pagarsi i costi universitari facessero le squillo) ed il nostro non poteva essere esente. Ma cosa credevano? Mica si è secondi agli altri, in queste cose, eh? Anche da noi con l'imperante "laissez-fare laissez passer" i ragazzi avrebbero trovato il modo di far parlare di loro: famiglie stressate, separate, divorziate ma in un aprola con poco tempo per i figli perdono di vista il loro compito principale, quello di educarli, e loro abbandonati a se stessi che si "danno da fare"; sia chiaro che non li giustifico anzi è una cosa esecrabile ed è una sconfitta per la società che ragazzi con debiti di gioco o altro si debbano prostituire per farvi fronte. Ma non è solo la famiglia a dover essere messa sotto accusa: ci sono tutti. Dai liberali d'accatto, alle tv che offrono il modello delle kiappe e tette a gò gò; ci sono i modelli della moda che richiedono anoressiche; ci sono le veline che pur di comparire (e nelle intercettazioni lette sui giornali c'è di che far venire la pelle d'oca anche a Boccaccio) sono disposte a tutto ecc. In quest'orizzonte sociale dove contano i soldi e l'apparire cosa volete opporre (quando a volte sono proprie le famiglie a spingere i figli sul proscenio mediatico)? Lo studio? I sacrifici di una vita a 800 €? Ma, dico, scherziamo? E' già tanto che non ci sia la generalizzazione del fenomeno ad intere genrazioni: però quante volte abbiamo sentito che è stato sgominato un racket di baby-squillo estere in Italia? Ma allora non fregava niente a nessuno dato che erano extracomunitari: ora invece ci tocca direttamente e ci allarmiamo: immagino tutti ad assumere investigatori privati, per il controllo plurimo dei ragazzi, che sbucano dappertutto creando un fiorente mercato nel mercato dell'offerta di "carne", perchè questo è: merce in offerta su un mercato libero senza regole nè controlli dove contano soldi e gestione della domanda. Sono stufo dei soliti discorsi su famiglia, valori, società ecc. bisogna prendere atto che il liberismo è questo: offerta e domanda anche nel crimine; anzi nel peggiore dei crimini la pedofilia 8indotta o meno) e a nulla valgono allarmi e pene severe; invece sarebbe necesario ripensare il cammino fatto finora e mettersi su un'altra via che ridia rispetto e dignità a tutti, anche all'infazia violata!!
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giovedì 8 novembre 2007
Gli errori da non fare mai: Venzuela/Georgia
Due Stati lontani fra loro per tutto sono vicini nelle vicende che vivono in questi giorni. Da un lato la Georgia terra di contesa fra la Russia neozarista e gli USA snodo nevralgico per il passaggio delle pipeline del gas e del petrolio e terra di confine dove tensioni etiniche e religiose si sommano fra loro e sono fomentate a seconda delle esigenze dei poteri forti che giocano dietro i poteri di pura facciata rappresentati dai vari esponenti che governano questo paese (ex Repubblica dell'URSS). Prima paese a economia sovietica passta al liberismo senza regole nel giro di pochi mesi e dove pochi hanno tutto e la maggioranza non ha praticamente nulla e dove le risorse espropriate sono in mano straniera così come i profitti. Ora la situazione drammatica e le proteste (alimentate dalla mano russa) hanno sicuramente una base reale nella povertà estrema della massa a cui si aggiungono omicidi politici nel mesi scorsiono avvenuti (e la storia c'insegna che il liberismo per poter sopravvivere ha bisofgno di zero proteste sociali): non si riesce nemmeno a capire che le persone chiedono speranza nel futuro e non sono solo numeri e merce in un mercato dominato dalle grandi multinazionali. Ecco allora che ha gioco facile chi soffia sul fuoco e lo alimenta ma l'humus su cui si innesta è reale, drammaticamente reale. Un'altro laboratorio del potere liberista che rischia di andare in fumo (e a nulla vale il sostegno americano in soldi alle elitès corrotte e occidentalizzate perchè un popolo che si mette in marcia è difficile d fermare). In Venezuela esiste il problema opposto. Merito di Chavez è stato quello di far uscire il paese dal dominio del Norte e dargli una spregiudicata politica estera mirante a farlo diventare un punto di riferimento dell'America latina uscita solo ora dalle dittature foragiate e volute dalle Amministrazione americane e che hanno fatto di qiesto subcontinente il buco nero della democrazia e della povertà e che solo ora cominciano a vedere l'uscta dal tunnel; ha fatto anche da punto di riferimento per le opposizioni latino americane sostenendole e che hanno dato come frutti uno spostamente a sinistra (non quella simil italiana per fortuna) dell'asse delle società e che mettono in crisi gli investimenti delle multinazionali che erano proprietarie di tutto (perfino della terra dove la gente viveva per non dire di acqua, rame ecc.) e che avevano impoverito l'80% delle popolazioni ed i risultati si cominciano a vedere: Hondura, Bolivia, Cile ecc. niente a che vedere con le democrazie modello di prima delle ondate golpiste filo americane ma il cammino è incominciato. Ma ha commesso, e sta commettendo, moltissimi errori: la personalizzazione estrema del potere; la eccessiva demagogia; la ricerca dello scontro con il potente norte e l'uso spregiudicato dell'arma petrolio. Tutte cose che gli mettono contro non solo le corazzate finanziarie internazionali ma anche le opposizioni filo liberiste interne che stanno rialzando la testa mentre mantiene l'appoggio dei ceti popolari più deboli che nulla avevano prima e relativamente molto hanno ora. Ma, naturalmente, non basta perchè la sua unica reale forza è il pezzo alto del petrolio che porta cospicui introiti allo Stato ma il giorno in cui dovesse crollare i problemi sorgerebbero e sarebebro davvero gravi e ne minerebbero le basi facendo crollare l'unico movimento neobolivarista, del XXI secolo, che è riuscito ad affrancarsi dalla dottrina del "giardino di casa" americano. Due situazioni differenti, due mondi lontani ma due situazioni simili dove alle reali aspirazioni popolari di equità sociale e politica spesso fanno da contraltare i giochi di potere e gli scontri gra giganti e sono sintomatici della nuova gerra, si spera, fredda che stiamo vivendo e della spartizione del mondo che sta creando in zone d'influenza non più su base idelogica ma puramente economica: un'altro, purtroppo, successo dell'imperante liberismo...........
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