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mercoledì 12 giugno 2019

Enrico Berlinguer, la sconfitta di un uomo perbene

Fonte: Il Fatto Quotidiano Politica | 7 Giugno 2019 

Sassari 25 maggio 1922, Padova 11 giugno 1984: l’arco temporale in cui si è svolta la parabola terrena di Enrico Berlinguer, grande capo dell’Eurocomunismo e icona di una politica a sinistra che ancora non aveva smarrito il proprio alto senso civile. La biografia di un predestinato, come ricordava l’abituale sarcasmo di Giancarlo Pajetta: “giovanissimo si iscrisse al Comitato Centrale del Partito Comunista Italiano”.
Nel 1972 viene eletto leader nazionale di un partito che, tra i due “pezzi da novanta” di destra e sinistra interne (il liberal-stalinista Giorgio Amendola e il Pietro Ingrao attratto dal movimentismo), opta per una scelta “centrista”; incarnata al meglio da questo 50enne cultore degli aspetti più rassicuranti dell’ortodossia e dal profilo un po’ grigio del perfetto funzionario gradito alle masse dei militanti.
Eppure il prudente neo-segretario imprimerà un’accelerazione alla linea politica del Pci già l’anno seguente la sua nomina, varando la strategia detta del “Compromesso storico”: una grande alleanza tra le masse popolari cattoliche e comuniste per lottare contro i rischi di involuzioni autoritarie e superare la conventio che dal 1948 escludeva il suo partito dalle possibili alleanze di governo (anche se nelle regioni centrali italiane i comunisti erano stabilmente alla guida delle istituzioni, mentre pratiche consociative vigevano nelle commissioni parlamentari già dagli anni 50). Lanciata con una serie di articoli su Rinascita, la nuova linea affermava esplicitamente di rispondere alle evoluzioni del quadro internazionale; dove faceva da battistrada di quello che sarebbe stato l’ordine reazionario in arrivo, incarnato dal duo Ronald Reagan-Margaret Thatcher, il colpo di stato in Cile, avvenuto l’11 settembre 1973: l’assassinio del presidente legittimo Salvator Allende e l’instaurazione della dittatura del generale fellone Augusto Pinochet.
Eppure, anche nel nuovo scenario era possibile individuare il persistente filo di continuità con la tradizione togliattiana, egemone nella cultura comunista italiana: si governa solo in condominio con i cattolici, garanti degli equilibri sanciti nella spartizione delle sfere di influenza mondiali a Jalta; va respinta ogni velleità radicaloide di perseguire alternative democratiche alla Dc. Scelta indubbiamente coerente con narrazioni e lasciti culturali vigenti in via delle Botteghe Oscure e dintorni. Ma priva di quel respiro necessario per un effettivo rinnovamento della politica nazionale, che iniziava a mostrare forme di incanaglimento in un quadro bloccato: quanto veniva descritto da politologi anticonformisti come “bipartitismo imperfetto”. Che l’onesto ma scolastico Berlinguer stentava a scorgere, anche perché influenzato da un entourage in cui prevalevano i cattocomunisti di Franco Rodano e il loro ecumenismo estraneo a un’idea di democrazia come regolazione competitiva della lotta politica; a partire dal suo segretario personale Antonio Tatò.
Resta il fatto – sconfortante per la sinistra laica-azionista – di una strategia difensiva quando il fronte progressista conosceva la propria massima avanzata elettorale. Difatti i marpioni democristiani incassano i dividendi di questa apertura al buio per uscire dall’impasse e poi liquidano lo scomodo partner varando il Caf, acronimo dell’alleanza tra i campioni del cinismo furbesco – Bettino Craxi, Giulio Andreotti e Arnaldo Forlani – nell’ultima stagione spartitoria di Prima Repubblica; il saccheggio del pubblico denaro all’origine di quanto diventerà il deficit strutturale dei conti pubblici.
Messo in un angolo da tali volponi, Berlinguer reagirà lanciando la nuova parola d’ordine della “Questione morale”, invisa a un personale politico in via di farsi casta e ormai dedito spudoratamente al carrierismo. Compresi strati dello stesso Pci.
Il 28 aprile 1981, intervistato da Eugenio Scalfari, denuncia “l’occupazione dello Stato da parte di ladri, corrotti e concussi”. Ma ormai è solo una voce testimoniale, uno sconfitto dalla nuova politica rampante che seduce folle crescenti di accaparratori: la futura Italia berlusconiana. Battaglia solitaria che si conclude tragicamente il 7 giugno 1984: colpito da ictus durante un appassionato comizio elettorale a Padova, muore quattro giorni dopo. Con lui si estingue la stirpe dei politici per bene, i Sandro Pertini, gli Alcide De Gasperi. Poco dopo arriverà Tangentopoli con l’indagine di Mani Pulite.
Politica | 7 Giugno 2019

mercoledì 25 maggio 2016

Berlinguer: l'eredità dell'ultimo comunista

Oggi avrebbe compiuto 94 anni.... Enrico Berlinguer. Politico a tutto tondo la cui figura ancora oggi è punto di riferimento per i tanti che sperano di poter risollevare questo paese dal pantano in cui i nani arrivati dopo l'hanno cacciato; ma qual'è davvero la sua eredità? L'attivissimo Segretario del PCI cosa direbbe oggi dei suoi emuli di convenienza che sul giornale, dice che sia ancora quello fondato da Antonio Gramsci (studiatissimo fuori dall'Italia come filosofo politico.. avete capito bene FUORI DALL'ITALIA), hanno avviato una discussione a più voci sulla sua figura di politico, salvo naturalmente sottoporre a procedimento disciplinare l'unico giornalista uscito furoi dal coro.... oggi va così. In primis metterebbe sulla sua personale agenda la 'questione morale' e qui nulla cambiò in questo paese anzi semmai le cose sono peggiorate perchè mentre allora si rubava dietro le quinte, salvo essere beccati dalla Magistratura, oggi lo si fa alla luce del sole e con il consenso, informato, di una parte degli italioti che invidiano chi lo fa perchè non ci hanno pensato loro...; 'democrazia e partecipazione': una cosa di cui oggi si sente il bisogno in tempi di democrazia autoritaria dove, a colpi di 'riforme' imposte dai mercati e dai loro sodali (presenti a tutti i livelli sia nazionali che sovranazionali), si accentrano gran parte dei poteri nelle mani del governo mentre è il Parlamento a fare da notaio nel registrarne le decisioni. Naturalmente, come sosteneva anche Sartori (non certo un comunista), queste due parole dovrebebro riprendere l'originario significato e non essere due vuoti contenitori nei quali ognuno ci mette quel che vuole... e non è un caso che ai tempi di Enrico Berlinguer la partecipazione alle elezioni, di qualunque livello, era 'bulgara' mentre oggi si suda e si festeggia se si supera il 50%: un segnale preoccupante perchè se dovesse arrivare qualcuno che ne sa intercettare le pulsioni si ritroverebbe in un colpo solo al potere con un consenso che altri si sognano di notte...perchè questa democrazia del XXI secolo soffre di 'lotta di minoranze' che alternativamente prevalgono fra loro ma manca completamente di consenso popolare!!! Un altro punto che sicuramente gli starebbe a cuore è il lavoro, anzi IL lavoro: quello che da dignità all'essere umano permettendogli di guadagnarsi il posto nella società senza aspettare i capricci di un mercato del tutto ipotetico moso più da egoismi personali che da compulsiva volontà di creare le condizioni perfette dove offerta e domanda s'incontrano e si abbracciano... il lavoro dei giovani, quello dei lavoratori ma soprattutto la loro rappresentanza perchè oggi non ne hanno nessuna: in Parlamento mica sono rappresentati? Quindi il tema dei diritti che ne è la conseguenza logica: quei diritti che sono tali non quando vegnono concessi ma quando vengono tutelati al di là se vi sia o meno una legge..... infine le Istituzioni. Chiariamo subito un punto: il PCI era per un Parlamento monocamerale, senza se e senza ma; detta così però non rende onore all'idea che vi stava dietro ossia  quella di un paese che prevedesse un solo organo elettivo centrale si ma con una serie di organi intemedi quali erano quelli locali coordinatisi nella conferenza Stato-Regioni. C'è una certa differenza fra questa visione e la semplificazione del monocameralismo tout-court come viene venduta oggi.
Il tutto condito da un distacco netto dal sovietismo, pur presente nel suo partito, guardando più che a est a nord a quelle democrazia socialdemocratiche che così tanto lustro hanno dato a questa parola.....
E si potrebbe continuare .. ma la figura dell'uomo politico rimane come rimane la sua visione di un italia che sarebbe potuta essere ma che non sarà mai per i tanti farisei oggi presenti nel paese!!!!

Ciao Enrico

lunedì 9 maggio 2016

L'Italia che fu, protagonisti: Aldo Moro

« Per quanto si sia turbati, bisogna guardare al nucleo essenziale di verità, al modo di essere della nostra società, che preannuncia soprattutto una nuova persona più ricca di vita e più consapevole dei propri diritti. Governare significa fare tante singole cose importanti ed attese, ma nel profondo vuol dire promuovere una nuova condizione umana. » (Aldo Moro, Relazione al XII Congresso della Democrazia Cristiana, Roma, 9 giugno 1973)
Uno dei giganti della politica italiana: non un santo ma un realista, un politico che si rendeva conto che questo paese poteva diventare quello che in tanti, anche fuori dall'Italia, volevano evitare a tutti i costi che diventasse...... Argentina, Cile, ecc. tutti esempi di un laboratorio sociologico dove i popoli cercavano una via che altri (a Washington soprattutto ma anche mosca ci metteva spesso il becco) volevano impedire che prendesse. Il problema era, per il nostro paese, che era un paese di confine e che vedeva nel proprio corpo sociale la presenza del più forte, e del più socialdemocratico, Partito Comunista d'occidente con una forte presenza sociale, quasi una comunità, e una presenza politica altrettanto incisiva: al punto da, in nome del 'realismo togliattiano', accettare la 'conventio ad excludendum' ritagliandosi per se un ruolo di perenne opposizione, con alcune forme di mdello di governo in alcune regioni del centro del paese (cone sappiamo oggi con molti chiaroscuri), dalla quale condizionare il governo e le sue politiche forte di due punti fermi: essere sempre una valida alternativa e (anche grazie alla presenza del blocco di varsavia) fare da ponte e da pontiere con quelle spinte troppo forti verso un irrealizzabile 'socialismo di stampo marxista-leninista' che ad altro non avrebbe portato che a un golpe di stampo sudamericano. Moro, come Berlinguer, queste cose le sapeva eccome, e le temeva: ecco perchè si rese conto che doveva portare nell'ambito 'democratico (leggi occidentale)' - come aveva già fatto per il PSI -  questo partito non in quanto partito ma in quanto rappresentante di milioni di persone, di italiani che aspiravano ad altro, a un paese migliore. Ecco perchè espresse due 'disaccordi':
  • Disaccordo degli Usa: l'ingresso al governo di persone che avevano stretti contatti con il partito comunista sovietico avrebbe consentito loro di venire a conoscenza, in piena guerra fredda, di piani militari e di postazioni strategiche supersegrete della Nato. Inoltre, una partecipazione comunista in un paese d'influenza americana sarebbe stata una sconfitta culturale degli Usa nei confronti del resto del mondo, e soprattutto dell'Urss[22];
  • Disaccordo dell'Urss: la partecipazione al governo del PCI sarebbe stata interpretabile come una forma di emancipazione del partito dal controllo sovietico e di avvicinamento autonomo agli USA
All'inizio del 1978 Moro, allora presidente della Democrazia Cristiana, fu l'esponente politico più importante che ritenne possibile un governo di "solidarietà nazionale", che includesse anche il PCI nella maggioranza, sia pure senza una presenza di ministri comunisti nel governo, in una prima fase. Tale soluzione presentava rischi sul piano della politica internazionale, in quanto non trovava il consenso delle grandi superpotenze mondiali.
Ed ecco perchè fu ucciso: furono le BR, questo dice la storia ufficiale ma come non pensare ai tanti processi sulla sua vicenda e alle tante ricostruzioni che sono state fatte che disegnano uno scenario completamente diverso: dove dietro utili idioti si nascondevano proprio gli 'amici' del paese; gli alleati di sempre; coloro che 'avrebbero fatto capire al popolo quel che loro credevano fosse meglio per esso'; una frase tristemente famosa usata da un eminente americano a proposito dei cileni e anche lì guarda caso poco dopo Allende ci fu un golpe, anzi 'il' golpe per eccellenza fatto dal 'sincero democratico e amico dell'occidente' Pinochet e in Argentina dai colonnelli... per tacere della Grecia. Questa è storia e in nome della stessa storia Moro ha pagato con la vita il suo sogno come anche il nostro paese ha pagato dazio con gli anni del terrorismo, della strategia della tensione e della varie P2: oggi lo sta ancora pagando......
Fonte: wikipedia in corsivo nel post

giovedì 4 febbraio 2016

.. sul Caso Moro

è di oggi, non so se avete sentito o letto, la notizia che starebbe emergendo una nuova vicenda sul Caso Moro: pare che siano venute alla luce foto e registrazioni telefoniche che contraddirrebbero la verità emersa finora dai processi e dai racconti che da essi sono scaturiti... ma andiamo con ordine.
Forse avrete sentito che alcuni ex brigatisti e familiari di vittime del terrorismo sono stati invitati ad alcuni corsi fatti per i magistrati per aiutarli nella comprensione del fenomeno di quegli anni e portare storie ed esperienze: apriti cielo, polemiche a non finire; personalmente sarei anche favorevole perchè prima o poi si deve mettere sotto la lente quel periodo e non solo per i magistrati, ma.... sono emersi veleni segno, forse, che qualcuno ancora non vuole che si faccia piena luce sulla vicenda di quegli anni o teme l'emergere delle verità nascosta e inconfessabili; una di queste mi ha particolarmente colpito perchè si è parlato di alcune foto venute fuori che provavano la presenza di alcuni malavitosi nel mentre dell'attacco brigatista alla scorta di Moro (che, se provata, metterebbe sotto una nuova luce tutta la vicenda dandogli un aspetto ancor più sinistro di quanto non fosse già di suo) e di una registrazione telefonica fra un noto esponente DC e un malavitoso da cui emergerebbe proprio l'allarme, e di conseguenza, la necessità che proprio quelle foto dovessero sparire per non mettere in piena vista, forse, il coinvolgimento, sempre sospettato e mai provato, di alcune personalità nel Caso Moro soprattutto perchè l'azione di Moro mirava a coinvolgere il PCI nei processi di gestione politica dello Stato se non addirittura a portare questo partito al Governo rompendo quella conventio ad excludendum che dal 1948 in poi ha bloccato il sistema politico italiano. Azione, che com'è emerso dai vari processi sulle stragi, sul terrorismo e sulla vicenda di Moro, la cosa era temuta non solo da circoli di destra e politico-militari nostrani ma da consimili occidentali e soprattutto americani... che non si fecero scrupolo a usare servizi deviati, infiltrati nell'estrema destra e nell'estrema sinistra, e quant'altro per influenzarne le scelte e, soprattutto, per indirizzarli verso l'eversione pura facendosene scudo e utilizzandoli come strumento: un esempio per tutti è l'infiltrazione nei gruppi anarchici di agenti provocatori in modo da indirizzare subito le indagini sulla strage di piazza fontana a milano verso di essi. Solo dopo, molto dopo, venne scoperto il giochino e la trama che esso nascondeva ma ci vollero anni e anni di indagini, processi e .... Pinelli che fu "suicidato" nella Questura di Milano. Queste opeerazioni di "false flag" sono note ormai ma allora chi aveva interesse a farlo cavalcò l'onda e mise le basi per la distruzione di quella maturazione del paese, lo scongelamento di oltre un terzo della società italiana di allora che votava a sinistra, in senso democratico che venne, a forza di bombe, corruzione e quant'altro, bloccato con gli esiti che oggi ben sappiamo e che abbiamo ancora oggi sotto gli occhi!!!!!
Che paese saremmo stati se quel processo non fosse stato bloccato? Diverso? Migliore? Chi lo sa.. la storia non si fa con il senno di poi è noto ma  chiederselo sarebbe auspicabile perchè proprio in quegli anni furono gettate le basi dell'involuzione del sistema politico che è sfociato nell'attuale situazione sia politica che sociale.......  certo sapere che:
  1. eravamo terreno di scontro fra servizi stranieri (Argo 16, Sigonella, DC9 Itavia e Ustica ecc.);
  2. i nostri servizi, ben lungi dal difendere la legalità e la democrazia si prestavano, almeno in parte, a questo gioco e di fatto permettevano che questo scontro avvenisse non solo a forza di infiltrazioni ma pure di bombe;
  3. i nostri politici sapessero e ci vivacchiassero sopra traendone potere basato sia sulla necessità di tenere sotto il tacco occidentale il paese sia sull'ineluttabilità della conventio ad excludendum bloccando  di fatto il paese in una ingessatura da cui oggi non ci siamo ancora liberati;
  4. tutte le vittime delle bombe e del terrorismo erano solo carne sacrificabile in nome del potere fine a se stesso e che questo potere non esitava a fare accordi con la malavita sia per tenere, e mantenere, lo status quo sia per trarne beneficio politico-elettorale (ben sapendo che c'era una contropartita in termini di mancata presenza dello Stato e della legalità in enormi fette del paese... e non tutte del SUD come ben provano le indagini, non solo di questi ultimi anni, sulle infiltrazioni malavitose al nord);
  5. ecc. ecc.
insomma tutti sapevano e sapevano che il potere avrebbe permesso un cambiamento solo quando tutto sarebbe cambiato affinché nulla cambiasse.... e perchè ciò accadesse erano disposti a tutto come potevamo sperare in un mondo migliore con una cappa di piombo siffatta? E ora vien fuori di "apprensioni" di alcuni politici beccati al telefono affinché "certe" foto che provavano la presenza di malavitosi sul luogo dell'attacco BR ad Aldo Moro.. cosa dobbiamo pensare? Che tutte le leggende "metropolitane" (presenza di personaggi sul luogo del rapimento; azione militare della quale pochi credettero le BR fossero realmente capaci di mettere in atto; individui troppo spesso provenienti da zone "grgie" al confine fra terrorismo e servizi segreti; ecc. ecc.) venute fuori e dette a mezza voce ERANO VERE?
Ma, d'altronde, cosa ci si poteva aspettare da un potere che non esitò a "unificare" il paese corrompendo i grandi latifondisti del Sud (ebbero l'assoluta garanzia che non sarebebro stati nemmeno sfiorati nelle loro prerogative) e gli Ufficiali delle'sercito borbonico (quasi tutti incorporati nel futuro esercito italiano con gli stessi gradi e prerogative)? O che invase, senz'alcuna dichiarazione di guerra o altro atto, gli stati del centro-italia? O che conquistò il lombardo-veneto infiltrando agenti in quelle zone per provacare rivolte e associazioni segrete filo-massoniche e con il placet francese, grande alleato, che inviò truppe allo scopo? O che non si fece scrupolo di commettere eccidi come quello di Bronte? E che troppo spesso quello che ora chiamiamo "risorgimento" troppo spesso, se si guardano alcuni aspetti, diventa più che altro conquista per evitare pericolosi avversari? O che i "plebisciti" che furono fatti per chiedere di essere annessi al Regno di Sardegna furono, come dire, "pilotati" perchè le certificazioni del voto furono fatte prima ancora che si conoscessero gli esiti dei "voti (cui peraltro parteciparono in quasi tutti i casi minoranze e senz'alcun controllo che le stesse persone non votassero più volte in diversi seggi)"?
Di tutto ciò cosa dovremmo pensare? Che in un paese nato così quel potere informe ma potentissimo potesse mollare la presa e farci crescere come popolo e come società realmente libera e che democraticamente si scegliesse il futuro? Che illusi che siamo......
p.s.
la conferenza a cui avrebbero dovuto partecipare leggo ora che è stata annullata... ma il resto? E' vero o è solo l'ennesima "leggenda metropolitana"?

mercoledì 16 dicembre 2015

Gelli, Cossutta: la generazione degli opposti estremismi che va via

No, non è strano come accostamento, anzi.. ma nessuna dietrologia o complottismo: questi due erano nemici giurati. Ma, come in tutte le cose italiane, c'è un quid che ne lega i confini, ossia l'essere in qualche modo contro: un faccendiere piduista ecc. l'uno il più filo-sovietico l'altro, e non è poco. Hanno anche in comune, strano ma vero, una certa coerenza personale: mai hanno abiurato le loro idee; ci son finiti in galera per esse. L'uno perchè mise su il più grave attentato alla legalità democratica del paese per essere stato il crocevia di tante trame, complotti e chissà cos'altro che hanno avvelenato la nostra storia recente; l'altro per aver tenuto il punto sempre.... un vero credente in un idea al punto di uscire dal PDS quando il PCI morì e da rifondazione comunista (fondata insieme a due ex socialisti, Bertinotti e Libertini,) quando questo partito ritirò la fiducia al governo Prodi fondando il PdCi.
Cossutta 
 era un operaista a tutto tondo ma apparteneva all'aristocrazia "rossa": quel gruppo di intellettuali e dirigenti che, magari, un operaio lo vedevano una volta all'anno ma che mitizzano nei loro scritti e discorsi quale catarsi dell'uomo nuovo marxista ma da cui erano lontani anni luce per estrazione, pensiero e quant'altro e che stava benissimo all'opposizione in Parlamento nascondendosi die tro la la "conventio ad excludendum" che tante rogne evitava al partito..... nel grande interscambio fra il PCI e la DC questa regola non scritta salvava il sistema e consentiva a ognuno di rimanere nel proprio orticello ben coltavato: peccato che il sisitema degli "orticelli" ben presto andò in cancrena per vizi intrisechi ad esso rovinando spesso il raccolto.... il '68 e il terrorismo furono due di queste malepiante e non è un caso che sempre, quando si trattò di fare quadrato, tutto il sistema si disponeva a difesa dello status quo: in questo avrebbero dovuto ringraziare il fascismo ahce aveva distrutto tutto quel substrato sociale e culturale tipico di una democrazia avanzata che gli permette di superare crisi gravissime senza che i cosiddetti fondamentali fossero messi in discussione.... eliminandolo il "partito" era direttamente coinvolto in qualunque ganglio vitale della società e dello Stato e la cosa non poteva non creare problemi visto che a quel punto ognuo mirava a metterci i propri in essi: non era un requisito la comptenza ma l'appartenenza: quel che accade oggi è direttamente figlio di quella situazione;dal 1948 in poi questo "sistema" ha generato mostri, mostri ancora in vita, purtroppo...
Nota a margine
a differenza di tanti altri dirigenti e militanti Cossutta non era un migrato: non era un "fascista redento"; è semper stato coerente con le sue idee e piaccia o meno si è dimostrato migliore di tanti suoi conteporanei che erano si comunisti ma erano già a guardare al craxismo e all'affarismo ammantandolo di "nuovo"...... io non ho condiviso nulla del suo saggio "Lo strappo (con cui denunciava l'abbandono della centralità sovietica da parte del PCI berlingueriano)" ma gli riconosco a posteriori quella capcità testarda di mantenere quel principio di coerenza che in questo paese anzichè essere considerata una virtù è sempre stata vista come una cosa "aliena", una cosa da fessi...
 Dall'altra parte Gelli
uno di quelli che che aveva come obbiettivo primario il sovvertimento dell'ordine democratico così com'era uscito dalla fine della seconda guerra mondiale. Era crocievia di interessi esteri e nazionali; accreditato, senza che fosse mai dimostrato, di conoscenze prossime ai circoli più reazionari americani che, certo non vedevano di buon occhio il PCI ma men che meno volevano che questo partito potesse in qualche modo collaborare al governo del paese... ed ecco che puntualmente spuntano fuori Gladio, terroristi rossi e/o anarchici, poi rivelatisi neri e/o appartenenti a frange dei servizi deviati, stay behind ecc. tutta una stagione di terrore che giustificò di fatto non solo la teoria degli opposti estremismi ma soprattuto bloccò il paese rendendolo preda di poteri occulti e terra di scorrerie di potenze estere. Naturalmente il nostro non fu mai direttamente coinvolto ma la "manina" c'era... e fino all P2, anche qui ce ne sarebbe da dire, forse era noto solo a livelli alti della politica e dell'affarismo, ma non alle masse. Da notare che proprio con l'emersione, mi chiedo quanto casuale, della loggia P2 l'intreccio venne allo scoperto: vi facevano parte personaggi di alto livello della vita pubblica: militari, boiardi di stato, imprenditori (...), giornalisti, e quant'altro mettendo a nudo la capacità di penetrazione del Nostro e la assoluta permeabilità del ceto pubblico; un male antico che a ogni svolta importante della nostra storia ha impedito di far intraprendere al paese la strada in tutta autonomia: a suon di bombe e quant'altro questo paese fu ricacciato nella retroguardia occidentale e le consueguenze, come già detto prima, le abbiamo tutti sotto gli occhi, magari a livello finanziario-politico ma son ancora tutte lì. Una nota a margine, pura curiosità, è il suo Piano di Rinascita democratica  . Non immaginate nemmeno quanti punti di questo "piano" sono stati ad oggi attuati:
I suoi obiettivi essenziali consistevano in una serie di riforme e modifiche costituzionali onde

« … rivitalizzare il sistema attraverso la sollecitazione di tutti gli istituti che la Costituzione prevede e disciplina, dagli organi dello Stato ai partiti politici, alla stampa, ai sindacati, ai cittadini elettori »

In particolare andavano programmate azioni di Governo, di comportamento politico ed economico, nonché di atti legislativi, per ottenere ad esempio nel settore scuola di
« … chiudere il rubinetto del preteso automatismo: titolo di studio - posto di lavoro… »
Un veloce excursus:
  1. responsabilità civile dei magistrati, separazione fra giudicante e pubblico ministero? Fatto o quasi.
  2. Senato non elettivo ma di secondo livello? Work in progress e proprio dai "nipotini" del PCI.
  3. bipartitismo con due partiti (o accolita simil partitica)? Fatto. Oggi i principali son due con un terzo, M5S, che fa rotella che tiene il tutto perchè è l'unico con un certo seguito reale a livello popolare.
  4. abolizione della validità legale del titolo di studio? Ci stanno lavorando seriamente.
  5. abolizione delle province? Ci siamo: ora sono organi di secondo livello; un primo passo per la loro eliminazione..
  6. Riduzione del numero di parlamentari? Qui la vedo dura ma ci si arriva...
  7. Controllo dei media? Il piano prevedeva il controllo di quotidiani e la liberalizzazione delle emittenti televisive (all'epoca permesse solo a livello regionale); nonché l'abolizione del monopolio della RAI e la sua privatizzazione. L'abolizione del monopolio RAI era avvenuto prima della scoperta della loggia, con la sentenza della Corte Costituzionale del luglio 1974 che liberalizzava le trasmissioni televisive via cavo.
Insomma, sempre da Wikipedia, "consisteva in un assorbimento degli apparati democratici della società italiana dentro le spire di un autoritarismo legale che avrebbe avuto al suo centro l'informazione" non male per un "imprenditore", vero? Il Governo diviene il centro del potere e il Parlamento è solo un appendice, uno sfogatoio, del primo: mi pare che ci siamo....
Perchè li ho accostati? Perchè a loro modo hanno "fatto" il paese e la sua storia: nel bene e nel male... non ne sentirò la mancanza anche se, purtroppo, le conseguenze a pagarle saranno i nostri nipoti....
 



martedì 29 luglio 2014

Unità addio?

E' l'ultimo sepolcro di quel che fu il PCI, il giornale fondato da Antonio Gramsci dal primo agosto, a  meno di miracoli dell'ultima ora, smetterà di uscire...... alla fine ce l'hanno fatta: per quanto possa essere cambiato e fatto cambiare questo ultimo cordone con il passato sta per morire e nessuno ne sembra dispiaciuto, anzi, al di là delle parole di circostanza in molti, anche nelle fila degli ex comunisti, ne sono intimamente felici: hanno fatto tanto per riciclarsi e disperderne il ricordo di essere stati parte del PCI che vedevano con fastidio quasi fisico il solo sentirne parlare; figuriamoci poi un giornale per quanto allineato e coperto. Per me quel giornale era un simbolo, quasi un totem mediatico, di un tempo nel quale un figlio di un lavorante barbiere poteva diventare parte di un qualcosa, arrivando anche ai massimi livelli politici: tempi in cui il capitalismo non aveva gettato la maschera rivelando la sua vera natura e durante il quale poteri oscuri facevano di tutto per evitare l'ascesa democratica del più grande partito comunista al di qua della cortina di ferro e anche della più grande forza socialdemocratica, questo in realtà era il PCI, occidentale che aveva si uomini al proprio interno non avulsi dal prendere mazzette o di essere filo-americani... ma vedeva anche la presenza di personale politico sano e dirigenti retti e onesti, come Enrico Berlinguer che ben sapevano che bisognava non restare in mezzo al guado ma traversarlo quel fiume che avrebbe portato quel partito, e il suo popolo, nel grande oceano delal socialcemocrazia occidentale: ma era troppo poco per chi aveva altri programmi; per chi spingeva a sostituire la bandiera rossa con quella ex-dc con qualche sporcatura di rosso; per chi ha aderito alla massoneria; per chi pensava che fosse il mercato e non i cittadini  da salvaguardare e favorire; che dovesse essere la finanza e non il lavoro a essere salvaguardata; e i rentier e non i lavoratori a essere tutelati...... e altrettanti erano certi che i parassiti dovessero essare salvati qualunque fosse il loro crimine e a pagarne il conto per primi erano i lavoratori e poi i cittadini così come potete star certi che è il salario a dover essere compresso mentre le rendite finanziarie dovevano poter volare alto senza pagare dazio.. ben sapendo che bastava un quadro del genere per spingere gli italiani, che non hanno mai brillato per sentimento e orgoglio nazionale, a non pagare le tasse appena possibile fregandosene del proprio simile che ne pagava le conseguenza.
Massì chiudiamolo il giornale.... a che serve tenerlo in vita? Solo per salvaguardare qualche stipendio e basta? Non è più che un nome su un giornale, maglio applicargli l'eutanasia.

martedì 25 marzo 2014

Sequestro Moro, “ha un nome il presunto uomo del Sismi che aiutò Br in via Fani”

di Redazione Il Fatto Quotidiano | 25 marzo 2014
Avrebbe un nome il misterioso motociclista al soldo dei servizi che, secondo la recente rivelazione dell’Ansa, avrebbe partecipato all’agguato di via Fani per proteggere la fuga dei brigatisti dopo il sequestro di Aldo Moro. Lo scrive la Stampa e il nome è quello di Antonio Fissore, originario di Bra in provincia di Cuneo, morto a Firenze nell’agosto del 2012 a 67 anni. Fotografo, regista tv, esperto di comunicazione, per un certo periodo anche commesso in un negozio di dischi nel quartiere San Paolo a Torino. Ma in cantina deteneva armi e una copia di Repubblica datata 16 marzo 1978, l’edizione straordinaria mandata in edicola il giorno del sequestro del presidente della Dc, ucciso 55 giorni dopo. Secondo il quotidiano torinese, “sarebbe lui l’agente X che, in sella a una Honda blu con un ‘collega’, avrebbe partecipato al sequestro Moro, proteggendo la fuga dei killer delle Br”. Spianando una mitraglietta contro un testimone, indicendolo ad allontanarsi.  Anche se, è sempre la Stampa a riportarlo, la moglie separata Franca Faccin lo difende: “Nel ’78 era a casa con noi, a Bra, mai stato nei servizi”.
Fissore è descritto come un uomo “alto 1,90, calvo, baffi, distinto”. A segnalare la sua presenza in via Fani una lettera anonima arrivata alla redazione torinese nel 2009, scritta dal sedicente “collega” che era con lui sulla stessa moto al momento del sequestro e del massacro dei cinque uomini della scorta. “Quando riceverete questa lettera sarano saranno trascorsi almeno sei mesi dalla mia morte come da mie disposizioni”, chiarisce il mittente. Non fa il nome del “collega”, ma offre indicazioni per identificarlo come il “marito” della commessa del negozio. Il giornale gira la lettera alla Digos di Torino, che rintraccia Fissore.
Il 24 maggio 2012 scatta la perquisizione nella villetta di Bra. In una scatola di cartone ci sono due pistole, una cecoslovacca e e una semi-automatica Beretta. C’è anche una copia di Repubblica del 16 marzo 1978. E, scriva ancora la Stampa, “una busta con un foglio dell’ex parlamentare dc Franco Mazzola, nel ’78 sottosegretario alla Difesa, ritenuto uno dei depositari dei segreti del caso Moro”. La conseguente indagine per «incauta custodia» delle armi viene archiviata dalla procura di Alba quando Antonio Fissore muore, tre mesi dopo la perquisizione. I risvolti legati al caso Moro prendono la via della Procura di Torino e da qui della Procura di Roma, dove tutto viene definitivamente archiviato. A ritirare fuori la storia, nei giorni scorsi, è l’ex poliziotto Ernesto Rossi, che racconta al giornalista dell’Ansa Paolo Cucchiarelli l’inchiesta finita in nulla: “Non so bene perché – racconta Rossi – ma questa inchiesta trova subito ostacoli”.
Trentasei anni dopo la strage di via Fani spuntano nuove suggestioni e piste inedite. Secondo le quali, pezzi dello Stato si sarebbero dati da fare per far sparire il politico del “compromesso storico” Dc-Pci non solo depistando le ricerche del prigioniero durante i 55 giorni del sequestro, ma addirittura agevolando le Br durante il sanguinoso assalto di via Fani. Un agguato – se lo scenario disegnato fosse quello vero – evidentemente conosciuto con scongruoanticipo. Ma la ricostruzione si basa su persone defunte che non possono confermarla né smentirla. Morto il presunto autore della lettera anonima, morto Fissore, morto il colonnello del Sismi Camillo Guglielmi – presente con certezza in via Fani quella mattina – ai cui ordini i due avrebbero agito.
Alla Camera è intervenuto sul punto il vicepresidente dei deputati Pd Gero Grassi: “L’estraneità dal commando brigatista della moto Honda presente a via Fani la mattina del 16 marzo 1978 è stata accertata dalla magistratura”, ha affermato. “Questo è un punto fermo, un fatto innegabile alla luce del quale considerare anche le recenti novità”. Grassi cita ’audizione del 9 marzo 1995 della Commissione Stragi ai pm Franco Ionta, Antonio Marini e Rosario Priore: il testimone Alessandro Marini disse che “un motociclista a bordo di una Honda aprì il fuocò, alcuni proiettili colpirono il suo ciclomotore; il giudice Santiapichi giudicò la testimonianza ‘una versione lucida degli eventi”. L’Honda in via Fani c’è e i brigatsti confermano più volte che i centauri non sono dei loro, anche se in tante altre circostanze hanno “ammesso il fatto senza identificare gli autori”. Il pm Marini concluse: “Noi riteniamo che se c’è la moto Honda, e vi deve essere, secondo la sentenza passata in giudicato, essa evidentemente nasconde una circostanza diversa rispetto all’organigramma brigatista. In sostanza si presuppone che vi potessero essere altre persone di supporto all’azione brigatista, che non fossero membri dell’organizzazione “.
p.s.
io non so se è l'ennesimo depistaggio e nemmeno so se mai si riucirà a togliere il velo o meglio... l'omertà mafiosa che ha legato gli alleati atlantici, i nostri politici, i servizi deviati e i tanti burattinai che ci hanno messo le mani: di una cosa ero e sono certo ossia che quanto prefigurato da Moro "non doveva avvenire".... il PCI e la DC "dovevano" restare antitetici e quell'incrocio della storia di questo paese non doveva arrivare; provate a immaginare se invece fosse avvenuto come sarebbe stata l'italia: peggiore di questa sicuramente no!

lunedì 11 giugno 2012

Berlinguer: 28 anni dopo...

..... e dopo la full immersion nel rock di Springsteen..............




E' il 28° della morte di Berlinguer, segretario politico di partito che fu, di un Italia che fu.. e forse non tornerà. Non mancano gli epigoni ma sono pallidi simulacri; non mancano nemmeno coloro che gli tirano la giacchetta (chi per rivalutare il craxismo e chi per svalutare il personaggio).. anch'essi nani veri e propri. I suoi successori in una cosa sono riusciti: farlo rimpiangere. Tali e tanti sono state le svolte che il suo lascito é ancora intonso ... che per un COMUNISTA, quale lui era e altri non sono stati né mai saranno, è il miglior riconoscimento cui possa essere fatto....



di lui si diceva fosse triste: io non credo; credo invece che fosse semplicemente se stesso e che sentisse il peso e la responsabilità di rappresentare milioni di italiani, milioni...... di persone che speravano e credevano che ci poteva essere un futuro più giusto e, soprattutto, migliore; quanti, oggi, possono dire la stessa cosa?



mi fermo qui e al posto della solita icona voglio qui postarne una pò particolare...







solo riscoprendo UOMINI siffatti possiamo costruirci un futuro non da ragionieri ed essere gestiti da bancari.....



vi segnalo infine questo sito a lui dedicato



ENRICOBERLINGUER.IT uno sito a lui dedicato ma non solamente descrittivo, anzi...



lunedì 9 aprile 2012

addio a una delle ultime signore della sinistra, addio Miriam Mafai

C'ha lasciato una delle ultime signore che hanno fatto la sinistra italiana, Miriam Mafai. Una donna tosta, intelligente, compagna di quelle che non si faceva accecare dal primitivismo femminista, pur essendolo fieramente, che sa solo accontentarsi di quote e riserve indiane: al punto da esser definita la "femminista nel partito più maschilista di tutti", quello comunista. Definizione forte ma in parte veritiera se le donne del PCI sepsso han pagato un prezzo alto per le loro idee.




ADDIO MIRIAM



martedì 29 novembre 2011

Politici e politucoli.... Uomini, mezz'uomini.....



LUCIO MAGRI
Quando ho sentito che Lucio Magri era morto ho avuto un attimo di smarrimento, uno dei padri veri del socialismo italiano, socialismo senza alcuni veli ipocriti e moralisti di parte del PCI (partito nel quale ha vissuto una stagione politica intensissima sia quando ancora manteneva questo nome sia quando cambiò codice genetico trasformandosi in ..... altro addirittura in un qualcosa che rinnegava spudoratamente il proprio passato abbracciando un liberismo compassionevole che fa a pugni sia con la tradizione di parte dei propri dirigenti ancora in attività sia con gran parte del proprio elettorato che ancora nel cuore ha quella falce e quel martello e tutto ciò che quel simbolo ha rappresentato per tantissime generazioni di italiani fra cui il sottoscritto...... per non parlare del contributo dato alla rinascita democratica dell'italia e non solo in termini politici ma, soprattutto, di vite e sacrifici personali di tantissimi militanti che vi hanno contribuito dando anche, durante la Resistenza, la vita), eretico al punto di asumere posizioni anacronistiche rispetto alla "linea ufficiale": in ciò facendo il paio con gli altri "eretici" come Ingrao ad esempio.... si eretico e, in senso lato, aristocratico; un uomo che non aveva paura di prendere posizioni tangenziali partendo dalla propria visione per nulla conformista, anzi. Per tanti giovani questo UOMO di sinsitra era un punto di approdo politico e culturale e non era infrequente che quei giovani camminavano con in tasca giornali come L'Unità accompagnata dal "Manifesto" ossia il giornale della sinistra del dissenso che mal sopportava i parallelismi del PCI e della sua linea troppo spesso più vicina ai bizantinismi andreottiani che alle elaborazioni che venivano su dalle strutture di base del partito. Questa era la parola chiave: Dissenso, completo e radicale, comunista radicale ma contemporaneamente rivoluzionario ma proprio per questo che non perdeva mai di vista le proprie origini cattoliche e per questo capace di spingere per la scissione di quella che poi diventerà Rifondazione Comunista salvo poi spingere ad una successiva scissione dei cosiddetti Comunisti unitari per supportare il borghesissimo Governo Dini: si può dire che forse questa sua inquietudine fosse l'antesignana di una sinistra senza paraocchi, con si un idea di fondo, ma senza catecumenismi di maniera e borghesi. La mia storia personale ha più di una volta incrociato quella di Lucio Magri: non solo da militante di sinistra ma anche da eretico di un partito prima troppo preso dal compromesso di potere, indotto dalla conventio ad excludendum, e poi capace di sperperare anni di lotte e speranze di intere generazioni in una società più giusta e democratica per rincorrere la storia senza nessuna analisi retrospettiva, tantomeno autocritica.
C'é però un altro aspetto: Lucio Magri, e la cosa non mi meraviglia, ha scelto AUTONOMAMENTE di andarsene, in maniera laica e libera. Si può dire tutto: che fosse depresso; che fosse disperato nella sua solitudine.... si può dire tutto e il suo contrario ma in realtà Lucio Magri appartiene a una genrazioni di grandi UOMINI che sapevano decidere del proprio destino vivendo una vita piena, e anche contraddittoria, MA VISSUTA SEMPRE SUL LIMITE DELLA PROPRIA ESISTENZA ed era una generazione che vanta nomi come Monicelli; Berlinguer; Montanelli; Pintor; Amendola (quello cui maggiormente mi richiamo e che ho preso come modello politico e personale ... "una scelta di vita" e "un isola", i suoi libri, li tengo sempre vicino e ogni tanto me li rileggo e ogni volta trovo spunto e forza per continuare a camminare in questo paese senza memoria a schiena dritta. Una cosa mi piace ricordare di questa generazione di UOMINI: erano uomini d'azione, non solo politica, e di pensiero ma soprattutto di penna e con essa spesso, anche anni prima, facevano il proprio percorso..... ivi compreso il proprio testamento. Magri nel "Sarto di Ulm (un libro prettamente politico con la "P" maiuscola) aveva previsto la propria scelta finale... un individuo che decide di sfidare (liberamente)" la forza di gravità finendo poi al suolo e morendo.. c'è tutto Magri in questo libro: libero arbitrio; scelta individuale; proprio orizzonte politico e umano; infine scelta finale di come e quando andarsene... quel sarto é lui e quella scelta é sua: l'ultimo sberleffo alla ineluttabilità.....
Addio Compagno Magri
p.s.
ogni volta che un UOMO così se ne va lo fa a modo suo e ogni volta mi ritrovo a fare un indegno paragone fra persone così e "quelli" di oggi: sia gli eredi della tradizione comunista sia gli altri.. e mi viene la nausea. Scusate ma trovavo doveroso dirlo.....

mercoledì 8 settembre 2010

Bonanni contestato? qui prodest?

Sia chiaro: polemizzare con qualcuno, anche duramente, va bene tirare fumogeni con la scusa di contestare, no. Detto ciò; cosa ci si aspettava dopo che Cisl e Uil hanno fatto la scelta del modello Pomigliano, anziché far evidenziare le contraddizioni del modello imposto dalla Fiat, un mazzo di rose? Era prevedibile che avvenisse com'era prevedibile che i sindacati di destra fossero messi sotto i riflettori di tutti, facinorosi compresi, dopo che hanno fatto le scelte che hanno fatto: d'altronde le scelte impopolari non pagano nell'immediato, vero? Infatti, come già detto nel precedente post, i mali attuali nel mondo del lavoro hanno radici antiche e tutti ne sono corresponsabili, CGIL e pdmenoelle compresi. In questo modo li si rafforza nella convinzione di essere nel giusto: temono le contestazioni è vero ma ancor di più temono la lontananza dalla tavola imbandita anche per loro e fra le due preferiscono essere contestati ma genuflettersi (anche per non perdere preziosi soldini per la varie fondazioni "culturali" a loro collaterali) all'imperio del Dio minore anziché il contrario. Allora a chi come Deaglio che ha sostenuto che bisognerebbe ridurre il tempo libero per chi lavora cosa si dovrebbe fare? No qui il problema è diverso: bisogna abbandonare gli schemi del '900 e navigare in mare aperto, anche subendo le tempeste inevitabili, lontano dalle coste e con la bussola ben in vista perchè solo così si può sperare di salvare il salvabile e mettere i mattoni della ricostruzione della legislazione del lavoro non certo con fischi, fumogeni, ecc...: abbandoniamoli a loro stessi (cancellandoci dalle sigle in massa) e lasciamoli morire di inedia per mancanza di ossigeno, leggasi tessere e soldi, anzichè rilegittimarli con i fischi....... partiti e sindacati sono giganti dai piedi d'argilla: senza iscritti e militanti muoiono, cosa aspettiamo allora? I lavoratori votano Lega e qualcuno si scandalizza, io no e sapete perchè? Semplicemente perché hanno ragione a farlo: erano invisibili dopo la sparizione del PCI e la successiva frammentazione, cosa avrebbero dovuto fare? Rintanarsi e aspettare che arrivi un messia o una nuova ideologia che li faccia sentire meno strumenti o aderire in massa al tanto peggio tanto meglio? Io avrei scelto la seconda e sfido i masochisti a fare altrimenti, perché io non lo sono!! O avrebbero dovuto bersi la favola del patto fra produttori dove loro sono il convitato di pietra?

giovedì 11 giugno 2009

berlinguer,25 anni dopo.

dal blog di tonidany
La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico.
Domani ricorre l'anniversario della morte di Enrico Berlinguer, da molti considerato, e alla luce dei fatti attuali,l'ultimo grande leader del PCI, persona autorevole, rigorosa e di levatura politica e morale impensabile ed introvabile al giorno d'oggi.Troppo pessimista?Usando parole non mie, io sono di media statura ma non vedo giganti intorno a me.Mitizzazione? No, era una persona con pregi e difetti, e lui per primo ne era conscio,ma era completamente sprovvisto dell'arroganza che oggi è bagaglio della classe politica dominante e di cui erano a conoscenza anche i suoi avversari politici che si inchinarono davanti alla sua bara rendendogli omaggio.Seppe guidare il PCI in momenti pericolosi, svincolandolo dalla sudditanza all'URSS e costruendo il compromesso storico, avendo ben presente il modello democratico e probabilmente se fosse vissuto, avrebbe trovato altre soluzioni al momento del crollo dei regimi comunisti, ma le ipotesi non servono alla realtà.


Comunque sia,domandandomi che è rimasto di lui, del suo operato, 25 anni dopo,ne onoro la memoria ancora una volta.


sabato 22 novembre 2008

Ciao Sandro........


Un'altro Padre Nobile del giornalismo italiano, Sandro Curzi, c'ha lasciato. Comunista (di quelli rispettati anche dai nemici e avversari interni ed esterni allo schieramento di appartenenza) da sempre (a 13 anni nella Resistenza e a 14 già iscritto al PCI, a 19 partecipò alla nascita della nuova FGCI): era ironico e arguto; competente nel suo lavoro; capace anche di dire no; lavorò in vari giornali (paese sera per dirne uno) insieme a Biagio Agnes e Alberto La Volpe fece nascere e uscire dal limbo Raitre facendola assurgere ai livelli di ascolto delle altre reti RAI e pienamente competitiva con le tv berlusconiane. Ha vissuto la vita della Repubblica, più che vita direi convulsioni, da un posto privilegiato assumendo anche, quando lo riteneva necessario (quanti giornalisti di oggi ne sarebbero capaci?), posizioni eterodosse. Siamo sempre più poveri................

lunedì 20 ottobre 2008

Vittorio Foa è morto: ora la sinistra perde un'altra memoria storica


Un'altro dei grandi padri della sinistra, quella vera, è morto oggi. La sua mente lucida e il suo apporto alla crescita delle classi escluse dal banchetto è stato fondamentale nella storia dei movimenti sociali del paese: a volte una voce eretica; a volte allineata a volte meno; altre ancora una voce con una prospettiva diversa, e sicuramente più ampia, rispetto al trend del partito di riferimento ma sempre un pensatore presente nel dibattito e nelle trasformazioni che ha subito la sinistra italiana in questi decenni; precursore di molte linee di tendenza nel corso degli anni: fece da pungolo quando il maggior partito operaio italiano si spostava verso il centro riportandogli sempre davanti le sue origini; quelle origini che oggi si sono perse completamente in nome di un trasformismo che ha portato la cosiddetta sinistra a berlusconizzarsi e riempirsi di un vuoto pneumatico di cui certo non si sentiva il bisogno e la necessità alla luce del fallimento del modello socio-economico che dal liberismo è stato proposto e imposto e di cui Foa certamente non era un sostenitore. Oggi se ne il bisogno di uomini così ma sono merce rara ormai........................... Su Foa propongo cosa dice di lui Wikipedia

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