mercoledì 25 maggio 2016

Berlinguer: l'eredità dell'ultimo comunista

Oggi avrebbe compiuto 94 anni.... Enrico Berlinguer. Politico a tutto tondo la cui figura ancora oggi è punto di riferimento per i tanti che sperano di poter risollevare questo paese dal pantano in cui i nani arrivati dopo l'hanno cacciato; ma qual'è davvero la sua eredità? L'attivissimo Segretario del PCI cosa direbbe oggi dei suoi emuli di convenienza che sul giornale, dice che sia ancora quello fondato da Antonio Gramsci (studiatissimo fuori dall'Italia come filosofo politico.. avete capito bene FUORI DALL'ITALIA), hanno avviato una discussione a più voci sulla sua figura di politico, salvo naturalmente sottoporre a procedimento disciplinare l'unico giornalista uscito furoi dal coro.... oggi va così. In primis metterebbe sulla sua personale agenda la 'questione morale' e qui nulla cambiò in questo paese anzi semmai le cose sono peggiorate perchè mentre allora si rubava dietro le quinte, salvo essere beccati dalla Magistratura, oggi lo si fa alla luce del sole e con il consenso, informato, di una parte degli italioti che invidiano chi lo fa perchè non ci hanno pensato loro...; 'democrazia e partecipazione': una cosa di cui oggi si sente il bisogno in tempi di democrazia autoritaria dove, a colpi di 'riforme' imposte dai mercati e dai loro sodali (presenti a tutti i livelli sia nazionali che sovranazionali), si accentrano gran parte dei poteri nelle mani del governo mentre è il Parlamento a fare da notaio nel registrarne le decisioni. Naturalmente, come sosteneva anche Sartori (non certo un comunista), queste due parole dovrebebro riprendere l'originario significato e non essere due vuoti contenitori nei quali ognuno ci mette quel che vuole... e non è un caso che ai tempi di Enrico Berlinguer la partecipazione alle elezioni, di qualunque livello, era 'bulgara' mentre oggi si suda e si festeggia se si supera il 50%: un segnale preoccupante perchè se dovesse arrivare qualcuno che ne sa intercettare le pulsioni si ritroverebbe in un colpo solo al potere con un consenso che altri si sognano di notte...perchè questa democrazia del XXI secolo soffre di 'lotta di minoranze' che alternativamente prevalgono fra loro ma manca completamente di consenso popolare!!! Un altro punto che sicuramente gli starebbe a cuore è il lavoro, anzi IL lavoro: quello che da dignità all'essere umano permettendogli di guadagnarsi il posto nella società senza aspettare i capricci di un mercato del tutto ipotetico moso più da egoismi personali che da compulsiva volontà di creare le condizioni perfette dove offerta e domanda s'incontrano e si abbracciano... il lavoro dei giovani, quello dei lavoratori ma soprattutto la loro rappresentanza perchè oggi non ne hanno nessuna: in Parlamento mica sono rappresentati? Quindi il tema dei diritti che ne è la conseguenza logica: quei diritti che sono tali non quando vegnono concessi ma quando vengono tutelati al di là se vi sia o meno una legge..... infine le Istituzioni. Chiariamo subito un punto: il PCI era per un Parlamento monocamerale, senza se e senza ma; detta così però non rende onore all'idea che vi stava dietro ossia  quella di un paese che prevedesse un solo organo elettivo centrale si ma con una serie di organi intemedi quali erano quelli locali coordinatisi nella conferenza Stato-Regioni. C'è una certa differenza fra questa visione e la semplificazione del monocameralismo tout-court come viene venduta oggi.
Il tutto condito da un distacco netto dal sovietismo, pur presente nel suo partito, guardando più che a est a nord a quelle democrazia socialdemocratiche che così tanto lustro hanno dato a questa parola.....
E si potrebbe continuare .. ma la figura dell'uomo politico rimane come rimane la sua visione di un italia che sarebbe potuta essere ma che non sarà mai per i tanti farisei oggi presenti nel paese!!!!

Ciao Enrico
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