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mercoledì 12 giugno 2019

Enrico Berlinguer, la sconfitta di un uomo perbene

Fonte: Il Fatto Quotidiano Politica | 7 Giugno 2019 

Sassari 25 maggio 1922, Padova 11 giugno 1984: l’arco temporale in cui si è svolta la parabola terrena di Enrico Berlinguer, grande capo dell’Eurocomunismo e icona di una politica a sinistra che ancora non aveva smarrito il proprio alto senso civile. La biografia di un predestinato, come ricordava l’abituale sarcasmo di Giancarlo Pajetta: “giovanissimo si iscrisse al Comitato Centrale del Partito Comunista Italiano”.
Nel 1972 viene eletto leader nazionale di un partito che, tra i due “pezzi da novanta” di destra e sinistra interne (il liberal-stalinista Giorgio Amendola e il Pietro Ingrao attratto dal movimentismo), opta per una scelta “centrista”; incarnata al meglio da questo 50enne cultore degli aspetti più rassicuranti dell’ortodossia e dal profilo un po’ grigio del perfetto funzionario gradito alle masse dei militanti.
Eppure il prudente neo-segretario imprimerà un’accelerazione alla linea politica del Pci già l’anno seguente la sua nomina, varando la strategia detta del “Compromesso storico”: una grande alleanza tra le masse popolari cattoliche e comuniste per lottare contro i rischi di involuzioni autoritarie e superare la conventio che dal 1948 escludeva il suo partito dalle possibili alleanze di governo (anche se nelle regioni centrali italiane i comunisti erano stabilmente alla guida delle istituzioni, mentre pratiche consociative vigevano nelle commissioni parlamentari già dagli anni 50). Lanciata con una serie di articoli su Rinascita, la nuova linea affermava esplicitamente di rispondere alle evoluzioni del quadro internazionale; dove faceva da battistrada di quello che sarebbe stato l’ordine reazionario in arrivo, incarnato dal duo Ronald Reagan-Margaret Thatcher, il colpo di stato in Cile, avvenuto l’11 settembre 1973: l’assassinio del presidente legittimo Salvator Allende e l’instaurazione della dittatura del generale fellone Augusto Pinochet.
Eppure, anche nel nuovo scenario era possibile individuare il persistente filo di continuità con la tradizione togliattiana, egemone nella cultura comunista italiana: si governa solo in condominio con i cattolici, garanti degli equilibri sanciti nella spartizione delle sfere di influenza mondiali a Jalta; va respinta ogni velleità radicaloide di perseguire alternative democratiche alla Dc. Scelta indubbiamente coerente con narrazioni e lasciti culturali vigenti in via delle Botteghe Oscure e dintorni. Ma priva di quel respiro necessario per un effettivo rinnovamento della politica nazionale, che iniziava a mostrare forme di incanaglimento in un quadro bloccato: quanto veniva descritto da politologi anticonformisti come “bipartitismo imperfetto”. Che l’onesto ma scolastico Berlinguer stentava a scorgere, anche perché influenzato da un entourage in cui prevalevano i cattocomunisti di Franco Rodano e il loro ecumenismo estraneo a un’idea di democrazia come regolazione competitiva della lotta politica; a partire dal suo segretario personale Antonio Tatò.
Resta il fatto – sconfortante per la sinistra laica-azionista – di una strategia difensiva quando il fronte progressista conosceva la propria massima avanzata elettorale. Difatti i marpioni democristiani incassano i dividendi di questa apertura al buio per uscire dall’impasse e poi liquidano lo scomodo partner varando il Caf, acronimo dell’alleanza tra i campioni del cinismo furbesco – Bettino Craxi, Giulio Andreotti e Arnaldo Forlani – nell’ultima stagione spartitoria di Prima Repubblica; il saccheggio del pubblico denaro all’origine di quanto diventerà il deficit strutturale dei conti pubblici.
Messo in un angolo da tali volponi, Berlinguer reagirà lanciando la nuova parola d’ordine della “Questione morale”, invisa a un personale politico in via di farsi casta e ormai dedito spudoratamente al carrierismo. Compresi strati dello stesso Pci.
Il 28 aprile 1981, intervistato da Eugenio Scalfari, denuncia “l’occupazione dello Stato da parte di ladri, corrotti e concussi”. Ma ormai è solo una voce testimoniale, uno sconfitto dalla nuova politica rampante che seduce folle crescenti di accaparratori: la futura Italia berlusconiana. Battaglia solitaria che si conclude tragicamente il 7 giugno 1984: colpito da ictus durante un appassionato comizio elettorale a Padova, muore quattro giorni dopo. Con lui si estingue la stirpe dei politici per bene, i Sandro Pertini, gli Alcide De Gasperi. Poco dopo arriverà Tangentopoli con l’indagine di Mani Pulite.
Politica | 7 Giugno 2019

mercoledì 21 agosto 2013

Il PD secondo i riformisti......

Questa che state per leggere è la mozione di Boccia, un deputato del PD, che disegna il nuovo pantheon ideologico, se di nuovo si può parlare, di questo partito: immagino l'imbarazzo dei cosiddetti "socialdemocratici" del partito, perchè? Perchè, oltre ai soliti Moro e Berlinguer, entrano a farne parte, udite udite, Milton Friedman e F. Von Hayek: i campioni del liberismo, sia politico che economico; non sembra nemmeno un caso che Letta stesso non sembra averlo apprezzato, pur condividendone gli ideali,..... se fosse approvato in due minuti sarebbe sfiduciato proprio dal dio mercato: sia perchè gonfia artificialmente il bilancio pubblico per far sembrare una situazione migliore di quella che è in realtà; sia perchè i veri padroni del potere (bilderberg e company) non aspettano altro che fare soldi a nostre spese senza colpo ferire determinando una situazione di tipo "greco". Una cosa salta subito agli occhi anche del lettore meno attento, se non annoiato: questo documento sembra scritto non da un partito di "sinistra"; e nemmeno da un esponente della cosiddetta "new left" di stampo anglosassone.. nemmeno loro avrebebro il coraggio di citare i due campioni di cui sopra se non per criticarli: non che si richiamino ad migliori campioni ma semplicemente perchè i loro elettori all'istante gli volterebbero le spalle e voterebbero per altri... e anche perchè dovrebebro gettare la maschera dietro cui si nascondono, il keynesianesimo.
Chi è M. Friedman? E' colui che è stato "consigliori" del sincero democratico cileno Pinochet; fu lui a far si che in un solo anno dal colpo di stato del sincero democratico di cui sopra riuscì a far aumentare la disoccupazione del 50% e con essa la povertà del triplo rispetto all'epoca di Allende solo applicando alla lettera il verbo liberista. Un altra medaglia che può mettere sul petto il nostro economista è l'esser anche stato colui che spiegò ai mandarini rossi, si fa per dire, cinesi il credo liberista: costoro non credevano alle proprie orecchie quando capirono che potevano assicurarsi quasi in eterno il potere semplicemente assicurandosi la macchina statale mentre tutto il resto veniva lasciato alle "libere" forze del mercato...... la Cina è si diventata la prima potenza economica mondiale ma è anche una DITTATURA feroce che reprime i diritti umani, la democrazia e la libertà politica dei propri cittadini: inutile dire che la povertà cinese è altissima e che si è venuta a creare una élite ricchissima, un ceto medio cuscinetto, spesso aderente al partito comunista, e una massa di +/- poveri.... le teorie di Friedman sono applicate oggi ovunque e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti, inutile tornare sull'argomento mi basta solo ricordare il default argentino, coreano, delle tigri asiatiche ecc. come basta ricordare le "free tax area" di alcuni paesi latino-americani dove nessuno può entrare e si raggiungono elevatissimi livelli si sfruttamento. Direbbe il nostro: il mercato troverà il suo equilibrio... è vero ma bisogna capire a spesi di chi e chi ci si arricchisce, tutto qui.....Ora veniamo all'altro campione:
F. Von Hayek anche costui è un vero campione del liberismo, ma politico; esponente di punta della cosiddetta scuola viennese, costui fu influente consigliori di tipini come la Thatcher e Reagan.... aveva astio per l'ordine democratico e propugnava l'idea della "demarchia" ossia il potere dello Stato è ridotto al minimo per evitare ingerenze lesive della libertà del cittadino e la costituzione di caste-gruppi oligarchici al potere. La proposta è descritta in opere quali Legge, legislazione e libertà e Libertà economica e governo rappresentativo: niente male vero? Insomma se questo è davvero il pantheon del pensiero dei c.d. riformisti del PD allora siam messi proprio bene, perchè:
  1. adeguare ai tempi la Costituzione in senso "riformista", e con la base ideologica seguente, significa applicare quello che JP Morgan sostiene ossia che le costituzioni sono inadeguate perchè non corrispondono ai tempi.. troppi diritti; e se lo dice JP Morgan ossia uno dei responsabili massimi della crisi iniziata nel 2007.......
  2. parlare dei precari, dei giovani, ecc. quando proprio il sistema politico-economico si basa sull'idea della competizione fra operatori presenti sul mercato allora è chiaro che senza un intervento pubblico che cerchi dic reare pari condizioni a tutti i più deboli... restano tali; anzi per vivere devono svendersi e quindi nessuna meraviglia quando si scopre che alcuni stagionali nella riviera romagnola erano costretti a mangiare avanzi dei clienti; o che si scopre che il mitico miracolo del nordest spesso nascondeva nero e clandestinità..... 
  3. auspicare una riforma in un paese che non hai mai visto la costituzione e la propria sovranità veramente applicata e come dare pane a ch non ha denti....
più che di sinistra, foss'anche 2.0, questa sembra il documento del partito repubblicano americano.... e non era un caso che grandi pensatori come Isaiah Berlin, non un comunista ma un liberale puro, vedevano foriere di disastri l'applicazione pedestre delle idee liberali in economia e predicavano la loro attenuazione attraverso un sistema democratico a livello politico-economico di cui il liberalismo fosse solo l'idea di fondo, e nulla di più......questi "pensatori" non erano economisti ma sacerdoti del liberismo, e visti i risultati degli ultimi 70 anni.... meglio buttarli nel cestino della storia che farli entrare nel paradiso dei popoli.
Come non pensare invece a chi, avvisato del problema, metteva nel corso degli anni in guardia dai pericoli del liberismo?
Leggetevelo, magari con calma perchè è davvero lunga, e rifletteteci perchè questo è il PD, oggi.......
p.s.
il documento è lunghissimo e nel post non è possibile pubblicarlo quindi metto il link al documento qui... mozione Boccia

lunedì 26 ottobre 2009

Vince Bersani ma i problemi rimangono tutti

Con il 53% vince il d'alemiano: l'anima riformista, si fa per dire, sembra aver spazzato via gli indugi e, quello che a me fa più piacere, la gente (quella vera non quella che fa la questua fuori dalle segreterie) ha detto la sua. Ora bisognerebbe che la classe dirigente del partito ne tragga le conseguenze e cominci a fare e dire cose di sinistra (basterebbe socialdemocratica tanto siamo conciati male) e invece ..... invece gli errori sono già cominciati: in primis il ricercare alleanze con i cespugli (gli stessi che fecero fuori il primo Prodi; il secondo fu fatto fuori in casa da Veltroni e Mastella) e in secundis le forche caudine delle regionali prossime venture che già sono alle porte e annunciano problemi dato che il tempo è poco e le giunte con "problemi (oggi Firenze e ieri la Regione Lazio per fare solo due esempi ma la Campania docet)" sono tante e i voti persi potrebbero essere tanti e presentarsi in un colpo solo e ridurre la novità (ammesso che Bersani "sia una novità" e non un continuatore della socialdemocrazia in salsa nostrana condita di liberismo): magari si rifacessero a Gramsci e ne applicassero, aggiornandolo, a Lui perchè staremmo tutti meglio.
Qual'è il suo programma?
Alleanze. siamo alle solite: riedizione dell'Ulivo, un pò poco, no? In questi anni non hanno capito nulla di quello che è accaduto? Si vogliono proprio fare del male? Siamo sicuri che rimettere in gioco i cespugli di quella sinistra dei bei tempi che furono e dei centristi di Casini sia proprio il meglio del meglio del meglio che il PD d'alemian/bersaniano possa fare? Sapete chi si fregherà le mani? Ma come al solito Di Pietro...........
Riforme. Bè qui ormai son tutti riformisti!! Peccato che nessuno poi faccia davvero le riforme: in primis la difesa dei ceti deboli (che non si fa liberalizzando né privatizzando, né tagliando sociale, pensioni, sanità e scuola come hanno fatto nei precedenti governi creando le condizioni dell'attuale disastro). Siamo seri: come sempre ci sarà il gioco delle parti e alla fine sarà come prima.
Crisi economica. Mica ci si rifà su chi ha creato le condizioni di questa crisi; non scherziamo nemmeno: "Se c’è da fare qualche sforzo per aiutare lavoratori, piccole imprese e famiglie, un grande sforzo collettivo, noi siamo pronti" il che significa che alla fine sarà detto "ci dispiace non ci sono soldi" e amici come prima come da copione già visto, non tutti dimenticano...... E che dire della lotta all'evasione? Ma naturalmente ci sarà una revisione, di forma e non di sostanza, degli studi di settore e stop; mica manette a chi evade!
Mi potrei sbagliare naturalmente ma quando credevo ancora in qualcosa non ho mica dimenticato gli appelli e le parole che venivano dette per far ingoiare a chi credeva alle balle e agli asini che volano scelte "moderniste" che altri, leggi Thatcher e Reagan, stavano portando a spron battuto avanti creando in pochi anni milioni di poveri, azz altro che comunisti o socialdemocratici: liberisti allo stato puro. E dato che il sottoscritto è dotato di ottima memoria non lo fregheranno per la seconda volta! Manca qualcosa? Ah sì certo....... gli ex DC e Rutelli: aria di scissione e corsa in casa UDC per creare il nuovo centro; ci credete? Può darsi che sia così ma non sarà così automatica la cosa, ci potete scomemttere dato che prima attenderanno il voto poi .... poi se va bene iniziaerà la "resistenza" dall'interno (in perfetto stile I° Repubblica) scavando sotto il neo segretario per farlo cadere .... se le cose vanno bene; se vanno male? No problem, sono già coperti e allineati e con il piede sulla porta: mai farsi trovare impreparati da bravi politici italiani.
p.s.
avete notato come le dichiarazioni del politico Bersani siano tutte fatte "addosso"? Sapevate che da studi fatti sull'analisi del linguaggio e dell'oratoria politica italiana i nostri politici sono gli unici che quando parlano in pubblico in realtà si riferiscono ai propri simili e non ai cittadini che rimangono sullo sfondo; un'esempio: stasera a Prato ha detto che il Capo del Governo non deve fare cose "oniriche", che significa? Chi ha capito a cosa si riferisce?

lunedì 28 settembre 2009

Germania: la destra avanza.... una lezione per la sinistra italiana?

Germania anno zero? La SPD mai così in basso, l'alleanza di Destra pur avendo un calo vince e può eivtare altri anni di coabitazione con l'avversario. Naturalmente negli sconfitti ci sarà chi paga e ci si chiederà come mai, anche se, in realtà, la risposta la conoscono benissimo: la corsa al centro non paga nel lungo termine perchè apre vuoti a sinistra e fa assomigliare troppo a chi si combatte (a parole) e si definisce avversario e contemporaneamente se rimangono in mezzo al guado perdono pure a destra (leggi l'avanzata liberale) perchè alla lunga si preferisce votare per chi parla chiaro e non per chi scimmiotta solo. Che il cosiddetto "socialismo europeo" sia in profonda crisi identitaria combattuto com'è fra "nuovo" e "tradizione" è ormai acclarato; com'è acclarato che la voglia di abbandonare la socialdemocrazia per rincorrere i nuovi "ceti" e non restar fuori dal girone, infernale, liberista è forte: quello di cui non tengono conto è un'altro aspetto, ossia che la gente non li segue e non si fida di cambiamenti che li disorientano troppo e visto che non siamo in Italia (dove la classe dirigente è sempre la stessa e pur di restare cambiano nome ma rimangono avvinghiati al potere accettando in toto le "regole" imposte dal sistema) senza remore li abbadonano. Ciò spiega la vittoria della linke (che qui definiremo "sinistra radicale" ma che a differenza della nostra marciano compatti e i risultati si vedono) da un lato e dei liberali dall'altro. Non spiega come mai i "socialisti" non gettino la maschera e lascino il simulacro dietro il quale si nascondono per diventare quello cui realmente aspirano: il clone dei democrats (americani), ne hanno la voglia e gli ideali (liberisti), manca solo l'ultimo passo. Cosa ci si guadagna? Che, in Germania come in Italia, si aprono spazi a sinistra per costruirne una nuova e moderna che non si faccia abbindolare dalle sirene liberiste perchè i voti e lo spazio politico, proprio come dimostrano i voti alla linke, c'è è ampio e passibile di crescere ancora. Quale lezione dovrebbe trarne la sinistra (sia radicale che liberista) italiana? Una e sempllice: se mettono da parte gli egoismi da salotto parlamentare e si rimboccano le maniche facendo crescere una nuova generazione di dirigenti potrebbero, con sorpresa, scoprire che qui pure c'è molto spazio politico e non (si ritiene che un partito vero della sinistra avrebbe uno spazio teorico che oscilla fra il 5 il 12% che non è poco): uno spazio ampio che metterebbe non poco in difficoltà i partiti tradizionali, PD in testa, spezzando il giro vizioso che oggi l'attanaglia e la disperde in mille rivoli e che oggettivamente favorisce anche il distacco e l'apatia di una notevole fetta di italiani dalla vita politica e dalla partecipazione democratica.

lunedì 8 giugno 2009

Elezioni amministrative. debacle della (ex)sinistra: chi è causa del suo mal ........

Mentre si archiviano, velocemente (molto velocemente), le europee dove (a livello italiano) tutti i partiti maggiori hanno perso (perché hanno perso eccome se hanno perso visto che il PdL voleva sfondare quota 40% da solo e si è ritrovato con meno voti di un'anno fa alle elezioni politiche e il PD ha "tenuto" e in realtà ha subito una debacle storica che lo porterà all'estinzione, si spera) e quelli minori hanno vinto alla grande riconfermando, ancora una volta e nemmeno era necessario dirlo, come a virus si risponde con antivirus (a populismo con populismo per intendersi). Lega: si conferma, oltre ad essere l'ultimo partito "leninista" di stampo carismatico con una struttura territoriale molto radicata e capillare, di essere il vero "cane di guardia" (pro domo sua vista la cambiale che presenterà al PdL in tema di riforme a lei care.....) della maggioranza e, osservandoli, sono sicuro che gli obiettivi prefissi saranno tutti raggiunti nonostante il mancato sorpasso nel veneto proprio a spese dei "fratelli" di governo che certo non gli avranno fatto piacere. UdC: speravano in qualcosina di più, invece si "accontentano" di un buon risultato (non esaltante) che li porta ad essere un "centro" alternativo alla Lega da un lato per il PdL e rispetto alla IdV per il PD (e, da quello che si vocifera almeno a livello locale, i "contatti" sono già in corso) quindi il candidato alleato ideale per qualunque maggioranza si abbia in mente. Intanto si è preso il voto fondamentalista cristiano. Se poi si pensa alla capacità trasformista tipica dei democristiani allora risulta lampante come i conti che l'UdC si è fatto tornano tutti, ma proprio tutti, visti i risultati delle amministrative. IdV: ha praticamente raddoppiato i voti e ha la stessa funzione della Lega nella cosiddetta (ex)sinistra: pungolo e contrappeso e, per giunta, necessario se si vuole vincere e governare (sia a livello locale che nazionale). Uno strano partito l'IdV che sembra un contenitore che, come il PdL, parla alla pancia e non alla testa che usa il proprio cantuccio come una riserva "indiana" aperta per tutti coloro che sono delusi dal vicino PD cui erode voti ad ogni tornata elettorale. Non si può spiegare altrimenti il suo successo, a mio parere, se non con il porsi come il "naturaliter" alter ego del PdL e del suo Capo: come dicevo prima "populismo contram populismo": il suo antivirus. Piaccia o meno è così e nulla vieta che fra qualche tempo, se la sinistra vera si saprà riorganizzare eliminando l'attuale casta poltronifera, proprio da questo movimento possa nascere qualcosa che anziché avere l'anima populista ha un germe "socialdemocratico" di cui si sente la mancanza sempre di più: in questo concordo, immodestamente perché non ne ho titolo accademico e autorevolezza, con il Prof. Pasquino. Insomma se 14 anni di berlusconismo hanno creato un clone (il PD) e il suo alter ego (IdV) altrettanti 14 anni forse potrebbero costringere chi oggi si astiene o vota l'IdV a "ripensare socialdemocratico". I "cespugli" della sinistra? Poca cosa: divisi, incapaci di intercettare i ceti "storici, fossili del bel tempo che fu che non hanno più titolo a parlare non foss'altro perché non sono capaci nemmeno di fare un pò "di ragioneria elettorale: tafazzi docet: chi è causa del suo mal non può che piangere se stesso, e si merita di sparire non foss'altro perché o si decidono a cambiar strada o è meglio che si avviino all'eutanasia. Stessa cosa vale per le amministrative dove è più chiara la debacle della (ex)sinistra e la vittoria della destra (anche qui il meno peggio? non credo) che si pone come alternativa al governo locale gestito dai primi. Molte sono le cause (e non tutte imputabili alle giunte precedenti sia chiaro) ma partendo dal "semplice" fatto che i programmi dei due schieramenti sono fotocopia perché votare il clone? Gli italiani, che sono gli azionisti della Repubblica, ragionano così e quindi hanno ragione (a meno di non voler dire, e ammettere, che siamo tutti cretini) al di là di tutto: ivi compresi quelle fasce "furbette" che da questo bailamme ci guadagnano in termini di opportunismo e maggior evasione. Non è un caso che in regioni "sicure" i partiti "alter ego" vincono e avanzano al di là delle previsioni più nere. E' ancora necessario dire che o si comincia a fare autocritica sulle scelte e sulle politiche fatte negli scorsi anni (è appena il caso di ricordare le cosiddette "riforme" del TFR, del welfare, delle pensioni, le privatizzazioni, le liberalizzazioni - mancate -, i giochini alla "Palazzo Chigi merchant bank", ecc.?) o la parte migliore della società li abbandonerà perdendosi nel neo populismo dipietrista (che pur riconosco, vista l'attuale situazione, essere necessario)?

lunedì 25 maggio 2009

Il PD che vorrei...............

L'Unità ha lanciato oggi l'idea "'Il Partito democratico che vorrei: ditecelo voi come deve essere". Rilancio l'idea: che PD vorreste? Volete quello che c'è ora che non è socialdemocratico nè é liberale in senso classico, ma un'insieme di personaggi di varia estrazione politica (cattolica, socialista, comunista) che condividono il quadro liberista come schema sociale, politico e culturale (schema simile al berlusconismo) in salsa italiana? Volete "questo" partito (ha ancora un senso la parola partito in una società dove esiste un pensiero unico debole e per giunta flottante?) che non altro che la copia carbone, naturalmente edulcorata dal berlusconismo, del PdL o vorreste, invece, un partito di stampo socialdemoratico che stia all'opposizione e prepari il proprio avvento al Governo con un sistema di valori alternativo al berlusconismo e a quello che rappresenta? Preferite un "partito" che non ha un programma come questo o un partito che ha fatto del proprio passato tesoro e guarda con favore alle socialdemocrazie europee e ha tale spina dorsale da fare le proprie scelte anche se non portano immediatamente voti e qualche pezzo da 90 dello stesso partito non viene eletto? L'anno scorso, quando si parlava di far nascere un partito nuovo della cosiddetta sinistra, più volte tornai sull'argomento esternando la mia idea di partito (che non è assolutamente nuova, sia chiaro, e che ha molto in comune con quanto sostiene un politologo di chiara fama come Gianfranco Pasquino) "democratico" che avrebbe dovuto avere pochissimo o nulla del confratello (...) americano e molto del pensiero europeo: penso ad esempio all'idea di socialdemocrazia nordeuropea che sa coniugare privato con pubblico sostenendo il primo, non sovvenzionandolo, e non distruggendo il secondo come si fa da noi (e negli USA). I prodromi di quello che è oggi il PD erano già presenti a partire dal 1990 quando con i governi del centrosinistra (proprio del centrosinistra) si avviò la liberalizzazione della società italiana e parole come ottimizzazione (tagli e ancora tagli della spesa pubblica con conseguente riduzione del Welfare per fare una spesa), modernizzazione (che significa fare con pochi soldi quello che si faceva con prima con l'intervento statale e naturalmente il peso lo subivano i ceti deboli a aprtire dai lavoratori, che già con l'accordo di S. Valentino, subirono un durissimo colpo ai loro diritti in primis di difesa del salario complici obbedienti innanzitutto la triplice sindacale confederale) e efficientizzazione (spremere fino al midollo chi lavora e tenerlo sempre un gradino sopra la fame mentre altri si arricchiscono impudentemente al riparo di leggi, fisco, ecc...): tutto nello schema liberista alla Friedman che andava predicando l'annullamento dello Stato e la distruzione del welfare per fare in modo che gli individui si dannino l'anima all'interno del mercato per sbarcare il lunario e chi resta indietro è considerato morto o tutt'al più un costo che i ricchi compassionevoli sopportano a stento e a cui ogni tanto lanciano un mollica di pane dal loro tavolo; ecco cos'è il liberismo ed ecco cos'ha abbracciato il PD. No! Questo partito non mi piace e non lo voterò (nè lo facevo quando si chiamava PDS e poi DS) perchè come molti altri si comprese, allora come ora, che nel suo interno non nascondeva la via socialdemocratica ma quella più breve (e molto più lucrosa) del liberismo e dell'affarismo finendo in questo modo preda di se stesso e dovendo contare sull'appoggio del potere economico e finanziario per sopravvivere. E che dire della componente cattolica che ne fa parte? Mentre in un partito normale (non dico socialdemocratico, ma normale) ci sarebbe una netta divisione fra sacro e profano in questo PD, e a maggior ragione nel suo orginario schema il PdL, invece si è immobilizzati da Oltretevere e dalle sue bizze per non perdere il voto cattolico, e fondamentalista, per giunta!! Qualcuno diceva che a Destra uno dei più letti era Gramsci e per giustificarlo "politicamente" ne cercava l'anima razionale e liberale: può esser vero se Croce stesso diceva che in questo grande pensatore del 1900 c'era un chè di liberale, ma non dimentichiamo che Gramsci era Comunista (con la "C" maiuscola) ed era un politico e filosofo che leggeva e criticava, aspramente, Stalin e co. ma era anche un'Italiano - e perse la vita nel confino fascista, con scarso aiuto dai "compagni" riparati a Mosca - e comprendeva benissimo i meccanismi di base della nostra società vedendone in anticipo i mali che puntualmente si sono verificati: quando il PD rivaluterà Gramsci mi troverà ad aspettarlo già lì per vedere cosa ci hanno capito.....

giovedì 12 marzo 2009

Inizia la lunga corsa alle elezioni.... scambio di accuse (?) fra simili

Acceso scambio di accuse; polemiche sulle proposte lanciate; siamo in piena corsa verso le elezioni e si sa che quando ci sono elezioni l'intero sistema entra in fibrillazione grave: le èlite devono contarsi e vedere chi va avanti e chi perde; chi vince e chi perde ma SEMPRE all'interno del sistema partitocratico di stampo sovietico che prevede soprattutto l'esclusione, e il continuismo da quest punto di vista con la precedente versione della Repubblica è pieno anche se ora hanno gettato la maschera, di chi è fuori dal gioco e deve restare dov'era finora: lontano dal potere. Hanno necessità di riconoscersi per poi dividersi e se entrano altri il gioco salta (vedi Governo Prodi) e le carte si mescolano. Ecco allora che alzano il tono e fanno "ammuina" per distogliere lo sguardo non solo della opinione pubblica (che in buona parte è consustanziale alle èlite e ne riceve omaggi) ma soprattutto dell'area enorme dei cittadini tragicamente lontani dalla politica: in particolare coloro che fanno parte della cosiddetta area dell'elettore mediano (la fascia di elettori che si occupano poco o nulla di politica e che votano solo sulla base del proprio tornaconto e che nella I° Repubblica era la V° colonna del potere democristiano) che sono pochi ma possono determinare la vittoria dell'uno o dell'altro partito. Ora il punto è: si deve continuare o no a puntellare la nomenclatura che oggi ci governa e che si porta dietro l'interesse di tutelare interessi che non sono generali ma di quelle lobby che li sistengono?

mercoledì 18 febbraio 2009

Addio al PD; avanti il prossimo

E' esploso (e sarebbe il caso di dire finalmente); si chiude un'esperienza amara e deludente che non era "il" partito nuovo e non era nemmeno "un" partito; ma un'aggregazione aritmetica di ex (pci, socialisti vari, dc) che aveva un solo obiettivo: l'autoreferenzialità e l'autoprosecuzione di se stessi (anche per clonazione di modelli altrui). I cittadini veri sono lontani, sono molto oltre costoro e guardano al quotidiano e non si entusiasmano ai vari "we can" ma si entusiasmerebbero molto di più nel vedere il loro punto di riferimento chiedere: misure sociali; lotta agli evasori; legalità, lotta alla corruzione, mantenimento del welfare, tasse ai ricchi (dopo averli stanati dall'evasione) come fece Roosvelt nel 29 che gli sbandierò davanti il pericolo di sommosse e di avanzate "comuniste" alzando le tasse fino al 72% dei partimoni (dato preso da Krugman in la coscienza di un livìberale e premio nobel per l'economia) ecc... lontani anni luce dalla condivisione di un quadro liberista che anche negli USA, faticosamente, stanno abbandonando nel cestino della storia. Qui ci vuole welfare e non mercato; laicità e non calarsi le braghe davanti al Vaticano; battaglie civili e non accordi sottobanco .... e qui pure potrei continuare. Chi avesse letto questo blog nei mesi scorsi ricorderà come in tempi non sospetti il sottoscritto espresse la propria opinione affermando che "questo" PD (che dalla prime mosse si presentava già come il clone dal centro del PdL) non avrebbe avuto avuto vita lunga perchè, a differenza dei suoi elettori, non aveva un'anima nè un'idea ma sembrava (allora si poteva dire oggi se ne ha una conferma) solo una semplice sommatoria di precedenti entità rivestita di bandiera americana e con in mente l'èlitismo liberale a livello politico e il liberismo (per carità in salsa prettamente populista al'italiana) come quadro economico. Grandi pacche sulle spalle dai poteri forti ma girata di spalle da parte degli elettori che non vogliono propri rappresentanti che usano le stesse ricette degli avversari ma gli propinano la vaselina per fargliele ingoiare (dov'è la differenza?) a forza. Il Prof. Pasquino anni fa diceva che ci voleva "socialdemocrazia (europea diceva, nordeuropea affermavo io)" e mai come ora si dimostra che aveva ragione: nel nostro paese ci vuole un'aggregazione che sappia guardare dal punto di vista della socialdemocrazia alle sfide della crisi liberista del sistema occidentale instaurando una linea che faccia convivere mercato e welfare, socialità e diritti individuali, prospettive reali di alternativa e non stessa ricetta con accenti diversi. Il PD non era niente di tutto ciò: era un partito centrista che guardava il proprio ombellico. E' tipico dei partiti italiani il credersi portatori di verità ed era tipico di essi il ritenersi immutabili nei fatti: serviva una cosa differente, che non c'è stata e non ci sarà mai a questo punto. Io gli dico addio ma temo che ce lo ritroveremo sotto altro nome davanti alle europee. Chi ci rimane? Di Pietro? Bè per il momento può essere anche accettabile visto che si presenta come un partito che sa usare la politica e dire le cose che la gente vera vuole sentire e segnala le virgole dietro le quali ci sono veri e propri siluri contro le conquiste sociali e democratiche molti storcono il naso perchè la "cultura" accordaiola della cosiddetta sinistra gli va contro, ma in realtà egli rappresenta un dato che è chiaro come il sole: nella realtà italiana odierna non frega niente a nessuno se questo o quello è il sol dell'avvenire, ossia se nasce ad est e tramonta ad ovest (o viceversa), quello che interessa realmente è "chi" si fa bandiera delle istanze reali di quella gente che nel nostro paese è sempre stata sfondo alla politica (che si è sempre parlata addosso) e non protagonista, con lui almeno l'impressione che si ha è che ascolti e sappia cosa dire e come dire (com'è noto non usa il politichese), perchè non dargli fiducia? Per i cespugli sinistrorsi un solo messaggio: o vi aggregate e cambiate i vostri capi o siete fuori. Per fare un'esempio: per costoro del PD (come per il PdL) lo Stato deve dimagrire a priori; per chi crede nella socialdemocrazia lo Stato deve abbandonare corruzione (politica), malaffare (politico e non), dare sicurezza (e non giustizia privata), commistione fra politica e affari (anzi oggi gli affaristi sono al potere), dare maggiori interventi per i ceti deboli e non abbandonarli al mercato e alle sue virtù salvifiche; per Costituzione la sanità è gratuita o poco più e la salute è un bene garantito dalla stessa e non dev'essere appaltata a privati, o peggio dato spazio ad organizzazioni del welfare, spesso religiose e di parte, che badano al profitto; la stessa sicurezza, oggi se ne straparla e si creano ronde, non dev'essere appaltata ad altri; uno Stato dove le leggi non abbiano almeno due interpretazioni (non si può mai sapere se un giorno il politico o un suo amico o altro ci possa finire sotto) e dove se si sbaglia si paga senza referenze o preconcetti aprioristici e dove i politici, come i criminali, vanno in galera! insomma uno Stato dove il cittadino sia il centro e non la periferia della sua azione.

mercoledì 20 febbraio 2008

Fidel lascia: Cuba in bilico fra democrazia e continuismo

Fidel Castro ha passato i poteri al fratello Raoul per Cuba si aprono scenari nuovi indeterminabili al momento data la situazione in cui si trova il regime attualmente perchè potrebbe esserci il passaggio ad un sistema demcratico e si spera indolore ma anche il tentativo di mantenere l'attuale regime che a quel punto, perso il padre che lofondo, non avrebbe più giustificazione e potrebbe sfociare in violenze e repressioni tali da non essere dissimile dai regimi fascisti che l'America Latina ha negli scorsi decenni conosciuto. Ma perchè Castro è stato tanto combattutto nei passati 50 anni? Perchè semplicemente inviso agli americanio che avevano posto a Cuba un dittatore Batista che aveva reso l'isola una colonia di quel paese facendola diventare il paradiso per mafiosi italoamericani e un vero bordello a cielo aperto dove in pratica tutto era permesso e i cubani erano poco meno che una colonia degli yankee. Castro invece mise al posto di Batista un'altro dittatore: se stesso. Ma si sganciò dagli USA quando capì cosa volevano da lui: la continuazione dell'opera "meritoria" fatta dal suo predecessore. Invece in mete aveva ben altro: essenso appartenente alla intellighencia cubana formatosi alla scuola del bolivarismo egli propendeva per una autonomia del continente dal potere del norte e auspicava il distacco dei paesi latino americani dall'influenza infausta e sfruttatrice degli USA. Fu proprio il dissidio su questo punto nodale e l'avversione degli USA che si videro portare via il "giocattolo" da sotto il naso e la messa in pericolo della cosiddetta "dottrina Monroe (il considerare l'intero continente latino americano come il giardino di casa in cui farci quello che si vuole)" che portò Castro nelle braccia dell'URSS trasformando il regime da bolivariano a paracomunista. Fra embarghi e tentativi di uccisioni per 50 anni questa piccola isola ha resistito all'assalto difendendo strenuamente la propria autonomia e mentre nel resto del sub continente i regimi fascisti prosperavano (complici sempre gli americani) lì invece fra mille difficoltà e problemi il regime è riuscito ad assicurare molte cose che negli stessi USA sono pure chimere: sanità gratuita; scuola idem; università che accoglie non solo cubani ma anche ragazzi di altri paesi, compresi americani, dandogli una preparazione pari a quella dei paesi di provenienza. C'è povertà in quel paese è vero ma è anche vero che lì si vive più a lungo della media occidentale e i ritmi di vita e di lavoro sono rimasti umani. Come ha dimostrato Moore lì è possibile curarsi e vivere senza pagare lo scotto del progresso che arricchisce pochi ed esclude i molti. Se a Cuba il regime si avvia sulla strada socialdemocratica ha qualche speranza di sopravvivere mantenendo le conquiste fatte se invece si sceglie la via del liberismo e dell'apertura delle frontiere allora il sogno coloniale americano sarà finalmente attuato e tempi bui aspettano quest'isola che ricadrà nel baratro da cui Fidel l'aveva tolta.

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