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mercoledì 7 giugno 2017

Justin Trudeau, le insospettabili politiche sul clima di quel bel faccino canadese

di | 7 giugno 2017 Il Fatto Quotidiano

Di Monica Di Sisto*
Nei giorni del G7 di Taormina, politici e celebrities italiane hanno fatto a gara per farsi fotografare o portare a casa un souvenir del passaggio nel bel Paese del decorativo premier canadese Justin Trudeau. Bel faccino, parole accattivanti, compiacenti al punto da dirsi “femminista” in un incontro alla Camera dei deputati in cui la maggior parte dell’audience era femminile, inclusa la padrona di casa, la presidente della Camera Laura Boldrini.
Il giorno prima dell’incontro, però, la presidente si è vista recapitare, tra l’altro dalle dirette mani dalla segretaria generale della Cgil Susanna Camusso e del presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo, una lettera sottoscritta da alcune importanti organizzazioni nazionali per chiedere, a lei come al presidente del Senato Pietro Grasso, e a tutte le parlamentari e i parlamentari italiani di stoppare la ratifica del Ceta: il trattato di liberalizzazione degli scambi e degli investimenti tra Europa e Canada che rischia di danneggiare non soltanto la nostra capacità commerciale, ma il clima e la democrazia stessa in modo molto serio.
Alla vigilia del G7 ambiente che si terrà a Bologna, dove tutti puntano il dito contro Trump, il leader statunitense che ha dichiarato di non voler onorare l’Accordo di Parigi contro i cambiamenti climatici, se guardiamo bene dietro il sorriso accattivante di Trudeau troviamo però che non è di un campione del clima che stiamo parlando. Come ha avuto modo di scrivere anche il Guardian un paio di mesi fa, Trudeau sta spingendo per pompare olio, gas e scavare carbone nel suo Paese come mai negli ultimi anni. Raccogliendo una vera ovazione a Houston da una platea di petrolieri, Trudeau ha infatti affermato nel marzo scorso: “Nessuno Paese troverebbe 173 miliardi di barili di petrolio nel terreno e li lascerebbe lì”. Questi 173 miliardi di barili sono in realtà la stima dell’olio recuperabile nelle sabbie bituminose canadesi che Trudeau vuole estrarre e immettere nel mercato proprio grazie a un accordo con Trump, ma che se bruciati, secondo i conti di Oil change international, genererebbero proprio quel 30% di anidride carbonica necessaria per portarci oltre l’obiettivo di 1.5 gradi centigradi di incremento di temperatura atmosferica che il Canada ha aiutato a stabilire come soglia massima di aumento con l’accordo di Parigi.
E non è questo il solo accordo che Trudeau sta stringendo con Trump a danno dei diritti e del clima. Molta parte della revisione dell’area di libero scambio che esiste da oltre 20 anni tra Canada, Usa e Messico, il Nafta, che i leader di Usa e Canada vogliono rinegoziare a danno del Messico, mirano ad accelerare trivellazioni, commercio d’energia e sfruttamenti di suolo e acque. Purtroppo c’è anche di più: il Ceta, infatti, come il Ttip, che la Commissione Europea vuole cercare di negoziare ancora con Trump, nonostante non contenga nessuna clausola di salvaguardia climatica o ambientale, rischia di mettere in discussione il principio di precauzione dell’Ue, che permette alle autorità pubbliche di adottare misure restrittive per contrastare i potenziali rischi generati dai flussi commerciali per la salute o per l’ambiente.
Si fa, infatti, riferimento alle disposizioni della Wto (capitolo cinque, misure sanitarie e fitosanitarie, l’articolo 5.5 Diritti e obblighi), che consentono un divieto permanente al commercio solo se vi è un consenso scientifico che riconduca il danno a uno specifico prodotto o ingrediente. In caso di inesattezza o disaccordo scientifico, si applica al massimo un divieto temporaneo, giungendo a un’interpretazione del principio di precauzione molto più limitata rispetto a quella che prevale di solito all’interno dell’Ue. È per questo che la campagna Stop Ttip Italia promuove l’iniziativa Trump o Trudeau? Preferisco vivere, nell’ambito di un G7 ambiente parallelo di associazioni e movimenti. L’evento si terrà venerdì 9 giugno a Bologna dalle ore 15,30 presso le aule Belmeloro dell’università, in via Belmeloro 14. In quest’occasione presenteremo il nostro nuovo Rapporto sull’impatto di Ceta, Ttip e liberalizzazioni commerciali su clima e ambiente. Ci vediamo a Bologna!
*Campagna Stop TTIP Italia
di | 7 giugno 2017

domenica 6 dicembre 2015

Femministe contro l’utero in affitto “Non è un diritto” (ANNALISA CUZZOCREA)

04/12/2015 di triskel182

L’appello promosso da “Se non ora quando” “Diciamo no a chi vuole un figlio a tutti i costi”.
ROMA – Un appello contro la pratica dell’utero in affitto. La richiesta all’Europa di metterla al bando. Il desiderio di rompere quello che viene definito «un silenzio conformista su qualcosa che ci riguarda da vicino». A promuoverlo sono le donne di Se non ora quando libere.
A firmare, un mondo vasto che va dal cinema alla letteratura, dal campo universitario a quello delle associazioni per i diritti.

Così ci sono Stefania Sandrelli, Giovanni Soldati, Fabrizio Gifuni, Sonia Bergamasco, Claudio Amendola, Francesca Neri, Ricky Tognazzi, Simona Izzo, Micaela Ramazzotti. E poi intellettuali come Giuseppe Vacca, Peppino Caldarola, la scrittrice Dacia Maraini. E ancora le suore orsoline di Casa Rut a Caserta, l’associazione Slaves no more di Anna Pozzi, Aurelio Mancuso, già presidente di Arcigay e ora di Equality Italia. Un elenco in fieri che da oggi sarà pubblicato sul sito Che libertà (www.cheliberta. it). Sotto un testo che recita: «Noi rifiutiamo di considerare la “maternità surrogata” un atto di libertà o di amore. In Italia è vietata, ma nel mondo in cui viviamo l’altrove è qui: “committenti” italiani possono trovare in altri Paesi una donna che “porti” un figlio per loro. Non possiamo accettare, solo perché la tecnica lo rende possibile, e in nome di presunti diritti individuali, che le donne tornino a essere oggetti a disposizione». Il nodo è quello della differenza tra desiderio e diritto. I temi sono quelli del limite, della libertà e della modernità. Per questo, racconta chi ha raccolto le firme come la docente universitaria Francesca Izzo, «mi ha colpita una certa resistenza. Molti, forse più uomini ma anche donne, hanno mostrato una singolare ignoranza della questione, si sono dichiarati troppo inesperti per esprimersi. C’è quasi la disponibilità a considerarla una cosa accettabile senza volersene troppo occupare». Dice la regista Cristina Comencini: «Una madre non è un forno. Abbiamo sempre detto che il rapporto tra il bambino e la mamma è una relazione che si crea. Concepire che il diritto di avere un figlio possa portarti all’uso del corpo di donne che spesso non hanno i mezzi, che per questo vendono i loro bambini, riconduce la donna e la maternità a un rapporto non culturale, non profondo». Già alcune femministe italiane – dopo quelle francesi, che hanno stilato un manifesto simile qualche mese fa – hanno sostenuto queste tesi e sono state, come scriveva ieri Avvenire, accusate di omofobia.
(Articolo intero su La Repubblica del 04/12/2015.)



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lungi da me voler entrare in un dibattito che dovrebbe interessare soprattutto le donne (di qualunque età, religione, preferenze, ecc.) ma un paio di cose non posso esimermi dal dirle:
  1. femministe? Chi? Senonoraquando? In realtà a me pare una posizione, la loro, molto ma molto integralista; peggiore dei loro omologhi integralisti cattolici. E' vero che sostengono che la mercificazione del corpo della donna è sempre deleteria, nessun dubbio che sia così, ma da qui a negare del tutto un diritto della donna che non può avere figli ce ne corre e spiace vedere un movimento "femminista" fare da sponda a posizioni estreme del mondo cattolico... piuttosto premano sulla politica per impedire la mercificazione ma se c'è qualcuna che vuole donare qualcosa a qualcun'altra affinché anche quest'ultima possa godere delle gioie dell'avere un figlio chi ha il diritto di impedirglielo?
  2. La donna ha diritti o no? Può disporre del proprio corpo o no? Perchè ci dev'essere sempre qualcuno che si arroga il diritto di decidere e pontificare in sua vece.. vece non richiesta. Compito dello Stato dovrebbe la tutela dei diritti: non è un caso che la medievale legge 40 è stata demolita letteralmente sotto le sentenze di ogni ordine e grado della Magistratura: poteva essere altrimenti vista la nostra Cotituzione e visti i diritti che essa assicura ai cittadini... se ne facciano una ragione queste "femministe"

lunedì 5 maggio 2014

Paola Bacchiddu, il bikini politicamente scorretto e le vestali del conformismo

Dal Fatto Quotidiano del 5 maggio 2014 a firma di
Una foto in bikini, scattata in vacanza e ri-pubblicata due giorni fa con una didascalia ironica sulla campagna elettorale. Un gesto provocatorio, per denunciare in modo ironico, l’oscuramento dei media nei confronti della lista Tsipras. Protagonista di questo gesto, a metà strada tra il serio e il faceto, è stata Paola Bacchiddu, una collega che da qualche mese coordina la comunicazione della Lista Tsipiras. Apriti cielo.
Le sacerdotesse del femminismo, le Vestali della parità di genere, le Erinni della difesa del corpo delle donne sono insorte. Con commenti ed invettive degne di un domenicano sul pulpito, hanno dato la stura al perbenismo bacchettone tipico di una certa “sinistra borghese”, da sempre attentissima a predicar bene, ma rotta ad ogni compromesso quando di mezzo c’è l’interesse personale. La sinistra dei salotti romani, delle vacanze a Capalbio è scesa in campo con furore certo degno di miglior causa. Paola – che guarda caso è una giornalista precaria (si dice freelance per addolcire la pillola), ovvero una di quelle tante colleghe che non ha fatto carriera, anzi non ha un lavoro stabile, non perché non sia brava, ma magari perché forse certi compromessi non li ha voluti proprio accettare – è stata linciata dal cerchio magico delle donne “impegnate” a tirarsela e far carriera.
Fortunatamente il suo gesto da Giamburrasca è stato invece capito fino in fondo dalla stragrande maggioranza del popolo di Fb. Si, perché i commenti alla sua foto sono in larghissima parte positivi.
Le persone normali – è stata lanciata persino una campagna di solidarietà verso la giornalista con dei selfie senza veli – hanno capito perfettamente che si trattava di una provocazione, di un gesto anche autoironico per mettere alla berlina un sistema mediatico attento più al gossip, che al diritto dei cittadini ad essere informati anche su una realtà politica come quella della lista Tsipiras che invece è stata letteralmente cancellata dai giornali che oggi se ne occupano solo per le polemiche montate attorno al lato B della portavoce.
Tra i tanti commenti che ho letto due mi hanno colpito. Una donna, si chiedeva cosa sarebbe accaduto se invece di essere la foto di una donna ad essere pubblicata con quella didascalia, fosse stata la foto di un uomo. La risposta è ovviamente che non sarebbe accaduto nulla. Nessuno ci avrebbe trovato niente da dire, perché noi maschi siamo padroni del nostro corpo, possiamo mostralo e usarlo come ci pare, le donne no, devono sempre obbedire a degli schemi, stare ingabbiate in una morsa di codici, di comportamenti: possono essere quelli del mercato, quelli dello stereotipo dell’apparenza, oppure i codici della chiesa della sinistra borghese con i suoi tristissimi riti. Non possono mai essere padrone di loro stesse. Se provano a farlo, a mischiare le carte, a prendere in giro gli schemi, vengono lapidate di insulti proprio da quelle che, almeno sulla carta, sono impegnate a difendere la loro libertà.
Un secondo commento è stato postato da un uomo che si chiedeva giustamente se le sacerdotesse del politicamente corretto impegnate a fare a pezzi la Bacchiddu, avrebbero usato gli stessi strali nei confronti dell’attivista tunisina che si è mostrata a seno nudo (finendo in galera) per protestare contro l’integralismo. Ovviamente no, l’attivista tunisina è un’eroina, la collega italiana una poco di buono o, nel migliore dei casi, una pecorella caduta in errore da redimere e ricondurre alla Chiesa dell’integralismo femminista.
Fa specie che nessuno si spenda così tanto quando ci troviamo davanti ad un uso del corpo femminile per costruire carriere che altrimenti non avrebbero ragione di esistere. O meglio nessuna si spende quando questa prassi, praticamente identica a quella che ha portato a sedere in Parlamento o sui banchi del Governo le pulzelle care a Berlusconi, viene praticata da donne di centro sinistra. Quando si vede la mediocrità far carriera, accedere a candidature, ad incarichi prestigiosi non solo nella politica ma anche in certe professioni come la nostra, tutti abbozzano. Ho letto, a proposito di questo scatto vacanziero, parole di fuoco contro l’uso del corpo delle donne scritte da donne di sinistra (almeno sulla carta) che dovrebbero spiegare attraverso quali meccanismi, partendo dal nulla, senza aver fatto alcunché di significativo hanno fatto fulminanti carriere, sono arrivate a programmi Rai, dove magari facevano ascolti da prefisso telefonico, hanno ottenuto contratti lucrosi e visibilità ovunque. Risposte che ovviamente non daranno mai. Almeno fino a quando non si troveranno in una sera d’estate, su una terrazza romana con un Jep Gambardella che le metta di fronte alla Grande Tristezza delle loro vite.

 p.s.
... ha dimostrato originalità e ha toccato un nervo scoperto delle tante vetero femministe moralisteggianti. Su facebook è partita una campagna di tante donne che hanno fatto scatti come la Bacchiddu: anche questo è liberazione delle donne... stavolta dalle, altre, donne.

lunedì 10 marzo 2014

Quote rosa, addio....

Allora, sono un: sessista, maschilista, merdionale, troglodita, terrorista e comunista mangiabambini, e tutto quello che può venire in mente...... ma proprio non mi andava giù sta cosa delle quota rosa; a partire da Luce D'eramo all'oggi tutto un fione di pensiero prima prevedeva il cosiddetto separatismo poi la... creazione di una sorta di riserva indiana.
Insomma cosa sarebbe cambiato per la comune mortale? Avere una parlamentare anzinchè un parlamentare? Avrebbe:
  1. avuto maggiori servizi alla persona?
  2. asili nido per i bambini?
  3. evitare le dimissioni in bianco in caso di maternità?
  4. aspettativa di tipo "norvegese" per i figli?
  5. meritocrazia?
  6. parità effettiva?
  7. pari opportunità non per legge?
.. e si potrebbe continuare ma so già che l'unica vera cosa era la riserva indiana (con tutto il rispetto, sia chiaro per i nativi americani LORO SI' VITTIME DELLO STRAPOTERE BIANCO DA CUI SONO STATI QUASI DISTRUTTI O ASSIMILATI): quella cosa che si sono ritagliate le parlamentari per evitare di doversi sudare l'elezione come gli altri e darsi una possibilità di restare dove sono. Sentite non mi va proprio giù la solfa messa su, anche da molti cosiddetti appartenenti alla pubblica opinione.. viviamo o no in una società di mercato dove vengono valorizzate, se le hai, qualità e opportunità? Bene al di là del sesso fa vedere quanto vali e se le hai le qualità, e i soldi degli sponsor, verrai eletta, sennò c'è sempre l'agricoltura, il lavoro n un supermarket part-time, o altro ancora.... eppoi ci sono sempre le liste bloccate dell'italicum, no?

lunedì 1 ottobre 2012

Chi ha paura di Virginia .... oops Naomi?

No, non parlo di Virginia Woolf .. ma di un altra Virginia che si chiama Naomi, Naomi Wolf e del suo  Vagina. A new Biography che ..... fa discutere; fa discutere intellettuali, femministe, critici, lettori e lettrici, ma perché? Cha avrà mai scritto questa donna da far insorgere il fior fiore della materia grigia, a pagamento o meno. esistente sul pianeta e addirittura far rispolverare dal museo delle cere alcuni/e sagome del veteromaschilismo e del suo opposto ossia del veterofemminismo? La "Nostra" parla ... della vagina, si proprio l'organo sessuale femminile e delle ricerche ultime fatte su di lei: niente, forse, a che vedere con i mitici "vagina dialogues" che ognuno che non consideri le donne solo "buone distese (salvo poi scoprire, anche in prima persona, in gioventù, che era la stessa cosa che pensavano dei maschi ... strana simmetria) .. e mai in piedi perché il sangue non affluisce dove serve.." ha visto o letto o ascoltato o ... fate voi. Ebbene qual'é il peccato originale del libro? Che "la rappresentazione dell'organo femminile fatta dall'autrice sia troppo meccanicistica e troppo basata sulla morfologia dell'organo". Attorno a quest'idea si sono scatenate polemiche e discussione, spesso annosissime (e forse anche un tantino noiose) che, a leggere l'articolo, mi ricordano tantissimo le discussione sul principio del Cristo e se "era proprietario o meno dei panni che portava addosso" così ben descritte ne "il nome della rosa" di Umberto Eco. Non me ne vogliano le varie femministe perché credo che un pò di luce la dove non sempre c'é aiuta a capire e a comprendere il "mistero" che tanto assilla il mondo intellettual-femministico e quello che lo avversa e, soprattutto, la luce non la getta ... sull'organo in se ma proprio su un altro "mistero" ... quello che ruota intorno alla cosiddetta teoria dei generi (o dei ruoli), ossia i ruoli maschili e femminili quindi "il prodotto dei processi interattivi di costruzione e interpretazione" e ancora ".. vengono associati la teoria dei ruoli (di genere) e l'approccio costruttivista"; roba veramente forte mi pare che in pratica significa l'evoluzione, o meno a seconda dei periodi storici, dei rapporti fra uomini e donne all'interno delle società, tutto qui. Ebbene su questa cosa negli anni '80 le femministe americane, e nemmeno tutte (vedi Eirca Jong in "paura di volare"), c'hanno costruito proprio l'idea di "genere" e tutto quello che ciò ha comportato nell'elaborazione degli anni successivi e che porta le loro epigoni a definire "essenzialista" l'Autrice del libro solo perché .. ha fatto il punto dello stato dell'arte in materia di ... neuroscienze e loro applicazioni nel campo dell'orgasmo femminile: il peccato che avrebbe commesso é quello di "aver ricacciato il genere (..) nell'ambito del corpo femminile" visto che, sempre come si legge nell'articolo in questione, il pensiero femminista contemporaneo "crede", brutta parola, sia sempre, ovunque e comunque "socialmente costruito" ossia che "vale solo negli schemi mentali o nei comportamenti sociali": da queste basi nasce il, a mio parere, rivendicazionismo attuale di alcuni, peraltro marginali (perché nati per input esterni .. che so lettoni e boccacceschi particolari), gruppi di genere che fanno battaglie difensive e che arrivano a dire che "a prescinere non voteranno mai per un maschio"? Insomma questo libro mette a nudo, e per fortuna (sempre a mio parere), l'insostenibile leggerezza dell'attuale femminismo tutto basato sul rivendicazionismo separatista e primitivo facendogli cadere il "velo (...)" a volte ipocrita che nasconde di tutto di più: dall'arrivismo d'antan (e molto maschile) al "sindacalismo" corporativo fino a giungere all'apriorismo degli estremi che ha vita breve e tempestosa, ma soprattutto dannosa per le donne perché una volta smascherato mostra di non conoscere il proprio sé e, soprattutto, l'altro da sé: ideale, quindi, per una società liquida e hobbesian-liberista che "si compassionevolizza" quando accadono crimini efferati sulle donne ma poi un secondo dopo é già lì a rincorrere la successiva emergenza, o presunta tale, senza mai, mai, fermarsi a riflettere che non é, solo, una questione di generi ma di ..... ascolto (reciproco), rispetto reciproco (che dell'ascolto é la conseguenza) e di modelli sociali evoluti che nelle società "post" a prescindere mai si sentirebbero in dovere di analizzare quanta atomizzazione e anomia viene prodotta e non ne hanno nemmeno sentore ... perché non comprendono che una società non é una somma di individui che stipulano un contratto sociale ma l'insieme di tanti piccoli insiemi che hanno un terreno comune e un retaggio altrettanto comune e solo la conoscenza può tenerli insieme, non lo scagliarsi contro l'altro a priori immaginando, tipico di tutti gli estremismi  che solo se governo io le cose andranno meglio ......... peccato che puntualmente la storia gli ha sempre, ma sempre, dato torto: leggetelo questo libro perché piaccia o meno questa farà ancora per anni discutere di sé e non solo nei circoli di quelli che, a pagamento o meno, credono di essere nati per pensare.

domenica 23 settembre 2012

Puppato, Bindi, e chissà ancora quanti altri..... che noia

Ogni volta la stessa storia. Che siano uomini, donne ecc. ogni volta  si aggrappano a qualcuno con l'idea, e la speranza, che sia quella giusta o meglio che stavolta non deluda le aspettative e ricordi che chi li elegge da loro si aspetta qualcosa. Le snoqers già dibattono sopra se la Puppato sia la persona giusta. La confusione é totale sotto il cielo. Gira e rigira siamo lì: gli italiani non sanno a che santo votarsi e non avendo alcun substrato ideologico né altro vanno a naso..... ora dal punto di vista delle donne, nonstante le strombazzate diversità, non é certamente differente perché ogni sigolo movimento femminile discute sul dove schierarsi e cosa e chi votare, e soprattutto spinge affinché le possibili candidate accettino i punti qualificanti senza capire che, come dice una mia carissima amica, "il sentirsi o meno uguale agli altri o il rivendicare tale condizione non é un punto qualificante ma semplicemente un riconoscere una propria condizione di incapacità di "essere" uguali": in poche parole qusta mia amica dice che lei non si sente inferiore a nessuno e non sente la ncessità di riserve indiane che le riconoscono, nell'ambito della stessa, particolari condizioni e quindi il candidato che sia donna o uomo non cambia perché lei non guarda il genere ma la serietà e, possibilmente, le capacità (e qui l'é dura) da mettere in campo... altro non c'é.
Personalmente applaudo a queste posizioni e le condivido pienamente per alcune ragioni che elenco:
  1. viviamo in una società liberista e quindi il "fare" gruppo speso si rivela controproducente perché al suo interno, al di là del genere, si riproducono quelle lotte e beghe che ci sono all'interno della società e di solito il tutto si riduce sul chi comanda e basta;
  2. sarò ingenuo ma avendo una certa esperienza poltica e sindacale alle spalle non vedo e non capisco perché si debbano creare delle condizioni "particolari" a favore di qualcuno.... se uno é capace si mette in gioco o se trova "scorciatoie", e i cittadini la votano, il problema non é di chi vien votato ma di chi la vota.. e non può recriminare....;
  3. qui stanno a discutere se la tizia/o sia accettabile o meno quando il potere si sta riorganizzando e sta ricercando un altro equilibrio per continuare a (s)governare in nome e per conto terzi .... ci sarebbe da dire che "mentre a Roma si discute Sagunto brucia", ma son duri a capirlo.
Ma come si fa a non capire: ogni tanto emerge quella o questa persona "nuova" o questo o quel movimento nuovo ma in realtà siamo noi a vederlo nuovo perché o abbiamo le bistecche sugli occhi o perché siamo alla frutta e incapaci di capire e discernere, un esempio? Che fine ha fatto Fabbrica Italia? E che fine hano fatto i difensori liberal degli accordi? Sarebbe da mettere degli annunci sui siti delle persone scomparse, vero? Idem per i genere: che fine hanno fatto le snoq? Sapete perché si son spaccate? Una parte é volata sotto l'ombrello del PD e una parte rimane di "area", qual'é la sifferenza? Nessuna, sta morendo e chi può cerca un porto sicuro nelle personalità emergenti per rifarsi il look e basta..... é ora di comprendere che il genere non é un punto qualificante, lo é: la capacità; l'onestà; l'esser sinistra; l'esser al servizio del cittadino e non al proprio vorrei che la massima "di franza o de spagna, basta che se magna" ora come non mai é attuale...... ma son stufo di ripeterlo e mi viene lo sbadiglio

lunedì 9 aprile 2012

addio a una delle ultime signore della sinistra, addio Miriam Mafai

C'ha lasciato una delle ultime signore che hanno fatto la sinistra italiana, Miriam Mafai. Una donna tosta, intelligente, compagna di quelle che non si faceva accecare dal primitivismo femminista, pur essendolo fieramente, che sa solo accontentarsi di quote e riserve indiane: al punto da esser definita la "femminista nel partito più maschilista di tutti", quello comunista. Definizione forte ma in parte veritiera se le donne del PCI sepsso han pagato un prezzo alto per le loro idee.




ADDIO MIRIAM



mercoledì 7 marzo 2012

Dedicato alle donne

8 MARZO. Giornata internazionale della donna. Un giorno nel quale si dovrebbero avviare riflessioni sullo "stato dell'arte", sul da farsi, ecc. e invece .....la schizofrenia di una società che ama autodefinirsi "libera" dove non solo le conquiste dei decenni precedenti sono messe in discussione ma vengono addirittura cancellate e le donne si ritrovano di fronte a modelli che comunemente si ritenevano superate: la "vergine" offerta al drago; la donna che a parità di lavoro vien pagata meno; la donna che é la prima a essere licenziata quando ci sono le crisi; la donna che non può disporre del proprio corpo e della propria sessualità perché una minoranza integralista sta facendo passare un messaggio antico e fobico nascosto sotto il rassicurante pensiero della vita; oggetto sempre più spesso di violenza, brutalità, omicidi ecc. ecc. insomma ritirata su tutta la linea........ cosa ne rimane della originalità della festa? Poco: ci si vede per uscire; qualche banchetto; mimose a tutto spiano... per un giorno ci si sente donne e gli altri 364 giorni, a fare le cose di sempre... a me piace però pensare alle donne come sono e come dovrebbero essere e proprio per questo voglio onorare tutte le donne con
Dedicato alle donne(preso da "Se non ora, adesso" di Don andrea Gallo, pagg. 41 e seguenti; edizioni Chiarelettere)
.... un mattino un uomo torna dopo molte ore di pesca e decide di fare un sonnellino. Anche se non pratica del lago, la moglie decide di uscire in barca. Accende il motore e si spinge a una piccola distanza: spegne il motore, butta l'ancora e si mette a leggere.Arriva una guardia forestale in barca, si avvicina e le dice: "buongiorno, signora. Cosa sta facendo?""Sto leggendo", risponde lei (pensando: non é forse ovvio?)."Lei si trova in una zona di pesca vietata" ribatte la guardia."Mi dispiace, agente, ma non sto pescando. Sto leggendo"."Si ma ha tutta l'attrezzatura. Per quanto ne so potrebbe cominciare in qualsiasi momento. Devo portarla con me e fare rapporto"."Se lo fa, agente, dovrò denunciarla per molestia sessuale", dice la donna."ma se non l'ho nemmeno toccata!", protesta la guardia forestale."Questo é vero, ma possiede tutta l'attrezzatura. Per quanto ne so potrebbe cominciare in qualsiasi momento"."Le auguro buona giornata, signora". e la guardia forestale se ne va.....
MORALE: mai discutere con una donna che legge, é probabile che sappia anche pensare........
BUON 8 MARZO















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