Oggi ricorre la spedizione dei mille....
i mitici mille, li ricordate? Oggi li definiremmo in altro modo ma gli
storici li legano al risorgimento, di cosa non si capisce, del paese e
allora ... tutti proni alla storia ufficiale.
Ma come andè
realmente lo sbarcio al di là della storia ufficiale? Secondo quei pochi
che si son levati lo sfizio di mettere il naso dove non dovevano questo
sbarco avvenne in territorio... inglese. Già proprio così; il molo dove
sbarcarono era di propretà di una compagnia britannica e quindi, dato
che almeno ufficialmente i Borbone erano alleati degli inglesi, la
marina militare non poteva sparargli addosso a meno di non dover colpire
o le navi militari inglesi e i docks della società... cosa cher favorì
non poco lo "sbarco" dei patrioti e non solo i suindicati patrioti
furono anche aiutati dai lavoranti che con le barche aiutarono nelle
operazioni. Ora chiediamoci: se non ci fossero stati questi
'impedimenti' lo sbarco sarebeb comunque avvenuto o c'era altro? Sempre
la storia non ufficiale parla di traditori o meglio di militari, spesso
ufficiali di origine aristocratica, che non agirono o furono 'imbelli e
passivi' di fronte all'invasore: quindi si c'era altro e quest'altro è
stato nascosto sotto il tappeto insieme a tutte le altre cose che non
dovremmo sapere delal nostra storia ma che ha un comune denominatore: la
facilità con cui l'italiota si fa corrompere.... Non che i Borboni
fossero delle vittime o che il regno delle due sicilie fosse un paradiso
ma erano uguali a tutti gli altri stati della penisola, proprio uguali e
in tutto per giunta.... ma la politica aggressiva del regno di sardegna
li colse quasi di sorpresa, non se lo aspettavano proprio. Ed è da
sottolineare anche l'aspetto internazionale: Napoli e Palermo erano una
fonte di preoccupazione soprattutto per gli inglesi e per la loro
storica base, commerciale e non, di Malta e per gli stessi Savoia erano
un problema perchè facevano concorrenza al loro sbocco al mare: Genova
(città che comunque i Savoia non esitarono a far bombardare quando
scoppiavano le rivolte) che chiaramente soffriva la concorrenza. C'era
anche il fattore Impero austriaco: non era più così importante e infatti
tenenro un atteggiamento passivo nello stivale: più preoccupati di
perdere il lombardo-veneto che di coadiuvare i Borboni poco fecero per
evitare la disfatta; la Francia, infine, teeen sempre un atteggiamento
che definir ambiguo è dir poco: doveva difendere il Vaticano ed evitare
una ascesa autonoma del regno di sardegna che lo sganciasse da essa..
come fare? centellinando l'aiuto o chiedendo sempre qualcosa in cambio o
prestando a interessi da strozzino soldi ai savoia (anche allora il
problema del debito pubblico era pressante davvero, storia nota, vero?).
La storia la scrivono sempre i vincitori è vero ma questa storia, a
distanza di più di un secolo e mezzo, andrebbe riscritta per onorare i
vinti: l'hanno fatto i nostri amici americani, perchè non dovremmo farlo
anche noi qui?
si parla di progresso, di evoluzione, di civiltà ci ritroviamo invece in un nuovo medio evo dove conta chi si nasconde dietro il potere o vi si allea con esso.
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mercoledì 11 maggio 2016
giovedì 4 febbraio 2016
.. sul Caso Moro
è di oggi, non so se avete sentito o letto, la notizia che starebbe
emergendo una nuova vicenda sul Caso Moro: pare che siano venute alla
luce foto e registrazioni telefoniche che contraddirrebbero la verità
emersa finora dai processi e dai racconti che da essi sono scaturiti...
ma andiamo con ordine.
Forse avrete sentito che alcuni ex brigatisti e familiari di vittime del terrorismo sono stati invitati ad alcuni corsi fatti per i magistrati per aiutarli nella comprensione del fenomeno di quegli anni e portare storie ed esperienze: apriti cielo, polemiche a non finire; personalmente sarei anche favorevole perchè prima o poi si deve mettere sotto la lente quel periodo e non solo per i magistrati, ma.... sono emersi veleni segno, forse, che qualcuno ancora non vuole che si faccia piena luce sulla vicenda di quegli anni o teme l'emergere delle verità nascosta e inconfessabili; una di queste mi ha particolarmente colpito perchè si è parlato di alcune foto venute fuori che provavano la presenza di alcuni malavitosi nel mentre dell'attacco brigatista alla scorta di Moro (che, se provata, metterebbe sotto una nuova luce tutta la vicenda dandogli un aspetto ancor più sinistro di quanto non fosse già di suo) e di una registrazione telefonica fra un noto esponente DC e un malavitoso da cui emergerebbe proprio l'allarme, e di conseguenza, la necessità che proprio quelle foto dovessero sparire per non mettere in piena vista, forse, il coinvolgimento, sempre sospettato e mai provato, di alcune personalità nel Caso Moro soprattutto perchè l'azione di Moro mirava a coinvolgere il PCI nei processi di gestione politica dello Stato se non addirittura a portare questo partito al Governo rompendo quella conventio ad excludendum che dal 1948 in poi ha bloccato il sistema politico italiano. Azione, che com'è emerso dai vari processi sulle stragi, sul terrorismo e sulla vicenda di Moro, la cosa era temuta non solo da circoli di destra e politico-militari nostrani ma da consimili occidentali e soprattutto americani... che non si fecero scrupolo a usare servizi deviati, infiltrati nell'estrema destra e nell'estrema sinistra, e quant'altro per influenzarne le scelte e, soprattutto, per indirizzarli verso l'eversione pura facendosene scudo e utilizzandoli come strumento: un esempio per tutti è l'infiltrazione nei gruppi anarchici di agenti provocatori in modo da indirizzare subito le indagini sulla strage di piazza fontana a milano verso di essi. Solo dopo, molto dopo, venne scoperto il giochino e la trama che esso nascondeva ma ci vollero anni e anni di indagini, processi e .... Pinelli che fu "suicidato" nella Questura di Milano. Queste opeerazioni di "false flag" sono note ormai ma allora chi aveva interesse a farlo cavalcò l'onda e mise le basi per la distruzione di quella maturazione del paese, lo scongelamento di oltre un terzo della società italiana di allora che votava a sinistra, in senso democratico che venne, a forza di bombe, corruzione e quant'altro, bloccato con gli esiti che oggi ben sappiamo e che abbiamo ancora oggi sotto gli occhi!!!!!
Che paese saremmo stati se quel processo non fosse stato bloccato? Diverso? Migliore? Chi lo sa.. la storia non si fa con il senno di poi è noto ma chiederselo sarebbe auspicabile perchè proprio in quegli anni furono gettate le basi dell'involuzione del sistema politico che è sfociato nell'attuale situazione sia politica che sociale....... certo sapere che:
Ma, d'altronde, cosa ci si poteva aspettare da un potere che non esitò a "unificare" il paese corrompendo i grandi latifondisti del Sud (ebbero l'assoluta garanzia che non sarebebro stati nemmeno sfiorati nelle loro prerogative) e gli Ufficiali delle'sercito borbonico (quasi tutti incorporati nel futuro esercito italiano con gli stessi gradi e prerogative)? O che invase, senz'alcuna dichiarazione di guerra o altro atto, gli stati del centro-italia? O che conquistò il lombardo-veneto infiltrando agenti in quelle zone per provacare rivolte e associazioni segrete filo-massoniche e con il placet francese, grande alleato, che inviò truppe allo scopo? O che non si fece scrupolo di commettere eccidi come quello di Bronte? E che troppo spesso quello che ora chiamiamo "risorgimento" troppo spesso, se si guardano alcuni aspetti, diventa più che altro conquista per evitare pericolosi avversari? O che i "plebisciti" che furono fatti per chiedere di essere annessi al Regno di Sardegna furono, come dire, "pilotati" perchè le certificazioni del voto furono fatte prima ancora che si conoscessero gli esiti dei "voti (cui peraltro parteciparono in quasi tutti i casi minoranze e senz'alcun controllo che le stesse persone non votassero più volte in diversi seggi)"?
Di tutto ciò cosa dovremmo pensare? Che in un paese nato così quel potere informe ma potentissimo potesse mollare la presa e farci crescere come popolo e come società realmente libera e che democraticamente si scegliesse il futuro? Che illusi che siamo......
p.s.
la conferenza a cui avrebbero dovuto partecipare leggo ora che è stata annullata... ma il resto? E' vero o è solo l'ennesima "leggenda metropolitana"?
Forse avrete sentito che alcuni ex brigatisti e familiari di vittime del terrorismo sono stati invitati ad alcuni corsi fatti per i magistrati per aiutarli nella comprensione del fenomeno di quegli anni e portare storie ed esperienze: apriti cielo, polemiche a non finire; personalmente sarei anche favorevole perchè prima o poi si deve mettere sotto la lente quel periodo e non solo per i magistrati, ma.... sono emersi veleni segno, forse, che qualcuno ancora non vuole che si faccia piena luce sulla vicenda di quegli anni o teme l'emergere delle verità nascosta e inconfessabili; una di queste mi ha particolarmente colpito perchè si è parlato di alcune foto venute fuori che provavano la presenza di alcuni malavitosi nel mentre dell'attacco brigatista alla scorta di Moro (che, se provata, metterebbe sotto una nuova luce tutta la vicenda dandogli un aspetto ancor più sinistro di quanto non fosse già di suo) e di una registrazione telefonica fra un noto esponente DC e un malavitoso da cui emergerebbe proprio l'allarme, e di conseguenza, la necessità che proprio quelle foto dovessero sparire per non mettere in piena vista, forse, il coinvolgimento, sempre sospettato e mai provato, di alcune personalità nel Caso Moro soprattutto perchè l'azione di Moro mirava a coinvolgere il PCI nei processi di gestione politica dello Stato se non addirittura a portare questo partito al Governo rompendo quella conventio ad excludendum che dal 1948 in poi ha bloccato il sistema politico italiano. Azione, che com'è emerso dai vari processi sulle stragi, sul terrorismo e sulla vicenda di Moro, la cosa era temuta non solo da circoli di destra e politico-militari nostrani ma da consimili occidentali e soprattutto americani... che non si fecero scrupolo a usare servizi deviati, infiltrati nell'estrema destra e nell'estrema sinistra, e quant'altro per influenzarne le scelte e, soprattutto, per indirizzarli verso l'eversione pura facendosene scudo e utilizzandoli come strumento: un esempio per tutti è l'infiltrazione nei gruppi anarchici di agenti provocatori in modo da indirizzare subito le indagini sulla strage di piazza fontana a milano verso di essi. Solo dopo, molto dopo, venne scoperto il giochino e la trama che esso nascondeva ma ci vollero anni e anni di indagini, processi e .... Pinelli che fu "suicidato" nella Questura di Milano. Queste opeerazioni di "false flag" sono note ormai ma allora chi aveva interesse a farlo cavalcò l'onda e mise le basi per la distruzione di quella maturazione del paese, lo scongelamento di oltre un terzo della società italiana di allora che votava a sinistra, in senso democratico che venne, a forza di bombe, corruzione e quant'altro, bloccato con gli esiti che oggi ben sappiamo e che abbiamo ancora oggi sotto gli occhi!!!!!
Che paese saremmo stati se quel processo non fosse stato bloccato? Diverso? Migliore? Chi lo sa.. la storia non si fa con il senno di poi è noto ma chiederselo sarebbe auspicabile perchè proprio in quegli anni furono gettate le basi dell'involuzione del sistema politico che è sfociato nell'attuale situazione sia politica che sociale....... certo sapere che:
- eravamo terreno di scontro fra servizi stranieri (Argo 16, Sigonella, DC9 Itavia e Ustica ecc.);
- i nostri servizi, ben lungi dal difendere la legalità e la democrazia si prestavano, almeno in parte, a questo gioco e di fatto permettevano che questo scontro avvenisse non solo a forza di infiltrazioni ma pure di bombe;
- i nostri politici sapessero e ci vivacchiassero sopra traendone potere basato sia sulla necessità di tenere sotto il tacco occidentale il paese sia sull'ineluttabilità della conventio ad excludendum bloccando di fatto il paese in una ingessatura da cui oggi non ci siamo ancora liberati;
- tutte le vittime delle bombe e del terrorismo erano solo carne sacrificabile in nome del potere fine a se stesso e che questo potere non esitava a fare accordi con la malavita sia per tenere, e mantenere, lo status quo sia per trarne beneficio politico-elettorale (ben sapendo che c'era una contropartita in termini di mancata presenza dello Stato e della legalità in enormi fette del paese... e non tutte del SUD come ben provano le indagini, non solo di questi ultimi anni, sulle infiltrazioni malavitose al nord);
- ecc. ecc.
Ma, d'altronde, cosa ci si poteva aspettare da un potere che non esitò a "unificare" il paese corrompendo i grandi latifondisti del Sud (ebbero l'assoluta garanzia che non sarebebro stati nemmeno sfiorati nelle loro prerogative) e gli Ufficiali delle'sercito borbonico (quasi tutti incorporati nel futuro esercito italiano con gli stessi gradi e prerogative)? O che invase, senz'alcuna dichiarazione di guerra o altro atto, gli stati del centro-italia? O che conquistò il lombardo-veneto infiltrando agenti in quelle zone per provacare rivolte e associazioni segrete filo-massoniche e con il placet francese, grande alleato, che inviò truppe allo scopo? O che non si fece scrupolo di commettere eccidi come quello di Bronte? E che troppo spesso quello che ora chiamiamo "risorgimento" troppo spesso, se si guardano alcuni aspetti, diventa più che altro conquista per evitare pericolosi avversari? O che i "plebisciti" che furono fatti per chiedere di essere annessi al Regno di Sardegna furono, come dire, "pilotati" perchè le certificazioni del voto furono fatte prima ancora che si conoscessero gli esiti dei "voti (cui peraltro parteciparono in quasi tutti i casi minoranze e senz'alcun controllo che le stesse persone non votassero più volte in diversi seggi)"?
Di tutto ciò cosa dovremmo pensare? Che in un paese nato così quel potere informe ma potentissimo potesse mollare la presa e farci crescere come popolo e come società realmente libera e che democraticamente si scegliesse il futuro? Che illusi che siamo......
p.s.
la conferenza a cui avrebbero dovuto partecipare leggo ora che è stata annullata... ma il resto? E' vero o è solo l'ennesima "leggenda metropolitana"?
lunedì 25 maggio 2015
Divario Nord-Sud: l’arretratezza del Mezzogiorno è una scelta politica
dal Fatto Quotidiano del 24 / 5 / 2015 a firma di Alessandro Cannavale
A partire dagli anni ’50, con l’istituzione della Cassa del Mezzogiorno, si inaugurò una politica di interventi straordinari per la soluzione dell’annoso problema del dualismo Nord-Sud. Il divario nel Pil pro capite tra Nord e Sud era ormai drammaticamente esploso dopo la Seconda Guerra Mondiale. Lo si legge bene in questo grafico, tratto da una interessante pubblicazione di Antonio Lepore per la Rivista giuridica del Mezzogiorno, che cita, a sua volta, uno studio dei ricercatori V. Daniele e P. Malanima

Si osserva chiaramente il doppio cambio di passo peggiorativo, in concomitanza coi due conflitti mondiali. Queste le premesse che portarono alla decisione di creare un ente ad hoc per fermare l’acuirsi del divario crescente. Un articolo molto interessante della ricercatrice Anna Spadavecchia, dell’Università di Reading (UK), dal titolo “Regional and national industrial policies in Italy, 1950s–1993. Where did the subsidies flow?”, fornisce dei dati scientifici molto interessanti. E’ davvero il caso di tratteggiarli, in modo essenziale, rimandando a una indispensabile, più attenta lettura del testo completo.
Obiettivo dello studio è quello di spiegare i ridotti “achievements” del Sud Italia, ossia i minori risultati, soprattutto a partire dagli anni Settanta. Vengono esaminati i flussi di sussidi regionali disponibili, in quel periodo, con quelli disponibili a livello nazionale, per le politiche industriali. Lo studio evidenzia bene come, a partire dalla seconda metà degli anni Settanta, l’industria localizzata nelle zone più prospere d’Italia, (il Nord-Ovest), fu oggetto di un maggior flusso di crediti, e illustra come queste politiche abbiano inficiato il conseguimento di obiettivi significativi nel Mezzogiorno a partire da quegli anni. Ciò perché la priorità era evidentemente mutata: non più ridurre il divario tra Nord e Sud del Paese, perché “the new priority was to boost the national economy and its exports”. Sorprendente, se si pensa che alcuni movimenti politici hanno fatto della lotta alla Cassa del Mezzogiorno il proprio maggiore sostentamento, nei primi anni Novanta. Scrive ancora Anna Spadavecchia: “Even taking into account the more generous conditions attached to soft loans in the South and estimating the ‘gift’ element within soft loans, the North-West remains the main beneficiary in the post-1976 period”. Riporto, di seguito, il grafico corrispondente nell’articolo, per una più immediata comprensione di quanto detto.

Non doveva essere questo l’obiettivo di chi aveva pensato alle politiche di “intervento straordinario per il Sud” che, nei primi due decenni di esercizio (Anni 50-60), avevano avuto quantomeno il merito di mettere il Sud all’inseguimento del Nord, di cucire il paese diviso e lacerato internamente, di spezzare la spirale di povertà innescata nel Sud. Penso a Pasquale Saraceno, che fondò nel 1946 l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno (Svimez), assertore dell’utilità di fondare la Cassa per il Mezzogiorno, convinto del fatto che l’economia di mercato non avrebbe potuto da sola innescare la riduzione dei divari tra le regioni del Paese, ormai esasperatamente evidenti.
Scriveva Saraceno, con profetica lucidità, visto quel che succede proprio in questi giorni: “l’intervento straordinario è necessario fin quando l’economia italiana risulterà composta di due sistemi, caratterizzati da modelli di sviluppo diversi; ignorare e negare questo persistente dualismo significa conformare l’azione pubblica esclusivamente al modello del sub-sistema più forte, consumando così una sostanziale sopraffazione degli interessi del sub-sistema più debole”.
O, forse, ebbe ragione, nei fatti, Giorgio Amendola, quando scrisse, nel 1957, avverso l’istituzione della Cassa, le seguenti parole: “Ora, in queste condizioni, un ente che volesse attaccare le condizioni ambientali di arretratezza economica, e trattare il Mezzogiorno da zona depressa, isolando queste condizioni da quelle più generali, sociali e politiche, non solo non riuscirebbe a piegare e a vincere questa arretratezza, ma la consoliderebbe, perché, sviluppando la sua azione nel quadro degli attuali rapporti di classe, svolgendo la sua azione nell’indirizzo voluto dall’interesse dei ceti dominanti, ne rafforzerebbe, in ultima analisi, le posizioni di privilegio e di sfruttamento, ribadendo le catene che tengono legate le popolazioni meridionali”.
Inutile affidare al carnefice le sorti della vittima, in sostanza.
p.s.
ne parlavo domenica, vero? Bè.... come non aprire gli occhi? Oggi trattaano l'intero paese come finorahanno trattato una buona metà del paese.
A partire dagli anni ’50, con l’istituzione della Cassa del Mezzogiorno, si inaugurò una politica di interventi straordinari per la soluzione dell’annoso problema del dualismo Nord-Sud. Il divario nel Pil pro capite tra Nord e Sud era ormai drammaticamente esploso dopo la Seconda Guerra Mondiale. Lo si legge bene in questo grafico, tratto da una interessante pubblicazione di Antonio Lepore per la Rivista giuridica del Mezzogiorno, che cita, a sua volta, uno studio dei ricercatori V. Daniele e P. Malanima

Si osserva chiaramente il doppio cambio di passo peggiorativo, in concomitanza coi due conflitti mondiali. Queste le premesse che portarono alla decisione di creare un ente ad hoc per fermare l’acuirsi del divario crescente. Un articolo molto interessante della ricercatrice Anna Spadavecchia, dell’Università di Reading (UK), dal titolo “Regional and national industrial policies in Italy, 1950s–1993. Where did the subsidies flow?”, fornisce dei dati scientifici molto interessanti. E’ davvero il caso di tratteggiarli, in modo essenziale, rimandando a una indispensabile, più attenta lettura del testo completo.
Obiettivo dello studio è quello di spiegare i ridotti “achievements” del Sud Italia, ossia i minori risultati, soprattutto a partire dagli anni Settanta. Vengono esaminati i flussi di sussidi regionali disponibili, in quel periodo, con quelli disponibili a livello nazionale, per le politiche industriali. Lo studio evidenzia bene come, a partire dalla seconda metà degli anni Settanta, l’industria localizzata nelle zone più prospere d’Italia, (il Nord-Ovest), fu oggetto di un maggior flusso di crediti, e illustra come queste politiche abbiano inficiato il conseguimento di obiettivi significativi nel Mezzogiorno a partire da quegli anni. Ciò perché la priorità era evidentemente mutata: non più ridurre il divario tra Nord e Sud del Paese, perché “the new priority was to boost the national economy and its exports”. Sorprendente, se si pensa che alcuni movimenti politici hanno fatto della lotta alla Cassa del Mezzogiorno il proprio maggiore sostentamento, nei primi anni Novanta. Scrive ancora Anna Spadavecchia: “Even taking into account the more generous conditions attached to soft loans in the South and estimating the ‘gift’ element within soft loans, the North-West remains the main beneficiary in the post-1976 period”. Riporto, di seguito, il grafico corrispondente nell’articolo, per una più immediata comprensione di quanto detto.

Non doveva essere questo l’obiettivo di chi aveva pensato alle politiche di “intervento straordinario per il Sud” che, nei primi due decenni di esercizio (Anni 50-60), avevano avuto quantomeno il merito di mettere il Sud all’inseguimento del Nord, di cucire il paese diviso e lacerato internamente, di spezzare la spirale di povertà innescata nel Sud. Penso a Pasquale Saraceno, che fondò nel 1946 l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno (Svimez), assertore dell’utilità di fondare la Cassa per il Mezzogiorno, convinto del fatto che l’economia di mercato non avrebbe potuto da sola innescare la riduzione dei divari tra le regioni del Paese, ormai esasperatamente evidenti.
Scriveva Saraceno, con profetica lucidità, visto quel che succede proprio in questi giorni: “l’intervento straordinario è necessario fin quando l’economia italiana risulterà composta di due sistemi, caratterizzati da modelli di sviluppo diversi; ignorare e negare questo persistente dualismo significa conformare l’azione pubblica esclusivamente al modello del sub-sistema più forte, consumando così una sostanziale sopraffazione degli interessi del sub-sistema più debole”.
O, forse, ebbe ragione, nei fatti, Giorgio Amendola, quando scrisse, nel 1957, avverso l’istituzione della Cassa, le seguenti parole: “Ora, in queste condizioni, un ente che volesse attaccare le condizioni ambientali di arretratezza economica, e trattare il Mezzogiorno da zona depressa, isolando queste condizioni da quelle più generali, sociali e politiche, non solo non riuscirebbe a piegare e a vincere questa arretratezza, ma la consoliderebbe, perché, sviluppando la sua azione nel quadro degli attuali rapporti di classe, svolgendo la sua azione nell’indirizzo voluto dall’interesse dei ceti dominanti, ne rafforzerebbe, in ultima analisi, le posizioni di privilegio e di sfruttamento, ribadendo le catene che tengono legate le popolazioni meridionali”.
Inutile affidare al carnefice le sorti della vittima, in sostanza.
p.s.
ne parlavo domenica, vero? Bè.... come non aprire gli occhi? Oggi trattaano l'intero paese come finorahanno trattato una buona metà del paese.
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sabato 25 aprile 2015
la liberazione ... illusoria
Sia chiaro che rispetto ed onoro i tanti uomini e donne che hanno
fatto la Resistenza che hanno combattuto, e sono morti, per costringere
alla resa, se non alla fuga, i nazifascisti; nessun DISCONOSCIMENTO!!!!!
Onoro quelle persone: peccato che i successori, già qualche mese dopo
il 1945 lavoravano per imporcene un altro di oppressore: stavolta era un
pugno in un grosso guanto di velluto ma sempre pugno era... pugno che
non si è fatto mancare nulla: faceva e disfaceva governi; finanziava
operazioni false flag (BR e simili di sinistra e di destra.. anzi nella
destra c'erano direttamente fascisti che si prestavano volentieri allo
scopo arruolati dais ervizi segreti italiani, alcuni, e tutti al soldo
di quelli stranieri); uccidevano Moro (sabotandone il disegno di un
accordo con il PCI per far si che milioni di italiani potessero
partecipare alla gestione del paese senza sentirsi in frigorifero) e,
turandosi il naso, facevano occhi e orecchie da mercanti nel vedere un
sistema di potere "democratico" che non prevedeva ricambio, anzi: la DC
era stabilmente al potere, da sola o in compagnia, e il PCI,
consapevolmente si era arroccato nelle regioni amministrate
direttamente.. si chiamava "conventio ad excludendum; mettevano bombe;
corrompevano uomini politici di tutti gli schieramenti; impedivano la
maturazione democratica del paese e la sua naturale crescita.. e si
potebbe continuare per tutti i 70 anni e rotti della nostra recente
storia (tralascio il risorgimento e lariunficiazione perchè andrei
off-topic) ben sapendo che tutti noi queste cose le sapevamo ECCOME ma
le abbiamo rimosse: almeno quelli che oggi hanno almeno dai 40 in su le
sanno; in giù lasciamo stare perchè non è colpa loro: ma l'A.N.P.I. sta
facendo un ottimo lavoro e forse la memoria non è completamente persa...
Veniamo alla ...... "liberazione"; una domanda: ma da cosa e per cosa? Uscivamo dal 20ennio fascista: un regime oppressore che aveva, in frode dell'allora Costituzione del Regno (lo Statuto Albertino), preso il potere.. ma il re era d'accordo, mi pre o sbaglio? Non fu quel Savoia che rifiutandosi di firmare lo stato d'assedio per schierare l'esercito favorì la marcia su Roma? E le folle oceaniche, e lo erano davvero, non era sintomo che agli italiani piaceva il tipetto tronfio di se che li arringava (interessante leggere l'analisi del linguaggio politico fascista fatta su quel periodo il saggio di Cedroni e Dell'Era dall'omonimo titolo edizioni Carocci)? E non era stato lui a creare il sabato fascista e le colonie marine e montane per i figli degli operai (cosa mai fatta da nessuno prima nè in italia nè altrove!!!)? Non era stato costui a mandare il prefetto Mori contro la mafia (per costringerla a scendere a patti be sapendo che i veri capimafia erano gioà a roma.... anche nel suo partito)?
Per tacere dei "comunisti" in esilio: Gramsci era scomodo nello stesso PCI di allora; Togliatti non fece nulla per farlo liberare, anzi: ufficialmente temeva che Stalin lo facesse uccidere ma in realtà, è solo un ipotesi mai dimostrata, la visione gramsciana non era in linea con il pragmatismo togliattiano: troppa democrazia e poco realismo socialista.... (in più grande dimensione: in Spagna l'esperimento anarchico, è dimostrato dai documenti degli archivi di quel paese, FUNZIONAVA ma da mosca - e dalle capitali dell'asse - arrivò l'ordine di soffocarlo con tutti i mezzi, chissà perchè comunisti e falangisti prima di massacrarsi a icenda fecero strage degli anarchici).
Gli italiani sono uno stano popolo: s'innamorano finchè va tutto bene ma quando insorgono i problemi......... gli stemmini del p.n.f. intasano le fogne (e i traditori del tipetto lo defenestrano con un ordine del giorno firmato dal ... re, sempre lui, che sentiva traballare il soglio reale sotto le reali chiappe). Solo dopo il 1943 nasce la resistenza, non prima: e il MMAGIOR CONTRIBUTO DI SANGUE E' STATO DATO DAI COMUNISTI IN PRIMIS E DALLA GENTE COMUNE in secundis.. altri son venuti dopo: non sono mancati eccidi sia chiaro, ad esempio porzus o gli italiani uccisi nelle foibe (a proposito molti erano comunisti!!).. ma lo sforzo fu si di popolo ma in buona parte era un popolo .... "rosso"; una piccola storia personale: mio padre era di stanza a Napoli, rientrato da poco perchè ferito facendo il suo dovere di soldato (non di fascista) coscritto alla frontiera jugoslava (che ci faceva un soldati di cavalleria leggera della divisione aosta a fare la guardia alle polveriere a 2000 mila metri d'altezza? Mah), al proprio squadrone quando dalla sera alla mattina, era la notte fra l'8/43 e il 9/43, gli ufficiali superiori, tutti piemontesi o giù di lì, sparirono....... se non fosse stato per due carabinieri che per caso passarono di lì e li avvisarono dell'"accaduto" non ne sapevnao nulla!!!! E li avvisarono anche che i tedeschi, e i loro servi fascisti, stavano inizando a rastrellare a napoli ed era quindi il caso di "evitare scontri", forse (come altri suoi colleghi) sarebbe stato deportato e, sempre forse, sarebbe morto; ecco cosa fu il 1943: la fuga dei reali e la caduta di un paesino dei campanelli dove, come già accadde nel 1860, il potere si era già spostato altrove lasciando da soli chi fino ad allora, nel caso di mio padre era stato costretto, li aveva serviti! Puro stile Gattopardo.
Lo scrittore spagnolo J. Cercas ha scritto: "il primo dovere di uno storico consiste precisamente nel revisionare la storia, nel mettere in questione le certezze comunemente accettate e, pertanto, nel proporre un interpretazione del passato che concordi con le conoscenze e le esperienze del presente. Il mestiere dello storico non consiste solo nel raccontare la storia, ma anche - e in fondo è la stessa cosa - nel rivedere o revisionare come la storia sia stata raccontata". E potrei finirlo qui il post perchè tutti noi dovremmo avere un sussulto e i neuroni abilitati dovrebbero mettersi in movimento... e invece: no; accettiamo acriticamente ciò che ci danno da bere senza controllare nè valutare la discrepanza fra realtà storica e il "racconto" che ne vien fatto: una cosa è dire che la coca-cola può dare problemi allo stomaco, un altra è "aspettare che mi buchi lo stomaco"..... era un medicinale per far passare la sbornia agli ubriaconi non come bevanda per tutti, bambini compresi: una cosa è la realtà storica un altra il racconto, ecco fatto un bell'esempio... a proposito sorvolo anche sull'appoggio dato dai vari Bush e co (e anche alcuni da esponenti del mondo ebraico, uno era un gerarca nazista e altri erano iscritti al pnf) al nazifascismo e come si opposero all'intervento americano in guerra: nel dopoguerra la AT&T (e altre aziende anglo-americane) rientrarono completamente di tutti i beni sequestrati alle loro filiali tedesche e italiane, nessuna ammenda e nessuna scusa presentata agli americani e agli altri paesi che con i loro morti contribuirono alla vittoria finale!!!!
Ma se vogliamo raccontare perchè:
Veniamo alla ...... "liberazione"; una domanda: ma da cosa e per cosa? Uscivamo dal 20ennio fascista: un regime oppressore che aveva, in frode dell'allora Costituzione del Regno (lo Statuto Albertino), preso il potere.. ma il re era d'accordo, mi pre o sbaglio? Non fu quel Savoia che rifiutandosi di firmare lo stato d'assedio per schierare l'esercito favorì la marcia su Roma? E le folle oceaniche, e lo erano davvero, non era sintomo che agli italiani piaceva il tipetto tronfio di se che li arringava (interessante leggere l'analisi del linguaggio politico fascista fatta su quel periodo il saggio di Cedroni e Dell'Era dall'omonimo titolo edizioni Carocci)? E non era stato lui a creare il sabato fascista e le colonie marine e montane per i figli degli operai (cosa mai fatta da nessuno prima nè in italia nè altrove!!!)? Non era stato costui a mandare il prefetto Mori contro la mafia (per costringerla a scendere a patti be sapendo che i veri capimafia erano gioà a roma.... anche nel suo partito)?
Per tacere dei "comunisti" in esilio: Gramsci era scomodo nello stesso PCI di allora; Togliatti non fece nulla per farlo liberare, anzi: ufficialmente temeva che Stalin lo facesse uccidere ma in realtà, è solo un ipotesi mai dimostrata, la visione gramsciana non era in linea con il pragmatismo togliattiano: troppa democrazia e poco realismo socialista.... (in più grande dimensione: in Spagna l'esperimento anarchico, è dimostrato dai documenti degli archivi di quel paese, FUNZIONAVA ma da mosca - e dalle capitali dell'asse - arrivò l'ordine di soffocarlo con tutti i mezzi, chissà perchè comunisti e falangisti prima di massacrarsi a icenda fecero strage degli anarchici).
Gli italiani sono uno stano popolo: s'innamorano finchè va tutto bene ma quando insorgono i problemi......... gli stemmini del p.n.f. intasano le fogne (e i traditori del tipetto lo defenestrano con un ordine del giorno firmato dal ... re, sempre lui, che sentiva traballare il soglio reale sotto le reali chiappe). Solo dopo il 1943 nasce la resistenza, non prima: e il MMAGIOR CONTRIBUTO DI SANGUE E' STATO DATO DAI COMUNISTI IN PRIMIS E DALLA GENTE COMUNE in secundis.. altri son venuti dopo: non sono mancati eccidi sia chiaro, ad esempio porzus o gli italiani uccisi nelle foibe (a proposito molti erano comunisti!!).. ma lo sforzo fu si di popolo ma in buona parte era un popolo .... "rosso"; una piccola storia personale: mio padre era di stanza a Napoli, rientrato da poco perchè ferito facendo il suo dovere di soldato (non di fascista) coscritto alla frontiera jugoslava (che ci faceva un soldati di cavalleria leggera della divisione aosta a fare la guardia alle polveriere a 2000 mila metri d'altezza? Mah), al proprio squadrone quando dalla sera alla mattina, era la notte fra l'8/43 e il 9/43, gli ufficiali superiori, tutti piemontesi o giù di lì, sparirono....... se non fosse stato per due carabinieri che per caso passarono di lì e li avvisarono dell'"accaduto" non ne sapevnao nulla!!!! E li avvisarono anche che i tedeschi, e i loro servi fascisti, stavano inizando a rastrellare a napoli ed era quindi il caso di "evitare scontri", forse (come altri suoi colleghi) sarebbe stato deportato e, sempre forse, sarebbe morto; ecco cosa fu il 1943: la fuga dei reali e la caduta di un paesino dei campanelli dove, come già accadde nel 1860, il potere si era già spostato altrove lasciando da soli chi fino ad allora, nel caso di mio padre era stato costretto, li aveva serviti! Puro stile Gattopardo.
Lo scrittore spagnolo J. Cercas ha scritto: "il primo dovere di uno storico consiste precisamente nel revisionare la storia, nel mettere in questione le certezze comunemente accettate e, pertanto, nel proporre un interpretazione del passato che concordi con le conoscenze e le esperienze del presente. Il mestiere dello storico non consiste solo nel raccontare la storia, ma anche - e in fondo è la stessa cosa - nel rivedere o revisionare come la storia sia stata raccontata". E potrei finirlo qui il post perchè tutti noi dovremmo avere un sussulto e i neuroni abilitati dovrebbero mettersi in movimento... e invece: no; accettiamo acriticamente ciò che ci danno da bere senza controllare nè valutare la discrepanza fra realtà storica e il "racconto" che ne vien fatto: una cosa è dire che la coca-cola può dare problemi allo stomaco, un altra è "aspettare che mi buchi lo stomaco"..... era un medicinale per far passare la sbornia agli ubriaconi non come bevanda per tutti, bambini compresi: una cosa è la realtà storica un altra il racconto, ecco fatto un bell'esempio... a proposito sorvolo anche sull'appoggio dato dai vari Bush e co (e anche alcuni da esponenti del mondo ebraico, uno era un gerarca nazista e altri erano iscritti al pnf) al nazifascismo e come si opposero all'intervento americano in guerra: nel dopoguerra la AT&T (e altre aziende anglo-americane) rientrarono completamente di tutti i beni sequestrati alle loro filiali tedesche e italiane, nessuna ammenda e nessuna scusa presentata agli americani e agli altri paesi che con i loro morti contribuirono alla vittoria finale!!!!
Ma se vogliamo raccontare perchè:
- non si racconta, dopo aver SERIAMENTE VERIFICATO UNA VOLTA PER TUTTE, che gli americani sbarcarono in sicilia grazie a lucky luciano (con l'operazione HUSKY), è stata smentita ma nessuno ha mai davvero approfondito la cosa.. non conveniva a nessuno farlo, che venne prelevato dalla prigione e paracadutato in Sicilia dove, come accadde per lo sbarco dei mille (a fronte di una marina militare borbonica che sulla carta nel mediterraneo era seconda solo agli inglesi ma i cui ufficiali si fecero corrompere facilmente), fecero a gara a chi arrivava prima a Palermo trovando anche il tempo di sparacchiare qua e là ... e di ammazzare tanti militari italiani, in realtà allo sbando, che formalmente erano ancora nemici? E che dire delle varie uccisioni, dopo definite "fortuite", fatte dagli americani (l'elenco è lunghissimo) Cosa ne è stato del "Rapporto Herlands (dal nome del suo estensore)" che 11 anni dopo, per conto dello Stato di New York, raccontò di come un capo dei capi si trasformò in un PATRIOTA che avrebbe fatto vincere la guerra nel mediterraneo agli anglo-americani dato che il controllo dei porti americani fu "appaltato" alla mafia italo-americana che si dimostrò molto più efficiente dei servizi e della polizie americane (finirono in pochissimo tempo: scioperi, sabotaggi, ecc.)?
- non si racconta che napoli si .. liberò da sola; fu un moto, come scrisse Croce (grande pensatore ma purtroppo liberale e troppo legato a schemi romantici), di una città "lazzarona" che si strinse a riccio attorno ai propri figli e mariti (detenuti, militari sbandati, ecc.) che venivano rastrellati dai nazifascisti: grazie in primis ai detenuti e poi alle donne, agli scugnizzi (ruolo a parte l'ebbero i giovani detenuti del carcere di nisida che si distensero come e più degli altri) e a sparuti gruppi di soldati sbandati che presero le armi e solo ... al quarto giorno arrivarono i "partigiani" dal vomero (i politici)? E che gli americani, temendo l'indole napoletana, prima di entrare in città ingiunsero di deporre le armi a tutti venendo invece accolti come "liberatori" ma che appena tre mesi dopo erano odiati forse più dei tedeschi per come si comportarono: da conquistatori violenti e brutali; mia nonna (classe 1906) mi raccontava sempre di come fossero violenti i bombardamenti a tappeto americani (suo marito morì per una bomba caduta vicino al suo pezzo di artiglieria) e che continuarono anche dopo l'8/9 e che un certo annunciatore, divenuto poi the voice dei tg italiani dagli usa), intimava alla radio ai napoletani di deporre le armi perchè oltre che non avrebbero mangiato .. si poteva bombardare il cratere del vesuvio (allora in piena attività) .. no diciamolo in modo buonista: qualche bomba se ne andava a zonzo per conto suo e poteva trovare confortevole luogo di riposo dalle proprie fatiche il cratere del Vesuvio.. così caldo e accogliente? E che nel comando americano c'erano esponenti di spicco della mafia italo-americana (prima qualcuno di loro era stato anche fascista e qualcun'altro aveva anche finanziato la costruzione di un edificio del fascio) e malavita locale che tenevano in mano tutto... ivi compresa la gestione dei viveri per i civili e dei fondi per la ricostruzione (molte famiglie assurte alla cronaca negli anni del dopoguerra allora fecero soldi e presero il potere vero e sono nomi famosi ancora oggi)? E chi chiudeva gli occhi sul mercato nero ben sapendo che c'era un prezzo da pagare "al generoso aiuto" dato dai patrioti italo-americani? Nei racconti che mi son giunti a Napoli si MORIVA LETTERALMENTE di fame e solo chi aveva qualcosa da scambiare o da vendere o da (s)vendere sopravviveva: fu così che nacque il fenomeno delle "signorine" che intrattenevano gli alleati nelle strade e nei postriboli o nei locali gestiti dai soliti noti e con l'occhio che guarda altrove delle autorità alleate!!!! Sempre meglio che essere rastrellate in casa e violentate sul posto dai militari; fra i quali c'era di tutto: marocchini, americani, inglesi ecc. un sacco vero e proprio che fa impallidire i femminicidi odierni.
- noi ci dichiaravamo "alleati" ma di fatto non eravamo nient'altro che sudditi e conquistati e trattati come tali: anche nel dopoguerra e fino a d oggi siamo continuati ad esserlo...... eravamo il terreno di scontro dei servizi e dei poteri, più o meno, oscuri che erano in guerra, fredda per fortuna, fra loro: e non parlo della guerra freda usa-urss ma di un altra guerra fredda: quella di costoro contro chi nella società credeva nelle parole pronunciate sui palchi dai comizianti e dai teorici dei vari partiti: erano considerati dei nemici perchè avrebbero potuto costruire un paese maturo e realmente democratico; e questo era un male per "la portaerei della democrazia" nel mediterraneo e prima linea contro il comunismo: entrambe erano balle perchè al di là della cortina di ferro non gliene importava nulla di tutto ciò impegnati com'erano a soffocare gli impeti di ribellione dei loro popoli sottomessi (ungheresi, cecoslovacchi, ucraini, siberiani ecc.).
- l'economia italiana dal 1861 al 1894 di Luzzatto, ed einaudi (racconta benissimo i prodromi del grande inganno messo su per "unificare il paese" mentre in realtà fu un atto imperiale del regno di sardegna che si creò, così, il proprio bel mercato coloniale in casa contemporaneamente distuggendo l'economia dei regni pre-unitari, in primis i due porti di napoli e palermo veri concorrenti a genova e all'egemonia inglese nel mediterraneo);
- controstoria della liberazione di Gigi Di Fiore edizioni rizzoli (un racconto romanzato e documentatissimo, con tanto di citazioni, della liberazione del paese o meglio del suo asservimento ai voleri dei vincitori);
- la storia falsa di Luciano Canfora edizioni Rizzoli (mette in luce le ambiguità del racconto ufficiale della storia.. per esempio la questione Gramsci e l'annichilimento dell'esperienza anarchica spagnola));
- il linguaggio politico di Dell'Era e Cedroni, edizioni Carocci (una dotta analisi del linguaggio politico dal fascimo a venire in avanti);
- un qualunque manuale serio di storia contemporanea (io suggerisco il Villari edizione per i licei);
- il segreto di piazza fontana di Paolo Cucchiarelli edizioni ponte alle grazie (si basa sugli atti dei vari processi al terrorismo e sulla morte del Pinelli ma i cui retroscena risalgono proprio alla liberazione e al ruolo servile del potere italiano agli interessi occidentali e alle loro malefatte.. dalle bombe a ustica tutto un mentire);
- ai racconti delle vostre nonne/i, padri, madri ecc. che nessuno mai ascolta e nemmeno racconta...... ma che hanno vissuto quei giorni in prima persona e che non hanno mai avuto voce ufficiale..
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mercoledì 1 aprile 2015
Divario Nord-Sud: tutto iniziò con l’Unità d’Italia. L’incapacità ‘genetica’ non c’entra
Fonte: Il Fatto Quotidiano del 25/3/2015 a firma di Alessandro Cannavale
Ancora una volta, gli scritti dei grandi meridionalisti del passato trovano un riscontro perfettamente congruente in studi e ricerche attualissimi. Francesco Saverio Nitti, politico lucano e grande esperto di finanze, ne “Il bilancio dello Stato dal 1862 al 1897” sostenne che l’Italia del Regno delle Due Sicilie portava in dote “minori debiti e più grande ricchezza pubblica”, fino a ricordare che nel primo periodo si ebbe un notevole “esodo di ricchezza dal Sud al Nord”.
Dunque, al contrario di quanto – purtroppo – si continua a leggere e dire a sproposito circa l’incapacità – persino genetica – delle genti del Sud di produrre sviluppo e progresso, lo scenario senza veli e pregiudizi è ben diverso: gli Stati preunitari versavano in condizioni tra loro affini, se non congruenti. La grande soluzione di continuità che innescò la creazione e l’accrescimento del divario tra Nord e Sud del paese furono proprio il processo di unificazione risorgimentale e, soprattutto, le successive politiche in materia di industrializzazione e infrastrutturazione.
In “La finanza italiana e l’Italia meridionale”, ancora Nitti: “Nei venti anni che seguirono l’unità, le più grandi fortune furono fatte quasi esclusivamente dagli imprenditori di opere di Stato: e fra essi non vi erano quasi meridionali, come un documento parlamentare, presentato dall’on Saracco, dimostra a evidenza. La situazione della Valle Padana ha reso più facile la formazione delle industrie, cui la politica finanziaria dello Stato, in una prima fase, e in una seconda le tariffe doganali, hanno preparato l’ambiente; di quasi tutte le industrie di cui lo Stato italiano negli ultimi trenta anni ha voluto assumere la protezione, nessuna quasi è meridionale: dalla siderurgia allo zucchero, dalle industrie navali alle industrie tessili, ecc., tutto è nelle mani degli stessi gruppi capitalistici”.
E questa è, come si suol dire, storia nota. Cosa oltremodo interessante è scoprire come recenti ricerche condotte dai ricercatori Vittorio Daniele (UniCz) e Paolo Malanima (Cnr) abbiano portato nuovi riscontri scientifici a quanto sosteneva Nitti. Un loro articolo molto interessante del 2013, riporta una indagine accurata inerente la nascita e l’evoluzione delle disparità regionali nel nostro paese. Il divario economico tra Nord e Sud come noi lo conosciamo nacque solo alla fine dell’Ottocento. Nel 1861 tutto il paese unificato presentava prevalentemente una economia preindustriale (64% di lavoratori in campo agricolo, la restante parte suddivisa tra industria e servizi). I due scienziati riportano una assenza di differenze significative nello sviluppo industriale, per tutto il primo decennio successivo all’unificazione. Il grafico che riporto, (con il consenso degli autori), mostra chiaramente come il numero dei lavoratori impiegati nell’industria fosse sopra la media nazionale in Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Campania e Sicilia. Già nel grafico che fotografa la situazione del 1911 si assiste alla formazione del “triangolo industriale” in Nord-Ovest.

Nel 1891, solo il 19% dei lavoratori era impiegato nell’industria (21% al Nord e 16% al Sud). Dunque, il divario industriale era ancora esiguo su base territoriale. Vi erano regioni più e meno industrializzate in tutte le zone del Paese. Nell’articolo viene specificato che la prima grande ondata di emigrazione coinvolse oltre 5 milioni di cittadini italiani provenienti prevalentemente da Veneto, Venezia Giulia e Piemonte, (“relatively underdeveloped areas of the North”). Dopo il 1900, prevalse il numero di emigranti provenienti dal Sud. La concentrazione di industrie nel Nord del Paese si accentuò nel periodo tra le due Guerre. I dati relativi al reddito pro capite sono congruenti con quelli inerenti l’occupazione nell’industria.

L’immagine di sopra mostra come, rispetto alla media nazionale, il Gdp (cioè Pil) su base regionale era distribuito in modo diverso da come avremmo potuto immaginare: al Sud solo la Calabria e la Basilicata presentavano un Pil pro capite inferiore alla media nazionale, nel 1891. L’ultima immagine che ho tratto dal lavoro di Daniele del 2013, mostra in modo palese come la situazione sia drammaticamente peggiorata in termini di polarizzazione “geografica”, nel corso dei decenni. A 150 anni dall’unificazione, lo scenario è quello che si legge, senza bisogno di commenti, nel grafico sottostante.

p.s.
senza andare troppo per il sottile, cito Luzzatto "l'economia italiana dal 1861 al 1894", ed. einaudi, il primo scandalo italiano fu quello della società per la vendita dei beni dei regni pre-unitari.... quando si dice che il buongiorno si vede dal mattino. La cosa che può, anche non, rallegrare è che l'intero paese sta avendo oggi lo stesso trattamento allora riservato dai savoia, dai vincitori e dai sodali del sud (con cui s'erano alleati per consentire il tradimento e il voltafaccia mantenendo tutti i privilegi precedenti, Bronte e Nino Bixio insegnano) al meridione: siamo diventati una colonia: si potrebbe dire ben gli sta! Serviva uno sbocco all'asfittica economia piemontese? Eccoti servito il mercato con l'aiuto degli inglesi (che non vedevano di buon occhio i porti del regno delle due sicilie che gli facevano concorrenza nel mediterraneo e oscuravano quello di genova): mancavano solo la UE, la BCE, la troika ecc.
Ancora una volta, gli scritti dei grandi meridionalisti del passato trovano un riscontro perfettamente congruente in studi e ricerche attualissimi. Francesco Saverio Nitti, politico lucano e grande esperto di finanze, ne “Il bilancio dello Stato dal 1862 al 1897” sostenne che l’Italia del Regno delle Due Sicilie portava in dote “minori debiti e più grande ricchezza pubblica”, fino a ricordare che nel primo periodo si ebbe un notevole “esodo di ricchezza dal Sud al Nord”.
Dunque, al contrario di quanto – purtroppo – si continua a leggere e dire a sproposito circa l’incapacità – persino genetica – delle genti del Sud di produrre sviluppo e progresso, lo scenario senza veli e pregiudizi è ben diverso: gli Stati preunitari versavano in condizioni tra loro affini, se non congruenti. La grande soluzione di continuità che innescò la creazione e l’accrescimento del divario tra Nord e Sud del paese furono proprio il processo di unificazione risorgimentale e, soprattutto, le successive politiche in materia di industrializzazione e infrastrutturazione.
In “La finanza italiana e l’Italia meridionale”, ancora Nitti: “Nei venti anni che seguirono l’unità, le più grandi fortune furono fatte quasi esclusivamente dagli imprenditori di opere di Stato: e fra essi non vi erano quasi meridionali, come un documento parlamentare, presentato dall’on Saracco, dimostra a evidenza. La situazione della Valle Padana ha reso più facile la formazione delle industrie, cui la politica finanziaria dello Stato, in una prima fase, e in una seconda le tariffe doganali, hanno preparato l’ambiente; di quasi tutte le industrie di cui lo Stato italiano negli ultimi trenta anni ha voluto assumere la protezione, nessuna quasi è meridionale: dalla siderurgia allo zucchero, dalle industrie navali alle industrie tessili, ecc., tutto è nelle mani degli stessi gruppi capitalistici”.
E questa è, come si suol dire, storia nota. Cosa oltremodo interessante è scoprire come recenti ricerche condotte dai ricercatori Vittorio Daniele (UniCz) e Paolo Malanima (Cnr) abbiano portato nuovi riscontri scientifici a quanto sosteneva Nitti. Un loro articolo molto interessante del 2013, riporta una indagine accurata inerente la nascita e l’evoluzione delle disparità regionali nel nostro paese. Il divario economico tra Nord e Sud come noi lo conosciamo nacque solo alla fine dell’Ottocento. Nel 1861 tutto il paese unificato presentava prevalentemente una economia preindustriale (64% di lavoratori in campo agricolo, la restante parte suddivisa tra industria e servizi). I due scienziati riportano una assenza di differenze significative nello sviluppo industriale, per tutto il primo decennio successivo all’unificazione. Il grafico che riporto, (con il consenso degli autori), mostra chiaramente come il numero dei lavoratori impiegati nell’industria fosse sopra la media nazionale in Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Campania e Sicilia. Già nel grafico che fotografa la situazione del 1911 si assiste alla formazione del “triangolo industriale” in Nord-Ovest.

Nel 1891, solo il 19% dei lavoratori era impiegato nell’industria (21% al Nord e 16% al Sud). Dunque, il divario industriale era ancora esiguo su base territoriale. Vi erano regioni più e meno industrializzate in tutte le zone del Paese. Nell’articolo viene specificato che la prima grande ondata di emigrazione coinvolse oltre 5 milioni di cittadini italiani provenienti prevalentemente da Veneto, Venezia Giulia e Piemonte, (“relatively underdeveloped areas of the North”). Dopo il 1900, prevalse il numero di emigranti provenienti dal Sud. La concentrazione di industrie nel Nord del Paese si accentuò nel periodo tra le due Guerre. I dati relativi al reddito pro capite sono congruenti con quelli inerenti l’occupazione nell’industria.

L’immagine di sopra mostra come, rispetto alla media nazionale, il Gdp (cioè Pil) su base regionale era distribuito in modo diverso da come avremmo potuto immaginare: al Sud solo la Calabria e la Basilicata presentavano un Pil pro capite inferiore alla media nazionale, nel 1891. L’ultima immagine che ho tratto dal lavoro di Daniele del 2013, mostra in modo palese come la situazione sia drammaticamente peggiorata in termini di polarizzazione “geografica”, nel corso dei decenni. A 150 anni dall’unificazione, lo scenario è quello che si legge, senza bisogno di commenti, nel grafico sottostante.

p.s.
senza andare troppo per il sottile, cito Luzzatto "l'economia italiana dal 1861 al 1894", ed. einaudi, il primo scandalo italiano fu quello della società per la vendita dei beni dei regni pre-unitari.... quando si dice che il buongiorno si vede dal mattino. La cosa che può, anche non, rallegrare è che l'intero paese sta avendo oggi lo stesso trattamento allora riservato dai savoia, dai vincitori e dai sodali del sud (con cui s'erano alleati per consentire il tradimento e il voltafaccia mantenendo tutti i privilegi precedenti, Bronte e Nino Bixio insegnano) al meridione: siamo diventati una colonia: si potrebbe dire ben gli sta! Serviva uno sbocco all'asfittica economia piemontese? Eccoti servito il mercato con l'aiuto degli inglesi (che non vedevano di buon occhio i porti del regno delle due sicilie che gli facevano concorrenza nel mediterraneo e oscuravano quello di genova): mancavano solo la UE, la BCE, la troika ecc.
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giovedì 30 agosto 2012
come volevasi dimostrare ... arriva il ricattuccio trasversale
Non era bastata la copertura completa mediatica, ora arriva anche il ricattuccio interessato .. ad arrivare al più presto non alla definizione del problema "intercettazioni" ma all'approvazione di un DdL sulle intercettazioni e al più presto: ecco cosa accade quando si vuole far conto con i bizantinismi della politica levantina italiana (si ho usato due termini che sono sinonimi fra loro ma erano necessari); ti ritrovi fra due vasi di ferro che ti schiaciano a meno di non far esattamente quello che loro vogliono. Se si fosse seguito il criterio base di ogni moderna democrazia, ammesso che ne esista ancora una, ossia rendere pubblico, NON HO MOTIVO CI CREDERE CHE IL CAPO DELLO STATO QUANDO AFFERMA CHE NON C'E' NULLA DA NASCONDERE IN QUEI NASTRI REGISTRATI MENTA, tutto e subito e non fare da scudo alle necessità altrui ben più pressanti.... se invece, come qualcuno sostiene, in quelle intercettazioni c'é ben altro ... allora il cittadino deve sapere e direttamente alla fonte e non certo da giornali filoguidati: non fa bene al paese.
c'è stata trattativa? Si, ed é sostenuto da sentenze anche definitive;
lo Stato s'è "fatto sotto"? Si perché una parte di esso temeva lo stapotere mafioso e la sua forza d'impatto... e chissà cos'altro;
con la mafia da allora in poi si é convissuto? Certo, perché la pax conclusa è continuata fino ad oggi e lo Stato non ha mai spinto sull'acceleratore a volte vantando come vittorie quelle che spesso erano ritirate strategiche di parte della galassia mafiosa (ivi compresi gli arresti che rispondevano più a logiche interne che a successi dello stesso Stato) che mantiene sempre equilibri piuttosto precari al proprio interno
... e si potrebbe continuare ma questo é compito della Magistratura; come cittadini credo abbiamo il diritto di sapere cosa realmente sia accaduto e, soprattutto, perché. Altrimenti si va ad aggiungere ai tanti lati oscuri della storia di questo paese che fin dalla sua nascita ha dimostrato di avere radici marce; altro che risorgimento e altre menate del genere: qui tutto é sempre stato compromesso, corruzione, malversazione, alleanze inconfessabili e quant'altro che l'hanno avvelenato e che fanno danni ancora oggi; un paio di esempi per tutti:
durante il fascismo i mafiosi furono costretti a lasciare il paese, andarono quasi tutti negli USA, perché rischiavano grosso ... son tornati con i liberatori (anzi in alcuni casi addirittura erano ad essi organici altrimenti col cavolo che gli alleati sarebbero sbarcati in sicilia senza, quasi, colpo ferire);
sarebbe interessante fare delle indagini storiche sulla nascita del paese perché pare che i cosiddetti plebisciti degli stati preunitari, laddove si tennero, fossero stati ... un attimino forzati sia perché vi parteciparono pochissime persone sia perché le attestazioni degli incaricati fossero ... false.
e ciò tanto per gradire, perché di materiale ce n'é a iosa..... se vogliamo cambiare strada dobbiamo liberarci del cancro che ci avvelena: un cancro ormai in metastasi che va eliminato per salvare anche quelpoco di sano che ancora ... resiste.
c'è stata trattativa? Si, ed é sostenuto da sentenze anche definitive;
lo Stato s'è "fatto sotto"? Si perché una parte di esso temeva lo stapotere mafioso e la sua forza d'impatto... e chissà cos'altro;
con la mafia da allora in poi si é convissuto? Certo, perché la pax conclusa è continuata fino ad oggi e lo Stato non ha mai spinto sull'acceleratore a volte vantando come vittorie quelle che spesso erano ritirate strategiche di parte della galassia mafiosa (ivi compresi gli arresti che rispondevano più a logiche interne che a successi dello stesso Stato) che mantiene sempre equilibri piuttosto precari al proprio interno
... e si potrebbe continuare ma questo é compito della Magistratura; come cittadini credo abbiamo il diritto di sapere cosa realmente sia accaduto e, soprattutto, perché. Altrimenti si va ad aggiungere ai tanti lati oscuri della storia di questo paese che fin dalla sua nascita ha dimostrato di avere radici marce; altro che risorgimento e altre menate del genere: qui tutto é sempre stato compromesso, corruzione, malversazione, alleanze inconfessabili e quant'altro che l'hanno avvelenato e che fanno danni ancora oggi; un paio di esempi per tutti:
durante il fascismo i mafiosi furono costretti a lasciare il paese, andarono quasi tutti negli USA, perché rischiavano grosso ... son tornati con i liberatori (anzi in alcuni casi addirittura erano ad essi organici altrimenti col cavolo che gli alleati sarebbero sbarcati in sicilia senza, quasi, colpo ferire);
sarebbe interessante fare delle indagini storiche sulla nascita del paese perché pare che i cosiddetti plebisciti degli stati preunitari, laddove si tennero, fossero stati ... un attimino forzati sia perché vi parteciparono pochissime persone sia perché le attestazioni degli incaricati fossero ... false.
e ciò tanto per gradire, perché di materiale ce n'é a iosa..... se vogliamo cambiare strada dobbiamo liberarci del cancro che ci avvelena: un cancro ormai in metastasi che va eliminato per salvare anche quelpoco di sano che ancora ... resiste.
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mercoledì 24 novembre 2010
Mi sono rotto.... un pò di storia
Si, mi sono rotto i gioielli di famiglia nel sentire tutta questa prosopopea sul risorgimento, sulla volontà di diventare nazione, sulla bellezza dell'Italia unita (con il risultato finale che abbiamo tutti sotto gli occhi), sull'apprensione delle "giovine italie" a costruire lo Stato unitario repubblicano: insomma mi sono stufato. Perché? Semplice perché basta andare un pochino oltre la storia ufficiale scritta dai vincitori per scoprire che c'é un altra storia, a volte scritta e nascosta e altre volte negata, mai studiata e approfondita davvero. Mi sto spingendo a leggerla e sempre di più mi convinco che l'unità del paese non era affatto l'obiettivo del regno di Sardegna: il suo obiettivo era un altro. E per raggiungerlo non si sono fatti mancare nulla: nemmeno gli eccidi fatti dai "mitici" bersaglieri di inermi cittadini, appena italianizzati, fatti passare per briganti o di aristocratici che non aderivano al nuovo ordine (dell'amore?) precostituito. Un pò alla volta quest'aspetto però sta venendo fuori: anche a rischio delle carriere professorali e nonostante gli attacchi della storiografia ufficiale; capisco che il paese é ormai appeso a un filo e che ci troviamo nella stessa condizione del Belgio; capisco che oggi può sembrare anacronistico parlarne perché i problemi sono "altri (chissà perché son sempre altri i problemi e a forza di dire così é per questo che troviamo con tantissimi scheletri nell'armadio)"; capisco che sembra strumentale tirar fuori argomenti simili con un partito al governo che potenzialmente é secessionista; capisco tutto ma mi sono stufato di aggiungermi ai "ragazzi del coro" solo per far da controcanto agli altri "ragazzi del coro" ..... quelli in camiciotta verde. Perché mai dovrei accodarmi a queste speme? Perché dovrei avallare la lettura ufficiale che profila il paradiso mentre invece rese un inferno la vita delle genti appena liberate dall'oppressore? Si sapeva, ad esempio, che il regno delle due Sicilie aveva solo 5 tasse e quello di Sardegna ben 74? E che nonostante ciò il primo, almeno nel suo periodo migliore, era in concorrenza con la potenza economica inglese nel Mediterraneo? Si sapeva, ad esempio, che la prima raccolta differenziata, lo diceva anche Saviano ma ho controllato, si faceva nel Sud? Si sapeva che a Gaeta, durante scavi, si scoprirono corpi, trucidati dai sardopiemontesi, delle ultime milizie leali con i Borboni? Si sapeva che una volta introdotte le tasse, ben più alte di quelle del precedente regno borbonico, del regno sardopiemontese ci fu un letale impoverimento delle classi agiate e lo sprofondamento delle classi meno agiate verso i "lazzaroni" che erano per definizione poveri e nullatenenti dando il via al generale impoverimento di mezza italia e di cui ancora oggi se ne vedono le conseguenze? Insomma, ci decidiamo o no a dare il via ad una riconciliazione nazionale che faccia luce vera sulle tante balle che ci hanno propinato? Solo facendo così questo paese potrà avere un futuro perché se non si avrà mai chiarezza mai questo paese potrà andare avanti e i fantasmi "del natale passato" ce li troveremo sempre di fronte e in numero accresciuto!! Molti dei mali che oggi ci attanagliano in una morsa mortale hanno origini antiche che risalgono proprio alle modalità con le quali é nato: ivi compresi scandali (uno per tutti é quello legato alla Società, mista, per la Vendita dei Beni dei regni preunitari che scoppiò quando si venne a sapere che spesso chi vendeva e chi comprava appartenevano alla stessa cricca e, ancor più spesso, con lo stesso cognome), favoritismi clientelari, familismi amorali, trasformismo, dittature e quant'altro e se mai si analizzeranno mai ne usciremo, anzi ci troveremo ciclicamente a dover fare i conti con nai, ballerine, massoni ecc. cose di cui, da cittadino onesto di questo paese, comincio a essere stufo perché quelle sue radici malate, mai estirpate, hanno avvelenato tutta la pianta e, temo, uccisa; quindi dobbiamo scegliere: o eutanasia per piantarne un altra o intervenire per vedere se c'é qualcosa di recuperabile ....... il tempo stringe.
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martedì 11 agosto 2009
ha 150 anni ma li dimostra tutti......
Fra due anni ricorrono i 150 anni dall'unità d'Italia. Non c'è che dire, una bella festa. Fossimo una nazione orgoliosa di esserlo (e se avessimo motivi di essere orgogliosi; e se non ci fossero persone orgogliose di essere italiani solo perchè gli conviene) allora certe proposte non avrebbero che una risata colossale e non se ne parlerebbe nemmeno, invece .... invece non è così. Innanzitutto, mi fa male dirlo, la Lega ha ragione. Si lo dico io.
Ha ragione: il risorgimento è stato un fenomeno di èlite e non aveva seguito popolare; perchè c'erano potenze straniere che avevano tutte le ragioni di volere al di là delle Alpi un qualche controaltare al potere delle potenze continentali;
ha ragione perchè in realtà non c'era un'anelito reale, e di massa, ma solo dei ceti più significativi (come accadde in Toscana) ma c'erano una serie di ragioni soprattutto economiche per la nascente industria del nord che non aveva alcuno sbocco europeo ma che vedeva nel sud italia un perfetto mercato coloniale (leggasi l'economia italiana dal 1861 al 1894 di Gino Luzzatto Reprints Einaudi Seconda edizione 1980 non certo un leghista) come accadde dopo l'unità il sud era tutto tranne che una parte del Regno, se non formalmente, ma assomigliava a una colonia;
ha ragione perchè ai latifondisti del Sud fu promesso che nulla sarebbe stato toccato del loro potere e del loro ascendente sul Sud (le milizie latifondiste che avevano non furono smantellate e qualcuno sostiene che da queste milizie sia nata l'attuale mafia) e al Sud i garibaldini invece promisero di espropriarli e fare le riforme agrarie e i contadini come ringraziamento alla loro creduloneria ebbero un'esempio tipico del nuovo Stato con il massacro di bronte: il motivo della rivolta era naturalmente la riforma agraria;
ha ragione perchè il nuovo Stato nacque su basi èlitarie (liberali si direbbe oggi) e per pochi privilegiati mentre la gran massa era povera, ignorante, ecc.
ha ragione quando dice che lo stesso Cavour aveva perplessità a "creare" l'Italia al di sotto, diciamo, del Lazio;
ha ragione perchè il "nuovo" Stato nato non per volontà popolare ma o per "plebisciti" (allora si chiamavano così ma non ci furono milioni di persone che si espressero ma poche migliaia su milioni) o per "annessioni" (così si chiamarono le "conquiste" garibaladine da Napoli in giù) al Regno di Sardegna: al Sud fecero passare per "briganti" (oggi si potrebbero definire "resistenti" o "partigiani") quelli che invece combattevano contro l'esercito invasore per giustificare di fronte agli Stati stranieri le "resistenze" alla dominazione;
ha ragione perchè solo con il 1945, con i partiti di massa, e la resistenza si può parlare di un qualche spirito "italiano" (correttamente l'idea di "Italia" è antica e risale ai fasti dell'Impero Romano, ma chissà perchè "quell'idea" non è mai andata per la maggiore) anche se si deve dire, contemporaneamente, che in Sicilia se non era per i capimafia "paracadutati" non si sarebbe sbarcati e, per quanto riguarda Napoli i nazisti li ha presi a calci nel sedere da sola e non per aneliti particolari ma perchè i nazifascisti facevano rastrellamenti nei qualrtieri popolari e nelle carceri (poi arrivarono i "resistenti", poi ....) molto poi: quindi si può dire che la nostra Costituzione è il primo, e finora unico, esempio di unità della Nazione e anche se è una Costituzione "avanzata" regionalista, democratica, che ricalcava quella della IV° Repubblica francese mi pare un pò poco.
ha ragione perchè questo paese, sempre percorso di paure e di maggioranze silenziose e oscure che erano conniventi con chi lo voleva affossare anzichè instradare su una via normale, chiuso nel suo egoismo e nel suo furbesco tirare a campare a completamente perso la via maestra che la Costituzione aveva indicato: infatti ci sono parti che non sono mai state applicaet; altre lo sono state in ritardo; altre ancora lo sono ma secondo un'interpretazione partigiana (?) che la giurisprudenza ha chiamato "costituzione materiale" e che spesso si discosta, e anche di molto, dallo spirito originario che tentava di conciliare le tante esigenze e ideali di cui quella scritta è figlia.
Non sono leghista e non mi piacciono i loro ideali ma quando, e nelle loro provocazioni vedo la volontà di azzerare il paese a prima del 1860 ma non certo per creare qualcosa di nuovo e diverso ma solo per ricreare il mito "comunale" in salsa XXI secolo: l'aggiornamento sarebbero "macroregioni" e ce li voglio prorpio vedere piemontesi e lombardi e entrambi con i veneti, i toscani e i liguri: ne nascerebbe tutt'altro che un bel tutti insieme appassionatamente e a guadagnarci saranno solo i forti (politicamente e economicamente lo sono già lo saranno di più) e potenti e il cerchio, che si aprì con i comuni, si chiuderà con ..... i comuni.
Ha ragione: il risorgimento è stato un fenomeno di èlite e non aveva seguito popolare; perchè c'erano potenze straniere che avevano tutte le ragioni di volere al di là delle Alpi un qualche controaltare al potere delle potenze continentali;
ha ragione perchè in realtà non c'era un'anelito reale, e di massa, ma solo dei ceti più significativi (come accadde in Toscana) ma c'erano una serie di ragioni soprattutto economiche per la nascente industria del nord che non aveva alcuno sbocco europeo ma che vedeva nel sud italia un perfetto mercato coloniale (leggasi l'economia italiana dal 1861 al 1894 di Gino Luzzatto Reprints Einaudi Seconda edizione 1980 non certo un leghista) come accadde dopo l'unità il sud era tutto tranne che una parte del Regno, se non formalmente, ma assomigliava a una colonia;
ha ragione perchè ai latifondisti del Sud fu promesso che nulla sarebbe stato toccato del loro potere e del loro ascendente sul Sud (le milizie latifondiste che avevano non furono smantellate e qualcuno sostiene che da queste milizie sia nata l'attuale mafia) e al Sud i garibaldini invece promisero di espropriarli e fare le riforme agrarie e i contadini come ringraziamento alla loro creduloneria ebbero un'esempio tipico del nuovo Stato con il massacro di bronte: il motivo della rivolta era naturalmente la riforma agraria;
ha ragione perchè il nuovo Stato nacque su basi èlitarie (liberali si direbbe oggi) e per pochi privilegiati mentre la gran massa era povera, ignorante, ecc.
ha ragione quando dice che lo stesso Cavour aveva perplessità a "creare" l'Italia al di sotto, diciamo, del Lazio;
ha ragione perchè il "nuovo" Stato nato non per volontà popolare ma o per "plebisciti" (allora si chiamavano così ma non ci furono milioni di persone che si espressero ma poche migliaia su milioni) o per "annessioni" (così si chiamarono le "conquiste" garibaladine da Napoli in giù) al Regno di Sardegna: al Sud fecero passare per "briganti" (oggi si potrebbero definire "resistenti" o "partigiani") quelli che invece combattevano contro l'esercito invasore per giustificare di fronte agli Stati stranieri le "resistenze" alla dominazione;
ha ragione perchè solo con il 1945, con i partiti di massa, e la resistenza si può parlare di un qualche spirito "italiano" (correttamente l'idea di "Italia" è antica e risale ai fasti dell'Impero Romano, ma chissà perchè "quell'idea" non è mai andata per la maggiore) anche se si deve dire, contemporaneamente, che in Sicilia se non era per i capimafia "paracadutati" non si sarebbe sbarcati e, per quanto riguarda Napoli i nazisti li ha presi a calci nel sedere da sola e non per aneliti particolari ma perchè i nazifascisti facevano rastrellamenti nei qualrtieri popolari e nelle carceri (poi arrivarono i "resistenti", poi ....) molto poi: quindi si può dire che la nostra Costituzione è il primo, e finora unico, esempio di unità della Nazione e anche se è una Costituzione "avanzata" regionalista, democratica, che ricalcava quella della IV° Repubblica francese mi pare un pò poco.
ha ragione perchè questo paese, sempre percorso di paure e di maggioranze silenziose e oscure che erano conniventi con chi lo voleva affossare anzichè instradare su una via normale, chiuso nel suo egoismo e nel suo furbesco tirare a campare a completamente perso la via maestra che la Costituzione aveva indicato: infatti ci sono parti che non sono mai state applicaet; altre lo sono state in ritardo; altre ancora lo sono ma secondo un'interpretazione partigiana (?) che la giurisprudenza ha chiamato "costituzione materiale" e che spesso si discosta, e anche di molto, dallo spirito originario che tentava di conciliare le tante esigenze e ideali di cui quella scritta è figlia.
Non sono leghista e non mi piacciono i loro ideali ma quando, e nelle loro provocazioni vedo la volontà di azzerare il paese a prima del 1860 ma non certo per creare qualcosa di nuovo e diverso ma solo per ricreare il mito "comunale" in salsa XXI secolo: l'aggiornamento sarebbero "macroregioni" e ce li voglio prorpio vedere piemontesi e lombardi e entrambi con i veneti, i toscani e i liguri: ne nascerebbe tutt'altro che un bel tutti insieme appassionatamente e a guadagnarci saranno solo i forti (politicamente e economicamente lo sono già lo saranno di più) e potenti e il cerchio, che si aprì con i comuni, si chiuderà con ..... i comuni.
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martedì 14 ottobre 2008
Quel massone ......
Qualche giorno fa ero con la mia amena famigliola in giro per la città quando un'altrettanto amena, o forse dovrei dire aliena, famigliola si ferma nella locale piazza garibaldi e il marito verso moglie e figlioli apostrofa il personaggio riprodotto dalla statua, garibaldi appunto, nel modo succitato: " quel massone" ecc..... vi dirò sono stato in primis preda di sentimenti contrastanti e lontani fra loro: da un lato gli avrei voluto dire due "cosette" sulla storia del paese dall'altro però alla luce dell'evoluzione della storia italiana non me la sono sentita di dargli addosso un pò perchè, in perfetto stile americano e liberale genere ognuno per se, ognuno può pensarla come vuole e un pò perchè a uno così che gli dici? Poi a casa ci ho riflettutto e sono giunto all'idea che, pur nella sua rozzezza, non aveva tutti i torti. Innanzitutto perchè la storia la scrive chi vince e mai chi perde e nel nostro paese massima siffatta mai più vera fu dato che il sud fu conquistato dai garibaldini (complice anche l'accordo fra latifondisti del sud che vedevano salvate le proprie prerogative e la borghesia industriale e la classe politica del nord accomunati dalla comune appartenenza a entità quali massoneria, carboneria e dal comune interesse a mantenere lo status quo ante per le cose realmente importanti lasciando ai cantori gli aneliti passionali e ideali che venivano dati in pasto alle masse), il centro (con varie vicissitudini) votò l'annessione al regno di piemonte (non essendoci il suffragio universale si può ben immaginare quanti abbiano realmente votato un passo di tale importanza), il nord bè lì fu tutta un'altra musica per cui non mi dilungo. Il punto che mi interessa sottolineare però è la prima grande operazione di trasformismo della nostra storia: l'unità del paese fu raggiunta semplicemente sostituendo un contenitore ad un'altro senza soluzione di continuità. Aristocrazia era e tale rimase, borghesia idem, latifondismo pure, laddove vigeva la una norma essa fu sostituita da quella piemontese ecc. insomma siamo lontani da quella costruzione idealizzata nella retorica risorgimentale (e dai suoi prodromi rinascimentali di Dante e Petrarca e Machiavelli) che tutti, spero abbiamo studiato a scuola e all'università. E se semplicemente osserviamo la storia del dopoguerra del nostro paese non possiamo non meravigliarci che ci siano oggi cittadini che la pensano in quel modo: un sud povero e arretrato usato come mercato coloniale oltre che come serbatoio di braccia per il nord (non scopro io che 4.5 mln di meridionali dal 50 ad oggi hanno fatto del nord la punta dell'economia del paese, vedi fiat) e nè scopro io che la sensazione che si fosse "voluto" un'area del paese così perchè serviva da sbocco ai prodotti della parte avanzata del paese è molto più di una semplice sensazione. Alla luce di questa breve e incompleta riflessione non mi sento di condannare quel cittadino, il quale per la cronaca aveva uno spiccato accento del nord e quindi delal parte che ci ha guadagnato dalla nascita del regno di italia, che inveiva contro la il personaggio rappresentato dalla statua visto che un'esame approfondito e spiritualmente moderato/ liberale della nostra storia non è mai stato fatto: o ci si è accodato al trend o ci si è racchiusi in una nicchia livorosa e vendicativa che ha portato a fenomeni localistici e secessionisti che nulla hanno a che vedere con la storia dei popoli che abitano la nostra penisola. Non sono mai stato nè nazionalista nè cosmopolita, nè però mi sono mai fermato a dire cose ovvie e oggi di moda quali fanno altri, anche alla luce dell'immaturità evidente del nostro essere italiani (preda di dittatorelli, di tycoon tv, di gemagogia della paura ecc.) non mi ha fatto sentire nè ferito nè offeso anzi mi ha spinto a riflettere che forse tutti i torti non ha.........
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