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giovedì 12 gennaio 2017

Eppure è possibile..

Sul financial Times alcuni economisti hanno analizzato la 'ricetta' protezionaista trumpiana e hanno concluso, udite udite, che già a fine anno l'economia americana potrebbe conoscere un boom cha va oltre le più rosee aspettative.... altro che libero mercato e globalizzazione: qui si parla di una crescita doppia rispetto a quell'attuale. E tanto per gradire, e checchè ne dicano i sacerdoti europei del liberismo, per dare una mossa alle aziende americane a ritornare nel proprio paese.. son bastati i 146 caratteri di twitter!!!!
Insomma: un sapiente uso dell'effetto annuncio e una politica protezionista smentiscono sonoramente quanto negli ultimi 20 anni ci hatto detto i liberisti? Il punto è trovare una testa di ca**o pronta a fare un passo del genere.. gli USA l'hanno trovata,e da noi?

lunedì 25 maggio 2015

Divario Nord-Sud: l’arretratezza del Mezzogiorno è una scelta politica

dal Fatto Quotidiano del 24 / 5 / 2015 a firma di
A partire dagli anni ’50, con l’istituzione della Cassa del Mezzogiorno, si inaugurò una politica di interventi straordinari per la soluzione dell’annoso problema del dualismo Nord-Sud. Il divario nel Pil pro capite tra Nord e Sud era ormai drammaticamente esploso dopo la Seconda Guerra Mondiale. Lo si legge bene in questo grafico, tratto da una interessante pubblicazione di Antonio Lepore per la Rivista giuridica del Mezzogiorno, che cita, a sua volta, uno studio dei ricercatori V. Daniele e P. Malanima

Si osserva chiaramente il doppio cambio di passo peggiorativo, in concomitanza coi due conflitti mondiali. Queste le premesse che portarono alla decisione di creare un ente ad hoc per fermare l’acuirsi del divario crescente. Un articolo molto interessante della ricercatrice Anna Spadavecchia, dell’Università di Reading (UK), dal titolo “Regional and national industrial policies in Italy, 1950s–1993. Where did the subsidies flow?”, fornisce dei dati scientifici molto interessanti. E’ davvero il caso di tratteggiarli, in modo essenziale, rimandando a una indispensabile, più attenta lettura del testo completo.
Obiettivo dello studio è quello di spiegare i ridotti “achievements” del Sud Italia, ossia i minori risultati, soprattutto a partire dagli anni Settanta. Vengono esaminati i flussi di sussidi regionali disponibili, in quel periodo, con quelli disponibili a livello nazionale, per le politiche industriali.  Lo studio evidenzia bene come, a partire dalla seconda metà degli anni Settanta, l’industria localizzata nelle zone più prospere d’Italia, (il Nord-Ovest), fu oggetto di un maggior flusso di crediti, e illustra come queste politiche abbiano inficiato il conseguimento di obiettivi significativi nel Mezzogiorno a partire da quegli anni. Ciò perché la priorità era evidentemente mutata: non più ridurre il divario tra Nord e Sud del Paese, perché “the new priority was to boost the national economy and its exports”. Sorprendente, se si pensa che alcuni movimenti politici hanno fatto della lotta alla Cassa del Mezzogiorno il proprio maggiore sostentamento, nei primi anni Novanta. Scrive ancora Anna Spadavecchia: “Even taking into account the more generous conditions attached to soft loans in the South and estimating the ‘gift’ element within soft loans, the North-West remains the main beneficiary in the post-1976 period”. Riporto, di seguito, il grafico corrispondente nell’articolo, per una più immediata comprensione di quanto detto.


Non doveva essere questo l’obiettivo di chi aveva pensato alle politiche di “intervento straordinario per il Sud” che, nei primi due decenni di esercizio (Anni 50-60), avevano avuto quantomeno il merito di mettere il Sud all’inseguimento del Nord, di cucire il paese diviso e lacerato internamente, di spezzare la spirale di povertà innescata nel Sud. Penso a Pasquale Saraceno, che fondò nel 1946 l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno (Svimez), assertore dell’utilità di fondare la Cassa per il Mezzogiorno, convinto del fatto che l’economia di mercato non avrebbe potuto da sola innescare la riduzione dei divari tra le regioni del Paese, ormai esasperatamente evidenti.
Scriveva Saraceno, con profetica lucidità, visto quel che succede proprio in questi giorni: “l’intervento straordinario è necessario fin quando l’economia italiana risulterà composta di due sistemi, caratterizzati da modelli di sviluppo diversi; ignorare e negare questo persistente dualismo significa conformare l’azione pubblica esclusivamente al modello del sub-sistema più forte, consumando così una sostanziale sopraffazione degli interessi del sub-sistema più debole”.
O, forse, ebbe ragione, nei fatti, Giorgio Amendola, quando scrisse, nel 1957, avverso l’istituzione della Cassa, le seguenti parole: “Ora, in queste condizioni, un ente che volesse attaccare le condizioni ambientali di arretratezza economica, e trattare il Mezzogiorno da zona depressa, isolando queste condizioni da quelle più generali, sociali e politiche, non solo non riuscirebbe a piegare e a vincere questa arretratezza, ma la consoliderebbe, perché, sviluppando la sua azione nel quadro degli attuali rapporti di classe, svolgendo la sua azione nell’indirizzo voluto dall’interesse dei ceti dominanti, ne rafforzerebbe, in ultima analisi, le posizioni di privilegio e di sfruttamento, ribadendo le catene che tengono legate le popolazioni meridionali”.
Inutile affidare al carnefice le sorti della vittima, in sostanza.
p.s.
ne parlavo domenica, vero? Bè.... come non aprire gli occhi? Oggi trattaano l'intero paese come finorahanno trattato una buona metà del paese.

lunedì 24 settembre 2012

non sentirsi un panda, e come ha ragione..

Ne avevo accennato nel post di ieri e ci son ritornato nella risposta al bel commento di swala; stasera riprendo l'argomento perché lo trovo estremamente attuale: la mia amica, peraltro un valente avvocato di carrara, affermava, a proposito dei cosiddetti diritti di genere, di "NON SENTIRSI UN PANDA" ossia di non accettare quote, riserve e quant'altro fanno i movimenti femministi: e io ne condivido l'orizzonte, perché:
  1. viviamo in una società che ha distrutto qualunque vincolo sociale e comunitario, basandosi sull'idea, che NON convidido, che ognuno é padrone del proprio destino.... la cosiddetta "ownership society";
  2. questo liberismo é entrato profondamente nel tessuto culturale e sociale degli italiani, quindi tentare di sradicarlo presupporrebbe una tale fatica di sisifo che é meglio aspettare che ci si accorga da soli dei danni fatti e ci si convinca che é meglio cambiare strada perché il senso di giustizia é innato negli umani e prima o poi tutti cadono nell'inferno dantesco nel quale la massa vive giornalmente;
  3. infine é più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un italiano rinunci a qualcosa volontariamente..... quindi se ci lamentiamo che non viviamo in una società "meritocratica" poi vogliamo togliergli l'illusione di poterci arrivare attraverso "scorciatoie" quali i vari lettoni o le quote rosa?
.. siamo italiani.
Non é solo nelle questioni di genere che la questione si pone; che dire della Fiat? Cambia lo scenario ma non l'esito finale:
  1. tutti sapevano che il piano Fabbrica Italia .... era un bluff;
  2. tutti sapevano che il modello "americano" era il vero obiettivo della dirigenza ben sapendo che in europa c'era una divisione del mercato, si fa per dire, che prevedeva che i tedeschi, soprattutto, la facessero da padroni nell'auto; un pò perché fanno a casa loro quello che NON vogliono che altri facciano ossia il governo nicchia ma in realtà i soldi alle aziende arrivano attraverso le banche regionali, con compartecipazioni e altri strumenti, pubbliche (che infatti navigano in cattive acque) e con la compartecipazione di lavoratori e confindustriali..... insomma tutto un altro modello rispetto a quello italiano dove prevale il profitto subito senza se e senza ma.
  3. tutti sapevano che la guerra dichiarata da Marchionne ai diritti dei lavoratori, era solo un diversivo, sulla pelle dei lavoratori naturalmente, per non affrontare il vero problema ossia l'incapacità e/o l'impossibilità di trovare spazi in europa per una casa che é solo una pallida imitazione della fiat degli agnelli storici...... sapendo che i nuovi mercati sono ancora competitivi é li la loro scenta ma per poterlo fare dovevano liberarsi della zavorra "italiana" dove alla catene di montaggio nemmeno se vi fossero schiavi potrebbero ritornare competitivi.. ci vorrebbe un azione pubblica che incida sul monopolio europeo ... anziché dare soldi alla fiat direttamente, ma siamo europei quindi.....
ecco perché do ragione alla mia amica avvoato che sostiene di non sentirsi un "panda"......

mercoledì 4 aprile 2012

e questa sarebbe un riforma del mercato del lavoro?

Allora il liberalismo richiede che in presenza di mercato, qualunque sia la natura di questo mercato:




lo Stato debba essere regolatore neutrale, quindi non parteggiare;

visto che, come dice la ministra, su quello del lavoro ci si scambia servizi (chi offre e chi vende lavoro) le condizioni nello scambio debbono essere tendenti, se non, alla pari;

come ci sono delle regole per chi offre lavoro (lavoratori), ce ne devono esere anche per chi chiede lavoro (imprenditori);

lo Stato liberale, inoltre (e a differenza di quelli che si richiamano a Bentham, liberisti, o a Pareto, deve procedere a creare una rete che assicura chi cambia o perde il lavoro una protezione forte per impedire che possano conoscere la povertà e affrontare con serenità il futuro e la ricerca del lavoro stesso; così come quando ci sono periodi di crisi economica lo Stato s'impegna a intervenire, liberalismo nella versione keynesiana che impedì agli USA di finire nel quarto mondo nel periodo 1918-1932 ossia la fase acuta delle cosiddetta grande depressione, direttamente per rilanciare l'economia chiedendo anche un contributo a chi ha di più;

lo Stato s'impone di mettere in campo linee di politica economica-industriale che permetta agli imprenditore di riprendere l'accumulazione per reinvestire con politiche anche fiscali: sia con una aumento della fiscalità sui patrimoni finanziari sia con riduzione sulle tasse per chi investe e non fa il rentier; oltre che pompare soldi nel mercato per spingere a costo di favore gli imprenditori a investire.

Vi risulta che oggi queste "misure" siano state decise o almeno prospettate?



Da quando c'é la crisi tutti gli Stati coinvolti non hanno badato a spese per aiutare il mondo finanziario (vero responsabile delle bancarotte) e sostenerlo, svenandosi...... anzi svenandoci, altro che neutralità;

il ruolo dello Stato anziché essere quello di controllore é stato quello di parteggiare per una parte eliminando buona parte delle norme di garanzia poste in precedenza ...... per esempio la dimissioni in bianco che non sono state eliminate ma....... quasi, come dice la Ministra, chissà perché è quel quasi che mi preoccupa;

come il sub 2) non ho visto introdurre misure che impediscano agli imprenditori di fare il proprio comodo, anzi ...... si parla di art.18 spacchettato ma non di regole per impedire agli imprenditori di prendere, ad esempio, soldi (magari a fondo perduto) e poi filarsela in Serbia o altrove; almeno a me non risulta;

a parte la nuova cassa integrazione e il reintegro, altre misure di protezione per i lavoratori? Se ne avete conoscenza fatemelo sapere perché io la conferenza stampa l'ho ascoltata, alla radio, tutta ma può essermi sfuggita qualcosa....... né mi risultano misure che aumentino e incentivino la domanda attraverso la riduzione delle tasse o le assunzioni, anzi mi sa che ci sarà il suo contrario;

quante sono le risorse messe in campo (ossia la paccata di miliardi) per fare questa riforma? Se già ci son stati rilievi per mancanza di copertura per le cosiddette liberalizzazioni da parte della Ragioneria dello Stato, quanti rilievi saranno fatti con le somme previste per quest'altra riforma?

...... era proprio l'art.18 che impediva alle orde straniere di scendere nel nostro paese e investire? Siam proprio sicuri che non siano altre le misure da prendere, ad esempio come:



snellimento dei riti giudiziari;

eliminazione della corruzione diffusa;

soppressione delle mafie;

snellimento delle procedure cosiddette burocratiche senza per questo eliminare tutta la legislazione in materia di appalti;

lotta ai furbi e furbetti;

lotta all'evasione;

guerra alla voracità della finanza;

eliminazione, si spera definitiva, dell'ingerenza della politica negli affari.

a mio parere i veri imprenditori questo vogliono e dopo, molto dopo, si sarebbe potuto discutere di riforme del lavoro e del suo mercato........

mercoledì 21 aprile 2010

Il piano B

La Fiat, la nuova Fiat, è nata. Mentre Montezemolo lascia Marchionne rimane: e si vede. Mentre il piano ufficiale è presentato in pompa magna e con tutti i crismi raccontando le future sorti nel "migliore dei mondi possibili" dove tutti saranno felici di avere la propria macchinina, ecologica o meno questo è un altro problema, per consumare il proprio tempo libero in file interminabili su strade e autostrade (in mancanza di trasporto pubblico su gomma e ferroviario) inconsapevoli del fatto che la macchina che hanno sotto le chiappe è meno della metà italiana. Naturalmente i benpensanti contentissimi; naturalmente il marchio vola e i governi (di ogni colore e senso) si fregano le mani perché possono affermare che c'è, almeno, qualcosa che funziona e porta ricchezza. Un'altra cosa che Fiat può rivendicare è che chi negli anni scorsi la dava per morta ora è stato clamorosamente smentito: meno male per i suoi lavoratori direte e invece no perchè loro hanno pagato carissimo il risanamento aziendale (licenziamenti, mobilità, salari bassi e il patto d'acciaio con gli americani a loro scapito) e stiano zitti e non si lamentino perché esiste un piano B. Piano B? E cosa è? Eheheheheeh il piano di riserva che salva soldi e iniziativa imprenditoriale in un colpo solo: credevate che fossero fessi? Noooo; se i lavoratori e i sindacati alzano la testa, o pensano anche solo di farlo, le baracche e i burattini "fiatteschi" vanno all'estero avelocità luce: e al diavolo tutto il resto come direbbe Guccini. Semplice ed efficace. E la prosopopea sulla sua italianità? E la demogogia del marketing emozionale messo in moto in questi anni (dicesi per chi ci capisce lovemark)? E la retorica dei politici della destra economica, PD, e della destra nazional-populista? Balle pure e semplici. Per vendere le auto e fidelizzare gli italiani, magari con aiutino governativo, al marchio senza però pagare il dazio di creare reale ricchezza e lavoro(cose queste ultime riprovevoli). è ovvio. Un caso italiano; una cosa di cui andare orgogliosi e fieri mentre la mattina do fronte allo specchio fischiettiamo le musichette della sua pubblicità... e domani è l'earth day, il giorno della terra......



se non ci fosse da inkazzarsi....

giovedì 11 febbraio 2010

A picco la produzione.... e non solo quello

Mentre dal luogo della politica vengono messaggi rassicuranti sull'andamento della crisi nel nostro paese nel mondo reale (che per loro però è un "non luogo" ossia un luogo incentrato sul presente senza passato e tantomeno futuro) invece le cose vanno altrimenti: mai così in basso dal 1991, un tracollo vero e proprio. Né la maggioranza né l'opposizione però se ne danno per inteso ..... naturalmente ne parlano e si accapigliano fra loro per catturare l'attenzione di tutti noi e dimostrare che "fanno qualcosa" ma in realtà non hanno la benché minima intenzione di incidere realmente il bubbone perchè ciò comporterebbe per loro l'assunzione dell'onere di "spendersi" per creare, finalmente, una politica industriale (di cui però nessun industriale sente la rale necessità dato che nel loro "mondo" hanno l'allergia al semplice fatto che lo Stato metta becco se non quando si tratta di scucire soldi, fra l'altro nostri ossia di noi che le tasse le paghiamo, a fondo perduto o per fare un pò di assistenza e sussistenza per i lavoratori che perono il lavoro) e aprire i cordoni della borsa investendo: cosa di cui non hanno nessuna voglia dato che questa parte politica si richiama "all'anarchia etica" tipica del liberismo spinto in salsa nostrana e quindi vede malissimo qualunque regolamentazione "centralista" in questo campo (mentre magari regolamentano abbondantemente quando si tratta degli affari del Capo o degli interessi di bottega ... leggi tenersi buone le gerarchie vaticano sfruttando abilmente abilmente le lotte intestine che anche lì ci sono); dall'altra parte ci sarebbe l'opposizione, , che però oltre ad aver dimenticato, relegandola in un non luogo, la propria radice ha anche l'enorme responsabilità di essere concausa e responsabile dell'ondata liberista: in altre parole sono state le cosiddette "riforme" del cosiddetto "centrosinistra" degli anni 90 ad aver aperto la porta all'attuale stagnazione e, anche, al capitalismo di rapina e di ventura che in questi anni abbiamo avuto sotto gli occhi: dalla telecom "svenduta", e affondata dai debiti che ogni singolo capitano che l'ha guidata in questi anni, alla "riforma" del mercato del lavoro - leggi Treu in primis, che hanno creato intere generazioni di precari disperati e emblema degli sfigati (ossia di coloro che non avendo un'amante riccastro o che aspirando ad un lavoro dignitoso senza doversi accucciare sotto un tavolo per trovarlo); alla privatizzazione, si fa per dire perchè la tasca è sempre pubblica, delle ferrovie (qui si stende un pietoso velo, è sotto gli occhi di tutti la situazione) e si potrebbe continuare all'infinito (pensioni, privatizzazione dell'enel, acqua ecc.) e tutto ciò è nato proprio in quegli anni gloriosi grazie a loro (e all'accondiscenza dei sindacati preoccupati più dal riconoscimento del proprio potere che della difesa dei lavoratori): i successivi governi non hanno dovuto far altro che "applicare" ed estenderne l'influenza ma i fondamenti c'erano già. Ivi compreso il cosiddetto declino è in quegli anni che è diventato un "problema" ed è oggi che si manifesta pienamente checché ne dicano i "cantori" attuali sul "felice futuro" che ci attende a seconda se vince questa oligarchia anziché l'altra.... naturalmente il punto rimane lo stesso: a chi dare il proprio o voto e di conseguenza di chi fidarsi? e qui casca l'asino dato che essendo due facce della stessa medaglia dei due partiti maggiori è meglio diffidare, per gli altri bé ora che anche Di Pietro si è allineato entrando nel sistema a noi comuni mortali rimane ben poco, vero? In realtà qualcosa ci sarebbe: la rete e i "viola" che proprio in questi giorni stanno presidiando il "Palazzo", è poco ma le cose grandi, si sa, si fanno sempre dalle piccole!!

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