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martedì 10 ottobre 2017

Catalogna il dado è, quasi, tratto.

 Ci si poteva aspettare una capitalazione? No. E nemmeno una dichiarazione d'indipendenza visto che la non ce n'erano i presupposti politici, quindi? Si è rimandata la palla nel campo spagnolo ed ha ragione visto che il governo centrale, e la corte suprema, del tutto nominata dai partiti politici spagnoli, da tempo aveva progressivamente ristretto gli ambiti d'azione delle generalitat locali: quindi non solo catalani. Ora se a Madrid ci fossero politici almeno furbi (non dico intelligenti o 'liberali' ma solo furbi) il dialogo si potrebbe aprire.. invece temo, più per ragioni opportunistiche che altro, che la strada sarà diversa e molto più autoritaria: d'altronde lo vediamo tutti i giorni, no? Quando i cittadini votano esprimendosi in un senso il governo putnualmente va nell'altro, ossia quello indicato da chi ha nelle proprie mani le borse dei soldi o il potere, leggi Commissione europea, MES, ecc.: ne abbiamo avuti alcuni esempi qui in italia con il refrendum sull'acqua e in Grecia dove Tsirpas si è piegato, nononstante il voto referendario contrario, ai diktat della troika...in Catalogna non sarà differente.
La linea rimarrà la stessa: nessun dialogo. E non è una linea spagnola, temo ma europea.... e lo sappiamo visto l'atteggiamento della UE non solo durante questa crisi ma durante tutto il periodo della crisi economica: si fa quel che diciamo noi, punto!!! Questo è autoritarismo e hanno ragione coloro che sostengono che questa europa è geneticamente autoritaria: non siamo al IV Reich ma lì all'orizzonte se ne prifola uno..

giovedì 7 settembre 2017

Referendum Catalogna, la reazione di Madrid: denunce e perquisizioni per trovare le schede

di | 7 settembre 2017 Il Fatto Quotidiano

Il giorno dopo l’approvazione della legge per il referendum le autorità della Catalogna sono finite nel mirino di Madrid. La Guardia Civil spagnola ha avviato la notte scorsa una serie di perquisizioni nel sud della regione a caccia di schede e materiale elettorale per il referendum di indipendenza del primo ottobre dichiarato “illegale” dal governo centrale. Gli agenti della polizia spagnola sorvegliano una tipografia di Costanti, vicino a Tarragona, dove sospetta possa essere stampato il materiale per il voto secessionista. Un’azione ridicolizzata Nella dal ministro degli interni catalano l’indipendentista Joaquim Forn: “È molto divertente”. Il procuratore capo di Madrid José Manuel Maza infatti ha annunciato denunce penali contro il presidente Carles Puigdemont. La procura denuncerà anche i membri della presidenza del Parlament che hanno messo ai voti la legge sul referendum. Ordine è stato dato inoltre alla polizia di indagare su ogni azione “volta alla tenuta del referendum illegale”. Puigdemont ha chiesto ufficialmente  ai sindaci di tutti i comuni catalani di confermare la disponibilità dei seggi usati abitualmente per le elezioni, i primi cittadini hanno 48 ore di tempo.
Intanto il Consiglio di stato spagnolo ha approvato il ricorso che il governo di Madrid presenterà già oggi alla Corte Costituzionale. Il premier Mariano Rajoy ha convocato una riunione straordinaria del consiglio dei ministri per approvare il ricorso. Rajoy e il leader dell’opposizione il socialista Pedro Sanchez hanno confermato la loro unità di azione contro la sfida indipendentista del presidente catalano Carles Puigdemont. Il premier vedrà anche Albert Rivera, presidente di Ciudadanos, il terzo grande partito unionista spagnolo ostile al referendum  definito “illegale” da Madrid. Podemos è invece favorevole al ‘diritto di decidere’ dei catalani. Il referendum “non ci sarà. Questo voto – dice Rajoy –  non si celebrerà in alcun caso, è un un chiaro e intollerabile atto di disobbedienza alle nostre istituzioni democratiche”
A Barcellona i partiti indipendentisti, che hanno la maggioranza assoluta nel ‘Parlament’ catalano, hanno presentato formalmente con procedura urgente e richiesta di modifica dell’ordine del giorno la legge di “rottura” dalla Spagna alla plenaria dell’assemblea di Barcellona, chiedendo che venga esaminata e approvata oggi. Davanti alle contestazioni dell’opposizione unionista la presidente Carmen Forcadell ha sospeso la seduta e convocato l’ufficio di presidenza.
di | 7 settembre 2017

martedì 29 settembre 2015

Catalogna: è un falso problema

Già; perchè è un falso problema? Perchè:
innanzitutto i secessionisti non hanno superato il 50% dei voti anche se hanno la maggioranza nel parlamento locale;
poi è già pronto il cavallo di troia, il "loro" uomo, come in Grecia, che rompe le uova nel paniere alla coalizione vincitrice; la cosiddetta sinistra repubblicana si è già distinta poche ore dopo nell'allontanarsi dal programma ufficiale e rientrare nei ranghi del mainstream (sia chiaro che rimangono repubblicani ma di secessione non se ne parla, non più);
il leader vincitore è "imputato" per il refrendum tenuto ma non riconosciuto da Madrid, di conseguenza è indagato.. fossimo in italia ci farebbe una risata su; se la prenderebbe con la magistratura comunista; mobiliterebbe i suoi corifei, anche meidatici; ci farebbe su una bella legge e sarebbe finita lì.... ma non siamo in Italia e lì il rischio della via giudiziaria per l'eliminazione del pericoloso sovversivo è reale e non preso sottogamba;
come in tutto le democrazie occidentali chi ha vinto non è maggioranza ma solo la più forte delle minoranze... e quindi la strada è tutta in salita.
E non c'è solo la Catalogna. C'è i paesi baschi, gli unici con una reale autonomia al limite dell'indipendentismo; c'è la Corsica con il suo indipendentismo mai sopito; c'è sempre la Scozia, dove il referendum - SOLO PER ORA - è fallito, che prima o poi vedrà il problema riprensentarsi in maniera molto più pressante; come pure il Galles dove il partito nazionalista è in costante ascesa; c'è la Baviera.. ecc. ecc. ma il vero focus è perchè c'è questo risveglio? Semplice: da anni la politologia ufficiale, e non, parla di glocalizzazione ossia di accrescimento nelle comunità locali della ricerca della propria identità a fronte dell'annacquarsi di quella nazionale dove che non ha più motivo di esistere vista la tendenza del libero mercato a distruggere le barriere politiche e sociali.  Se sei un catalano e vedi che goni giorno un pezzo della tua singola identità va via persa per sempre e che il tuo governo non fa il tuo interesse anzi hai come Presidente del consiglio un banchiere che picconata dopo picconata elimina il welfare nel suo complesso e non crea le condizioni affinchè non si accresca la quota percentuale di povertà, che fai? Accentui la tua identità; riscopri la tua e rendi "nazione" insomma la glocalizzi o per dirla senza troppi giri di parole prendi in mano le redini del tuo destino e ti giochi le tue carte; hai due vie davanti a te: o crei una piccola patria o cerchi di gestire direttamente i processi globalizzativi... altro non c'è.
Al momento la via maggioritaria sembra essere quelle piccole patrie ma non è detto perchè alla fine il compromesso sarà raggiunto e nel piccolo si ricreerà quello che già oggi accade in grande si spera con qualche piccola differenza: il mettere regole in un mercato selvaggio dove a Washington o a Brusselles vengono prese decisioni che distruggono il posto di lavoro a Barcellona non è cosa così negativa...... anzi direi proprio che se ne sente la mancanza.
Vedremo...

giovedì 18 settembre 2014

Conviene o no agli scozzesi andarsene dal regno unito?

Vediamo (fonte wikipedia):
  1. Il sistema legale della Scozia è rimasto separato da quello di Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord, e la Scozia costituisce una giurisdizione separata nel diritto pubblico e privato. L'esistenza continua di istituzioni legali, educative e religiose distinte da quelle del resto del Regno Unito, hanno contribuito alla continuazione della cultura e dell'identità nazionale scozzese fin dall'unione del 1707. Nel 1999 fu re-istituito un parlamento locale, il Parlamento scozzese, con autorità su molti ambiti di politica interna, a seguito di un referendum nel 1997. La Scozia è membro del Consiglio Britannico-Irlandese, e dell'Assemblea Parlamentare Britannico-Irlandese, e partecipa inoltre all'accordo di Common Travel Area.  La Scozia è rappresentata nell'Unione europea e al Parlamento europeo da sei eurodeputati. Il diritto scozzese si fonda su due fonti principali, le leggi promulgate (enacted law) e la common law. L'enacted law può avere origine in diversi corpi legislativi: diritto romano del Corpus giustinianeo, diritto canonico, atti dell'antico parlamento scozzese prima del 1707, proclami reali, atti del parlamento britannico, atti del parlamento scozzese rieletto nel 1999, trattati dell'Unione Europea o legislazione europea, leggi locali (by-laws). La Common Law deriva la sua autorità dalle sentenze delle corti e riposa sulla tradizione legale scozzese.
  2. Economia.  L'economia della Scozia, come quella dell'intero Regno Unito ha forti legami con l'Europa e con tutto il mondo. Le esportazioni hanno, infatti, una grossa importanza.Il paese ha un sistema di mercato, con diversi interventi della mano pubblica. Dopo la rivoluzione industriale, l'economia scozzese si concentrò sull'industria pesante, dominata da settori produttivi come le costruzioni navali, l'estrazione di carbone e la siderurgia. In quel periodo, l'esistenza dell'Impero britannico fornì alle produzioni scozzesi un grosso mercato, con dimensioni mondiali.
    Il declino dell'industria pesante, nella seconda metà del XX secolo, portò a un considerevole spostamento di attività verso i settori dei servizi e della tecnologia. Negli anni settanta, lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi nel mare del Nord diede luogo ad una prima, grossa trasformazione dell'economia scozzese. Gli anni ottanta videro la grande espansione della cosiddetta Silicon Glen, tra Glasgow e Edimburgo, dove si insediarono molte grosse aziende operanti nell'informatica e nei settori tecnologici in genere.
    Edimburgo (414.192 abitanti) è il principale centro finanziario scozzese e il sesto in Europa. Nella capitale scozzese operano gruppi finanziari come la Royal Bank of Scotland (la seconda banca europea), la HBOS (proprietaria della Bank of Scotland) e la Standard Life.
    Glasgow (616.123 abitanti) è il principale porto scozzese e il quarto centro industriale del Regno Unito, contando per oltre il 60% dei prodotti industriali esportati dalla Scozia. I cantieri navali, anche se con dimensioni decisamente ridotte rispetto ai massimi toccati all'inizio del XX secolo, formano ancora la base produttiva dell'industria cittadina. Glasgow è anche il principale centro scozzese per il commercio al dettaglio, oltre che uno dei primi venti centri finanziari europei e sede di molte importanti società.
    Aberdeen (216.662 abitanti), a volte chiamata la capitale europea del petrolio, è il centro dell'industria petrolifera basata sui giacimenti trovati sotto il fondo del mare del Nord.
    Altre importanti attività scozzesi sono l'industria tessile, la chimica, la distillazione di whisky, la produzione di birra, la pesca e il turismo.
    Nel 2003, le esportazioni scozzesi (escluso il commercio con il resto del Regno Unito) sono state stimate in quasi 19 miliardi di sterline, di cui circa il 70% costituito da prodotti industriali. Maggiori fonti di reddito sono il whisky, i prodotti dell'industria elettronica, i servizi finanziari. I mercati maggiori sono gli Stati Uniti, la Germania e la Francia. Secondo lo Scottish National Accounts Project (SNAP) il Prodotto interno lordo (PIL) della Scozia nel 2009 era di 127 miliardi di sterline, equivalenti a 146 miliardi di euro.
    Solo un quarto del territorio è coltivato (principalmente a cereali e verdure), ma l'allevamento ovino ha un ruolo importante nelle meno fertili regioni del nord e sulle isole. La proprietà della terra è relativamente concentrata in poche mani (circa 350 persone sono proprietarie di circa metà del territorio). Nel 2003 quindi, il parlamento scozzese ha approvato un Land Reform Act che consente ai coltivatori diretti e alle comunità locali di comprare la terra, anche contro la volontà del proprietario.
    Anche se la Bank of England è la banca centrale di tutto il Regno Unito, tre banche scozzesi (Bank of Scotland, Royal Bank of Scotland e Clydesdale Bank) hanno il potere di emettere banconote. Anche se queste sterline scozzesi non hanno corso legale in Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord, sono liberamente scambiabili con quelle emesse dalla Banca d'Inghilterra. Nonostante questo, in altre parti del Regno e specialmente in Inghilterra, molti esercenti rifiutavano le banconote scozzesi. Una nuova legge ha posto rimedio a questo inconveniente, ma fuori dal Regno Unito ancora oggi banche e cambiavalute spesso non accettano le banconote scozzesi.
    Unica tra le banche del Regno, la Royal Bank of Scotland emette ancora la banconota da una sterlina.
... tralasciando le rivalità antichissime fra i popoli scozzesi e anglosassoni la storia di questo 50% del territorio dell'isola è completamente differente a seconda se ci troviamo a nord o a sud del .... vallo di adriano.
Le ragioni degli scozzesi (fonte: Il Fatto Quotidiano) – Le ragioni degli indipendentisti sono riassumibili in una semplice dichiarazione, quella che John Swinney, uno dei pezzi grossi dello Scottish National Party, ha fatto al Guardian pochi giorni fa: “Penso che faremo un lavoro migliore governandoci da soli invece che subire decisioni prese dal governo britannico”. Un discorso che non fa una piega ma che si basa anche su convinzioni più forti. Innanzitutto, la Scozia vuole uscire dai fantasmi della deindustrializzazione degli anni Ottanta, voluta anche e soprattutto da Margaret Thatcher, ancora odiatissima a nord. C’è la convinzione, fra Glasgow ed Edimburgo, che dopo di lei nessuno degli esecutivi di Londra abbia mai fatto abbastanza. Poi c’è il discorso del petrolio. I proventi non sono mai stati utilizzati per alleviare il disagio dei fuoriusciti dalle miniere e dalle industrie pesanti. Anche qui Londra avrebbe le sue colpe, secondo gli indipendentisti, che sono convinti di poter porre rimedio quando, finalmente, avranno in mano le industrie dell’oro nero. Infine, c’è anche una questione di orgoglio: a Westminster, sotto il Big Ben, dove comunque la Scozia a detta di tutti gli inglesi è sovra-rappresentata, vengono prese troppe decisioni sugli scozzesi, spesso penalizzandoli. La mancanza di una vera copertura di rete Internet superveloce nelle aree rurali, la carenza di infrastrutture come strade e ferrovie (Aberdeen non ha nemmeno una tangenziale degna di questo nome che possa alleviare il carico sull’autostrada) e il senso di trovarsi “ai confini dell’impero” che pervade gli animi degli scozzesi, soprattutto nelle Highlands e nelle isole, remano contro il potere di “Londra ladrona”. Ogni discorso riconduce a una sindrome da figlio reietto che ora cerca di trovare la sua rivincita.
Infine, e non è cosa di poco conto, visto che è una logica comune a molti altri movimenti di opposizione europei, è in campo la questione dell’austerity. A Edimburgo le politiche di taglio della spesa sono state molto più forti e “impattanti” che non nel resto del Regno Unito. Il welfare è sempre stato un pozzo senza fondo nelle aree più povere della Scozia. E Londra, chiaramente, ha iniziato a tagliare proprio da lì. Il Paese ora vuole riprendere in mano il suo presente e cercare di costruirsi un futuro. Fuori o dentro l’Unione europea, alla fine, non importa più di tanto. Chiaramente, Salmond vorrebbe entrare nel recinto comunitario il prima possibile, anche se Paesi come Spagna e Belgio, alle prese con movimenti indipendentisti molto forti e arrabbiati, potrebbero porre il loro veto e, nel caso, servirebbero molti anni a Edimburgo per potersi associare a Bruxelles. Ma, appunto, anche senza l’Unione europea la Scozia aspira a diventare “un mix fra Norvegia e Arabia Saudita”, come diversi esponenti dello Scottish National Party hanno detto più volte. Ricchezza e welfare norvegese (Paese fuori dall’Ue), rigore e controllo saudita. Insomma, una nuova nazione di sinistra ma anche con regole ferree e stringenti. Ora, si attende solo il risultato delle urne.
p.s.
quindi? Secondo me se ragionano non solo con il cuore ma pure con la testa la convenienze c'è tutta..... per le tasche, bè.. chi ha soldi si sa tende sempre a evitare scossoni: in italia come lì. Personalmente ritengo, e auspico, che il referendum passi sia per creare un precedente per altre regioni del vecchio mondo (Paesi Baschi in primis ma ci sono pure: Catalogna, zone di frontiera italiane e il veneto, Fiandre e Vallonia, Irlanda del Nord per citarne alcune a memoria) sia per dare un segnale forte alla Unione liberista che gli faccia intendere chiaramente che non tutti sono pecore (leggi italiani) e non tutti sono disposti ad accettare supinamente di diventare la colonia del IV° Reich millenario a sua volta garante del libero scambio con l'altro grande perno del sistema politico- economico.. gli USA con cui sta trattando il TTIP (trattato di libero scambio). In ogni caso domani lo sapremo...

lunedì 17 marzo 2014

False Flag.. un gioco pericoloso

Sapete cosa sia la false flag? No? Ok su wikipedia ne danno una definizione esatta, fin troppo tecnica: "La locuzione false flag (in italiano operatività sotto falsa bandiera), indica una tattica segreta condotta nell'ambito di operazioni militari o attività di spionaggio, generalmente da governi, servizi segreti e agenzie d'intelligence, e progettata per apparire come perseguita da altri enti e organizzazioni anche attraverso l'infiltrazione e/o lo spionaggio di questi ultimi." Detto ciò io preferisco darne un altra definizione molto più vicina al vissuto di chi ha la mia età e ha vissuto la seconda metà degli anni '70: è la serie di quelle azioni poste in essere per provocare incidenti.. prendi 4-5 agenti provocatori e mettili in un corteo; poi fa in modo che al primo segno di nervosismo gli stessi cominciano a urlare più degli altri e a lanciar pietre: a quel punto la polizia "deve" intervenire.... ecco una false flag: Fu teorizzata da Cossiga: lasciagli fare quello che vogliono quando poi ci sono "danni (il punto era capire chi li facesse quei danni)" passo lo Stato a ripulire, tutto qui.
Bene ora estendiamo il concetto a livello internazionale.. il gioco ha le stesse regole ma lo scenario è molto più ampio: in certi casi non sai nemmeno se i cattivi, mascherati da buoni, alla fine non si rivelino i veri buoni rispetto agli altri: un pò complicato ma da sempre nella storia umana è sempre andata così. Guy Fawkes ad esempio fu un "utile idiota" perchè con il suo, fallito, attentato al parlamento inglese fece proprio il gioco di coloro che combatteva.
Spero che il concetto sia chiaro perchè quello che sta avvenendo in Ucraina è molto oltre una crisi della diplomazia mondiale: all'opera c'è altro. Analizziamo la cosa:
  1. un presidente eletto democraticamente, corrotto non meno dei suoi antagonisti predecessori e ora suoi succedanei, viene buttato fuori a furor di popolo.. in realtà una parte del popolo; però passa da dittatore, una false flag?
  2. durante la fase acuta delle proteste cecchini sparano sulla folla... ed ecco pubblicata su youtube una telefonata fra la ashton e il ministro degli esteri estone dalla quale chiaramente si evince.. che quei cecchini erano fli stessi che "equanimemente" sparano sia sulla folla, come riferito dai media, ma anche sulla polizia.... false falg?
  3. La Russia che fa? Reagisce: rischia di vedersi perdere l'accesso al mare e perdere il proprio avamposto nella zona .. insomma si ridimenrsiona cosa che per un tipetto, sincero democratico, come lo zar attuale è un vero affronto, cosa fa? Fa attaccare dagli hacker russi i server nato bloccandone le funzionalità e magari scoprire qualcosa..... come le conversazioni fra militari nato e capi dei patrioti ucraini e simil cosette. Qui almeno due false flag.
  4. la Russia occupa militarmente la Crimea e muove truppe ai confini dell'Ucraina, ufficialmente per difendere i russofoni, e minaccia ma... chi di noi sa che da almeno due mesi soldati e aerei nato sono già ai confini di quel paese? Invece, sempre grazie alle informazioni fatte girare in rete, gli alleati si stavano attrezzando per...... già, per? La rivoluzione ucraina era appena agli inizi: come mai i militari alleati erano già lì? E perchè? Un altra false flag?
..... ora capire chi abbia ragione o torto in una situazione è estremamente difficile: come fanno invece i media a dare tante certezze? Chiaramente c'è qualcosa che non va.... la disinformazione è imperante: lo era ai tempi della seconda guerra mondiale, dove furono inventate molte delle tecniche di controllo della gente, lo è a maggior ragione oggi dato che il potere ha la possibilità di controllare un potente medium come i media.
L'unica cosa certa rimane quello che sosteneva un "certo" Otto Von Bismarck (1815-1898)...... "la forza della Russia può essere insidiata soltanto attraverso la separazione dell'Ucraina. Quelli che vogliono che ciò accada, non solo devono dividerle, ma devono mettere l'Ucraina contro la Russia, insanguinare le due parti dello stesso popolo e assistere a come il fratello uccide il fratello. Per realizzare questo, devono individuare ed istruire traditori nel seno dell'élite nazionale, e con il loro aiuto cambiare la coscienza di una parte del popolo a tal punto che essa aborrisca tutto quanto è russo, aborrisca la propria stessa stirpe, senza nemmeno che se ne renda conto. Il resto lo farà il tempo." (la citazione l'ho trovata sul sito "contropiano")
Chiaro? A me pare di si.....

venerdì 20 aprile 2012

Un sondaggio pericoloso..... uscire dall'euro?

Esatto. Il Fatto quotidiano oggi ha pubblicato sul suo sito una domanda da far tremare i polsi a molti: uscire dall'euro? Potrei scrivere sopra un opera omnia... ma stavolta voglio evitarvi di dover sorbire la solita solfa.... quindi ....per ora taccio. Attenzione: la risposta non é facile perché comporta un cambio di rotta repentino, anzi rapidissimo ma tuto in salita dato che la svalutazione della moneta che lo sostituirebbe sarebbe da subito fortissima: non ci sono riflessioni prima, ma molto lavoro da fare poi..... fra l'altro nella cosiddetta Costituzione europea, una carta monstre che pochissimi conoscono, non credo nemmeno sia prevista la "secessione" di uno Stato: ma, come ben sappiamo, la storia spesso ci mette davanti all'imprevedibilità di una pietra che inizia in solitaria a rotolare... fino a una valanga che travolge tutto. E voi che ne dite?




sabato 1 ottobre 2011

1.250.000 firme contro la casta ....

Non sono, evidentemente, bastate le precedenti espressioni della cittadinanza; le caste che hanno reso marce le istituzioni con la loro pervasività stanno facendo finta di nulla e procedono per la loro strada .... naturalmente sotto dettatura dei banchieri europei (a proposito avete notato la sparata di Sarkò? qualcuno per un secondo ha davvero creduto che il suo discorso fosse davvero altruista? Macchè, a lui della Grecia, e degli altri paesi, non gliene può fregare di meno se non come mercati neo-coloniali a lui quello che preme davvero è solo il fallimento delle banche francesi che hanno imprestato soldi fraudolentemente ai governi greci, é questo che teme perché le ripercussioni sarebbero, per il paese da lui gestito, sarebbero enormi quasi catastrofici). Ma i cittadini, anche se non scendono (ancora, ma dategli tempo ....) in piazza appena ne hanno la possibilità la loro voce e i loro segnali li danno chiarissimi: così come il Capo dello Stato, che a questo governo le ha fatte passare quasi tutte, quando può parlare liberamente fa impallidire anche il miglior Cossiga ...... é un interessante collateralismo come se da un lato circa il 50% del paese, la parte sana, e la massima figura istituzionale del paese sembrano in casi come marciare divisi ma colpire compatti... e il botto si sente. Se questa tenaglia dovesse funzionare le caste si potrebbero trovare stritolate: e spero ardentemente che accada se non vogliamo ritrovarci in uno Stato oligarchico dove pochissimi hanno tutti il resto praticamente nulla e vive di sussidi.

Il Capo dello Stato ha mazzolato ben bene la Lega: non esiste una padania; non esiste la parola secessione .. se si fanno atti concreti c'é la galera; qualcuno pensa realmente di poter ricreare un lombardo-veneto che competa con i colossi politico-economici oggi in giro per il pianeta? E le altre "etnie (liguri, piemontesi, emiliano-romagnoli, ecc che si fa le diamo in pasto ai savoiardi?)" dovrebbero accettare supinamente? E l'inquinamento malavitoso che é penetrato in profondità proprio in quell'area ... come non pensare a un suo interesse per un progetto del genere? Siamo seri. Se il Capo dello Stato fosse stato così fermo e chiaro anche in altre materia, come faceva Cossiga, con il Governo forse non saremmo arrivati a questo punto dove conta di più il ddl intercettazioni/bavaglio di internet che la crisi del paese.. ma con il senno di poi non si fa la storia.... toccherà come sempre ai cittadini..

E veniamo al secondo punto in questione: come ho scritto nel titolo del post unmilioneduecentocinquantamila e rotte firme hanno dato un chiarissimo segnale: cambiate la legge elettorale sennò la cambiamo noi con il referendum!!! Non é il primo segnale questo d'insofferenza verso le caste questo: volevano applicare il neoliberismo? Si son beccati un referendum; parlavano di legittimo impedimento? E lo stesso referendum l'ha cancellato dalla storia ..... e così via. Ora ci stanno riprovando ma se le leggi hanno ancora un senso per 5 anni almeno non possono toccare nulla delle materie che i referendum hanno anche solo lambito!! Questo referendum, se dovesse passare, sarebbe ancora un altro serio colpo, non mortale, per le caste; e lo temono: sono sicuro che i ddl di rofrma elettorale si sprecheranno e se proprio non dovessero venirne a capo ..... ci sono sempre le elezioni, crisi o non crisi: tanto questi qua solo a tempo perso governano, vero? Temp che ancora un volta, come con i bambini viziati e capricciosi, dovremmo essere noi a decidere. Aspettiamoci di tutto: ostracismi, ambiguità, prese di cappello, minacce di catastrofi, e tentativi maldestri di metterci il cappello sopra come, peraltro accaduto con i precedenti da parte del pdmenoelle, a dire, dopo però, senza di noi non si vinceva...... Non vogliono che la piazza decida ma sotto sotto sperano che si muova; non vogliono l'antipolitica ma i primi antipolitici sono loro; hanno il terrore che l'enorme corpo sociale (che hanno tentato di smebrare e dividere peralrto riuscendovi, si svegli e si accorga che non ha bisogno di loro però sotto sotto sperano che elimini l'avversario, e così via.....

Mi chiedo: ma perché una volta per tutte non raccogliamo le firme facciamo un referendum che abroghi in un colpo sia solo l'intera legislazione degli ultimi 18 anni sia le caste che l'hanno promossa e promulgata? Retorica? forse però, se ci pensate bene, noi siamo gli azionisti veri di questa azienda; noi siamo coloro che danno e levano mandati; noi siamo corresponsabili delle loro scelte e noi solo possiao licenziarli .... magari imponendogli anche di ripagare danni e macerie che hanno fatto, che ne dite?

domenica 10 aprile 2011

Rapina? Si.. ma del nostro futuro

Certo non c'é che dire: ha proprio una concezione padronale. Se un giudice gli da torto (qualunque sia l'argomento del contendere) è un nemico (da abbattere, non fisicamente si spera) se gli da ragione ha fatto il suo dovere. Ieri un altro show: ha dato il meglio di se nonostante dall'espressione del viso, quasi praticamente immobile a forza di mascheroni e tiraggi vari, fosse triste. Ha spaziato dalla rapina a mano armata a tutto il campionario di cui é capace senza dare la minima sensazione di avere il dubbio delle grossolonità espresse, forse perché sapeva che l'auditorio nazionale é grossolano e quindi non si perita di scendere in particolari? Sicuramente, però ogni votla che fa una sua uscita m'immagino sempre i suoi avvocati già intenti a preparare cause e leggi per evitare futuri problemi (e a fare quattro calcoli per comprendere quanto ne riceveranno in termini di parcelle peraltro immagino già milionarie) in seguito alle uscite che fa. Non mi chiedo più perché continuano a farlo andare a ruota libera, perché prima o poi (se il paese, direttamente o indirettamente non conta, che é quasi tutto di suo proprietà mobili, immobili, cittadini prima non implode in mille pezzi) chi lo sostiene aprirà gli occhi (non foss'altro perché vede le sue tasche cacciare enormi buchi da tarlo) e comincerà ad abbandonarlo (cosa tipicamente italiana, quello 1.0 durò poco più di vent'anni) ma anche chi fa parte del suo entourage non può non avere dubbi: i soldi lo aiutano a tenere il tutto insieme ma non senpre bastano. Dobbiamo sperare che finiscano le monete? O che risolva a modo suo i suoi problemi insultando e distruggendo tutto quantogi é d'ostacolo prima di mandarlo al paese dal quale é arrivato? O c'é qualcos'altro che possiamo fare? Ritengo che qualcos'altro ci sia, molto in realtà: basta solo rendersi conto che si deve uscire dalla visuale indvidualista nel quale c'hanno costretto anni e anni di capitalismo weberiano in salsa liberistico-populista-demagogica nel quale c'hanno precipitato una casta di parassiti autoreferenziali di cui oggi vediamo gli aspetti maggiormente deleteri ma che non abbiamo né la forza e né la voglia, per pura paura di perdere anche quel poco cha c'hanno lasciato ma soprattutto perché cadiamo nel trappolone di dire "ma chi devo votare?" "chi c'é?" un trappolone indoto da chi è sullo scranno parlamentare da privilegiato e vuole continuare a starci per giunta. Non serve più sperare, né dirlo: bisogna darsi da fare. Ne va del nostro futuro e di quello dei nostri figli, é una lotta per sopravvivere ed é esattamente in questo che ripongo la fiducia perché so che quei 60 milioni di cosiddetti italiani hanno sempre dimostrato, in passato, che quando li metti nell'angolo la mossa se la danno eccome: a Napoli ci furono le 5 giornate, non certo per anelito patriottico, ma perché i nazifascisti cominciarono a deportare i detenuti e quelli che erano nei quartieri. E furono presi a calci nel sedere: non é piacevole arrivare a questo punto sia chiaro, ma se servisse a dargli una smossa ben venga perché sennò ci dovremmo rassegnare all'estinzione non solo fisica ma anche come nazione e a cominciare a ragionare in termini di, che so, lombardo-veneto contrapposto a uno staterello piemontese; o una confederazione emiliano-romagnola-toscana-umbra-abruzzese ecc. contrapposta uno stato del sud governato dai poteri grigi della politica e dalla malavita. Nessuno lo auspica ma é la logica conseguenza dell'attuale pantano, ci conviene? BUONA DOMENICA ..... si fa per dire.......

venerdì 25 marzo 2011

Federalismo e.... stracci che volano.

Dopo il via delle Regioni la strada per il federalismo in salsa leghista é tutta in discesa e per noi invece la strada diventa ancora più ripida, perché? Perché per le nostre tasche, sia per via diretta (la possibilità di tassazione autonoma regionale e comunale) che per via indiretta (tassazione concorrente dello stato centrale), l'aggravio sarà pesantissimo: e questo é un argomento tabù da anni perché se la gente si rendesse realmente conto di cosa significherà questo "federalismo" di rapina i partiti che lo propugnano perderebbero in pochissime ore quasi tutto l'elettorato perché si scoprirebbe il giochino che é stato messo su in questi anni. Un giochino facile facile: non potendo, per ora, fare la secessione si mette su un federalismo truffa che ne pone le basi e di conseguenza alle proteste che sicuramente ne seguiranno sicuramente potranno dire, e diranno, che non é colpa loro e che solo con il definitivo distacco il migliore dei mondi possibili sarà vicino: é una fuga in avanti é chiaro ma ormai la gente é così disperata che si aggrapperebbe a un treno lanciato a 300 km all'ora pur di uscire dal fango che gli arriva agli occhi e la soffoca; in questa condizione é facile preda di qualunque demagogo si faccia avanti e gli prometta, solo gli prometta, qualcosa di diverso. E' la fine del regime democratico perché qualcuno ancora mi deve spiegare quanto saranno contenti i liguri di essere parte della padania a egemonia lombarda o gli umbri sotto l'egemonia laziale.. in tutto ciò, ancora, qualcuno mi deve ancora spiegare quanto c'entra il federalismo disegnato da Cattaneo ad esempio dato che che i milanesi volevano si uno Stato unito e federale ma non sotto i piedi dei piemontesi, allora, o di altri oggi. Siamo già un paese marginalizzato, e non da ora. Con questo tipo di federalismo lo saremo, se possibile, ancora di più e diventeremo facile terreno di conquista coloniale degli altri paesi: una situazione che abbiamo già conosciuto storicamente e che però abbiamo dimenticato evidentemente. Da qui a dire che ogni singola ex regione avrà le proprie milizie e proprie amministrazioni il passo sarà facile come bere un bicchier d'acqua. Cosa accadrebbe in un futuro del genere, dove appunto ci sarà uno stato confederale (questo si diventerà con la naturale evoluzione il nostro stato), se ci fosse uno scontro verbale come quello che é avvenuto oggi fra Formigoni e Vendola che si sono insultati, tralasciamo l'argomento che ora non interessa pur se importante data la materia sollevata dalla polemica (la presenza, acclarata da anni di indagini e processi, delle mafie nel nord italia in generale e in lombardia in particolare)? E se i veneti volessero rendersi autonomi dalla cosiddetta padania, gli altri che faranno? Cinicamente dovrei dire : chi é causa del suo mal...... ma ci conviene continuare a guardare sempre e solo il nostro ombellico? I miei connazionali, per quanto imbevuti di individualismo egoista e avaro, sono davvero disposti a infognarsi in una situazione del genere fino allla sua estrema, ultima, conseguenza? Conoscendoli qualche dubbio lo nutro, almeno finché rimane memoria dei valori della resistenza democratica, perché conto proprio sul loro egoismo avaro per vederli fare precipitosamente marcia indietro verso un qualcosa di un pò più moderato rispetto allo scenario appena disegnato: ce li vedete mettere mano alla tasca per sostenere questi microstati senza futuro e senza speranza e senza futuro? Io no.....

martedì 11 agosto 2009

ha 150 anni ma li dimostra tutti......

Fra due anni ricorrono i 150 anni dall'unità d'Italia. Non c'è che dire, una bella festa. Fossimo una nazione orgoliosa di esserlo (e se avessimo motivi di essere orgogliosi; e se non ci fossero persone orgogliose di essere italiani solo perchè gli conviene) allora certe proposte non avrebbero che una risata colossale e non se ne parlerebbe nemmeno, invece .... invece non è così. Innanzitutto, mi fa male dirlo, la Lega ha ragione. Si lo dico io.
Ha ragione: il risorgimento è stato un fenomeno di èlite e non aveva seguito popolare; perchè c'erano potenze straniere che avevano tutte le ragioni di volere al di là delle Alpi un qualche controaltare al potere delle potenze continentali;
ha ragione perchè in realtà non c'era un'anelito reale, e di massa, ma solo dei ceti più significativi (come accadde in Toscana) ma c'erano una serie di ragioni soprattutto economiche per la nascente industria del nord che non aveva alcuno sbocco europeo ma che vedeva nel sud italia un perfetto mercato coloniale (leggasi l'economia italiana dal 1861 al 1894 di Gino Luzzatto Reprints Einaudi Seconda edizione 1980 non certo un leghista) come accadde dopo l'unità il sud era tutto tranne che una parte del Regno, se non formalmente, ma assomigliava a una colonia;
ha ragione perchè ai latifondisti del Sud fu promesso che nulla sarebbe stato toccato del loro potere e del loro ascendente sul Sud (le milizie latifondiste che avevano non furono smantellate e qualcuno sostiene che da queste milizie sia nata l'attuale mafia) e al Sud i garibaldini invece promisero di espropriarli e fare le riforme agrarie e i contadini come ringraziamento alla loro creduloneria ebbero un'esempio tipico del nuovo Stato con il massacro di bronte: il motivo della rivolta era naturalmente la riforma agraria;
ha ragione perchè il nuovo Stato nacque su basi èlitarie (liberali si direbbe oggi) e per pochi privilegiati mentre la gran massa era povera, ignorante, ecc.
ha ragione quando dice che lo stesso Cavour aveva perplessità a "creare" l'Italia al di sotto, diciamo, del Lazio;
ha ragione perchè il "nuovo" Stato nato non per volontà popolare ma o per "plebisciti" (allora si chiamavano così ma non ci furono milioni di persone che si espressero ma poche migliaia su milioni) o per "annessioni" (così si chiamarono le "conquiste" garibaladine da Napoli in giù) al Regno di Sardegna: al Sud fecero passare per "briganti" (oggi si potrebbero definire "resistenti" o "partigiani") quelli che invece combattevano contro l'esercito invasore per giustificare di fronte agli Stati stranieri le "resistenze" alla dominazione;
ha ragione perchè solo con il 1945, con i partiti di massa, e la resistenza si può parlare di un qualche spirito "italiano" (correttamente l'idea di "Italia" è antica e risale ai fasti dell'Impero Romano, ma chissà perchè "quell'idea" non è mai andata per la maggiore) anche se si deve dire, contemporaneamente, che in Sicilia se non era per i capimafia "paracadutati" non si sarebbe sbarcati e, per quanto riguarda Napoli i nazisti li ha presi a calci nel sedere da sola e non per aneliti particolari ma perchè i nazifascisti facevano rastrellamenti nei qualrtieri popolari e nelle carceri (poi arrivarono i "resistenti", poi ....) molto poi: quindi si può dire che la nostra Costituzione è il primo, e finora unico, esempio di unità della Nazione e anche se è una Costituzione "avanzata" regionalista, democratica, che ricalcava quella della IV° Repubblica francese mi pare un pò poco.
ha ragione perchè questo paese, sempre percorso di paure e di maggioranze silenziose e oscure che erano conniventi con chi lo voleva affossare anzichè instradare su una via normale, chiuso nel suo egoismo e nel suo furbesco tirare a campare a completamente perso la via maestra che la Costituzione aveva indicato: infatti ci sono parti che non sono mai state applicaet; altre lo sono state in ritardo; altre ancora lo sono ma secondo un'interpretazione partigiana (?) che la giurisprudenza ha chiamato "costituzione materiale" e che spesso si discosta, e anche di molto, dallo spirito originario che tentava di conciliare le tante esigenze e ideali di cui quella scritta è figlia.
Non sono leghista e non mi piacciono i loro ideali ma quando, e nelle loro provocazioni vedo la volontà di azzerare il paese a prima del 1860 ma non certo per creare qualcosa di nuovo e diverso ma solo per ricreare il mito "comunale" in salsa XXI secolo: l'aggiornamento sarebbero "macroregioni" e ce li voglio prorpio vedere piemontesi e lombardi e entrambi con i veneti, i toscani e i liguri: ne nascerebbe tutt'altro che un bel tutti insieme appassionatamente e a guadagnarci saranno solo i forti (politicamente e economicamente lo sono già lo saranno di più) e potenti e il cerchio, che si aprì con i comuni, si chiuderà con ..... i comuni.

mercoledì 29 luglio 2009

Scuola regionalizzata e in dialetto opppure merce di scambio?

Oggi i giornali, sia di maggioranza sia di opposizione, ne parlano: la lega ha chiesto attraverso il Capo che i prof prima di poter insegnare sappiano sia di storia locale che del dialetto: naturalmente incostituzionale perchè le lingue locali non sono previste come materia di studio ma il punto è un'altro ossia è solo una provocazione o è la merce di scambio per il federalismo in salsa leghista? Non sto a dilungarmi troppo perchè ormai nulla mi stupisce più di questo folle paese cos'ì come non mi stupisce che ci siano persone che ne parlino non mi stupisce che un tal partito che ha una mission così particolare, il federalismo prodromo della secessione, non solo sieda in Parlamento ma sia al Governo del paese; la cosa che mi chiedo però è un'altra: nessuno ha per caso inventato una macchina del tempo per tornare al 1943 e dire ai partigiani che lottavano e morivano sulle montagne di abbandonare quella lotta visto la fine che stiamo facendo, insomma lotta inutile e vana e morti senza senso.

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