si parla di progresso, di evoluzione, di civiltà ci ritroviamo invece in un nuovo medio evo dove conta chi si nasconde dietro il potere o vi si allea con esso.
martedì 10 ottobre 2017
Catalogna il dado è, quasi, tratto.
La linea rimarrà la stessa: nessun dialogo. E non è una linea spagnola, temo ma europea.... e lo sappiamo visto l'atteggiamento della UE non solo durante questa crisi ma durante tutto il periodo della crisi economica: si fa quel che diciamo noi, punto!!! Questo è autoritarismo e hanno ragione coloro che sostengono che questa europa è geneticamente autoritaria: non siamo al IV Reich ma lì all'orizzonte se ne prifola uno..
giovedì 7 settembre 2017
Referendum Catalogna, la reazione di Madrid: denunce e perquisizioni per trovare le schede
Intanto il Consiglio di stato spagnolo ha approvato il ricorso che il governo di Madrid presenterà già oggi alla Corte Costituzionale. Il premier Mariano Rajoy ha convocato una riunione straordinaria del consiglio dei ministri per approvare il ricorso. Rajoy e il leader dell’opposizione il socialista Pedro Sanchez hanno confermato la loro unità di azione contro la sfida indipendentista del presidente catalano Carles Puigdemont. Il premier vedrà anche Albert Rivera, presidente di Ciudadanos, il terzo grande partito unionista spagnolo ostile al referendum definito “illegale” da Madrid. Podemos è invece favorevole al ‘diritto di decidere’ dei catalani. Il referendum “non ci sarà. Questo voto – dice Rajoy – non si celebrerà in alcun caso, è un un chiaro e intollerabile atto di disobbedienza alle nostre istituzioni democratiche”
A Barcellona i partiti indipendentisti, che hanno la maggioranza assoluta nel ‘Parlament’ catalano, hanno presentato formalmente con procedura urgente e richiesta di modifica dell’ordine del giorno la legge di “rottura” dalla Spagna alla plenaria dell’assemblea di Barcellona, chiedendo che venga esaminata e approvata oggi. Davanti alle contestazioni dell’opposizione unionista la presidente Carmen Forcadell ha sospeso la seduta e convocato l’ufficio di presidenza.
martedì 29 settembre 2015
Catalogna: è un falso problema
innanzitutto i secessionisti non hanno superato il 50% dei voti anche se hanno la maggioranza nel parlamento locale;
poi è già pronto il cavallo di troia, il "loro" uomo, come in Grecia, che rompe le uova nel paniere alla coalizione vincitrice; la cosiddetta sinistra repubblicana si è già distinta poche ore dopo nell'allontanarsi dal programma ufficiale e rientrare nei ranghi del mainstream (sia chiaro che rimangono repubblicani ma di secessione non se ne parla, non più);
il leader vincitore è "imputato" per il refrendum tenuto ma non riconosciuto da Madrid, di conseguenza è indagato.. fossimo in italia ci farebbe una risata su; se la prenderebbe con la magistratura comunista; mobiliterebbe i suoi corifei, anche meidatici; ci farebbe su una bella legge e sarebbe finita lì.... ma non siamo in Italia e lì il rischio della via giudiziaria per l'eliminazione del pericoloso sovversivo è reale e non preso sottogamba;
come in tutto le democrazie occidentali chi ha vinto non è maggioranza ma solo la più forte delle minoranze... e quindi la strada è tutta in salita.
E non c'è solo la Catalogna. C'è i paesi baschi, gli unici con una reale autonomia al limite dell'indipendentismo; c'è la Corsica con il suo indipendentismo mai sopito; c'è sempre la Scozia, dove il referendum - SOLO PER ORA - è fallito, che prima o poi vedrà il problema riprensentarsi in maniera molto più pressante; come pure il Galles dove il partito nazionalista è in costante ascesa; c'è la Baviera.. ecc. ecc. ma il vero focus è perchè c'è questo risveglio? Semplice: da anni la politologia ufficiale, e non, parla di glocalizzazione ossia di accrescimento nelle comunità locali della ricerca della propria identità a fronte dell'annacquarsi di quella nazionale dove che non ha più motivo di esistere vista la tendenza del libero mercato a distruggere le barriere politiche e sociali. Se sei un catalano e vedi che goni giorno un pezzo della tua singola identità va via persa per sempre e che il tuo governo non fa il tuo interesse anzi hai come Presidente del consiglio un banchiere che picconata dopo picconata elimina il welfare nel suo complesso e non crea le condizioni affinchè non si accresca la quota percentuale di povertà, che fai? Accentui la tua identità; riscopri la tua e rendi "nazione" insomma la glocalizzi o per dirla senza troppi giri di parole prendi in mano le redini del tuo destino e ti giochi le tue carte; hai due vie davanti a te: o crei una piccola patria o cerchi di gestire direttamente i processi globalizzativi... altro non c'è.
Al momento la via maggioritaria sembra essere quelle piccole patrie ma non è detto perchè alla fine il compromesso sarà raggiunto e nel piccolo si ricreerà quello che già oggi accade in grande si spera con qualche piccola differenza: il mettere regole in un mercato selvaggio dove a Washington o a Brusselles vengono prese decisioni che distruggono il posto di lavoro a Barcellona non è cosa così negativa...... anzi direi proprio che se ne sente la mancanza.
Vedremo...
giovedì 18 settembre 2014
Conviene o no agli scozzesi andarsene dal regno unito?
- Il sistema legale della Scozia è rimasto separato da quello di Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord, e la Scozia costituisce una giurisdizione separata nel diritto pubblico e privato. L'esistenza continua di istituzioni legali, educative e religiose distinte da quelle del resto del Regno Unito, hanno contribuito alla continuazione della cultura e dell'identità nazionale scozzese fin dall'unione del 1707. Nel 1999 fu re-istituito un parlamento locale, il Parlamento scozzese, con autorità su molti ambiti di politica interna, a seguito di un referendum nel 1997. La Scozia è membro del Consiglio Britannico-Irlandese, e dell'Assemblea Parlamentare Britannico-Irlandese, e partecipa inoltre all'accordo di Common Travel Area. La Scozia è rappresentata nell'Unione europea e al Parlamento europeo da sei eurodeputati. Il diritto scozzese si fonda su due fonti principali, le leggi promulgate (enacted law) e la common law. L'enacted law può avere origine in diversi corpi legislativi: diritto romano del Corpus giustinianeo, diritto canonico, atti dell'antico parlamento scozzese prima del 1707, proclami reali, atti del parlamento britannico, atti del parlamento scozzese rieletto nel 1999, trattati dell'Unione Europea o legislazione europea, leggi locali (by-laws). La Common Law deriva la sua autorità dalle sentenze delle corti e riposa sulla tradizione legale scozzese.
- Economia.
L'economia della Scozia, come quella dell'intero Regno Unito ha forti
legami con l'Europa e con tutto il mondo. Le esportazioni hanno,
infatti, una grossa importanza.Il paese ha un sistema di mercato,
con diversi interventi della mano pubblica. Dopo la rivoluzione
industriale, l'economia scozzese si concentrò sull'industria pesante,
dominata da settori produttivi come le costruzioni navali, l'estrazione
di carbone e la siderurgia. In quel periodo, l'esistenza dell'Impero
britannico fornì alle produzioni scozzesi un grosso mercato, con
dimensioni mondiali.
Il declino dell'industria pesante, nella seconda metà del XX secolo, portò a un considerevole spostamento di attività verso i settori dei servizi e della tecnologia. Negli anni settanta, lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi nel mare del Nord diede luogo ad una prima, grossa trasformazione dell'economia scozzese. Gli anni ottanta videro la grande espansione della cosiddetta Silicon Glen, tra Glasgow e Edimburgo, dove si insediarono molte grosse aziende operanti nell'informatica e nei settori tecnologici in genere.
Edimburgo (414.192 abitanti) è il principale centro finanziario scozzese e il sesto in Europa. Nella capitale scozzese operano gruppi finanziari come la Royal Bank of Scotland (la seconda banca europea), la HBOS (proprietaria della Bank of Scotland) e la Standard Life.
Glasgow (616.123 abitanti) è il principale porto scozzese e il quarto centro industriale del Regno Unito, contando per oltre il 60% dei prodotti industriali esportati dalla Scozia. I cantieri navali, anche se con dimensioni decisamente ridotte rispetto ai massimi toccati all'inizio del XX secolo, formano ancora la base produttiva dell'industria cittadina. Glasgow è anche il principale centro scozzese per il commercio al dettaglio, oltre che uno dei primi venti centri finanziari europei e sede di molte importanti società.
Aberdeen (216.662 abitanti), a volte chiamata la capitale europea del petrolio, è il centro dell'industria petrolifera basata sui giacimenti trovati sotto il fondo del mare del Nord.
Altre importanti attività scozzesi sono l'industria tessile, la chimica, la distillazione di whisky, la produzione di birra, la pesca e il turismo.
Nel 2003, le esportazioni scozzesi (escluso il commercio con il resto del Regno Unito) sono state stimate in quasi 19 miliardi di sterline, di cui circa il 70% costituito da prodotti industriali. Maggiori fonti di reddito sono il whisky, i prodotti dell'industria elettronica, i servizi finanziari. I mercati maggiori sono gli Stati Uniti, la Germania e la Francia. Secondo lo Scottish National Accounts Project (SNAP) il Prodotto interno lordo (PIL) della Scozia nel 2009 era di 127 miliardi di sterline, equivalenti a 146 miliardi di euro.
Solo un quarto del territorio è coltivato (principalmente a cereali e verdure), ma l'allevamento ovino ha un ruolo importante nelle meno fertili regioni del nord e sulle isole. La proprietà della terra è relativamente concentrata in poche mani (circa 350 persone sono proprietarie di circa metà del territorio). Nel 2003 quindi, il parlamento scozzese ha approvato un Land Reform Act che consente ai coltivatori diretti e alle comunità locali di comprare la terra, anche contro la volontà del proprietario.
Anche se la Bank of England è la banca centrale di tutto il Regno Unito, tre banche scozzesi (Bank of Scotland, Royal Bank of Scotland e Clydesdale Bank) hanno il potere di emettere banconote. Anche se queste sterline scozzesi non hanno corso legale in Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord, sono liberamente scambiabili con quelle emesse dalla Banca d'Inghilterra. Nonostante questo, in altre parti del Regno e specialmente in Inghilterra, molti esercenti rifiutavano le banconote scozzesi. Una nuova legge ha posto rimedio a questo inconveniente, ma fuori dal Regno Unito ancora oggi banche e cambiavalute spesso non accettano le banconote scozzesi.
Unica tra le banche del Regno, la Royal Bank of Scotland emette ancora la banconota da una sterlina.
Le ragioni degli scozzesi (fonte: Il Fatto Quotidiano) – Le ragioni degli indipendentisti sono riassumibili in una semplice dichiarazione, quella che John Swinney, uno dei pezzi grossi dello Scottish National Party, ha fatto al Guardian pochi giorni fa: “Penso che faremo un lavoro migliore governandoci da soli invece che subire decisioni prese dal governo britannico”. Un discorso che non fa una piega ma che si basa anche su convinzioni più forti. Innanzitutto, la Scozia vuole uscire dai fantasmi della deindustrializzazione degli anni Ottanta, voluta anche e soprattutto da Margaret Thatcher, ancora odiatissima a nord. C’è la convinzione, fra Glasgow ed Edimburgo, che dopo di lei nessuno degli esecutivi di Londra abbia mai fatto abbastanza. Poi c’è il discorso del petrolio. I proventi non sono mai stati utilizzati per alleviare il disagio dei fuoriusciti dalle miniere e dalle industrie pesanti. Anche qui Londra avrebbe le sue colpe, secondo gli indipendentisti, che sono convinti di poter porre rimedio quando, finalmente, avranno in mano le industrie dell’oro nero. Infine, c’è anche una questione di orgoglio: a Westminster, sotto il Big Ben, dove comunque la Scozia a detta di tutti gli inglesi è sovra-rappresentata, vengono prese troppe decisioni sugli scozzesi, spesso penalizzandoli. La mancanza di una vera copertura di rete Internet superveloce nelle aree rurali, la carenza di infrastrutture come strade e ferrovie (Aberdeen non ha nemmeno una tangenziale degna di questo nome che possa alleviare il carico sull’autostrada) e il senso di trovarsi “ai confini dell’impero” che pervade gli animi degli scozzesi, soprattutto nelle Highlands e nelle isole, remano contro il potere di “Londra ladrona”. Ogni discorso riconduce a una sindrome da figlio reietto che ora cerca di trovare la sua rivincita.
Infine, e non è cosa di poco conto, visto che è una logica comune a molti altri movimenti di opposizione europei, è in campo la questione dell’austerity. A Edimburgo le politiche di taglio della spesa sono state molto più forti e “impattanti” che non nel resto del Regno Unito. Il welfare è sempre stato un pozzo senza fondo nelle aree più povere della Scozia. E Londra, chiaramente, ha iniziato a tagliare proprio da lì. Il Paese ora vuole riprendere in mano il suo presente e cercare di costruirsi un futuro. Fuori o dentro l’Unione europea, alla fine, non importa più di tanto. Chiaramente, Salmond vorrebbe entrare nel recinto comunitario il prima possibile, anche se Paesi come Spagna e Belgio, alle prese con movimenti indipendentisti molto forti e arrabbiati, potrebbero porre il loro veto e, nel caso, servirebbero molti anni a Edimburgo per potersi associare a Bruxelles. Ma, appunto, anche senza l’Unione europea la Scozia aspira a diventare “un mix fra Norvegia e Arabia Saudita”, come diversi esponenti dello Scottish National Party hanno detto più volte. Ricchezza e welfare norvegese (Paese fuori dall’Ue), rigore e controllo saudita. Insomma, una nuova nazione di sinistra ma anche con regole ferree e stringenti. Ora, si attende solo il risultato delle urne.
p.s.
quindi? Secondo me se ragionano non solo con il cuore ma pure con la testa la convenienze c'è tutta..... per le tasche, bè.. chi ha soldi si sa tende sempre a evitare scossoni: in italia come lì. Personalmente ritengo, e auspico, che il referendum passi sia per creare un precedente per altre regioni del vecchio mondo (Paesi Baschi in primis ma ci sono pure: Catalogna, zone di frontiera italiane e il veneto, Fiandre e Vallonia, Irlanda del Nord per citarne alcune a memoria) sia per dare un segnale forte alla Unione liberista che gli faccia intendere chiaramente che non tutti sono pecore (leggi italiani) e non tutti sono disposti ad accettare supinamente di diventare la colonia del IV° Reich millenario a sua volta garante del libero scambio con l'altro grande perno del sistema politico- economico.. gli USA con cui sta trattando il TTIP (trattato di libero scambio). In ogni caso domani lo sapremo...
lunedì 17 marzo 2014
False Flag.. un gioco pericoloso
Bene ora estendiamo il concetto a livello internazionale.. il gioco ha le stesse regole ma lo scenario è molto più ampio: in certi casi non sai nemmeno se i cattivi, mascherati da buoni, alla fine non si rivelino i veri buoni rispetto agli altri: un pò complicato ma da sempre nella storia umana è sempre andata così. Guy Fawkes ad esempio fu un "utile idiota" perchè con il suo, fallito, attentato al parlamento inglese fece proprio il gioco di coloro che combatteva.
Spero che il concetto sia chiaro perchè quello che sta avvenendo in Ucraina è molto oltre una crisi della diplomazia mondiale: all'opera c'è altro. Analizziamo la cosa:
- un presidente eletto democraticamente, corrotto non meno dei suoi antagonisti predecessori e ora suoi succedanei, viene buttato fuori a furor di popolo.. in realtà una parte del popolo; però passa da dittatore, una false flag?
- durante la fase acuta delle proteste cecchini sparano sulla folla... ed ecco pubblicata su youtube una telefonata fra la ashton e il ministro degli esteri estone dalla quale chiaramente si evince.. che quei cecchini erano fli stessi che "equanimemente" sparano sia sulla folla, come riferito dai media, ma anche sulla polizia.... false falg?
- La Russia che fa? Reagisce: rischia di vedersi perdere l'accesso al mare e perdere il proprio avamposto nella zona .. insomma si ridimenrsiona cosa che per un tipetto, sincero democratico, come lo zar attuale è un vero affronto, cosa fa? Fa attaccare dagli hacker russi i server nato bloccandone le funzionalità e magari scoprire qualcosa..... come le conversazioni fra militari nato e capi dei patrioti ucraini e simil cosette. Qui almeno due false flag.
- la Russia occupa militarmente la Crimea e muove truppe ai confini dell'Ucraina, ufficialmente per difendere i russofoni, e minaccia ma... chi di noi sa che da almeno due mesi soldati e aerei nato sono già ai confini di quel paese? Invece, sempre grazie alle informazioni fatte girare in rete, gli alleati si stavano attrezzando per...... già, per? La rivoluzione ucraina era appena agli inizi: come mai i militari alleati erano già lì? E perchè? Un altra false flag?
L'unica cosa certa rimane quello che sosteneva un "certo" Otto Von Bismarck (1815-1898)...... "la forza della Russia può essere insidiata soltanto attraverso la separazione dell'Ucraina. Quelli che vogliono che ciò accada, non solo devono dividerle, ma devono mettere l'Ucraina contro la Russia, insanguinare le due parti dello stesso popolo e assistere a come il fratello uccide il fratello. Per realizzare questo, devono individuare ed istruire traditori nel seno dell'élite nazionale, e con il loro aiuto cambiare la coscienza di una parte del popolo a tal punto che essa aborrisca tutto quanto è russo, aborrisca la propria stessa stirpe, senza nemmeno che se ne renda conto. Il resto lo farà il tempo." (la citazione l'ho trovata sul sito "contropiano")
Chiaro? A me pare di si.....
venerdì 20 aprile 2012
Un sondaggio pericoloso..... uscire dall'euro?
sabato 1 ottobre 2011
1.250.000 firme contro la casta ....
Non sono, evidentemente, bastate le precedenti espressioni della cittadinanza; le caste che hanno reso marce le istituzioni con la loro pervasività stanno facendo finta di nulla e procedono per la loro strada .... naturalmente sotto dettatura dei banchieri europei (a proposito avete notato la sparata di Sarkò? qualcuno per un secondo ha davvero creduto che il suo discorso fosse davvero altruista? Macchè, a lui della Grecia, e degli altri paesi, non gliene può fregare di meno se non come mercati neo-coloniali a lui quello che preme davvero è solo il fallimento delle banche francesi che hanno imprestato soldi fraudolentemente ai governi greci, é questo che teme perché le ripercussioni sarebbero, per il paese da lui gestito, sarebbero enormi quasi catastrofici). Ma i cittadini, anche se non scendono (ancora, ma dategli tempo ....) in piazza appena ne hanno la possibilità la loro voce e i loro segnali li danno chiarissimi: così come il Capo dello Stato, che a questo governo le ha fatte passare quasi tutte, quando può parlare liberamente fa impallidire anche il miglior Cossiga ...... é un interessante collateralismo come se da un lato circa il 50% del paese, la parte sana, e la massima figura istituzionale del paese sembrano in casi come marciare divisi ma colpire compatti... e il botto si sente. Se questa tenaglia dovesse funzionare le caste si potrebbero trovare stritolate: e spero ardentemente che accada se non vogliamo ritrovarci in uno Stato oligarchico dove pochissimi hanno tutti il resto praticamente nulla e vive di sussidi.
Il Capo dello Stato ha mazzolato ben bene la Lega: non esiste una padania; non esiste la parola secessione .. se si fanno atti concreti c'é la galera; qualcuno pensa realmente di poter ricreare un lombardo-veneto che competa con i colossi politico-economici oggi in giro per il pianeta? E le altre "etnie (liguri, piemontesi, emiliano-romagnoli, ecc che si fa le diamo in pasto ai savoiardi?)" dovrebbero accettare supinamente? E l'inquinamento malavitoso che é penetrato in profondità proprio in quell'area ... come non pensare a un suo interesse per un progetto del genere? Siamo seri. Se il Capo dello Stato fosse stato così fermo e chiaro anche in altre materia, come faceva Cossiga, con il Governo forse non saremmo arrivati a questo punto dove conta di più il ddl intercettazioni/bavaglio di internet che la crisi del paese.. ma con il senno di poi non si fa la storia.... toccherà come sempre ai cittadini..
E veniamo al secondo punto in questione: come ho scritto nel titolo del post unmilioneduecentocinquantamila e rotte firme hanno dato un chiarissimo segnale: cambiate la legge elettorale sennò la cambiamo noi con il referendum!!! Non é il primo segnale questo d'insofferenza verso le caste questo: volevano applicare il neoliberismo? Si son beccati un referendum; parlavano di legittimo impedimento? E lo stesso referendum l'ha cancellato dalla storia ..... e così via. Ora ci stanno riprovando ma se le leggi hanno ancora un senso per 5 anni almeno non possono toccare nulla delle materie che i referendum hanno anche solo lambito!! Questo referendum, se dovesse passare, sarebbe ancora un altro serio colpo, non mortale, per le caste; e lo temono: sono sicuro che i ddl di rofrma elettorale si sprecheranno e se proprio non dovessero venirne a capo ..... ci sono sempre le elezioni, crisi o non crisi: tanto questi qua solo a tempo perso governano, vero? Temp che ancora un volta, come con i bambini viziati e capricciosi, dovremmo essere noi a decidere. Aspettiamoci di tutto: ostracismi, ambiguità, prese di cappello, minacce di catastrofi, e tentativi maldestri di metterci il cappello sopra come, peraltro accaduto con i precedenti da parte del pdmenoelle, a dire, dopo però, senza di noi non si vinceva...... Non vogliono che la piazza decida ma sotto sotto sperano che si muova; non vogliono l'antipolitica ma i primi antipolitici sono loro; hanno il terrore che l'enorme corpo sociale (che hanno tentato di smebrare e dividere peralrto riuscendovi, si svegli e si accorga che non ha bisogno di loro però sotto sotto sperano che elimini l'avversario, e così via.....
Mi chiedo: ma perché una volta per tutte non raccogliamo le firme facciamo un referendum che abroghi in un colpo sia solo l'intera legislazione degli ultimi 18 anni sia le caste che l'hanno promossa e promulgata? Retorica? forse però, se ci pensate bene, noi siamo gli azionisti veri di questa azienda; noi siamo coloro che danno e levano mandati; noi siamo corresponsabili delle loro scelte e noi solo possiao licenziarli .... magari imponendogli anche di ripagare danni e macerie che hanno fatto, che ne dite?
domenica 10 aprile 2011
Rapina? Si.. ma del nostro futuro
venerdì 25 marzo 2011
Federalismo e.... stracci che volano.
martedì 11 agosto 2009
ha 150 anni ma li dimostra tutti......
Ha ragione: il risorgimento è stato un fenomeno di èlite e non aveva seguito popolare; perchè c'erano potenze straniere che avevano tutte le ragioni di volere al di là delle Alpi un qualche controaltare al potere delle potenze continentali;
ha ragione perchè in realtà non c'era un'anelito reale, e di massa, ma solo dei ceti più significativi (come accadde in Toscana) ma c'erano una serie di ragioni soprattutto economiche per la nascente industria del nord che non aveva alcuno sbocco europeo ma che vedeva nel sud italia un perfetto mercato coloniale (leggasi l'economia italiana dal 1861 al 1894 di Gino Luzzatto Reprints Einaudi Seconda edizione 1980 non certo un leghista) come accadde dopo l'unità il sud era tutto tranne che una parte del Regno, se non formalmente, ma assomigliava a una colonia;
ha ragione perchè ai latifondisti del Sud fu promesso che nulla sarebbe stato toccato del loro potere e del loro ascendente sul Sud (le milizie latifondiste che avevano non furono smantellate e qualcuno sostiene che da queste milizie sia nata l'attuale mafia) e al Sud i garibaldini invece promisero di espropriarli e fare le riforme agrarie e i contadini come ringraziamento alla loro creduloneria ebbero un'esempio tipico del nuovo Stato con il massacro di bronte: il motivo della rivolta era naturalmente la riforma agraria;
ha ragione perchè il nuovo Stato nacque su basi èlitarie (liberali si direbbe oggi) e per pochi privilegiati mentre la gran massa era povera, ignorante, ecc.
ha ragione quando dice che lo stesso Cavour aveva perplessità a "creare" l'Italia al di sotto, diciamo, del Lazio;
ha ragione perchè il "nuovo" Stato nato non per volontà popolare ma o per "plebisciti" (allora si chiamavano così ma non ci furono milioni di persone che si espressero ma poche migliaia su milioni) o per "annessioni" (così si chiamarono le "conquiste" garibaladine da Napoli in giù) al Regno di Sardegna: al Sud fecero passare per "briganti" (oggi si potrebbero definire "resistenti" o "partigiani") quelli che invece combattevano contro l'esercito invasore per giustificare di fronte agli Stati stranieri le "resistenze" alla dominazione;
ha ragione perchè solo con il 1945, con i partiti di massa, e la resistenza si può parlare di un qualche spirito "italiano" (correttamente l'idea di "Italia" è antica e risale ai fasti dell'Impero Romano, ma chissà perchè "quell'idea" non è mai andata per la maggiore) anche se si deve dire, contemporaneamente, che in Sicilia se non era per i capimafia "paracadutati" non si sarebbe sbarcati e, per quanto riguarda Napoli i nazisti li ha presi a calci nel sedere da sola e non per aneliti particolari ma perchè i nazifascisti facevano rastrellamenti nei qualrtieri popolari e nelle carceri (poi arrivarono i "resistenti", poi ....) molto poi: quindi si può dire che la nostra Costituzione è il primo, e finora unico, esempio di unità della Nazione e anche se è una Costituzione "avanzata" regionalista, democratica, che ricalcava quella della IV° Repubblica francese mi pare un pò poco.
ha ragione perchè questo paese, sempre percorso di paure e di maggioranze silenziose e oscure che erano conniventi con chi lo voleva affossare anzichè instradare su una via normale, chiuso nel suo egoismo e nel suo furbesco tirare a campare a completamente perso la via maestra che la Costituzione aveva indicato: infatti ci sono parti che non sono mai state applicaet; altre lo sono state in ritardo; altre ancora lo sono ma secondo un'interpretazione partigiana (?) che la giurisprudenza ha chiamato "costituzione materiale" e che spesso si discosta, e anche di molto, dallo spirito originario che tentava di conciliare le tante esigenze e ideali di cui quella scritta è figlia.
Non sono leghista e non mi piacciono i loro ideali ma quando, e nelle loro provocazioni vedo la volontà di azzerare il paese a prima del 1860 ma non certo per creare qualcosa di nuovo e diverso ma solo per ricreare il mito "comunale" in salsa XXI secolo: l'aggiornamento sarebbero "macroregioni" e ce li voglio prorpio vedere piemontesi e lombardi e entrambi con i veneti, i toscani e i liguri: ne nascerebbe tutt'altro che un bel tutti insieme appassionatamente e a guadagnarci saranno solo i forti (politicamente e economicamente lo sono già lo saranno di più) e potenti e il cerchio, che si aprì con i comuni, si chiuderà con ..... i comuni.
mercoledì 29 luglio 2009
Scuola regionalizzata e in dialetto opppure merce di scambio?
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