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giovedì 20 aprile 2017

Essere divisivi

In un paese conformista dove si tende sempre a stare dalla parte del più forte e a seguire il branco, a costituire un problema sono le persone e gli enti “divisivi“.
Divisivi come l’Anpi, l’associazione partigiana accusata di non rappresentare più i veri partigiani.
Divisivi come come il 25 aprile, giornata in cui si festeggia la liberazione dal nazifascismo, nel giorno dell’insurrezione generale del 25 aprile 1945.
Ma anche la giornata in cui si deve consentire ai fascisti di manifestare con bandiere e simboli e sfilare nella sezione del cimitero di Milano dedicata ai loro morti.
Vietare la loro manifestazione sarebbe da fascisti, dicono i sedicenti liberali all’italiana.
Quelli che guai a manifestare contro il gasdotto TAP o, peggio ancora, contro il TAV in val di Susa.
Quelli che guai a manifestare contro le aperture nei centri commerciali la domenica di Pasqua.
Essere antifascisti, dunque dalla parte della Costituzione e delle Istituzioni e dalle loro radici che affondano nella Resistenza significa sì, essere divisivi.
Vietare i raduni fascisti è illiberale? E cosa diremmo se a radunarsi fossero nostalgici del terrorismo (una delle tante sigle nate negli anni settanta)?
E perché allora si vietano gli inchini delle processioni religiose sotto casa dei mafiosi?
Forse perché così si manifesta, in pubbilco, l’autorevolezza del mafioso, lo si rende uguale e superiore agli altri cittadini.
E lo stesso vale per questi gruppi, gli stessi che appiccicano manifesti per boicottare negozi di stranieri a Roma.
Non possiamo stare dalla parte dello Stato e dire che vigileremo con le forze dell’ordine ..
Non rimane altra strada, visto che si è scelto di non insegnare la storia, di non spiegare alle persone cosa è stato il fascismo veramente.
L’assenza di diritti, delle libertà di pensiero e di espressione, di radunarsi in associazioni.
Di poter raccontare il paese, quello che si vede sui giornali.
Come voleva fare Gabriele del Grande in Turchia e Siria. Due paesi dove immagino che i nostri liberali non vorrebbero vivere, o sbaglio?
Da unoenessuno.blogspot.it

martedì 26 aprile 2016

A proposito di 70 anni, anzi di 71

25/04/2016 di triskel182
Dopo gli ultimi dati sui voucher – e sulla loro crescita esponenziale in Italia – finalmente qualcuno nei media e tra i politici sembra accorgersi di questa nuova realtà e delle questioni che porta con sé: precariato totale, redditi da fame, totale assenza di diritti basilari come le ferie e la malattia, ovviamente nessuna possibilità di vertenze sindacali, per non dire degli abusi di chi li utilizza per nascondere il nero (ti faccio lavorare dieci ore e una te la pago col voucher, così se arriva un controllo o accade un infortunio abbiamo un pezzo di carta a coprirci).
E non stiamo neppure ad accennare alla perdita psicologica di identità sociale (che lavoro fa, uno che lavora qua e là con i voucher?) o all’impossibilità di pianificarsi qualsiasi futuro: questi ormai sono lussi, lasciamo stare.
Il punto fondamentale, tuttavia, è che i voucher non sono la causa del problema: ne sono solo l’effetto. Anzi, uno degli effetti.
Intendo dire che se anche abolissimo e vietassimo i voucher, non aboliremmo e non vieteremmo quello che c’è dietro, cioè l’economia on demand, liquida, provvisoria e destrutturata. Dove l’unico lavoro disponibile è quello molecolare, polverizzato.
Quel sistema cioé in cui per guadagnarsi qualcosa che somigli a un reddito molte persone (sempre di più) devono mettere insieme ogni giorno un po’ di queste molecole sparse: un paio d’ore di voucher, okay, ma poi un’altra oretta a correggere bozze dopo aver risposto a un annuncio su Upwork, un’altra a pascolare cani al parco grazie a un’offerta su Taskrabbit, quindi a pulire la seconda stanza di casa perché arriva un ospite trovato su Airbnb, magari due ore a guidare per Uber, infine a cucinare per sei clienti ramazzati su Gnammo.
Perché così sta andando e così andrà sempre di più: i lavoretti “per arrotondare” stanno invece diventando gli unici disponibili su piazza.
Gli unici che messi insieme possono appunto avvicinare le persone a un reddito.
Ed è così che si va creando una nuova classe sociale: quella dei post operai digitali a cottimo o all’ora che per vivere saltellano full time tra piattaforme, siti, annunci on demand e miniofferte volanti.
Del resto, anche i voucher nostrani erano nati per far emergere e per regolarizzare pochi lavoretti extra: invece sono già diventati la forma di sostentamento principale se non unica per oltre un milione di persone.
Ma, appunto, non sono la causa del problema: ne sono un effetto. Se hanno avuto così successo (molto oltre le previsioni di chi li aveva inventati) è perché canalizzano in modo legale la questione strutturale: cioè la parcellizzazione del lavoro, il suo essere diventato così liquido.
Tutto questo, come evidente, è il risultato di una serie di processi diversi tra loro ma connessi.
Le tecnologie, prima di tutto: non solo e non tanto perché queste hanno permesso lo sviluppo delle piattaforme attraverso le quali buona parte di questa parcellizzazione avviene, ma soprattutto perché hanno portato tutte le relazioni economiche verso l’on demand e l’accesso (Uber, per esempio, è la più grande compagnia di taxi al mondo ma non possiede nemmeno un’automobile e i suoi conducenti non sono suoi dipendenti).
Poi, naturalmente, le cause di questa situazione sono anche altre.
Ad esempio, la robotica, gli algoritmi e l’intelligenza artificiale: che stanno rarefacendo drasticamente il bisogno di lavoro umano, sicché (in base alle note leggi della domanda e dell’offerta) i prestatori di lavoro sono in condizioni sempre più sfavorevoli, quindi accettano dumping sempre peggiori.
Poi, si sa, la globalizzazione dei mercati consente di esternalizzare le produzioni nei Paesi in via di sviluppo, un asset non da poco nel cambiare ulteriormente i rapporti di forza tra chi dà e chi presta lavoro.
In piú, anche se fa brutto dirlo, prima del 1989 lo spauracchio del comunismo convinceva gli imprenditori e i governi a tenere buoni i propri lavoratori con concessioni e riforme sociali: adesso che il comunismo non c’è più, questi hanno (o credono di avere) mani del tutto libere.
Ecco: tutto questo per dire che i voucher fanno schifo, ma abolirli non basta. Non serve. Perché se anche se non ci fossero piú i voucher, ci sarebbero mille altre forme di lavoro molecolare a cottimo o a ora. È questa la realtà con cui dobbiamo fare i conti.
Ed è una realtà che porta inevitabilmente a pensare che l’unica strada possibile – se vogliamo restare umani e non considerare “moderno” lo schiavismo – sia quella universalistica.
Quella che passa cioè attraverso un reddito minimo che sradicherebbe alla base il bisogno di inginocchiarsi ogni giorno alle offerte al ribasso del lavoro molecolare, riportandolo semmai alla sua funzione di reddito supplettivo e marginale. E riequilibrando un po’ i rapporti di forza.
Ma è anche la strada che passa attraverso la universalizzazione dei servizi e dei diritti fondamentali – casa, salute, istruzione, trasporti, ambiente, svago – la cui offerta gratuita ai cittadini è un altro indispensabile strumento di emancipazione dal bisogno di sottostare ai ricatti imposti dal lavoro molecolare.
Ah, prima di scuotere la testa e di chiedere dove si trovano i soldi per fare tutto questo, vi chiedo sommessamente di farvi un giro sui fatturati e le accumulazioni delle piattaforme. Sì, proprio quelle che sotto il nome ormai farlocco di sharing invece accentrano a sé le ricchezze (altro che “condivisione”), contribuendo a creare un divide di redditi e di patrimoni come non si vedeva dall’età augustea dell’Impero romano. Quando avete visto quelle cifre – ma più in generale quelle sulla ripartizione della ricchezza in questo secolo e sulle sue tendenze – ne riparliamo.
Altrimenti dovremo parlarne molto prima, ma in modo diverso, temo. Perché la parcellizzazione del lavoro e il suo dumping progressivo, se diventa una condizione di sopravvivenza di massa, non è cosa augurabile per nessuno. Ma proprio per nessuno, nemmeno per quelli che pensano solo alla massimizzazione dei profitti e neppure vedono che cosa stanno combinando, in questo modo, alle classi che da 70 anni garantivano stabilità e consumi. E anche pace, tutto sommato, qui da noi.
Già, a proposito di 70 anni, anzi di 71. Sì, questo è il mio post per il 25 aprile. Anomalo, forse off topic, lo so. Non parla di partigiani, ma di lavoretti sottopagati e precari senza alternative.
Però in fondo i partigiani sono morti per liberarci da una schiavitù. E capire le schiavitù di oggi, per provare a liberarcene anche noi, mi sembra un modo meno scontato per agire la loro memoria. E per non ridurla solo a monumento e a rito.
Da gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it
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il problema è farlo capire agli italiani......

martedì 24 aprile 2012

25 aprile: non é solo una ricorrenza.....

Secondo un indagine del Cirm del 2001, citata dal fatto quotidiano del 24/4/2012, pochissimi ragazzi sapevano cosa fosse, e rappresentasse, questa data; idem per quelli che a quell'epoca era appena sopra i 30: insomma stava venendo su una generazione che poco o nulla sapeva del proprio passato e mal sopportava addirittura che ci fossero queste ricorrenze fisse. Era solo un limite di questi ragazzi o c'era altro? La risposta é ovvia: l'aziendalizzazione della scuola; le varie "riforme" della scuola ecc. avevano raggiunto lo scopo ossia di creare persone senza una radice culturale e storica comune ma pienamente "market oriented", o almeno queste erano le intenzioni, peraltro fallite come oggi possiamo ben vedere. Gioco facile hanno, in una tal situazione, i vari revisionismi: non a caso, dopo lo sdoganamento elettoralistico della destra, sono letteralmente esplose le riletture superficiali della storia del paese, soprattutto quella dal 1942 in poi..... Bene, a mio parere é stato fatto un errore enorme: abbiamo privato queste generazioni del proprio retroterra storico-culturale rendendole facile preda della revisione facilona e azzeratrice delle differenze, che pur ci furono, in nome del "son pari" che "bisogna deporre le armi" in nome di una "riconciliazione" impossbile e antistorica ecc. io non la penso così, mi spiace; c'é differenza fra i partigiani e i repubblichini:




é vero che prima del '42 tutti erano fascisti, proprio tutti; e i pochi "resistenti" erano all'estero ed erano, spesso, manovrati proprio dal regime che riusciva a infiltrarli; erano in russia a guardarsi intorno per evitare di esser fatti fuori dal dittatore Stalin .. o erano in galera come Gramsci (a proposito una rilettura di alcuni documenti pone in luce il ruolo dei dirigenti del PCI nel tenerlo in carcere o almeno nel non far nulla per farlo uscire dal confino; un testo in proposito é "la storia falsa" di luciano canfora edizioni rizzoli) che c'è morto;

la resistenza non fu un pranzo di gala, molti lati oscuri ci sono eccome, uno fra tutti i fatti di Porzus, come le foibe, ecc. tutto vero anche se controverso ma in tempo di guerra, a maggior ragione guerra civile, spesso i contorni diventano opachi, forse troppo e la mitologia fa il resto; ciò non toglie che nella sua complessità la resistenza fu un movimento di persone che si misero in gioco, mentre (allora come oggi) la maggioranza stava a .... guardare cercando di capire chi vincesse.

ora parliamo dei repubblichini:



la RSI era uno stato di fatto non di diritto e si reggeva sulle armi tedesche, anzi ne era la diretta emanazione: é vero che i Savoia cambiarono "opinione" l'8settembre quando videro la malaparata ma i repubblichini non erano "resistenti" né "insurgent" ma persone .. fascisti che, in nome di un onore del tutto fuori luogo (il fascismo aveva sulla coscienza Don Minzoni, Amendola, e tanti altri..), cooperarono con i nazisti nella repressione, sterminio e rappresaglia contro i partigiani e le popolazioni accusate di offrirgli sostegno, mica poco vero? Operazioni, queste, che ad esempio consentirono di catturare il Partigiano Primo Levi e trasferirlo in un campo di concentramento, giusto per fare un esempio.

i repubblichini, poi, non erano un esercito ma reparti, pur consistenti, ed erano completamente armati e comandati dai nazisti e da essi prendevano le direttive; ma, non fidandosi, erano spesso affiancati da SS italiane .... si italiane inquadrate regolarmente nelle faigerate Waffen SS naziste da cui dipendevano insieme ad altre unità di altri paesi, russi compresi.

a fronte di fatti come quelli di Porzus, gli eccidi commessi da nazifascisti sono tanti e tutti commessi con ferocia inaudita: Forno (Massa); S. Anna di Stazzema; fosse Ardeatine ecc... per fare due esempi ma si potrebbe continuare per ore con fatti piccoli e grandi che hanno macchiato indelebilmente la storia del nostro paese quindi, sempre a mio parere, non si possono dimenticare....

.. equiparare gli uni agli altri oltre che fuori luogo mi pare un falso storico vero e proprio perché se é vero che il fascismo degli inizi poteva anche avere degli aspetti interessanti (luciano lanna nel "fascista libertario" ne fa un interessante quadro che ho puntualmente evidenziato) come movimento "antisistema" non perse tempo a mostrare il suo volto quando si trattò di eliminare fisicamente i propri oppositori o, rendendo obbligatoria la iscrizione al PNF, affamarli come accadde, ad esempio, a mio nonno, socialista, che fu espulso dal luogo di lavoro dopo che rifiutò di iscrivervisi: fu costretto a farne tre di lavori, a "nero (l'ironia della parole, vero?)", per mantenere mogli e ben 3 figli! Qui, oggi, il rischio é grosso: con una scuola pubblica del tutto depotenziata e svilita nella sua funzione educativa di preparare cittadini consapevoli del proprio passato e vaccinati contro le facili retoriche e i revisionismi di comodo perché se é vero che non ci sono demoni e angeli é verissimo che da un lato ci sono stati bande di collaborazionsti di eccidi dall'altro c'erano persone che, nel bene e nel male, avevano capito che era venuto il momento di cambiare, di darci un taglio: con la lotta, molto male, armata e pagando di persona.... no non c'é discussione, né mai ci potrà essere.



questa foto:







é un errore e una stortura: in una guerra civile non ci sono eroi; in una guerra partigiana men che meno perché era una guerra, si direbbe, asimmetrica dove poche migliaia di persone avevano sulle spalle il destino di un paese infangato prima dai voltafaccia dei governanti e poi da quelli che rivoltarono le armi contro i propri connazionali che non la pensavano allo stesso modo .... mentre tantissimi soldati italiani erano fatti prigionieri (quando andava bene perché altrimenti c'erano eccidi e uccisioni di massa) dai nazisti; men che meno possono definirsi "eroi" coloro che in quella guerra si macchiarono di cose terribili contro civili, ebrei, oppositori ecc. ecc. ed é anche vero che, visti i tempi attuali, bisogna pur andare avanti superando le differenze e gli steccati ... dopo, però, aver compreso la storia del paese da tutte le angolazioni possibili per farsene un idea basata su fatti e non certo su sentito dire o racconti improbabili.... ed é ora che quella che si definisce destra ne prenda atto e vada a studiare dalla marine lepen su come si può far nascere e crescere una destra vera più che seguire i ras nostrani, sepolcri imbiancati di un tempo di cui certo non si può certo andare fieri per come questo paese era ridotto dopo la guerra preda degli alleati in funzione anti sovietica e campo di battaglia dei vari servizi segreti che qui vi scorrazzavano in lungo e in largo impedendogli di crescere e diventare da subito un moderno paese occidentale... pur se si deve sempre riconoscere che qui il welfare pubblico fu proprio il loro, e da loro rimpianto, antenato regime dittatoriale a crearlo........



Son poche le date che ormai in questo paese spaventato, terrorizzato, impaurito e reso egoista da anni di liberismo e irrisione della legalità e cancellazione dalla memoria collettiva della propria storia perché é proprio "questa" memoria che, se fosse stata coltivata, avrebbe potuto renderci quel paese che avremmo potuto essere e non lo siamo mai stati...



una di quelle date é proprio



il



25 aprile!!!!!!!!



domenica 1 maggio 2011

Il Risorgimento d'Italia.....

Ma come dopo 150 anni ancora parliamo ancora di Risorgimento? Si. Perché il processo ancora non é terminato; ancora non abbiamo finito. Ha ragione Camilleri: ce ne dev'essere un secondo con una rifondazione del paese; e i giovani solo possono farlo, sarà forse per questo che li tengono ai margini? Li temono? Questo paese, fra le tante cose di cui ha bisogno, necessità soprattutto di aria nuova e solo coloro che non hanno tabù e hanno idee nuove possono farcela: più pedestremente potremmo parlare di "svecchiamento", ma sarebbe retorico. Dobbiamo innanzitutto liberarci degli scheletri che hanno accompagnato questo paese fin dalla sua nascita (una guerra di conquista del regno di Sardegna verso gli altri staterelli della penisola, con qualche annessione a margine) che ha visto l'eliminazione di quanto avevano teorizzato i "grandi" padri della nazione (tutti, poi, puntualmente delusi da come andarono le cose nella realtà); poi dobbiamo ancora liberarci delle scorie, radioattive e non, della storia recente: fatto tutto ciò solo allora potremo finalmente far nascere il paese che tutti vorremmo: si potrà parlare di merito e non di mediocrità; si potrà dare libero sfogo all'innata intelligenza e inventiva che ci viene generalmente riconosciuta ma che disconosciamo noi stessi per timidezza, anche se io sospetto per immaturità. Non avevo, e ne ho fatti tanti, mai visto un primo maggio così: facce giovani e consapevoli di se stessi e del futuro che questa classe dirigente, sindacale e non, gli ha rubato in nome di falsi miti come il mercato; operai in bilico con il lavoro urlare in faccia ai sindacati che era ora di cambiare strada sennò loro avrebbero cambiato il sindacato così com'é (e vi assicuro che il messaggio é arrivato); precari che con iniziative originali sono riusciti a far accendere le luci dei media sulla loro condizione, ecc. questa é un italia diversa che non vuole "qualcosa" dalla politica ma vuole "la" politica con P maiuscola, la loro politica. Hanno compreso prima di altri che questa politica li sta emarginando; hanno compreso che il corto respiro di un alito finanziario può rovinare un paese e hanno compreso che se é meglio andarsene per raggiungere il miraggio di un lavoro, hanno anche compreso che é qui che la battaglia finale per il futuro loro e nostro, che abbiamo fallito il compito di lasciargli un paese migliore di quello che abbiamo ricevuto, si svolgerà ed é qui che si dovrà svolegre lo scontro finale fra futuro consapevole e promesse vane di un mondo migliore che mai arriverà essendo solo una chimera inventata da chi ha interesse solo al perdurare del privilegio dei pochi pezzenti arricchiti a scapito degli altri...... hanno compreso che un intero sistema basato sul debito non ha futuro se non per quelli che lo creano per farlo pagare a tutti noi. Questo é il punto: vogliono che il campo sia abbandonato sennò come fanno a continuare a perpetrare il furto del futuro insieme a quello dei nostri soldi; in realtà ci odiano questi qua: odiano tutto e tutti coloro che in qualche modo si oppongono al disegno "intelligente" proposto e contrastano chiunque lo denunci facendogli la guerra con tutto quello che hanno perché solo la mediocrità li mantiene dove sono e il giorno che questi ragazzi decideranno che é meglio morire ridendo che vivere una vita strisciando per loro sarà finita, ecco negli occhi delle persone che osservavo ho visto la scintilla, e anche molti pompieri già pronti ...... per spegnerla

lunedì 3 maggio 2010

Fascisti su marte? No in Italia .....

“Gli italiani sono dei fascisti inconsapevoli o fascisticamente tracotanti. Altro che popolo sovrano”. Uno degli ultimi grandi vecchi del giornalismo italiano, Giorgio Bocca, è così che ci cataloga: naturalmente si parla per linee generali. Da cosa proviene tanta sicurezza in un giudizio così tranchant? Dall'osservazione pluridecennale del nostro essere cittadini di un paese chiamato Italia e non solo perché non c'é solo il denunciare i "vizietti" italici ma anche un male oscuro che ci pervade: male oscuro che ha radici antiche, anzi antichissime, e si fonda sulla nostra convinzione di essere "unici" nel fregare e nel trovare le scorciatoie di fronte a problemi che altrimenti richiederebbero un raziocinante ragionamento, cosa questa che evidentemente ci fa fatica fare. Nulla di nuovo? No a mio parere perché noi, d'altronde come gli americani cui copiamo molte cose ma non tutte positive, non abbiamo mai maturato una coscienza unica e unificante: anzi al contrario abbiamo sempre dato la prevalenza a chi pensava e decideva per noi fino al punto da essere dagli stessi disprezzati (mussolini, per fare un esempio, diceva che governarci non era difficile ma inutile....) proprio per le stesse caratteristiche che ne avevano determinato le fortune: basti pensare che il 7/9/1943 ad essere fascisti lo eravamo tutti mentre il 9/9/1943 a cercarne uno, di fascisti, ci voleva un annuncio sui giornali di annunci personali!! Naturalmente nel proprio intimo non era così tant'é che di fascisti "veri" a giro ce n'erano e ce ne sono tanti ma il male oscuro di cui sopra permane e basta farsi un giretto per uffici e strade per rendersene conto di quanto, oggi soprattutto che sono caduti tanti veli e ipocrisie anche ideologici, Bocca abbia ragione e centrato l'obiettivo. Magari c'é anche un certo gusto provocatorio e magari c'é anche la disillusione di chi ha combattuto per creare un futuro migliore per poi vederselo scippare e trasmutare in "altro (altro che oggi abbiamo sotto gli occhi e che disperatamente cerchiamo di non vedere .... basti pensare a come ci siamo abbarbicati oggi al regime della cosiddetta Seconda Repubblica e alla sua classe dirigente)" che è, ed era, esattamente l'opposto di quanto forse propugnava; ci sta tutto e il suo contrario però se ci facciamo un piccolo (non richiede un grande sforzo di attenzione e di concentrazione) esame di coscienza non possiamo concordare con lui........

mercoledì 10 marzo 2010

In piazza? e chi ci va?

L'impressione è che siano entrambi alla frutta: ossia entrambi i capi dei maggiori partiti presenti in Parlamento con l'appello alla piazza sembrano avere "difficoltà" nell'accendere una campagna elettorale non solo soporifera ma che connotata più da vicende giudiziarie legate alla presentazione delle liste che per programmi di gestione delle regioni che dovrebbero governare; un pò poco. Che ce ne facciamo, noi italiani, di un'appello a fare piazzate quando tutti i giorni in piazza si ci dovremmo andare ma per difendere il nostro livello di vita e i nostri diritti dagli attacchi di una crisi che morde e riduce a brandelli (nella mancanza di iniziative da parte del governo e di una controproposta da parte dell'opposizione) quel poco che ancora abbiamo da un lato e dall'altro il continuo attacco allo stato sociale e dei diritti economici, uno per tutti l'art.18, che sono stati cancellati uno alla volta spesso con sotterfugi e con l'assenza sostanziale dell'opposizione (che condivide in cuor suo le scelte avendo scritto negli scorsi decenni il testo che oggi altri applicano): pensate alle pensioni della riforma Dini .... quello che accade oggi ne sono gli effetti. E perchè mai dovrei rispondere a un tale appello? A votare ci vado perchè è un diritto guadagnato con il sangue dei partigiani ... ma per chi è un'altro problema: forse con un bel ambarabacicicocò...

martedì 10 novembre 2009

Resistenza: a che è servita?

Voglio portare un piccola storia "personale" o meglio che mi è capitata. Ero dal tabacchino, sì sono fumatore per scelta e per rivolta, e c'era un'ambulanza che a sirene spiegate passava....... tutti a guardare e a imprecare contro quegli automobilisti che non si scansavano, e fin qui nulla di male dato che siamo in Italia e ognuno è abituato a pensare ai c***i propri fregandosene degli altri e delle altrui disgrazie (salvo quando la tegola ci coglie direttamente nel qual caso urliamo anche noi a sirene spiegate). E allora, direte? C'era un'ometto anziano che stava in silenzio ma si vedeva che era furente, anzi era proprio inkazzato nero .... ad un certo punto sbotta: non vi meritate la democrazia! non vi meritate la libertà! Hanno combattuto per nulla e sono morti per ancora meno: era un Partigiano che aveva combattuto a Forno (località vicino a Massa, dove vivo) e poi, con le Brigate Matteotti, aveva partecipato alla liberazione di Milano. In un secondo mi sono guardato dentro e ho pensato: ha ragione, c***o! Non ce lo meritiamo, anzi ci meritiamo quello che abbiamo ora e che siamo diventati e loro, quelli che credevano che si poteva costruire un'Italia diversa, quelli che hano combattuto e sono morti .... tutto per nulla; vi meritate tutto e abbiamo, noi partigiani, fatto male a salire in montagna. Questo è un'esempio di come ci si sente quando un popolo riacquista la propria memoria: mi sono sentito (pur non appartenendo alla speme che dimentica per comodo e che ruba e che non paga le tasse e che non si fa forte della propria posizione politica né si fa scudo dell'essere uomo pubblico per risolvere i propri problemi legali ecc..) una caccola (e mi trattengo dal dire altro) gettata a terra e calpestata dagli altri. Una sola cosa mi consola: il 60% dei miei concittadini sta peggio di me perché come sta, inconsapevolmente o meno, ci sta bene ........

mercoledì 29 luglio 2009

Scuola regionalizzata e in dialetto opppure merce di scambio?

Oggi i giornali, sia di maggioranza sia di opposizione, ne parlano: la lega ha chiesto attraverso il Capo che i prof prima di poter insegnare sappiano sia di storia locale che del dialetto: naturalmente incostituzionale perchè le lingue locali non sono previste come materia di studio ma il punto è un'altro ossia è solo una provocazione o è la merce di scambio per il federalismo in salsa leghista? Non sto a dilungarmi troppo perchè ormai nulla mi stupisce più di questo folle paese cos'ì come non mi stupisce che ci siano persone che ne parlino non mi stupisce che un tal partito che ha una mission così particolare, il federalismo prodromo della secessione, non solo sieda in Parlamento ma sia al Governo del paese; la cosa che mi chiedo però è un'altra: nessuno ha per caso inventato una macchina del tempo per tornare al 1943 e dire ai partigiani che lottavano e morivano sulle montagne di abbandonare quella lotta visto la fine che stiamo facendo, insomma lotta inutile e vana e morti senza senso.

martedì 2 giugno 2009

dopo la guardia nazionale padana ora c'è anche la guardia nazionale italiana.....

Me l'ha segnalato, per correttezza lo cito Devils_124 e ci ha fatto anche un post. Cosa? Naturalmente la guardia nazionale italiana che, cito testualmente, "è un Ente non governativo di volontariato il quale a differenza della Guardia Nazionale Padana (braccio operativo della Lega Nord, che nasce ed opera in chiave secessionista e quindi contro la Costituzione della Repubblica, l'ordine costituito, la sicurezza pubblica e lo Stato); si adopera al fine della salvaguardia dell'integrità Nazionale e per la Sicurezza dello Stato, della Costituzione e del Popolo Italiano". Più chiaro di così. Ora non essendo il sottoscritto leghista che questi, non "governativi", ne siano l'opposto non può importare di meno anzi se gli fanno concorrenza, essendo in libero mercato, va anche bene: forse qualche meridionale "settentrionalizzato" riapre gli occhi e si accorge dell'errore che fa. Poi ho visitato il sito, il loro sito, e bè ho notato cose estremamente interessanti: innanzitutto il nome G.N.I. (ricorda, dico ricorda, G.N.L. indovinate cosa significa l'acronimo?). Poi gli scopi: puramente da organizzazione di volontariato che si occupa di tutto: dall'anticendio alla sicurezza dei cittadini, proprio tutto (basta andare a leggerli sul link dell'organizzazione che è indicato più su in questo post). C'è una ma dato che fra i tanti simboli che i loro aderenti devono portare c'è la ruota solare: cosa è la ruota solare? Wikipedia ci dà una descrizione chiarissima che lascio a voi leggere e trarne le conclusioni: troverete qui una foto della ruota solare e di dove la si può reperire una sua versione "storica" nel castello di Wewelsburg e qui ci rimetto due belle foto. E le divise? Il loro sito ha molte foto che vi invito a visionare qui. Dopo il giretto, e mi scuso se sono "lungo" in questo post, che vi invito a fare mi chiedo: l'ennesima organizzazione di estrema destra o è altro? Sono sicuro che di questi tempi tutto è ammesso (a meno che non disturbi il "manovratore" a Roma) e tutto fa brodo non ci si stupisce di nulla; ma il problema secondo me è un'altro: con la legge sulla sicurezza questa organizzazione ce la troviamo per le strade a "proteggerci"? Come le camice brune proteggevano i tedeschi dagli ebrei, gli operai che scioperavano, ecc.? Posso capire tutto, dovute anche al periodo di confusione che stiamo vivendo, ma il simbolismo e le divise mi riportano alla mente altro che tutti condannano, ufficialmente, e tutti si ritiene abbandonato nella discarica della storia come qualcosa di mostruoso ma sotto la spazzatura deposta ci dev'essere stata una perdita che è durata fino ad oggi dal 1945: spesso usata dal potere per contrastare il "pericolo" rosso, anche con le bombe nelle banche e sui treni, e ora sdoganata per far fare numero a chi vince le elezioni. Quando si fa della paura un'arma essa a volte si rivolta contro chi lo produce ma molto spesso produce mostri e terrore: siamo a questo punto ormai? Altro che festa del 2 giugno, qui siamo alla notte dei cristalli e oltre, molto oltre, il sonno della ragione che genera mostri . La lotta partigiana non significa nulla per i nostri concittadini? E parole come Olocausto e Shoah? Una volta, nemmeno molti anni fa, tutto ciò sarebbe stato criticato e condannato (se non chiuso a furor di popolo) oggi invece, giocando sulla mancanza di valori, è tollerato e entra a far parte dell'immaginario collettivo come qualcosa di nuovo che fa vibrare i cuori: peccato che spesso quel vibrare non porta molto lontano.

venerdì 24 aprile 2009

25 aprile

25 Aprile 2009. Come ogni anno dal 1945 si metteranno corone di fiori e si faranno discorsi. Ci saranno cortei e commemorazioni nelle città variamente liberate e si farà la solita polemica sulla necessità di festeggiare e ci saranno i soliti noti che cercheranno per la ennesima volta di far passare il discorso della equiparazione dei combattenti in nome della riappacificazione nazionale così come ci sarà chi, l'ha già fatto, dirà che gli unici liberatori sono stati gli americani (che per poter sbarcare in Sicilia si sono fatti aiutare dai mafiosi italo-americani radendo al suolo con i bombardamenti indiscriminati a tappeto le città italiane) mentre nel nord-italia da un lato i partiti antifascisti si riorganizzarono nel CLN e dall'altro i cittadini appartenenti a varie formazioni politiche (e non) facevano scelte laceranti scegliendo di imbracciare le armi per liberarsi aggregandosi nelle formazioni partigiane di vario colore politico dal giogo nazifascista dando vita a quella che chiamiamo Resistenza. Dall'altra parte dela barricata c'erano infatti non solo nazisti tedeschi ma anche italiani appartenenti alle formazioni fasciste (X° MAS e Brigate nere per fare due nomi tristemente note) che avevano scelto di aderire alla RSI (uno Stato insurrezionale di fatto retto e sorretto dai tedeschi) dopo la "liberazione" di Mussolini da parte dei tedeschi chi dice per un malinteso senso dell'onore e chi perchè non gli andava di passare per voltaggabana dopo l'8 settembre 1943 giorno in cui la maggioranza degli italiani (al pari della Casa Regnante prima responsabile dell'ascesa del fascismo nel nostro paese) riempì i tombini delle fogne dei gagliardetti del regime; ci furono anche "altri" italiani (circa 15.000 circa) che invece fecero una scelta ancora più radicale: aderirono alle SS!! Si signori nelle SS c'era una brigata italiana che si macchiò, al pari degli altri fascisti, delle stragi efferate documentate dalle cronache (per non parlare della oggettiva connivenza per l'Olocausto ebraico da cui nessuno è escluso in verità a partire dalla Chiesa cattolica) e dalla Storia. Nella I° Repubblica l'errore principale fu quello di rendere questa ricorrenza "un rituale" facendogli perdere la caratteristica principale: gli italiani per la prima volta alzavano la testa e eliminavano l'orrore fascista mostrando, una volta tanto, di avere schiena dritta. Nelle "successive" Repubbliche, sparita o quasi "la sinistra" (che ha rinnegato la propria storia), il 25 aprile ha prima perso il suo vero significato e poi, dopo polemiche ampie e inutili, sta diventando quella che la destra fascista ha sempre sperato che fosse: una Festa di tutti per tutto. Personalmente penso che non sia così ma so di appartenere ad una razza che crede ancora nella necessità di conoscere le proprie radici politiche, sociali e storiche che hanno portato alla nascita della Repubblica italiana basata sulla lotta partigiana antifascista e sulla democrazia nella quale il popolo è "il" sovrano e padrone del proprio destino: destino che ora, e proprio per colpa dello stesso popolo, che altri gli hanno strappato. Ha ragione il Capo dello Stato nel richiamare i valori base su cui è nata la nostra democrazia difendendo la Costituzione, di cui è garante, e affermando che non è un rottame da donare alla Storia e alla "critica roditrice dei topi" e hanno ragione quelli che ogni anno sentono questa "ricorrenza" non come tale ma come un'occasione di "memoria" storica del nostro paese: memoria che stiamo perdendo e che molti vorrebbero volentieri dimenticare e, soprattuto, farci dimenticare per poi denigrarla. Nessuno dice che furono rose e fiori ma, seppur quelle speranze che furono alla base della lotta partigiana di liberazione furono tradite e svicolate in nome della "politica e della divisione del mond in due blocchi", nonostante tutto fu forse l'unico momento (dopo l'Impero romano) che i nostri padri e nonni poterono camminare a testa alta nella storia, perchè quella storia l'avevano fatta.
BUON 25 APRILE E GODETEVI IL BRANO!

martedì 17 marzo 2009

all'armi siam tornati........ un rigurgito o una strategia

Ricordate gli attacchi al movimento studentesco da parte dei destroidi quest'inverno? Non è mancata occasione che accadesse di nuovo: infatti, come scrive La Repubblica, a Roma Tre (qui le foto degli studenti feriti) ci sono stati scontri fra studenti di destra e di sinistra e ha ragione chi dice che questo rigurgito di violenza non fa bene alla società italiana già fuori controllo perchè rischia di innescare una spirale da cui si rischia di non uscirne più: ed in più rischia di essere utile al sistema che la usa per spaventare gli italiani più di quanto lo siano già in una riedizione della teoria degli opposti estremismi che certo non fa bene a chi questo paese lo vuole cambiare per davero. D'altronde non meraviglia che ci siano tali provocazioni visto che è necessario alzare il tono e, in certi casi lo scontro, non solo perchè si avvicinano le elezioni ma anche perchè tutto fa brodo pur di allotananre le persone dalla triste e dura realtà della crisi economica, politica e sociale che stiamo attraversando: meno 4% del PIL e oltre 1 milione di disoccupati in più ..... numeri da brividi che farebbero tremare i polsi ma essendo gli italiani dopati dalla televisione spazzatura (e credendo solo a quanto detto dai media "perchè lo dice la tv") si fanno passare addosso le notizie facendo finta di niente e sperando in cuor loro che capiti al vicino e non a loro. Quello che qui si auspica non è l'antifascismo militante che risulterebbe congeniale al sistema e presuppone il riconoscimento, implicito, di un movimento (quello fascista) sconfitto dalla storia e dalla lotta partigiana ma anche il dare il fianco a chi tutto l'interesse a far dimenticare i guai riscoprendo, a proprio uso e consumo, categorie ormai obsolete e superate dalla storia e dai fatti.

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