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giovedì 20 aprile 2017

Essere divisivi

In un paese conformista dove si tende sempre a stare dalla parte del più forte e a seguire il branco, a costituire un problema sono le persone e gli enti “divisivi“.
Divisivi come l’Anpi, l’associazione partigiana accusata di non rappresentare più i veri partigiani.
Divisivi come come il 25 aprile, giornata in cui si festeggia la liberazione dal nazifascismo, nel giorno dell’insurrezione generale del 25 aprile 1945.
Ma anche la giornata in cui si deve consentire ai fascisti di manifestare con bandiere e simboli e sfilare nella sezione del cimitero di Milano dedicata ai loro morti.
Vietare la loro manifestazione sarebbe da fascisti, dicono i sedicenti liberali all’italiana.
Quelli che guai a manifestare contro il gasdotto TAP o, peggio ancora, contro il TAV in val di Susa.
Quelli che guai a manifestare contro le aperture nei centri commerciali la domenica di Pasqua.
Essere antifascisti, dunque dalla parte della Costituzione e delle Istituzioni e dalle loro radici che affondano nella Resistenza significa sì, essere divisivi.
Vietare i raduni fascisti è illiberale? E cosa diremmo se a radunarsi fossero nostalgici del terrorismo (una delle tante sigle nate negli anni settanta)?
E perché allora si vietano gli inchini delle processioni religiose sotto casa dei mafiosi?
Forse perché così si manifesta, in pubbilco, l’autorevolezza del mafioso, lo si rende uguale e superiore agli altri cittadini.
E lo stesso vale per questi gruppi, gli stessi che appiccicano manifesti per boicottare negozi di stranieri a Roma.
Non possiamo stare dalla parte dello Stato e dire che vigileremo con le forze dell’ordine ..
Non rimane altra strada, visto che si è scelto di non insegnare la storia, di non spiegare alle persone cosa è stato il fascismo veramente.
L’assenza di diritti, delle libertà di pensiero e di espressione, di radunarsi in associazioni.
Di poter raccontare il paese, quello che si vede sui giornali.
Come voleva fare Gabriele del Grande in Turchia e Siria. Due paesi dove immagino che i nostri liberali non vorrebbero vivere, o sbaglio?
Da unoenessuno.blogspot.it

martedì 26 aprile 2016

A proposito di 70 anni, anzi di 71

25/04/2016 di triskel182
Dopo gli ultimi dati sui voucher – e sulla loro crescita esponenziale in Italia – finalmente qualcuno nei media e tra i politici sembra accorgersi di questa nuova realtà e delle questioni che porta con sé: precariato totale, redditi da fame, totale assenza di diritti basilari come le ferie e la malattia, ovviamente nessuna possibilità di vertenze sindacali, per non dire degli abusi di chi li utilizza per nascondere il nero (ti faccio lavorare dieci ore e una te la pago col voucher, così se arriva un controllo o accade un infortunio abbiamo un pezzo di carta a coprirci).
E non stiamo neppure ad accennare alla perdita psicologica di identità sociale (che lavoro fa, uno che lavora qua e là con i voucher?) o all’impossibilità di pianificarsi qualsiasi futuro: questi ormai sono lussi, lasciamo stare.
Il punto fondamentale, tuttavia, è che i voucher non sono la causa del problema: ne sono solo l’effetto. Anzi, uno degli effetti.
Intendo dire che se anche abolissimo e vietassimo i voucher, non aboliremmo e non vieteremmo quello che c’è dietro, cioè l’economia on demand, liquida, provvisoria e destrutturata. Dove l’unico lavoro disponibile è quello molecolare, polverizzato.
Quel sistema cioé in cui per guadagnarsi qualcosa che somigli a un reddito molte persone (sempre di più) devono mettere insieme ogni giorno un po’ di queste molecole sparse: un paio d’ore di voucher, okay, ma poi un’altra oretta a correggere bozze dopo aver risposto a un annuncio su Upwork, un’altra a pascolare cani al parco grazie a un’offerta su Taskrabbit, quindi a pulire la seconda stanza di casa perché arriva un ospite trovato su Airbnb, magari due ore a guidare per Uber, infine a cucinare per sei clienti ramazzati su Gnammo.
Perché così sta andando e così andrà sempre di più: i lavoretti “per arrotondare” stanno invece diventando gli unici disponibili su piazza.
Gli unici che messi insieme possono appunto avvicinare le persone a un reddito.
Ed è così che si va creando una nuova classe sociale: quella dei post operai digitali a cottimo o all’ora che per vivere saltellano full time tra piattaforme, siti, annunci on demand e miniofferte volanti.
Del resto, anche i voucher nostrani erano nati per far emergere e per regolarizzare pochi lavoretti extra: invece sono già diventati la forma di sostentamento principale se non unica per oltre un milione di persone.
Ma, appunto, non sono la causa del problema: ne sono un effetto. Se hanno avuto così successo (molto oltre le previsioni di chi li aveva inventati) è perché canalizzano in modo legale la questione strutturale: cioè la parcellizzazione del lavoro, il suo essere diventato così liquido.
Tutto questo, come evidente, è il risultato di una serie di processi diversi tra loro ma connessi.
Le tecnologie, prima di tutto: non solo e non tanto perché queste hanno permesso lo sviluppo delle piattaforme attraverso le quali buona parte di questa parcellizzazione avviene, ma soprattutto perché hanno portato tutte le relazioni economiche verso l’on demand e l’accesso (Uber, per esempio, è la più grande compagnia di taxi al mondo ma non possiede nemmeno un’automobile e i suoi conducenti non sono suoi dipendenti).
Poi, naturalmente, le cause di questa situazione sono anche altre.
Ad esempio, la robotica, gli algoritmi e l’intelligenza artificiale: che stanno rarefacendo drasticamente il bisogno di lavoro umano, sicché (in base alle note leggi della domanda e dell’offerta) i prestatori di lavoro sono in condizioni sempre più sfavorevoli, quindi accettano dumping sempre peggiori.
Poi, si sa, la globalizzazione dei mercati consente di esternalizzare le produzioni nei Paesi in via di sviluppo, un asset non da poco nel cambiare ulteriormente i rapporti di forza tra chi dà e chi presta lavoro.
In piú, anche se fa brutto dirlo, prima del 1989 lo spauracchio del comunismo convinceva gli imprenditori e i governi a tenere buoni i propri lavoratori con concessioni e riforme sociali: adesso che il comunismo non c’è più, questi hanno (o credono di avere) mani del tutto libere.
Ecco: tutto questo per dire che i voucher fanno schifo, ma abolirli non basta. Non serve. Perché se anche se non ci fossero piú i voucher, ci sarebbero mille altre forme di lavoro molecolare a cottimo o a ora. È questa la realtà con cui dobbiamo fare i conti.
Ed è una realtà che porta inevitabilmente a pensare che l’unica strada possibile – se vogliamo restare umani e non considerare “moderno” lo schiavismo – sia quella universalistica.
Quella che passa cioè attraverso un reddito minimo che sradicherebbe alla base il bisogno di inginocchiarsi ogni giorno alle offerte al ribasso del lavoro molecolare, riportandolo semmai alla sua funzione di reddito supplettivo e marginale. E riequilibrando un po’ i rapporti di forza.
Ma è anche la strada che passa attraverso la universalizzazione dei servizi e dei diritti fondamentali – casa, salute, istruzione, trasporti, ambiente, svago – la cui offerta gratuita ai cittadini è un altro indispensabile strumento di emancipazione dal bisogno di sottostare ai ricatti imposti dal lavoro molecolare.
Ah, prima di scuotere la testa e di chiedere dove si trovano i soldi per fare tutto questo, vi chiedo sommessamente di farvi un giro sui fatturati e le accumulazioni delle piattaforme. Sì, proprio quelle che sotto il nome ormai farlocco di sharing invece accentrano a sé le ricchezze (altro che “condivisione”), contribuendo a creare un divide di redditi e di patrimoni come non si vedeva dall’età augustea dell’Impero romano. Quando avete visto quelle cifre – ma più in generale quelle sulla ripartizione della ricchezza in questo secolo e sulle sue tendenze – ne riparliamo.
Altrimenti dovremo parlarne molto prima, ma in modo diverso, temo. Perché la parcellizzazione del lavoro e il suo dumping progressivo, se diventa una condizione di sopravvivenza di massa, non è cosa augurabile per nessuno. Ma proprio per nessuno, nemmeno per quelli che pensano solo alla massimizzazione dei profitti e neppure vedono che cosa stanno combinando, in questo modo, alle classi che da 70 anni garantivano stabilità e consumi. E anche pace, tutto sommato, qui da noi.
Già, a proposito di 70 anni, anzi di 71. Sì, questo è il mio post per il 25 aprile. Anomalo, forse off topic, lo so. Non parla di partigiani, ma di lavoretti sottopagati e precari senza alternative.
Però in fondo i partigiani sono morti per liberarci da una schiavitù. E capire le schiavitù di oggi, per provare a liberarcene anche noi, mi sembra un modo meno scontato per agire la loro memoria. E per non ridurla solo a monumento e a rito.
Da gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it
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il problema è farlo capire agli italiani......

sabato 25 aprile 2015

la liberazione ... illusoria

Sia chiaro che rispetto ed onoro i tanti uomini e donne che hanno fatto la Resistenza che hanno combattuto, e sono morti, per costringere alla resa, se non alla fuga, i nazifascisti; nessun DISCONOSCIMENTO!!!!! Onoro quelle persone: peccato che i successori, già qualche mese dopo il 1945 lavoravano per imporcene un altro di oppressore: stavolta era un pugno in un grosso guanto di velluto ma sempre pugno era... pugno che non si è fatto mancare nulla: faceva  e disfaceva governi; finanziava operazioni false flag (BR e simili di sinistra e di destra.. anzi nella destra c'erano direttamente fascisti che si prestavano volentieri allo scopo arruolati dais ervizi segreti italiani, alcuni, e tutti al soldo di quelli stranieri); uccidevano Moro (sabotandone il disegno di un accordo con il PCI per far si che milioni di italiani potessero partecipare alla gestione del paese senza sentirsi in frigorifero) e, turandosi il naso, facevano occhi e orecchie da mercanti nel vedere un sistema di potere "democratico" che non prevedeva ricambio, anzi: la DC era stabilmente al potere, da sola o in compagnia, e il PCI, consapevolmente si era arroccato nelle regioni amministrate direttamente.. si chiamava "conventio ad excludendum; mettevano bombe; corrompevano uomini politici di tutti gli schieramenti; impedivano la maturazione democratica del paese e la sua naturale crescita.. e si potebbe continuare per tutti i 70 anni e rotti della nostra recente storia (tralascio il risorgimento e lariunficiazione perchè andrei off-topic) ben sapendo che tutti noi queste cose le sapevamo ECCOME ma le abbiamo rimosse: almeno quelli che oggi hanno almeno dai 40 in su le sanno; in giù lasciamo stare perchè non è colpa loro: ma l'A.N.P.I. sta facendo un ottimo lavoro e forse la memoria non è completamente persa...
Veniamo alla ...... "liberazione"; una domanda: ma da cosa e per cosa? Uscivamo dal 20ennio fascista: un regime oppressore che aveva, in frode dell'allora Costituzione del Regno (lo Statuto Albertino), preso il potere.. ma il re era d'accordo, mi pre o sbaglio? Non fu quel Savoia che rifiutandosi di firmare lo stato d'assedio per schierare l'esercito favorì la marcia su Roma? E le folle oceaniche, e lo erano davvero, non era sintomo che agli italiani piaceva il tipetto tronfio di se che li arringava (interessante leggere l'analisi del linguaggio politico fascista fatta su quel periodo il saggio di Cedroni e Dell'Era dall'omonimo titolo edizioni Carocci)? E non era stato lui a creare il sabato fascista e le colonie marine e montane per i figli degli operai (cosa mai fatta da nessuno prima nè in italia nè altrove!!!)? Non era stato costui a mandare il prefetto Mori contro la mafia (per costringerla a scendere a patti be sapendo che i veri capimafia erano gioà a roma.... anche nel suo partito)?
Per tacere dei "comunisti" in esilio: Gramsci era scomodo nello stesso PCI di allora; Togliatti non fece nulla per farlo liberare, anzi: ufficialmente temeva che Stalin lo facesse uccidere ma in realtà, è solo un ipotesi mai dimostrata, la visione gramsciana non era in linea con il pragmatismo togliattiano: troppa democrazia e poco realismo socialista.... (in più grande dimensione: in Spagna l'esperimento anarchico, è dimostrato dai documenti degli archivi di quel paese, FUNZIONAVA ma da mosca - e dalle capitali dell'asse - arrivò l'ordine di soffocarlo con tutti i mezzi, chissà perchè comunisti e falangisti prima di massacrarsi a icenda fecero strage degli anarchici).
Gli italiani sono uno stano popolo: s'innamorano finchè va tutto bene ma quando insorgono i problemi......... gli stemmini del p.n.f. intasano le fogne (e i traditori del tipetto lo defenestrano con un ordine del giorno firmato dal ... re, sempre lui, che sentiva traballare il soglio reale sotto le reali chiappe). Solo dopo il 1943 nasce la resistenza, non prima: e il MMAGIOR CONTRIBUTO DI SANGUE E' STATO DATO DAI COMUNISTI IN PRIMIS E DALLA GENTE COMUNE in secundis.. altri son venuti dopo: non sono mancati eccidi sia chiaro, ad esempio porzus o gli italiani uccisi nelle foibe (a proposito molti erano comunisti!!).. ma lo sforzo fu si di popolo ma in buona parte era un popolo .... "rosso"; una piccola storia personale: mio padre era di stanza a Napoli, rientrato da poco perchè ferito facendo il suo dovere di soldato (non di fascista) coscritto alla frontiera jugoslava (che ci faceva un soldati di cavalleria leggera della divisione aosta a fare la guardia alle polveriere a 2000 mila metri d'altezza? Mah), al proprio squadrone quando dalla sera alla mattina, era la notte fra l'8/43 e il 9/43, gli ufficiali superiori, tutti piemontesi o giù di lì, sparirono....... se non fosse stato per due carabinieri che per caso passarono di lì e li avvisarono dell'"accaduto" non ne sapevnao nulla!!!! E li avvisarono anche che i tedeschi, e i loro servi fascisti, stavano inizando a rastrellare a napoli ed era quindi il caso di "evitare scontri", forse (come altri suoi colleghi) sarebbe stato deportato e, sempre forse, sarebbe morto; ecco cosa fu il 1943: la fuga dei reali e la caduta di un paesino dei campanelli dove, come già accadde nel 1860, il potere si era già spostato altrove lasciando da soli chi fino ad allora, nel caso di mio padre era stato costretto, li aveva serviti! Puro stile Gattopardo.
Lo scrittore spagnolo J. Cercas ha scritto: "il primo dovere di uno storico consiste precisamente nel revisionare la storia, nel mettere in questione le certezze comunemente accettate e, pertanto, nel proporre un interpretazione del passato che concordi con le conoscenze e le esperienze del presente. Il mestiere dello storico non consiste solo nel raccontare la storia, ma anche - e in fondo è la stessa cosa - nel rivedere o revisionare come la storia sia stata raccontata". E potrei finirlo qui il post perchè tutti noi dovremmo avere un sussulto e i neuroni abilitati dovrebbero mettersi in movimento...  e invece: no; accettiamo acriticamente ciò che ci danno da bere senza controllare nè valutare la discrepanza fra realtà storica e il "racconto" che ne vien fatto: una cosa è dire che la coca-cola può dare problemi allo stomaco, un altra è "aspettare che mi buchi lo stomaco"..... era un medicinale per far passare la sbornia agli ubriaconi non come bevanda per tutti, bambini compresi: una cosa è la realtà storica un altra il racconto, ecco fatto un bell'esempio... a proposito sorvolo anche sull'appoggio dato dai vari Bush e co (e anche alcuni da esponenti del mondo ebraico, uno era un gerarca nazista e altri erano iscritti al pnf) al nazifascismo e come si opposero all'intervento americano in guerra: nel dopoguerra la AT&T (e altre aziende anglo-americane) rientrarono completamente di tutti i beni sequestrati alle loro filiali tedesche e italiane, nessuna ammenda e nessuna scusa presentata agli americani e agli altri paesi che con i loro morti contribuirono alla vittoria finale!!!!
Ma se vogliamo raccontare perchè:
  1. non si racconta, dopo aver SERIAMENTE VERIFICATO UNA VOLTA PER TUTTE, che gli americani sbarcarono in sicilia grazie a lucky luciano (con l'operazione HUSKY), è stata smentita ma nessuno ha mai davvero approfondito la cosa.. non conveniva a nessuno farlo, che venne prelevato dalla prigione e paracadutato in Sicilia dove, come accadde per lo sbarco dei mille (a fronte di una marina militare borbonica che sulla carta nel mediterraneo era seconda solo agli inglesi ma i cui ufficiali si fecero corrompere facilmente), fecero a gara a chi arrivava prima a Palermo trovando anche il tempo di sparacchiare qua e là ... e di ammazzare tanti militari italiani, in realtà allo sbando, che formalmente erano ancora nemici? E che dire delle varie uccisioni, dopo definite "fortuite", fatte dagli americani (l'elenco è lunghissimo) Cosa ne è stato del "Rapporto Herlands (dal nome del suo estensore)" che 11 anni dopo, per conto dello Stato di New York, raccontò di come un capo dei capi si trasformò in un PATRIOTA che avrebbe fatto vincere la guerra nel mediterraneo agli anglo-americani dato che il controllo dei porti americani fu "appaltato" alla mafia italo-americana che si dimostrò molto più efficiente dei servizi e della polizie americane (finirono in pochissimo tempo: scioperi, sabotaggi, ecc.)? 
  2. non si racconta che napoli si .. liberò da sola; fu un moto, come scrisse Croce (grande pensatore ma purtroppo liberale e troppo legato a schemi romantici), di una città "lazzarona" che si strinse a riccio attorno ai propri figli e mariti (detenuti, militari sbandati, ecc.) che venivano rastrellati dai nazifascisti: grazie in primis ai detenuti e poi alle donne, agli scugnizzi (ruolo a parte l'ebbero i giovani detenuti del carcere di nisida che si distensero come e più degli altri) e a sparuti gruppi di soldati sbandati che presero le armi e solo ... al quarto giorno arrivarono i "partigiani" dal vomero (i politici)? E che gli americani, temendo l'indole napoletana, prima di entrare in città ingiunsero di deporre le armi a tutti venendo invece accolti come "liberatori" ma che appena tre mesi dopo erano odiati forse più dei tedeschi per come si comportarono: da conquistatori violenti e brutali; mia nonna (classe 1906) mi raccontava sempre di come fossero violenti i bombardamenti a tappeto americani (suo marito morì per una bomba caduta vicino al suo pezzo di artiglieria) e che continuarono anche dopo l'8/9 e che un certo annunciatore, divenuto poi the voice dei tg italiani dagli usa), intimava alla radio ai napoletani di deporre le armi perchè oltre che non avrebbero mangiato .. si poteva bombardare il cratere del vesuvio (allora in piena attività) .. no diciamolo in modo buonista: qualche bomba se ne andava a zonzo per conto suo e poteva trovare confortevole luogo di riposo dalle proprie fatiche il cratere del Vesuvio.. così caldo e accogliente? E che nel comando americano c'erano esponenti di spicco della mafia italo-americana (prima qualcuno di loro era stato anche fascista e qualcun'altro aveva anche finanziato la costruzione di un edificio del fascio) e malavita locale che tenevano in mano tutto... ivi compresa la gestione dei viveri per i civili e dei fondi per la ricostruzione (molte famiglie assurte alla cronaca negli anni del dopoguerra allora fecero soldi e presero il potere vero e sono  nomi famosi ancora oggi)? E chi chiudeva gli occhi sul mercato nero ben sapendo che c'era un prezzo da pagare "al generoso aiuto" dato dai patrioti italo-americani? Nei racconti che mi son giunti a Napoli si MORIVA LETTERALMENTE di fame e solo chi aveva qualcosa da scambiare o da vendere o da (s)vendere sopravviveva: fu così che nacque il fenomeno delle "signorine" che intrattenevano gli alleati nelle strade e nei postriboli o nei locali gestiti dai soliti noti e con l'occhio che guarda altrove delle autorità alleate!!!! Sempre meglio che essere rastrellate in casa e violentate sul posto dai militari; fra i quali c'era di tutto: marocchini, americani, inglesi ecc. un sacco vero e proprio che fa impallidire i femminicidi odierni.
  3. noi ci dichiaravamo "alleati" ma di fatto non eravamo nient'altro che sudditi e conquistati e trattati come tali: anche nel dopoguerra e fino a d oggi siamo continuati ad esserlo...... eravamo il terreno di scontro dei servizi e dei poteri, più o meno, oscuri che erano in guerra, fredda per fortuna, fra loro: e non parlo della guerra freda usa-urss ma di un altra guerra fredda: quella di costoro contro chi nella società credeva nelle parole pronunciate sui palchi dai comizianti e dai teorici dei vari partiti: erano considerati dei nemici perchè avrebbero potuto costruire un paese maturo e realmente democratico; e questo era un male per "la portaerei della democrazia" nel mediterraneo e prima linea contro il comunismo: entrambe erano balle perchè al di là della cortina di ferro non gliene importava nulla di tutto ciò impegnati com'erano a soffocare gli impeti di ribellione dei loro popoli sottomessi (ungheresi, cecoslovacchi, ucraini, siberiani ecc.).
i punti successivi, QUELLI CHE RIGUARDAREBBERO QUANTO ACCADDE A NORD DI ROMA (LA DISTRUZIONE DEL TUTTO GRATUITA DELL'ABBAZIA DI MONTECASSINO; L'ECCIDIO DI s. ANNA DI STAZZEMA CHE FU SI COMPIUTO DA SS MA ERANO SS .... ITALIANE GESTITE DAI NAZISTI TEDESCHI E SI VOCEFERA, A SOMMESSA VOCE, ANCHE DI TRADITORI CHE FECERO LORO SOFFIATE; ECC)  ve li tralascio volutamente; non serve.... se volete approfondire di libri storia seri ce ne sono: ve ne indico alcuni:
  1. l'economia italiana dal 1861 al 1894 di Luzzatto, ed einaudi (racconta benissimo i prodromi del grande inganno messo su per "unificare il paese" mentre in realtà fu un atto imperiale del regno di sardegna che si creò, così, il proprio bel mercato coloniale in casa contemporaneamente distuggendo l'economia dei regni pre-unitari, in primis i due porti di napoli e palermo veri concorrenti a genova e all'egemonia inglese nel mediterraneo);
  2. controstoria della liberazione di Gigi Di Fiore edizioni rizzoli (un racconto romanzato e documentatissimo, con tanto di citazioni, della liberazione del paese o meglio del suo asservimento ai voleri dei vincitori);
  3. la storia falsa di Luciano Canfora edizioni Rizzoli (mette in luce le ambiguità del racconto ufficiale della storia.. per esempio la questione Gramsci e l'annichilimento dell'esperienza anarchica spagnola));
  4. il linguaggio politico di Dell'Era e Cedroni, edizioni Carocci (una dotta analisi del linguaggio politico dal fascimo a venire in avanti);
  5. un qualunque manuale serio di storia contemporanea (io suggerisco il Villari edizione per i licei);
  6. il segreto di piazza fontana di Paolo Cucchiarelli edizioni ponte alle grazie (si basa sugli atti dei vari processi al terrorismo e sulla morte del Pinelli ma i cui retroscena risalgono proprio alla liberazione e al ruolo servile del potere italiano agli interessi occidentali e alle loro malefatte.. dalle bombe a ustica tutto un mentire);
  7. ai racconti delle vostre nonne/i, padri, madri ecc. che nessuno mai ascolta e nemmeno racconta...... ma che hanno vissuto quei giorni in prima persona e che non hanno mai avuto voce ufficiale..
.. in attesa della vera liberazione buon 25 aprile
 

mercoledì 25 aprile 2012

una nuova liberazione? si, da Monti..... e dai sodali nominati in Parlamento

"Rigenerare l'esperienza della Liberazione per fare fronte ai gravi sacrifici che la situazione economica e sociale dell'Italia richiede"....."Il nostro Paese e' chiamato a superare nuove e gravi difficolta', economiche e sociali".... questo lo dice il Presidente del Consiglio. Non si può essere più d'accordo perché lo "spirito di sacrificio" che fu uno dei valori che mossero i partigiani anche oggi potrebbe essere la molla per far cambiare il paese:




in primis potrebbe spingere le persone a mandare a casa i partiti politici attuali che firmano tutto a pié di lista (ivi compresa la riforma costituzionale che mette in costituzione l'obbligo del pareggio di bilancio, siamo stati l'unico paese a farlo e non ne possiamo essere certo orgogliosi dato che questa piccola aggiunta impedirà in futuro qualunque spesa keynesiana che voglia sostenere la domanda in deficit.... geniale non vi pare?) senza batter ciglio per il terrore di dover chiamare i cittadini a votare... non prima di aver fatto a cosidetta riforma elettorale pro domo propria, ossia per la propria autoperpetuazione...



in secundis il suindicato spirito di sacrificio di cui sopra potrebbe essere anche la molla affinché i cittadini finalmente aprano gli occhi per mandare a casa non solo i politici ma pure il Governo dei professori "nominati" in nome del salvataggio degli interessi bancari, della finanza internazionale e .... della merkel (ormai rimasta sola o quasi in europa... lì non sono stupidi lì i propri interessi li fanno eccome non c'è europeismo di maniera che tenga...)



....sogno o realtà? temo che Monti abbia avuto un lapsus freudiano tipico di chi sa che é meglio non stuzzicar il leon che dorme troppo ....... sennò si potrebbe svegliare

martedì 24 aprile 2012

25 aprile: non é solo una ricorrenza.....

Secondo un indagine del Cirm del 2001, citata dal fatto quotidiano del 24/4/2012, pochissimi ragazzi sapevano cosa fosse, e rappresentasse, questa data; idem per quelli che a quell'epoca era appena sopra i 30: insomma stava venendo su una generazione che poco o nulla sapeva del proprio passato e mal sopportava addirittura che ci fossero queste ricorrenze fisse. Era solo un limite di questi ragazzi o c'era altro? La risposta é ovvia: l'aziendalizzazione della scuola; le varie "riforme" della scuola ecc. avevano raggiunto lo scopo ossia di creare persone senza una radice culturale e storica comune ma pienamente "market oriented", o almeno queste erano le intenzioni, peraltro fallite come oggi possiamo ben vedere. Gioco facile hanno, in una tal situazione, i vari revisionismi: non a caso, dopo lo sdoganamento elettoralistico della destra, sono letteralmente esplose le riletture superficiali della storia del paese, soprattutto quella dal 1942 in poi..... Bene, a mio parere é stato fatto un errore enorme: abbiamo privato queste generazioni del proprio retroterra storico-culturale rendendole facile preda della revisione facilona e azzeratrice delle differenze, che pur ci furono, in nome del "son pari" che "bisogna deporre le armi" in nome di una "riconciliazione" impossbile e antistorica ecc. io non la penso così, mi spiace; c'é differenza fra i partigiani e i repubblichini:




é vero che prima del '42 tutti erano fascisti, proprio tutti; e i pochi "resistenti" erano all'estero ed erano, spesso, manovrati proprio dal regime che riusciva a infiltrarli; erano in russia a guardarsi intorno per evitare di esser fatti fuori dal dittatore Stalin .. o erano in galera come Gramsci (a proposito una rilettura di alcuni documenti pone in luce il ruolo dei dirigenti del PCI nel tenerlo in carcere o almeno nel non far nulla per farlo uscire dal confino; un testo in proposito é "la storia falsa" di luciano canfora edizioni rizzoli) che c'è morto;

la resistenza non fu un pranzo di gala, molti lati oscuri ci sono eccome, uno fra tutti i fatti di Porzus, come le foibe, ecc. tutto vero anche se controverso ma in tempo di guerra, a maggior ragione guerra civile, spesso i contorni diventano opachi, forse troppo e la mitologia fa il resto; ciò non toglie che nella sua complessità la resistenza fu un movimento di persone che si misero in gioco, mentre (allora come oggi) la maggioranza stava a .... guardare cercando di capire chi vincesse.

ora parliamo dei repubblichini:



la RSI era uno stato di fatto non di diritto e si reggeva sulle armi tedesche, anzi ne era la diretta emanazione: é vero che i Savoia cambiarono "opinione" l'8settembre quando videro la malaparata ma i repubblichini non erano "resistenti" né "insurgent" ma persone .. fascisti che, in nome di un onore del tutto fuori luogo (il fascismo aveva sulla coscienza Don Minzoni, Amendola, e tanti altri..), cooperarono con i nazisti nella repressione, sterminio e rappresaglia contro i partigiani e le popolazioni accusate di offrirgli sostegno, mica poco vero? Operazioni, queste, che ad esempio consentirono di catturare il Partigiano Primo Levi e trasferirlo in un campo di concentramento, giusto per fare un esempio.

i repubblichini, poi, non erano un esercito ma reparti, pur consistenti, ed erano completamente armati e comandati dai nazisti e da essi prendevano le direttive; ma, non fidandosi, erano spesso affiancati da SS italiane .... si italiane inquadrate regolarmente nelle faigerate Waffen SS naziste da cui dipendevano insieme ad altre unità di altri paesi, russi compresi.

a fronte di fatti come quelli di Porzus, gli eccidi commessi da nazifascisti sono tanti e tutti commessi con ferocia inaudita: Forno (Massa); S. Anna di Stazzema; fosse Ardeatine ecc... per fare due esempi ma si potrebbe continuare per ore con fatti piccoli e grandi che hanno macchiato indelebilmente la storia del nostro paese quindi, sempre a mio parere, non si possono dimenticare....

.. equiparare gli uni agli altri oltre che fuori luogo mi pare un falso storico vero e proprio perché se é vero che il fascismo degli inizi poteva anche avere degli aspetti interessanti (luciano lanna nel "fascista libertario" ne fa un interessante quadro che ho puntualmente evidenziato) come movimento "antisistema" non perse tempo a mostrare il suo volto quando si trattò di eliminare fisicamente i propri oppositori o, rendendo obbligatoria la iscrizione al PNF, affamarli come accadde, ad esempio, a mio nonno, socialista, che fu espulso dal luogo di lavoro dopo che rifiutò di iscrivervisi: fu costretto a farne tre di lavori, a "nero (l'ironia della parole, vero?)", per mantenere mogli e ben 3 figli! Qui, oggi, il rischio é grosso: con una scuola pubblica del tutto depotenziata e svilita nella sua funzione educativa di preparare cittadini consapevoli del proprio passato e vaccinati contro le facili retoriche e i revisionismi di comodo perché se é vero che non ci sono demoni e angeli é verissimo che da un lato ci sono stati bande di collaborazionsti di eccidi dall'altro c'erano persone che, nel bene e nel male, avevano capito che era venuto il momento di cambiare, di darci un taglio: con la lotta, molto male, armata e pagando di persona.... no non c'é discussione, né mai ci potrà essere.



questa foto:







é un errore e una stortura: in una guerra civile non ci sono eroi; in una guerra partigiana men che meno perché era una guerra, si direbbe, asimmetrica dove poche migliaia di persone avevano sulle spalle il destino di un paese infangato prima dai voltafaccia dei governanti e poi da quelli che rivoltarono le armi contro i propri connazionali che non la pensavano allo stesso modo .... mentre tantissimi soldati italiani erano fatti prigionieri (quando andava bene perché altrimenti c'erano eccidi e uccisioni di massa) dai nazisti; men che meno possono definirsi "eroi" coloro che in quella guerra si macchiarono di cose terribili contro civili, ebrei, oppositori ecc. ecc. ed é anche vero che, visti i tempi attuali, bisogna pur andare avanti superando le differenze e gli steccati ... dopo, però, aver compreso la storia del paese da tutte le angolazioni possibili per farsene un idea basata su fatti e non certo su sentito dire o racconti improbabili.... ed é ora che quella che si definisce destra ne prenda atto e vada a studiare dalla marine lepen su come si può far nascere e crescere una destra vera più che seguire i ras nostrani, sepolcri imbiancati di un tempo di cui certo non si può certo andare fieri per come questo paese era ridotto dopo la guerra preda degli alleati in funzione anti sovietica e campo di battaglia dei vari servizi segreti che qui vi scorrazzavano in lungo e in largo impedendogli di crescere e diventare da subito un moderno paese occidentale... pur se si deve sempre riconoscere che qui il welfare pubblico fu proprio il loro, e da loro rimpianto, antenato regime dittatoriale a crearlo........



Son poche le date che ormai in questo paese spaventato, terrorizzato, impaurito e reso egoista da anni di liberismo e irrisione della legalità e cancellazione dalla memoria collettiva della propria storia perché é proprio "questa" memoria che, se fosse stata coltivata, avrebbe potuto renderci quel paese che avremmo potuto essere e non lo siamo mai stati...



una di quelle date é proprio



il



25 aprile!!!!!!!!



domenica 25 aprile 2010

destre a confronto....

il 25/4 è passato.. con polemiche, contestazioni, strascichi e tutto quello che è previsto nel menù di questo giorno di festa (compresi i manifesti del nanetto versione 1.0 sequestrati). Ma la politica non si ferma mai (non riposa ecc.) è sempre in movimento: a volta la mia impressione che sia tutto "voluto" per aumentare la confusione nella gente per non lasciarla riflettere a freddo e per stringerla a sè indissolubilmente; a ognuno il suo orticello e bye bye alla partecipazione. Le destre, lo abbiamo sempre saputo, sono plurali nel nosrto paese, ne abbiamo addirittura tre: quella economica (PD); quella populista (PdL) e la neonata destra moderna (Fini e co.). Tre interpretazioni e tre modi differenti di vedere la società e la sue articolazioni; tre modi diversi di approcciarsi con la gente: ma un solo comune denominatore ossia tenerci lontano dalla politica attiva perchè queste destre sono élite e si sa che esse non amano quando la massa entra in fibrillazione e alza il dito per sapere, in praticva diventano nervosi. E se ad esse aggiungiamo il nuovo pci, la lega, che condiziona la maggioranza per raggiungere i propri scopi (creare le condizioni per arrivare prima ad un federalismo spinto e poi ... la secessione?) in ciò favorito dai problemi del capo, vediamo chiaro come il sole che ci hanno infilato in un vicolo senza uscita ossia l'intera società non ha scampo: o pasa di là dove vogliono loro o é vessata da mille crisi. Uscirne? Certo è possibile ma richiederebbe un grande sforzo e leader dello stampo, che so, di Moro e Berlinguer e al momento all'orizzonte non se ne vedono; ecco perchè da qualche anno il 25/4 non mi pare "la" Festa della Liberazione ma il suo funerale.

venerdì 24 aprile 2009

25 aprile

25 Aprile 2009. Come ogni anno dal 1945 si metteranno corone di fiori e si faranno discorsi. Ci saranno cortei e commemorazioni nelle città variamente liberate e si farà la solita polemica sulla necessità di festeggiare e ci saranno i soliti noti che cercheranno per la ennesima volta di far passare il discorso della equiparazione dei combattenti in nome della riappacificazione nazionale così come ci sarà chi, l'ha già fatto, dirà che gli unici liberatori sono stati gli americani (che per poter sbarcare in Sicilia si sono fatti aiutare dai mafiosi italo-americani radendo al suolo con i bombardamenti indiscriminati a tappeto le città italiane) mentre nel nord-italia da un lato i partiti antifascisti si riorganizzarono nel CLN e dall'altro i cittadini appartenenti a varie formazioni politiche (e non) facevano scelte laceranti scegliendo di imbracciare le armi per liberarsi aggregandosi nelle formazioni partigiane di vario colore politico dal giogo nazifascista dando vita a quella che chiamiamo Resistenza. Dall'altra parte dela barricata c'erano infatti non solo nazisti tedeschi ma anche italiani appartenenti alle formazioni fasciste (X° MAS e Brigate nere per fare due nomi tristemente note) che avevano scelto di aderire alla RSI (uno Stato insurrezionale di fatto retto e sorretto dai tedeschi) dopo la "liberazione" di Mussolini da parte dei tedeschi chi dice per un malinteso senso dell'onore e chi perchè non gli andava di passare per voltaggabana dopo l'8 settembre 1943 giorno in cui la maggioranza degli italiani (al pari della Casa Regnante prima responsabile dell'ascesa del fascismo nel nostro paese) riempì i tombini delle fogne dei gagliardetti del regime; ci furono anche "altri" italiani (circa 15.000 circa) che invece fecero una scelta ancora più radicale: aderirono alle SS!! Si signori nelle SS c'era una brigata italiana che si macchiò, al pari degli altri fascisti, delle stragi efferate documentate dalle cronache (per non parlare della oggettiva connivenza per l'Olocausto ebraico da cui nessuno è escluso in verità a partire dalla Chiesa cattolica) e dalla Storia. Nella I° Repubblica l'errore principale fu quello di rendere questa ricorrenza "un rituale" facendogli perdere la caratteristica principale: gli italiani per la prima volta alzavano la testa e eliminavano l'orrore fascista mostrando, una volta tanto, di avere schiena dritta. Nelle "successive" Repubbliche, sparita o quasi "la sinistra" (che ha rinnegato la propria storia), il 25 aprile ha prima perso il suo vero significato e poi, dopo polemiche ampie e inutili, sta diventando quella che la destra fascista ha sempre sperato che fosse: una Festa di tutti per tutto. Personalmente penso che non sia così ma so di appartenere ad una razza che crede ancora nella necessità di conoscere le proprie radici politiche, sociali e storiche che hanno portato alla nascita della Repubblica italiana basata sulla lotta partigiana antifascista e sulla democrazia nella quale il popolo è "il" sovrano e padrone del proprio destino: destino che ora, e proprio per colpa dello stesso popolo, che altri gli hanno strappato. Ha ragione il Capo dello Stato nel richiamare i valori base su cui è nata la nostra democrazia difendendo la Costituzione, di cui è garante, e affermando che non è un rottame da donare alla Storia e alla "critica roditrice dei topi" e hanno ragione quelli che ogni anno sentono questa "ricorrenza" non come tale ma come un'occasione di "memoria" storica del nostro paese: memoria che stiamo perdendo e che molti vorrebbero volentieri dimenticare e, soprattuto, farci dimenticare per poi denigrarla. Nessuno dice che furono rose e fiori ma, seppur quelle speranze che furono alla base della lotta partigiana di liberazione furono tradite e svicolate in nome della "politica e della divisione del mond in due blocchi", nonostante tutto fu forse l'unico momento (dopo l'Impero romano) che i nostri padri e nonni poterono camminare a testa alta nella storia, perchè quella storia l'avevano fatta.
BUON 25 APRILE E GODETEVI IL BRANO!

sabato 26 aprile 2008

The day after 25 Aprile....

Una volta si diceva passata la festa gabbato lo santo ma nel caso di "questa" Festa sembra che non sia così. Ho 48 anni e da almeno 28 sento che questa non dev'essere la Festa di una parte ma di tutti; e che vanno ascoltate e rispettate anche le opinioni di chi era dall'altra parte ecc; ma soprattutto è continuo il tentativo di smiinuirne l'importanza riducedone il tutto a una "scampagnata in attesa dei "veri" liberatori: gli americani!! Siamo seri. Innanzitutto essi non hanno liberato un bel nulla: si era in guerra, dopo l'8 settembre il nostro paese, causa fuga precipitosa della famiglia regnante, si calò le braghe loro trovarono la via aperta: non senza aver semidistrutto con i bombardamenti a tappeto mezzo paese ed aver distrutto, senza necessità apparente, l'Abbazia di Montecassino e anche per lo sbarco non è che furono così eroici dato che si fecero aiutare da qualche mafioso d'importazione per fare alcuni esempi; quindi ci andrei piano con il mitizzarli: Napoli si è in pratica liberata da sola; Roma diventò città aperta; le città del centro-nord erano in fermento e sulle montagne la Resistenza era attivissima e teneva spesso in scacco i nazifascisti (a Genova a liberare direttamente la città fu l'arredersi dei nazisti al CLN, quindi di cosa parliamo? In Italia ci fu guerra civile? Certo che ci fu e fu anche aspra e dura. Ci furono stragi nazifasciste? Certo e a iosa basta guardarsi in giro per comprendere, anche senza averla vissuta direttamente, la loro ferocia. Ci furono eccidi e guerre fratricide anche fra partigiani? Certo e non mi pare si sia fatto mistero una volta posatasi l'aurea del mito. Ma parlare di pacificazione va bene? Certo son passati 60 e oltre anni da quegli eventi e ormai le passioni dovrebbero essere sopite e la parola dovrebbe passare agli storici ed in alcuni casi alla critica roditrice dei topi; ma da qui a mettere sullo stesso piano repubblichini e partigiani ce ne corre eccome: loro erano spesso il braccio della violenza nazista: si vuole pacificazione? Riconoscano che erano dalla parte sbagliata del fronte e i valori della Repubblica nata dalla Liberazione e da qui si potrà ripartire, nulla di meno. Se qualcuno ogni anno tira fuori l'argomento lo fa per una propria visione della storia "moderata" ma non nasconde il fastidio per quello che scaturì dopo: non credo sia la storia in sè ma il suo precipitato che dà noia qui, a me pare questo il punto. Altro discorso è il V-Day d iGrillo che al di là delle iperbole (ma qui Bossi è maestro) mette il dito nella piaga: non è in discussione la libertà di espressione in sé ma il suo controllo così come non è in discussione la professione dei giornalisti ma la corporazione, una delle tante, che esprime il proprio potere come una lobby. E di lobby, come di altre corporazioni, l'Italia ne è piena ne scoppia e ne è soffocata: quindi in mancanza di una classe dirigente adeguata ecco che dalla società nascono fenomeni di repulsione di cui Grillo ne è una componente nemeno maggioritaria: dice cose giustissime e che sarebbero addirittura ovvie in un paese normale, ma da noi hanno una forza dirompente perchè vige il controllo, molto poco democratico, dell'informazione o meglio vige l'informazione libera di farsi controllare da chi ha la borsa della spesa: sono pochi i casi di giornalisti scevri da ciò. Quindi, al di là delle polemiche, Grillo pone un problema starebbe alla politica risolverlo, o meglio lo dovrebbe aver già risolto, in senso democratico possibilmente: ma è qui che il nostro paese è in ritardo; è sempre in ritardo perchè non c'è la convenienza e perchè tenendo le redini in mano si evitano domande sconvenienti; anche qui un'esempio: le intercettazioni telefoniche che quando riguardano politici si scatena sempre un putiferio, come mai? Eppure il segreto istruttorio è stato abolito e una volta depositati gli atti tutto è pubblico, proprio tutto. In altri apesi condizioni simili hanno distrutto carriere perchè si guardava l'oggetto dell'intercettazione da noi invece si urla per l'uso dello strumento ma si ansconde il perchè quelal persona è stata intercettata, è questo il punto. Anche la politica è una corporazione e non ammette "esterni" che ne svelino angoli bui: forse un recupero dei "valori" del 25 Aprile sarebbe indispensabile a questo punto, altro che rileggerli e/o annacquarli con immotivate discussioni di metodo e merito!!

venerdì 25 aprile 2008

25 Aprile: V- Day e tradizione

Oggi, secondo molti, c'è la contrapposizione fra il "popolo" di Grillo e coloro che ricordano la Festa della Liberazione, un pò perchè così fanno notizia e lettori, un pò perchè in questo modo (almeno i cointeressati) fanno il gioco di chi vuol mandare in vacca sia l'uno che l'altro. In realtà non c'è contrapposizione: questo paese ha bisogno di una ventata di aria fresca che rinnovi gli "ambienti" istituzionali. Davvero non si può continuare in questo modo: pochi segretari di partito decidono su tutto e tutti; e ancora, pochi determinano i destini economici; un'oligarchia ci gestisce: in piena sintonia con la teoria dei "migliori" che si fanno "carico" dei destini del mondo a mio parere anticamera del medioevo prossimo venturo e prodromo della monocrazia. Sia chiaro non sto invocando nè una nuova tangentopoli nè un nuovo moto di indignazione popolare nè una qualche improbabile rivoluzione morale e etica, perchè non ritengo che questo paese abbia più la capacità di indignarsi visto come è ripiegato su stesso, sulla sue miserie e tragedie. Ma oggi il punto è l'informazione e la sua gestione democratica e fa bene Grillo a puntare il dito su essa mettendo un bel riflettore su essa. Un pò dovunque l'informazione è sotto attacco, non è un fenomeno nostrano, un'esempio per tutti: Murdoch ha da poco acquistato il Wall Street Journal (per chi non lo sa ha un'impero mediatico sul "quale non tramonta mai il sole" , pensate al potere che rappresenta) e il Direttore del Giornale "è stato "dimissionato" e fin qui nulla di male il Capo può farlo, ma, c'è un ma infatti, il Nostro ha scritto un'editoriale di politica estera, dettando di fatto la sua linea politica (proponendo, tra l'altro, l'uscita dell'Europa dalla Nato perchè non seguirebbe più i valori che questa organizzazione rappresenta ; e io mi chiedo quali siano questi valori e soprattutto se, guarda caso, dovessero corrispondere con gli interessi del ponte di comando dei poteri forti transnazionali, in questo caso potrei anche essere d'accordo sul "che ci stiamo a fare in un'organizzazione siffatta?) cosa questa mai accaduta, ossia non è mai accaduto che un'editore intervenga così pesantemente, nel mondo occidentale (Italia inclusa), a "indirizzare" le linee guida di un giornale. Questa è la "libera informazione" che ci dobbiamo aspettare in futuro? Da noi la situazione è di stampo liberale o di stampo sovietico? La domanda è volutamente provocatoria ma la risposta è semplice e complessa insieme: c'è infatti una forte concetrazione nelle mani di pochi "salotti" dell'editoria e quindi il temere un controllo sulla linea dei giornali è lecito e pericoloso per il futuro democratico del paese; ma il punto è un'altro ed è l'autocensura. Quanti giornalisti hanno avuto il coraggio di scrivere contro non solo il proprio editore ma soprattuto contro i proprietari reali della testata? Credo pochi. E' questo il "nostro" problema. L'informazione non è repressa ma guidata, anche indirettamente e spesso gli operatori si autocensurano: per esempio molte informazioni su cose che ci riguardano direttamente le troviamo nella blogosfera e non sulla stampa ufficiale (il mainstream per usare il termine tecnico della comunicazione politica): le iniziative che riguardano diritti acquisiti, come la class action, che in altri paesi sono cosa normale e data per scontata, da noi, invece, sono mete raggiunte solo ora (e non è detto che rimangano tali sopratutto con il nuovo governo) e di tutto ciò sul mainstream zero o poco più. Paura? Tengo famiglia? Autocensura? Oppure il" Mi sono fatto una posizione (anche cambiando repentinamente santo e ideologia politica) di benessere, perchè devo perderla?" E anche "Condivido la situazione, quindi mi sta bene, non do per motivi ideologici le notizie che non ritengo utili al mio modo di pensare ecc." C'è un problema però: nei paesi che si richiamano ai valori "occidentali" la libera informazione dovrebbe essere una pietra angolare del sistema e l'operatore dovrebbe astenersi da queste considerazioni mentre l'editore, occulto o meno, dovrebbe a sua volta astenersi dall'indirizzare la lnea dei media: senza essa il sistema stesso è monco e le persone non hanno una corretta visione delle cose e/o ne hanno una errata; qui il punto è che ognuno è libero di dire e pensare come vuole, MA deve poterlo fare con tutte le informazioni sotto mano esposte nella maniera corretta; da noi (e non solo) non va così e l'informazione è partigiana (con tutto il rispetto per partigiani che hanno dato un contributo alto alla liberazione del paese, e se la mia tristezza è vedrne l'uso che i loro successori hanno fatto di quel dono di libertà), schierata e di parte. Quindi voler vedere una contrapposizione fra il "tradizionale" 25 Aprile e quello di Grillo sa di vecchio, bolscevico, antico regime, per non dire interesse di bottega (quella parte che è rimasta in piedi dopo il terremoto elettorale) da un lato; mentre dall'altro fa il gioco di chi se la ride di tutto ciò perchè fa parte del ponte di comando e sa che le leve sono in mano sua ma anche di chi aspira ad entrarci dalla porta di ingresso principale anche a costo di svuotare di significati una Festa come questa. Il dibattito, falso, sull'equiparazione fra i repubblichini e i partigiani ne è un'esempio. E' vero più di mezzo secolo è passato e molti protagonisti non ci sono più, però non si può fare una commistione perchè una parte voleva liberare il paese l'altra collaborava attivamente nelle stragi dei nazisti e ne era complice a tutto tondo; no grazie, va anche bene chiudere il capitolo ma non va bene distorcere la storia pro domo sua, NO GRAZIE, però il tentativo di far passare l'idea del "ttti" dentro o "tutti" fuori c'è eccome ed è proposto ssotto la rubrica "pacificazione" nazionale. Quindi voler vedere una contrapposizione fra i "due" 25 Aprile è PURA LANA CAPRINA" e, in certi casi, anche malafede perchè non sono in contrasto l'un con l'altro, anzi mai come ora chi davvero avesse a cuore i destini di questo morente paese dovrebbe sperare che la società civile, di cui Grillo è solo "una" componente, si destasse dal torpore mediatico politico in cui è stata ricacciata dopo i "voti" alle primarie (che hanno letteralmente terrorizzato i "boiardi" dei partiti facendogli temere per un secondo che i cittadini volessero riappropriarsi del loro diritto a partecipare alla politica e non solo esserne spettatori passivi) e la campagna (non campagna) elettorale di stile (solo quello) kennediano mirata a perdere ma con l'obiettivo recondito di fare tabula rasa dei cespugli di sinistra per poi spartirsene le spoglie in nome di una modernità che sa di elitismo e poliarchismo che inrealtà non farà altro che allontanare sempre di più non solo la cosiddeta società civile ma tutta la società dalla democrazia. So già l'obiezione: hanno votato ed in massa!! Verissimo, e sono andato anch'io a votare, SI VUOLE ELIMINARE ANCHE QUESTO ULTIMO CENTIMETRO DI LIBERTA' CHE CI E' RIMASTO (citato dal film V PER VENDETTA CHE AD OGNI MOMENTO CHE PASSA MI PARE PIU' DENSO DI SIGNIFICATI ATTUALI), che altro si doveva fare? Non votare e dare a questi gli alibi per fare tabula rasa definitiva della democrazia? Il problema, a differenza di Grillo, a mio parere non è "se" ma per "CHI" e "come" VOTARE ed è questo che ci è sfuggito di mano, o ci è stato rubato, da qualche anno.........................

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