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venerdì 17 maggio 2019

Europee, partiti di Farage e Le Pen in testa nei sondaggi

Fonte: W.S.I. 17 Maggio 2019, di Mariangela Tessa

Conto alla rovescia per le elezioni europee. Mancano meno di 10 giorni al 26 maggio quando gli italiani, insieme agli elettori dei 28 stati dell’Ue, saranno chiamati a rinnovare il Parlamento Europeo.
Se in Italia la legge impone il divieto di diffusione dei sondaggi nelle due settimane che precedono il voto, lo stesso non vale per molti degli altri Paesi i cui elettori sono chiamati a eleggere i propri rappresentanti al Parlamento europeo. Per questo può essere interessante verificare cosa sta accadendo nei maggiori Paesi europei per individuare le ultime tendenze e anticipare le conseguenze di mercato.
I candidati alla Presidenza della Commissione UEA livello europeo il PPE (lista popolare dei partiti di centro destra) è il gruppo favorito per il raggiungimento della maggioranza dei seggi. La vittoria consentirebbe alla lista di indicare Manfred Weber come candidato alla presidenza della Commissione Europea. Per essere effettiva, la candidatura alla successione di Jean-Claude Juncker dovrà poi essere approvata dall’Europarlamento.
Oltre a Weber, i candidati principali alla presidenza dell’organo esecutivo europeo, che si sono affrontati in un dibattito televisivo il 15 maggio nell’emiciclo dell’Europarlamento a Bruxelles, sono: Jan Zahradil (Acre – conservatori), Nico Cuè (Sinistra europea),  Frans Timmermans (Pse – socialisti), Margrethe Vestager (Alde – liberali) e Ska Keller (Verdi).
I cinque stati membri più popolosi e economicamente influenti dell’area europea (Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Spagna) eleggeranno circa la metà dei nuovi deputati europei (370 su 751). Quanto accadrà in questi paesi sarà decisivo per il risultato finale e dunque nel determinare il futuro dell’Europa, economico e politico.
Francia: testa a testa tra Macron e Le PenIn Francia, paese che eleggerà un eurodeputato in più dell’Italia (74), lo scenario è più incerto negli ultimi mesi. In parte a causa dello scoppio delle proteste dei Gilet Gialli. Secondo i sondaggi più recenti, il Rassemblement National (ex Front) di Marine Le Pen si contende la palma di primo partito con La Republique En Marche, il partito presidenziale membro della lista europea ALDE (quella dei liberali). Entrambe le formazioni sono attualmente date intorno al 22% dalle rilevazioni medie.
Anche in Francia gli ecologisti vanno forte: i Verdi della lista europea EELV potrebbero raggiungere l’8% dei voti e conquistare 8 seggi. Divisa invece la sinistra, tra l’ala più estrema della France Insoumise, e quella più moderata dei Socialisti, passando per la lista anti austerity Generation.s di Benoit Hamon (che nel parlamento si unirebbe alla lista DiEM25 di Yanis Varoufakis).
A proposito dell’ex ministro delle Finanze greco, outsider dello scenario politico europeo che vorrebbe riformare l’Europa da dentro, si presenterà a sorpresa in Germania e non nel suo paese d’origine. Uno dei motivi – oltre al carattere profondamente simbolico della scelta controcorrente – potrebbe essere il fatto che in Germania non ci sono soglie di sbarramento.
Germania: CDU in vetta, Verdi tallonano Social DemocraticiIn Germania, che eleggerà ben 96 europarlamentari, il partito di Angela Merkel è in testa. Secondo gli ultimi sondaggi, la CDU capeggiata da Annagret Kramp-Karrenbauer resta il primo partito, ma al di sotto del 30%.
Nonostante questo dato in qualche modo deludente rispetto agli standard della forza di centro destra tedesca, potrebbe risultare comunque il primo partito europeo (cioè quello con più rappresentanti all’Europarlamento) con una delegazione di 30 eletti.
La sorpresa delle elezioni dovrebbe essere rappresentata dai Verdi (Grünen) che puntano al 20% dei voti e a relegare i social-democratici della SPD al terzo posto. Dal momento che poi nella locomotiva economica d’Europa non è prevista una soglia di sbarramento, al contrario per esempio dell’Italia e della Francia, sarà un’ottima occasione per i partiti minori – come quello di stampo europeo di Varoufakis – di eleggere qualche proprio rappresentante.
Regno Unito: Farage in vantaggio, Tories umiliatiNel Regno Unito, il Brexit Party di Nigel Farage è già balzato in testa alle intenzioni di voto: in media le ultime rilevazioni li danno quasi al 30%, davanti ai Laburisti di Jeremy Corbyn (23%) mentre i Conservatori di Theresa May sarebbero sprofondati addirittura al 12%, dietro ai Liberal Democratici.
Spagna, unico tra i grandi in cui vincerà la sinistraInfine la Spagna, che con i suoi 54 seggi, la Spagna non ha il “peso” dei Paesi europei più grossi. Qui, se i sondaggi si riveleranno corretti, alle spalle dei socialisti del PSOE dovrebbe confermarsi al secondo posto il Partido Popular.
Tensioni tra Italia e UEMentre i cittadini europei si preparano al voto, l’Italia sembra intenzionata a tirare dritto su debito e deficit, aprendo la porta a un nuovo braccio di ferro con le autorità europee sui conti pubblici. È un problema perché il 5 giugno arriverà il giudizio, con le raccomandazioni Ue, della Commissione europea. C’è il rischio che venga avviata una procedura di infrazione sul debito italiano.
Da un lato per Bruxelles e i leader degli altri Stati membri sarebbe un modo per neutralizzare l’azione del governo giallo verde e le mire espansionistiche fiscali. Tuttavia dall’altra per anni la sovranità in politica economica del Paese ne uscirebbe azzoppata, a prescindere da chi governerà la terza economia dell’area euro in futuro.

martedì 4 dicembre 2018

Andalusia, l’estrema destra scuote la Spagna. Ma Vox ha molte contraddizioni

Fonte: Il Fatto Quotidiano  Mondo | 4 dicembre 2018 


La prima leader europea a far sentire la sua voce per il successo dell’estrema destra nelle elezioni in Andalusia è stata Marine Le Pen. È bastato un tweet di soddisfazione per esprimere la vicinanza tra il Fronte nazionale francese e Vox, movimento guidato da Santiago Abascal che si inserisce nel solco della destra identitaria e protezionista affermatasi all’altro capo del mondo.
Abbiamo avvicinato Miguel Mora, direttore della rivista Contexto – per anni corrispondente da Roma de El País – il quale ci ha spiegato: «E’ un risultato effetto di varie cause, la cavalcata globale Trump-Bolsonaro, l’ “austericidio” europeo, il logorio del partito socialista (Psoe) da troppo tempo vicino alle lobby dei potenti e la questione catalana, capace di accendere la fiamma del nazionalismo».
E’ così che la ‘regione rossa’ di Spagna, terra dell’ex premier Felipe Gonzalez da sempre fortino inespugnabile del Psoe, rischia di passare nelle mani di una coalizione di destra: i conservatori del Partido Popular, la formazione di centro Ciudadanos e Vox, il nuovo partito che per la prima volta entra nelle istituzioni con un bottino di 400mila voti (il 10,96%) e ben 12 deputati. Un raggruppamento che raggiunge i 59 seggi, 4 al di sopra della soglia richiesta per la maggioranza assoluta.
In queste ore a Cordoba, Malaga e Siviglia, principali centri andalusi, migliaia di manifestanti, principalmente giovani, occupano le piazze al grido comune “Aquí están los antifascistas”.
E pur di fermare l’avanzata della ultradestra c’è chi avanza l’ipotesi di un accordo tra le forze progressiste, il Psoe e Podemos (presentatosi sotto le insegne di Adelante Andalucía), e i centristi di Ciudadanos, aspri antagonisti delle formazioni di sinistra sul fronte scivolosissimo della questione indipendentista in Catalogna.
A poche ore dallo scrutinio Vox ha già scosso la Spagna. Il paese adesso si interroga, ma al di là delle letture sulle controversie interne o sulle consolidate tendenze transnazionali è sufficiente un approfondimento sul microcosmo dei piccoli centri per capire di più. A El Ejido, un agglomerato di 90mila abitanti disteso lungo le enormi coltivazioni intensive della provincia di Almeria, Vox è il primo partito. Lo stesso accade a Albuñol, centro rurale con chilometri e chilometri di serre a coprire una terra fertile, qui un terzo dei 7mila abitanti sono magrebini, impegnati principalmente nel lavoro nei campi, come succede da noi nella piana di Eboli, nel ragusano o nell’agro-pontino.
Un voto contro l’immigrazione, l’argomento principe della formazione di destra.
Nel programma di Vox si legge di un controllo rigoroso dell’immigrazione, con restrizioni per il lavoro delle Ong, un rigoroso sistema di quote d’ingresso e la ferma preclusione per gli irregolari di oggi di sanare la loro posizione in futuro. E poi temi identitari che sanno di “reconquista”: stretta sulla cultura musulmana, un secco ‘no’ all’entrata della Turchia di Erdogan nella Ue, maggiore peso della Spagna sulla scena internazionale, antichi fasti da rinvigorire.
Con una contraddizione finale che ha il sapore del paradosso: Vox vuole recuperare Gibilterra, territorio non autonomo sotto influenza della Corona britannica, e proteggere con mura altissime Ceuta e Melilla, enclavi spagnole nel nord-Africa. Come dire, le nostre vecchie espansioni territoriali sono manifestazione di vitalità, il piede in casa è segno di decadenza…
Mondo | 4 dicembre 2018

lunedì 30 ottobre 2017

Triste epilogo..

E' un triste epilogo quella catalano e del suo governo. In punta di piedi la Spagna si riprende i suoi 'possedimenti' catalani mentre il governo  se ne va in Belgio, in esilio. Poteva finire diversasmente? Forse si se fossero ricorse due condizioni:
  1. A Madrid anzichè esserci un isterico ex banchiere di destra ci fossero stati i socialisti;
  2. Se il governo catalano avesse seguito il percorso segnato da decenni.. ossia strappare a forza di negoziati briciole di autonomia sempre maggiore.
Invece, in mancanza di questi due requisiti, si va all'affermazione di un, finora larvato, statalismo autoritario.
Sapete cosa suona strano, a dir poco? Sta nascendo una Unione di Stati dove, in teoria, ogni singolo Stato rinuncia a sempre maggiori fette di propria sovranità ed autonomia a fronte del Moloch UE e invece.. proprio in senso contrario ogni Stato sembra faer il percorso opposto ossia diviene sempre più geloso dei propri confini, prerogative, ecc. convenite con me che c'è qualcosa che non va?
O alla fine nascono gli USE o la UE si rivela un contenitore vuoto, un simulacro dietro al quale c'è il gioco perverso in essere fra gli Stati e le forti lobby economico-finanziarie che ne hanno preso possesso e che usano i primi come bancomat... in mezzo i cittadini che sono sempre più lontani dalla loro diretta espressione democratica e infinitamente lontani dagli organi europei: che possono fare? Riscoprire le proprie storie e tradizioni, non hanno scelta soprattuto perchè non tutti sono disposti ad accettare quel modello unificato fra le due sponde dell'atlantico!!!! Io leggo così l'autonomismo, catalano e non, e leggo così la reazione dello Stato spagnolo: una reazione autoritaria.
Sono convinto che il seme autonomista ormai è sbocciato e le entità stautali, così come sono suonano assolutamente anti-storici, dovranno farci i conti: non può essere eliminato perchè le sue radici affondano in quel globalismo del mercato anomico dove contano i soldi e non la gente; le banche e non le persone: un sistema che ha davanti a se un solo futuro ossia l'autoritarismo.. e come avversario la rpesa di coscienza delle persone che sono stufe di fare bancomat personale dei detentori del potere.

domenica 29 ottobre 2017

Catalogna proclama indipendenza: è il caos

WSI 27 ottobre 2017, di Mariangela Tessa

Giornata storica e drammatica allo stesso tempo per la Spagna: il governo di Madrid ha fatto ricorso all’opzione nucleare. Il premier Mariano Rajoy ha infatti fatto sapere al Senato che destituirà il presidente catalano Carles Puigdemont, il vicepresidente Oriol Junqueras e tutti i membri del Governo catalano, servendosi dei poteri straordinari che gli saranno concessi oggi dalla camera alta.
Mentre il Senato a Madrid attiva l’opzione nucleare, votando il via libera al commissariamento della Catalogna, il Parlamento catalano ha votato a favore della proclamazione d’indipendenza. Settanta i voti favorevoli, dieci i contrari, due le schede nulle. Sul mercato secondario i bond governativi spagnoli sono sotto attacco dopo il voto del parlamento della regione con mire secessioniste. Anche la Borsa di Madrid accusa il colpo, con l’indice Ibex che al momento cede il 2% dopo l’aggravarsi della crisi costituzionale in Catalogna.
Ieri il presidente catalano Puigdemont ha deciso di non convocare elezioni anticipate, dicendo che non ci sono le condizioni. Secondo il leader indipendentista “mancano le garanzie” da parte del governo di Madrid sul fatto che una volta indetto il voto anticipato, la Catalogna tornerà a essere governata dai suoi politici regionali e non dalle autorità di Spagna.
Stamattina il premier Rajoy è stato accolto da un forte applauso dai parlamentari del Pp, il partito conservatore che ha la maggioranza assoluta, nell’aula del Senato di Madrid. Secondo i media spagnoli, la destituzione del presidente Carles Puigdemont e del suo governo è la prima di una serie di mosse che farà Madrid dopo il via libera previsto oggi del Senato all’articolo 155 della Costituzione.
Le possibilità di trovare un accordo appaiono al momento ridotte al lumicino. Per trovare un’intesa dell’ultima ora e quindi convocare nuove elezioni, il presidente Puigdemont aveva chiesto ieri una doppia garanzia.
  • La prima era che si fermasse subito l’iter per l’approvazione in Senato dell’articolo 155 che sospende l’autonomia amministrativa catalana e concede tutti i poteri al governo centrale.
  • La seconda che fossero rilasciati i due leader indipendentisti in prigione, Jordi Sánchez e Jordi Cuixart.
Le richieste non sono state accolte e dopo che Madrid non ha fatto concessioni, non è stato possibile stringere un accordo. Junts pel Sì, la coalizione che rappresenta i partiti indipendentisti catalani, ha quindi presentato per il voto del Parlamento regionale la risoluzione in cui si dichiara l’indipendenza e si attivano le leggi transitorie in vista di un processo costituente.
L’iniziativa costituisce una rappresaglia alla possibile approvazione da parte del senato spagnolo – a meno di sorprese e novità dell’ultimo minuto – dell’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione, che commissarierà di fatto il governo catalano. I ponti del dialogo si sono rotti e la situazione in Catalogna non è mai stata tanto grave quanto lo è in queste ore.

martedì 10 ottobre 2017

Catalogna il dado è, quasi, tratto.

 Ci si poteva aspettare una capitalazione? No. E nemmeno una dichiarazione d'indipendenza visto che la non ce n'erano i presupposti politici, quindi? Si è rimandata la palla nel campo spagnolo ed ha ragione visto che il governo centrale, e la corte suprema, del tutto nominata dai partiti politici spagnoli, da tempo aveva progressivamente ristretto gli ambiti d'azione delle generalitat locali: quindi non solo catalani. Ora se a Madrid ci fossero politici almeno furbi (non dico intelligenti o 'liberali' ma solo furbi) il dialogo si potrebbe aprire.. invece temo, più per ragioni opportunistiche che altro, che la strada sarà diversa e molto più autoritaria: d'altronde lo vediamo tutti i giorni, no? Quando i cittadini votano esprimendosi in un senso il governo putnualmente va nell'altro, ossia quello indicato da chi ha nelle proprie mani le borse dei soldi o il potere, leggi Commissione europea, MES, ecc.: ne abbiamo avuti alcuni esempi qui in italia con il refrendum sull'acqua e in Grecia dove Tsirpas si è piegato, nononstante il voto referendario contrario, ai diktat della troika...in Catalogna non sarà differente.
La linea rimarrà la stessa: nessun dialogo. E non è una linea spagnola, temo ma europea.... e lo sappiamo visto l'atteggiamento della UE non solo durante questa crisi ma durante tutto il periodo della crisi economica: si fa quel che diciamo noi, punto!!! Questo è autoritarismo e hanno ragione coloro che sostengono che questa europa è geneticamente autoritaria: non siamo al IV Reich ma lì all'orizzonte se ne prifola uno..

domenica 1 ottobre 2017

Referendum Catalogna, Europa e intellettuali zitti di fronte agli abusi di Madrid

di | 30 settembre 2017 Il Fatto Quotidiano

Nel silenzio inquietante dei media e delle istituzioni europee si avvicina la data del referendum catalano e con esso quello della possibilità dell’esplosione violenta dei contrasti al cuore stesso dell’Europa, in una nazione che di guerra civile ne ha già avuta una (ricordate Guernica?), nella quale di fatto il fascismo franchista non è mai stato sconfitto, ma è morto (letteralmente) di morte naturale, con decenni di scontri violenti e violentissimi nel Nord basco e non solo, con una Costituzione giovanissima (del ’78) nella quale il problema delle autonomie (non solo quella catalana, ma anche quella basca e quella galiziana) non è mai stato risolto del tutto dopo la violenta repressione di tutto ciò che castigliano non era ai tempi del Caudillo.
È davvero sorprendente che si parli così poco di una situazione che rischia di essere ben più drammatica del referendum scozzese, e della stessa Brexit, sorprendente che molti, quasi tutti, condannino il ‘nazionalismo’ catalano, ma tacciano a proposito di quello castigliano, che nessuno veda come la Catalogna sia stata scelta dal premier Mariano Rajoy per giustificare la sua incapacità di risolvere la crisi di fronte alle regioni povere e poverissime della Spagna (l’Estremadura, ad esempio), per scaricare su Barcellona le colpe di Madrid (e di Bruxelles).
Cosa è essere o meno a favore dell’indipendenza della Catalogna, o ritenere legalmente valido o accettabile, o invece illegittimo e privo di conseguenze il referendum del 1 ottobre, altra inviare in Catalogna migliaia di militari, arrestare funzionari pubblici, sequestrare tutti i materiali elettorali prodotti da un’istituzione autonoma e legittima, oscurare siti istituzionali, prepararsi per impedire fisicamente l’ingresso dei cittadini nei seggi già sprangati.
Se proprio si voleva essere certi che il referendum non avesse alcun valore, se non bastava il Parlamento nazionale spagnolo a sancirlo, sarebbe bastato annullare tutte le schede con un timbro. Ed in ogni caso esistono decine di istanze nazionali e sovranazionali, tanto politiche, quanto economiche e finanziarie, che sarebbero in grado di fermare l’eventuale processo di separazione, o di gestirlo verso un accordo accettabile, per esempio quello che impedirebbe al Tribunal Costitucional di annullare ogni e qualsiasi legge il Parlamento catalano emani e che si discosti dalla linea della maggioranza al governo. Non a caso l’unico a pronunciarsi con preoccupazione è l’Onu sostenendo tesi molto simili a quelle che espongo qui.
Quello che si sta mettendo in atto, invece, è il set per uno scontro violento con l’intenzione evidente di dare ‘una lezione’ a chiunque non concordi con il neo-Caudillo. Barcellona, ogni giorno che passa, sembra sempre di più Genova…
Quello che conta per Madrid è impedire ‘fisicamente’ che si vada a votare, cioè stabilire, come a Genova, il controllo del territorio, dare una dimostrazione muscolare che sia d’esempio per tutti. Se l’Europa tace è anche perché sarebbe singolare che il mandante denunciasse il suo aguzzino. E speriamo che nessuno tra i nemici comuni decida di colpire Barcellona, come ha appena fatto, approfittando dello scontro intestino.
Dalle minacce velate da paternalismo del Segretario di Stato Nieto, fino alla chiusura dello spazio aereo sulla capitale catalana, tutto fa pensare che domenica il problema non sarà stabilire se sia o meno valido il voto, ma impedirlo materialmente e riaffermare, una volta per tutte, che sulle Ramblas continua a comandare Madrid.
Il silenzio degli intellettuali europei è assordante. E’ singolare continuare a dare del fascista antidemocratico a chiunque provi a parlare a favore del #1-0, strillare spaventati di fronte alle mobilitazioni popolari e pacifiche, alle prese di posizione di decine, centinaia di istituzioni catalane e non solo catalane e poi non vedere il dispositivo repressivo abbastanza impressionante che Rajoy sta facendo convergere sulle città catalane. O girare il capo dall’altra parte di fronte all’arroganza di Madrid, far finta di nulla se a capo delle operazioni viene chiamato quel falangista mascherato di Diego Pérez de los Cobos, uno che i baschi hanno già denunciato per tortura, far finta di nulla se centinaia di fascisti accerchiano il meeting dei sindaci e delle cariche pubbliche catalane e feriscono una partecipante. Ignorare, a un passo dallo scontro, gli appelli – saggi, tolleranti, lungimiranti – del sindaco Ada Colau, che separatista non è, e neanche fascista, anzi.
È mai possibile che la sinistra italiana (sempre più inquietante) sia paralizzata da possibili (quanto inopportuni) paralleli tra l’inesistente Padania e le richieste di una comunità che ha un’identità secolare che ha fatto la storia d’Europa e del Mediterraneo e taccia in modo imbarazzante su una faccenda di questa importanza? Come si fa a confondere l’Aragona con la Padania?
Javier Cercas e le sue recenti dichiarazioni non fanno eccezione, imho. A volte scrittori e poeti sono singolarmente ciechi davanti alla realtà.
L’Europa che si nasconde dietro l’artificio retorico per il quale si tratta di faccende ‘interne’ alla Spagna, invece, non stupisce per nulla: se può tenersi in pancia Orbàn, volete che non digerisca Rayoy?
di | 30 settembre 2017

giovedì 7 settembre 2017

Referendum Catalogna, la reazione di Madrid: denunce e perquisizioni per trovare le schede

di | 7 settembre 2017 Il Fatto Quotidiano

Il giorno dopo l’approvazione della legge per il referendum le autorità della Catalogna sono finite nel mirino di Madrid. La Guardia Civil spagnola ha avviato la notte scorsa una serie di perquisizioni nel sud della regione a caccia di schede e materiale elettorale per il referendum di indipendenza del primo ottobre dichiarato “illegale” dal governo centrale. Gli agenti della polizia spagnola sorvegliano una tipografia di Costanti, vicino a Tarragona, dove sospetta possa essere stampato il materiale per il voto secessionista. Un’azione ridicolizzata Nella dal ministro degli interni catalano l’indipendentista Joaquim Forn: “È molto divertente”. Il procuratore capo di Madrid José Manuel Maza infatti ha annunciato denunce penali contro il presidente Carles Puigdemont. La procura denuncerà anche i membri della presidenza del Parlament che hanno messo ai voti la legge sul referendum. Ordine è stato dato inoltre alla polizia di indagare su ogni azione “volta alla tenuta del referendum illegale”. Puigdemont ha chiesto ufficialmente  ai sindaci di tutti i comuni catalani di confermare la disponibilità dei seggi usati abitualmente per le elezioni, i primi cittadini hanno 48 ore di tempo.
Intanto il Consiglio di stato spagnolo ha approvato il ricorso che il governo di Madrid presenterà già oggi alla Corte Costituzionale. Il premier Mariano Rajoy ha convocato una riunione straordinaria del consiglio dei ministri per approvare il ricorso. Rajoy e il leader dell’opposizione il socialista Pedro Sanchez hanno confermato la loro unità di azione contro la sfida indipendentista del presidente catalano Carles Puigdemont. Il premier vedrà anche Albert Rivera, presidente di Ciudadanos, il terzo grande partito unionista spagnolo ostile al referendum  definito “illegale” da Madrid. Podemos è invece favorevole al ‘diritto di decidere’ dei catalani. Il referendum “non ci sarà. Questo voto – dice Rajoy –  non si celebrerà in alcun caso, è un un chiaro e intollerabile atto di disobbedienza alle nostre istituzioni democratiche”
A Barcellona i partiti indipendentisti, che hanno la maggioranza assoluta nel ‘Parlament’ catalano, hanno presentato formalmente con procedura urgente e richiesta di modifica dell’ordine del giorno la legge di “rottura” dalla Spagna alla plenaria dell’assemblea di Barcellona, chiedendo che venga esaminata e approvata oggi. Davanti alle contestazioni dell’opposizione unionista la presidente Carmen Forcadell ha sospeso la seduta e convocato l’ufficio di presidenza.
di | 7 settembre 2017

venerdì 14 aprile 2017

Grecia, la crisi ha molti padri: parliamo dell’ultimo, Tsipras?


Non c’è destra, sinistra, centro o socialismo in ciò che sta accadendo in Grecia. Non sono le idee o i partiti a dover bere una volta per tutte una buona dose di cicuta: ma la mediocrità di uomini che ingannano, fuorviano, illudono, per poi, un attimo dopo, fare peggio dei propri nemici. Dopo 4 tagli in sei anni a stipendi, pensioni e indennità ecco un’altra sforbiciata alle pensioni, grazie alla riforma firmata dal ministro del lavoro Georgios Katrugalos che si scontra con nessun provvedimento per favorire invece nuova occupazione. Un altro taglio del 25% a partire dal 2019 e del 15% per chi ha fatto domanda nel 2016.
Uno scenario che cozza con i proclami di Alexis Tsipras che, anche dopo una campagna elettorale condotta a suon di tuoni contro l’Ue (con slogan come “la Troika è il passato; il voto contro l’austerità è stato forte e chiaro; il futuro non è l’austerità; la speranza ha vinto”), inneggiava a una fantomatica griglia di nuove proposte per far uscire la Grecia dalla recessione. Invece resta immutata, nonostante sacrifici ai ceti medi e bassi e nonostante una guida incertissima per un Paese altrettanto incerto.
Sarebbe stato meglio scegliere delle due l’una: avrebbe dovuto o, in coerenza con quanto promesso agli elettori, fare una battaglia seria e potabile contro Bruxelles (con proposte credibili) oppure, stando agli impegni (forse?) presi in separata sede con Berlino, evitare almeno questo doppio ruolo di “Masaniello” nei giorni pari e coniglio in quelli dispari. Con nel mezzo la povera gente che affonda ogni giorno di più.
Nel pamphlet Greco. Eroe d’Europa che ho scritto nel 2014, ho raccontato molto del malaffare ellenico e in maniera assolutamente trasversale. Senza sconti, anzi, con più di qualche reazione non benevola nei miei riguardi che, anche la traduzione in lingua greca, mi ha causato. Chi oggi si sente toccato da analisi, valutazioni di merito e semplici fatti messi in fila con oggettività, fa peggio dei predecessori.
.... il resto sul Fatto Quotidiano
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.. A PROPOSITO PER CHI CREDE IN QUESTE COSE BUONA PASQUA
 

domenica 20 dicembre 2015

Elezioni spagnole,verso il modello francese?

è finito il modello spagnolo?
Senza dubbio, si. Senza alleanze nessun governo. Il PP vince ma non stravince; gli altri confermano i trend e l'instabilità aumenta: urge l'inciucio. L'unica via è un alleanza e le possibilità son solamente due o il PP si allea con Ciudadanos o si allea con Psoe ma a quel punto il compromesso è d'obbligo perchè l'alternativa è la paralisi "italiana"...
Ma quale dei due è più vicino?
Ciudadanos flirta ma il suo programma ha qualche punto di sofferenza per il partito di Rajoy mentre il PSOE ha, invece, molti punti di convergenza e potrebbe dar vita a una confluenza "programmatica" proprio con, se si verificasse l'ipotesi, il PP.
Qualche tempo fa sarebbe stato impensabile ma la crisi ha creato nuove aree del dissenso e ha aperto spazi dove nuovi movimenti son potuti crescere prepotentemente fino ad affermarsi come primaria forza nazionale... inoltre ci sono le tensioni indipendentiste catalane a preoccupare: mai come ora l'incucio potrebbe avere un senso se vogliono restare nell'europa della finanza e della BCE. Ecco quindi saltare furi dal cilindro il modello francese: un blocco di partiti "europeisti" a garanzia della stabilità europea e della continuità. Scenario possibile? Si se la "morale suasion" del Re spagnolo funzionerà... stiamo assistendo, a livello europeo, alla nascita di quel liberal-socialismo tanto agognato da alcuni "pensatori"? Può darsi... ma quali rischi si corrono con un blocco del genere? che sia a destra che a sinistraverranno a crearsi blocchi sociali, e si spera anche politici, che non potranno non crescere se le linee guida liberiste continueranno a essere seguite dai governi a livello nazionale: varrà per la Francia l'anno delle presidenziali per battere l'onda blu della Lepen varrà a maggior ragione in Spagna dove Ciudadanos, vero ago della bilancia in questo momento, e, soprattutto, Podemos sapranno cavalcare l'onda degli esclusi e dei ceti medi impoveriti proprio da quelle linee guida liberiste sopra accennate....

è praticabile un alleanza di governo Psoe/podemos?
Si se podemos prende la via di Tsipras; non sarebbe da escludere ma la mossa è azzardata, troppo azzardata: significherebbe la rinuncia di Podemos ad un ruolo che gli è consono.... quello dell'alternativa al sistema "europeista" così com'è; la riterrei impraticabile a meno di cambiamenti di rotta: visti i precedenti tutto è possibile: ma gli spagnoli non sono greci, almeno si spera...

martedì 15 dicembre 2015

Stati Uniti, che fine ha fatto la classe media?

dal Fatto Quotidiano del 13 dicembre 2015 a firma di
Il sogno americano è finito! Nel 2015, per la prima volta dal dopoguerra, il numero complessivo dei ricchi e dei poveri americani ha superato quello della classe media. La classe media, dunque, il fulcro di una società moderna e democratica – è questa l’immagine che dagli anni Cinquanta gli Stati Uniti hanno venduto al mondo – continua a perdere terreno rispetto ai poveri e ai ricchi.
Secondo uno studio pubblicato dall’istituto di ricerca Pew nei primi mesi del 2015, 120,8 milioni di adulti appartenevano a famiglie con un reddito medio rispetto ai 121,3 milioni delle famiglie con redditi bassi o alti. E’ questo un cambiamento sociale che, a detta dei ricercatori, potrebbe segnalare una svolta politica. Come si può leggere nel rapporto, la classe media americana è al centro delle piattaforme economiche di molti candidati alla presidenza in vista delle elezioni del 2016. In America è la classe media che elegge i presidenti perché è quella che ha la maggiore coscienza politica e sociale. Ma se questa classe continua a ridursi diventa più conveniente parlare di politica ai ricchi e ai poveri. Da qui l’ascesa del populismo alla Donald Trump nell’attuale campagna elettorale. La classe media è infatti quella più prudente, che non si lascia sedurre da politiche estremiste, ad esempio quelle a carattere razziale o religioso professate da Trump.
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La riduzione del numero delle famiglie appartenenti alla classe media è dovuta al suo impoverimento. Ormai tutti ne hanno preso atto. Nel 2014, il reddito mediano della classe media – quello compreso tra il limite superiore e minore della fascia di redditi appartenenti a questa categoria – è stato del 4% in meno rispetto al 2000. Non solo i redditi sono scesi, anche la ricchezza accumulata dalla classe media si è contratta. La crisi del mercato immobiliare e la Grande Recessione del 2007-09 hanno infatti ridotto la ricchezza mediana (entrate meno debiti) del 28% nel periodo 2001-2013.
Nel frattempo, le classi ubicate agli estremi dello spettro del reddito, e cioè i ricchi e i poveri, hanno registrato la maggior crescita. Nel 2015, il 20% degli adulti americani si trovava nel livello del reddito più basso, rispetto al 16% nel 1971. Quindi una parte della vecchia classe media è sprofondata nella povertà. Sul lato opposto dello spettro, il 9% degli adulti americani oggi si trova nel livello più alto di reddito, il che equivale a più del doppio del 4% nel 1971.
La perdita d’importanza della classe media ha anche effetti demografici. Ad esempio, dal 1971 le condizioni degli ultra 65enni sono migliorate. Questo gruppo di età è l’unico che nel 1971 occupava un posto più basso nella scala dei redditi rispetto al 2015. Non a caso, il tasso di povertà tra le persone di 65 anni è sceso dal 24,6% del 1970 al 10% nel 2014. Diversa è invece la condizione degli adulti più giovani, di età compresa tra i 18 ed i 29 anni. Costoro infatti sono i maggiori perdenti, con un aumento significativo della loro quota nei livelli a basso reddito.
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Anche questi cambiamenti influiranno sulla politica. E’ infatti possibile che quella degli Stati Uniti diventi sempre più conservatrice e populista e che rifletta l’ascesa della classe dei ricchi e dei poveri a scapito di quella della classe media e degli anziani a scapito dei piu’ giovani. Secondo queste proiezioni un candidato come Trump potrebbe raccogliere più voti di quanto ci si aspetti. Staremo a vedere!
di | 13 dicembre 2015
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ora, facciamo un piccolo sforzo di fantasia, piccolo piccolo e togliamo tutti i riferimenti agli USA e al posto di questo nome mettiamoci, che so, l'Italia o la Francia o la Spagna ....... e vedrete che l'analisi cambia di qualche virgola ma la sostanza rimane immutata

martedì 29 settembre 2015

Catalogna: è un falso problema

Già; perchè è un falso problema? Perchè:
innanzitutto i secessionisti non hanno superato il 50% dei voti anche se hanno la maggioranza nel parlamento locale;
poi è già pronto il cavallo di troia, il "loro" uomo, come in Grecia, che rompe le uova nel paniere alla coalizione vincitrice; la cosiddetta sinistra repubblicana si è già distinta poche ore dopo nell'allontanarsi dal programma ufficiale e rientrare nei ranghi del mainstream (sia chiaro che rimangono repubblicani ma di secessione non se ne parla, non più);
il leader vincitore è "imputato" per il refrendum tenuto ma non riconosciuto da Madrid, di conseguenza è indagato.. fossimo in italia ci farebbe una risata su; se la prenderebbe con la magistratura comunista; mobiliterebbe i suoi corifei, anche meidatici; ci farebbe su una bella legge e sarebbe finita lì.... ma non siamo in Italia e lì il rischio della via giudiziaria per l'eliminazione del pericoloso sovversivo è reale e non preso sottogamba;
come in tutto le democrazie occidentali chi ha vinto non è maggioranza ma solo la più forte delle minoranze... e quindi la strada è tutta in salita.
E non c'è solo la Catalogna. C'è i paesi baschi, gli unici con una reale autonomia al limite dell'indipendentismo; c'è la Corsica con il suo indipendentismo mai sopito; c'è sempre la Scozia, dove il referendum - SOLO PER ORA - è fallito, che prima o poi vedrà il problema riprensentarsi in maniera molto più pressante; come pure il Galles dove il partito nazionalista è in costante ascesa; c'è la Baviera.. ecc. ecc. ma il vero focus è perchè c'è questo risveglio? Semplice: da anni la politologia ufficiale, e non, parla di glocalizzazione ossia di accrescimento nelle comunità locali della ricerca della propria identità a fronte dell'annacquarsi di quella nazionale dove che non ha più motivo di esistere vista la tendenza del libero mercato a distruggere le barriere politiche e sociali.  Se sei un catalano e vedi che goni giorno un pezzo della tua singola identità va via persa per sempre e che il tuo governo non fa il tuo interesse anzi hai come Presidente del consiglio un banchiere che picconata dopo picconata elimina il welfare nel suo complesso e non crea le condizioni affinchè non si accresca la quota percentuale di povertà, che fai? Accentui la tua identità; riscopri la tua e rendi "nazione" insomma la glocalizzi o per dirla senza troppi giri di parole prendi in mano le redini del tuo destino e ti giochi le tue carte; hai due vie davanti a te: o crei una piccola patria o cerchi di gestire direttamente i processi globalizzativi... altro non c'è.
Al momento la via maggioritaria sembra essere quelle piccole patrie ma non è detto perchè alla fine il compromesso sarà raggiunto e nel piccolo si ricreerà quello che già oggi accade in grande si spera con qualche piccola differenza: il mettere regole in un mercato selvaggio dove a Washington o a Brusselles vengono prese decisioni che distruggono il posto di lavoro a Barcellona non è cosa così negativa...... anzi direi proprio che se ne sente la mancanza.
Vedremo...

venerdì 29 maggio 2015

PAUL KRUGMAN: “IL VERO RISCHIO PER BERLINO È CHE LA GRECIA DIMOSTRI CHE CI SIA VITA FUORI DALL’EURO”

Fonte: stopeuro.org del 26/5/2015
Paul Krugman sul New York Times, con ancora fresca la notizia della vittoria di Podemos nelle maggiori città spagnole, torna brevemente sul tema della Grecia e della sua possibile uscita dalla moneta unica. La grande paura dell’ormai screditato establishment europeo, ragiona il premio Nobel, non è che la Grecia fallisca, ma che possa riprendersi a seguito dell’uscita dall’euro, diventando così un esempio per tutti gli altri.

di Paul Krugman, 25 maggio 2015
C’è appena stato un altro terremoto elettorale nell’eurozona: i candidati spagnoli di Podemos hanno vinto le elezioni locali a Madrid e a Barcellona. Io spero che l’IFKAT — cioè l’insieme delle istituzioni finora chiamate “Troika” — facciano bene attenzione.
Il nocciolo della situazione greca è che gli attuali parametri per il raggiungimento di un accordo a breve termine sono chiari e ineludibili: la Grecia non può fare un grosso disavanzo primario, perché nessuno le presterebbe ulteriore denaro, e non farà nemmeno (perché essenzialmente non ne è in grado) un grosso avanzo primario, dato che non è possibile cavare sangue dalle pietre. Perciò non resta che aspettarsi un accordo per cui la Grecia farà un modesto avanzo primario nel corso dei prossimi anni, e questo si potrebbe facilmente raggiungere — ed è quello che succederà, perciò perché non renderlo ufficiale?
Ma ora il FMI sta facendo la parte del poliziotto cattivo, e dice che non concederà altri fondi fino a che Syriza non si metterà in riga sulle pensioni e le riforme del mercato del lavoro. Queste ultime sono abbastanza discutibili — le stesse ricerche del FMI non danno alcun motivo per essere entusiasti delle riforme strutturali, specialmente di quelle del mercato del lavoro. Il primo punto invece riflette probabilmente un problema reale — la Grecia probabilmente non è in grado di concere ai propri pensionati quanto gli ha promesso — tuttavia non è chiaro perché questo dovrebbe essere un punto da discutere nel particolare al di là della questione generale dell’avanzo primario.
Ciò su cui vorrei tutto ragionassero è chiedersi cosa accadrebbe se la Grecia fosse alla fine spinta fuori dall’euro. (Sì, parlo del “Grexit” — brutta parola, ma tutti la usano.)
Sarebbe certamente una brutta situazione per la Grecia, almeno all’inizio. Proprio ora i paesi “core” dell’eurozona pensano che il resto dell’area euro possa gestire il problema, e questo può essere vero. Tenete conto però che il presunto intervento promesso dalla BCE [il “whatever it takes”, NdT], non è ancora stato realmente sperimentato. Se i mercati perdono fiducia nello stesso momento in cui la BCE è costretta ad acquistare titoli spagnoli e italiani, cosa succederà?
Ma la questione ancora più importante è cosa succederà un anno o due dopo che la Grecia sarà uscita dall’euro, nel momento in cui il vero rischio per l’euro non sarà che la Grecia fallisca, ma che possa avere successo. Immaginate che una nuova dracma fortemente svalutata porti flotte di turisti britannici, gran bevitori di birra, sulle coste dello Ionio, e che la Grecia cominci a riprendersi. Questo darebbe grande incoraggiamento a tutti quelli che, in qualsiasi paese, si oppongono all’austerità e alla svalutazione interna.
Pensateci. Fino l’altro ieri gli “Europei Molto Seri” salutavano la Spagna come un caso esemplare di successo, la giustificazione di tutto il loro programma. Evidentemente i cittadini spagnoli non erano d’accordo. E così, se le forze anti-establishment avranno una Grecia in via di ripresa a cui fare riferimento, lo screditamento dell’establishment avrà un’accelerata.
Una possibile conclusione, immagino, è che la Germania provi a sabotare la Grecia dopo l’uscita. Ma spero che ciò venga considerato inaccettabile.
Perciò pensateci, cari IFKAT: siete proprio sicuri che volete andare avanti per la vostra strada?
p.s.
conoscete Krugman? Questa è la sua biografia su wikipedia.
 

mercoledì 25 marzo 2015

Un giro per l'europa.....

Tiriamo le somme? Come sta la ue dei bancheri e dello Stato bancomat dopo questa tornata elettorale? Non molto bene, grazie.

Francia.
Se non fosse stato per il redivivo Sarkò Marine Lepen avrebbe stravinto; invece si deve accontentare del ..... secondo posto: già ci sarebbe quasi da pensare che l'ex presidente francese sia il classico cavallo di troia dietro il quale altri (......) hanno puntato per evitare il pericolo nazionalistico e una Francia autonoma: cosa questa che comporta la caduta dell'euro e il crollo del sistema bancario e finanziario che si è appropriato della UE e vi si nasconde dietro per continuare a usare gli stati come proprio bancomat a scapito dei relativi cittadini. Non male, in ogni caso, per un partito che viene dalla destra estrema ottenere un tal riosultato: un pò perchè ha reso insignificanti i socialisti (al punto che sono costretti a dare indicazioni di voto al ballottagio "repubblicane e antilepeniste senza ottenere nulla, ma proprio nulla, in cambio) e divisi le destre storiche: ne vedremo delle belle alle prossime presidenziali.
Spagna.
Mossa azzardata, quasi diserata direi, in Andalusia. Il locale PSOE ha giocato d'anticipo indicendo elezioni anticipate in questa "comunidad" rischiando e ha ... perso meno degli altri: quindi ha vinto. Podemos, a sinistra, e Ciudadanos, a destra, sono entrati alla grande e, a meno di grandi coalizioni, sono loro che se la vedranno nel prosssimo futuro; anzi sono loro il futuro.....se sceglieranno o di collaborare fra loro o di continuare a fare da faro di attrazione elettorale per i delusi,e  i fregati, di entrambe le parti: e non sono pochi. Il punto è: riusciranno a tenere viva l'attenzione? E, se vicneranno, riusciranno a non calarsi le braghe una volta arrivati al governo lasciandosi sopraffare dalla paura di fare ancora ancora più danni.. detto meglio: riusciranno a rimettere in sesto il pase con misure che non vadano a intaccare il tessuto socio-economico del paese ma colpiscno i reali detentori del potere e i veri responsabili di questa, sia chiaro indotta, "crisi"? Sapranno tener duro? Tsipras non è un grande esempio ma gli spagnoli non sono greci e i due movmenti non sono Syriza, almeno sulla carta!
Grecia.
Bè che dire? Tsipras ormai è un fantasma che ancora non ha trovato la luce che lo trasvola altrove nel paradiso dei fallimenti annunciati...... perchè delle promesse elettorali non ne mantenrrà nessuna, come da previsioni visto che ragiona sempre all'interno di uno schema ben definito dai mercati, e non solo si dovrà rimangiare anche le mosse propagandistiche (tipo danni di guerra) che gli dovrebbero salvare la faccia... la Grecia è messa malissimo e i greci stanno reamente soffrendo: eppure il nostro è lì ingessato a far ... cosa? Evitare figuracce e a far passare per pacche sulle spalle quelle che sono vere e proprie cenciate che riceve ogni volta in faccia ogni volta che oltrepassa i confini nazionali. Si dovrà, forse, sperare in Alba Dorata affinchè la Grecia si affranchi dal cappio strettole intorno al collo dalle banche (sostenute dalla troika che ora è definita "istituzione") che ancora hanno in pancia ben 400 mld in titoli pubblici e privati greci e che non ne vogliono sapere di perdrli (nonostante che la Grecia ha riportato quasi del 80% il debito contratto entro i confini nazionali)? Ci voleva coraggio e determinazione ma si sa che questa sinistra non ha niente nè dell'una nè, tantomeno, dell'altra. Farmacie senza medicinali; malnutrizione; minori denutriti, ecc. sono ormai pane quotidiano..... eppure questo boy scout continua ad alzare il dito per dire la sua ben sapendo che ogni volta che prova a dire qualcosa di serio subito viene zittito perchè stanno parlando i grandi!!!!!
Un quadro desolante, vero? Eppure a rischiare di più non sono questi paesi ma le élites di quelli ricchi? Perchè? Semplice: loro lo sono perchè hanno scaricato le proprie cotnraddizioni sugli altri in base al principio "frega il tuo vicino".... ma sanno benissimo che tutta questa ricchezza è fatua: basta che i servi si ribellino e tutto crolla; giganti dai piedi d'argilla e non solo verso i loro fratelli ma anche al loro interno: i ceti medi e medio-bassi anche da loro sono messi malino e si ritrovano più o meno nelle stesse condizioni dei loro pari livello sociale dei paesi deboli e in crisi di default: quelli tedeschi ad esempio hanno salari bassi e la loro produttività è fra le più basse e si comincia a vedere..... c'è da sperare in loro o, come sempre accade in questi casi (basta sapere un pò di storia per capire che la seconda guerra mondiale fu un vero toccasana per uscire dalla Grande Despressione del '29) in una guerra "salvifica"?

lunedì 3 novembre 2014

Spagna, sondaggio “El Pais”: Podemos, partito degli Indignados, è il 1° partito

di F. Q. | 3 novembre 2014
Otto mesi per conquistare la politica spagnola. E’ questo il sorprendente risultato del partito degli indignados spagnoli, Podemos, secondo un sondaggio condotto da Metroscopia per El Pais. Se si andasse alle urne oggi, dicono i risultati, il movimento guidato da Pablo Iglesias conquisterebbe il 27% delle preferenze, ben 7 punti percentuali in più rispetto al Partido Popular dell’attuale premier Mariano Rajoy. Un tracollo del partito al governo che, rispetto ai risultati delle elezioni politiche del 2011, ha perso più della metà dei consensi, passando dal 44,6% al 20,7%.
L’insoddisfazione dei cittadini spagnoli nei confronti di Rajoy e dei suoi uomini di governo ha fatto sì che il Partido Popular rappresenti, al momento, la terza realtà politica del Paese, con i Socialisti che, nonostante abbiano subito una flessione di 2,5 punti percentuali rispetto al 2011, si troverebbero adesso al 26,2%. Ma il malcontento dell’elettorato non ha solo spostato i voti democratici verso altri partiti: il sondaggio registra un 20% di astensionisti e circa il 18% degli intervistati che hanno manifestato l’intenzione di votare scheda bianca.
In attesa dei calcoli di ottobre del Centro statale di ricerche sociologiche (Cis), che potrebbero confermare i dati forniti dal sondaggio, resta da capire se il successo di Podemos sia legato a un periodo di particolare malcontento del Paese, che vede nel partito degli indignados l’unica alternativa rispetto a una politica che lo ha deluso, o se davvero i consensi al nuovo movimento di Iglesias siano solidi e strutturati, trasformandolo in una alternativa concreta. Nel 2011, Podemos ha ottenuto 1,2 milioni di voti e 5 seggi in Parlamento, ma il trend, in vista delle regionali del 2014 e le generali del 2015, sembra in netto rialzo. A questo 27 % potrebbe aggiungersi, sempre secondo il sondaggio di Metroscopia, un ulteriore 8% di elettori del Partito Popolare, che si dicono disposti a dare il loro voto al movimento anti-casta di Iglesias.
p.s.
fossero in italia subito salterebbero fuori i difensori dello status quo, leggi giornalisti e sodali vari nonchè italioti vari plagiati e convinti di quello che dicono, a demonizzare e ridicolizzare il tutto..... l'abbiamo visto con Grillo e M5S, hanno programmi simili, che a ogni piè sospinto si trovano il fiato al collo dei branchi di iene, riuscendovi peraltro, pronte a sbranarli!! Ma la Spagna, per loro fortuna, non è l'Italia: c'è speranza ancora, per loro...

martedì 17 dicembre 2013

Il vero volto dell'europa

Non è piacevole il volto che un pò per volta sta venendo fuori mano a mano che si costruisce l'europa; sta assumendo un che di dittatoriale. Facciamo il punto:
  1. in Spagna; è vietato manifestare contro governo e la sua linea, o meglio c'hanno ragionato su e ora, in un momento di stanca della protesta, stanno correndo ai ripari sia "scegliendosi i giornalisti che possono fargli domande (violando un basilare principio di libertà)" sia vietando manifestazioni, proteste, sit in, vicino o davanti i palazzi del potere; verrà dato un maggior peso alle denunce degli agenti rispetto a quelle dei manifestanti che dovranno dimostrare quanto denunciano e ..... si da spazio alla vigilanza privata, si proprio privata, contractors, che potrà agire anche al di fuori dei palazzi su cui vigila e con gli stessi poteri della polizia pubblica: insomma addio garanzie;
  2. in Grecia; oltre alle varie leggi liberticide e omicide nei confronti di un intero popolo si sta pensando, e varando, delle leggi che vietano la protesta contro leggi d'importazione e/o si è disatteso i regolamenti e i provvedimenti decisi dalla UE e validi all'interno dei paesi aderenti.. una bella frattura nela sovranità nazionale del singolo paese; in particolare in un paese, la Grecia, governato solo formalmente da un governo eletto ma di fatto dalla troika (BCE, FMI, UE) quindi in quel paese chi intende mettere in secondo piano o anche chi solo si interroga sulla bontà delle cure prescritte da Bruxelles viene ... perseguito penalmente; altro bell'esempio di democrazia.
  3. UE; si sta creando una polizia europea svincolata dai singoli paesi che può intervenire senz'alcuna garanzia interna per la difesa del cittadino a ciò si aggiunge anche un altra cosa altrettanto inqueitante (ne parlai in precedenza): la creazione di una NSA europea che, ufficialmente, vigila sul terrorismo europeo, interno o d'importazione, mentre nella realtà sarà autorizzata a spiare i singoli cittadini e anche ad attuare operazione di controinformazione e disinformazione....
... e questo per ora è quello che sta venendo alla luce.
In realtà c'è anche altro ma ancora non ne siamo a conoscenza. Alcuni europarlamentari ne hanno parlato ma nelle singole nazioni sono oscurati. E da noi? Bè oltre al regolamento dell'AGCOM che da l'avvio alla privatizzazione del controllo del mondo digitale: basterà che un qualche ufficio legale di una qualche azienda editoriale o di contenuti, film o musica o altro, ritenga che sia violato un qualche diritto della stessa che i sole 72 ore il soggetto viene processato, condannato e si vede chiuso, parzialmente o completamente, il proprio sito ... non direttamente sia chiaro perchè non potrebbero farlo ma costringono il provider a farlo pena multe da 250 mila euro in su: volete che un qualunque provider non lo faccia? Un modo pulito per ledere i diritti dei songoli colpendo il fornitore e non loro stessi e addio al principio del giudicie naturale come previsto dalla costituzione; in pratica una privatizzazione della rete conseguenza della privatizzazione dell'accesso ... come preconizzato da Rifkin oltre 10 anni fa nel suo saggio "l'era dell'accesso" e nel quale metteva in guardia dal privatizzare la rete infrastrutturale o almeno affiancarvi una pubblica.
Se non bastasse quei geni del PD hanno approvato un emendamento che "partendo dal principio secondo il quale è giusto che per i servizi venduti in Italia, le tasse siano pagate in Italia": giusto in teoria..... ma nella pratica significherà che se volete comprare del vino negli usa, vi dovrete rinunciare perchè prima dovranno essere espletate tutte le procedure per adeguare l'iva da quella americana a quella italiana: alla faccia del libero mercato, vero? Il vero obiettivo però non è il libero commercio ma l'uso dei grandi fornitori di news (google, Yahoo, ecc.) che dovranno pagare le tasse qui e non dove possono scegliere loro, come logico nel libero mercato, una sorta di "WEBTAX" con la conseguenza di una fuga degli stessi e di un oscuramento del nostro paese (in realtà i geniali estensori la dicono diversa perchè sostengono che altri paesi già hanno una siffatta tassazione o hanno raggiunto accordi con singoli fornitori per queste materie... verissimo ma c'è un punto quesi paesi hanno un ceto dirigente non sputtanato e controllato in un certo modo dai cittadini o da movimenti, qui no): la stessa conseguenza che hanno ottenuto paesi come la cina (ma anche iran, corea del nord, russia per alcuni versi, ecc.) senza violare formalmente alcuna legge mentre in realtà se ne violano almeno una ventina, costituzione compresa alla faccia della crisi!!!!!
Infine, Merrill Lynch: questa genzia di rating fa .... politica: in un report ha lanciato l'allarme per la troppa, si troppa, pedissequità delle politiche nazionale del governo italiano delle direttive UE, leggi delle direttive della Germania, si rischia di favorire coloro che sono contrari all'attuale status quo: detto altrimenti se continuate così sia alle prossime elezioni europee che a quelle nazionali, previste fra il 2014 e il 2015, chi ne guadagnerà saranno proprio quei movimenti come la lega e, oops, M5S; si proprio M5S che, al di là del sistema elettorale che si costruirà per danneggiarli, rischiano di .. vincere!!!!!! Quest'agenzia vede questo scenario come il fumo negli occhi e lo teme: se lo temono loro immagino come lo temano gli altri, quelli del ponte di comando della finanza.
Si proprio non mi piace quest'europa: checchè ne dica il Capo dello Stato che, a suo modo, lancia anch'esso un allarme in merito condendolo anche con una, nemmeno molto velata, minaccia di proprie dimissioni se il programma europeo non procede e se quella che definisce come possibile frattura sociale dovesse comportare uno stop nel processo... non male per una figura che dovrebbe essere garfante della carta e non direttamente coinvolto nel gioco democratico, no?
A me tutto ciò non piace..... non promette nulla di buono

mercoledì 18 luglio 2012

E' la Spagna .... o l'Argentina?

.. quello che accade in Spagna i media qui non ce lo dicono, se non quando devono dipingere i "soliti" indignati violenti che si scontrano con la polizia: in pratica usano quelle immagini per spaventare qui i benpensanti sventolandogli davanti il "drappo rosso" dell'indignado nostrano, magari blackblock e anarco-insurrezionalista ( i notav che sono sempre dipinti come tali.. mentre in realtà son altro .. ben altro) .... ma qui esiste un problema: mentre in Grecia la protesta esplodeva fra i ceti emarginati dando vita a violenze fortissime che però hanno avuto la sola conseguenza di dividere la società greca in mille rivoli che hanno permesso ai soliti noti di mantenere il potere e continuare a consentire il sacco del paese; nel paese latino, invece, la situazione é ben diversa: perché, oltre ai minatori e ai vigili del fuoco e altre categorie sociali e lavorative, c'é un vivissimo movimento di protesta sociale che non fa della violenza una fine ma uno strumento ultimo perché nelle manifestazioni non sono certo i manifestanti a menare le mani per primi: e questo é un ottimo viatico per farsi spazio nella società; e, sempre a differenza della Grecia, in Spagna a farsi sentire sono ... le forze armate che "si associano alla protesta contro "lo smantellamento dei diritti che non avremmo mai dovuto perdere". E' quanto si legge in una nota dell'Associazione di categoria I militari, in quanto statali, sono colpiti dalla manovra del governo Rajoy che prevede l'eliminazione della tredicesima e la riduzione delle ferie. Il comunicato critica il governo, "a corto di idee" e sottolinea: "la nostra capacità di sopportazione ha un limite (e fossi nel Rajoy li ascolterei)" e per tacere della polizia (come a dire "non contate su di noi" per reprimere le proteste): pure loro non sono stati in silenzio... in pratica é una situazione "argentina" che si sta profilando nel paese spagnolo.... le proteste montano e il governo non sa che pesci pigliare essendo stretto fra i "doveri" verso banche ed europa e la crescente povertà dei suoi cittadini; d'altronde i numeri anche lì parlano chiaro: il 44% dei giovani pensa di andarsene o se ne sta andando (un fenomeno che si sta profilando é quello del "traversare il mediterraneo per andare nei paesi del maghreb arabo a cercare lavoro", quando si parla di IRONIA DELLA STORIA); gli sfrattati aumentano a dismisura (a maggio il 9%); le sofferenze per morosità bancaria volano (8.95%); la disoccupazione giovanile é al un giovane su due.... un quadro argentino appunto. Mancano solo le proteste con le pentole e i morti e feriti come nel paese latinoamericano e la similitudine poi é quasi perfetta. Che la Spagna diventi l'epicentro di uno tsunami sociale che travolgerà l'intera UE? Non lo so... però di certo la saldatura sociale fra indignados e lavoratori, pubblici e privati, per il potere finanziario (per sua natura elitario e allergico alle società democratiche sottostanti) e quello politico, suo alleato, non é certo una buona notizia: perché un popolo che sente il morso della crisi sulla propria pelle lo puoi abbindolare per un pò.. ma prima o poi si sveglia e quando ciò accade niente lo può fermare: questo gli abitanti della penisola a est della Spagna, notoriamente chiamata Italia, l'hanno dimenticato il giorno dopo il 1/1/1948: ci penseranno Monti e co a rinverdirgli la memoria?

venerdì 22 giugno 2012

l'ultimo treno per ... l'euro

Il quadrangolare tenutosi oggi a Roma fra i 4 paesi maggiori della UE ci lascia uno strano sapore in bocca: quello della beffa. Abbiamo 4 paesi, di cui 2 sull'orlo, dicono, dell'abisso del default e due che sono economicamente forti; quali possono mai essere i punti in comune? E' solo lo stato di necessità oppure c'è altro? Come mai solo dopo che un paese, la Grecia, é stato affamato decidono di iniziare una collaborazione reciproca non basata, solo, sul fare i compiti a casa prima ancora di poter aprire bocca? Era proprio necessario affossare la Grecia?




Queste domande sono ovvie, naturalmente. Ma la risposta, anzi le risposte, non lo é perché comincia a farsi strada una consapevolezza: nessuno é fuori dal pericolo della speculazione; anche l'iperliberista, con gli altri, Germania che predica rigore e mantenimento del mercato sente il fiato sul collo della speculazione .. e si preoccupa: perché non si tratta più di dar lezioni agli altri ma di riceverne e di durissime per giunta: le banche regionali non sono floride; quelle nazionali pure; le aziende cominciano a sentire gli effetti della recesione perché fuori dal paese non c'è nessuno che possa acquistare e .... perché, insieme alla Francia (e complice l'allora presidenza italiana della Commisssione), nel 2005 hanno violato per primi le norme UE: quelle stesse norme che ora vogliono imporre agli altri con pugno di ferro. Visto che la paura fa 90 ecco allora i miti consigli che si fanno strada: in primis l'introduzione della Tobin tax; poi un, tutto da contrattare, allentamento della stretta rigorista per spingere la domanda, e non solo l'offerta, e quella che loro chiamano crescita; ma credo che forse la più importante motivazione é il timore che i cittadini non ne vogliono più sapere di ... sacrificarsi per salvare le banche. E' questo il punto vero? Si perché la discussione su questo si é incentrata: dare i soldi agli Stati per poi farli girare alle banche oppure darli ai primi e spingere affinché questi soldi siano efficamente utilizzati per spingerli a pomparli nell'economia, dato che le banche se ne son guardate bene dal farlo (i circa 1000 miliardi di euro che La BCE ha pompato nel sistema bancario non sono stati per nulla usati se non per rimpinguarne le casse, basta) mettendo nei guai Stati, aziende e cittadini.... ecco perché, guardando la conferenza congiunta dei quattro, ho avuto l'impressione di .... come dire l'ultimo treno in partenza per salvare capra e cavoli: se si perdesse questo "treno" bé gli scenari li conosciamo e non tutti potrebbero essere positivi. Non so se siete d'accordo ma oggi a Roma forseuna scelta é stata fatta e forse per la prima volta abbiamo visto in faccia quale sia il loro vero terrore: perdere il controllo delle società e con esso perdere la scommessa ideologica fatta decenni fa ossia l'uniformizzazione delle società occidentali con una ricetta unica, un unica moneta, un unico ceto dominante e un unico stato... un leviatano soffocante e immane lontano per quello che riguarda le istanze sociali vicinissimo quanto si tratterà di reprimerle o soffocarle.... una catastrofe che potrebbe rimettere in discussione certezze e ricchezze accumulatesi e basate sull'inganno per la maggioranza imbelle: inganno che se venisse smacherato potrebbe spingere la massa a chiederne conto ai propri governanti e mandare a carte quarantotto tutta la costruzione messa su e chi la sostiene... una speranza per qualcuno un incubo per altri.

giovedì 14 giugno 2012

La Storia non gioca mai a dadi.....

A volte la storia, come dire, ha un certo senso .... dell'ironia: leggevo oggi sul cartaceo del Fatto un articolo .. interessante e .... significativo dei tempi; in Spagna, ma potete scommetterci che prima o poi lo faremo anche qui, sta accadendo che i ricchi e gli abbienti, qui li chiameremmo moderati, maghrebini stanno acquistando a prezzo di favore gli appartamenti costruiti sulla costa del paese europeo (e in parte lasciati da quelli che non sono più in grado di pagarne il mutuo), fin qui però nulla di strano: la Spagna va in malora, i prezzi delle case crollano chi può acquista, anche straniero. Il vero punto, però é un altro: si sta affermando una nuova linea di migrrazione economica.. ci sono spagnoli che attraversano il mare alla ricerca di lavoro, nel maghreb .... in particolare Algeria, soprattutto, e Marocco. Questa inversione, oltreché significativa, é un segnale di come possono cambiare gli scenari, anche in Occidente. Ora non assumerà dimensioni bibliche come quella inversa che ben conosciamo ma possiamo notare che non ci sono motovedette maghrebine che li respingono in mare né rientri forzati in aereo né altro: non mi aspetto, naturalmente, che (se davvero ci fosse un aumento del flusso) i locali siano d'accordo ma non mi pare vedere gente che protesta o che parla d'invasione o simile in quei paese: magari non siamo amati o ben visti ma finora se li prendono eccome. Ricordate quando noi eravamo il migliore dei mondi possibili e loro no? E quando noi, con il nostro bagaglio di finte certezze intraprenderemo la stessavia, cha accadrà? Bene, come dicevo, a volte la storia ha un proprio senso dell'ironia......




domenica 13 maggio 2012

..... e due batoste, con annessi e connessi corollari...

Location: Nordreno-Westfalia, uno degli stati più popolosi della Germania.




Tipologia: elezioni regionali.



Nazione: Germania.



Risultati? Una solenne batosta per la Merkel, e il suo alleato..



I tedeschi, sia chiaro, non é che siano altruisti ma hano capito che il loro attuale benessere dipende dalla povertà altrui, cioé nostra. E hanno anche capito che nel resto del vecchio mondo ci sono movimenti che potrebbero ribaltare tutto e indurre anche loro a scendere dal piedistallo, di argilla, sul quale il governo tedesco li ha messi: il messaggio é chiaro e l'hanno compreso benissimo; come hanno compreso che il dirigismo della Merkel non paga e che é meglio cambiare strada prima che, dopo il crollo di tutta la UE, si ritrovino con un pugno di mosche in mano e aria fritta sopra di loro. Dimostrano, in questo modo, un senso pratico che é quello che manca al Governo tedesco e alla Bundesbank che la spalleggia (egregiamente coaudiuvata dalle élite degli altri paesi). E' l'ennesimo segnale dei tedeschi: molto proababilmente dovranno prenderne atto perché resistere li penalizzerebbe ulteriormente; non so se si attaccherà alla sedia ma da stasera la Merkel sa che é sempre più isolata, sopratutto ora che deve ricevere il vincente Hollande, e che ha due alternative ossia o ammorbidisce la linea e riapre i cordoni della borsa, piena, che ha in mano o si abbarbica al potere nella speranza che la SPD, pur vincendo, guardi al centro e NON a sinistra e quindi accetti una Grosse Koalition che salvi capra e cavoli: ossia sistema liberista e UE... personalmente fossi io nella SPD non accetterei, ma questo socialdemocratici lo sono solo sulla carta e quindi, chissà .......



nota a margine



Oltre alla SPD hano vinto i Grunen ma soprattutto ..... i "pirati" tedeschi; ciò é significativo, vero? Arriva sangue fresco anche lì nei Parlamenti federali ingessati,e ciò fa ben sperare anche qui..... Ho fatto qualche giretto sui giornali tedeschi e su alcuni forum e ho potuto notare che nessuno, a differenza del nostro paese, demonizza i "nuovi" arrivati, anzi li stanno prendendo sul serio e li temono e non ho trovato nemmeno nessuno che, visti i tempi, ha la puzza sotto al naso sempre nei loro confronti, anzi.... buone notizie per Grillo e Co. quindi.

In Spagna, pur se in crisi per la errata scelta di non partecipare alle elezioni, gli indignados sono riapparsi nella piazza del Sol e hanno battuto un colpo per dimostrare che ancora esistono: li la crisi picchia durissimo e la disoccupazione sale al 25%, di cui il 50% giovani, e non si vedono al momento che nubi scuri all'orizzontre; il problema é che ora la governo non c'è il psoe ma i conservatori, e si vede dato che la polizia li ha sgomberati in malo modo... i tempi cambiano ma non abbastanza velocemente.

In Grecia infine la confusione regna sovrana: annunci di accordi, poi smentiti; sondaggi che sostengono che la gente non voglia abbandonare l'euro; e partiti europeisti in crisi sempre più nera...... insomma la cosa migliore é votare, a mio pareer, e sperare che stavolta i greci abbiano davvero il coraggio di votare e in massa per chi propone un radicale cambiamento...... sempre meglio che l'attuale immobilismo.

Negli USA, grazie a JP Morgan, il fantasma del default si sta ripresentando: buchi finanziari che sono diretta conseguenza delle speculazioni finanziarie e derivati a gò gò stanno ricacciando il sistema economico americano nel baratro: eppure Obama mostra ottimismo e la FED sta decidendo di pompare moneta alle banche senza soluzione di continuità; quanto potranno durare ancora non sia sa ma una cosa é certa: finché non si prenderà il coragio a due mani e si smetterà di regalare soldi alle banche ma di reinvestirli nell'economia reale non ne usciranno ..... e nememno noi.

Il sistema é in crisi: e lo sappiamo, ora dobbiamo decidere se fare gli gnorri o se vogliamo mettere in pratica l'"I care" di qualche anno fa; ne va della nostra pelle....



sabato 28 maggio 2011

... e mentre lui continua ......
Confindustria si sgancia. All'assemblea la Marcegaglia ha recitato il de profundis al berlusconismo: nonostante avessero il Governo che storicamente le ha dato di più, da bravi, e pragmatici, gente d'affari hanno capito l'aria che tira e, prima di farsi trascinare nell'abisso rischiando di perdere le loro "conquiste", hanno dato il segnale del "liberi" tutti salendo sulle scialuppe prima che il "Titanic" affondi: d'altronde hanno sempre fatto così fin dalla notte dei tempi. Scenderanno in pista con un proprio partito? Se non sono stupidi, no; in realtà ricominceranno a tessere la loro tela come prima e a cercarsi il nuovo referente politico cui aggrapparsi: non manano i candidati, anzi, potete scommetterci che ci sarà la fila a aprtire dal pdmenoelle alle varie schegge nelle quali si trasformerà il pdl senza l'amato capo. Con questa linea hanno sempre guadagnato soldi pubblici, fondi, contratti favorevoli da sindacati gialli, riduzine delle garanzie dei lavoratori, ecc. senza mai doverci rimettere troppo personalmente e come azienda: non avendo di fronte governi forti e autorevoli non c'era resistenza di fronte alle loro continue rimostranze e richieste e di conseguenza l'uso del bancomat-Stato è continuo e noi lo paghiamo: strano sono liberisti se gli tocca la tasca ma sono statalisti se ci sono problemi, vero?
E veniamo alle cose serie!

Dai e dai il potere fa l'unica cosa che sa fare: reprimere. A Barcellona la polizia li ha sgomberati e in malo modo pure, sapete qual'è stato il risultato? La piazza di Barcellona é stata ora rioccupata non solo da studenti ma da pensionati, lavoratori, famiglie con bambini, altri ragazzi, associazioni ecc. trasformando una protesta di una porzione sociale in un rivolta, si spera pacifica (ma se continua la repressione non ci giurerei che sarà ancora per molto pacifica), di massa contro un sistema iniquo, sordo ai cittadini (da chiunque sia gestito), ingiusto e, ora, repressivo rendendo la Spagna non molto dissimile dalle piazze arabe in rivolta da mesi contro regimi, quelli si, autoritari e repressivi; il punto é: Qual'é la differenza fra una piazza araba e le piazze spagnole e fra i regimi arabi e quello spagnolo? Ufficialmente enorme: satrapie i primi democratica la seconda .... ma se andiamo a vedere nel concreto l'ampiezza si restringe moltissimo a sfavore della seconda dato che anche la Spagna democratica mostra crepe e insensibilità ma soprattutto una frattura sociale fortissima fra una parte sempre più consistente di questa società e la Spagna "ufficiale" lontana dalla realtà e dalle esigenze dei loro cittadini: prigioniera di un sistema, il liberismo economico, che non ha fra le sue variabili un prospero futuro dei cittadini ma il loro depauperamento a favore di pochi privilegiati esteri e interni: come finirà? Lì, come qui, o il potere cambia strada o il passaggio da una civica protesta di massa a una vera rivolta di massa sarà veloce e violento e sarà tanto più violento quanto più dura sarà la repressione.......... prevedo tempi duri per i riccastri!!!!
Questi due eventi sono collegati fra loro? E come? Lo sono: da un lato abbiamo la maschera tragica di un potere decadente e alla fine del proprio percorso (e proprio per questo ESTREMAMENTE pericoloso perché con qualche colpo di coda può fare enormi danni alla democrazia e alla libertà) di cui in Italia abbiamo la massima espressione di decadenza e dall'altro società abbandonate a se stesse che si ribellano, dopo aver pazientemente aspettato, e in parte creduto alle promesse fatte, che ci si accorgesse di essa e si provvedesse alla bisogna soprattutto per quanto riguarda il futuro dei giovani. Questa frattura si potrà ricomporre? Certo ma solo in due modi: o il potere si ravvede e attua il mandato ricevuto dai cittadini o si rinchiude a riccio e si trasforma in altro: in qualcosa che finora è rimasto sottotraccia ma che potrebbe venire alla luce e assumere un aspetto che tutti speravamo mai potesse ritornare .... e che poi potesse chiamarsi dittatura o altro poco cambia.

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