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lunedì 3 novembre 2014

Spagna, sondaggio “El Pais”: Podemos, partito degli Indignados, è il 1° partito

di F. Q. | 3 novembre 2014
Otto mesi per conquistare la politica spagnola. E’ questo il sorprendente risultato del partito degli indignados spagnoli, Podemos, secondo un sondaggio condotto da Metroscopia per El Pais. Se si andasse alle urne oggi, dicono i risultati, il movimento guidato da Pablo Iglesias conquisterebbe il 27% delle preferenze, ben 7 punti percentuali in più rispetto al Partido Popular dell’attuale premier Mariano Rajoy. Un tracollo del partito al governo che, rispetto ai risultati delle elezioni politiche del 2011, ha perso più della metà dei consensi, passando dal 44,6% al 20,7%.
L’insoddisfazione dei cittadini spagnoli nei confronti di Rajoy e dei suoi uomini di governo ha fatto sì che il Partido Popular rappresenti, al momento, la terza realtà politica del Paese, con i Socialisti che, nonostante abbiano subito una flessione di 2,5 punti percentuali rispetto al 2011, si troverebbero adesso al 26,2%. Ma il malcontento dell’elettorato non ha solo spostato i voti democratici verso altri partiti: il sondaggio registra un 20% di astensionisti e circa il 18% degli intervistati che hanno manifestato l’intenzione di votare scheda bianca.
In attesa dei calcoli di ottobre del Centro statale di ricerche sociologiche (Cis), che potrebbero confermare i dati forniti dal sondaggio, resta da capire se il successo di Podemos sia legato a un periodo di particolare malcontento del Paese, che vede nel partito degli indignados l’unica alternativa rispetto a una politica che lo ha deluso, o se davvero i consensi al nuovo movimento di Iglesias siano solidi e strutturati, trasformandolo in una alternativa concreta. Nel 2011, Podemos ha ottenuto 1,2 milioni di voti e 5 seggi in Parlamento, ma il trend, in vista delle regionali del 2014 e le generali del 2015, sembra in netto rialzo. A questo 27 % potrebbe aggiungersi, sempre secondo il sondaggio di Metroscopia, un ulteriore 8% di elettori del Partito Popolare, che si dicono disposti a dare il loro voto al movimento anti-casta di Iglesias.
p.s.
fossero in italia subito salterebbero fuori i difensori dello status quo, leggi giornalisti e sodali vari nonchè italioti vari plagiati e convinti di quello che dicono, a demonizzare e ridicolizzare il tutto..... l'abbiamo visto con Grillo e M5S, hanno programmi simili, che a ogni piè sospinto si trovano il fiato al collo dei branchi di iene, riuscendovi peraltro, pronte a sbranarli!! Ma la Spagna, per loro fortuna, non è l'Italia: c'è speranza ancora, per loro...

mercoledì 18 luglio 2012

E' la Spagna .... o l'Argentina?

.. quello che accade in Spagna i media qui non ce lo dicono, se non quando devono dipingere i "soliti" indignati violenti che si scontrano con la polizia: in pratica usano quelle immagini per spaventare qui i benpensanti sventolandogli davanti il "drappo rosso" dell'indignado nostrano, magari blackblock e anarco-insurrezionalista ( i notav che sono sempre dipinti come tali.. mentre in realtà son altro .. ben altro) .... ma qui esiste un problema: mentre in Grecia la protesta esplodeva fra i ceti emarginati dando vita a violenze fortissime che però hanno avuto la sola conseguenza di dividere la società greca in mille rivoli che hanno permesso ai soliti noti di mantenere il potere e continuare a consentire il sacco del paese; nel paese latino, invece, la situazione é ben diversa: perché, oltre ai minatori e ai vigili del fuoco e altre categorie sociali e lavorative, c'é un vivissimo movimento di protesta sociale che non fa della violenza una fine ma uno strumento ultimo perché nelle manifestazioni non sono certo i manifestanti a menare le mani per primi: e questo é un ottimo viatico per farsi spazio nella società; e, sempre a differenza della Grecia, in Spagna a farsi sentire sono ... le forze armate che "si associano alla protesta contro "lo smantellamento dei diritti che non avremmo mai dovuto perdere". E' quanto si legge in una nota dell'Associazione di categoria I militari, in quanto statali, sono colpiti dalla manovra del governo Rajoy che prevede l'eliminazione della tredicesima e la riduzione delle ferie. Il comunicato critica il governo, "a corto di idee" e sottolinea: "la nostra capacità di sopportazione ha un limite (e fossi nel Rajoy li ascolterei)" e per tacere della polizia (come a dire "non contate su di noi" per reprimere le proteste): pure loro non sono stati in silenzio... in pratica é una situazione "argentina" che si sta profilando nel paese spagnolo.... le proteste montano e il governo non sa che pesci pigliare essendo stretto fra i "doveri" verso banche ed europa e la crescente povertà dei suoi cittadini; d'altronde i numeri anche lì parlano chiaro: il 44% dei giovani pensa di andarsene o se ne sta andando (un fenomeno che si sta profilando é quello del "traversare il mediterraneo per andare nei paesi del maghreb arabo a cercare lavoro", quando si parla di IRONIA DELLA STORIA); gli sfrattati aumentano a dismisura (a maggio il 9%); le sofferenze per morosità bancaria volano (8.95%); la disoccupazione giovanile é al un giovane su due.... un quadro argentino appunto. Mancano solo le proteste con le pentole e i morti e feriti come nel paese latinoamericano e la similitudine poi é quasi perfetta. Che la Spagna diventi l'epicentro di uno tsunami sociale che travolgerà l'intera UE? Non lo so... però di certo la saldatura sociale fra indignados e lavoratori, pubblici e privati, per il potere finanziario (per sua natura elitario e allergico alle società democratiche sottostanti) e quello politico, suo alleato, non é certo una buona notizia: perché un popolo che sente il morso della crisi sulla propria pelle lo puoi abbindolare per un pò.. ma prima o poi si sveglia e quando ciò accade niente lo può fermare: questo gli abitanti della penisola a est della Spagna, notoriamente chiamata Italia, l'hanno dimenticato il giorno dopo il 1/1/1948: ci penseranno Monti e co a rinverdirgli la memoria?

giovedì 15 marzo 2012

jailhouse ...(per un) tweet

.. esatto. Mentre inneggiamo, insieme ai nostri politicanti, alle varie primavere, arabe e non; mentre guardiamo con speranza ai movimenti "indignados" nati e cresciuti in giro per il pianeta che mettono in discussione il "sistema" corrotto creato dal liberismo; mentre inneggiamo alle nuove tecnologie "strumento di libertà" che permettono di bypassare i filtri dei regimi autoritari (Cina, Iran, Siria, ecc.) in occidente le stesse tecnologie ... mandano in galera. Alcuni, presunti, appartenenti ai vari "occupy" americani, e non, saranno perseguiti (e probabilmente arrestati) dalla procura di new york che sta indagando sui .. tweet: si sui tweet che inviavano per comunicare fra loro. Folle vero? Siamo in regimi democratici e liberali; gli USA sono una società liberale dove, nella loro costituzione, c'é in primis la difesa totale della libertà d'espressione eppure proprio lì, nel centro dell'impero liberale (faro dell'occidente e degli occidentalisti che vi si richiamano spesso acriticamente) procure perseguono persone per quello che esprimono su un social network: non stiamo parlando di pericolosissimi terroristi qaedisti, ma di appartenenti a movimenti, innanzitutto pacifici, che mettevano (e mettono) in discussione il liberismo contestandolo attivamente perché, oggettivamente, c'ha portato all'attuale situazione che tutti abbiamo sotto gli occhi..... li si può biasimare perché si sentono fregati? Li si può perseguire perché dicono nelle piazze, e in rete, che questo sistema non gli paice e lo vogliono cambiare? Si possono perseguire persone, in un paese democratico o liberale, per il solo fatto di comunicare? E in europanon stiamo certo meglio: in tutti i paesi della UE ci stanno seriamente provando a imbavagliare la rete, con la scusa del copyright, e metterla sotto controllo dei governi. Che da molte parti si denunci la svolta autoritaria non é cosa nuova e non sono io certo il primo a dirlo e che non dev'essere la scusa per consentire eccessi siamo d'accordo, però ciò non toglie che in tutto il mondo occidentale i diritti umani e quelli sulla libertà di pensiero sono ancora riconosciuti e se non si fa nulla contro leggi e costituzioni i cittadini devono poter dire la loro, no?

lunedì 17 ottobre 2011

incidenti a Roma: show must go on......

E per finire non potevano mancare le recriminazione e la spettacolarizzazione dell'evento: come da manuale della comunicazione politica in una società mediatizzata come la nostra (al punto che se detto in tv dev'essere per forza vero.......) no ci poteva non essere la ricerca del fenomeno "black bloc" meglio se nostrano....... ma andiamo con calma. A leggere i media tradizionali, anzi no una piccola rettifica d'obbligo: in una delle due foto pubblicate anche da questo blog c'era un uomo vicino sia ai devastatori che alle forze di sicurezza... ebbene pare accertato che fosse un giornalista che faceva il suo mestiere..... osservare; ora detto ciò andiamo avanti. Dicevamo a leggere i media tradizionali pare che l'AISI, il servizio segreto interno, avesse avvisato in un report chi di dovere delle intenzioni del blocco nero, e ausiliari di complemento, del prendersi la scena a discapito degli indignados: o meglio loro l'hanno detto chiaramente... veniamo a roma a combattere la nostra guerra e l'hanno detto sui loro blog, community, chat ecc. tutte cose (ho controllato, é così) che anche uno sprovveduto poteva controllare, quindi:




  1. come mai no s'é fatto nulla?


  2. se era noto non si poteva creare un dispositivo tale che impedisse di far mettere a ferro e fuoco la capitale?


  3. Forse c'é stata una scelta politica di restare "passivi (o quasi)" con la speranza di prendere i classici piccioni con una fava, ossia di creare l'ambiente per poter far dire alla propria artiglieria mediatica (come di fatti é avvenuto) che "la sinistra prima li coccola e poi scopre la loro violenza folle anche a proprio discapito" da un lato e dall'altro mettere un bel bavaglio a un movimento che stava nascendo e poteva diventare pericoloso proprio perché non usava metodi violenti ma, da opposizione sociale seria, che comunque davano fastidio proprio perché evidenziavano i limiti della oligarchia al potere in questo paese e la sua ottusa indifferenza alle sorti dei milioni di persone senza un futuro?

C'é anche un altro aspetto, forse peggiore: la ricerca del "violento" da esporre come trofeo mediatico.. infatti le interviste fioccano e gli si da gli onori del palcoscenico permettendogli di scatenare emulazione e farsi pubblicità. Certo, dal punto di vista mediatico, é un ottimo servizio alla collettività il "far conoscere" anche fenomeni del genere am ci si dovrebbe rendere conto che, nonostante l'evidente condanna dei giornalisti che intervistano, in questo modo gli si fa pubblicità involontaria e dal punto di vista del proselitismo gli si fa da catalizzatore: in pratica si ottiene l'effetto opposto perché lo si umanizza e lo si riduce a fenomeno mediatico: era il caso? Si é mai pensato che permettendogli di parlare si fa passare un messaggio che é al minimo micidiale nei confronti del movimento indignado: li si costringe a scegliere fra i violenti e lo Stato.. ossia all'immobilità perché é chiaro che non sceglieranno i violenti (almeno nella maggior parte dei casi) ma non sceglieranno nemmeno lo Stato nelle sue forme politiche perché é lo stesso Stato che li ha ridotti con le pezze al sedere sovraccaricandoli di debiti e lasciandoli senza un futuro credibile e stabile... in pratica ll'immobilismo sociale e politico. Leggevo sui loro blog che stanno rientrando nel "locale" ossia stanno ricostruendo la trama a livello locale e intendono riprendere le azioni di disturbo del manovratore con le solite tecniche già viste, in pratica ricominciano daccapo mettendo da parte gli scontri di Roma e ricercando l'alleanza delle altre associazioni, ben 58, in modo in qualche modo da istituzionalizzarsi per un maggior riconoscimento sociale; ma il problema rimane: il 15/10 non può essere rimosso e la provocazione rimane.. si trovano nella stessa condizone in cui si trovò il movimento '77 quando si trattò di scegliere fra le br e lo stato e scelse .... di non scegliere decretando la propria fine e la propria marginalizzazione nonostante si fosse già allora compreso che si stavano butttando dei semi di cui oggi vediamo il frutto ... avvelenato.

giovedì 6 ottobre 2011

Io sono ..... il 99%


Cresce, cresce... il movimento del cosiddetto 99%, alias occupy wall street, da pochi peones all'inizio derisi e menati come tamburi sta diventando un vero incubo per le élite politiche e finanziarie al punto che anche il dormiente Obama, democratico per caso e a tempo perso liberale e democratico, si é svegliato e si è messo a cavalcare la protesta: sia chiaro non ci pensa nemmeno a portare la solidarietà fattiva nella piazza però li cita e afferma che "hanno ragione " a protestare e chiede ai ricchi di mettere mano alle tasche, sai che sforzo queste parole per l'uomo ritenuto, a torto o a ragione, "l'inquilino più potente del mondo"...... anche Bloomberg "s'indigna" e dice che hanno diritto a manifestare, peccato che la sua polizia si sta distinguendo per brutalità, violenza, trattandoli alla stessa stregua di delinquenti e terroristi (immagino che sia anche il comune sentire dei benpensanti, americani o italiani non cambia; li vedono proprio in questo modo salvo quando, chissà perché, giocano alla playstation; li fanno arricchire; usano i prodotti trend .... perché gli stessi terroristi e delinquenti diventano "good fellows"..) menandoli come tamburi o emanando divieti (l'ultimo é il divieto di usare il megafono .. ) o arrestandoli in massa senza ragione alcuna se non quella che non dovrebbero essere lì a dire la propria e pacificamente per giunta. Ma sta sorgendo un problema: a macchia d'olio il movimento si sta estendendo al resto del paese (sul sito del movimento ci sono le foto che lo provano) con modalità e attività simili. Cosa significa? Che se si salda il malcontento dei tanti disoccupati, dei giovani, del ceto medio, dei vessati dalle banche ecc. si alzerebbe uno tsunami tale che rischia di travolgere tutto e tutti nella società americana: altro che tea party e radicali (..) qui è la società vera americana, quella sta soffrendo davvero gli effetti della crisi, a essersi messo in cammino quindi proprio quel 99% escluso dalla tavola imbandita attorno alla quale siede l'1% che si sta ancora oggi staccando assegni milionari, dopo essersi cosparsa il capo di cenere per poter battere cassa e depredare, dissanguandole, le casse pubbliche di quel paese dopo aver rubato tutto il resto..... un sommovimento del genere, se non escono fuori personalismi e individualismi, é qualcosa di enorme, immenso é una società in cammino che ha compreso la truffa di cui é stata vittima nei passati 30 anni e non beatifica più la politica, delegando alla cricca di turno lo scegliere il destino, ma vuole partecipare e cambiarla dal profondo in una parola partecipare delle decisioni e smetterla una volta per tutte con il liberismo mercataro di rapina che li ha ridotti così.... questa é un america diversa: é un america che non rinuncia a costruirsi un futuro a misura d'uomo dove conta meno il profitto e più la crescita individuale e, perché no, la meritocrazia ma soprattutto é l'america che ha provato sulla propria pelle cosa significhi svegliarsi una mattina alzarsi e scoprire che, a causa di un algoritmo di un qualche borker di Wall street, ha perso: casa, lavoro, cure mediche, scuola ecc. e, non essendoci un Keynes o una Eleonore Roosvelt, ha capito che deve fare da sola e farlo subito se non vuole vedere i propri figli ridursi a stare peggio dei loro padri.... e, come se non bastasse, il modello cui si stanno richiamando non é tanto il movimento di protesta degli anni '60 ma proprio le primavere arabe, gli indgnados spagoli e, infine, l'intera società greca che strenuamente lotta per non farsi rubare anche le scarpe dalla troika di turno...... non posso che essere solidale con quei giovani, e non solo, perché hanno avuto il coraggio di di dire no al potere politico-finanziario: c'è solo da sperare che trovino sponde e orecchie attente e oneste nel loro paese e solidarietà e alleanze nel resto del pianeta, europa compresa, perché la globalizzazione liberista si combatte solo con globalizzazione della protesta per cambiare la società dalle sue radici.....

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