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lunedì 8 agosto 2016

La nuova norma ammazza web

Sei anni di carcere per i cittadini, i blogger e le testate che pubblichino anche una sola informazione in grado di violare i dati personali o di ledere l’onore e la reputazione di qualsiasi soggetto, con confisca del telefono, del computer e rimozione del contenuto obbligatoria. È questa la novità di agosto (in realtà del 27 luglio) della proposta di legge C 3139 (prima firmataria la senatrice Dem Elena Ferrara), che, con l’accordo di tutte le forze politiche, eccetto alcuni parlamentari di opposizione che ne hanno contestato l’applicazione, verrà votato dalla Camera a partire dal 12 settembre prossimo.
La norma che dovrebbe occuparsi di cyberbullismo, quindi teoricamente di tutela del minore, transitando alla Camera, con i relatori Dem Micaela Campana e Paolo Beni è divenuta, con i profondi ritocchi dei relatori e della Commissione riunite Giustizia e Affari sociali, una vera e propria norma ammazza web, che riguarda anche e soprattutto ogni maggiorenne che si affaccia alla rete internet. E sì, perché diversamente dalla disposizione originaria approvata anche dal Senato, che era incentrata principalmente sulla tutela del minore, il testo uscito il 27 luglio, è stato completamente stravolto, divenendo una norma repressiva sul web a tutti gli effetti.
Le Commissioni hanno approvato diversi emendamenti tra i quali questo testo: “2-bis. Ai fini della presente legge, con il termine ‘cyberbullismo’ si intende qualunque comportamento o atto, anche non reiterato, rientrante fra quelli indicati al comma 2 e perpetrato attraverso l’utilizzo della rete telefonica, della rete internet, della messaggistica istantanea, di social network o altre piattaforme telematiche. Per cyberbullismo si intendono, inoltre, la realizzazione, la pubblicazione e la diffusione on line attraverso la rete internet, chat-room, blog o forum, di immagini, registrazioni audio o video o altri contenuti multimediali effettuate allo scopo di offendere l’onore, il decoro e la reputazione di una o più vittime, nonché il furto di identità e la sostituzione di persona operate mediante mezzi informatici e rete telematica al fine di acquisire e manipolare dati personali, nonché pubblicare informazioni lesive dell’onore, del decoro e della reputazione della vittima”.
Nel testo e nelle altre disposizioni scompaiono i riferimenti ai minori al fine di delimitare l’ambito di applicazione della norma. In base a questa questa, qualsiasi attività, anche isolata (e quindi effettuata anche una sola volta), compiuta dai cittadini anche maggiorenni sul web conferisce la possibilità a chiunque (altra innovazione portata dalla Camera) di ordinare la cancellazione di contenuti, salva la possibilità che questa attività venga ordinata dal garante privacy. E chi non si adegua? Rimozione e oscuramento dei contenuti e sanzione sino a 6 anni di carcere. In pratica le attività di critica sui social network, attraverso blog o testate telematiche, farà scattare la possibilità di richiedere la rimozione del contenuto, dell’articolo, del messaggio, di qualsiasi cosa insomma sia presente sul web, con la possibilità di far bloccare il contenuto anche rivolgendosi al garante privacy.
Un blog scomodo, una commento troppo colorito sul forum, una conversazione un po’ ardita tra maggiorenni su Whatsapp, qualsiasi pubblicazione di dati a opera di maggiorenni, qualsiasi notizia data su un blog o su una testata, e che riguardano maggiorenni, ricadranno in quella definizione e saranno oggetto di possibile rimozione. Da Facebook a Whatsapp ai blog tutto viene inserito nella furia iconoclasta del legislatore pronto a punire le attività peccaminose dei maggiorenni sul web. Con buona pace del cyberbullismo sui minori che è divenuto un elemento del tutto residuale della norma. Un bavaglio in piena regola.
Per essere sicuri che chiunque potesse essere assoggettato a sanzione i relatori personalmente hanno pensato bene di far approvare una nuova norma (l’articolo 6 bis della proposta) che prevede per tutti i cittadini la possibilità di essere sanzionati con un reato che prevede il carcere fino a 6 anni, e – si badi bene – la confisca di tutto quanto sarebbe servito per commettere il reato. A opporsi a questa deriva sono stati solo un drappello di parlamentari del Movimento 5 Stelle, Baroni, Lorefice e Agostinelli, che si sono battuti duramente per il ritorno allo spirito originario della norma, ovvero alla tutela attraverso azioni di sostegno e di reazione rapida a beneficio dei minori. Senza però ottenere risultati a quanto pare, dal momento che a partire dal 12 settembre la Camera potrebbe varare definitivamente il testo uscito dalle Commissioni. C’è tempo fino all’8 settembre per emendamenti. Con la speranza che settembre non porti con sé, insieme al fresco, anche la prima norma liberticida per il web del 2016.
Da beppegrillo.it
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ogni tanto ci provano e ci riprovano.. e prima o poi ci riusciranno!

martedì 4 marzo 2014

Speciale/ Italia, ufficiale la censura su Internet

da punto informatico, serissimo giornale del mondo web, vi propongo questo articolo, pubblicato oggi, a firma di Paolo De Andreis che accende un riflettore sul "democratico" mondo dell'informazione italico.. sempre più vicino alla cina (ira, korea del nord, ecc. fate voi) che ai paesi civili.
Buona lettura
Roma - In Cina, chiunque voglia pubblicare un sito web deve essere registrato presso l'ufficio governativo competente. In Italia, da oggi, chiunque voglia pubblicare informazioni su un sito deve ottemperare a certe disposizioni e se lo fa periodicamente deve ottenere persino una serie di registrazioni ufficiali. E, proprio come in Cina, chi pubblica senza registrarsi incorre nel reato di stampa clandestina, che in Italia è punito con una sanzione variabile tra il mezzo milione di multa e i due anni di carcere (oggi depenalizzato).
Questo accade da oggi grazie alla nuova legge sull'editoria, varata il 21 febbraio da quello stesso Parlamento che era sul punto di approvare il DDL sui domini, in un testo ispirato al decreto Passigli e bocciato da tutti gli operatori del settore.
Anche in questo caso le critiche, gli avvertimenti e gli altolà non sono serviti a granché: il Parlamento in extremis prima dello scioglimento delle Camere ha dato il via libera ad una legge che non ha riscontro in Europa e che oggi entra formalmente in vigore (vedi anche quanto pubblicato da Interlex).La nuova legge (62/2001) ridefinisce il concetto di sito Internet che fa informazione, quindi praticamente ogni sito Internet, che viene ora considerato "prodotto editoriale" e, come tale, rientrante nelle disposizioni storicamente censorie della legge sulla stampa. Ogni "sito informativo" italiano rientra da oggi nella classificazione di "prodotto realizzato su supporto cartaceo, ivi compreso il libro, o su supporto informatico, destinato alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico".
La nuova legge riguarda dunque non solo i siti che pubblicano informazioni con cadenza periodica, che sono sottoposti ad un regime più oppressivo, ma anche tutti i siti che pubblicano informazioni e che, se non sono periodici, "se la possono cavare" inserendo sulle proprie pagine il nome e il domicilio dell'editore e l'indirizzo della locazione fisica del server.
I veri dolori sono riservati a quei siti che pubblicano contenuti periodicamente.
"Chiunque intraprenda la pubblicazione di un giornale o altro periodico - avverte infatti la legge sulla stampa - senza che sia stata eseguita la registrazione prescritta dall'art. 5, è punito con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a lire 500.000. La stessa pena si applica a chiunque pubblica uno stampato non periodico, dal quale non risulti il nome dell'editore né quello dello stampatore o nel quale questi siano indicati in modo non conforme al vero".
A scanso di equivoci, la registrazione di cui parla la legge consiste nell'assunzione/individuazione di un direttore responsabile che abbia i requisiti per essere iscritto all'Ordine dei Giornalisti o agli elenchi speciali per le testate specializzate e che "controfirmi" la registrazione del sito presso il tribunale della città ove risiede "l'editore".
Al di là delle pulsioni censorie da cui la legge nasce, analizzate nelle pagine successive di questo Speciale, la nuova normativa sferra un colpo al cuore di tutti i siti italiani, anche di quelli nati dalla passione di chi li alimenta con un lavoro spesso mal o non remunerato, a quelli che nascono dalla fornitura gratuita di contenuti da parte dei lettori-contributori e a tutti quelli che, per una ragione o l'altra, non possano designare un direttore responsabile.
Non solo, i siti che fanno dell'informazione periodica un "contorno" alle attività principali, come molti portali, sono costretti a trasformarsi de facto in "testate registrate", anche se le informazioni pubblicate sono in realtà prodotte, come spesso accade, da terze parti.Per tutti coloro che non hanno già provveduto alla registrazione del "periodico", da oggi scatta il reato di stampa clandestina. Starà alla magistratura rendere efficace la legge provvedendo al sequestro dei siti e alla comminazione delle sanzioni.
L'italiano che pensasse, vista la mala parata, di spostare i suoi contenuti su un sito all'estero non avrebbe sorte migliore. Il "prodotto editoriale", infatti, sarebbe comunque considerato "italiano" se i contenuti vengono spediti sul server di pubblicazione dall'Italia o se vengono "trasmessi" in Italia. La legge dunque tende a penalizzare i siti italiani che devono vedersela con concorrenti internazionali, siti che in Europa o negli Stati Uniti prosperano senza queste limitazioni alla libertà di stampa.
Non contento, il Parlamento ha anche imposto con questa legge una nuova responsabilità ai provider, fornitori di hosting per i server che ospitano i siti italiani.
Questi, infatti, sono da considerarsi inclusi nella disposizione secondo cui "chiunque in qualsiasi modo divulga stampe o stampati pubblicati senza l'osservanza delle prescrizioni di legge sulla pubblicazione e diffusione della stampa periodica e non periodica, è punito con la sanzione amministrativa da lire duecentomila a un milione e duecentomila".
Ma perché il Parlamento ha approvato tutto questo? In teoria, e il resto della nuova legge lo conferma, per estendere alle imprese editoriali online (e non si parla tanto di piccoli siti e associazioni quanto invece delle grandi aziende che oggi online incontrano notevoli difficoltà economiche) i contributi già previsti per le pubblicazioni stampate.Con nuove forme e nuovi fondi, infatti, la legge prevede che una serie di giornali online possano essere oggetto di contribuzioni pubbliche che consentano loro di tenere in piedi attività che da sé in piedi non starebbero, proprio come avviene da decenni nel mondo della carta stampata. Il tutto sulle spalle del contribuente.
Da segnalare, per completezza, che questa legge non è stata approvata in Aula dal Senato ma direttamente dalla Commissione Affari Costituzionali in sede deliberante. In quella occasione, il 21 febbraio scorso, è stato registrato l'accordo sostanziale di tutti i gruppi parlamentari. Con lo stesso appoggio praticamente unanime, d'altro canto, doveva passare anche il DDL sui domini, bloccato solo dallo scioglimento delle Camere.
In Italia esiste una stampa clandestina, che viene così definita non perché istigatrice alla violenza, all'omicidio o al ribaltamento delle istituzioni repubblicane. No, la stampa clandestina oggi in Italia è quella che non paga annualmente le gabelle di Stato all'Ordine dei giornalisti, quella che non si iscrive all'Albo o non risulta dalle liste dell'Autorità delle telecomunicazioni. Quella, insomma, che vive di quanto sancito dall'art.21 della Costituzione della Repubblica che recita con la massima chiarezza: "La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure".
Principi che sono stati disattesi in questi decenni per compiacere la corporazione giornalistica, e consentirle di rimanere tale, e per agevolare la commistione tra i grandi interessi economici e la stampa. L'imposizione di un esame per ottenere la qualifica di "giornalisti professionisti" è strumento che da solo può garantire che i diritti speciali corporativi non cadano in mani "sbagliate" e che nelle fila dell'Ordine entrino solo persone che corrispondono a determinati parametri.
Le progressive pugnalate alla libertà di stampa inflitte dalle leggi italiane sembrano uscite dall'orwelliana "Fattoria degli Animali". Una fattoria dove i maiali al potere riescono ad imporre agli altri animali il tradimento dei principi su cui è sorta la loro comunità. Quando cioè al principio "siamo tutti uguali" si aggiunge impunemente "ma alcuni sono più uguali degli altri". Allo stesso modo i giornalisti che scelgono di aderire all'Ordine sono - spesso loro malgrado - come i maiali orwelliani, protetti da leggi speciali che li differenziano dalle oche e dagli altri esseri minori che popolano la fattoria. Leggi che li rendono inevitabilmente complici del soffocamento della libertà di stampa e di espressione nei confronti del "cittadino semplice".
La nuova legge sull'editoria sposta ulteriormente l'equilibrio fasullo su cui si è finora retta la corporazione, portando il baricentro sulla Censura. Non esiste un altro termine per descrivere una norma che impone a chiunque si esprima liberamente sul Web di farsi riconoscere, più di quanto già non faccia la presenza di un dominio Internet, con la sua registrazione, o di un sito gratuito, con l'hosting da parte di un provider.
Come non definire censura una legge che impone ai provider di essere cani da guardia sulle attività dei siti ospitati, perché rischiano di essere ritenuti corresponsabili di pubblicazioni clandestine? Una misura che da sola basta a porre l'Italia al di fuori del contesto internazionale, dove i provider, sostanzialmente, non rispondono dei contenuti che girano sul proprio network e di cui non hanno cognizione.
E così come è censura imporre ad un sito di esporre certe informazioni, facilmente recuperabili altrove e con pochi clic, o con qualche telefonata, è censura ancor più grave imporre ad un sito di registrarsi come periodico telematico. Una registrazione che contempla, sarà un caso?, una gabella da versare all'Ordine dei giornalisti da parte dell'editore o del direttore responsabile, o perché giornalista professionista, o perché pubblicista o perché iscritto in un "elenco speciale".
E per non farci dimenticare da che parte sta, e per chiarire a tutti cosa c'è in ballo, è arrivata ieri pomeriggio anche una ennesima delirante dichiarazione del segretario della Federazione nazionale della Stampa, il sindacato dei giornalisti della corporazione. Paolo Serventi Longhi, riferendosi alla nuova legge sull'editoria, ha esultato: "Finisce così, almeno in Italia, l'assurda anarchia che consente a chiunque di fare informazione on line senza regole e senza controlli e garantisce al cittadino-utente di avere minimi standard di qualità di tutti i prodotti informativi, per la prima volta anche quelli comunque diffusi su supporto informatico".
Non una parola, naturalmente, sul fatto che proprio questo sistema di censura, questa mostruosità giuridica oggi vomitata sulla Rete, abbia fin qui prodotto un giornalismo sciatto, ignorante e arrogante ben oltre il limite della volgarità.
Che tutto questo rappresenti una censura è dunque evidente. Che lo sia non solo per principio ma anche all'atto pratico ci vuole poco a dimostrarlo.
Provatevi, se non l'avete ancora fatto, a pubblicare un vostro notiziario su carta e da oggi anche online senza registrazioni ufficiali. Se la magistratura farà il suo dovere, sarete inquisiti e condannati, il vostro giornale sarà sequestrato, proprio come accade oggi in Cina e Malaysia.
Succede, è successo. E ora potrà succedere anche online grazie ad un Parlamento italiano che in Europa si è dimostrato in questi anni il più colpevolmente ignorante di cose della Rete.
E tutto accadrà, ancora una volta, alla faccia della Costituzione repubblicana e del principio ivi sancito: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione".
Viva l'Italia!

p.s.
... che ne dite? Siamo davvero in pericolo, qui; e che dire dell'AGcom che surettiziamente si è infilata nel vuoto di potere per decidere in via amministrativa della vita e della morte del web? Per fare un esempio: ha fatto levare, pensa sanzioni salatissime, l'annuncio della candidatura di un prof universitario sardo dal sito della sua università, peggio di così. Può anche essere che questo blog, chiuda... per la gioia dei grandi e dei piccini.

mercoledì 19 giugno 2013

Il Presidente Giorgio Napolitano: troppa libertà sul Web, offendono la mia onorabilità

.....esatto. Il Capo dello Stato, se sarà confermata la news, ritiene che in rete, sul WEB per intedersi, ne offendono la sua onorabilità: se è così è cosa riprovevole perchè l'Alta funzione ricoperta è uno dei perni delle Istituzioni repubblicani, anzi l'utimo perno credibile ancora...... VA REPRESSA NEI MODI E NELLE FORME PREVISTE DALLA LEGGE; ma altra cosa invece è se si vuole intendere che sul WEB si parla in libertà e che qualcuno esagera e insulta e si prende questa minoranza incivile per dare una lezione a chi in rete, non avendo altri modi per far sentire la propria voce nel modo tradizionale, semplicemente dice la sua.
Non sarebbe la prima volta che accade: da anni la politica italiana ci prova; a aprtire dal DDL Levi dell'Ulivo ai giorni nostri è tutto un cercare un modo per tacitarla e tacitare chi dice la sua in maniera civile e democratica ..... forse perchè si teme il semplice fatto che il cittadino si esprima? O forse perchè il paese ufficiale mal sopporta qualunque voce dissonante dal coro genrale che di volta in volta incensa il messia di turno che dovrebbe salvarci dal disastro, per poi scoprire che ha fatto più danni del suo predecessore? Sarebbe grave se fosse così: ci metterebbe allo stesso livello di paesi come la Corea del Nord, la Cina, l'Iran e .. ora, solo ora, la Turchia (e non è finita) e non è un bel viatico per un paese che da lezioni di democrazia agli altri: in casa propria è una musica altrove ne suona un altra... qualcosa non va.
Ci sarà o no un motivo per cui in rete sbucano fuori cose che criticano, per usare un eufemismo, la politica? E' credibile una politica che è autoreferenziale, auto-assolvente, a personam, ecc.? Ci sarà o no un motivo per cui i pentastellati hanno preso i voti che hanno preso alle ultime elezioni (anche se li stanno perdendo alla stessa velocità grazie alle talebanate del vertice)?
E' credibile una politica corrotta, collusa, ecc.? E perchè mai difenderla a tutti i costi legittimandola? e perchè mai anzichè spingere per allargare il controlo democratico dei cittadini li si spinge in mano ad oligarchie chiuse e per giunta infiltrate da interessi terzi non sempre controllabili e chiari e trasparenti come le lobby finanziarie?
Se non è credibile allora perchè non al si spinge a mettersi da parte a usicre dalle istituzioni?
Ci sono leggi e codici per chi offende e calunnia le si applichino. Ma non si prenda a spunto alcune cose per fare i conti con tutto il WEB italiano: sarebbe una cosa grave come dicevo, anche perchè non può essere fermato: lo elimini di qui e rispunta altrove: partita persa; meglio invece capirne funzioni e senso; meglio rendere trasparenti le politiche; meglio evitare inciuci; meglio far entrare l'etica  in politica anzichè mettere in galera chi dissente: lo si rende eroe e martire e basta... anzichè monitare, e qualche volta smentire per poi rimonitare sullo stesso argomento, si faccia il proprio lavoro e lo si faccia bene nell'interesse del paese e non di élite piccole pur se potenti. Il muro, l'argine, mondiale eretto a difesa di chi comanda e di chi tira i fili sta crollando: meglio prenderne atto e aprire le porte prima che le stesse vengano abbattute dal prossimo tsunami che potrebbe essere stavolta "non" elettorale ma sociale .... sarebbe una cosa pessima tagliare l'ultima valvola di sfogo: una democrazia matura non teme nè insulti nè dissensi perchè se fosse così non sarebbe più una democrazia ma "altro": una cosa che per ora non si può definire meglio ma il cui odore è pessimo..... una cosa che in questo paese abbiamo già vissuto dolorosamente e per cui proprio la generazione del Presidente ha contribuito personalmente ad eliminare dando a tutti un sistema democratico: speriamo ..... nel frattempo sul blog di Andrea Malvilla (e non solo) una prima risposta c'è stata: non completamente condivisibile nei toni ma nella sostanza si, eccome......

giovedì 15 marzo 2012

jailhouse ...(per un) tweet

.. esatto. Mentre inneggiamo, insieme ai nostri politicanti, alle varie primavere, arabe e non; mentre guardiamo con speranza ai movimenti "indignados" nati e cresciuti in giro per il pianeta che mettono in discussione il "sistema" corrotto creato dal liberismo; mentre inneggiamo alle nuove tecnologie "strumento di libertà" che permettono di bypassare i filtri dei regimi autoritari (Cina, Iran, Siria, ecc.) in occidente le stesse tecnologie ... mandano in galera. Alcuni, presunti, appartenenti ai vari "occupy" americani, e non, saranno perseguiti (e probabilmente arrestati) dalla procura di new york che sta indagando sui .. tweet: si sui tweet che inviavano per comunicare fra loro. Folle vero? Siamo in regimi democratici e liberali; gli USA sono una società liberale dove, nella loro costituzione, c'é in primis la difesa totale della libertà d'espressione eppure proprio lì, nel centro dell'impero liberale (faro dell'occidente e degli occidentalisti che vi si richiamano spesso acriticamente) procure perseguono persone per quello che esprimono su un social network: non stiamo parlando di pericolosissimi terroristi qaedisti, ma di appartenenti a movimenti, innanzitutto pacifici, che mettevano (e mettono) in discussione il liberismo contestandolo attivamente perché, oggettivamente, c'ha portato all'attuale situazione che tutti abbiamo sotto gli occhi..... li si può biasimare perché si sentono fregati? Li si può perseguire perché dicono nelle piazze, e in rete, che questo sistema non gli paice e lo vogliono cambiare? Si possono perseguire persone, in un paese democratico o liberale, per il solo fatto di comunicare? E in europanon stiamo certo meglio: in tutti i paesi della UE ci stanno seriamente provando a imbavagliare la rete, con la scusa del copyright, e metterla sotto controllo dei governi. Che da molte parti si denunci la svolta autoritaria non é cosa nuova e non sono io certo il primo a dirlo e che non dev'essere la scusa per consentire eccessi siamo d'accordo, però ciò non toglie che in tutto il mondo occidentale i diritti umani e quelli sulla libertà di pensiero sono ancora riconosciuti e se non si fa nulla contro leggi e costituzioni i cittadini devono poter dire la loro, no?

sabato 2 luglio 2011

Raccontiamo la storia .... valutate voi

Quale connessione c'è fra l'agcom, il bavaglio alla rete attraverso provvedimenti amministrativi anziché giudiziari come dovrebbe essere, la7, Santoro, il terzo polo tv, la rete di comunicazioni che improvvisamente, da un giorno all'altro, tolta prima e poi ridata alla telecom la rete telefonica in nome di un servizio universale che non esiste più? Già qual'è la connessione? Proviamo a ricostruire. Se fosse vero siamo davvero tutti in pericolo in questo paese: altro che libertà e democrazia.

  1. Da tempo quelli di Agorà digitale premono e raccolgono firme per impedire che non sia l'agcom ma l'autorità giudiziaria, come dovrebbe essere in un paese di diritto democratico occidentale, a decidere se chiudere in tutto o in parte siti in rete perchè violano chissà quale copyright o abbiano contenuti non approvati ufficalmente: saremo il primo esperimento di censura in itinere del mondo occidentale; in pratica l'agcom diventerà un poliziotto per i difensori del copyright con poteri straordinari senza alcuna garanzia per gli interessati dal provvedimento. Ma come mai? Forse perché si teme che, se non si procede subito al massimo entro luglio, passata l'estate i poteri che contano possano essere meno tutelati in rete perché per i padroni, anzi il padrone dei media tv, la rete è una zona off limit e quindi se non la si controlla strettamente la situazione potrebbe sfuggire di mano in caso di cambio di maggioranza (ce li vedete quelli del pdmenoelle a fare la rivoluzione per difendere le libertà digitali viste le critiche che spessissimo gli vengono mosse, io no)? Meglio mettere tagliole subito: in modo da tutelare non tanto che so i cittadini o i bambini .... ma i grandi proprietari di copyright e, dietro di loro, i grandi media: figure che coincidono fra loro nel caso italiano data la concentrazione in pochissime mani dell'industria culturale e mediatica.
  2. ora proviamo a immaginare cosa potrebbe accadere se un giornalista come Santoro si mette a fare programmi online in streaming senza alcun controllo o direttiva o altro. In Rai era una spina nel fianco ma in rete ha praterie intere da cavalcare senz'alcun controllo governativo e sodale ad esso: che fare? Ecco allora a tambur battente il bavaglio preventivo nascosto dietro la difesa del copyright!!!!!
  3. e come mai Santoro è costretto ad andare in rete e non su la7 come tutti credevamo? C'entrerà per caso la norma prima messa in finanziaria e poi tolta che imponeva a Telecom (proprietaria delle rete fisica telefonica italiana grazie ai governi del centrosinistra degli anni '90) la dismissione della stessa rete verso una società sotto controllo pubblico (come Terna per l'elettricità ad esempio), norma che, guarda caso, sparisce nel momento in cui la7 annuncia la rottura delle trattative proprio con Santoro (chiudendo definitivamente il discorso su un terzo polo tv alternativo a raiset)?

A pensar male non sarà corretto ma difficilmente si sbaglia visti i tempi che corriamo in questo paese dove oltre ad evidenziarsi un distacco sempre più netto fra paese ufficiale e paese reale c'è anche un accentuazione di una deriva antidemocratica liberticida che finora sembra inarrestabile e che ci avvicina più ai paesi del maghreb pre-primavera che a un paese liberal-democratico quale dichiariamo ai quattro venti di essere; un cancro si è diffuso in tutte le istituzioni del paese (cancro facile da individuare se cominciamo a mettere insieme tutti i tasselli che da anni ibchieste giudiziarie e giornalistiche hanno evidenziato mettendo sotto i riflettori come, piazzando gli uomini giusti al posto giusto, un intero paese sia asservito al volere di pochi o di una persona...) senza che nella società ci siano moti d'indignazione, preoccupazione e mobilitazione tali da mettere in risalto che è in gioco il destino del paese nel quale viviamo tutti noi ....

sabato 11 giugno 2011

Virtual Schengen Border........

Sapete cos'é? E' l'applicazione in salsa europea del Great Firewall cinese con il quale un miliardo e rotti di cittadini di quel paese sono prigionieri del regime. Il LEWP del Consiglio UE ha finito il proprio lavoro e ha partorito questa mostruosità: per carità l'intento é più che lodevole perché nasce con lo scopo è quello di combattere le pedopornografia e altri crimini attraverso un sistema di filtraggi di siti e link che dovrebbero impedire a questi siti .... meglio di così non si può. Peccato che la cognizione di "crimine" sia alquanto vaga soprattutto se un entità sovranazionale come la UE e il suo Consiglio, non elettivo, è la sola a definirla. L'impressione che se ne ricava é che questa discrezionalità rischia di far diventare lo spazio Schengen, sia pur virtuale, infra euopeo simile all'area cinese: un enorme recinto con dentro i buoi prigionieri e fuori i pascoli inaccessibili ...... un pò come accadde ai tempi delle enclosures che determinò la fuga verso le città di milioni di contadini diseredati e miserevoli dando l'avvio, come affermano con enfasi gli epigoni del liberalismo, all'industrialismo e mettendo sotto il tappeto le condizioni miserrime in cui questi vivevano. E' vero che la rete non ha limiti e c'é sempre il modo di superare limiti e confini imposti ... c'é sempre e le rivoluzioni maghrebine l'hanno dimostrato: però attenzione che quello che si sta profilando non avviene in paesi dittatoriali comunisti ma in paesi liberali e cosiddetti democratici che si ergono a difensori di principi che loro per primi calpestano. Perfino i fornitori di accesso, quasi tutti privati, sono contrari perché sanno che la rete ormai è così estesa che qualche buco c'é sempre; e poi come mai, di fronte a crimini gravissimi e di grande pericolosità sociale, li si nasconde anziché combatterli? Troppe domande senza risposta e troppi lati oscuri che puzzano di "controllo" sulle libertà individuali: non penseranno di farci arrivare a quel "piccolo centimetro di carta - "igienica" - sul quale scrivere la propria anima libera?

venerdì 28 gennaio 2011

Finché .........

Oggi, come ho detto in un commento a un precedente post, un mio caro amico inglese, professore di medievalistica in un notissimo College del paese natio, é venuto a studiare e, conoscendolo capisco il modo discreto con cui me l'ha posta, mi ha fatto la domanda delle cento pistole (....): ma che vi é preso in questo paese? Cosa mai potevo rispondergli che già non sapesse dai media se non il più classico "che ti devo dire di tutto di più, ricordate lo slogan? "? E voi cosa gli avreste risposto una volta che l'imbarazzo fosse passato per la domanda peraltro giusta?Ieri la trasmissione di Santoro ha toccato un altro picco di ascolti: 25.72%. Si é anche consumato l'ulteriore scontro fra Santoro e l'azienda "pubblica" nei costi ma "privata" nella gestione: un tentativo di censurare in diretta il conduttore in nome del mitico contraddittorio che altrove non viene nemmeno preso in considerazione ma diventa "sacro" quando si esce dai binari predefiniti da chi comanda davvero. Quale azienda mediatica saboterebbe una trasmissione che gli fa incassare tanti milioni di euro e per di più mette il naso laddove il potere non vuole? Negli USA gli avrebbero fatti tappeti rossi e, coprirebbero d'oro lo staff della trasmissione, negli USA... da noi no. Da noi, anche se é un azienda pubblica quindi di tutti quelli che pagano il canone, invece da fastidio chi esce dal coro di fondo; da fastidio chi fa domande. Viene escluso: cosa ne sappiamo, ad esempio, a livello nazionale che ieri Massa, la città dove vivo, é stata inondata letteralmente di tute blu che protestavano contro la chiusura di fabbriche su fabbriche in fuga verso lidi meno onerosi? E cosa ne sappiamo a livello nazionale delle proteste dei precari che continuano nonstante il veto mediatico? Nulla, assolutamente nulla: fanno parte di quei non luoghi che la politica, e suoi sodali, ignora volutamente. Cosa conta davvero? Salvare le reali kiappe dalle rivelazioni delle "ospiti" di casa (che fra loro ne dicono di cotte e di crude, dopo aver annotato puntualmente il dovuto in controprestazione ..... pecunia non olet come sempre) e prendere a spunto questa indagine per regolare i conti definitivamente con la Magistratura che si deve occupare di comuni mortali e NON dei signorotti rinascimentali che si ritengono al di sopra di tutto e tutti (ahhhh caro Orwell avresti mai immaginato che in quel futuribile e mirabile romanzo, che dedicasti all'unione sovietica giustamente denunciandone i mali e i punti oscuri, che é "la Fattoria degli animali" .. avresti mai immaginato, dicevo, che quel motto "tutti gli animali son eguali, ma i maiali sono più eguali degli altri" in un paese non totalitario ma permeato di autoritarismo "democratico" avrebbe, o rischia di, trovare la sua piena esplicazione e applicazione?) e che, però, temono che i sudditi propri possano aprire gli occhi su quanto gli accade intorno e, magari, ribellarsi comprendendo che il miraggio della promessa di continuare a non pagare le tasse e continuare a fare i propri affari in santa pace comporta come controprestazione la perdita della propria libertà di azione, pensiero e parola soprattutto in una prospettiva futura dato che l'entrare in conflitto con un capetto é sempre possibile: e non sempre si é abbastanza avvenenti da circuirlo......... per ora, essendo parte dell'ideologia (perché checché se ne dica una ideologia di base c'é eccome ed é quella che "arricchirsi, anche a scapito altrui, é una figata) corrente, invece continuano a chiudere gli occhi e a fidarsi del "contratto" stipulato con loro di non mettergli le mani nelle tasche (falso perché attraverso le manovre sull'iva e sulle tasse indirette le mani nelle tasche, anche degli evasori, le mettono eccome ......... e ancora non é entrato in vigore il "federalismo" in salsa leghista che aggiunge un livello ulteriore di tassazione cui gli enti locali, affamati come sono dai tagli governativi e pressati dai cittadini che si aspettano i servizi "efficienti ed europei", ricorreranno a mani basse per recuperare soldi, e allora addio evasori.....) né di introdurre tasse patrimoniali, orrore, o sulle rendite finanziarie (men che meno la Tobin tax sulla speculazione), altro orrore, e né rendere efficiente la macchina statale in nome del gattopardesco "nulla cambi". Ma siamo sicuri che all'amato Capo faccia così paura solo lo scandalo "escort/ragazzine"? No, credo che ci sia altro: in arrivo ce ne altri di processi e sa benissimo che se cede su un punto poi dovrà farseli tutti .... e pagare come tutti quando sbagliamo. E' questo il problema: non se lo può permettere, punto e basta. Crollerebbe tutto il castello di carta mediatico faticosamente costruito in questi anni e le milionate spese (in acquisto di uomini, spin doctor, avvocati, e quant'altro ..... per non parlare dei tanti compromessi raggiunti con figure "grige" del potere, ufficiale e non ..... e mi fermo qui) andrebbero in fumo: e nessuno ci starebbe a una disfatta del genere; é chiaro che le proverebbe tutte, e lo sta facendo, per evitare una tale tragedia, economica oltreché personale, anche sovvertendo la Costituzione e i principi liberali e democratici (dei quali il principale é la separazione dei poteri e la loro indipendenza reciproca) tanto sbandierati in giro.... finché, invece, rimarrà sul podio (ci piaccia o meno rimarrà ancora per molto) il blocco sociale che lo sostiene può dormire sogni tranquilli davanti la tv...... e gli altri? gli altri chi? Quelli che sono nel mondo reale, noi in pratica, semplicemente NON esistono, non contano nulla e rimarrano sempre sullo sfondo sociale a rimirare la tavola imbandita, con i soldi di quei pochi che le tasse le pagano tutte dalla prima all'ultima, e chi vi si abbuffa (naturalmente, anche se marginalmente, a questa tavola non ci sono solo gli adepti e i seguaci ma anche quelli che aspirano a dargli il cambio alla guida del paese e che comunemente si autodefiniscono "sinistra" ma che, in realtà, altro non sono che esponenti del berlusconismo dal volto umano) incurante della crescente povertà, disagio, frustrazione che aumenta intorno a loro ......... purtroppo nemmeno le brioches possono dargli perché costano .....

giovedì 23 settembre 2010

Il diavolo é nei dettagli...

Direte che c'azzecca ma un significato ce l'ha eccome. In Spagna Youtube (Google) ha vinto la causa telecinco (Mediaset) per il copyright. Perché é importante? Perché la causa intentata da Telecinco (Mediaset) avrebbe potuto chiudere per sempre la libera espressione di chi vi fa l'upload di proprie produzioni: é vero che é successo che filmati della società commericale erano stati riversati sul "Tubo" ma é anche vero che insieme a quelli c'erano altri filmati di produzione amatoriale (non tutti condivisibili, sia chiaro ad esempio quelli sul bullismo o le bravate ma almeno in questo modo si vengono a sapere mentre altrimenti nessuno ne verrebbe a conoscenza e mentre i benpensanti ipocriti potrebbero cullarsi nel "va tutto bene" la realtà, come tutti sappiamo, è ben diversa), videoblog, e quant'altro che a fronte della pochezza, voluta, della tv genralista rischia di diventare, in Spagna come da noi, una pericolosissima alternativa all'ipnosi indotta dal potere che, soprattutto da noi, ha innescato un torpore sorprendente nella maggioranza della popolazione: ci si guarda cagnesco e non si capisce che i problemi sono gli stessi come le ansie, le paure, i timori, e le frustrazioni; cose indotte da una società atomizzata e market oriented dove l'individuo è immerso nell'oceano come un isola in mezzo a miliardi altre senza alcun collegamento; logico che non avendo punti di riferimento gli individui accumulano frustrazione e stress oltremisura ma non sa con chi prendersela perché il vero target sfugge: il feticcio del mercato, questa entità immota e immonda che da noi é diventata il paravento dietro il quale tutto si può fare e qualunque nefandezza è giustificata. Si sa che l'essere umano, per quanto lo comprimi su se stesso, trova sempre il modo di uscire dall'angolo: ecco oggi in questa società a pezzi l'ultimo lembo di espressività é la rete, dove si può almeno dire la propria e far sentire il proprio urlo nel deserto..... ed ecco perché la vogliono imbrigliare e imbavagliare e con essa la "singolare" espressività verbale e mediatica di noi tutti. Io non mi accontento di prendere dalla tv, censurata e filtrata, tutto come oro colato, e voi?

mercoledì 15 settembre 2010

La Rai siete tu....... ahahahaah

Si parla tanto della legge bavaglio, che pur è praticamente pronta, ma delle vie surrettizie in base alle quali le pochissime, ormai, trasmissioni di "approfondimento" non devono avere pubblico "attivo o partecipativo" e gli ospiti devono essere preventivamente approvati dalla Direzione Generale della RAI (in mano a fedelissimi del Nostro); é chiaro che in questo modo i giornalisti sono ulteriormente limitati nella loro azione per via amministrativa (non potendo ancora farlo per via legislativa) pena la chiusura del programma d'ufficio: pensate un pò credo che nemmeno nel peggiore dei mondi possibili ci sono norme così, immaginarsi da noi dove c'é un leader che ci ama e fa di tutto affinché siamo felici e liberi..... mi veniva in mente uno sketch di Sabina Guzzanti dove, imitando il Nostro, gli faceva dire che era giunta a sua conoscenza che nel nostro paese c'era una persona che controllava tutte le fonti d'informazione (...) e che l'impegno era che lo cercassero... si capisce perché in questo paese, dopo aver vissuto 50 anni di strapotere democristiano, ci sorbiamo 20 di berlusconismo? Perché ce lo meritiamo, tutto qui. Che ne dite di non pagare il canone tv, tanto per cominciare?

sabato 27 marzo 2010

raiset: meglio di tafazzi..

guerra di dati in casa raiset, mentre si parla di 13% di share (e di conseguente perdita netta di telespettatori per il duopolio) c'è chi contesta e da cifre opposte: ci credete che solo il 2% e rotti hanno visto raiperunanotte? Personalmente no però può darsi che laverità sia un'altra: ormai si sono arroccati a difesa del fortino del Capo e pur di tenere fede alla disinformatjia sono capaci di tutto come già hanno ampiamente fatto finora distorcendo le news o non dandole affatto; perché quindi credere che siano affidabili quando danno i numeri? E realmente credete che lasceranno fare a Santoro, Floris e Dandini i loro programmi? Non capite ancora che hanno raggiunto e superato le gesta di Tafazzi?



giovedì 25 marzo 2010

A morte Santoro? Ho capito bene?

Avete visto raiperunanotte? Avete sentito i militanti del partito dell'amore? E che dire del parallelo fra i due Capi? E dell'aria che si respira? Vi sembra di vivere in un paese normale dove tutti si amano? Se si allora andate oltre e continuate verso altri blog molto più interessanti che ci sono ... se no invece allora cominciate a riflettere sulla domanda se siamo più lontani da Washington o da Mosca? Si vota in entrambe le capitali e c'è un Parlamento in entrambi e in entrambi c'è possibilità di protestare (anche duramente) con una piccola differenza: a Mosca fa tutto parte di un gioco concertato perché anche l'opposizione ne fa parte e non morde come dovrebbe essere mentre invece a Washington Obama sta sudando sette camicie solo per dare una parvenza di assistenza ai poveri (circa 50 milioni) grazie ai repubblicani che gli stanno dando filo da torcere tenacemente. Allora ve la siete dati la risposta? Il sistema medievale vigente da noi non è di ora ma da sempre perchè la cosiddetta società civile (entità astratta) non ESISTE. La china che il paese ha preso non è piacevole e, anche se ci sono forze sane, ci mette nel novero dei paesi sudamericani più che in quello dei paesi civili e realmente democratici che ci sono lontani anni luce. Siamo un paese che l'anno scorso ha avuto 380 mila occupati in meno e siamo un paese dove la crisi è sparita e siamo un paese dove diamo soldi alle banche che non fanno nulla per aiutare i piccoli artigiani e le famiglie e siamo un paese dove il carovita morde e nessuno fa nulla. Ecco cosa siamo. Si andrà a votare tra poco: non dimentichiamo chi ci ha ridotti così ...... dal centro sinistra del 1992 a oggi. Non vado matto per Santoro ma non ha inventato nulla di nuovo: trasmissioni come la sua negli USA sono all'ordine del giorno, anche da parte della destra, ma nessuno si sogna nemmeno alla lontana di chiuderle se fanno audience.... negli USA

martedì 12 gennaio 2010

Un disegno di legge e la rete non c'è più....

Ogni occasione è buona.. ogni occasione è giusta affinchè la censura possa calare sulla rete internet. Come molti siti denunciano ormai è quasi cosa fatta: è passato al Senato ora è all'esame della Camera il disegno di legge sulla sicurezza il quale fra le pieghe degli articoli e dei commi nasconde il tanto agognato bavaglio sulla rete non certo avvicinandoci ai paesi avanzati occidentali ma a paesi come Iran, Cina, Cuba ecc... in forza di cosa? In nome dell'istigazione a delinquere, dell'odio di classe, o meglio: "se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog a disobbedire (o a criticare?) ad una legge che ritiene ingiusta, i providers dovranno bloccare il blog" un pò poco per capire quale sia il confine in quanto se è giusto chiudere (e già ora ci sono i mezzi e le leggi per farlo ampiamente, un'esempio sono i successi avutisi nella lotta contro la pedofilia) siti istigatori è anche possibile, di questi tempi, che dietro questo motivo si nasconde il controllo sulla nascente opposizione sociale che sta crescendo proprio in rete e lì si sta organizzando: opposizione che ha dimostrato la capacità di automobilitarsi al di là e al di fuori della stessa rete e dei partiti. Si comprende quindi come siano interessati i politici di questa "repubblica" a creare un bavaglio a uno spazio dove il naso riescono a metterlo con grande difficoltà: perchè in rete non ci sono filtri e il contatto è diretto e quindi si comprende la difficoltà di chi non è abituato al confronto al di fuori dell'ambiente protetto (e strettamente controllato dagli stessi politici) dei media; ne hanno fatto le spese e ci hanno rimesso le penne in tanti come in tanti, e di diverse maggioranze (Prodi in testa con il ddl presentato e precipitosamente ritirato), ci hanno provato. Ora è diverso: questa maggioranza ha la forza parlamentare e la voglia di "normalizzare" tutto per autoriprodursi sul sonno profondo anche di chi li vota: si dovessero svegliare sarebeb un problema perchè la musata sarebeb tremenda. Altro che "siamo liberali"; altro che la libertà come faro dell'agire, altro che partito dell'amore.... qui l'idea è diversa e si restringe semplicemente al controllo di tutto e tutti (in vario modo.. dagli spioni alla rete appunto) per impedire che possa nascere qualcosa che disturbi il manovratore....... E poi volete mettere: se ho interesse che i miei concittadini si mummifichino davanti la tv (e si bevano tutto quello che gli viene propinato anche senza contraddittorio quando necessario o torna comodo allo stesso manovratore) come posso permettere che ci siano zone franche dove si può accedere liberamente, e in certi casi senza pagare, a fonti alternative? Impossibile. La rete si sta mobilitando...... ci si aspetta che anche i pochi che non hanno perso di vista, in Parlamento, la Costituzione democratica non si dimostrino sordi alla restrizione della libertà di espresione individuale!! E che dire del fatto che c'è ci vive e ha costruito le proprie fortune politiche ed economiche sull'imposizione di un modello mediatico e che ora si vede scippare sotto il naso ampie fette di audience e di voti possibili persi in quanto hanno la possibilità di attingere a fonti e modelli alternativi non direttamente controllabili dall'alto? Il nostro è l'unico paese che mira ad una tale fonte di controllo diretto della rete: Obama ha vinto grazie alla rete; in quel paese nessuno si azzarderebbe a una sorta di bavaglio di tal tipo così come in altri paesi non si sognano nemmeno di introdurre norme del genere, anche giustificandole con la lotta alla criminalità, che lasciano così spazio alla discrezionalità amministrativa e politica....

mercoledì 30 settembre 2009

Annozero, parla con me, report, che tempo che fa.... e poi?

"LA PREPARAZIONE DELLA SETTIMANA DELL'ODIO FERVEVA INTENSISSIMA E IL PERSONALE DI TUTTI I MINISTERI ERA SOVRACCARICO DI LAVORO STRAORDINARIO.........." G. ORWELL 1984
Ormai sono lanciati: le trasmissioni "fastidiose" devono chiudere ed in qualunque modo e senza nemmeno timore di rimetterci la faccia, tanto hanno il popolo alle spalle e parole come "satira, giornalismo investigativo, attualità, intrattenimento" devono essere cancellate come devono esserlo le trasmissioni che di questo si occupano. Vanno gli spottoni unidirezionali e vanno ancora meglio le comparsate gossippare del nulla: vuoi mettere iol culto della personalità a confronto di chi ti sbatte in faccia la realtà? Quanto odio c'è dietro? Cosa fa il potere quando teme il controcanto? A cosa somiglia quando agisce in questo modo? Il nodo sembrerebbe essere qualcosa di simile al mitico lodo Raiot di Sabina Guzzanti: anzi il modo come chiusero quella trasmissione molto probabilmente sarà il precedente, la cosiddetta pistola fumante, che si userà per fare chiudere le altre. Non era mai accaduto che un Governo si muovesse per chiudere una trasmissione: o meglio era accaduto ma in regimi totalitari che in teoria sarebbero l'opposto del regime attualmente in vigore nel nostro paese; prendono a spunto il contratto di servizio che la Rai ha firmato per fare pressione sull'Agcom e costringere l'azienda a chiudere il "motivo del contendere" a meno che non voglia pagare un multa pari al 3% (che significa milioni di euro): un modo pulito per prenderla per la gola. E che dire del cosiddetto sciopero del canone lanciato dai giornali destroidi? Ma lo sanno che che stanno sparando anche sui loro colleghi nominati per rendere allineata la Rai al potere o no non gliene importa perchè in realtà l'obiettivo non è quello di non far pagare il canone ma di far arrivare la pressione dei propri seguaci al CdA della Rai? Insomma dobbiamo rassegnarci al trash che Rai-set ci propina ogni giorno? Dobbiamo lasciare ogni speranza "o noi che accendiamo la tv" per "conoscere" e "informarsi" non solo dal mainstream governativo ma anche dalle voci fuori dal coro? Personalmente quando voglio sentire voci dissonanti vado, e consiglio caldamente a tutti di farlo, a sentire la BBC sul decoder o a leggere i giornali stranieri che sono molto meglio informati dei loro colleghi italiani: ma è mai possibile che un'italiano che paga le tasse, il canone, ecc. debba andare all'estero per sapere cosa accade in Italia? Come ho iniziato con una citazione finisco con una citazione che ritengo altrettanto appropriata:
"La verità, come sempre, è di gran lunga più strana" Arthur C. Clarke, 2001 Odissea nello spazio

sabato 13 giugno 2009

e ci riprovano a censurare la Rete, dai e dai.......

Il ddl sulle intercettazioni telefoniche, di cui si sta sviscerando tutto, è una continua miniera di sorprese. Oltre alle varie fattispecie che vanno a detrimento delle indagini e della lotta al malcostume e alla corruzione, un'aspetto inquietante è venuto via via evidenziandosi che poco ha a che fare con l'intento di combattere chi diffama e calunnia: il controllo della rete; infatti posso capire che si voglia frenare l'uso criminale della rete ma ora invece la legge ammazza blog sta prendendo forma e assume sempre di più i connotati punitivi che pongono problemi non solo di costituzionalità in tema di libera manifestazione del pensiero ma anche di intimidazione se i propri contenuti non sono allineati al pensiero dominante. Su questo tema si è sviluppato, in rete e non, un dibattito in merito al disegno di legge per gli aspetti che afferiscono la blogosfera: si la blogosfera. Infatti si dice chiaro e tondo che anche i siti informatici devono "rettificare" notizie date o riferite e ricadrebbero sotto la previsione di divieto di pubblicare qualunque cosa questo ddl prevede come vietato se non in specialissime fattispecie. Sul link qui sopra indicato ci sono molti rilievi fatti su questa fattispecie da Elvira Berlingieri (esperta di diritto d'autore proprietà intellettuale, tutela del software e diritto delle nuove tecnologie, conciliazione e mediazione. È consulente legale presso privati e pubbliche amministrazioni. Docente e relatore in diversi master e corsi di perfezionamento, tiene cicli di lezioni al master in e-Medicine dell'Università di Firenze. Ha pubblicato il manuale Legge 2.0, il web tra legislazione e giurisprudenza Apogeo, 2008) che sollevano perplessità e dubbi sulla sua effettiva applicabilità e fa presente che le leggi ci sono già per perseguire chi diffonda notizie false o lesive di una persona. A questo punto la domanda che ci si pone in rete è: che c'azzeccano blogosfera e intercettazioni? Oltre a chiederselo in tanti, compreso il sottoscritto, se lo chiede anche politicalive e dà una risposta che non piace per niente: censura; portando ad esempio una legge da poco approvata dal Parlamento francese e bocciata dalla Corte Costituzionale di quel paese in nome della libertà d'espressione. Ci stanno provando da noi ad introdurre una qualche forma di costrizione alla Rete: si vogliono non solo bloccare i Grillo, i Travaglio ecc. ma anche i siti blogger amatoriali che dicono semplicemente la loro in materia. E non si fermano qui: anche Youtube ecc. vi ricadrebbero. Insomma come in Cina: c'è la rete ma passa attraverso il controllo dell'autorità governativa e quindi chiunque faccia la rotella a contrario è censurabile se non perseguibile: attenzione non l'Autorità giudiziaria ma quella amministrativa se non quella politica sarebbe (si vocifera il Ministero dell'interno). E se questa non è dittatura nemmeno mascherata dite voi cosa è.....

venerdì 20 marzo 2009

Perchè la rete deve restare libera.......

E' una strana società quella occidentale: rinfaccia ai paesi "non" democratici la mancanza dei diritti umani poi, causa legge di mercato (liberista e fallita ma sempre liberista), li comprime al proprio interno dato che c'è accesso ad essi SOLO quando uno se li può permettere; si fa portatrice di valori positivi (?) poi limita al proprio interno la libertà individuale in nome della sicurezza; impone ai paesi terzi di aprire i propri mercati, in nome del mercato, poi alza barriere contro i prodotti degli stessi; i politici occidentali si sciacquano la bocca con parole come libertà e democrazia poi emana leggi liberticide per controllare i propri cittadini. Lo stesso vale per la rete: si predica in un modo si razzola nel senso opposto: pari pari. In nome della emergenza di turno si fanno norme che danno un'enorme potere all'esecutivo in materia di censura (ma non siamo nelle democrazie liberali?) e si stringe, lentamente per carità, il cappio intorno ai blogger (anche ai socialnetwork, alle chat ecc.) con il chiaro tentativo di zittirli e/o normalizzarli. Il rischio per il grado di libertà è altissimo perchè da sempre i governi, democratici o meno, mal sopportano che i propri cittadini si possano esprimere liberamente senza il filtro dei media ufficiali e senza che debbano per forza bersi la verità "ufficiale". Naturalmente non c'è solo l'interesse delle autorità ma anche delle varie caste (politici, giornalisti, ecc.) presenti in una società stratificata come la nostra che mentre è vischiosa verso l'alto tende ad auto perpetuarsi favorendo la mediocrità e non la "libera" iniziativa individuale ritenuta pericolosa se non rispondente a certi canoni. E che dire dei cosiddetti "tecnici (economisti, sociologi, politologi, ecc.)"? Per dira con Murray Edelman: per giustificare, e aumentare la propria autorevolezza, prima evidenziano un problema poi ne procurano la spiegazione ed infine la ricetta; naturalmente la cosiddetta ricetta NON RISOLVERA' il problema ma nel frattempo il tempo corre,la gente dimentica, il problema NON è risolto, la politica è andata avanti, ma la propria posizione di intermediario autorevole è salva.... e via così. Si può andare avanti così?

martedì 10 marzo 2009

forum, ecc.: la Cassazione ci mette lo zampino e per ora siamo al sicuro dal controllo di potere

E' da oggi che leggo e rileggo la notizia: la Cassazione ha chiarito che i forum (e il resto chat, blog, ecc.) non sono sottoposti ai rigori della legge sulla stampa: non sono nemmeno equiparabili fra loro e rientrano nella libera manifestazione del pensiero ex art.21. E questo in un paese di diritto dovrebbe mettere la parola fine alla diatriba di mettere le mani sulla rete; mentre nel nostro paese (dove c'è l'arroganza del potere che tutto vuole permeare, lottizzare e in fin dei conti controllare) no, anzi ci si torna e ritorna finchè alla fine non ci riesce. Infatti già ora fra le pieghe di due leggi, come già detto in un'altro post, c'è abbastanza per eutanasizzare l'intera rete italiana: al pari di paesi come la Birmania, la Cina, ecc. tutti campioni della democrazia!

lunedì 9 marzo 2009

eutanasia dei blog: un pò alla volta ci arrivano

Ci hanno provato finora e solo grazie alla mobilitazione blogger in rete la si evitò, ma come si sa il potere non ammette "zone franche" lontane dal suo tocco "magico" e infatti un pò alla volta e, alla chetichella, con la scusa di eliminare le estremizzazioni (puntualmente riportate dalla stampa amica e non in questo accomunata dall'interesse di casta), prima hanno infilato un'emendamento nel cosiddetto decreto sicurezza che dà al Ministero dell'interno la facoltà di chiudere interi portali (google, youtube ecc.) se c'è qualcosa contraria al comune sentire di..... ancora non si è capito di chi e poi di sanzionare pesantemente il blogger (anche per un commento non dovuto alla sua volontà ma terzo ed in questo modo mi immagino che questa froma censura scatenerà i vari idioti che pure in rete ci sono che troveranno il modo di sbizzarrirsi per far chiudere blog a loro contrari .... tanto la responsabilità è del blogger!); ma ora ce n'è un'altra: in un'altro emendamento di un'altra Onorevole della maggioranza s'introduce la identificazione precisa di chi scrive. Bene; in entrambi i casi una legge esiste già e prevede sanzioni anche gravi in entrambi i casi e quindi sorge la domanda spontanea: qui prodest? Come non pensare a una forma di censura in violazione dell'art. 21 della Costituzione? Una ultima sensazione: se questo governo, come il precedente, si definisce "liberale" di cosa ha paura? Che il dissenso emerga? Che ci sia la nascita di una opposizione reale nel paese e che qualcuno ne prenda la guda togliendo il monopolio informativo al mainstream (s'intende per mainstream il sistema informativo integrato con il sistema olitico ed economico che al suo internosi combattono ma impediscono in tutti i modi qualunque voce fuori dal coro generale)?

mercoledì 30 gennaio 2008

Censura: ma non eravamo un paese liberaldemocratico?

Prima, per contingenze politiche, la censura alle iene e ora la quella su Tiro mancino che si vede negare la possibilità di presentare un brano "scottante" al Festival di Sanremo: com'è andata a finire? Che la iean incriminata se ne è andata dal programma e il cantante presenterà da indipendente il brano (che parlava di rubacuori non nel senso romantico ma in quello più terreno di coloro che sono chiamati a "tagliare" posti di lavoro rubando, appunto cuori e vita a chi ne è colpito). E questi sono solo gli ultimi esempi: come non ricordare Luttazzi ecc? Ci sarebbe quasi da porsi la solita domanda: ma in che razza di paese viviamo? E dove sono i garanti e difensori dell'art 21 della Costituzione? Il vero punto è: esiste ancora la libertà, nel suo vero significato, nel nostro paese oppure (proprio come affermano moltissimi osservatori interessati e non) siamo in pieno "autoritarismo" democratico dove il dissenso non è ammesso se non risponde ai canoni della convenienza politica o del mercato del momento? Son tutte domande a cui è facile ma anche difficile rispondere dato che ufficialmente nulla viene scritto e tutto è deciso nelle aule "sorde e grige" ora di un'ufficio di una tv ora di una major musicale: ma il problema rimane e la mancanza di democrazia comincia ad essere evidente se pensiamo che il potere, nelle sua varie espressioni, quando comincia ad essere fine a se stesso e autoreferenziale mal sopporta la virgola in eccesso e la frase fuori posto; oppure, caso strano, quando la RAI sponsorizza un film sul lavoro, oggi invisibile, e ne fa una proiezione a Torino e un giornale stigmatizza la cosa dicendo che sono soldi pubblici buttati via confermando che siamo preda di una schizofrenia censoria dove si può parlare solo di alcune cose e non altre. E' uno strano circolo questo se ne può far parte solo se si accettano le regole immutabili: la prima è quella che non si disturbano i manovratori.

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