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domenica 26 marzo 2017

L’Isis abbandona l’idea del Califfato: la nuova narrativa è la classica lotta armata


La bandiera nera dello Stato islamico non sventola più sulle città del Califfato e infatti il numero di roccaforti ancora nelle mani dell’Isis è pressoché nullo: persino la Capitale, Raqqa, è sotto attacco. Non possiamo più parlare di un progetto nazionalista perché l’idea di costruire un nuovo Stato, la versione moderna del vecchio Califfato, sta sfumando e con lei anche il messaggio propagandistico dell’Isis che tanta presa ha avuto sui giovani musulmani. Una vittoria? No, un passo in avanti, siamo ancora lontanissimi dalla risoluzione del problema e ancora più lontani dal neutralizzare la minaccia dell’Isis a casa nostra. Per farlo bisogna analizzare e capire chi sono i nuovi nemici.
Il terrorismo è un atto che viene commesso dagli uomini, come la guerra: è quindi fondamentale conoscere le motivazioni che spingono gli individui a commettere atti di terrorismo. Nel gergo degli esperti si descrive questo fenomeno con la parola ‘radicalizzazione’, ma come vedremo più avanti questo è un termine fuorviante perché presuppone un’ideologia politica.
Partiamo dal messaggio originario dell’Isis nel lontano 2012: era una chiamata alle armi per chiunque volesse far parte di un’avventura patriottica, una battaglia sanguinosa per creare un nuovo Stato. Se analizziamo le modalità di indottrinamento – in questo casi si può parlare di radicalizzazione – e i soggetti prescelti ci rendiamo conto che i secondi sono giovani, tra il 17 e i 35 anni e le prime poggiano su un’ideologia fortemente nazionalista. Questa formula ha funzionato fino a quando il Califfato era una realtà. Ma è chiaro che nel momento in cui questo svanisce sotto le macerie della campagna aerea o per mano degli eserciti nemici – dalle milizie sciite fino ai soldati iracheni – questa narrativa non funziona più, ce ne vuole un’altra. Nessun giovane musulmano infatti è disposto oggi a intraprendere il viaggio verso un Califfato ormai prossimo alla sconfitta militare.
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il resto al link del Fatto Quotidiano.

martedì 16 ottobre 2012

come ti frego con la teoria dei ... giochi

Lo citava oggi il fatto: un nobel per l'economia é stata dato a due sostenitori della cosiddetta teoria dei giochi, ma chi sa cos'é?
ecco cosa dice wikipedia:
La teoria dei giochi è la scienza matematica che analizza situazioni di conflitto e ne ricerca soluzioni competitive e cooperative tramite modelli, ovvero uno studio delle decisioni individuali in situazioni in cui vi sono interazioni tra due o più soggetti, tali per cui le decisioni di un soggetto possono influire sui risultati conseguibili da parte di un rivale secondo un meccanismo di retroazione, e sono finalizzate al massimo guadagno del soggetto.
In economia, si sostiene (e lo sembra sostenere anche il notista del Fatto) ha una influenza marginale, ma non secondaria se si pensa che, a proposito della teoria del mercato, tutto si basa sull'idea (del tutto teorica) che in una ideale arena due soggetti si "scambiano informazioni in merito a prodotti e servizi, ai loro costi, alla quantità offerta.
In realtà non é così.
Un giochino niente male se si pensa che in realtà quello che in teoria non si prende nemmeno in considerazione é .... l'avidità e la propensione a spremere il massimo con il minimo possibile di costi: come? Semplice, con giochini quali il far mancare volutamente i prodotti o far pagare di più servizi che hanno bassi costi oppure ancora utilizzando la pubblicità come induzione di bisogni e loro domanda (davvero pensate che i cellulari di ultima generazione servono davvero e senza non si vive?) per poi mantenere i prezzi a un certo livello: un gioco insomma dove da un lato ci sono marpioni e fornitori che hanno l'orizzonte economico e dall'altro i consumatori che hanno sotto gli occhi solo una porzione del mercato e spesso sono "oggetto" e non "soggetto" del gioco di ruolo che comunemnte chiamasi mercato....
ecco perché non sono d'accordo con il notista del fatto che definisce marginale la branca dell'economia che guarda alla teoria dei giochi, anzi ritengo che essa oggi sia centrale nell'economia (pensate un pò ai giochi di borsa e alle scommesse che nascondono e quali risultati hanno sugli stati e sulle società... tutto sotto gli occhi) stile XXI secolo e il nobel E' DEL TUTTO MERITATO.
D'altronde se si legalizzano i "giochi" d'azzardo perché non riconoscere che l'intero sistema si basa su un .... gioco?
Arbore aveva ragione quando cantava che la vita é tutto un quiz.....

giovedì 23 febbraio 2012

la "cura"....

I primi risultati della "cura" si cominciano a vedere: le lobby (tassisti, farmacisti, notai, banche, ecc.) dalle mitizzate liberalizzazioni ormai son fuori, al sicuro o quasi; le "misure" prese finora funzionano benissimo dato che fra pensioni, allungamento della vita lavorativa, e prossime riforme circa il 40% della popolazione sostiene, impoverendosi, il peso del cosiddetto risanamento basato su aumento dell'iva, delle tariffe, ecc.; infine arriva la tassa occulta: inflazione in aumento, 4.1% reale e 3.5% stimata, a fronte del -1.3% del PIL. (valutato dalle cosiddette "istituzioni internazionali"); meglio di così non poteva andare ... la cura. Tutelati i propri sponsor e redistribuito verso il basso il peso della crisi ora non rimane che aspettare che, come dicevo ieri nel post, gli effetti delle misure diano gli esiti finali per poter affermare come dimostrato che: "nel grande gioco della finanziarizzazione" dell'economia, reale o meno, il dogma di base é "PRIVATIZZARE I PROFITTI PRODOTTI PER POCHI E DA POCHI PER SOCIALIZZARE LE, EVENTUALI, PERDITE SU TUTTI GLI ALTRI CHE NE PAGANO LE CONSEGUENZE ULTIME (PER GIUNTA SENTENDOSI ANCHE DIRE DI AVER VISSUTO AL DI SOPRA DELLE PROPRIE RESPONSABILITA'..... IRONICO NON TROVATE?)" che ne possono venire; perdite che, vista la volatilità estrema dell'economia finanziaria, sono inevitabili e ineluttabili. Quale che sarà la prossima mossa del governo non ci potrà essere un reale risanamento non perché le misure non funzionano perché funzionano benissimo se guardiamo lo schema liberista che ha come unico obiettivo il rigore dei conti pubblici, la spoliazione dello Stato e la privatizzione dei servizi (tutti), anche essenziali: questo schema funziona solo in tempi di vacche, molto, grasse e con comportamenti corretti da parte di tutti: quindi si richiede un salto culturale degli esseri umani ..... mai avvenuto perché l'aspetto oscuro del liberalismo é esattamente quello che in esso si esaltano proprio quei comportamenti individualistici, egoisti oserei dire, che nulla hanno a che vedere con parole come solidarietà e altruismo che gli sono antitetiche. Non per niente che il tanto osannato A. Smith, padre del liberalismo, ben comprendendo la negativa potenzialità umana evocava la necessità che la mano invisibile del mercato subisse una correzione "etica (ne parla anche Max Weber)", che non c'è mai stata e, peraltro, dallo stesso esimio autore nemmeno veniva auspicata quando (poche pagine dopo nella sua opera principe) non si esimeva dal prendere atto che la suindicata mano invisibile avrebbe "mitigato" anche la prolificità dei poveri, un problema che già allora era ben presente, riducendono a numeri ragionevoli sia il loro numero che il loro peso sulla società....... ecco il background delle misure "montiane", null'altro. Posso anche esser tacciato di catastrofismo e di pessimismo ma personalmente nulla mi spinge a credere che quel 40% della società italiana (donne, lavoratori, giovani, inoccupati, disoccupati, anziani, pensionati, ecc) avrà benefici fattivi e reali da esse........ fossimo in una società che bada alla reale affermazione del benessere sociale si potrebbe parlare di fallimento completo, ma essendo in una società dove quello che conta é la possibilità di fare profitto senza preoccuparsi troppo di chi ci perde allora possiamo dire che "la cura funziona" eccome, forse fin troppo al punto che non posso non citare don Andrea Gallo che nel libro "Se non ora, adesso (pagina 84)" ripropone la domanda di fondo che dieci anni fa i giovani che contestavano il G8 genovese posero con forza: "signori del G8, non vi sembra che sia una cinica pretesa venirci a dire che l'unico mondo possibile é il vostro?" La risposta data allora é ancora nei nostri occhi, ma oggi quella domanda é rimasta lì, sospesa nell'aria e la possiamo leggere non solo negli occhi dei movimenti sociali nostrani, ma pure di quelli greci, spagnoli, ecc.. anche la risposta temo sarà la stessa di allora perché, proprio come allora, i regimi sono incapaci di darne altre che non siano manganelli, arresti, ecc. perché alla fine di tutto i "liberali" é solo così che sanno rispondere alle istanze sociali: i cannoni di Bava Beccaris........

mercoledì 15 febbraio 2012

... e (ri)siamo in recessione

Ne sentivamo la mancanza: (ri)siamo in recessione; ma la domanda vera é ne siamo mai usciti? E' questo il punto perché solo se sciogliamo questo nodo gordiano possiamo avere una sia pur lontana speranza di uscirne non dico interi e sani ma almeno non con le ossa rotte e comprendendo le vere cause di tutto ciò. Storicamente il processo della precarizzazione "economica" lo si data con l'avvento al potere del duo Reagan/Thacher; a mio modesto parere però la data può esser retrocessa almeno di dieci anni se puntiamo l'attenzione sull'aspetto pratico del sistema ossia sulle cosiddette "ricette" che il FMI imponeva per "salvare" i paesi, soprattutto in difficoltà, del terzo mondo: ricette in tutto e per tutto trite e ritrite per la Grecia, oggi. Cosa é cambiato nel frattempo lo sappiamo: l'urss é fallita e con essa l'intero impero sovietico che è diventato terreno di caccia per i capitali di ventra occidentali sempre a caccia di soldi facili e nessuna regola; la Cina ha abbracciato il liberismo economico, mantenendo una sorta mandarinato comunista, ed é diventata la prima potenza economica e presta anche militare; sono cresciute nuove economie (BRIC ecc.); il mondo atlantico ha perso l'attrattiva originaria e si vede dato che gli USA si stanno avvitando su se stessi e l'europa arranca pur avendo buoni fondamentali.... il gioco funzionava finché c'era un "nemico" ora non più perché tutte le contraddizioni sono esplose e il sistema ha gettato la maschera mostrando il suo vero volto: nessuna regola e logica del profitto, il resto non conta. Quel "resto" ... siamo tutti noi... anche da questo punto di vista molto é cambiato: prima in qualche modo si aveva modo di partecipare alle decisioni perché c'era l'interesse a schierarsi ma, finiti i blocchi cotnrapposti, non c'è più la necessità di farlo anzi meno lo si fa meno rogne si hanno dato che nel frattempo ci hanno sommerso del bengodi virtuale che va dai beni di consumo alla rete illudendoci che non sarebbe mai finito: cosa che chiaramente non era e non é possibile perché é stato costruito un sistema che ha un dogma per i consumatori (ex cittadini), consumare e acquistare anche a debito, e un miraggio da far raggiungere, miraggio appunto perché nel mondo reale viviamo su un mondo a risorse finite e la coperta si accorcia sempre di più (per non parlare della conseguenza del loro consumo sul clima): come mai allora nessuno fa nulla? Siamo così ottenebrati da non sapere? Per rispondere alla prima domanda: nessuno fa nulla perché una delle regole del sistema é la cosiddetta competizione meritocratica: fai il tuo piccolo lavoro senza problemi e qualche briciola dall'alto arriverà anche a te e avrai degli avanzamenti (poi se per caso qualcuno dei tuoi amici cade per strada non guardarlo e non fermarti..... se va fuori dal sistema NON ESISTE PIU' E DIVENTA UN INVISIBILE....); per la seconda domanda: lo sappiamo eccome, ma facciamo finta di non sapere o meglio non vogliamo sapere, naturalmente finché la cosa non ci tocca direttamente: allora gli strilli arrivano a qualche anno luce di distanza, ma fa parte del gioco. Se ne esce? Certo, ma bisogna rinunciare a molto di quel poco che finora abbiamo accumulato..... in proporzione rispetto ai grandi capitali sono inezie in realtà e i detentori di questi capitali avrebbero in teoria da perdere molto di più: ma il sistema si regge proprio sulla premessa che si dev'avere molto senza perdere nulla ma trovare sempre il modo di scaricare le proprie perdite sugli altri, la società. Ora, come nel 1929, siamo in un ciclo recessivo: a differenza di allora non ci sono ideologie alternative quindi rischi per i detentori del potere non ce ne sono e possono fare, leggi grecia, quello che vogliono dato che rischi concreti di cambi traumatici non ce ne sono anzi con gli apparati repressivi e quelli mediatici si possono permettere il lusso anche di distruggere un intero paese facendo sollevare popoli senza che nul'altro accada proprio perché alternative non ce ne sono e gli altri sono troppo presi dal proprio particulare per mostrare solidarietà..... che fare, quindi? L'ideale sarebbe trovare in se stessi la forza di opposrsi, ma si rimane sempre e comunque "individui" e finché va tutto in un certo senso non c'è interesse a mandare tutto all'aria e proprio questo é il punto: a fronte di un sistema che si basa sul falso buon senso come si fa a opporre un altro che mette tutto in discussione? Folle farlo... ecco perché, almeno finché il mostro non avrà divorato interamente se stesso, dobbiamo bere l'amaro calice per molto ancora. Annoiati? Mi spiace.. ma ogni tanto fare il punto é utile

giovedì 25 agosto 2011

Neverending story .......

a crisi è una brutta bestia: mette tutti contro tutti; tira fuori il peggio di sé e lo rivolge contro il proprio vicino; costringe a fare scelte difficili a volte dolorose per se e per gli altri. Ecco perché ci siamo dati regole, leggi, costituzioni, partiti, sindacati, tabù, fedi, ecc. ossia tutte cose che frenano gli istinti animali e sviluppano la parte evoluta dell'essere umano spingendoli all'aiuto, anche disinteressato, e alla solidarietà: tutte cose che possiamo chiamare società umana. Funziona finché non arrivano i serpenti a "donare" la mela ossia finché non c'é il singolo, spesso spinto da motivazioni basate su insoddisfazione e insofferenza, non comincia a pensare che anziché perdere una parte del proprio lavoro é meglio fare in modo, per prima cosa, che a fare il proprio lavoro siano altri, magari pagati il meno possibile, e poi che il dovuto alla società si riduca man mano fino a estinguersi completamente: ecco che nasce il mercato e con esso l'avidità, il profitto, lo sfruttamento. Se poi vi aggiungiamo, proseguendo nella riflessione, altri individui che ne teorizzano addirittura il predominio su tutto il resto ecco che allora ci ritroviamo con una ristrettissima cerchia, partendo dall'antica comunità, di persone che fanno ricchezza nella generale miseria: anzi campano proprio sulla quantità, e qualità, della miseria; ecco che abbiamo il liberismo o anarco (chiedo scusa agli anarchici ma ladefinizione è repsente su anarchopedia) capitalismo che ha come obietivo la distruzione delle sovrastrutture che prima citavo o almeno di ridurle al minimo: conseguenza di ciò..... bé ce l'abbiamo sotto gli occhi. Come invertire il trend? Di solito un cancro del genere dovrebbe essere estirpato chirurgicamente, di solito; ma sappiamo che la medicina ha fatto progressi e quindi c'é la possibilità di curarlo, come? Con grandi dosi di pazienza e perseveranza e, soprattutto, facendo opera di proselitismo per un cambio evolutivo nella cultura delle persone: soprattutto educare i giovani alla solidarietà e alla democrazia levando, anche, il velo d'ipocrisia che gli abbienti (e i loro rappresentanti politico-economici) hanno steso per confondere e spostare l'attenzione al pelo e non alla trave che è dietro esso...... è una cosa lunga e non rettilinea ma funziona: sempreché nel frattempo non ci sia un altro individuo insoddisfatto e nullafacente che ricomincia a essere insoddisfatto e a chiedersi come possa fare per contribuire sempre meno guadagnandoci sempre di più .....

giovedì 23 settembre 2010

Il diavolo é nei dettagli...

Direte che c'azzecca ma un significato ce l'ha eccome. In Spagna Youtube (Google) ha vinto la causa telecinco (Mediaset) per il copyright. Perché é importante? Perché la causa intentata da Telecinco (Mediaset) avrebbe potuto chiudere per sempre la libera espressione di chi vi fa l'upload di proprie produzioni: é vero che é successo che filmati della società commericale erano stati riversati sul "Tubo" ma é anche vero che insieme a quelli c'erano altri filmati di produzione amatoriale (non tutti condivisibili, sia chiaro ad esempio quelli sul bullismo o le bravate ma almeno in questo modo si vengono a sapere mentre altrimenti nessuno ne verrebbe a conoscenza e mentre i benpensanti ipocriti potrebbero cullarsi nel "va tutto bene" la realtà, come tutti sappiamo, è ben diversa), videoblog, e quant'altro che a fronte della pochezza, voluta, della tv genralista rischia di diventare, in Spagna come da noi, una pericolosissima alternativa all'ipnosi indotta dal potere che, soprattutto da noi, ha innescato un torpore sorprendente nella maggioranza della popolazione: ci si guarda cagnesco e non si capisce che i problemi sono gli stessi come le ansie, le paure, i timori, e le frustrazioni; cose indotte da una società atomizzata e market oriented dove l'individuo è immerso nell'oceano come un isola in mezzo a miliardi altre senza alcun collegamento; logico che non avendo punti di riferimento gli individui accumulano frustrazione e stress oltremisura ma non sa con chi prendersela perché il vero target sfugge: il feticcio del mercato, questa entità immota e immonda che da noi é diventata il paravento dietro il quale tutto si può fare e qualunque nefandezza è giustificata. Si sa che l'essere umano, per quanto lo comprimi su se stesso, trova sempre il modo di uscire dall'angolo: ecco oggi in questa società a pezzi l'ultimo lembo di espressività é la rete, dove si può almeno dire la propria e far sentire il proprio urlo nel deserto..... ed ecco perché la vogliono imbrigliare e imbavagliare e con essa la "singolare" espressività verbale e mediatica di noi tutti. Io non mi accontento di prendere dalla tv, censurata e filtrata, tutto come oro colato, e voi?

domenica 13 dicembre 2009

dopo questo chi lo ferma più......

Dico subito che è un atto barbaro e incivile e va condannato fermamente perché sono cose che non dovrebbero mai accadere: MAI. Il lancio é un'atto isolato di un singolo, magari fuori di testa; nella società dell'immagine, nella quale siamo immersi, le "icone" sono le prime ad essere colpite: per fare un esempio ricordate la pietà di michelangelo martellata dal folle? Era un simbolo e fu colpito. Anni sono passati e icone sono cambiate ma il risultato è lo stesso e il folle compie un atto che sembra fine a sé stesso: ma non è così perché il caro vecchio "Carletto" teorizzava del feticismo della merce e oggi la merce sul mercato è l'immagine e colpire quella (o anche la persona che quella immagine rappresenta) significa colpire il feticcio attuale. Nulla di nuovo qundi.Per chi vive di attenzione mediatica, e volendo fare i dietrologi, si potrebbe dire che l'atto folle (perché non risulta alla Digos né è iscritto a nessuna formazione politica o sedicente tale e sembra che anche avesse problemi personali) era quasi "annunciato" (a forza di uscire sotto i riflettori si rischia di correre di queste avventure) perchè c'é sempre chi ha qualcosa da recriminare e potrebbe essere interessante scoprire perché il "lancio" é stato fatto: ossia quali sono le motivazioni. Il gesto rimane un fatto a sé (d'altronde si parla, nel caso della distruzione delle icone, di iconoclastia) però avrà come effetto il saldarsi di tutte le fratture all'interno del partito del Capo e impedirà, per qualche tempo, polemiche e critiche da parte degli oppositori perché immediatamente saranno bollate come "istigatrici" di odio......: si può pensare che a mente fredda si dovrebbe dire che cade a fagiolo questo gesto? Altra cosa è l'odio che in realtà solo chi ha in mano molte leve dell'informazione può istigare dando in pasto ai comuni mortali il mostro di turno o il nemco di turno perché qualcuno potrebbe pensare che si tratta di "boccadirosa" e non della "guerra di piero" e quindi procedere nella propria vita con un perenne stato di eccitazione sensuale, salvo poi risvegliarsi quando va a sbattere violentemente contro il muro della vita reale: noi italiani ci siamo già passati circa 80 anni fa e pare che la lezione non l'abbiamo imparata per niente visti questi anni folli che stiamo vivendo. Può istigare odio anche la frustrazione dei tanti che non arrivano a fine mese e perdono, o stanno perdendo, il lavoro; può istigare odio (e portare a gesti inconsulti di autolesionismo o violenti verso terzi) chi non ha un futuro pur essendo giovane. Questi sono brutti segnali di barbarie incipiente: è solo la punta dell'iceberg di quanta rabbia ci sia rabbia che corre, fluendo rapida, nei recessi sociali di chi non vede né spazio e si sente stretto in un angolo non vedendo davanti a sé né la possibilità di migliorare il proprio livello di vita né di sperarlo in un futuro prossimo: e questi non tutti sono "pazzi" ma persone normali a cui se non dai una via di scampo possono, questi sì, compiere gesti considerati "folli" isolati o meno non conta: non siamo tutti imbevuti di letture di Machiavelli, il Principe per l'esattezza, .... qualcuno si è anche letto Locke e il suo trattato sulla tolleranza per non tacere di chi si è letto leonardo boff e la sua teologia della liberazione. Quindi pensiamo meno a crearci un'aura personale vincente (e risolvere i propri problemi immobilizzando un intero paese) e di più a chi invece chiede solo una diversa considerazione dei problemi reali che affrontano tutti i giorni e chiede risposte certe alle domande che pone: la prima di tutte è quella di quale futuro assicuriamo ai nostri figli (soprattutto se non hanno la possibilità di essere figli di..... ma solo figli)? Perché le cose che stanno accadendo furono previste da Durkheim con il suo concetto di anomia disegno benissimo l'atomizzazione sociale e le conseguenze a poteva portare.

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