Dico subito che è un atto barbaro e incivile e va condannato fermamente perché sono cose che non dovrebbero mai accadere: MAI. Il lancio é un'atto isolato di un singolo, magari fuori di testa; nella società dell'immagine, nella quale siamo immersi, le "icone" sono le prime ad essere colpite: per fare un esempio ricordate la pietà di michelangelo martellata dal folle? Era un simbolo e fu colpito. Anni sono passati e icone sono cambiate ma il risultato è lo stesso e il folle compie un atto che sembra fine a sé stesso: ma non è così perché il caro vecchio "Carletto" teorizzava del feticismo della merce e oggi la merce sul mercato è l'immagine e colpire quella (o anche la persona che quella immagine rappresenta) significa colpire il feticcio attuale. Nulla di nuovo qundi.Per chi vive di attenzione mediatica, e volendo fare i dietrologi, si potrebbe dire che l'atto folle (perché non risulta alla Digos né è iscritto a nessuna formazione politica o sedicente tale e sembra che anche avesse problemi personali) era quasi "annunciato" (a forza di uscire sotto i riflettori si rischia di correre di queste avventure) perchè c'é sempre chi ha qualcosa da recriminare e potrebbe essere interessante scoprire perché il "lancio" é stato fatto: ossia quali sono le motivazioni. Il gesto rimane un fatto a sé (d'altronde si parla, nel caso della distruzione delle icone, di iconoclastia) però avrà come effetto il saldarsi di tutte le fratture all'interno del partito del Capo e impedirà, per qualche tempo, polemiche e critiche da parte degli oppositori perché immediatamente saranno bollate come "istigatrici" di odio......: si può pensare che a mente fredda si dovrebbe dire che cade a fagiolo questo gesto? Altra cosa è l'odio che in realtà solo chi ha in mano molte leve dell'informazione può istigare dando in pasto ai comuni mortali il mostro di turno o il nemco di turno perché qualcuno potrebbe pensare che si tratta di "boccadirosa" e non della "guerra di piero" e quindi procedere nella propria vita con un perenne stato di eccitazione sensuale, salvo poi risvegliarsi quando va a sbattere violentemente contro il muro della vita reale: noi italiani ci siamo già passati circa 80 anni fa e pare che la lezione non l'abbiamo imparata per niente visti questi anni folli che stiamo vivendo. Può istigare odio anche la frustrazione dei tanti che non arrivano a fine mese e perdono, o stanno perdendo, il lavoro; può istigare odio (e portare a gesti inconsulti di autolesionismo o violenti verso terzi) chi non ha un futuro pur essendo giovane. Questi sono brutti segnali di barbarie incipiente: è solo la punta dell'iceberg di quanta rabbia ci sia rabbia che corre, fluendo rapida, nei recessi sociali di chi non vede né spazio e si sente stretto in un angolo non vedendo davanti a sé né la possibilità di migliorare il proprio livello di vita né di sperarlo in un futuro prossimo: e questi non tutti sono "pazzi" ma persone normali a cui se non dai una via di scampo possono, questi sì, compiere gesti considerati "folli" isolati o meno non conta: non siamo tutti imbevuti di letture di Machiavelli, il Principe per l'esattezza, .... qualcuno si è anche letto Locke e il suo trattato sulla tolleranza per non tacere di chi si è letto leonardo boff e la sua teologia della liberazione. Quindi pensiamo meno a crearci un'aura personale vincente (e risolvere i propri problemi immobilizzando un intero paese) e di più a chi invece chiede solo una diversa considerazione dei problemi reali che affrontano tutti i giorni e chiede risposte certe alle domande che pone: la prima di tutte è quella di quale futuro assicuriamo ai nostri figli (soprattutto se non hanno la possibilità di essere figli di..... ma solo figli)? Perché le cose che stanno accadendo furono previste da Durkheim con il suo concetto di anomia disegno benissimo l'atomizzazione sociale e le conseguenze a poteva portare.
si parla di progresso, di evoluzione, di civiltà ci ritroviamo invece in un nuovo medio evo dove conta chi si nasconde dietro il potere o vi si allea con esso.
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domenica 13 dicembre 2009
dopo questo chi lo ferma più......
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venerdì 4 dicembre 2009
E ora che dite? Sempre violenza è ....
Ogni tanto capita che le parti si invertano nel rapporto di coppia ..... anche sul terreno della violenza. E' successo ora e succederà ancora e non solo dal punto di vista della fisicità ma anche dal punto di vista sessuale (filmografia e news ne sono piene di donne che "violentano" maschi). Un caso? No. Perchè semplicemente non è il genere che la commette ma l'atto in sè che è significativo. Uno dei tanti sintomi della caduta dei tabù sociali di convivenza e tolleranza non solo fra estranei ma anche dentro le mura domestiche a cui ormai non sfugge nessuno e che in certe condizioni provoca situazioni estreme come questa. Sia chiaro che la violenza in sé è da aborrire e combattere a maggior ragione se avviene su soggetti deboli: non necessariamente per deboli si possono intendere donne e bambini (che vi sono maggiormente esposti); ormai colpisce tutti e tutto: questo fenomeno, secondo molti, è figlio diretto dell'atomizzazione sociale tipico delle società basate sulla concorrenzialità e sul liberismo che non vedono di buon occhio la comunità ma prevedono e agognano solo singoli e famiglie che altro non sono che parte, debole, del consumismo dove tutto é monetizzabile e scambiabile ..... anche l'umanità
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sabato 16 maggio 2009
velocità, società, politica, uomini, macchine. Dalla in nuvolari e Reggio in Koyaanisqatsi
E' una canzone su Nuvolari, quella di Lucio Dalla, ma a volerla leggere in un'altro modo è un'inno alla velocità e agli anni folli che stiamo vivendo dove gli uomini hanno inventato le macchine per sollevarli da lavori duri e ne sono rimasti schiavi in nome del profitto, dell'arricchimento, del benessere di pochi a scapito di molti. Veoce sempre più veloce è il ritmo. L'uomo può reggerlo, senza dare segnali di follia e alienazione singola e collettiva, e può reggerne l'anomia? E' in grado di staccare la spina e fermarsi a guardare le stelle? Oppure la spina, nell'era tecnologica e digitale, viene staccata all'essere umano che da senziente diventa ausilio alla macchina che compie il lavoro più celermente e meglio? L'industrialismo (basato sul taylorismo che tanto piace ai leninisti bolscevichi e non solo a loro ma anche ai loro nipotini "degeneri o meno") e l'era digitale che cosa sono se non quello che preventivano chi fin dall'inizio ne intravedeva effetti, distorsioni e impazzimento del rapporto fra produttore e prodotto? Provate a sentire la canzone di Dalla e poi associatela e al filmato (che è un frammento di un film che si chiama Koyaanisqatsi (la parola proviene dalla lingua Hopi che è una tribà nativa americana) che fa parte di una trilogia che è un vero affresco sulla società moderna di G. Reggio alla fine del post, dove tutto è accelerato e poco spazio rimane per "chi" ha creato tutto ciò: un'ingranaggio che una volta messo in moto non ha bisogno del creatore, anzi lo stritola e lo riduce a parte dello stesso meccanismo. Osservateli e riflettete.
venerdì 1 agosto 2008
nuove generazioni: meriterebbero molto di più!
C'è sul focus del corsera una interessantissima indagine sugli adolescenti che vi invito a leggere con attenzione perchè da un quadro dei giovani italiani diverso da quello che il luogo comune ci dice di solito: questi ragazzi sono cambiati, sono diversi quasi alieni rispetto a quello che ci si potrebbe aspettare vista la situazione della società risentono dei miti televisivi, ma molto meno; si vedono come veline, tronisti, calciatori ma in misura minore; guardano meno tv e questo è un bene per loro. Qualche dato: il 26% vuole essere se stesso. Si pongono come obiettivo "amore e lavoro" e credono nel talento che li aiuta; hanno i loro miti (Che Guevara, Gandhi ecc.) e, soprattutto, le femmine credono nel lavoro come autorealizzazione: potrei citarne altri ma non vi rovino la sorpresa leggete e fate le vostre considerazioni, qui vi offro le mie.Partendo dal presupposto che indagini del genere, come anche i sondaggi, fotografano un'immagine "passata" e stampata nel tempo credo che l'atavico individualismo italico (confusionario ma geniale in certi casi) non sia morto, anzi, e stia rispuntando fuori riveduto e corretto. Mi chiedo ma ragazzi così meritano davvero la società che gli stiamo costruendo addosso? Meritano una scuola pubblica fatiscente che non ha più nulla di quello che comunemente si definirebbe "scuola"? E una università ridotta all'osso dai tagli che non può avere i mezzi per prepararli al mondo del lavoro, la meritano? Una società precarizzata? Una impossibilità di autorealizzarsi, se non fuori dal paese, la meritano? Insomma è colpa loro se tanta voglia di emergere è spesso compressa in un conformismo volto a impedire che potessero nascere competitors dei figli delle caste? Che senso ha mettere al mondo dei ragazzi che hanno davanti a se due prospettive: o una vita da precario o un'emigrazione dell'anima e del corpo verso l'alienazione del conformismo? Oppure verso, per chi ne ha il coraggio, verso l'emigrazione verso altri paesi meno conformisti e che apprezzano quanto da essi offerto a nostra perenne vergogna? Sarà l'ora tarda ma questi dubbi nel leggere lo studio mi hanno assalito e mi portano a dire che forse è meglio per loro partire tagliando i ponti con l'italia con un bell'esodo di massa di quelli biblici che non ci porterà lusrto ma almeno salverà tante vite dall'alienazione perpetua, non credete?
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lunedì 5 novembre 2007
Cecchino a Roma..........
Come accaduto più e più volte in giro per l'Occidente anche da noi ormai l'anomia individuale e la follia collettiva sono all'ordine del giorno e magari fra un pò non faranno nemmeno più notizia: così come non fanno notizia scippi, rapine, aggressioni, sparatorie fra malavitosi ecc. Si se ne parla al tg e sul giornale ma la prima pagina la si conquista solo, e dico solo, se o è particolarmente efferato il delitto o è eclatante l'azione. Ora siamo al cecchino che si è messo a sparare sulla folla (e non all'impazzata ma mirando e colpendo la testa) dalla terrazza di casa sua. Chi ricorda un pò di storia sa che queste cose sono accadute prima negli USA e poi si sono estese al resto del pianeta sia per emulazione che per ricorso di condizioni simili. E simile è stata la risposta a molte altre date in passato altrove: "voi non potete capire ..........". Se e quando ci sarà una seria analisi dei fenomeni sociali di questi decenni una cosa sono sicuro risalterà più degli altri: quando si rompono i vincoli sociali, per liberalizzare (e liberizzare) la società, si fa ingegnieria sociale e si creano alienazioni e aberrazioni tali che solo molto dopo si comprende il danno fatto e i "mostri" della coscienza che vengono scatenati. E' da tempo che i più accorti osservatori parlano di impazzimento del meccanismo sociale ed è da tempo che vengono trattati come cassandre e non come persone, del mestiere peraltro, che vedono quanto gli accade intorno e ne avvertono il pericolo. Al di là del tam tam mediatico (che ora sicuramente si scatenerà) e delle polemiche strumentali sulla legislazione più o meno garantista il focus velocemente si sposterà dall'episodio in sè all'uso strumentale che se ne farà e si ritornerà al perno principale della problematica della casta: da un lato si cercherà di dsare la "mitica" spallata" dall'altra si emetterà un qualche provvedimento che chiude temporaneamente la falla (il tutto condito dai garantisti a priori che ad ogni cosiddetto giro di vite urlano come li stessero sottoponendo chissà a quale tortura) e via fino alla prossima esplosione di follia. E nessuno che affronti realmente il punto: la società liberista e globalizzata è fonte di alienazione e di consegenza pone gli individui sotto forte stress sia emotivo che sociale e non tutti ce la fanno a sostenerli entrambi quindi a volte la miccia si incendia e accade il fattaccio. Come sempre in questi casi si la risposta più comoda e rassicurante: è un'alienato che ha i suoi prblemi e non è seguito. E però nessuno indaga davvero le cause di queste esplosioni e ne trae le conclusioni ossia che di frotne alla mancanza di punti di riferimento l'individuo rimane da solo con la sua frustrazione e alienazione e non tutti si ritirano in convento: c'è anche chi ammazza i vicini o spara ai passanti: non basta la risposta repressiva e giudiziaria (peraltro carente dopo dieci anni un'omicida condannato a 30 anni è sicuro di uscire) serve altro molto altro; in primis la ricerca di una diversa via allo sviluppo che riconosca come valore fondante non la crescita fine a se stessa ma la condizione umana e il suo miglioramento e poi, magari, il progresso economico. Finchè si farà il contrario la parte sana si dovrò rassegnare e sperare di non trovarsi in mezzo al fischio di altre pallottole.....................
venerdì 26 ottobre 2007
Particelle elementari
Il fondamento delle società moderne è l'anomia, atomizzazione della società per chi non lo sapesse, degli individui. Sia che formino coppie sia che sono single e qualunque sia il loro orientamento sessuale sono sempre e comunque mondi isolati e lontani gli uni dagli altri: mondi che s'incontrano e si scontrano: si avvicinano quel tanto da toccarsi e si allontanano repentinamente. Sia che ci si conosca in chat e si facciano incontri al buio sia che ci si conosca per caso la paura del "dare" è maggiore di quella del dover scoprire e condividere: nessuno vuiole farsi male, e proprio per questo in realtà si fanno male tutti. E' un tiste e solitario destino quella che qualcuno osa definire società matura: ma matura di che mi chiedo? Matura da mettere l'egoismo avanti a tutto o prendere (ma sarebbe meglio dire rubare) qualche attimo di intimità e calore umano in un'infinito deserto di aridità. Matura si potrebbe pensare che i mondi (non è una questione di genere ma di persone) quando si incontrano trovano qualche punto in comune e ne arricchiscono l'altro da sè: ma non è così anzi al contrario si tende a nascondersi e a dare un'immagine virutale del se: un'avatar. Ecco cosa siamo AVATAR virtuali che si scambiano pochi attimi ma da cui ognuno ne esce più vuoto di prima.
lunedì 24 settembre 2007
Solitudine.................

Quale può essere il paradigma della società moderna occidentale? A mio parere uno solo. C'è n'è solo uno che ci accomuna tutti: la solitudine. Siamo una società di "soli". Individui che l'unica cosa che hanno è affermare la propria incapacità non di comunicare nè di relazionarsi, perchè ormai ne siamo incapaci, ma di convivere semplicemente con l'altro da sè. Partiamo dai giovani: stanno in gruppo (associazionismo, branco, volontariato o chissà cos'altro), vanno in discoteca, si vedono con gli amici ma alla fine per potersi fare notare nella società dell'immagine che fanno? Si vestono nelle maniere più particolari; aspirano a diventare tronisti; si legano al carro del politico; vanno ai casting; precipitano nell'abisso del precariato ma alla fine si ritrovano soli tremendamente soli. Gli adulti? Anche peggio. Chi vuole fare carriera o si mette a lecchinare (è un sistema che ha delle regole: ci si mette in ginocchio........), o passa sul cadavere degli altri (lo richiede il sistema che se vuoi farti stada ed essere competitivo devi essere capace di passare davanti agli altri in qualunque modo); e questo non succede solo nel mondo del lavoro ma anche nelle relazioni sociali: diventiamo diversi cerchiamo di farci accettare; cerchiamo il compagno/a ma in realtà siamo disposti a concedere molto poco (troppo poco) nel rapporto e si prendono le scorciatoie e si inizia con i sotterfugi ed un'attimo dopo che la realzione comincia ad essere interessante già ci si pone il problema della limitazione della libertà propria e di quanto si è disposti a concedere di se stessi, in una parola la solitudine insita in noi ci spinge a dire cose che non vorremmo dire e solo perchè in raltà si ha paura di tornare allo stato precedente di singolarità. I vecchi? Beh, sono l'emblema della solitudine: non servono alla società perchè non possono produrre; non sono aiutati dalle strutture pubbliche; non riescono a tovare possibilità di integrarsi e sono (e si sentono) un peso sia economico (in una società dove l'immagine e il denaro contano più di ogni altra cosa un vecchio senza nè l'uno nè l'altro è già morto civilmente) che sociale e gli stessi familiari,pur senza dirlo, non hanno e non possono fare molto per aiutarli presi come sono nel vortice consumistico/produttivo; tante rotelline nell'ingranaggio folle della società. L'unico cemento è la solitudine: a volte la maionese impazzisce e allora da solitudine di passa all'alienazione e gli scoppi di follia diventano pane comune a cui prima o poi ci si abitua al punto che non ci si fa nemmeno più caso. Ma ci conviene così tanto accettare queste regole? Non avete mai pensato che c'è altro? Che si può fermare l'orologio folle della società? Che quando si cominciò a teorizzare (Smith e company) la società moderna si parlava non di felicità ma di vizio di arricchirsi e che dato che questa parola era invisa si mutò in ricerca della felicità, creando intere generazioni di infelici?lo trovi anche su:
domenica 23 settembre 2007
Società di mostri o mostri della società?
La strage di Erba mi ha colpito nel più profondo e mi ha lasciato un segno indelebile anche perchè sono padre e posso immaginare come si deve sentire il padre, il Signor Azouz, perchè avrei agito anch'io nello stesso modo o peggio. Premetto che sono contrario, per miei principi, alla pena di morte ma come ho commentato nel blog di Tonidany http://blog.libero.it/Darya volentieri li avrei lasciati nelle "amorevoli" mani dei detenuti per qualche tempo in modo da farli sentire nello stesso modo di un tappetino che dopo butti via: è un delitto infamante ed efferato senza una ragione vera e razionale, ma solo dovuta a follia. Volendo ragionarci su, mio malgrado, non posso non dire che delitti di questo genere sono il sintomo di una malattia profonda della società italiana, in particolare, e occidentale, in generale, una malattia che si chiama "anomia" (e di cui ho già trattato). Essa è quanto di peggio una società possa creare in quanto nmon c'è niente di peggio che la rottura dei vincoli sociali e familiari per tirar fuori il peggio dagli individui (anche quelli che sembrano più innocui) perchè alienano i tratti umani rendendoli come belve frustrate in gabbia che alla minima occasione esplodono per un nonnulla e senza motivo scatenante. Ne parlò per primo Durkheim analizzandol'evoluzione sociale e oggi trova una tragica conferma nella società occidentale in decadenza dove i rapporti sono atomizzati dai ritmi feroci che impone al società del cosiddetto benessere e dove se non "sei" non esisti, credo che se non prendiamo coscienza di quest'assunto non potremo mai intendere cosa davvero si sta scatenando nella società e cosa ancora si dovrà scatenare. Penso per fare un'esempio al massacro di Columbine negli USA, a quando anche qui? I segnali ci sono tutti, purtroppo, e non vedo anticorpi in movimento perchè ognuno (sia esso gruppo o singolo) è troppo preso da propri e particolari interessi per scendere dal piedistallo virtuale su cui è salito, secondo voi che significa quando si dice che tutti urlano o parlano e nessuno ascolta, eh?
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domenica 16 settembre 2007
Matrix è qui?
Prendo spunto da questo bloghttp://blog.libero.it/Mondo3femminile/view.php?nocache=1160463076ma assolutamente nè per criticare nè per essere d'accordo ma solo per riprendere un filo dei miei pensieri sulla realtà e la sua percezione. Come tutti, credo hanno notato, sembra sempre che quando l'abbiamo compresa, irretita, imbrigliata, qualcosa ce la fa sfuggire di mano e dobbiamo ricominciare: qui non è in questione, a mio parere, la realtà effettuale (esempio: istituzioni, lavoro, e similari frutto dell'interagire della nostra parte, come dire sociale) ma la realtà percepita nel suo complesso "quella" che interagisce e con la quale interagiamo a partire dal livello inconscio a quello conscio; non sono uno psicologo, o similari, ma noto che la percezione di essa è diversa a seconda del singolo/a e che, però queste diversità non fanno somma se non in due casi: la comunità del villaggio (e cmq a voler sottilzzare anche lì c'è differenziazione), e l'eremita (figura singolare, cui associamo "il vivere su una montagna isolata", ma in realtà sviluppatasi fra coloro che sono immersi nella società anomizzata post capitalistica tutti eremiti, vedi mio tag anomia), in tutti gli altri siamo di fronte a tante singolarità che s'incontrano, si scontrano, si evitano ma mai si fondono....... lo so qualcuno dirà che sono folle e arrogante nell'affrontare questi temi, in fondo non sono nessuno ed è vero, ma i blog sono anche questo (vedendola in una visione minimalista, che peraltro non condivido ) il quarto d'ora di notorietà di warholiana memoria, in cui si tira la testa fuori dal sacco e si prende una boccata d'aria per poi tornare ad immergersi
Società e cultura note personali
Nella società occidentale così come la viviamo siamo sicuri che l'individuo sia così contento di viverci?Siamo sicuri che l'esaltazione massima della libertà individuale (fino al limite di una sorta di anarchia individualistica) porti al miglioramento del singolo nelle sue varie espressioni?Non sto facendo l'esaltazione del comunismo o di simili ideologie così come del comunitarismo (nelle loro varie e errate applicazioni), ma la massificazione dell'individuo (tipica della società consumistica) e la contemporanea estremizzazione della singolarità ci rendono si unici ma anche profondamente soli e vulnerabili verso l'esterno facile preda di venditori di fumo, unti vari, e mistificatori di idee di un malinteso senso del progresso (che io intendo culturale, morale, non solo tecnologico) e nell'avanzamento verso il nulla in un sistema che deve sempre e comunque crescere e per questo motivo non ha e da il tempo per fermarsi a riflettere perchè se lo facesse un minuto dopo crollerebbe vista la follia del suo modo di essere: vivi una vita, lotti, cerchi di migliorarti e alla fine cosa ottieni? nulla torni ad essere polvere ......So già che gli entusiasti diranno che non è così, che mi sbaglio ecc. ma nessuno mi toglie dalla testa che quello che viviamo ora sia il crepuscolo della società occidentale, soprattutto della sua parte migliore (che ha espresso in vari modi e campi) quella che ci ha dato i greci, i da vinci, ecc., la fine di un'epoca di cui gli ultimi cent'anni credo che gli storici ricorderanno (se ci sarà un fututo con individui che faranno ricerche sul passato) come quello dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo, delle risorse sprecate, dell'abbondono a se stesso di quasi 2/3 dell'umanità ad una vita di stenti e fame per far stare il restante terzo meglio: ma è all'interno di questo terzo che io focalizzo l'attenzione; perchè qui le differenze sono, in proporzione enormi (maggiori di quelle che riguardano il resto della popolazione) il 5% sta bene il resto vivacchia sulla soglia della povertà ma viene convinto dal potere e dal sentire comune che vive meglio degli altri e soprattutto vive "nel migliore dei mondi possibili" e, ritengo, sia questa la vera eutanasia: quella della ragione individuale, della coscienza individuale e colletttiva, della ragione stessa di esistere, e contare, della persona.Non sono in crisi nè depresso (nei limiti del possibile vista la società in cui viviamo) ma penso che se vogliamo essere realmente individui e non numeri o codici a barre con due gambe, dobbiamo cominciare a ricercare quei valori e ideali (nuovi o antichi non importa) ritenuti e visti da chi ha il potere (economico, sociale, politico, finanziario) come il drappo rosso messo di fronte ad un toro...... non ho stavolta autori o libri o idee da proporre ma solo note lanciate nell'oceano della rete.E se proprio volete guardate tutti i tags di questo blog che vanno appunto sotto la definizione di "anomia" e capirete il senso del mio percorso ideale e di vita
Di tutto di più
una fiction rai è stata cancellata dopo la prima puntata a detta del direttore rai per scarso share a detta dell'attore principale perchè programmata nel periodo sbagliato senza molto battage pubblicitario e per vendetta della sinistra .A parte che, come credo risulti a tutti, l'attuale dirigenza rai fu nominata dal precedente governo e quindi non vedo come una bieca congiura possa affossare un programma se la dirigenza è contraria come colore politico; ma il servizio pubblico, pagato dagli italiani attraverso il canone, non dovrebbe essere di tutti (domanda ingenua, lo so sento già le risate )?Non può essere che un programma non incontri i favori del pubblico (la casalinga di Voghera) più avvezza alle telenovele di stampo rete4 ecc. e, quindi, per saturazione dei neuroni ignori qualcos'altro?La vogliamo smettere con il complottismo dietrologico fatto a secondo della maggioranza politica in quel momento al potere: ho visto molte esibizioni dell'attore in questione e ritengo che sia bravissimo ma per una cosa che va male forse la cosa migliore è riflettere su qualcosa che forse non andava più che prendersela con qualcuno o qualcosa.Il servizio pubblico non è nuovo a censure (sin dalla sua creazione - gemelle Kessler in collant neri da suora - ne ha messe in essere molte e tutte discutibili, l'ultima è quella del cosiddetto - dai giornali - "editto bulgaro" che fece fuori in un colpo solo un padre del giornalismo, un giornalista di punta (le sue puntate erano, si dice, molto ricercate dagli inserzionisti pubblicitari) e un comico-satirico che prendendo ad esempio il david letterman show - americano non della televisione cubana - metteva alla berlina tutto e tutti, per non dire di tutta la satira sparita al cui posto fu messo roba che dire risibile è un eufemismo.Si parla di democrazia televisiva, di eliminare i monopoli, di liberare l'informazione: a tutt'oggi anche questo come il precedente governo sa solo fare fumo ma arrosto zero un vero deserto marziano.
Il Bello della diretta
Ciao a tutti,
era un pò che non scrivevo sul blog e ho visto che ci sono state delle visite, inaspettate per la verità, di visitatori che pur non avendo lasciato msg mi hanno fatto comunque piacere. Non pretendo di lasciare traccia nella storia della rete o di modificare il corso degli eventi ma, solo, di essere una voce fra le tante che si levano e, nel rumore generale, dire la propria visto che ancora ce ne danno la possibilità () nonostante l'aria che tira.....e il cambio di maggioranza. Non ho mai creduto nelle proprietà salvifiche nè, tantomeno, sul togliersi, a tutti i costi, dai piedi "qualcuno" perché significa due cose: a) che siamo oltre il fondo del barile; b) che chiudiamo gli occhi su chi gli è succeduto. Entrambe le cose sono più che negative perché mettono a nudo la pochezza di noi cittadini di questa malandatissima repubblica dei kiwi (mi dispiace le banane costano troppo ) malata di americanite acuta in cui nessuno ascolta gli altri e tutti vogliamo esserci, o come diceva Warhol avere i nostri 15 minuti di notorietà, campioni dell'ipocrisia piccolo borghese che tanti scrittori ha fatto arricchire. Ma siamo davvero tutti così? O, forse, ci conviene vederci in questo modo perché il limbo in cui siamo è confortevole, caldo, dove chi governa fa e disfa a proprio piacimento e il popolo bue che pur l'ha votato (a ragione il prof. Sartori che la democrazia così come l'abbiamo pensata non esiste in quanto il Governo non è espresso dal popolo ma semplicemente "approvato da esso" con tutto quello che questo significa in materia di liberal-liberismo che abbiamo sotto gli occhi) se ne lamenta se si sente colpito e/o partecipa per puro opportunismo alle lamentazioni altrui.............tanto in fondo basta che la nazionale calcistica vinca che tutti siamo contenti e se il resto va in malora qualcuno ci penserà.
era un pò che non scrivevo sul blog e ho visto che ci sono state delle visite, inaspettate per la verità, di visitatori che pur non avendo lasciato msg mi hanno fatto comunque piacere. Non pretendo di lasciare traccia nella storia della rete o di modificare il corso degli eventi ma, solo, di essere una voce fra le tante che si levano e, nel rumore generale, dire la propria visto che ancora ce ne danno la possibilità () nonostante l'aria che tira.....e il cambio di maggioranza. Non ho mai creduto nelle proprietà salvifiche nè, tantomeno, sul togliersi, a tutti i costi, dai piedi "qualcuno" perché significa due cose: a) che siamo oltre il fondo del barile; b) che chiudiamo gli occhi su chi gli è succeduto. Entrambe le cose sono più che negative perché mettono a nudo la pochezza di noi cittadini di questa malandatissima repubblica dei kiwi (mi dispiace le banane costano troppo ) malata di americanite acuta in cui nessuno ascolta gli altri e tutti vogliamo esserci, o come diceva Warhol avere i nostri 15 minuti di notorietà, campioni dell'ipocrisia piccolo borghese che tanti scrittori ha fatto arricchire. Ma siamo davvero tutti così? O, forse, ci conviene vederci in questo modo perché il limbo in cui siamo è confortevole, caldo, dove chi governa fa e disfa a proprio piacimento e il popolo bue che pur l'ha votato (a ragione il prof. Sartori che la democrazia così come l'abbiamo pensata non esiste in quanto il Governo non è espresso dal popolo ma semplicemente "approvato da esso" con tutto quello che questo significa in materia di liberal-liberismo che abbiamo sotto gli occhi) se ne lamenta se si sente colpito e/o partecipa per puro opportunismo alle lamentazioni altrui.............tanto in fondo basta che la nazionale calcistica vinca che tutti siamo contenti e se il resto va in malora qualcuno ci penserà.
ANOMIA
Cosa accade quando un individuo, inserito nella moderna società, ha difficoltà a interagire con il proprio vicino (sia esso collega, o passeggero o altro?Accade quello che Durkheim definisce come "Anomia" ossia l'individualizzazione (quella che teorizzano teo/neocons americani in materia di ownership society) dell'essere sociale che non è più parte di un corpo unitario che risponde a regole di comportamento, ma al contrario è la società che si atomizza viene ad essere un insieme di piccole società individuali chiuse nel loro egoistico interesse che continuamente collidono fra loro: quindi un'insieme di unità singole e non più un coeso gruppo che ha come sottofondo un carattere comune.Secondo i noti "esperti" è il male comune dell'uomo civilizzato, particolarmente la parte occidentalizzata del mondo, l'humus su cui costruire la ownership society dove ognuno - vista la cosa in postitivo - è padrone del proprio destino e - vista in negativo - con i propri mezzi si fa largo fra gli altri (homo homini lupus di hobbesiana memoria); ma la domanda che nessuno si pone è: e quelli che rimangono indietro?Quelli che non hanno mezzi economici e/o culturali per farsi strada si trovano ad essere il manto stradale su cui i "vincitori" della competizione camminano trionfanti, ma dove sono destinati a finire anch'essi quando qualcuno meglio organizzato li mette da parte o meglio li elimina dalla competizione: insomma milioni di anni di storia dell'evoluzione umana servono solo a ritrovarsi nell'incubo di quella che solo la fantasia un pò astratta ma sicuramente lungimirante di P. K. Dick poteva immaginare.
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