lunedì 24 settembre 2007

Solitudine.................


Quale può essere il paradigma della società moderna occidentale? A mio parere uno solo. C'è n'è solo uno che ci accomuna tutti: la solitudine. Siamo una società di "soli". Individui che l'unica cosa che hanno è affermare la propria incapacità non di comunicare nè di relazionarsi, perchè ormai ne siamo incapaci, ma di convivere semplicemente con l'altro da sè. Partiamo dai giovani: stanno in gruppo (associazionismo, branco, volontariato o chissà cos'altro), vanno in discoteca, si vedono con gli amici ma alla fine per potersi fare notare nella società dell'immagine che fanno? Si vestono nelle maniere più particolari; aspirano a diventare tronisti; si legano al carro del politico; vanno ai casting; precipitano nell'abisso del precariato ma alla fine si ritrovano soli tremendamente soli. Gli adulti? Anche peggio. Chi vuole fare carriera o si mette a lecchinare (è un sistema che ha delle regole: ci si mette in ginocchio........), o passa sul cadavere degli altri (lo richiede il sistema che se vuoi farti stada ed essere competitivo devi essere capace di passare davanti agli altri in qualunque modo); e questo non succede solo nel mondo del lavoro ma anche nelle relazioni sociali: diventiamo diversi cerchiamo di farci accettare; cerchiamo il compagno/a ma in realtà siamo disposti a concedere molto poco (troppo poco) nel rapporto e si prendono le scorciatoie e si inizia con i sotterfugi ed un'attimo dopo che la realzione comincia ad essere interessante già ci si pone il problema della limitazione della libertà propria e di quanto si è disposti a concedere di se stessi, in una parola la solitudine insita in noi ci spinge a dire cose che non vorremmo dire e solo perchè in raltà si ha paura di tornare allo stato precedente di singolarità. I vecchi? Beh, sono l'emblema della solitudine: non servono alla società perchè non possono produrre; non sono aiutati dalle strutture pubbliche; non riescono a tovare possibilità di integrarsi e sono (e si sentono) un peso sia economico (in una società dove l'immagine e il denaro contano più di ogni altra cosa un vecchio senza nè l'uno nè l'altro è già morto civilmente) che sociale e gli stessi familiari,pur senza dirlo, non hanno e non possono fare molto per aiutarli presi come sono nel vortice consumistico/produttivo; tante rotelline nell'ingranaggio folle della società. L'unico cemento è la solitudine: a volte la maionese impazzisce e allora da solitudine di passa all'alienazione e gli scoppi di follia diventano pane comune a cui prima o poi ci si abitua al punto che non ci si fa nemmeno più caso. Ma ci conviene così tanto accettare queste regole? Non avete mai pensato che c'è altro? Che si può fermare l'orologio folle della società? Che quando si cominciò a teorizzare (Smith e company) la società moderna si parlava non di felicità ma di vizio di arricchirsi e che dato che questa parola era invisa si mutò in ricerca della felicità, creando intere generazioni di infelici?lo trovi anche su:
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