domenica 23 settembre 2007

Uccidete Saddam

Mentre continua la meritoria opera di democratizzazione messa in opera dai "Liberatori" che hanno reso l'Irak un paese dove si possa vivere serenamente, felicemente, e democraticamente, dove non ci sono almeno 20 morti al giorno e dove i morti americani "non" hanno superato quellli delle Torri Gemelle; dove nel paese guida della "coalizione dei volenterosi" il Capo "non" continua a dire che bisogna stare in Iraq finchè non si avrà la vittoria finale (o la sluzione finale ma questo lo giudicheranno gli storici futuri, molto probabilmente quelli che si richiameranno ai valori dei vincitori: la storia è sempre fatta dai vincitori) e "non" ha appena deciso di invire altri 70mila soldati a rischiare la pelle (molto probabilmente ispanici con la promessa di avere la cittadinanza americana, neri che non hanno altra via e bianchi poveri) in una guerra non loro (infatti a detta degli stessi media il malumore fra le truppe è alle stelle, così come crescente è l'opposizione alla guerra) la Corte d'appello irakena ha deciso che il verdetto di primo grado di condanna a morte di Saddam è confermato. Ora ho avuto già modo di affermare in molte occasioni come questo dittatore non mi fa pena nè compassione (nessun dittatore mi da sentimenti tali), ma, come mi sono già chiesto, i suoi antichi sostenitori (gli stessi che oggi lo condannano) non dovevano salire pure loro sul banco degli imputati? In ogni caso condannarlo a morte è un'errore, oltre che è contrario ai principi del diritto umanitario, così come si rivelerà un'errore la mancata concessione di una grazia: per farla breve, errore perchè non aiuterà la sua morte nessuno sia in patria che fuori. Tenerlo in vita placherebbe un pò gli animi, forse. Inoltre la sua presenza come un qualunque signor nessuno credo che sarebbe stata la peggiore condanna che potesse avere quest'uomo abituato prima a fasti e assoluto potere.Ma credo che non siano, questi, i tempi della saggezza e della larghezza di vedute; anzi vedo sempre di più l'estremizzazione delle parti e sempre più stringente il controllo nelle democrazie che a mio parere si stanno trasformando in oligarchie dove l'interesse dei pochi non il benessere sociale ma il mantenimento dello status quo: ed una guerra, magari infinita, contro un nemico sfuggente e per niente visibile forse nasconde la volonta di combattere il "vero" nemico ossia noi: i popoli che in questi regimi viviamo.
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