domenica 23 settembre 2007

Odio: una parola che oggi è in gran voga


Oggi non mi andava di scrivere, volevo solo guardami un pò in giro (k*********e si dice) e mentre lo facevo sono capitato a caso su un blog cosiddetto di "destra" (come se questa parola avesse ancora un significato semantico uguale all'originale del vocabolario) e ho seguito le tracce dei vari link e blog amici leggendoli e riflettendo su quello che c'era scritto. Rispetto le idee politiche altrui (non sempre la cosa è reciproca ma fa lo stesso ) e valuto quello che si scrive alla luce dei fatti e degli avvenimenti cui si riferiscono. Invece quello che ho notato, semanticamente parlando, sono i termini: comunisti, statalisti, mortadelle varie ecc. volendo concentrare tutto in una parola ODIO puro e semplice, mai un ragionamento che va a guardare dietro le singole vicende, mai una valutazione sulle decisioni ma solo un'insieme di slogan e luoghi comuni (genere ma a Cuba si vota, come se a me importasse....). Ora, come ho avuto modo di dire in altri post (chi vuole se li legga son lì dietro a questo) le tecniche di indottrinamento e di marketing politico mutuate dalla politica americana (leggere Mazzoleni in proposito) sono ormai d'uso comune e mirano non tanto a convincere l'avversario ma a coltivare il proprio orticello colpendo, con parole d'ordine brevi, del genere spot tv, la fantasia e la pancia (più che la testa) di chi legge: ordine, sicurezza, extracomunitari, lavoro ecc. tutte cose presentate come 1+1 (vedere Erba dove il signore Tunisino fu dipinto come il mostro mentre italianissimi sembrano essere gli assassini) mentre invece su ogni argomento ci vorrebbero veri e propri trattati; tutte cose che messe in fila con il substrato di un minimo di furbizia ideologica danno sfogo alla parte peggiore e la sensibilizzano trasformandola in odio puro e feroce. Ecco il sentimento che ho riscontrato e non è certo così che si dovrebbero indirizzare i sentimenti della parte, in un paese che passa per essere liberale, cui costoro si richiamano. Così non si crea dialogo ma steccati o meglio dualismi del genere "noi o loro" che se fossimo un popolo serio (come lo sono gli slavi) saremmo già in una bella guerra civile, mentre invece abbaiamo alla luna. A sinistra (ammesso che ci sia a tutt'oggi una sinistra in Italia) commettono lo stesso errore e non contribuiscono alla riflessione e alla moderazione. In realtà, come diceva Bobbio, sinistra e destra sono concetti superati dalla storia, oltrechè dagli eventi, e obsoleti e al massimo si può parlare di confronto fra destra (Gore Vidal) fra destra e destra estrema ma di livello economico perchè le ideologie (che supportano i concetti) non esistono più. Quindi, a mio parere, definirsi di destra o di sinistra è antistorico e chi lo fa è perchè non ha ancora capito che (mentre i foderi combattono le sciabole sono lì a guardare, luogo comune ma in sintonia con il marketing politico attuale) deve cominciare a guardare il mondo con la testa e zittire la pancia. Non si va da nessuna parte urlando e parlandosi addosso,nè si va da nessuna parte con gli estremismi nè con i sentimenti assoluti.
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