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martedì 30 gennaio 2018

‘Le elezioni uccidono l’italiano’, ma per i media i colpevoli sono solo i 5stelle

Fonte: Il Fatto Quotidiano Media & Regime | 30 gennaio 2018

Questa mattina sull’aereo Berlino-Bruxelles mi trovo tra le mani una copia del giornale Le Soir (22 gennaio 2018), giornale belga in lingua francese. In ultima pagina trovo un trafiletto che attira la mia attenzione dal titolo: “Les élections tuent l’italien” (“Le elezioni uccidono l’italiano”). Intervista a Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca, che in poche righe di virgolettato si lamenta degli slogan della campagna elettorale italiana non supportati da un ragionamento completo. Giusto dico io, bravo Claudio. Il presidente Marazzini cita anche i due slogan incriminati, giustamente virgolettati anch’essi: “Aiutiamoli (les immigrés) a casa loro” e “Prima gli italiani”. Purtroppo senza citare chi o almeno quale parte politica proferisce questi slogan. Ma continuo fiducioso nella lettura confidando che tale informazione arriverà presto.
Dopo una breve domanda di approfondimento del giornalista nel rigo seguente Marazzini, sempre virgolettato, si lamenta del fatto che stanno uccidendo la lingua italiana. Ma sempre senza nomi e senza entrare nello specifico. Chiuse le virgolette. Finalmente arriva la prosa del giornalista a fare chiarezza: tra i principali accusati di tutto questo, colpevole per uso scorretto dei congiuntivi, Luigi Di Maio, candidato premier del M5S. E gli slogan razzisti di destra? Il dubbio plana su Bruxelles, come d’altronde il mio aereo. Articolo e viaggio finiscono senza l’identità di chi pronuncia gli slogan razzisti citati da Marazzini.
Mettetevi nei panni di un normale lettore belga che non conosce la politica italiana. Il messaggio finale dell’articolo è: M5S ignorante e razzista. Leggendo l’articolo, infatti, sembra proprio che anche gli slogan di estrema destra vengano proferiti da Di Maio. Che non li ha mai pronunciati ovviamente. Questo si chiama scambio di persona o di slogan? Oppure disinformazione spudorata?
Ma non è finita. Mi accorgo che l’intervista al presidente dell’Accademia non è originale ma una ripresa tagliuzzata da La Stampa. Titolo: “Le elezioni uccidono l’italiano. E il campione è il M5S”. Le virgolette sono tali e quali, non le ho aggiunte io. Ma è mai possibile che il presidente dell’Accademia della Crusca sia angosciato per la morte della lingua italiana a causa di una campagna elettorale? Nient’affatto. Ho contattato personalmente Marazzini che denuncia il fatto di non aver mai proferito il titolo dell’articolo: “Quel titolo è stato un lancio piuttosto artificioso che ha amplificato i miei argomenti. Figuriamoci se l’italiano può morire per una campagna elettorale! Sono gli italiani che, semmai, sono privati di un diritto, e scivolano sempre più verso la disinformazione”.
Sottoscrivo in pieno, caro presidente: ora Le Soir e La Stampa faranno pubblica ammenda e/o correggeranno il tiro? O lasceranno correre? Vedremo. In conclusione, peggio i congiuntivi sbagliati oppure lo scambio di slogan e di virgolettati?
Media & Regime | 30 gennaio 2018

venerdì 20 gennaio 2017

AH, MA NON E' LERCIO: LE FAKE NEWS DEI 'MEDIA MAINSTREAM'

Di Daniele Scalea
Mercoledì, quando la stampa italiana ha riportato la notizia delle ultime indiscrezioni su Trump, l’ha spesso fatto in maniera ambigua e inaccurata. Gli articoli lasciavano intendere che queste ultime informazioni venissero da un lavoro dell’intelligence Usa: il Corriere ad esempio parlava di «indagine dell’intelligence», la Repubblica di «lavoro dell’intelligence Usa», secondo entrambi con l’intervento a supporto dei servizi britannici. Ciò, malgrado la stampa Usa, fin dall’inizio, chiarisse trattarsi di note realizzate da un autore indipendente dietro commissione di una entità privata. Ma non si tratta né del primo né del più clamoroso svarione realizzato dai media italiani quando si parla di Trump.

Lo scorso 20 novembre Rai News, La 7, Il Giornale, il Corriere, la Repubblica e altre testate nostrane arrivarono a presentare come vera una finta intervista a Trump inventata dall’autore satirico Chris Lamb. In questa intervista si faceva esprimere al Presidente-eletto l’intenzione di abbattere la Statua della Libertà, eventualmente sostituendola con una nuova avente le fattezze della consorte Melania – ma non più con in mano la fiaccola, bensì raffigurata nel gesto di fare il dito medio. Sembra incredibile, ma il gotha del giornalismo italiano per alcune ore presentò come vere queste dichiarazioni. Quando lo svarione fu denunciato, alcuni si limitarono a cancellare in fretta e furia l’errore, e pochi ebbero il buon gusto di scusarsi coi lettori. Tra questi Repubblica, che tuttavia incolpò sostanzialmente Trump perché la sua retorica avrebbe reso verosimile la notizia.
Il problema sembrerebbe stare nella comprensione dei testi in lingua inglese. Come gli stessi media ci ricordano di frequente, si definisce analfabetismo funzionale l’incapacità di comprendere un testo che pure si sa leggere. Non riuscire a distinguere una satira aperta da una notizia; fraintendere una nota di un investigatore indipendente con l’indagine ufficiale di tutte le intelligence Usa; non capire che «ex agente del Mi6» non significa «i servizi britannici come istituzione» – potrebbero essere considerati analfabetismo funzionale nella lingua inglese? Tutto sembrerebbe coincidere, se non fosse per il notorio collegamento, anch’esso raccontato nei giornali, tra l’essere analfabeta funzionale e l’essere populista.
I giornalisti di cui parliamo, infatti, sono assolutamente ortodossi, e ai populisti li odiano. Al punto da considerarli la causa di effetti che li precedono temporalmente. Il 5 gennaio Repubblica titolava: «Effetto Brexit sui treni in Uk: tariffe sei volte più alte che nel resto d’Europa». Il titolo non lascia spazio a molte interpretazioni: si collegano una causa (la Brexit) ad un effetto (le tariffe sei volte più care). Peccato che quelle tariffe fossero sei volte più care anche un anno fa, quindi mesi prima che si tenesse il referendum sulla Brexit. Del resto, leggendo l’articolo stesso, si scopre che “anche” alla Brexit è imputabile un aumento dell’inflazione del 1,2% in Novembre, che a sua volta avrebbe (il condizionale è d’obbligo) provocato un aumento delle tariffe dei treni del 2,3%. Insomma: la montagna del titolo ha partorito un topolino.

Considerando che questi svarioni della grande stampa vanno spesso contro i “populisti”, si potrebbe immaginare che a pesare siano i pregiudizi dei giornalisti: vale a dire, non veri errori bensì manipolazioni, consce o inconsce (wishful thinking). Ma prendiamo Augusto Del Noce, che col populismo c’entra ben poco. Orbene, lo scorso 30 dicembre Rai Storia ha mandato in onda un servizio (per giorni presente sul sito ma ora cancellato) clamorosamente intitolato «Del Noce, filosofo ateo». Sì, proprio quell’Augusto Del Noce che è tra i maggiori filosofi cattolici del Novecento, critico dell’ateismo denunciato come problema della Modernità, senatore con la Democrazia Cristiana, promotore del referendum contro il divorzio.

Nel frattempo, le medesime testate continuano a propinare intemerate contro la Rete, sordido antro in cui le “bufale”, le fake news, nascono e brulicano. Forse si intendono contrastare le fake news della Rete con le fake news dei media tradizionali, solo di segno opposto. È vero, esiste l’esempio del controfuoco, incendio controllato utilizzato per frenare l’incendio incontrollato. Ma avevamo inteso che fosse una lotta in nome della verità e del buon giornalismo, la loro, e non a maggior gloria di un’altra narrazione, non meno falsa ma ben più ortodossa.




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a proposito di bufale.........  nessuno è scevro da esse!

mercoledì 14 dicembre 2016

Provocazione o .....

La situazione è tesa, molto tesa. Guarda caso rispuntano fuori i forconi e .... arrestano un ex deputato. Una cosa odiosa, questo è certo, ma bisognerebbe mantenere la calma e riflettere sulla faccenda.
Sui social subito il tam tam del sistema è partito, con annessi e connessi mediatici, per incolpare ora i leghisti ora i 5 Stelle della cosa: non tanto del fatto in se quanto del clima che avrebbero creato. Infatti entrambi i movimenti stanno preparando manifestazioni per chiedere una cosa che in una normale democrazia sarebbe ovvio: tornare a votare per il la maggioranza, e il governo che essa esprime, è stata battuta su un referendum; in un paese normale NON qui, non in Italia dove a suon di bombe hanno fermato l'affermazione del maggior partito comunista a livello europeo; dove con la strategia delal tensione hanno talmente spaventato i cittadini che, questi ultimi, se gli avessero detto che gli asini volavano ci avrebbero creduto a priori. Poi vai a vedere a posteriori.. e scopri che c'erano manine, non solo italiane, che rimestavano nella spazzatura della società per assoldare utili idioti che si sobbarcassero l'onere di metterle quelle bombe o di provocare una reazione, che non c'è stata per fortuna,  della sinistra per poi inchiodarla al muro. I processi sulle stragi, che sono poi l'unico racconto su quegli anni visto che gli storici se ne guardan bene dall'affondare il coltello nei fatti e si attengono alla versione ufficiale, ci raccontano un altra verità.. una verità che sarebbe interessante studiare. Questo paese non doveva essere normale: c'erano forze e poteri che, per paura di perdere potere e presa sulla società, fecero di tutto per fermarne l'evoluzione; dovevamo andare in un altra direzione e gli esiti si son visti: ecco quello che siamo oggi ma il seme fu buttato allora; non sto a dilungarmi troppo perchè ormai è storia, purtroppo... e indietro non si torna.
Però se leggiamo quanto accaduto oggi in quest'ottica allora il fumo mediatico si dirada, analizziamo:
  1. qui prodest? Non certo chi chiama a raccolta i cittadini per riaffermare la centralità degli stessi, nella veste del corpo elettorale, e chiedere a gran voce di tornare a esercitare il proprio diritto di voto. Di sicuro c'hanno guadagnato coloro che hanno tutto l'interesse a criminalizzare qualunque cosa che non appartenga al pensiero dominante in questo periodo e ai suoi massimi rappresentanti che mal hanno digerito il NO al referendum. SIA CHIARO NON STODICENDO CHE L'HANNO FATTO LORO NE' CHE NE SONO DIRETTAMENTE RESPONSABILI E NEMMENO CHE NE SIANO I MANDANTI MA OGGETTIVAMENTE CI GUADAGNERANNO QUANDO DICONO: ECCO AVETE VISTO? ECCO CHI AVETE VOTATO SPOSTANDO L'ATTENZIONE DAL CONTENUTO, LA VITTORIA SULLE RIFORME E SUI DISTRUTTORI DELLA COSTITUZIONE, SUI CONTENITORI.. OSSIA I PROMOTORI E I MOVIMENTI CHE LI HANNO SOSTENUTI... giochino da prima repubblica che a volte funziona!
  2. Chi sono i forconi? Un idea ve la fate visitando il loro sito, forconi.it detto ciò, e a dispetto di quanto uscirono alla ribalta della cronaca per la prima volta, cercano probabilmente visibilità.. e come averla? Con un atto clamoroso; anche a costo di offrire il destro (...) a chi dicono di combattere; ciò la dice lunga e dovrebbe far riflettere tutti noi sul concetto di utile idiota di karamazoviana memoria (chi ha letto i fratelli karamazov sa di cosa parlo).
  3. Cos'hanno ottenuto? Visibilità tutta per loro, questo è certo... ma anche per alcuni personaggi sbucati fuori durante la cosa e subito dopo (passavano di lì per caso? Non credo..) che si sono subito offerti ai microfoni dei media che, naturalmente, si sono subito precipitati sul luogo della tragedia.
Il sistema ha subito un colpo durissimo con il referendum e bisognerebbe tenere i nervi saldi e non lasciarsi andare a dichiarazioni precipitose.... come invece è avvenuto in queste ore: si è passati dal condannare il fatto, cosa giusta, all'identificare negli aggressori per interpolazione grammaticale dei collaterali di cooro che in queste ore stanno preparandosi per le manifestazioni per andare a votare: la chiamano politica ma in realtà è strategia della tenzione ossia una cosa di cui questo paese non ha bisogno, anzi mai come ora ci vorrebbero: media non allineati; leader dei partiti capaci di tenere la barra dritta; rifiuto a priori delle provocazioni senza chiudersi al dialogo (come invece fanno moltissimi sostenitori del si ancora oggi sempre pronti a alzare il dito accusatore.. peccato che non sappiano guardare oltre quel dito perchè vedrebebro il nulla e dietro quel nulla un enorme buco nero nel quale burattinai, nemmeno tanto oscuri e ignoti, avrebbero voluto gettare questa nostra fragilissima democrazia) anche a costo di prendere il maalox. E nel caso che proprio non ce la faceste.... potete sempre ricordargli che:
  1. si dovevano dimettere abbandonando la politica e non l'hanno fatto;
  2. che sembrava che qualunque male si sarebbe potuto curare se si votava si.. compreso il cancro;
  3. il migliore dei mondi possibili che ci volevano costruire intorno... per noi che viviamo nel mondo reale è un enorme incubo;
  4. la si deve smettere di terrorizzare i cittadini perchè alla fine gli si potrebbe ritorcere contro.. come di fatto sta avvenendo;
  5. a suon di gridare al lupo si potrebbero risvegliare quei mostri dell'id che dal 1966 al 1980 e oltre hanno funestato la nostra storia di bombe, trame, P2 (ma pure P3, P4 ecc.), piani di rinascita nazionale e.. rumor di sciabole (De Lorenzo 1966, Piano Solo) e simili che, se nel racconto che ne fece Tognazzi in un bellissimo film facevano ridere, nella realtà manco poco che accadesse.
Ma tant'è... tutta fa brodo all'oggi; anche lo strumentalizzare fatti che hanno più dello scoop per far parlare di se che del politicamente importante per il nostro presente e, soprattutto, per il nostro futuro..

giovedì 3 marzo 2016

Fusione Stampa-Repubblica: la fabbrica delle notizie

di | 3 marzo 2016 il Fatto Quotidiano

Nanni Moretti incolla su un grande foglio bianco titoli di giornali. Titoli diversi di testate diverse, ma articoli uguali. I giornali sono uguali, dice lui nel film Aprile. Uguali, cioè omogenei, sovrapponibili, ugualmente omissivi su una vicenda, parimenti entusiasti su un’altra. Il giornalismo ha la responsabilità di illustrare la realtà, conoscerla anzitutto e indagarla anche nelle sue pieghe più segrete e inconfessabili.
Il giornalista deve dire la verità, o almeno quel che a lui appare come verità. Ma può – se è disonesto – anche tacerla, ridurla, ometterla. E addirittura trasformarla. Dare per vero il falso o accreditare l’opposto: costruire su una suggestione la realtà. Il vizio tragico dell’informazione è che essa faccia rima con manipolazione. L’unica possibilità per contrastare la possibile manomissione della realtà è che le fonti di informazione siano plurime, abbiano distinte capacità di analisi e di critica, distinti editori, differenti interessi culturali e politici. Come ci insegna Moretti non è il numero di giornali in vendita ad alzare il livello e la qualità delle notizie che si offrono.
Con internet la faccenda si complica ancora di più. Nell’età della notizia istantanea, della comunicazione istantanea, del riscontro istantaneo, il mercato delle notizie poggia apparentemente su un numero indefinito di fonti. Ma la quantità di esse non equivale a fornire a ciascuna la medesima attendibilità. La crescita esponenziale delle notizie farlocche sulle quali si incardinano migliaia di commenti e prese di posizione nasce dall’assoluta incontrollabilità delle fonti. Perciò quelle più accreditate avranno il privilegio di costituire lo scheletro sul quale poggerà la prevalente narrazione quotidiana. I fatti riferiti, e per come vengono riferiti, saranno oggetto dei commenti dei cittadini, dei tanti come voi che su una vicenda esprimono, in modo equilibrato o rozzo, con prudenza o sicumera, il proprio giudizio.
Di oggi l’ufficializzazione della fusione per incorporazione dei gruppi Espresso e Itedi, editrici di La Repubblica, La Stampa e Secolo XIX. Due dei tre principali gruppi editoriali del Paese si fondono, e il terzo, Rcs, sarà detenuto ancora per qualche mese da uno dei due protagonisti della fusione.
Già ora, già oggi è evidente che i commenti e i giudizi principali su questa grande operazione industriale e culturale provengono da giornalisti che sono dipendenti delle società protagoniste della vicenda. Esiste come dato oggettivo un’alterazione della percezione obbligata dallo status di chi racconta una vicenda che lo riguarda. Dirà tutto ciò che pensa? Oppure, come è più plausibile, non espliciterà le proprie riserve? O anche, come forse è sicuro, sarà chiamato a riferire di questo fatto e a commentarlo colui che più è vicino per sentimento o interesse alla voce del padrone?
E se l’industria editoriale diviene un oligopolio, un potere spartito tra pochi, che ne sarà della qualità dell’informazione, della sua libertà? E se aggiungiamo che nelle mani del governo c’è il cosiddetto fondo dell’editoria, soldi da assegnare alle imprese che fanno comunicazione, quanto potrà essere grande il rischio di un condizionamento che si abbatterà in modo così pesante sulla fabbrica delle notizie, se il fabbricante è uno solo o quasi?

di | 3 marzo 2016

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allora in una società di libero mercato a domanda e offerta, teoricamente, multiple dove chi agisce in essa scambia con i consumatori  le "informazioni" in modo da permettergli di "scegliere" al meglio i prodotti contendendosene le scelte quanto sta accadendo nell'editoria, con il venir meno della pluralità dell'offerta, viene anche meno il presupposto base del mercato che ne è la basse.... a maggior ragione quando si vive dove il medium principale è proprio il network dei media e le informazioni che forniscono: sono loro che spostano voti e opinioni (anzi spesso la cosiddetta "pubblica opinione" è una figura retorica usata per fare da velo ai media); sono loro che hanno il compito di "watchdog (mai visto in italia tranne rarissime eccdezioni)"; sono loro che danno al consumatore le news, ma:
  1. se i media networks sono essi stessi strumenti di gruppi finanziari- industriali che li posseggono;
  2. se non assolvono al compito precipuo, watchdog, ma si fanno, spesso anche al di là delle intenzione del dominus del momento, portatori dei desiderata del mainstream politico-finanziario;
  3. se la comunicazione è già viziata dal possesso di pochi, non editori puri, che tendono al monopolio dell'informazione;
  4. se il consumatore, ex cittadino consapevole, si trova prigioniero di un sistema dove non solo c'è il pensiero unico ma c'è anche l'informazione unica..
possiamo ben pensare che la società viene sempre di più plasmata da quei pochi a scapito di quel pluralismo che è la base della democrazia e delle società complesse è solo un sogno... se mai volessimo aspirarea questo sogno dovremmo difendere con le unghie e con i denti la "rete" digitale e impedire che venga colonizzata, divisa, piegata agli interessi di quei pochi, e dei sodali della politica, perchè una volta persa non ci resterebbe nemmeno quel piccolo angolo di libertà individuale con cui tanto si sciacquano la bocca i soloni del libero mercato=democrazia......

giovedì 12 dicembre 2013

come si "lavora" la notizia .... come la recepiamo

Dunque i fatti di questi giorni sono sotto gli occhi di tutti, vero? Ora però fermiamoci a riflettere su queste due cose:
  1. i media hanno davvero fatto il loro lavoro o hanno, come dire, "lavorato" la notizia piegandola all'ordine di scuderia proveniente dal mainstream politico?
  2. noi cittadini abbiamo davvero riflettuto su quanto sta accadendo nelle strade di questo paese a partire dalle ultime elezioni e in particolare abiamo davvero pensato a quali energie si sono liberate dopo quelle elezioni?
Partiamo dalla seconda... è più facile.
Rifletteteci per un attimo: come vi siete fatti l'idea di quello che è accaduto? E come mai stanno uscendo fuori proprio ora movimenti sociali che prima sarebbero rimasti nell'ombra?
Vi do una traccia: "hanno lasciato il paese senza opposizione per fare larghe intese con B. E adesso si lamentano dell'opposizione dei forconi" Gianni Barbacetto
Vi dice nulla? Poco prima della rivoluzione francese gli straccioni furono spesso autori di rivolte, sempre e comunque represse nel sangue, ma solo quando la nascente borghesia prese la testa di quelle rivolte allora si ebbe la frattura di regime: oggi non siamo in una situazione molto diversa; cambia solo il regime: allora c'era una monarchia assoluta oggi c'è un simulacro di democrazia, ben difeso dai ceti parte del mainstream e dalla corporazioni, che mantiene una parvenza di liberalità solo perchè il processo di unificazione dei mercati non è ancora completato e quindi è necessario che gli stati, e le loro costituzioni, sia che siano tenuti in piedi... sugli spilli o stuzzicadenti o manganelli o baionette o ..... partiti; è uguale. Forbes, non io, ha detto che è in corso una guerra di classe: dei ricchi contro i poveri, dice nulla? Ora torniamo alla frase di Barbacetto: per mantenere su il sistema si son messi insieme, in una bella ammucchiata e, ironia della sorte, hanno sacrificato uno dei perni su cui tutto si regge, mr. B, dandolo in pasto alle folle solo per allungare al resto la vita, tutto qui..... in questa spazi aperti è chiaro che la massa, metaforicamente chiamateli come volete (straccioni, poveri, ceti medi impoveriti, dipendenti pubblici e privati, giovani, repcari ecc. insomma tutti noi), ci si infilava convulsamente ed è altrettanto chiaro che i primi ad emergere sarebebro stati proprio quelli che si son mossi sottotraccia in questi anni: in primis Grillo e M5S e ora il comitato 9 dicembre meglio noto come forconi, di che cosa si meravigliano? In realtà ne hanno terrore e una prova lo è proprio il fatto che si son messi tutti insieme a far quadrato per salvare loro stessi e i loro sodali..... non potevano prevedere che M5S potesse subito sfondare, e lo stesso sarà con, mi perdonino gli appartenenti, i forconi: cresceranno eccome se cresceranno..... Beppe Grillo aveva ragione nel dire: dovrebbero ringraziarmi perchè ho portato, incanalato, la protesta nelle vie democratiche se non dovesse andare in porto il progetto "grillino" chi verrà dopo ..... bè lo stiamo vedendo, no?
Per quanto riguarda la prima domanda: bè il mondo dei media, e questo è un fenomeno comune  quasi tutte le decadenti democrazie occidentali, non ha mai brillato per trasparenza e per oggettività. Sia perchè troppo spesso beneficiano dei soldi pubblici e quindi ogni tanto qualche parolina ce la spendono in favore sia perchè anche se non hanno soldi pubblici e sono gestiti da editori puri gli interessi in gioco, per tacere degli intrecci, sono talmente enormi che hanno tutto l'interesse a che nulla si muova davvero: ecco spiegato il problema del "lavorare la notizia". Mazzoleni, non io, ad esempio nel saggio sulla comunicazione politica da una spiegazione molto neutra del fenomeno e del come agisce il meccanismo, direi quasi cruda... parte da quella che dovrebbe essere il compito principe dei media, quello dei watch dog, e invece prende atto, con argomenti stringenti, che per i motivi su esposti, e altri ancora che vanno dal tengo famiglia alla propria intima convinzione politica, i media un pò ovunque sono schierati.. di solito dalla parte del potere.
Alcuni esempi recenti?
  1. notizia: Grillo vuole votare con il porcellum; in realtà aveva detto conciati come siamo votiamo subito "anche" con il porcellum.... credo che quell'"anche" la dice lunga ma non appariva in nessun resoconto;
  2. notizia: intervista di uno dei leader del comitato 9 dicembre abbastanza pacata toni normali ecc.. poi quando il telefono s'abbassa, e anche la sera dopo, giù con giudizi pesanti e altre amenità.
  3. notizia: alcuen radio danno l'accesso diretto ai cittadini ma ...... di solito se il cittadino non dice la cosa giusta o viene interrotto da "provvide" pubblicità o viene interrotto di frequente dai commentatori o .. viene di fatto zittito dall'intelligentone di turno che sia giornalista o no
il punto è: i media informano correttamente o prima di farlo, anche quando danno la notizia, la lavorano e come?
Come si lavora? Semplice:
  1. la notizia si da a metà.. una cosa è dire la spiga è matura un altra è dire è matura ma se non la si raccoglie marcisce;
  2. la notizia la si immerge nel flusso... il meotod preferito dai sodali di mr.B: dare una notizia immersa nel mare delle altre news e solo pochi non se ne accorgono;
  3. la notizia non la do affatto.. un caso comune in questo paese.
  4. la notizia la do al contrario.. do la headline in un certo modo poi nel corso dell'articolo, che poi quasi nessuno legge, c'è tutt'altro... di solito i giornali "familiari" fanno così.
sia che siano di carta, digitali, radio e video le regole auree sembrano rispondere a questi precetti con due, parziali, eccezione: il manifesto e il fatto. Il primo perchè ha un taglio particolare e storicamente schierato quindi chi lo legge sa a cosa va incontro e sa che la notizia ha un certo taglio e devo dire che rispetto agli altri, di partito e non, è molto più corretto.; il secondo invece ha a priori una cosa positiva ossia non riceve soldi pubblici quindi al pubblico non deve nulla e può scegliere che taglio dare alla notizia, chi colpire e chi supportare, quale taglio dargli e come darla senza dover dare spiegazioni però visto il rating dei giornalisti, di diverse sensibilità politiche e sociali, riesce a dare la notizia per intero ricamandoci intorno poi commento e tutto il resto prò il taglio del quotidiano e la notoria puzza sotto al naso dei sinistroidi, con annessa presunta supeririorità morale, ne faccio ancora un giornale "radicale" e non un quotidiano nazionale come meriterebbe vista la linea che seguono, per fare un esempio li tacciavano di grillismo eppure hanno usato il giornale anche contro questi qua...
quando ascoltate o leggete una notizia il mio suggerimento è verificatela e se non fosse possibile fate il ragionamento al contrario: dando quella notizia chi viene danneggiato e chi no e non si sbaglia mai... ecco perchè ho smesso di leggere stampa, corriere della sera, repubblica ecc.

sabato 26 settembre 2009

Annozero e il Fatto: e le navi vanno .... (nonostante tutto)

Ha fatto boom Annozero: da un minimo del 22.92% di share (quando Franceschini pare bocca) ad un massimo del 34.74% con Vauro: addirittura durante gli spot pubblicitari lo share si è mantenuto più alto del solito per Raidue. Un successone: in un paese normale qualunque rete televisiva farebbe ponti d'oro alla traasmissione; da noi no, anzi silenzio dei vertici e polemiche scontate (da chi teme un montare della marea) ma si sa da noi non si guarda al profitto dell'azienda e alla soddisfazione di chi paga il canone ma alle problematiche di chi si trova in difficoltà con le roi soleil (il quale fece il 13% di share in prima serata). Che la trasmissione vada? Certo che che va, anzi proprio le polemiche pare gli abbiano dato maggior spinta proprio laddove molti speravano di aver normalizzato e soporizzato gli italiani (o almeno quella parte che ancora la guarda la tv): anche i dati, infatti, divisi per aree geografiche, sono soddisfacenti visto che si è collezionato il 27.09% nel centronord e il 28.08% nel nordest. Santoro ha fatto la sua parte naturalmente ma molto i suoi nemici l'hanno aiutato si deve ammetterlo: gli hanno fatto un gran favore. Ciò fa sperare che questa isola non venga sommersa dall'onda contraria di maera di chi proprio non riesce ad ammettere che ci sono persone che alzano il dito e chiedono violando il vincolo al silenzio e al timore verso le oligarchie al potere: che forse anche i destroidi l'abbiano visto pur non ammettendolo pubblicamente? E questo che dà noia? Sembrerebbe di sì: trovarsi un contraltaredi fronte che fa da controcanto non fa piacere dato che l'abbeverarsi ad un'altra fonte potrebbe provocare rigetto al fiume di noia che giornalmente gli viene propinato e questo lo capisco; quello che non capisco è perchè le belle anime tacciono quando ci vogliono propinare le storielle del circuito solito: questo l'ha copiato o quell'altro è falso perchè basta che andare in rete e leggere per capire come le stesse anime belle tanto belle non siano e nemeno belle.... rimaniamo in attesa di vedere, e soprattutto sentire, le altre trasmissioni che sono nella blacklist e soprattutto quanto share avranno per capire quanta parte abbia l'esser più realisti del re e quanta la volontà di accontentare i desiderata.
idem vale per l'altro punto di "sofferenza": il fatto quotidiano che continua nella sua galoppata di adesioni, lettori, ecc. il pungolo continuo non da pace e anche se non è ancora assurto agli onori delle "edicole" giornalistiche delle tv, pubbliche e private, lo stesso fatto che continui ad andare a ruba (la versione pdf è stata scaricata 130.000 volte, mica bau bau micio micio ......... immagino le quantità di maalox assunte dai gufi in questi primi giorni) è il segnale che ha colmato un buco presente fra i cittadini che hanno di sapere e non conformarsi alle veline ufficiali: sia nella destra economica, pd, che nella destra populista non sono pochi quelli che nel proprio intimo sperano in una toppata per distruggerli o riportarli nel recinto "ufficioso" della morte per inedia. Anche all'estero giornali un pò dovunque non solo hanno registrato la nascita di un nuovo giornale ma anche il piccolo particolare che esso si oppone allo status quo: e con favore per giunta.
C'è da sperare, forse, che qualcosa si smuova nella grande pancia del popolo italiota? C'è da credere che non tutti, nel terrore di perdere quel poco che gli hanno lasciato, si siano fatti attirare dalle sirene del mainsream e si bevano tutto quello che gli propinano e cercano una diversa prospettiva e fonte? Sono tante le domande: una cosa è certa: nella città dove vivo ne ho viste diverse di persone che comprano un giornale "ufficiale", soprattutto di destra, e dentro ci nascondono il diavolesco Fatto quotidiano..................

mercoledì 13 maggio 2009

Censura in Italia? Che scoperta.

In rete si parla moltissimo della censura imposta, a detta della giornalista, dalla tv pubblica a Beatrice Borromeo, e a Vauro, nella puntata dell'era glaciale. Non capisco di cosa si meraviglia la Borromeo: qualcuno pensa che in Italia ci sia libertà di stampa, per caso? Le classifica internazionali sulla libertà di stampa parlano chiaro non ci siamo nel novero dei paesi virtuosi: sia perchè i grandi gruppi editoriali sono nelle mani del cosiddetto "salotto buono" italiano sia perchè "donando" lo Stato i soldi può determinare dalla sera alla mattina la chiusura di un giornale perchè ritenuto non "favorevole al mainstream (di cui fanno parte anche i giornali della cosiddetta sinistra)": cosa è il mainstream mediatico così ben definita dalla comunicazione politica quando parla di mezzi di comunicazione di massa? Controllarli significa controllare il flusso delle news all'interno del mercato e orientare i cittadini: che poi ci siano conseguenze anche a livello di adesione elettorale è da dimostrare però sospetti ci sono. Siamo un paese a democrazia limitata fin dal 1945 e ora se ne vedono gli effetti ma le radici sono lontane, molto lontane e la censura c'è sempre stata: dettata da molte esigenze naturalmente ma c'è sempre stata e la peggiore è quella autoimposta dagli operatori che o perchè tengono famiglia o per adesione al sistema (opportunistica o ideale) chi ne paga le conseguenze sono i cittadini che parlano di qualcosa "solo" se lo "dice la tv"; ciò significa che siamo completamente dipendenti dalla cosiddetta agenda creata dai media controllati, a loro volta, da chi le leve del potere ce le ha in mano in un circuito vizioso che si autoriproduce all'infinito. Ora c'è la rete: la sua vastità fa paura e ogni singolo Stato si sta organizzando in materia per limitarla (non che non ci vogliano limitazioni per contrastare il crimine che la usa a mani basse); da noi hanno fatto un passo avanti: hanno introdotto il principio attraverso il quale i new media siano equiparabili ai rtadizionali e quindi ad esempio un blogger come il sottoscritto, quando il potere lo deciderà, sarà alla stessa stregua di un clandestino se non sottostà all'imperio delle loro leggi tese soprattutto a difenderli da quella che loro chiamano "anarchia" della rete; confondendo, volutamente, la libera espressione con gli aspetti estremi che nella rete pur ci sono.
Giudicate voi stessi.
Ora, fatta la dovuta tara, le cose dette sono gravissime e mostrano in piccolo quale pericolo corre uno dei pilastri della moderna società demcoratica occidentale: la libertà di manifestazione del pensiero. L'Italia, come negli USA degli anni bushiani, sta sperimentando la conclusione di un processo antico che porta al completo controllo dei mezzi attraverso i quali i cittadini conoscono la realtà che li circonda (sia che fosse interna che internazionale non conta) e se ne sorgono di nuovi, la rete di bog e chat ad esempio, prima o poi anch'essi vi vengono assoggettati: non conta quanto tempo ci mettano e quanto dolce sia il modo ma ci arrivano perchè il potere, quello vero, non può ammettere zone franche e libere, ne va del suo mantenimento: per se riserva intera trasmissioni senza quel contraddittorio che invoca a gran voce quando ci sono altre persone fuori dal coro che lo fanno.........

martedì 10 marzo 2009

forum, ecc.: la Cassazione ci mette lo zampino e per ora siamo al sicuro dal controllo di potere

E' da oggi che leggo e rileggo la notizia: la Cassazione ha chiarito che i forum (e il resto chat, blog, ecc.) non sono sottoposti ai rigori della legge sulla stampa: non sono nemmeno equiparabili fra loro e rientrano nella libera manifestazione del pensiero ex art.21. E questo in un paese di diritto dovrebbe mettere la parola fine alla diatriba di mettere le mani sulla rete; mentre nel nostro paese (dove c'è l'arroganza del potere che tutto vuole permeare, lottizzare e in fin dei conti controllare) no, anzi ci si torna e ritorna finchè alla fine non ci riesce. Infatti già ora fra le pieghe di due leggi, come già detto in un'altro post, c'è abbastanza per eutanasizzare l'intera rete italiana: al pari di paesi come la Birmania, la Cina, ecc. tutti campioni della democrazia!

lunedì 9 marzo 2009

eutanasia dei blog: un pò alla volta ci arrivano

Ci hanno provato finora e solo grazie alla mobilitazione blogger in rete la si evitò, ma come si sa il potere non ammette "zone franche" lontane dal suo tocco "magico" e infatti un pò alla volta e, alla chetichella, con la scusa di eliminare le estremizzazioni (puntualmente riportate dalla stampa amica e non in questo accomunata dall'interesse di casta), prima hanno infilato un'emendamento nel cosiddetto decreto sicurezza che dà al Ministero dell'interno la facoltà di chiudere interi portali (google, youtube ecc.) se c'è qualcosa contraria al comune sentire di..... ancora non si è capito di chi e poi di sanzionare pesantemente il blogger (anche per un commento non dovuto alla sua volontà ma terzo ed in questo modo mi immagino che questa froma censura scatenerà i vari idioti che pure in rete ci sono che troveranno il modo di sbizzarrirsi per far chiudere blog a loro contrari .... tanto la responsabilità è del blogger!); ma ora ce n'è un'altra: in un'altro emendamento di un'altra Onorevole della maggioranza s'introduce la identificazione precisa di chi scrive. Bene; in entrambi i casi una legge esiste già e prevede sanzioni anche gravi in entrambi i casi e quindi sorge la domanda spontanea: qui prodest? Come non pensare a una forma di censura in violazione dell'art. 21 della Costituzione? Una ultima sensazione: se questo governo, come il precedente, si definisce "liberale" di cosa ha paura? Che il dissenso emerga? Che ci sia la nascita di una opposizione reale nel paese e che qualcuno ne prenda la guda togliendo il monopolio informativo al mainstream (s'intende per mainstream il sistema informativo integrato con il sistema olitico ed economico che al suo internosi combattono ma impediscono in tutti i modi qualunque voce fuori dal coro generale)?

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