Fonte: Il Fatto Quotidiano Media & Regime | 26 novembre 2018 Angelo Cannatà
È una tecnica antica: se sei in difficoltà attacca, creati un comodo bersaglio per colpire meglio. È quanto ha fatto la Repubblica, domenica 25 novembre al teatro Brancaccio, presentando la stampa italiana come assediata dal potere. Non è così, naturalmente. La politica discute di editori impuri che utilizzano i giornali per coprire certi scandali (caso Consip) e ampliarne altri (caso Raggi), eccetera. È un fatto. Ma di questo al Brancaccio non s’è detto nulla perché, secondo una tesi ben sintetizzata da Umberto Eco, “non sono le notizie che fanno il giornale, ma il giornale che fa le notizie”, e la Repubblica i fatti, nel teatro romano, li ha cucinati a modo suo. Meglio far parlare la giornalista filippina, Maria Ressa, minacciata per le critiche a Rodrigo Duterte.
L’Italia come le Filippine, come il Brasile, come la Turchia: questa è
la costante degli interventi, il filo rosso che li lega.
Intendiamoci,
sono state dette cose vere sulla situazione del giornalismo nel mondo,
ma non c’entrano nulla – è questo il punto – con l’Italia. E tuttavia,
costruita la tesi, bisognava supportarla: ed ecco Ezio Mauro affermare che le aggressioni alla stampa sono il segno dell’attacco alla liberaldemocrazia in tutto l’Occidente. Ecco Sebastiano Messina
esplicare, senza veli, il senso della giornata: “a differenza di
Erdogan, i 5stelle non vogliono addomesticare i giornali, vogliono
chiuderli definitivamente”. Poche parole di Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista – sbagliate, certo – hanno trasformato l’Italia in luogo di negazione della libertà di stampa. Un’esagerazione.
È
evidente la volontà – anche attraverso la manifestazione al Brancaccio
– di passare per vittime di un potere ostile, che in verità vuol
mettere regole in conflitti d’interesse noti a tutti, meno che a largo
Fochetti. E infatti, zero interventi sugli editori impuri e spazio a Donald Trump
(Zucconi) e alla negazione della libertà di stampa in Turchia
(Baydar), con l’idea fissa che anche in Italia sia così. Responsabili i
grillini, naturalmente, come hanno detto Messina e Bottura mostrando (si fa per dire) “la strategia di delegittimazione della stampa del M5s”. È davvero troppo. Mario Calabresi
indica “le truffe” del governo sull’informazione. Credo che la grande
truffa, in verità, sia fingere di non vedere il conflitto d’interesse di
editori come Carlo De Benedetti (tema ignorato con scientifica meticolosità).
Ragionare
di diritti che nessuno nega – come al Brancaccio – è un inganno: è
parlar d’altro spacciando il nostro per un Paese sudamericano. Tiziano Terzani
dice: “Il mio istinto è sempre stato di stare lontano dal potere. Lo
puoi chiamare anche una forma di moralità. Ho sempre avuto questo senso
di orgoglio che io al potere gli stavo di faccia, lo guardavo, e lo
mandavo a fanculo. Invece di compiacerlo controllavo che cosa non
andava, facevo domande. Questo è il giornalismo”. Ecco, è quello che la Repubblica non ha fatto col potere quando governavano Monti, Letta, Renzi e Gentiloni.
Adesso scopre che in Italia c’è un clima sudamericano (perché la
politica tocca gli interessi del suo editore). Suvvia, questa se la
bevono solo i lettori di Marziani. Si nasconde il tema
dell’editore impuro – questo è il punto – perché l’espressione
“conflitto d’interesse” deve essere accostata solo a Berlusconi. Non va bene. È un gioco che non regge più.
Post
scriptum. Primo: “I nazisti facevano sempre riferimento al popolo – ha
detto Damilano – anche oggi si fa continuamente riferimento al
popolo.” Damilano cita Bobbio e l’Elogio della mitezza e della misura.
Peccato sia andato oltre misura accostando i 5Stelle ai nazisti.
Secondo: “Si può prendere alla lettera un intervento comico di Grillo – contro L’Unità, Repubblica, Corriere – e presentarlo come un programma politico? Ecco: sono queste esagerazioni che, secondo i 5stelle, fanno di Repubblica un giornale fazioso. Non hanno tutti i torti.
Media & Regime | 26 novembre 2018
si parla di progresso, di evoluzione, di civiltà ci ritroviamo invece in un nuovo medio evo dove conta chi si nasconde dietro il potere o vi si allea con esso.
Visualizzazione post con etichetta libertà di stampa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta libertà di stampa. Mostra tutti i post
mercoledì 28 novembre 2018
giovedì 12 febbraio 2015
Libertà di stampa, Italia giù al 73° posto: “Intimidazioni da criminalità e politica”
Fonte: Il Fatto Quotidiano del 12/ 2 / 2015
L’Italia crolla nella classifica mondiale della libertà di stampa, realizzata come ogni anno da Reporter senza frontiere. Nel 2014 scendiamo al 73esimo posto, tra la Moldavia e il Nicaragua, perdendo ben 24 posizioni dall’anno precedente. La ragione, secondo il rapporto di Rsf pubblicato oggi, sono le sempre più frequenti intimidazioni che i giornalisti subiscono, da parte da parte di organizzazioni criminali e non solo. “La situazione dei giornalisti è peggiorata nettamente nel 2014″, si legge nel report, “con un grande incremento di attacchi alle loro proprietà, specie le automobili”. Rsf conta 43 casi di aggressione fisica e 7 casi di incendi ad abitazioni e vetture solo nei primi dieci mesi dell’anno. Ma non è solo la violenza fisica a limitare la libertà d’informazione nel nostro Paese. Il rapporto conta 129 cause di diffamazione “ingiustificate” contro i cronisti, sempre nei primi 10 mesi del 2014, mentre nel 2013 il dato si era fermato a 84. La maggior parte delle cause di questo tipo sono intentate da personaggi politici, e “costrituiscono una forma di censura“. I ricercatori citano la mafia italiana tra gli “agenti non statali” che soffocano l’informazione, insieme all’Isis, Boko Haram e ai cartelli della droga latinoamericani.
In generale, il World Press Freedom Index segna un peggioramento globale nel 2014: “Sotto attacco dalle guerre, dalle crescenti minacce di agenti non statali, da violenze durante manifestazioni e dalla crisi economica, la libertà dei media è in ritirata in tutti e cinque i continenti”, si legge nel report. In cima alla classifica della libertà d’informazione si accomodano, come di consueto, i paesi nordici: prima la Finlandia, seguita da Norvegia e Svezia. In fondo, anche qui senza sorprese, Turkmenistan, Corea del Nord e, fanalino di coda, l’Eritrea. La Francia guadagna una posizione fino al 38° posto, gli Usa ne perdono tre e vanno al 49°, il Giappone ne perde due e scende al 61°. Da segnalare il balzo in avanti del Brasile, che guadagna 12 posizioni e sale al 99° posto. Tra le altre nuove potenze, la Russia perde ulteriori 4 posizioni e scende al 152° posto, cioè nella fascia bassissima della classifica che contempla 180 posizioni in totale. Ma sempre meglio della Cina, che riesce a perdere una posizione sprofondando al posto numero 176. Stabile l’Iran al 176° posto.
Il peggioramento globale è “incontestabile”, scrivono i ricercatori di Rsf, che dal 2002 elaborano la classifica in base a una griglia di criteri che vanno dal pluralismo al numero di abusi e aggressioni ai danni della stampa registrati in un determinato Paese. “Nel 2014 c’è stata una drastica caduta della libertà d’informazione. Due terzi dei 180 Paesi censiti hanno avuto un risultato peggiore rispetto all’anno scorso”.
Tornando all’Italia, Rsf cita l’organizzazione Ossigeno per l’Informazione, che nel 2014 ha conteggiato 421 minacce a giornalisti, con un aumento del 10% rispetto al 2013. “Le minacce di morte sono comuni e sono di solito recapitate sotto forma di lettere o simboli, come croci dipinte sulle automobili dei cronisti o proiettili inviati via posta”. Tra i casi citati, quello di Guido Scarpino del Garantista, la cui auto è stata data alle fiamme in provincia di Cosenz, “una roccaforte della ‘ndrangheta”. L’organizzazione criminale calabrese è annoverata da Reporter senza forntiere tra i “predatori della libertà di stampa”.
p.s.
ehm.... W la libertà; anche laddove asservita, in seguito al finanziamento pubblico all'editoria, non fa il suo mestiere ma si adegua.
p.s.
il giornale ha pubblicato anche due diagrammi che invito a legere cliccando qui F.Q.
L’Italia crolla nella classifica mondiale della libertà di stampa, realizzata come ogni anno da Reporter senza frontiere. Nel 2014 scendiamo al 73esimo posto, tra la Moldavia e il Nicaragua, perdendo ben 24 posizioni dall’anno precedente. La ragione, secondo il rapporto di Rsf pubblicato oggi, sono le sempre più frequenti intimidazioni che i giornalisti subiscono, da parte da parte di organizzazioni criminali e non solo. “La situazione dei giornalisti è peggiorata nettamente nel 2014″, si legge nel report, “con un grande incremento di attacchi alle loro proprietà, specie le automobili”. Rsf conta 43 casi di aggressione fisica e 7 casi di incendi ad abitazioni e vetture solo nei primi dieci mesi dell’anno. Ma non è solo la violenza fisica a limitare la libertà d’informazione nel nostro Paese. Il rapporto conta 129 cause di diffamazione “ingiustificate” contro i cronisti, sempre nei primi 10 mesi del 2014, mentre nel 2013 il dato si era fermato a 84. La maggior parte delle cause di questo tipo sono intentate da personaggi politici, e “costrituiscono una forma di censura“. I ricercatori citano la mafia italiana tra gli “agenti non statali” che soffocano l’informazione, insieme all’Isis, Boko Haram e ai cartelli della droga latinoamericani.
In generale, il World Press Freedom Index segna un peggioramento globale nel 2014: “Sotto attacco dalle guerre, dalle crescenti minacce di agenti non statali, da violenze durante manifestazioni e dalla crisi economica, la libertà dei media è in ritirata in tutti e cinque i continenti”, si legge nel report. In cima alla classifica della libertà d’informazione si accomodano, come di consueto, i paesi nordici: prima la Finlandia, seguita da Norvegia e Svezia. In fondo, anche qui senza sorprese, Turkmenistan, Corea del Nord e, fanalino di coda, l’Eritrea. La Francia guadagna una posizione fino al 38° posto, gli Usa ne perdono tre e vanno al 49°, il Giappone ne perde due e scende al 61°. Da segnalare il balzo in avanti del Brasile, che guadagna 12 posizioni e sale al 99° posto. Tra le altre nuove potenze, la Russia perde ulteriori 4 posizioni e scende al 152° posto, cioè nella fascia bassissima della classifica che contempla 180 posizioni in totale. Ma sempre meglio della Cina, che riesce a perdere una posizione sprofondando al posto numero 176. Stabile l’Iran al 176° posto.
Il peggioramento globale è “incontestabile”, scrivono i ricercatori di Rsf, che dal 2002 elaborano la classifica in base a una griglia di criteri che vanno dal pluralismo al numero di abusi e aggressioni ai danni della stampa registrati in un determinato Paese. “Nel 2014 c’è stata una drastica caduta della libertà d’informazione. Due terzi dei 180 Paesi censiti hanno avuto un risultato peggiore rispetto all’anno scorso”.
Tornando all’Italia, Rsf cita l’organizzazione Ossigeno per l’Informazione, che nel 2014 ha conteggiato 421 minacce a giornalisti, con un aumento del 10% rispetto al 2013. “Le minacce di morte sono comuni e sono di solito recapitate sotto forma di lettere o simboli, come croci dipinte sulle automobili dei cronisti o proiettili inviati via posta”. Tra i casi citati, quello di Guido Scarpino del Garantista, la cui auto è stata data alle fiamme in provincia di Cosenz, “una roccaforte della ‘ndrangheta”. L’organizzazione criminale calabrese è annoverata da Reporter senza forntiere tra i “predatori della libertà di stampa”.
p.s.
ehm.... W la libertà; anche laddove asservita, in seguito al finanziamento pubblico all'editoria, non fa il suo mestiere ma si adegua.
p.s.
il giornale ha pubblicato anche due diagrammi che invito a legere cliccando qui F.Q.
Etichette:
blog,
diritti civili,
italia,
libertà di stampa,
politica,
Reporter Senza Frontiere
martedì 29 luglio 2014
Unità addio?
E' l'ultimo sepolcro di quel che fu il PCI, il giornale fondato da
Antonio Gramsci dal primo agosto, a meno di miracoli dell'ultima ora,
smetterà di uscire...... alla fine ce l'hanno fatta: per quanto possa
essere cambiato e fatto cambiare questo ultimo cordone con il passato
sta per morire e nessuno ne sembra dispiaciuto, anzi, al di là delle
parole di circostanza in molti, anche nelle fila degli ex comunisti, ne
sono intimamente felici: hanno fatto tanto per riciclarsi e disperderne
il ricordo di essere stati parte del PCI che vedevano con fastidio quasi
fisico il solo sentirne parlare; figuriamoci poi un giornale per quanto
allineato e coperto. Per me quel giornale era un simbolo, quasi un
totem mediatico, di un tempo nel quale un figlio di un lavorante
barbiere poteva diventare parte di un qualcosa, arrivando anche ai
massimi livelli politici: tempi in cui il capitalismo non aveva gettato
la maschera rivelando la sua vera natura e durante il quale poteri
oscuri facevano di tutto per evitare l'ascesa democratica del più grande
partito comunista al di qua della cortina di ferro e anche della più
grande forza socialdemocratica, questo in realtà era il PCI, occidentale
che aveva si uomini al proprio interno non avulsi dal prendere mazzette
o di essere filo-americani... ma vedeva anche la presenza di personale
politico sano e dirigenti retti e onesti, come Enrico Berlinguer che ben
sapevano che bisognava non restare in mezzo al guado ma traversarlo
quel fiume che avrebbe portato quel partito, e il suo popolo, nel grande
oceano delal socialcemocrazia occidentale: ma era troppo poco per chi
aveva altri programmi; per chi spingeva a sostituire la bandiera rossa
con quella ex-dc con qualche sporcatura di rosso; per chi ha aderito
alla massoneria; per chi pensava che fosse il mercato e non i cittadini
da salvaguardare e favorire; che dovesse essere la finanza e non il
lavoro a essere salvaguardata; e i rentier e non i lavoratori a essere
tutelati...... e altrettanti erano certi che i parassiti dovessero
essare salvati qualunque fosse il loro crimine e a pagarne il conto per
primi erano i lavoratori e poi i cittadini così come potete star certi
che è il salario a dover essere compresso mentre le rendite finanziarie
dovevano poter volare alto senza pagare dazio.. ben sapendo che bastava
un quadro del genere per spingere gli italiani, che non hanno mai
brillato per sentimento e orgoglio nazionale, a non pagare le tasse
appena possibile fregandosene del proprio simile che ne pagava le
conseguenza.
Massì chiudiamolo il giornale.... a che serve tenerlo in vita? Solo per salvaguardare qualche stipendio e basta? Non è più che un nome su un giornale, maglio applicargli l'eutanasia.
Massì chiudiamolo il giornale.... a che serve tenerlo in vita? Solo per salvaguardare qualche stipendio e basta? Non è più che un nome su un giornale, maglio applicargli l'eutanasia.
Etichette:
art. 21,
blog,
cronaca,
ex comunisti,
libertà di stampa,
Matteo Renzi,
media,
PCI,
PD,
politica,
regime,
società,
stampa,
unità
lunedì 5 novembre 2012
Ladri di ... futuro
"Credo sinceramente insieme a te che le
establishment bancarie siano più pericolose di armate schierate per la
battaglia; e che il principio di spendere denaro che dovrà essere
ripagato dalla posteriorità, col nome di finanziamento, non sia altro
che truffare il futuro su larga scala".
"Non sono i popoli a dover aver paura dei propri governi, ma i governi che devono aver paura dei propri popoli".
Thomas Jefferson
Perché il volto "gorgonico" del potere, anche quando getta la maschera, non impone radicali cambiamenti ai cittadini?
Come
mai, anche quando gliela fanno sotto al naso, i cittadini preferiscono
"bersi" tutto quello che gli propinano accontentandosi del fumo che fa
l'arrosto che gli hanno portato pochi secondi prima dal piatto?
Domanda ovvia, come le risposte, vero?
Peccato
però che in Grecia chi dice la verità in proposito .... va in galera
(per non aver pagato 1200 euro, la scusa ufficiale), anzi (addirittura),
per portarcelo vanno a prenderlo i corpi speciali della polizia come un
qualunque terrorista, e nemmeno dei più importanti, odierno.
Perché? Semplice: ha avuto l'ardire di dire la verità; ossia quello che i governanti greci hanno fatto in undici anni:
- il premier Simitis, che (nel 2001) falsa il rapporto debito-pil per entrare nella moneta unica: dal 120% qual'era in realtà al 60% sulla carta (e la goldamn Sachs che avrebbe dovuto certificare che il "prezzo" era giusto.... si giò dall'altra parte);
- che Papandreu, come il suo predecessore e successore, ha (artatamente) aumentato il rapporto deficit/pil .... per far arrivare più soldi alle banche, loro amiche affamando contemporaneamente i propri cittadini con manovre finanziarie che hanno, fra l'altro, provocato il ritorno della malaria in questo paese;
- aver firmato contratti, a cuor leggero, contratti derivati ben sapendo che si sarebbero rivelati un pozzo nero nel quale sarebbero affogati, per ripagarli, l'intero popolo greco;
- aver fatto finta di non vedere che 2059 cittadini greci, la lista lagarde, hanno stornato ingenti quantità di denaro presso una banca estera (pensare che in questa lista ci sono sia cittadini, che industriali, che ....... politici e che politici il gotha dello Stato ellenico dei vari schieramenti con molte esclusioni).
Questi sono ladri, ladri di futuro.
E in Italia?
Ci sarà un motivo per cui stanno varando una legge terroristica che mira a imbavagliare la stampa e la rete in maniera che definire vendicativa é usare un pessimo eufemismo?
E come mai sono duri con la stampa emntre i "loro" reati non superano i due anni e quindi si possono ricadidare alle cariche parlamentari con una superveloce prescrizione?
Ricordate come tassarono tutto e tutti per entrare nell'euro?
Ricordate come ci fu un momento che sembrò che .. illazioni?
Non é che anche qui....? ma non siamo greci vero?
E non ci sono giornalisti disposti ad andare in galera pur di dire la verità...... hanno famiglia, per così dire. E non vedo all'orizzonte nemmeno nessuno disposto a farlo.
Iscriviti a:
Post (Atom)
test velocità
Test ADSL Con il nostro tool potrete misurare subito e gratuitamente la velocità del vostro collegamento internet e ADSL. (c) speedtest-italy.com - Test ADSL |