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domenica 12 gennaio 2020

Soleimani, io so da che parte stare

Fonte: Il Fatto Quotidiano  Giustizia & Impunità - 11 Gennaio 2020 Francescomaria Tedesco Filosofo della politica
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In Italia c’era chi sapeva leggere le relazioni internazionali. In questo paese c’era una volta una sinistra e questa sinistra era capace di elaborare un pensiero critico, radicale, fuori dagli schemi dell’ortodossia. Non tutta. Sto parlando anzi di una minoranza. Era la sinistra intellettuale ed eretica, certo, fatta spesso di irregolari, cani sciolti che si tenevano lontani dalla Realpolitik che il togliattismo aveva inoculato nel comunismo italiano. Una sinistra realista, tuttavia. Però non cinica, sostenuta da una tensione etica che faceva da contrappunto allo sguardo disincantato sul potere e sullo scettro grondante di lacrime e sangue, come diceva il poeta, e che invece di quello scettro si compiaceva.
Quel pensiero critico oggi è stato abbandonato perché non c’è più una sinistra, né quella ortodossa che spiegava le relazioni internazionali alla luce del marxismo-leninismo, né quella eretica. E tutt’al più spetta ai rossobruni e ai sovranisti ‘di sinistra’ scimmiottare quel lavorare di scarto, quel mettersi di traverso, quel fare sempre la mossa del cavallo che era tipica dei ‘cavalli pazzi’ della sinistra italiana. Uno scimmiottare che – così dice – non è né di destra né di sinistra (e questo è un grave danno) e che soprattutto è molto depauperato, molto indebolito sul piano teorico.
Sia chiaro: c’erano già, dentro quel pensiero eretico, i germi di ciò che sarebbe diventata la sinistra, c’erano tutte le avvisaglie che sarebbe sfociata nel rossobrunismo e nel sovranismo. Ché la critica severa all’Occidente, alle sue colpe, all’imperialismo delle armi e alla retorica colonizzatrice dei diritti avrebbe rischiato di ottenere il risultato di buttare il bambino con l’acqua sporca, liquidando tutto come volontà di conquista del “Grande Satana”.
Qualcuno ancora capace di una visione della complessità per fortuna c’è rimasto, e che gli dei ce lo conservino. Per esempio due grandi intellettuali statunitensi, Noam Chomsky e Richard Falk, che oggi scrivono una lettera preoccupata al Congresso degli Stati Uniti dove rimarcano l’illiceità dell’esecuzione di Soleimani.
Cercando si parva licet di rimanere nel solco di questa tradizione – ma evitandone i rischi e le ambiguità che si denunciavano prima – penso occorra da un lato condannare con fermezza l’azione unilaterale statunitense, svoltasi contro il diritto internazionale, e in generale riconoscere i crimini e i misfatti dell’Occidente; dall’altro lato, tuttavia, occorre tenere fede alla parte migliore dell’eredità dell’Occidente, anche contro l’Occidente stesso, ovvero anche quando è esso stesso – come è sempre accaduto – a tradire quella eredità. Per non buttare, come si diceva, il bambino con l’acqua sporca.
Allora occorre ricordare che il diritto è messa in forma della violenza. Ed è — la forma — la più grande eredità dell’Occidente. Altro che radici giudaico-cristiane! Orbene, valutare un gesto sotto il profilo sostanziale tradisce quella eredità e condanna l’Occidente a tradire se stesso e i suoi valori più alti. Non che sia la prima volta: il tradimento è antico quanto la nascita di quei principi. Ma essi sono un ideale normativo. Se vi abdichiamo, rinunciamo a difendere ciò che davvero andrebbe difeso dell’Occidente, altro che ‘identità’ e ‘culture’ intese nello sciocco senso monolitico degli essenzialisti (i quali, peraltro, non capirebbero un’acca di questo ragionamento).
Dunque l’uccisione di Soleimani ci interroga: come dobbiamo valutarla? Dobbiamo forse salutare con favore l’uccisione mirata e illegale di un uomo forse spregevole, saltando a piè pari la forma, oppure dobbiamo pensare che la forma rappresenti una garanzia che ci allontani dalla barbarie dell’esecuzione sommaria, fosse anche un’esecuzione sommaria di un (forse) criminale? Io so da che parte stare, e so come rispondere a chi — sulle orme di Michael Walzer — risponderebbe con l’argomento della ‘supreme emergency’ con la quale il teorico americano giustificò il bombardamento di Dresda.
Il giudizio su Soleimani sarebbe spettato a una corte internazionale indipendente. Ne esiste una, la Corte Penale Internazionale. Posto che essa sia indipendente, tuttavia il suo funzionamento è su base pattizia. Israele e la Cina, per esempio, non ne hanno sottoscritto lo statuto. Lo stesso hanno fatto gli Stati Uniti. Et pour cause, vien fatto di dire: per il timore di finire, da poliziotti del mondo, sul banco degli accusati.

lunedì 23 luglio 2018

Legge Stato-Nazione ebraica, Daniel Barenboim: “Oggi mi vergogno di essere israeliano”

Fonte: Il Fatto Quotidiano   di | 23 luglio 2018
È stato il primo uomo ad avere entrambi i passaporti di Israele e Palestina ed è il fondatore della West Eastern Divan Orchestra nata per suonare giovani musicisti professionisti provenienti però da Israele, Egitto, Giordania, Siria, Libano, Palestina. Daniel Borenboim, nato a Buenos Aires, 75 anni fa, uno dei direttore d’orchestra più talentuosi, scrive di suo pugno un durissimo intervento sul quotidiano Haaretz dal titolo: “Oggi mi vergogno di essere israeliano”. L’artista interviene così contro l’approvazione della Knesset (parlamento) della legge che qualifica Israele come “lo Stato nazionale del popolo ebraico”. Il significato di quella legge, sostiene, è che “gli arabi in Israele diventano cittadini di seconda classe. Questa è una forma molto chiara di apartheid“. Barenboim sostiene che la settimana scorsa il parlamento israeliano ha tradito gli ideali dei Padri fondatori del Paese. Loro puntavano “alla libertà, alla giustizia, alla pace… promettevano libertà di culto, di coscienza, di lingua, di educazione, di cultura”. Ma 70 anni dopo, accusa, “il governo israeliano ha approvato una legge che sostituisce il principio di giustizia ed i valori universali con nazionalismo e razzismo“. “Non riesco a capacitarmi che il popolo ebraico sia sopravvissuto 2000 anni, malgrado le persecuzioni ed infiniti atti di crudeltà, per trasformarsi adesso in un oppressore che tratta crudelmente un altro popolo. Ma questo è esattamente ciò che fa la nuova legge. Pertanto oggi mi vergogno di essere israeliano”.
La legge è stata approvata lo scorso 19 luglio dopo un infiammato dibattito alla Knesset con il voto di 62 deputati contro 55. Un provvedimento esaltato dal premier Benyamin Netanyahu che l’ha definito “un momento chiave negli annali del sionismo e dello stato di Israele” e condannato dall’opposizione (con i testa i partiti arabi), dai palestinesi e dalla stessa Ue. La legge passata aveva dichiarato il primo ministro palestinese Rami Hamdallah “istituzionalizza e legittima le politiche di apartheid più che promuovere la giustizia e la pace”. Secondo il leader di Lista Araba Unita Ayman Odeh il provvedimento dimostra che Israele “non vuole” nel suo territorio i cittadini arabi. “È stata approvata una legge sulla supremazia ebraica e ci dice chiaramente – ha aggiunto – che noi siamo cittadini di seconda classe”. Le nuove norme hanno avuto una lunga gestazione e numerose revisioni e sono state a più riprese contestate sia dall’opposizione al governo Netanyahu – che ha presentato una valanga di emendamenti – sia dallo stesso presidente Rivlin che di recente ne ha in parte messo in discussione la correttezza istituzionale. Punto centrale della legge – ed alcuni commentatori hanno parlato a proposito di una “seconda nascita dello stato” – è l’articolo in base al quale “Israele è la storica patria del popolo ebraico che ha il diritto unico alla autodeterminazione nazionale”. La legge dichiara anche Gerusalemme capitale di Israele e adotta il calendario ebraico come quello ufficiale dello Stato secondo cui sono stabilite le feste sia civili sia religiose.
La ‘menorah’, il candelabro a sette braccia, insieme all’attuale bandiera sono “simboli nazionali” così come l’inno ‘Hatikvà’ (La Speranza). La lingua araba retrocede da idioma “ufficiale” dello stato a “speciale”, anche se una sibillina aggiunta specifica che “questa clausola non danneggia lo status dato alla lingua prima che la legge entri in vigore”. Altra norma controversa è la sanzione del fatto che “lo Stato vede lo sviluppo dell’insediamento ebraico come valore nazionale e agirà per incoraggiare e promuovere il suo consolidamento”.
Nella formula precedente – contestata da Rivlin – si consentiva allo stato di “autorizzare comunità composte da persone con la stessa fede e nazionalità in modo da mantenere il carattere esclusivo di quella stessa comunità”. Una dizione mal digerita anche da molti giuristi. “Questo è il nostro stato, lo stato ebraico. In anni recenti – aveva commentato oggi Netanyahu – ci sono stati alcuni che hanno tentato di mettere questo in dubbio, di offrire a minor prezzo il cuore del nostro essere. Oggi abbiamo fatto legge di questo: questa è la nostra nazionale, la nostra lingua, la nostra bandiera”. “Siamo preoccupati e abbiamo espresso la nostra preoccupazione e – aveva detto una portavoce della Commissione Ue – continueremo ad essere impegnati con Israele su questo tema. Deve essere evitata ogni soluzione che non punti alla soluzione a due Stati”. “Un altro tentativo – ha tagliato corto Hamdallah – di cancellare l’identità arabo-palestinese”.
di | 23 luglio 2018

lunedì 18 giugno 2018

Israele, i richiedenti asilo vengono trasferiti in Uganda con l’inganno

Fonte: Il Fatto Quotidiano Mondo | 18 giugno 2018 
Per il diritto internazionale sono richiedenti asilo, per Israele sono “infiltrati”, ossia persone entrate nel paese non attraverso le frontiere ufficiali. Stiamo parlando di 33mila 562 persone: 26mila 81 eritrei e 7mila 481 sudanesi.
Nell’ottobre 2017 Israele aveva annunciato che avrebbe iniziato a trasferirli verso “Paesi terzi” non espressamente nominati che si erano detti disponibili ad accoglierli. Pur se ampiamente risaputo che si trattava di Ruanda e Uganda, le autorità israeliane non lo hanno mai confermato e recentemente la Corte suprema ha sospeso le espulsioni. Nondimeno, il programma di trasferimenti “volontari” verso l’Uganda, cominciato nel 2013, è andato avanti.
L’espressione “volontari” ha qualcosa d’ingannevole. Le autorità israeliane hanno emesso documenti e fornito rassicurazioni verbali alle persone da espellere, le quali avrebbero ricevuto un permesso di soggiorno per poter lavorare e sarebbero state protette dal rischio di essere rimandate nei Paesi di origine. I richiedenti asilo espulsi verso l’Uganda hanno raccontato però ad Amnesty International di come le promesse israeliane si sono rivelate vuote. Invece di un permesso di soggiorno, si sono ritrovati in condizioni di irregolarità, a rischio d’arresto, senza possibilità di lavorare e in pericolo di essere rimandati nei Paesi di origine, in violazione del principio internazionale di non respingimento.
Il governo ugandese, dal canto suo, ha sempre smentito l’esistenza di un accordo per l’accoglienza delle persone espulse da Israele, rifiutando di riconoscere qualsiasi obbligo nei loro confronti. Amnesty International ha condotto 30 interviste con richiedenti asilo eritrei e sudanesi, alcuni dei quali già espulsi in Uganda, altri ancora detenuti in Israele e uno sottoposto a rimpatrio forzato in Sudan. Nessuno dei richiedenti asilo intervistati ha ricevuto un permesso di soggiorno all’arrivo in Uganda o altri documenti che avrebbero consentito loro di risiedere e lavorare nel Paese.
Le opzioni che Israele mette a disposizione dei richiedenti asilo sono tre:
1. Espulsione verso un Paese terzo.
2. Ritorno nei Paesi di origine.
3. Detenzione a tempo indeterminato.
Manca la quarta, che in realtà sarebbe un obbligo: avere accesso a una procedura equa e funzionante per determinare lo status di rifugiato.
Amnesty International ha esaminato i casi di 262 richiedenti asilo eritrei che hanno ripetutamente fatto domanda d’asilo tra il 2016 e il 2018. La maggior parte di loro ha tentato da una a quattro volte, 18 tra cinque e sei volte, 14 almeno sette volte e sette almeno 10 volte. La percentuale di accettazione delle richieste d’asilo da parte di cittadini eritrei e sudanesi negli stati membri dell’Unione europea è, rispettivamente, del 90% e del 53% mentre in Israele è, rispettivamente, dello 0,1% e dello 0,01%.
Insomma, Israele sta venendo meno alle sue responsabilità di fornire un rifugio a chi, in fuga dalla guerra e dalla persecuzione, si trova già sul suo territorio. Non solo, ma cerca persino di delegare le sue responsabilità a un Paese, l’Uganda, che già ha accolto un milione di rifugiati sud-sudanesi.
Mondo | 18 giugno 2018

martedì 7 novembre 2017

Dossier top secret: Israele e sauditi insieme per provocare guerra

WSI 7 novembre 2017, di Daniele Chicca
Israele e l’Arabia Saudita stiano facendo combutta per provocare una guerra alle forze filo iraniane nella polveriera mediorientale. Lo rivela un dossier diplomatico esplosivo e top secret israeliano che è stato reso pubblico. Di fatto Tel Aviv e Riyad stanno in maniera deliberata coordinando un’escalation militare in Medioriente.
Domenica, dopo le dimissioni scioccanti del premier libanese Saad Hariri, Israele ha inviato un messaggio a tutte le sue ambasciate chiedendo ai suoi rappresentanti diplomatici sparsi in tutto il mondo di fare il possibile per aumentare le pressioni diplomatiche sui nemici Hezbollah e Iran.
Nel messaggio, pubblicato da Channel 10 News, si lancia un appello alla guerra saudita contro i ribelli anti governativi Huthi, popolo sostenuto dall’Iran, in Yemen. Nel cable diplomatico l’Iran viene criticato per essere “impegnato in operazioni sovversive nella regione“.
Il governo israeliano – si legge nel file ottenuto dal navigato corrispondente di politica estera della testata, Barak Ravid – chiede ai suoi diplomatici di appellarsi ai funzionari più alti dei paesi in cui risiedono, per tentare di espellere Hezbollah dal governo del Libano e dalla politica più in generale.
Il messaggio top secret di stamattina è stato inviato dopo gli eventi caotici del fine settimana in Libano e Arabia Saudita, dove il nuovo corso del Regno ha avviato una maxi operazione di purga dei piani alti nell’ambito di una lotta alla corruzione senza mezze misure, caratterizzata da arresti, congelamento di conti in banca e sequestri.
Hariri si è dimesso dopo essere stato convocato a Riyad dalle autorità saudita che lo sostenevano. Dopo l’annuncio a sorpresa, l’Arabia Saudita ha accusato il Libano di “aver dichiarato guerra” contro il Regno del Golfo. Accusando lo Hezbollah e il suo alleato iraniano di esercitare la loro egemonia sul paesi dei Cedri, Hariri ha spiegato di aver abbandonato l’incarico perché teme per la sua vita.
Le crescenti tensioni nella regione hanno contribuito a spingere al rialzo i prezzi del petrolio sui mercati con il Brent che ha sfiorato i 61 dollari al barile. Al momento le quotazioni tirano il fiato dopo la corsa degli ultimi giorni per via dell’ottimismo su un’estensione della durata del piano di tagli alla produzione da parte dell’Opec, che si riunisce a fine mese.
Come è noto, la causa che accomuna Israele e Arabia Saudita è la lotta contro l’Iran e Hezbollah, con l’intento di impedirne l’espansione in luoghi strategici e in tumulto come la Siria, l’Iraq e anche il Libano. Per ridurne l’influenza, i due nemici storici hanno deciso di unire le forze per raggiungere un obiettivo politico preciso: indebolire la fazione sciita.
L’organizzazione sciita Hezbollah è da anni uno dei principali nemici di Israele insieme ad Hamas. Per i leader del governo israeliano il braccio armato libanese di Hezbollah non è altro che l’estensione della presenza sul territorio dell’Iran non appena sopra i confini settentrionali dello stato ebraico.

mercoledì 15 luglio 2015

Un accordo.. avvelenato

.. per una sera non volgiamo lo sguardo oltre adriatico, ma andiamo oltre: dove si fa la storia per davvero; storia con la "S" maiuscola una volta tanto: lasciamo stare i nani, le ballerine, kiap**** in********, i sognatori del quarto reich, gli schiavi e i candidati tali ma parliamo di un vero punto di crisi: ossia di quei nodi, questo è davvero cruciale, della geopolitica che possono, a esser ottimisti, cambiare la storia o essere forieri di tragedie, guerre e terrorismo che possono travolgere stati, imperi economie e interi continenti, per tacere della tanto, da qualcuno anche ricercata fortemente per motivi puramente economici, declamata III° guerra mondiale...... ritengo in primo luogo che si questo accordo potrebbe essere una classica svolta nella storia ma Obama si doveva decidere prima, almeno all'inizio del secondo mandato e non ora alla fine per il semplice motivo che le prossime elezioni quasi sicuramente le vinceranno i repubblicani e tutti sappiamo che per tanti motivi essi sono uno dei rami politici molto sensibili ai desiderata non solo israeliani ma pure dei cosiddetti "paesi arabi moderati... tutti sunniti" che considerano gli iraniani alla stessa stregua di apostati e nemici mortali: questo solo per l'aspetto "politico-religioso" ma c'è n'è anche un altro ossia quello geopolitico dove conta chi ce l'ha più lungo: gli iraniani sono per loro un mortale concorrente e un Iran "nuclearizzato" è una vera e prorpia iattura: una guerra poteva essere inevitabile... e non è detto che venga evitata. Vediamo:

  1. Israele si è già tirata fuori; non riconosce  l'accordo anzi parla di asse del male vittorioso..... può darsi ma chi fa gli attentati? Soprattutto sunniti come sunniti sono quelli dell'Isis. Prima, però, di poter fare qualcosa dovrà attendere due condizioni ineludibili ossia o un "incidente" che gli dia l'agio di saltare al collo dell'Iran o una eventuale vittoria del GOP americano, i repubblicani, ben sapendo che senza quell'ombrello è praticamente isolato. Nel frattempo, potete giurarci, i palestinesi saranno messi molto sotto pressione.....
  2. i cosiddetti "paesi arabi moderati" son quasi tutti sunniti e odiano più degli americani gli sciiti iraniani.. non fa ben sperare il rumoroso silenzio del più grosso di essi, l'Arabia Saudita che vede il paese sciita come una vera spina nel fianco, un concorrente dell'area e un pericoloso esempio per le varie minoranze sciite dell'area.. non aspetterà altro che un qualunque motivo, anche banale, per dare la stura e liberare i mastini della guerra......  da un punto di vista strettamente militare credo che la lotta sarebbe pari, con una leggera pendenza verso gli iraniani che hanno praticamente sconfitto Saddam (dietro il quale si nascondeva l'intero occidente), se dietro a ognuno non ci fossero mani "straniere" e "progetti dentro altri progetti (cito a memoria dal film "dune") ..

...per ora mi godo il risultato ben sapendo che è una cosa importante ma i bizantinismi della diplomazia ci sranno molteplici scappatoie e dettagli e ben sappiamo che il diavolo è proprio lì che si nasconde!
p.s.
ricordate sempre quanto sostenne Brezynski a proposito dei sovietici che invasero l'afghanistan: "mi sarei alleato anche con il diavolo pur di mandarli via"... 

martedì 15 luglio 2014

Crimini di guerra ... approvati.

Sapete cosa sono i D.I.M.E.?
non è difficile..... ecco cosa ne dice wikipedia: "Un Esplosivo denso a metallo inerte (Dense Inert Metal Explosive - DIME) è un tipo sperimentale di esplosivo che ha un raggio relativamente ridotto (circa 4 metri), allo scopo di produrre il maggior danno in un minore spazio. Tali armi vengono definite "concentrato di letalità", poiché distruggono con precisione l'obiettivo, provocando un danno minimo all'ambiente circostante".
Bene. Ora che, forse, avete le idee più chiare leggete anche cosa causano, sempre da Wikipedia:"Le persone che vengono a trovarsi nel raggio di azione dell'ordigno riportano ustioni e lesioni gravissime da particelle pesanti (perforazioni interne e multiple degli organi) impossibili da curare. Le persone lontano dal raggio letale d'azione dell'ordigno potrebbero tuttavia presentare perforazioni alle ossa degli arti (con conseguente amputazione). Le pesanti particelle inerti potrebbero penetrare nei tessuti, anche senza apparenti conseguenze, e causare, a lungo termine, tumori (Rabdomiosarcoma). Per questi fatti, le DIME sono sotto pesante critica internazionale" e ancora "gli effetti cancerogeni del tungsteno sono stati studiati dalla U.S. Armed Force dal 2000 (insieme al DU - Uranio impoverito). Questi studi hanno dimostrato che i sopracitati elementi possono causare trasformazioni neoplastiche delle cellule osteoblaste umane. Uno studio più recente del Dipartimento della salute degli USA nel 2005 ha scoperto che le polveri HMTA causano rapidamente il rabdomiosarcoma nei topi. Il rischio cancerogeno del tungsteno sembra essere più legato al nichel. Tuttavia, il tungsteno puro ed il triossido di tungsteno sono sospettati di causare cancro e di avere altre tossicità. Infatti questi effetti sono stati riscontrati con studi su animali".
Vi chiederete: perchè questa tirata? Il solito Gombloddista? Bè fate voi ma ho trovato questa news pubblicata su PressTV in inglese che, tradotta su google translate, suona così:
Un medico norvegese nella Striscia di Gaza assediata ha fortemente criticato Israele per l'utilizzo di bombe cancerogeni contro i civili palestinesi.

Dr. Erik Fosse detto Press TV che la maggior parte dei pazienti ospedalizzati a Gaza sono civili feriti in attacchi contro le loro case e circa il trenta per cento di loro sono bambini.

Dense Inert metallici esplosivi, noto come DIME, è un dispositivo esplosivo sviluppato per ridurre al minimo i danni collaterali in guerra.

Gli esperti dicono che ha una relativamente piccola ma efficace raggio d'azione e si crede di avere forti effetti biologici su coloro che sono colpiti da micro-schegge della bomba.

Fosse, un capo reparto di un ospedale universitario di Oslo, dice anche qualche palestinese nella enclave assediata è stato ferito da un nuovo tipo di arma che anche i medici con precedenti esperienze in zone di guerra non riconoscono.

Israele ha usato anche-uranio impoverito e fosforo bianco conchiglie nella regione assediata durante i loro assalti precedenti.

Questo si presenta come Israele continua a martellare la Striscia di Gaza per il sesto giorno consecutivo. Gli ultimi raid aerei israeliani hanno ucciso almeno 32 palestinesi nel territorio assediato.

Fonti palestinesi dicono che i caccia israeliani hanno colpito quasi 200 obiettivi nelle ultime 24 ore.

Almeno 167 persone hanno perso la vita e più di 1100 feriti a Gaza dal Martedì, quando gli attacchi israeliani hanno cominciato.

Le persone hanno tenuto un funerale a Gaza per i palestinesi che sono stati uccisi in attacchi israeliani contro l'enclave costiera. I partecipanti al funerale condannato il sostegno degli Stati Uniti
per Israele.

p.s.
ehm.... dire e denunciare è essere antisemita o è solo fare il blogger libero rimanendo nel solco tracciato da una grande persona come Vittorio Arrigoni? Perchè di armi non convenzionali gli occidentali ne hanno fatto larghissimo uso: dal vietnam, all'oggi, a gaza hanno scaricato di tutto..... dall'agente arancio al D.I.M.E c'è di che vergognarsi, giusto?

martedì 20 novembre 2012

ma esiste o no l'art. 21 della costituzione in questo paese?

Penso sappiate quanto é capitato a Odifreddi: scrive un post critico sulla ultima "evoluzione" del conflitto israeliano-palestinese dove, prendendo a spunto il lancio di razzi artigianali, l'esercito israeliano sta facendo letteralmente a pezzi Gaza: guarda caso a esser colpiti sono stati i centri di comunicazione e i punti di trasmissione all'estero, con annessi feriti e morti fra i corrispondenti e i cronisti ..... per non evitare di citare bambini, donne, anziani e quant'altro morti o salvati per miracolo; le foto le trovate su google immagini e di ora in ora crescono. Gaza brucia. Odifreddi ha avuto coraggio: ha detto quello che in tanti in tutto il pianeta pensano e la maggioranza non ha il coraggio di dire, perché ...... già perché? Forse perché appena apri la bocca vieni tacciato antisemita? Non é un muro questo? E che dire dei tantissimi pacifisti israeliani, sono anch'essi antisemiti? C'é un pensiero unico anche su questo fronte?
In realtà credo che, come sempre nel corso della storia umana, vale la teoria del pendolo: da un obunibilimento della coscienza collettiva che ha giustificato, coram populi, la persecuzione di ebrei, rom, gay, socialisti, comunisti, ecc. prima e poi l'orrore dei campi di sterminio nei quali sono stati uccisi dopo esser stati sviliti come esseri umani, anzi ridotti a larve prima di essere uccisi; da ciò siamo passati all'esatto opposto: giustificare sempre, comunque e qualunque cosa Israele faccia, dimenticando, spesso volutamente, che:
  1. quando nacque lo Stato di Israele era previsto che ne nascesse anche uno Palestinese di pari passo .... ma questa seconda eventualità, come dire, non avvenne;
  2. che quello che doveva essere un "focolare" per il Popolo della diaspora é diventato altro ossia una potenza regionale difeso ma uno dei migliori e tecnologicamente avanzati eserciti del pianeta.. con annessa bomba atomica;
  3. che, credo, che uomini che hanno vissuto l'orrore dei campi di sterminio non so se avrebbero accettato quanto é avvenuto dal 48 a oggi in quelle zone.... non ricorda l'olocausto ma un intero popolo no può pagare per l'avventurismo dei pochi e spesso troppo strumentalizzati movimenti di liberazione palestinesi;
  4. che la nascita di Hamas ce l'hanno sul groppone i servizi segreti del paese che oggi più la combatte perché allora tornava utile come contralatare alla "socialista" OLP che nel frattempo aveva dato vita nelle zone sotto il proprio controllo, e nei "campi" profughi, a una vera e propria società laica, la più laica di tutto il medio oriente .... avanti anche per i dogmi occidentali;
  5. che il ritiro a Gaza di Hamas é il frutto di una convergenza d'interessi fra l'attuale dirigenza palestinese e quella israeliana cui, per motivi opposti, non conveniva che il movimento avesse vinto REGOLARI ELEZIONI, leggasi regolari e certificate da ong indipendenti;
  6. che sembra noto a tutti che il vero problema non siano i missili, artigianali, lanciati dalla striscia ma la "colpa" di aver chiesto all'ONU il riconoscimento "STATO"  per la Palestina;
  7. infine che gli israeliani per "difendersi" si arrogano il diritto dei cosiddetti "omicidi mirati" dei capi di Hamas ... mirati ma fino a un certo punto perché il morto "civile" o "danno collaterale" ci scappa sempre.... é vero che c'è il cinismo degli stessi a nascondersi fra la gente comune ma é anche vero che spesso i civili non ne hanno colpa soprattutto quando sono donne e bambini.....
.. e si potrebbe continuare come ha continuato Odifreddi andando forse un pò troppo in là nella critica ma... nel nostro paese la censura esiste eccome al punto che si é visto cancellare il post, sul suo blog in uno spazio online, dal giornale che gli aveva messo a disposizione: di critiche in passato in materie altrettanto "scottanti" ne aveva fatti ma come ha toccato il conflitto arabo-israeliano-palestinese si é visto censurato. Io non sono certamente antisionista né filo palestinese però non posso non notare la disparità di forze in campo in quella zona così come non posso NON notare che in Occidente da qualche decennio, anche per sua cattiva coscienza, da posizioni equilibrate si é passati quasi sempre a una sola delle due parti in conflitto, la più forte: ideologicamente ci si basa sulla comune, pretesa, origine dei valori occidentali; pretesa perché fu il mondo arabo a farci conoscere (ri)conoscere il mondo classico (greco ed egiziano); furono loro a farci fare enormi passi da gigante in moltissimi campi del sapere (dalla medicina all'astronomia; dalla matematica alla geometria); furono loro il faro del commercio del mondo allora conosciuto mentre in europa c'era l'alto evo e la maggioranza non sapeva né leggere né tantomeno scrivere .. sia fra i poveri che fra i ricchi. Quindi:
dov'é il punto?
Perché quando si toccano alcuni tasti qualcuno s'innervosisce?
Come mai non si sente la necessità di voci critiche su questa tragedia, visto che anche personalità come Noam Chomsky (e altri) esprimono le stesse critiche senza che nessuno si erga a tutore del pensiero unico dominante?
Anche se non sono d'accordo con le espressioni usate da Odifreddi, o almeno non sono completamente d'accordo, ritengo che nel nostro paese esista una norma della Costituzione, l'art.21, che riconosce la libertà di manifestazione del pensiero dell'individuo in ogni forma e luogo e questa censura, che si aggiunge alle ormai tantissime fratture socio-politiche che questo paese sta conoscendo dalla nascita della repubblica ..... Qualcuno si legga Voltaire e la Arendt (non certo imputabili di anti-sionismo, soprattutto la seconda) e mandi a mente la lezione che qui, ancora, non é vietato dire la propria e nemmeno, almeno per ora, pensare.. quindi si abituino!!!
Questo é il link all'articolo del Fatto che pubblica il post censurato dal giornale di Odifreddi: leggetelo e dite la vostra.... per quanto mi riguarda non posso che essere solidale conOdifreddi: perchè, parafrasando Brecht, oggi tocca a Odifreddi ma domani potrebbe toccare a me e dopodomani..... bé speriamo di no

lunedì 31 maggio 2010

A 75 miglia dalla costa...

Sembra un film, d'azione, di cassetta: quei film americani pessimi fatti per l'esportazione del "modello" americano che vedono il buono (spesso in disgrazia tradito e abbandonato dal proprio paese) che si fa i fatti suoi, il cattivo (spesso stranamente "colorati" di scuro e sempre sonoramente stupidi) e gli altri (poveri inermi che si trovano in mezzo al gioco) e il buono che soffre ma vince. Hanno copiato, naturalmente, dalla sceneggiata napoletana: isso, essa o' malament'. Ma invece è tutto vero. A 75 miglia dalla costa, quindi in acque internazionali, è avvenuto un atto di guerra guerreggiata a scapito del convoglio umanitario che portava, cercando di forzare il blocco israeliano, aiuti umanitari a Gaza (governata da persone elette dai palestinesi sulla base di elezioni volute e indette dagli stessi occidentali). Ci si aspettava la solita manfrina ma stavolta hanno esagerato (forse hanno voluto dare una lezione di esempio per il futuro?) abbordando e ammazzando ben 10, per ora, morti durante l'assalto. Freedon flotilla era un convoglio di vari paesi che portava aiuti e a bordo c'era di tutto: da premi nobel a semplici cittadini; da eurodeputati a pacifisti.. e non è bastato. Forte del giustificazionismo tanto di moda in occidente questa volta Israele ha messo a frutto la nostra cordiale sufficienza e ci é andato giù con la mano pesante: sicuro, o quasi, che a parte qualche formale protesta, che la passerà liscia anche stavolta (l'Italia ad esempio per ora è molto, come dire, garantista); erano solo rompiscatole pacifisti. E' vero che non sono amati in medio oriente; è anche vero che l'olocausto pesa sull'anima europea come un macigno come anche pesa l'indifferenza angloamericana che, durante il nazismo, sapevano dei trattamenti subiti dagli ebrei e tacquero: tutto vero. Però troppe volte hanno, all'ombra dell'ombrello americano e occidentale, fatto quello che volevano e credo che, se vogliamo realmente iniziare un percorso di pace, non possiamo continuare a nascondere la testa sotto la sabbia dell'ipocrisia perchè le stragi prima o poi gli si ritorceranno contro (nonostante l'arsenale atomico non dichiarato pronto per essere usato a differenza di quello degli iraniani ancora di là da venire) con altrettante stragi rischiando, anche, che paesi come la Turchia raffreddi i rapporti e nasca un altra rivalità (e i turchi non sono come gli altri perchè se s'inkazzano....... chiedete ai curdi in merito) pericolosissima per la stabilità della zona. Sia chiaro: Israele ha diritto a esistere; Israele ha diritto a difendere i propri confini; nessuno discute. Contemporaneamente, però, non deve intromettersi negli affari interni degli altri Stati (la storia degli ultimi 40 anni insegna) né, tantomeno, arrogarsi il diritto di scegliere chi, a seconda delle proprie esigenze interne, è degno e chi no perchè dalle mostruosità nascono i mostri (leggasi terrorismo); il Vaticano stesso ha definito una violenza inutile quanto accaduto una ragione ci sarà, o no?. Benny Morris quando scrisse il saggio "Vittime" tracciò un quadro poco rassicurante dell'evoluzione dell'area (e non scendo in particolari ma vi consiglio di leggerlo..) e ha avuto ragione purtoppo. E' da 50 anni che esiste una risoluzione ONU che prevede due Stati, Israeliano e Palestinese, autonomi e indipendenti. Perché non si attua? Forse perchè qualcuno ha sempre in mente la nascita della "grande Israele" buttando a mare quelli che sono millenni che sono lì ed hanno maturato sul campo il diritto non solo a restare ma a costruirsi il proprio Stato? Queste vittime peseranno moltissimo e se ci fosse una reale volontà di pace potrebbe essere l'occasione buona per cominciare un reale percorso di pace: ma si sa che di buone inetnzioni sono lastricate le vie dell'inferno.......

martedì 12 maggio 2009

Mai stato hitleriano.



Da quando è diventato Pontefice l'attuale Papa è sempre stato sfiorato da sospetti, non chiariti completamente, di adesione in gioventù al nazionalsocialismo; nel libro "Il Sale della Terra", una raccolta di riflessioni religiose e autobiografiche del 1996, basato su interviste con il giornalista tedesco Peter Seewald, l'allora cardinale Joseph Ratzinger ha detto però di essere stato automaticamente arruolato nella gioventù di Hitler, ora invece viene nettamente smentito: qualcosa non torna. La cosa è rispuntata, ancora una volta, nel corso del viaggio in Israele dov'era attesa una sua presa di posizione netta e chiara rispetto all'Olocausto e alla Shoah: c'è stata o non c'è stata? A mio parere non è stato netto ma ha detto quello che ci si aspettava dicesse. E allora perchè ritirar fuori la storia del nazionalsocialismo? E proprio nella terra che ha visto i suoi figli, allora nella diaspora, "gasati" e fatti diventare "fumo" nella indifferenza generale del popolo tedesco che o non sapeva o faceva finta di non sapere? Oggi il Portavoce ha smentito nettamente la cosa: ma dubbi rimangono se in rete continuano a girare imamgini inequivocabili a meno che non siano fotomontaggi naturalmente. Io non sto a giudicare: non compete a me ma a coloro che credono trarre le conclusioni. Dico solo che da laico mi sento meno rassicurato dalle smentite nette che dalle ammissioni di "errori" di gioventù, soprattutto quando altri preti, in ogni paese sottoposto a dittatura, hanno pagato con la vita il loro credo perchè hanno aiutato gli ebrei a fuggire dall'orrore.



è lui o non è lui?

martedì 20 gennaio 2009

Tregua a Gaza.

Una provvidenziale tregua di 7 giorni a Gaza permette di far tirare il fiato ai civili palestinesi prigionieri di Gaza e di far arrivare aiuti dall'Egitto, ma soprattutto di fare una prima analisi sul chi ha vinto, chi ha perso e chi ci ha guadagnato. CHI HA VINTO? Sicuramente dal punto di vista militare gli israeliani che hanno dimostrato la loro forza e potenza; ma chi ha vinto realmente, dal punto di vista politico e sociale, è Hamas che, non solo è sopravvissuta ma vede ingrossarsi le proprie file di giovani che hanno avuto in famiglia morti e feriti e sono pronti a farla pagare cara ai "nemici", era questo l'obiettivo da raggiungere?CHI HA PERSO? I palestinesi di sicuro che hanno subito attacchi furibondi (secondo il progetto, che era di Bush, di trattare con ottica militare un problema che è eminentemente sociale e politico); poi hanno perso le cosiddette istituzioni intenrazionali che come si erano dimostrate incapaci di far rispettare le risoluzioni che condannavano Israele già in passato e ora sono addirittura paralizzate dal loro stesso elefantismo burocratico; Ha perso l'Occidente che non ha saputo mettere la mordacchia ai mastini della guerra e soprattutto abbiamo perso tutti noi comuni mortali che ci lasciamo passare addosso le decisioni delle èlite senza battere ciglio.CHI CI HA GUADAGNATO? Di sicuro le aziende che producono armi. Chi ha l'interesse ad ingabbiare Obama, che oggi s'insedia alla Casa Bianca, nella trappola mediorientale. Chi ha interesse che il sistema così come si è venuto costruendo (esso si basando sullo sfruttamento delle risorse altrui) dal 1800 in poi continui non può consentire che ci siano cambiamenti di rotta traumatici: ci sono state delle "deviazioni" (l'intervento pubblico in economia del keynesianesimo per esempio) ma mai è stata messa in discussione la base: il colonialismo in tutte le sue variegate forme.

mercoledì 14 gennaio 2009

I pacifisti e i volontari occidentali di Gaza schedati e ricercati per essere uccisi!!

Non ne ero a conoscenza ma se c'è anche un minimo di verità c'è da INORRIDIRE letteralmente!! L'operazione "piombo fuso" di Tsahal mira a distruggere Hamas nel radere al suolo Gaza (e in fretta per giunta visto che il 20 di questo mese Obama s'insedierà alla Casa Bianca americana e da lui i liberal e i democratici americani si aspettano che riesca a mettere un freno all'aggressività israeliana) con la giustificazione dell'autodifesa (diritto che ha qualunque stato democratico o meno che sia) sta letteralmente distruggendo tutto e senza riguardi per la popolazione civile (1000 morti e i feriti non si contano più ormai, genocidio è forse una parola grossa ma crimine di guerra reiterato mi pare appropriato) contro la stessa Hamas (organizzazione che, in passato, e in funzione anti OLP, era finanziata dagli occidentali e, pare, anche dagli israeliani oltre che dagli islamici) usando anche il famigerato fosforo bianco: c'è un ma però così non la si annienta anzi la si rafforza perchè ad oggi in OGNI SINGOLA FAMIGLIA PALESTINESE DI GAZA c'è almeno un simpatizzante di questa organizzazione, ma soprattutto l'islamismo radicale sta avendo la migliore pubblicità possibile proprio da questa operazione e c'è il rischio che, se anche si riesce a distruggere Hamas ucciddendo tutti e distruggendo tutto, a Gaza sbuchi fuori Al Qaeda che certo non sono belle anime o pacifisti della prima ora ma hanno messo in seria difficoltà gli invasori (pardon gli esportatori di democrazia) euro-americani in Iraq insieme alle altrettanto pericolose milizie sciite e che hanno dimostrato come la guerra non porti mai a "soluzioni finali" ma innesca spirali che il più delle volte si ritorcono contro chi le ha innescate!! Un'altro esempio è l'Afghanistan; lì le tribù non si sono mai piegate a nessun invasore (e non solo in tempi recenti, basta chiedere agli inglesi che tentarono di invaderlo ma furono sonoramente sconfitti al Kyber pass) e, in questo solco, anche ora resistono: i taliban (creature della CIA ai tempi dell'invasione sovietica) hanno ormai il controllo di buona parte del paese (lì la guerra la stiamo realmente perdendo ma siamo da questo punto di vista solo buoni ultimi) e stanno dimostrando ancora una volta che non servono le armi contro i mostri che si sono creati ma la diplomazia e l'ascolto. Detto ciò ho trovato sul sito la mia notizia un post a firma di Doriana Goracci (qui propongo una sua intervista agli ecumenici dove parla di se e della sua visione delle cose) dove si segnalava un sito (anche questo tradotto, male, da google), stoptheism che definire criminale è SOLO usare un'eufemismo "democratico", sul quale c'erano foto di persone e loro luoghi di iniziative seguite a Gaza di aderenti al Movimento di solidarietà internazionale (oltre ad farneticazioni orrende quale questa che propongo fatto tradurre da google) con l'invito ad eliminarli: SI ELIMINARLI, UCCIDERLI, FARLI FUORI, TOGLIERLI DALLA FACCIA DEL MONDO!! Che hanno commesso? Sono attivisti, pacifisti, operatori umanitari, che prestano la loro attività all'interno della striscia di Gaza e denunciano le malefatte commesse dall'esercito israeliano in questa scriteriata guerra. Il male liberato dalla guerra all'islam sta dando i suoi frutti purtroppo e questo sito ne è solo la più criminale dimostrazione.

venerdì 9 gennaio 2009

Non comprate dagli ebrei: le pensano proprio tutte per farsi male

La guerra in Palestina porta conseguenze anche da noi: un sindacato auonomo , la Flaica, ha diramato un comunicato stampa nel quale proponeva il boicottaggio dei negozi romani che potevano appartenere alla comunità ebraica, dopo ha corretto il tiro ma il danno era ormai fatto. Insomma a follia, la guerra, si aggiunge follia, un'improbabile boicottaggio, e tutti si possono rifare il look e pulirsi l'anima ergendosi a difensori delle minoranze (in questo caso quella ebraica) continuando a far finta di non vedere quanto accade oggi in Palestina e in particolare nella striscia di Gaza. Quanto di più insensato ci potesse essere nel nostro paese emerge ogni volta che ci sono crisi, sia interne che esterne, e singole deplorevoli iniziative segnalano lo stato dell'arte della società italiana. Mischiare antisemitismo con il non condividere con le iniziative, spesso improvvide, dello Stato d'Israele che, con l'intento di difendersi e assicurarsi la sopravvivenza, ha organizzato una strategia basata sull'uso militare della politica regionale che non solo non dà i frutti sperati ma rinfoltisce i ranghi degli estremisti islamici in quanto i civili, in particolare i giovani e tutti quelli che hanno avuto morti e feriti nelle prorpie famiglie, non riescono a comprendere la sproporzione di mezzi e uomini usati (anche la Chiesa romana ha alzato la voce dopo l'arrivo delle notizie e delle immagini dalla striscia di Gaza entrando in polemica durissima con lo stesso governo israeliano con uno scambio di battute al calor bianco e credo che tutto si può dire della gerarchia tranne che in questa fase storica si possa definire antisemita). Si possono, ancora, criticare le politiche del governo di Israele senza per forza fare di tutta un'erba un fascio e soprattutto senza ricadere nell'antico vizio del razzismo stupido e senza senso che in passato ha visto l'occidente, e la stessa gerarchia ecclesiale, non avere un'atteggiamento proprio favorevole nei confronti degli ebrei: sfociati, nel secolo scorso, nei pogrom o nelle leggi razziali italiane o, peggio ancora, nella soluzione finale nazista.

sabato 3 gennaio 2009

Israele/Gaza: INVASIONE!!

La scelta è fatta. Israele ha deciso il da farsi e le forze di terra stanno entrando nella striscia di Gaza: c'è poco da dire, sarà un vero e prorpio scontro casa per casa con in mezzo i civili che ne pagheranno il prezzo più alto in termini di vite perdute, feriti e massacri ....... Era necessario? Direi di no se stiamo a guardare la storia della regione che è sempre più esplosiva e che non farà che accrescere le possibilità di allargamento del conflitto stesso. Infatti non credo che il mondo arabo starà a guardare nè credo che l'Iran abbandoni Hamas ma soprattutto non credo che Siria ed Hezbollah non cerchino in qualche modo di dare manforte ai palestinesi (è inutile negarlo, Hamas ha seguito che ci piaccia o meno) magari fornendogli armi o supporto o chissà cos'altro: mai come ora la diplomazia internazionale dovrebbe lavorare per impedire lo scontro diretto ma soprattutto bisogna impedire che intere generazioni di giovani palestinesi ne aumentino le file (o entrino a far parte delle organizzazioni islamiche internazionali che definiamo terroristiche) e espandino la sua presa su quel martoriato popolo. E' chiaro che la forza militare organizzata israeliana non potrà che avere la meglio però mi chiedo: quale sarà il costo che si pagherà? E chi lo pagherà? E quanto pensiamo di andare avanti in questo modo visto che in ogni singolo paese occidentale c'è una bella fetta di popolazione che in un modo o nell'altro sostiene, anche solo per pura appartenenza alla umma musulmana, i palestinesi? E quanti di questi rischiano di entrare nel grande girone del terrorismo islamico? Come già sostenuto nel precedente post è già un'errore dare visibilità con attacchi "guidati" conto i leader islamici ma ora ci stiamo pericolosamente avvicinando, ancora una volta, a quel punto di non ritorno tanto agognato da chi vede nello scontro di civiltà la nascita del nuovo nemico da abbattare (prima era il sovietismo) dietro cui nascondere il permanere di quell'ingiusto sistema che tanto piace ai nuovi ricchi occidentali e che va sotto il nome di liberismo capitalistico entrato in crisi per eutanasia autoinflitta divorando le stesse società che lo sostengono e l'hanno applicato. Naturalmente non è detto che lo scontro sia portato fino all'estreme conseguenze prospettate (sono scenari) però una cosa è certa: le conseguenze non saranno solo immediate ma avremo diversi anni davanti a noi di incertezza non solo economica ma anche sociale e, grazie all'avveturismo occidentale che appoggia sempre più spesso acriticamente quello israeliano, anni di pericolo terroristico anche in casa nostra.

Gaza 2009: Obama dove sei?

E' un problema antico e annoso quello della Palestina e nessuno mai ha realmente voluto risolverlo e dare pace alla regione: il motivo è inutile dirlo perchè si presuppone che tutti sappiano come, una volta creato lo Stato di Israele, lo Stato palestinese sia rimasto una chimera fino ad oggi. Dopo tanti colpi di scena e promesse illusorie, nel XXI secolo, in quella regione niente è come dovrebbe essere, anzi la soluzione che si profila è più simile a quella “finale” che alla pacifica convivenza di due popoli in due stati autonomi e conviventi da buoni vicini. Ieri toccava all'OLP oggi ad HAMAS (finanziata in passato in funzione anti olp proprio dagli israeliani ora acerrimi nemici) ma il risultato non cambia: il mondo civilizzato sta pavidamente a guardare, mentre il più grande campo di concentramento della terra, Gaza, viene messo a ferro e fuoco in seguito al lancio di razzi israeliani. Non m'interessa sapere se gli israeliani hanno torto o ragione, e non c'entra niente l'antisemitismo (paravento dietro il quale giustificare troppe connivenze occidentali), ma il mio pensiero va alle genti che lì vivono e muoiono, bambini compresi, sotto le bombe: in pratica si spara con un cannone su una microscopica zanzara!! In più attaccando Gaza in questo modo non si fa altro che portare carne da macello ad Hamas : giovani che potranno diventare o kamikaze, o terroristi o chissà cos'altro: si deve per altro riconoscere che non facendo niente hamas non la smette di lanciare razzi. L’unica volta che è stata coinvolta nella gestione della politica palestinese ha stravinto le elezioni locali, e questo non poteva andare bene ai mandarini occidentali della guerra, quindi è stata subito ricacciata nella semiclandestinità....... Il punto è: Obama non è Bush, nell'immaginario popolare, non solo americano, ed è stato eletto sull'onda della speranza di un deciso cambio di rotta della politica imperiale statunitense ...... per chi ci crede. Il presidente eletto non ha preso posizione in materia, ma non si può essere sicuri che si metterà di mezzo e imporrà un cambio di rotta, perchè forti sono le lobby nel sistema politico americano, e quelle arabe (pur potenti) non vanno per la maggiore in questi anni in occidente. Un parallelo storico con la Spagna e della sua guerra civile avanguardia della II° guerra mondiale è d'obbligo, ma potrebbe essere d’insegnamento se le oligarchie capissero che tenere compresso un vulcano non è mai una cosa intelligente, anche se nel breve periodo può sembrare la cosa migliore, perchè cresce nel mondo arabo la protesta, e se c'è una cosa che rafforza e unisce la umma musulmana è proprio la percezione della persecuzione dei fratelli con il rischio che anche nei paesi non toccati direttamente dalla crisi ci possano essere proteste e rafforzamento dei movimenti estremisti islamici (che fanno specchio a quelli occidentali) facendo barcollare i cosiddetti regimi "moderati" ma non per questo democratici del mondo arabo. Sembra una situazione senza via di uscita ma non è così: la forza di uno Stato non si vede nel reprimere, ma nella capacità di eliminare l'acqua sporca senza buttare via anche il bambino (cosa che finora l'occidente non ha fatto) facendo danni maggiori di quelli previsti aumentando nel mondo islamico i fermento che potrebbe diventare rivolta e ribellione. cose che non fanno bene, non solo agli affari ma alla stabilità politica dell’intero pianeta.................e per il dopo ricordiamoci di cosa diceva in merito Albert Einstein.

sabato 10 maggio 2008

Libano crocevia del mondo...

Fin dai Fenici l'attuale Libano è sempre stato cruciale per la storia dei popoli che si affacciano sul Mediterraneo e anche oggi non si smetisce il "triste" destino di quelle terre, anzi sembra confermare questo trend. Con il riesplodere della guerra civile fra, nei fatti, filo occidentali e filo iraniani (in realtà gli sciiti sono autoctoni di religione sciita) le tensioni mostrano il vero nervo scoperto del Medio oriente: la incredibile, per usare un'eufemismo, divisione in Stati di essi, senza tenere in nessun conto le reali tradizioni locali, fatte dagli occidentali (in particolare inglesi ma anche francesi e altri), dalla quale discendono gli attuali drammi che quei popoli (di antichissima storia, anzi, dobbiamo a loro quello che siamo oggi) vivono sulla loro pelle. In una situazione del genere è chiaro che gli interessi dei popoli che lì da tempi antichissimi vivono passano in secondo piano rispetto agli interessi delle potenze, regionali e non, che sembrano sempre avere la meglio. Stiamo per vivere una seconda guerra del Libano? Temo di sì se tutti, a partire dagli americani e finendo agli iraniani, non fanno un passo indietro: cosa che temo è solo nel mondo dei sogni di chi crede ancora al dialogo; invece è molto più probabile che accada altro: ossia che

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