lunedì 31 maggio 2010

A 75 miglia dalla costa...

Sembra un film, d'azione, di cassetta: quei film americani pessimi fatti per l'esportazione del "modello" americano che vedono il buono (spesso in disgrazia tradito e abbandonato dal proprio paese) che si fa i fatti suoi, il cattivo (spesso stranamente "colorati" di scuro e sempre sonoramente stupidi) e gli altri (poveri inermi che si trovano in mezzo al gioco) e il buono che soffre ma vince. Hanno copiato, naturalmente, dalla sceneggiata napoletana: isso, essa o' malament'. Ma invece è tutto vero. A 75 miglia dalla costa, quindi in acque internazionali, è avvenuto un atto di guerra guerreggiata a scapito del convoglio umanitario che portava, cercando di forzare il blocco israeliano, aiuti umanitari a Gaza (governata da persone elette dai palestinesi sulla base di elezioni volute e indette dagli stessi occidentali). Ci si aspettava la solita manfrina ma stavolta hanno esagerato (forse hanno voluto dare una lezione di esempio per il futuro?) abbordando e ammazzando ben 10, per ora, morti durante l'assalto. Freedon flotilla era un convoglio di vari paesi che portava aiuti e a bordo c'era di tutto: da premi nobel a semplici cittadini; da eurodeputati a pacifisti.. e non è bastato. Forte del giustificazionismo tanto di moda in occidente questa volta Israele ha messo a frutto la nostra cordiale sufficienza e ci é andato giù con la mano pesante: sicuro, o quasi, che a parte qualche formale protesta, che la passerà liscia anche stavolta (l'Italia ad esempio per ora è molto, come dire, garantista); erano solo rompiscatole pacifisti. E' vero che non sono amati in medio oriente; è anche vero che l'olocausto pesa sull'anima europea come un macigno come anche pesa l'indifferenza angloamericana che, durante il nazismo, sapevano dei trattamenti subiti dagli ebrei e tacquero: tutto vero. Però troppe volte hanno, all'ombra dell'ombrello americano e occidentale, fatto quello che volevano e credo che, se vogliamo realmente iniziare un percorso di pace, non possiamo continuare a nascondere la testa sotto la sabbia dell'ipocrisia perchè le stragi prima o poi gli si ritorceranno contro (nonostante l'arsenale atomico non dichiarato pronto per essere usato a differenza di quello degli iraniani ancora di là da venire) con altrettante stragi rischiando, anche, che paesi come la Turchia raffreddi i rapporti e nasca un altra rivalità (e i turchi non sono come gli altri perchè se s'inkazzano....... chiedete ai curdi in merito) pericolosissima per la stabilità della zona. Sia chiaro: Israele ha diritto a esistere; Israele ha diritto a difendere i propri confini; nessuno discute. Contemporaneamente, però, non deve intromettersi negli affari interni degli altri Stati (la storia degli ultimi 40 anni insegna) né, tantomeno, arrogarsi il diritto di scegliere chi, a seconda delle proprie esigenze interne, è degno e chi no perchè dalle mostruosità nascono i mostri (leggasi terrorismo); il Vaticano stesso ha definito una violenza inutile quanto accaduto una ragione ci sarà, o no?. Benny Morris quando scrisse il saggio "Vittime" tracciò un quadro poco rassicurante dell'evoluzione dell'area (e non scendo in particolari ma vi consiglio di leggerlo..) e ha avuto ragione purtoppo. E' da 50 anni che esiste una risoluzione ONU che prevede due Stati, Israeliano e Palestinese, autonomi e indipendenti. Perché non si attua? Forse perchè qualcuno ha sempre in mente la nascita della "grande Israele" buttando a mare quelli che sono millenni che sono lì ed hanno maturato sul campo il diritto non solo a restare ma a costruirsi il proprio Stato? Queste vittime peseranno moltissimo e se ci fosse una reale volontà di pace potrebbe essere l'occasione buona per cominciare un reale percorso di pace: ma si sa che di buone inetnzioni sono lastricate le vie dell'inferno.......
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