mercoledì 8 giugno 2011

E se lo dice l'ONU ....

L'accesso alla rete é parte dei diritti fondamentali dell'individuo e del cittadino, senza il paese é fuori dalla Carta dei diritti delle Nazioni Unite. Strano vero? Per anni organizzazioni come Free Software Foundation e osservatori come Rifkin hanno messo in guardia tutti sul libero accesso alla rete come punto fondamentale per misurare il grado di partecipazione e democrazia di un paese (addirittura Rifkin c'ha scritto un saggio "l'era dell'accesso") e sul suo grado di libertà. E in questi stessi anni sia in seguito al Doha round sia in nome della difesa del cpoyright i governi e il potere hanno fatto esattamente il contrario: l'accesso alla rete non è limitato a chi se lo può permettere ma è strettamente vigilato; non solo nei paesi a regime autoritario, ma soprattutto nelle cosiddette democrazie: le leggi maggiormente vessatorie sono proprio quest'ultime ad averle scritte. La rete è cresciuta ed è diventata un problema per chi, monopoli privati e potere politico, brama non solo di controllarla, sottotraccia o meno non conta, ma di colonizzarla pro domo propria per evitare che chi non ha mai avuto voce possa averla nelle isole digitali dando vita a nuove forme di lotta e partecipazione non facilmente indirizzabili e controllabili da parte di chi si sente onnipotente. Con questo pronunciamento cambierà qualcosa nella vita quotidiana? No, però è un tassello importante che una organizzazione sovranazionale lo affermi: chissà che, con tutto l'agitarsi che c'è in questi mesi in giro, qualcosa non ne venga fuori dato che, soprattutto nel mondo "civile" occidentale, si dovrà scegliere: non si può appoggiare la democrazia nelle rivolte arabe e poi ridurla in casa propria, vi pare?
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