si parla di progresso, di evoluzione, di civiltà ci ritroviamo invece in un nuovo medio evo dove conta chi si nasconde dietro il potere o vi si allea con esso.
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venerdì 18 novembre 2016
martedì 1 dicembre 2015
Russia-Turchia, c’eravamo tanto amati. Che succede tra Putin e Erdogan
DAl Fatto Quotidiano del 29 novembre 2015 a firma di Loretta Napoleoni
Continua il braccio di ferro tra Russia e Turchia. Due leader populisti che fino a poche settimane fa andavano a braccetto. Erdogan è infatti l’unico leader occidentale che ha assistito alla cerimonia di apertura dei giochi olimpici di Sochi. E bisogna ricordare che sono state imprese turche a costruire gran parte dell’infrastruttura dei giochi olimpici di Sochi. In cambio i russi hanno vinto gli appalti per costruire una centrale nucleare sulle coste mediterranee della Turchia, per un valore di crica 20 miliardi di dollari. Ma, dopo l’abbattimento del caccia russo, questo progetto è stato sospeso.
La Turchia è il secondo maggior consumatore di gas naturale russo e i due leader hanno approvato mesi fa la costruzione di un gasdotto attraverso il Mar Nero, che naturalmente al momento è stata anch’essa sospesa. Basta questo per illustrare il rapporto speciale che fino a pochi giorni fa legava le due nazioni e come stia evaporando nelle ultime settimane. Che succede?
Sicuramente i bombardamenti russi hanno fatto salire il numero dei profughi siriani che si riversa in Turchia e messo a dura prova l’appartenenza della Turchia alla Nato. Ma è anche vero che le tensioni politiche tra turchi e kurdi sono più legate all’intervento armato delle forze di coalizione che a quello della Russia. Mosca ha solo peggiorato una situazione già critica. Allora perché abbattere un aereo russo?
Difficile capire le dinamiche politiche. Forse Erdogan dopo la schiacciante vittoria elettorale pensa di avere carta bianca e vuole mostrare agli americani che la Turchia sta con l’Occidente. O forse è convinto che le promesse della Merkel si avvereranno, che la Turchia riuscirà ad entrare nell’Europa Unita ed a quel punto potrà ignorare l’importanza commerciale della Russia. Oppure si tratta di un errore, spiegazione più plausibile. Secondo alcune fonti turche che vogliono rimanere anonime dopo un certo numero di ‘violazioni’ scatta automaticamente l’ordine di abbattere gli incursori.
Nel frattempo la Russia sta studiando una serie di sanzioni economiche da imporre, comprese quelle relative al commercio di grano e riso. Intanto da venerdì sono state interrotte le autorizzazioni doganali per le spedizioni di frumento dai porti del Mar d’Azov, dove viene gestita la maggior parte dell’esportazione di grano. L’esportazione di grano russo in Turchia è uno dei più importanti scambi tra le due nazioni. Da luglio ad ottobre, la Turchia ha acquistato circa 1,6 milioni di tonnellate di grano russo, è quindi il secondo più grande acquirente della Russia dopo l’Egitto. Se la Turchia venisse tagliata fuori dalle esportazioni russe, gli importatori dovranno pagare dai 30 ai 40 dollari in più per tonnellata di grano perché costretti ad acquistare dal Canada, dall’Australia o dagli Stati Uniti.
Sul piano economico la fine del rapporto speciale tra Turchia e Russia può avere un impatto negativo per entrambe le nazioni. Nel 2014 il commercio tra Russia e Turchia ha raggiunto i 31,6 miliardi di dollari. La Russia vende petrolio e gas naturale alla Turchia ed acquista prodotti agricoli, macchinari e servizi turchi. Negli ultimi 13 anni, la Turchia è stata il paese più gettonato dai turisti russi. Nel 2014 i 3,3 milioni di russi hanno speso in Turchia 3,7 miliardi di dollari.
Sulla base di queste cifre l’ostinazione della Russia appare poco comprensibile. A meno che l’accordo con Hollande sia il preludio del ripristino delle relazioni commerciali tra Russia ed Europa. Le sanzioni sono a tempo e stanno per scadere, è quindi possibile che in sordina non verranno rinnovate.
Per la Russia le tensioni con la Turchia potrebbero essere anche vantaggiose. La maggior parte della popolazione musulmana – 16,5 milioni, pari all’11 per cento di quella totale, e circa 4 milioni di migranti provenienti dal Caucaso e dall’Asia Centrale – è sunnita e considera il regime sciita di Assad una dittatura violenta e sanguinaria. L’intervento di Mosca in Siria rischia di radicalizzare nuovi segmenti della popolazione mussulmana, secondo dati ufficiali prodotti dal ministero degli affari esteri al momento nelle fine dei jihadisti siriani ci sarebbero già 2.400 russi. Spostare l’enfasi sulla Turchia, dunque, potrebbe facilitare la strategia di Putin di trasformare questo conflitto in una guerra nazionalista, che ha lo scopo di difendere gli interessi della Russia, come ha già fatto in Ucraina ed in Cecenia.
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p.s.
tutto chiaro? A me un pò meno perchè se è pur vero che la partita che si sta giocando nello scacchiere mediorientale è ... complicata perchè:
Continua il braccio di ferro tra Russia e Turchia. Due leader populisti che fino a poche settimane fa andavano a braccetto. Erdogan è infatti l’unico leader occidentale che ha assistito alla cerimonia di apertura dei giochi olimpici di Sochi. E bisogna ricordare che sono state imprese turche a costruire gran parte dell’infrastruttura dei giochi olimpici di Sochi. In cambio i russi hanno vinto gli appalti per costruire una centrale nucleare sulle coste mediterranee della Turchia, per un valore di crica 20 miliardi di dollari. Ma, dopo l’abbattimento del caccia russo, questo progetto è stato sospeso.
La Turchia è il secondo maggior consumatore di gas naturale russo e i due leader hanno approvato mesi fa la costruzione di un gasdotto attraverso il Mar Nero, che naturalmente al momento è stata anch’essa sospesa. Basta questo per illustrare il rapporto speciale che fino a pochi giorni fa legava le due nazioni e come stia evaporando nelle ultime settimane. Che succede?
Sicuramente i bombardamenti russi hanno fatto salire il numero dei profughi siriani che si riversa in Turchia e messo a dura prova l’appartenenza della Turchia alla Nato. Ma è anche vero che le tensioni politiche tra turchi e kurdi sono più legate all’intervento armato delle forze di coalizione che a quello della Russia. Mosca ha solo peggiorato una situazione già critica. Allora perché abbattere un aereo russo?
Difficile capire le dinamiche politiche. Forse Erdogan dopo la schiacciante vittoria elettorale pensa di avere carta bianca e vuole mostrare agli americani che la Turchia sta con l’Occidente. O forse è convinto che le promesse della Merkel si avvereranno, che la Turchia riuscirà ad entrare nell’Europa Unita ed a quel punto potrà ignorare l’importanza commerciale della Russia. Oppure si tratta di un errore, spiegazione più plausibile. Secondo alcune fonti turche che vogliono rimanere anonime dopo un certo numero di ‘violazioni’ scatta automaticamente l’ordine di abbattere gli incursori.
Nel frattempo la Russia sta studiando una serie di sanzioni economiche da imporre, comprese quelle relative al commercio di grano e riso. Intanto da venerdì sono state interrotte le autorizzazioni doganali per le spedizioni di frumento dai porti del Mar d’Azov, dove viene gestita la maggior parte dell’esportazione di grano. L’esportazione di grano russo in Turchia è uno dei più importanti scambi tra le due nazioni. Da luglio ad ottobre, la Turchia ha acquistato circa 1,6 milioni di tonnellate di grano russo, è quindi il secondo più grande acquirente della Russia dopo l’Egitto. Se la Turchia venisse tagliata fuori dalle esportazioni russe, gli importatori dovranno pagare dai 30 ai 40 dollari in più per tonnellata di grano perché costretti ad acquistare dal Canada, dall’Australia o dagli Stati Uniti.
Sul piano economico la fine del rapporto speciale tra Turchia e Russia può avere un impatto negativo per entrambe le nazioni. Nel 2014 il commercio tra Russia e Turchia ha raggiunto i 31,6 miliardi di dollari. La Russia vende petrolio e gas naturale alla Turchia ed acquista prodotti agricoli, macchinari e servizi turchi. Negli ultimi 13 anni, la Turchia è stata il paese più gettonato dai turisti russi. Nel 2014 i 3,3 milioni di russi hanno speso in Turchia 3,7 miliardi di dollari.
Sulla base di queste cifre l’ostinazione della Russia appare poco comprensibile. A meno che l’accordo con Hollande sia il preludio del ripristino delle relazioni commerciali tra Russia ed Europa. Le sanzioni sono a tempo e stanno per scadere, è quindi possibile che in sordina non verranno rinnovate.
Per la Russia le tensioni con la Turchia potrebbero essere anche vantaggiose. La maggior parte della popolazione musulmana – 16,5 milioni, pari all’11 per cento di quella totale, e circa 4 milioni di migranti provenienti dal Caucaso e dall’Asia Centrale – è sunnita e considera il regime sciita di Assad una dittatura violenta e sanguinaria. L’intervento di Mosca in Siria rischia di radicalizzare nuovi segmenti della popolazione mussulmana, secondo dati ufficiali prodotti dal ministero degli affari esteri al momento nelle fine dei jihadisti siriani ci sarebbero già 2.400 russi. Spostare l’enfasi sulla Turchia, dunque, potrebbe facilitare la strategia di Putin di trasformare questo conflitto in una guerra nazionalista, che ha lo scopo di difendere gli interessi della Russia, come ha già fatto in Ucraina ed in Cecenia.
di Loretta Napoleoni | 29 novembre 2015
p.s.
tutto chiaro? A me un pò meno perchè se è pur vero che la partita che si sta giocando nello scacchiere mediorientale è ... complicata perchè:
- è vero che i milioni di profughi prima dell'intervento russo ci sono stati eccome e quelli dopo non sono altro che un aggiunta al totale;
- è vero che la Russia appoggia Assad ma è altrettanto vero che (parte della stampa lo dice apertamente) la Turchia commercia armi contro petrolio proprio con l'ISIS e non è un caso che i russi bombardano proprio la zona del confine;
- è vero che gli occidentali hanno messo sul piatto della bilancia la caduta del tiranno siriano ma ...... è anche vero che i sodali locali degli occidentali, i cosiddetti paesi arabi moderati, appoggiano apertamente sia i cosiddetti "democratici (un infima e insignificante porzione del movimento anti-Assad)" sia la lunga lista di organizzazioni terroristiche che in quello scacchiere si è concetrato e agisce e che è molto improbabile poter definire "combattenti per la libertà" come fu fatto per i talebani non foss'altro perchè fra loro non ci sono solo i cattivi ma anche gente di Al Qaeda, si proprio loro ossia quelli cui viene imputato di aver preparato, progettato e fatto l'attentato alle torri gemelle... la vedo dura per gli occidentali darla a bere ai propri cittadini.
- è vero che lo zar e il sultano andavano a braccetto fino a poco tempo fa ma è come voler far andare d'accordo cobra e scorpioni..., come già detto prima su questo blog, non è solo una questione politica ma è soprattutto geopolitica ed economica, le risorse fossili su cui è basata tutta la civiltà umana, e quando si va su questo versante la ragione va a farsi benedire....
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domenica 4 ottobre 2015
Siria, il conflitto che ci riporta alla guerra fredda
Ecco un altro punto di vista.....
Dal Fatto Quotidiano del 4 ottobre 2015 a firma di Loretta Napoleoni
Dal Fatto Quotidiano del 4 ottobre 2015 a firma di Loretta Napoleoni
La
crisi medio-orientale non accenna a migliorare. Putin è intervenuto,
some sempre facendo tutto di testa propria e proteggendo i suoi
interessi, sfruttando la riunione straordinaria tenutasi pochi giorni fa presso le Nazioni Unite per discutere come debellare lo Stato Islamico.
Ed ecco la risposta russa: potenziando il regime di Assad, quello che
ha risposto alla primavera araba siriana con le pallottole. Da alcuni
giorni i cieli della Siria sono attraversati anche dai caccia russi, che
ufficialmente combattano contro l’Isis ma de facto bombardano
qualsiasi postazione ribelle. Naturalmente dalla Casa Bianca
arrivano le solite parole di condanna ma intanto Putin non solo le
ignora ma ha ricominciato a tessere la tela di ragno delle relazioni
diplomatiche intorno ai poteri europei che contano, e cioè la Francia e
la Germania. I motivi li conosciamo tutti: normalizzare la situazione
in Ucraina e risolvere la questione delle sanzioni.
Colpisce l’impotenza degli Stati Uniti
di fronte a Putin, e questa non è la prima volta che ciò succede tanto
che viene da domandarsi dopo un quarto di secolo dalla caduta del Muro
di Berlino se non ci siamo sbagliati su chi ha vinto la guerra fredda,
ma questa è una questione che richiede un’analisi a parte. Per ora
concentriamoci su a chi fa comodo l’entrata ufficiale russa nel
conflitto siriano? Naturalmente ad Assad. Dopo quattro anni di guerra civile e la perdita del nord del paese, l’esercito siriano a mala pena può contare su 90 mila soldati, prima dello scoppio delle ostilità ne aveva 300 mila.
Nonostante gli approvvigionamenti russi ed il supporto degli Iraniani
attraverso gli Hezbollah, armi, caccia e piloti scarseggiano. Fa dunque
comodo avere l’aviazione russa centrare con la precisione di un
cecchino gli obiettivi giusti. Questi si chiamano la coalizione
jihadista di Jaysh al Fateh, l’armata della vittoria, di cui fa parte
anche al Nusra.
Indirettamente i bombardamenti russi sono positivi anche per lo Stato
Islamico, in fondo colpiscono i suoi nemici, e cioè tutti i gruppi
armati finanziati dai paesi del golfo e dalla grande coalizione
occidentale che lo combattono. Ma c’è un altro aspetto che non va
sottovalutato: più le bombe cadono più la gente scappa verso la Turchia,
e l’Isis controlla i punti strategici di passaggio tra le due nazioni.
Per ogni profugo che lascia la Siria i trafficanti di uomini pagano
una tassa. Ma non basta, le bombe fanno anche bene al contrabbando, più
si distrugge e più c’è bisogno di importare i beni di necessità
basilari dalla farina ai medicinali al petrolio. L’Isis non solo
contrabbanda questi prodotti, ad esempio il petrolio o le derrate
agricole prodotti nei territori che controlla, ma tassa chi li smercia.
A
detta di un negoziatore europeo che ha contrattato il pagamento del
riscatto di alcuni ostaggi nelle mani dell’Isis nel 2014, ogni mese
questa tassazione genera dai 300 mila ai 500 mila dollari per lo Stato
Islamico. Si tratta di cifre da capogiro all’interno del conflitto
siriano.
Anche la Russia ha il suo tornaconto. Definita la guerra santa da Putin, l’ingresso ufficiale di Mosca
nel conflitto siriano rappresenta l’appendice di quello Ceceno. I
veterani sopravvissuti si sono spostati in Siria già da qualche anno e
adesso le forze fedeli a Putin domandano di poter seguirli per finire
questa brutta storia una volta per tutte. Ma per ora anche Putin non
intende spargere sangue russo. Certo tutto è possibile in questa moderna
guerra per procura che a poco a poco sta riassumendo le
caratteristiche di quelle classiche della guerra fredda.
Se nessuno fermerà Putin e se gli occidentali non la smetteranno di bombardare, l’esodo dei profughi continuerà con conseguenze umanitarie e politiche serissime per l’Europa ed il Medio Oriente.
Possibile che la situazione sia sfuggita di mano a tutti? Tutte le
parti in causa sono talmente concentrate a difendere la propria immagine
mediatica ed a nascondere le politiche scellerate che hanno prodotto
questa aberrazione da dimenticare lo scopo del conflitto: esportare la democrazia nel Medio Oriente. Impresa già fallita diverse volte negli ultimi 15 anni proprio per gli stessi motivi!
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domenica 14 giugno 2015
.. e se lo dice il New York times
già. Oltre alle truppe speciali, che da oltre un anno ormai, che vi
operano gli USA hanno dislocato circa 5 mila uomini e mezzi, anche
corazzati, in Ucraina (sorvoliamo per ora il dispiegamento nato ai
confini russi con truppe rumene, e di altri paesi dell'est ecc.) come
"deterrente" all'invasione (un termine di moda di questi tempi)
russa..... invasione? Qualcuno sa qualcosa che qui ci sfugge? A me pare
di no.... Fin da piazza maidan forze oscure hanno lavorato per arrviare a
questo punto: cecchini che sparavano sia sulla polizia che sui
manifestanti; elezioni a go go per far vincere un candidato,
putntualmente corrotto, occidentale mentre, dopo qualche mese vinceva
quello russo e la giostra ricomciava; insomma un bailamme tale che il
povero, e disinformato, osservatore occidentale non ci si sapeva più
raccapezzare...... e i media hanno il loro bel da fare a faro restare
così com'è: è facile mettere sott'accusa l'orso russo, sia perchè dopo
Eltsin la Russia era terra di conquista per l'occidente sia perchè i
russi, e questo gli occidentali non l'hanno mai capito, sono
nazionalisti e quindi, caduto l'impero societico, prima o poi un segnale
di orgoglio nazionale andava messo in conto e puntualmente c'è stato
con putin: piaccia o meno il ras russo è il risultato della predazione
occidentale avvenuta dopo la caduta del muro di berlino: non poteva
essere altrimenti perchè, ma questo facciamo finta sempre di non
capirlo, nonsasppiamo misurare lo "spirito animale" del capitalismo che
ha come suo fine non la libertà ma la repdazione delle nazioni
sottomesse..... e non ci facciamo scrupoli nel farlo. Accade così: nel
terzo mondo con il braccio armato del FMI; in asia con le ex tigri
asiatiche; accade cos' nel mediooriente dove non ci facciamo scrupoli a
finanziare i tagliagole dell'Isis (prima, quando dovevano fare da
pressione sugli sciiti irakeni o combattere contro Bashar el assad....
erano patrioti ora sono criminali della perggiore specie: in realtà son
figli nostri sia dal punto di vista militare che, udite udite,
geografico eprchè l'enorme maggioranza di questi combattenti sono nati
all'obra delle democrazie occidentali: FRancia, Usa, UK, ecc. ossia
hanno assaporato il bello delle periferie degradate del mondo
occidentale e si sono aggrappati all'idea dell'islam radicale, in
mancanza di meglio ...... il punto è che sono strumenti inconsapevoli di
un pericolosissimo gioco di ruolo messo su proprio dagli occidentali,
poveracci... saranno schiacciati come sardine!!!!); in europa (grecia
docet).. poteva essere altrimenti con l'ex nemico ora caduto, si
riteneva, in disgrazia? No, anzi lì si doveva oltre che lasciare il
segno anche impedire che la russia rialzasse la testa: ed hanno
sbagliato.. calcoli, idee, ecc. e infatti la reazione c'è stata e il
nuovo zar è apparso come un ancora di salvezza per chi sperava di
scrollarsi di dosso il cappio, peraltro riuscendovi.... ecco: anche la
russia è "nostra" figlia: osì com'è l'abbiamo creata noi e ora ci
godiamo i frutti del nostro lavoro.
Non illudiamoci: anche se il bubbone ucraino dovesse sgonfiarsi c'è già pronta la macedonia; e se anche la macedonia si sgonfia c'è il baltico o il pasasggio a nordovest con lo scioglimento dei ghiacci dove i russi, secondo me a giusta ragione, rivendicano i propri diritti di prelazione. C'è poi la "variante" Cina: per ora la tensione nel pacifico è già altissima per la compresenza in poche migliaia di km quadrati di almeno tre potenze (cina, usa, india) e la scintilla potrebe scoccare in qualunque momento... molto dipenderà, però, se gli usa vorranno essere così carini di ammettere lo yuan nel paniere del FMI: se si forse il pacifico sarà meno agitato; contrario invece..... non potrà che aumentare e spingere i cinesi a dar vita al trattato di mutua assistenza e difesa reciproca proprio con la russia il che metterebbe in campo uno scenario che tutti pensavamo esserci messo alle spalle: una terza guerra mondiale a questo punto sarebbe inevitabile perchè nessuno a quel punto pensa minimamente a rimetterci la faccia e a buttare nel cestino la ricerca e il finanziamento di tante armi di struzione di massa che sono negli arsenali: per tacere degli enormi interessi della finanza che vi ha investito. Quello della finanza è un aspetto poco indagato, chissà perchè: quel che si sa è che da anni ha da ridire sui, stavolta, propri soldi persi dopo l'arrivo di putin al potere perchè pensavano che ormai la nazione era piegata e invece se la son vista sfuggire dalle mani e riprendere il proprio ruolo nello scacchiere internazionale.... ha ragione chi dice che mai come ora i ruoli di "buono" e di "cattivo" sono confusi a tal punto da creare un viluppo inestricabile, un nodo gordiano che solo una spada (la guerra?) potrà recidere perchè nessuno osa nemmeno pensare di sciogliere per il semplice motivo che la verità che potrebbe venire fuori ci potrebbe non piacere: ossia che siamo noi l'impero del male; siamo noi che abbiamo sempre tirato la pietra e nascosto la mano; siamo noi, infine, che provochiamo colpi di stato, pacifici o meno non conta, e rivoluzioni (e che troppo spesso ci si ritorcono contro). Il punto rimane sempre quello: la caduta del muro di berlino è veramente stata l'alba di una speranza o qualcuno aveva già messo in conto che non sarebbe durata per il semplice motivo che NON DOVEVA DURARE?
Non illudiamoci: anche se il bubbone ucraino dovesse sgonfiarsi c'è già pronta la macedonia; e se anche la macedonia si sgonfia c'è il baltico o il pasasggio a nordovest con lo scioglimento dei ghiacci dove i russi, secondo me a giusta ragione, rivendicano i propri diritti di prelazione. C'è poi la "variante" Cina: per ora la tensione nel pacifico è già altissima per la compresenza in poche migliaia di km quadrati di almeno tre potenze (cina, usa, india) e la scintilla potrebe scoccare in qualunque momento... molto dipenderà, però, se gli usa vorranno essere così carini di ammettere lo yuan nel paniere del FMI: se si forse il pacifico sarà meno agitato; contrario invece..... non potrà che aumentare e spingere i cinesi a dar vita al trattato di mutua assistenza e difesa reciproca proprio con la russia il che metterebbe in campo uno scenario che tutti pensavamo esserci messo alle spalle: una terza guerra mondiale a questo punto sarebbe inevitabile perchè nessuno a quel punto pensa minimamente a rimetterci la faccia e a buttare nel cestino la ricerca e il finanziamento di tante armi di struzione di massa che sono negli arsenali: per tacere degli enormi interessi della finanza che vi ha investito. Quello della finanza è un aspetto poco indagato, chissà perchè: quel che si sa è che da anni ha da ridire sui, stavolta, propri soldi persi dopo l'arrivo di putin al potere perchè pensavano che ormai la nazione era piegata e invece se la son vista sfuggire dalle mani e riprendere il proprio ruolo nello scacchiere internazionale.... ha ragione chi dice che mai come ora i ruoli di "buono" e di "cattivo" sono confusi a tal punto da creare un viluppo inestricabile, un nodo gordiano che solo una spada (la guerra?) potrà recidere perchè nessuno osa nemmeno pensare di sciogliere per il semplice motivo che la verità che potrebbe venire fuori ci potrebbe non piacere: ossia che siamo noi l'impero del male; siamo noi che abbiamo sempre tirato la pietra e nascosto la mano; siamo noi, infine, che provochiamo colpi di stato, pacifici o meno non conta, e rivoluzioni (e che troppo spesso ci si ritorcono contro). Il punto rimane sempre quello: la caduta del muro di berlino è veramente stata l'alba di una speranza o qualcuno aveva già messo in conto che non sarebbe durata per il semplice motivo che NON DOVEVA DURARE?
martedì 2 settembre 2014
Ucraina, Nato prepara 4 mila soldati. Russia: “Siamo sotto minaccia militare”
di Redazione Il Fatto Quotidiano | 2 settembre 2014
Quattromila uomini, in grado di essere dispiegati sul terreno con un preavviso di 48 ore, sostenuti da logistica ed equipaggiamento preposizionati nei Paesi dell’est europeo vicini alla Russia. A due giorni dal vertice della Nato in Galles che sarà dominato dalla crisi ucraina e che darà il via libera alla nuova forza di reazione annunciata dal numero uno dell’Alleanza, Anders Fogh Rasmussen, emergono i dettagli sul Piano di intervento rapido annunciato lunedì dal segretario generale dell’Alleanza contro le mosse aggressive della Russia in Ucraina. L’obiettivo, scrive il New York Times, è di rendere l’impegno della Nato alla difesa collettiva “più credibile e di rafforzare la sua deterrenza”. La risposta del Patto Atlantico alla partecipazione di soldati russi alla guerra nell’est Ucraina passa anche per le manovre al confine: centinaia di soldati di nove Paesi della Nato (tra cui l’Italia), con il supporto di blindati e aerei, partecipano da oggi a lunedì 8 settembre ad esercitazioni militari coordinate dall’Alleanza sul fronte orientale. Denominata Steadfast Javelin II, l’esercitazione è cominciata il 25 agosto e viene messa in atto per rassicurare i paesi dell’Europa orientale. Alle manovre – sul territorio di cinque Paesi (Germania, Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia) – partecipano, oltre all’Italia (che schiera, secondo alcune fonti, 95 paracadutisti), Bulgaria, Canada, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Slovenia, Regno Unito e Stati Uniti. Coinvolti anche due Paesi della Partnership for peace, Bosnia Erzegovina e Serbia.
“Il summit di Newport è molto importante – spiega il premier estone Taavi Roivas, che stasera accoglierà a Tallinn il presidente degli Stati Uniti Barack Obama – perché la Russia pensa di poter cambiare con la forza i confini di un Paese europeo sovrano e questo sta accadendo non lontano dai confini della Nato”. Di fronte al cambiamento della situazione della sicurezza, secondo Roivas “abbiamo bisogno di ripensare i nostri piani e di rafforzare i nostri alleati, in modo da poter essere sicuri al 101% che tutti i Paesi membri sono protetti allo stesso modo e con forza”. Ed è proprio questo che Obama vuole riaffermare nel viaggio a Tallin e poi nel summit dell’Alleanza a Newport, giovedì e venerdì. “Le tensioni cui stiamo assistendo tra la Russia e l’Occidente saranno in primo piano in Galles – spiega Ivo Daalder, ex ambasciatore americano alla Nato e oggi a capo del Council on global affairs di Chicago – Il presidente guiderà lo sforzo” per dimostrare l’impegno dell’Alleanza contro la sfida di Mosca per ridisegnare l’ordine europeo post guerra fredda, Obama “vuole riaffermare l’unità e la forza della Nato”.
La Russia parla apertamente di minaccia militare. “Non ho dubbi sul fatto che la questione dell’avvicinamento delle infrastrutture militari dei Paesi membri della Nato ai confini del nostro Paese, compreso l’ampliamento, rimarrà una delle minacce militari esterne per la Federazione russa“. Lo ha detto il vice segretario del Consiglio di sicurezza russo, Mikhail Popov, in un’intervista con l’agenzia di stampa Ria Novosti. Tutte le azioni della Nato, ha aggiunto, mostrano che sia gli Usa sia l’Alleanza stanno provando a deteriorare le relazioni con Mosca. “Gli Usa – afferma Popov – vogliono rafforzare le proprie truppe negli Stati baltici. Hanno già deciso di trasferire le proprie armi pesanti e l’equipaggiamento militare, inclusi carri armati e veicoli armati, in Estonia. E tutto questo vicino ai confini con la Russia”. Una situazione di fronte a cui Mosca non starà a guardare. L’attuale dottrina militare, spiega Popov, è stata adottata nel 2010, ma la nuova versione verrà resa nota a fine 2014. ”Oggi la Crimea fa parte del territorio russo e un’aggressione armata contro la Crimea verrebbe trattata come un’attacco alla Russia, con tutte le relative conseguenze”.
Nell’est del Paese, intanto, la situazione si fa ogni giorno più difficile. Secondo l’Unhcr, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati, sono oltre 500 mila le persone fuggite dalle proprie case a causa del conflitto nell’est dell’Ucraina. Non solo: il numero degli sfollati interni in Ucraina è più che raddoppiato nelle ultime quattro settimane, raggiungendo 260 mila persone. Altri 260 mila hanno cercato asilo in Russia. Inoltre, riferisce l’agenzia, dal primo gennaio oltre 121 mila cittadini ucraini hanno fatto richiesta di status di rifugiato o di asilo temporaneo in Russia. Altri 138.825 ucraini, infine, hanno chiesto un permesso di soggiorno in Russia oppure di essere ammessi nel programma di ‘reinsediamento dei connazionali’. Complessivamente, secondo le autorità di Mosca circa 814 mila cittadini ucraini sono entrati in Russia dall’inizio dell’anno, dato in cui sono incluse le persone che hanno fatto richiesta di asilo o di permesso di soggiorno.
Non si ferma, intanto, l’avanzata delle forze separatiste che rivendicano il controllo di tutte le strade che portano a Mariupol, la città di importanza strategica sul mar d’Azov, nel sudest dell’Ucraina. Gli osservatori dell’Osce, citati dall’agenzia russa Itar-Tass, confermano che le forze di Kiev hanno perso l’aeroporto di Lugansk, distrutto negli scontri di questi giorni. Intorno e a Donetsk sono in queste ultime ore diminuiti i combattimenti mentre l’aeroporto della città sarebbe ancora nelle mani delle forze ucraine. “Le milizie controllano l’autostrada Donetsk-Mariupol escluso il villaggio di Manhush che rimane sotto controllo delle forze ucraine. Tutte le strade che portano a Mariupol da altre città sono pienamente sotto il controllo delle milizie. A Mariupol rimangono solo alcune unità del ministero degli Interni e i battaglioni Azov e Shakhtarsk“, assicurano i filo russi. Confermata da fonti indipendenti la caduta delle due località di Komsomolskoye e Telmanovo poco a nord di Mariupol.
p.s.
il sistema capitalistico è in crisi? Che si fa? Una guerra ... sapete i maligni dicono che l'intervento americano in Bosnia non fu, come dire, deciso solo per ribaltare le sorti della guerra civile e fermare i massacri ma anche per motivi tutti interni.. diciamo alla Casa Bianca e alle chiacchiere che sorsero allora intorno all'allora inquilino: spostare l'attenzione, tutto qui. Anche oggi non è un caso che mentre la crisi si approfondisce gli Stati cominciano a pensare di sfoltire un pò gli arsenali .. d'altronde è da anni che, sottotraccia, tutti (perfino noi) si stanno riarmando, perchè? Credete davvero che l'orso russo sia così pericoloso? Se fosse così l'ucraina se la sarebbero già presa senza se e senza ma, quindi il motivo dev'essere un altro e visti i precedenti storici c'è da pensare che qualcuno ha calcolato che alla fine i russi faranno i bravi dimostrando, ancora una volta, quanto poco conoscono il carattere russo e la loro storia: dovrebbero studiare storia ma è ...... pericoloso farlo, dovessero diventare troppo intelligenti.
Quattromila uomini, in grado di essere dispiegati sul terreno con un preavviso di 48 ore, sostenuti da logistica ed equipaggiamento preposizionati nei Paesi dell’est europeo vicini alla Russia. A due giorni dal vertice della Nato in Galles che sarà dominato dalla crisi ucraina e che darà il via libera alla nuova forza di reazione annunciata dal numero uno dell’Alleanza, Anders Fogh Rasmussen, emergono i dettagli sul Piano di intervento rapido annunciato lunedì dal segretario generale dell’Alleanza contro le mosse aggressive della Russia in Ucraina. L’obiettivo, scrive il New York Times, è di rendere l’impegno della Nato alla difesa collettiva “più credibile e di rafforzare la sua deterrenza”. La risposta del Patto Atlantico alla partecipazione di soldati russi alla guerra nell’est Ucraina passa anche per le manovre al confine: centinaia di soldati di nove Paesi della Nato (tra cui l’Italia), con il supporto di blindati e aerei, partecipano da oggi a lunedì 8 settembre ad esercitazioni militari coordinate dall’Alleanza sul fronte orientale. Denominata Steadfast Javelin II, l’esercitazione è cominciata il 25 agosto e viene messa in atto per rassicurare i paesi dell’Europa orientale. Alle manovre – sul territorio di cinque Paesi (Germania, Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia) – partecipano, oltre all’Italia (che schiera, secondo alcune fonti, 95 paracadutisti), Bulgaria, Canada, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Slovenia, Regno Unito e Stati Uniti. Coinvolti anche due Paesi della Partnership for peace, Bosnia Erzegovina e Serbia.
“Il summit di Newport è molto importante – spiega il premier estone Taavi Roivas, che stasera accoglierà a Tallinn il presidente degli Stati Uniti Barack Obama – perché la Russia pensa di poter cambiare con la forza i confini di un Paese europeo sovrano e questo sta accadendo non lontano dai confini della Nato”. Di fronte al cambiamento della situazione della sicurezza, secondo Roivas “abbiamo bisogno di ripensare i nostri piani e di rafforzare i nostri alleati, in modo da poter essere sicuri al 101% che tutti i Paesi membri sono protetti allo stesso modo e con forza”. Ed è proprio questo che Obama vuole riaffermare nel viaggio a Tallin e poi nel summit dell’Alleanza a Newport, giovedì e venerdì. “Le tensioni cui stiamo assistendo tra la Russia e l’Occidente saranno in primo piano in Galles – spiega Ivo Daalder, ex ambasciatore americano alla Nato e oggi a capo del Council on global affairs di Chicago – Il presidente guiderà lo sforzo” per dimostrare l’impegno dell’Alleanza contro la sfida di Mosca per ridisegnare l’ordine europeo post guerra fredda, Obama “vuole riaffermare l’unità e la forza della Nato”.
La Russia parla apertamente di minaccia militare. “Non ho dubbi sul fatto che la questione dell’avvicinamento delle infrastrutture militari dei Paesi membri della Nato ai confini del nostro Paese, compreso l’ampliamento, rimarrà una delle minacce militari esterne per la Federazione russa“. Lo ha detto il vice segretario del Consiglio di sicurezza russo, Mikhail Popov, in un’intervista con l’agenzia di stampa Ria Novosti. Tutte le azioni della Nato, ha aggiunto, mostrano che sia gli Usa sia l’Alleanza stanno provando a deteriorare le relazioni con Mosca. “Gli Usa – afferma Popov – vogliono rafforzare le proprie truppe negli Stati baltici. Hanno già deciso di trasferire le proprie armi pesanti e l’equipaggiamento militare, inclusi carri armati e veicoli armati, in Estonia. E tutto questo vicino ai confini con la Russia”. Una situazione di fronte a cui Mosca non starà a guardare. L’attuale dottrina militare, spiega Popov, è stata adottata nel 2010, ma la nuova versione verrà resa nota a fine 2014. ”Oggi la Crimea fa parte del territorio russo e un’aggressione armata contro la Crimea verrebbe trattata come un’attacco alla Russia, con tutte le relative conseguenze”.
Nell’est del Paese, intanto, la situazione si fa ogni giorno più difficile. Secondo l’Unhcr, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati, sono oltre 500 mila le persone fuggite dalle proprie case a causa del conflitto nell’est dell’Ucraina. Non solo: il numero degli sfollati interni in Ucraina è più che raddoppiato nelle ultime quattro settimane, raggiungendo 260 mila persone. Altri 260 mila hanno cercato asilo in Russia. Inoltre, riferisce l’agenzia, dal primo gennaio oltre 121 mila cittadini ucraini hanno fatto richiesta di status di rifugiato o di asilo temporaneo in Russia. Altri 138.825 ucraini, infine, hanno chiesto un permesso di soggiorno in Russia oppure di essere ammessi nel programma di ‘reinsediamento dei connazionali’. Complessivamente, secondo le autorità di Mosca circa 814 mila cittadini ucraini sono entrati in Russia dall’inizio dell’anno, dato in cui sono incluse le persone che hanno fatto richiesta di asilo o di permesso di soggiorno.
Non si ferma, intanto, l’avanzata delle forze separatiste che rivendicano il controllo di tutte le strade che portano a Mariupol, la città di importanza strategica sul mar d’Azov, nel sudest dell’Ucraina. Gli osservatori dell’Osce, citati dall’agenzia russa Itar-Tass, confermano che le forze di Kiev hanno perso l’aeroporto di Lugansk, distrutto negli scontri di questi giorni. Intorno e a Donetsk sono in queste ultime ore diminuiti i combattimenti mentre l’aeroporto della città sarebbe ancora nelle mani delle forze ucraine. “Le milizie controllano l’autostrada Donetsk-Mariupol escluso il villaggio di Manhush che rimane sotto controllo delle forze ucraine. Tutte le strade che portano a Mariupol da altre città sono pienamente sotto il controllo delle milizie. A Mariupol rimangono solo alcune unità del ministero degli Interni e i battaglioni Azov e Shakhtarsk“, assicurano i filo russi. Confermata da fonti indipendenti la caduta delle due località di Komsomolskoye e Telmanovo poco a nord di Mariupol.
p.s.
il sistema capitalistico è in crisi? Che si fa? Una guerra ... sapete i maligni dicono che l'intervento americano in Bosnia non fu, come dire, deciso solo per ribaltare le sorti della guerra civile e fermare i massacri ma anche per motivi tutti interni.. diciamo alla Casa Bianca e alle chiacchiere che sorsero allora intorno all'allora inquilino: spostare l'attenzione, tutto qui. Anche oggi non è un caso che mentre la crisi si approfondisce gli Stati cominciano a pensare di sfoltire un pò gli arsenali .. d'altronde è da anni che, sottotraccia, tutti (perfino noi) si stanno riarmando, perchè? Credete davvero che l'orso russo sia così pericoloso? Se fosse così l'ucraina se la sarebbero già presa senza se e senza ma, quindi il motivo dev'essere un altro e visti i precedenti storici c'è da pensare che qualcuno ha calcolato che alla fine i russi faranno i bravi dimostrando, ancora una volta, quanto poco conoscono il carattere russo e la loro storia: dovrebbero studiare storia ma è ...... pericoloso farlo, dovessero diventare troppo intelligenti.
domenica 27 luglio 2014
.. a proposito di disnformazione: Malaysia Airlines, Piano Northwoods edizione 2014
..... leggete questo. di Giulietto Chiesa | 27 luglio 2014
Chi ha letto qualcosa del Piano Northwoods? Lo firmò, il 13 marzo del 1962 il generale L.L. Lemnitzer,
allora Presidente del Joint Chiefs od Staff (Comandante degli Stati
Maggiori congiunti della Forze Armate Americane). Non fu messo in galera
o in manicomio e, anzi, continuò a fare una brillante carriera.
Quel
documento si concludeva così: “L’opinione pubblica mondiale e il forum
delle Nazioni Unite sarebbero, favorevolmente per noi, colpite se
sviluppassimo un’immagine internazionale del Governo di… come di
un’accozzaglia di persone mentalmente disturbate, irresponsabili,
capaci di creare una minaccia allarmante e imprevista alla pace
dell’emisfero occidentale”.
Nel documento, dove ho messo i puntini di sospensione, era scritto “Governo Cubano”. Se oggi mettessimo, al posto di quei puntini, “Governo Russo”, tutto quadrerebbe perfettamente.
Qui
cito la conclusione di un documento che suggerisco a tutti di tenere
memorizzato in archivio. Verrà il momento in cui sarà utile rileggerlo.
E’ l’analisi dell’abbattimento del Boeing 777 delle linee aeree malaysiane, contrassegnato dal numero MH17, abbattuto nel cielo ucraino:
“Con
la massima certezza questa copia documentale dello spionaggio
statunitense si rispecchia negli eventi di oggi, 2014 , quando gli Usa e
i loro alleati della Nato (insieme ai loro media, tutti in fila)
stanno usando messaggi totalmente sincronizzati,
dominati da una speculazione selvaggia, iperbolica e isterica, dove si
descrivono i ribelli dell’est ucraino come terroristi, la Russia come il
nemico e il presidente Vladimir Putin come la “personificazione del
male”, a uso e consumo dei lettori e spettatori dei media americani e
britannici”.
Aggiungo anche i media europei
p.s.
bè mi son documentato: è tutto vero.
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