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mercoledì 30 luglio 2014

#kahkahah

Le donne ridono in turchia...... non è più la turchia voluta da Ataturk, questa; è un altro paese non più laico ma moderatamente islamico dove un pò alla volta la sharia prende piede a dispetto dei dettami costituzionali prettamente laici. Con le dovute cautele la stessa cosa la stiamo sperimentando qui in italia: un paese lontano, passivo, dai dettami della costituzione dove razzismo, maschilismo, arroganza e ingnoranza la fanno da padrona e dove un ceto dirigente cerca di ritagliarsi la propria posizione di potere proprio sfruttando i limiti della società di cui è immagine.. al punto che oggi ammazza la carta fondamentale per crearne un altra autoreferenziale e scevra da quei limiti che una normale carta impone a tutti, politici compresi. Lì in turchia non sno ancora a queti punti ma ci stanno lavorando sodo per raggiungerci e magari superarci anche... diciamo anche che la turchia all'occidente torna comodo per tanti motivi non ultimo quello di essere boerderline fra occidente e oriente e quindi, facendo da ponte, di poter essere la guida alternativa al radicalismo crescente nello scacchiere e essere specchio per quelle allodole che guardano ancora a quel mondo come a delle colonie senza volersi sbilanciare troppo con israele ed egitto. Non sono preoccupati gli europei; non lo sono glia mericani.. lo sono i turchi laici; lo sono eccome e non lo nascondono neppure: non dimentichiamoci le proteste di piazza, con tanto di morti, per riaffermare un proprio diritto; ma la turchia è governata da un partito islamico e si vede: da ultimo proprio l'uscita di un esponente del governo a proposito delle donne e della loro sfrontatezza, tutta presunta, ha provocato un ondata di ilarita polemica che ha scalato velocemente le classifiche dei social network con l'hashtag di cui al titolo.. la turchia dimostra di essere viva e non piegata... e noi abbiamo la stessa capacità di riprenderci? O dobbiamo reimparare  a ridere della stupidità del potere  edella sua ottusità?
Vi propongo a proposito della turchia questo articolo dal Fatto Quotidiano del a firma di eretika del 30/7/2014 che dovrebbe essere chiarificatore di quale dovrebbe essere l'esprit da prendere ad esempio anche qui in questo sfigato paese chiamato italia.. buona lettura
Quando penso alla Turchia mi viene in mente la repressione di Piazza Taksim o quella a Gezi Park. Mi vengono in mente gli idranti conditi di sostanze tossiche e urticanti. Mi viene in mente la gente morta in nome del diritto al dissenso che, da quelle parti, come anche nelle nostre presunte democrazie occidentali, non mi pare sia molto garantito. Mi viene in mente l’impronta di finta modernità che quella nazione si è data, sposando prassi e obiettivi neoliberisti, applicandosi nella devastante azione revisionista e nella sottrazione di memoria e spazi alle persone che del coniugio tra dittatura e capitalismo subiscono gli effetti.
In una nazione in cui, nel bel mezzo delle rivolte per Gezi Park, venivano arrestati gli avvocati che difendevano i diritti di tanti manifestanti o perfino i medici che ne curavano le ferite, non può sorprendere l’atteggiamento sessista che viene rivolto anche alle donne. Il punto è che le donne in Turchia parlano, si esprimono contro i leader, contro i potenti, contro un regime di stampo patriarcale che vorrebbe oggi perfino moralizzare relazioni e risate.
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Il vice primo ministro turco, Bülent Arınç, dice che nel suo paese avverte una “regressione morale” e già che c’è afferma che “le donne non dovrebbero ridere in pubblico in Turchia”. Nella sua prova di demonizzazione ci mette dentro pure il telefono cellulare (maledetto Twitter!), la promiscuità, che uomini e donne dovrebbero essere più casti, il sesso che trasformerebbe gli adolescenti in “drogati”, le donne che al telefono parlerebbero di argomenti “inutili”.
Per dimostrare l’inutilità del mezzo telefonico le donne hanno preso a twittare selfie di risate “pubbliche”, con allegata rivendicazione di libertà di ridere a bocca larga, con i denti dritti, storti, e perfino mancanti. Ma sulla risata pubblica e privata delle donne, questo sberleffo che sembra ledere l’autorevolezza di questi patriarchi tronfi e noiosi che esigono serietà, c’è tanto da dire.
Una delle cose che mal sopporta un contesto patriarcale e autoritario è la risata. Lo è la satira, l’ironia, la presa in giro e lo dimostra, per esempio, un’azione simbolica che tempo fa mettevano in scena alcune attiviste quando in piazza, vestite da clown, si ponevano davanti a uomini in divisa in procinto di repressione, puntavano un dito e, semplicemente, ridevano. Quella risata in qualche caso fu considerato reato perché l’autorità, strettamente intesa, non si può deridere, può perfino essere scambiato per vilipendio, con tutto quel che ne consegue. Ancora più grave diventa, nella percezione dei poteri, se è una donna o un gruppo di donne a fare questo. Perciò quella risata, quell’atto di resistenza grandioso, pacifico e creativo, diventava la massima offesa che mai si potesse rivolgere a un guardiano del regime.
Lo stesso avviene quando in una relazione privata quella risata segna un confine preciso tra l’autoritarismo imposto da un uomo e la dissacrazione a cura della donna. Ci sono stati casi in cui qualcuno ha giustificato perfino un delitto adducendo una motivazione che spiega molte cose: lei rideva di me. E si sa che una donna, se incontra persone che hanno poco senso dell’umorismo, grande propensione al dominio e grande considerazione di se stessi, non può ridere in pubblico e non può farlo neppure in privato.
La risata delle donne, anche nelle fiabe, viene descritta come demoniaca, streghesca, è una risata sadica, di chi ferisce e fa del male, contribuendo così ad un ritratto misogino che ci sottrae il diritto di ridere del mondo. La nostra risata viene accostata – in senso proiettivo – a giudizi, sugli uomini, che per lo più sono gli stessi che altri uomini dedicano ai loro simili in una competizione costante a chi ce l’ha più lungo, grosso, obliquo, cuneiforme, non so. Quando le donne ridono non può accadere altro che ridano di me, sembrerebbe dire una visione omo-centrica che non ci vede se non in relazione al proprio perimetro inguinale. Le donne non possono ridere per se stesse. Tutto quel che sanno fare, secondo un immaginario parecchio contorto, è ridere dell’uomo per umiliarlo, mortificarlo e produrre vittime in quantità che poi, ovviamente, sono costrette, loro malgrado, a reagire. Perciò, se io non fossi la femminista che sono, potrei leggere questo monito del vice primo ministro turco perfino come un’azione preventiva. Non bisogna pensare che il potere tema la risata delle donne. In realtà egli vuole impedire delle stragi. Ci vuole aiutare. No?
Allora io ringrazio quest’uomo e chiunque voglia spegnere le risate delle donne. Grazie assai, ma veramente.
Ps: una risata vi seppellirà!

domenica 11 dicembre 2011

Se non le donne chi?

.. e son tornate, non le streghe, ma le donne: non con lo stesso numero di febbraio a Roma (però c'erano ben 50 appuntamenti in giro per l'italia) ma sono tornate. E ora? Con un governo a trazione liberista, conservatore e tassaiolo come non mai in che modo ci ragionano? Le snoqqers, dopo qualche mese di preparazione, e immagino anche discussioni (qui a Massa forse hanno anche esagerato), si rivedono e battono un colpo; benissimo ma secondo voi basterà? Con personaggi così una giornata di gioia e rivoluzione (...) basterà? Qui tutti i colpiti, donne comprese, sono milioni: insieme sarebebro una forza travolgente tale da spazzare via tutto e tutti... se fossero uniti e trovassero unità nelle varie rivendicazioni; invece non é così: proprio le società complesse, si fa per dire perché fa trend parlare di "complessità" quando invece é puro primitivismo sociale e politico, conseguenza ultima del liberismo individualista che vede con favore il fiorire di movimenti a tema o di genere, perché così' ne governa meglio le evoluzioni successive, per poi vederli sparire o inabissarsi nel grande fiume carsico sociale (popolo viola ad esempio) ...e sia chiaro che nemmeno la penso come Lenin, che le condizioni dei singoli saranno risolte solo quando sarà realizzato il socialcomunismo.... vista la sua evoluzione sarebbe poco carino, non vi pare, tirar fuori la solfa di cui sopra. E allora? Allora fan bene i "movimenti" a porre le proprie specificità all'attenzione del governo, politica e sociale ma visto l'attacco totale che questo governo sta portando a quel che rimaneva, poco in verità, della parte migliore della società e dei suoi diritti.. dicevo non sarebbe cosa buona e giusta che si cominciassero ad eleborare piattaforme comuni in modo da creare un fronte compatto e forte: caratteristiche che, storicamente, sono le uniche che il liberismo e il conservatorismo temono davvero perché sanno che se è la massa a muoversi i pochi contano come il due di picche? La mia non è un opinione ma una proposta vera e propria: o riusciamo a trovare punti di comune accordo o tutti noi saremo schiacciati come zanzare dal potere...... insomma: dobbiamo decidere se avviarci a essere definitivamente "sudditi" o finalmente cittadini di questo, paese?

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