lunedì 2 novembre 2015

Erdogan vince? gli unici a festeggiare sono i mercati

Elezioni in Turchia: il sultano vince, complici un paio di attentati ben piazzati, su cui sarebbe il caso che le cosiddette ong indaghino, e una raffica di arresti di massa delle opposizioni e conseguente chiusura dei loro media,  e i mercati festeggiano.... un paradosso per le persone normali ma non certo per i cosiddetti analisti e sacerdoti del mercato: per loro significa continuità e stabilità o, per meglio dire, gli affari vanno avanti e il pensiero unico può esultare senza timore di perdere uno dei propri baluardi nella lotta per la conformazione planetaria alla globalizzazione.
Significa anche che si continueranno a vendere armi all'ISIS (o IS che dir si voglia) via proprio questo paese mentre contemporaneamente l'Occidente ufficiale ne combatte le manifestazioni "esteriori" ... dall'alto dei cieli. Finora solo la Russia si sta sporcando le mani, gli altri no.
Se si voleva un ennesima prova di come sia vista l'espressione democratica dei popoli e di quanto oggi conti queste elezioni ne sono la prima e massima espressione: alcuni mesi fa il popolo si era espresso diversamente; ma non c'erano stati attentati e la stampa è stata imbavagliata mentre contemporaneamente c'erano stati arresti di massa e una pressante campagna mediatica che ha letteralmente spinto al ritorno dell'alveo governativo una discreta fetta dell'elettorato. Attenzione: l' AKP ha rpeso SOLO il 49,46% dei voti validi il che significa che nel paese reale è minoranza anche se la minoranza più forte ed ha ottenuto la maggioranza assoluta in conseguenza di un perverso meccanismo che ha messo al 10% lo sbarramento minimo e dava un robusto premio di maggioranza al "vincente"... ricorda nulla agli italioti?
E gli altri partiti? I curdi, che hanno perso oltre un milione di voti entrano in parlamento con il 10,4% e i repubblicani kemalisti con il 25 % circa sono la maggiore forza di opposizone... ben poco.
Un ruolo importante, in base alle denunce, sembrano averlo svolto i militari che, sembra, in alcuni punti strategici del paese sarebbero entrati nei seggi (per fare cosa?) o avrebbero creato dei posti di blocco creando file kilometriche: immagino che questi posti di blocco in funzione antiterroristica abbiano rallentato, se non scoraggiato, molti elettori non allineati dall'andare a votare... com'è cambiato il loro ruolo oggi, vero? Da numi tutelari della Costituzione kemalista turca a suoi affossatori in funzione presidenzialista e, c'è da temere, democraticamente autoritaria.... anche il vento dell'est in questi anni non è propizio e mi chiedo, se tutto va in porto: qual'è la differenza fra una Turchia presidenzialista come quella che si sta costruendo e la Russia putiniana?
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