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lunedì 23 febbraio 2015

Grecia, Tsipras perde pezzi. Il partigiano Glezos: ‘Mi scuso coi greci per illusione’

Fonte: il Fatto Quotidiano del 22 02 2015 a firma di
“Mi scuso con i greci per questa illusione”. Trema la terra sotto Syriza. Tutti i quotidiani greci danno conto della dura presa di posizione dell’eurodeputato Manolis Glezos, eroe nazionale che nel ’43 salì sull’Acropoli e ammainò la bandiera nazista e grande sostenitore di Tsipras.  L’eroe, questa la notizia, si dissocia dalle scelte economiche del neo premier. In un appassionato editoriale verga che “rinominare Troika Istituzioni e il Memorandum come misure non cambia la situazione”. Il motivo sta nel fatto che durante la campagna elettorale Syriza aveva promesso di abolire in toto il regime di austerità contenuto nel memorandum, mentre il sì greco all’Eurogruppo di venerdì scorso vuol dire accettare ancora quel vademecum, in cambio di credito per altri quattro mesi.
“E’ un mese che aspettiamo la messa in pratica delle promesse del nostro programma – scrive Glezos – è un vero peccato. Da parte mia mi scuso con il popolo greco perché ho partecipato a questa illusione”. Il deputato, tra l’altro, è stato proprio l’estensore del report sui danni di guerra che la Germania dovrebbe restituire alla Grecia, circa 153 miliardi. Vista la situazione, ora passa all’attacco. Glezos propone, prima che sia “troppo tardi”, che tutte le assise del partito si riuniscano e decidano se accettare questa direzione di marcia o meno, anche perché, osserva “tra oppressori e oppressi non può esserci alcun compromesso, come tra lo schiavo e l’occupante, dove l’unica soluzione è la libertà”. E conclude: “Ma anche se accettiamo questa assurdità, le concessioni già fatte dai precedenti governi del memorandum non ci permetteranno di combattere la disoccupazione, la povertà, i suicidi da crisi”.
Una critica aspra e inattesa al sesto piano del quartier generale di Koumoundourou, che si somma ai dubbi che iniziano ad albergare all’interno del Syriza nonostante non sia passato un mese dalla straordinaria vittoria elettorale del gennaio scorso. Secondo alcune fonti interne, molti sono i dirigenti e i ministri che, dopo l’Eurogruppo, faticano a spiegare al proprio elettorato l’accordo raggiunto con i creditori internazionali, che sarà sancito dall’accettazione da parte di Fmi, Ue e Bce della lettera di intenti che lunedì sera il ministro delle finanze Yanis Varoufaklis dovrà recapitare a Bruxelles. Al suo interno l’elenco preciso delle promesse elleniche su bilancio, controllo dei conti pubblici, riforme e lotta alla corruzione. Addirittura il vice ministro del welfare Dimitris Stratouli avrebbe bollato le scelte di Tsipras come “un passo indietro rispetto alle promesse elettorali”.
Una frizione, tra la base del partito e il giovane premier, che aveva avuto un prologo non solo in occasione dell’alleanza di governo decisa a sorpresa con gli Indipendenti di destra (Anel), ma anche per l’elezione del Capo dello Stato. Infatti a poche ore dall’annuncio di Syriza di voler candidare il conservatore Procopios Pavlopoulos, eletto poi al primo colpo, era stato il ministro dell’energia, il matematico Panaghiotis Lafazanis, anima del pensatoio Iskra, a chiedere che fosse ascoltata “una voce diversa”, esprimendo così una critica indiretta per la gestione Tsipras. E il numero di dirigenti di primissimo piano (si fanno i nomi di Leoutsakos, Primikyris, Ntavanelos, Mitropoulos) contrari alle prime rilevanti decisioni del premier, espresse in recenti riunioni della segreteria politica, sembra ora destinato ad aumentare.
twitter@FDepalo
p.s.
quel "mi scuso con i greci per questa illusione" dice tutto!!!! Non voglio infierire..... dico solo che ormai le braghe di fronte alle "Istituzioni (leggi Troika) se le son calate e prima o poi anche loro saranno mandati nel cestino della crisi: è chiaro che per non perdere completamente la faccia devono caxxeggiare un pò ma la strada è segnata, ormai.... e ora tocca ad Alba Dorata!

domenica 15 giugno 2014

Riforma P.A.: il giovane governo dei numeri a caso

di Furio Colombo | 15 giugno 2014
“Quindicimila giovani assunti dallo Stato”. Ragazzi, mi tocca il compito di comunicarvi, quasi da solo, che non è vero. Evidentemente quei quotidiani hanno pensato che bisognava pur dare un titolo sensato alla Riforma Renzi-Madia detta “della Pubblica amministrazione”, una riforma che non c’è. Vediamo. Per la giovane ministro del giovane governo presieduto dal giovane presidente Renzi, una riforma è una promessa molto ripetuta e gridata tenendo le dita incrociate tipo scout. Si comincia subito col dare numeri a caso, tanto non tutti e non subito possono verificare. Esempio: fino a quanti km si può spostare un padre o una madre di famiglia (che per sventura siano impiegati dello Stato in questa fase della storia) perché possano sopportare il trasferimento coatto (è questo che si promette, il trasferimento non voluto, come riforma)? Ripeto la domanda: fino a quanti chilometri? Cento va bene? Che ne dite? Sembra una riforma coraggiosa, perché è dura, cattiva, oltreché inutile.
Passa un giorno dall’annuncio che getta molti dipendenti pubblici nella costernazione, e poi si viene a sapere che 100 km sono troppi, li spendi in viaggio o devi farti, con lo stesso stipendio, una seconda casa. Facciamo 50? 50, quasi nessun ufficio, nel quale le persone interessate e angosciate lavorano per lo Stato, dista 50 km da un altro ufficio uguale o con funzioni simili, a meno che la buona e moderna riforma preveda il passaggio dall’archivio dei Beni culturali ai Vigili del fuoco, tanto per farti vedere chi comanda. Ecco un’altra caratteristica della Riforma della Pa che porterà le firme del giovane premier Renzi e della giovane ministro Madia: essere cattivi come i veri manager privati, e far pagare ai piccoli.
Fateci caso: qualunque cosa accada, trasferimento, spostamento, nuova mansione, buon compleanno, l’indicazione è “con stipendio anche minore” o addirittura “ridotto del 30%” oppure “con riposizionamento a rango inferiore”. Come dire: ti prometto un futuro di stipendi più bassi e di luoghi più scomodi e, se sei già specializzato in qualcosa, avrai subito una mansione diversa. Perché queste sono le vere riforme: spiacevoli. Strano che tutti coloro che, insieme al ministro, hanno messo mano alla Riforma della Pubblica amministrazione italiana non abbiano ricordato che chi occupa, bene o male, posti nello Stato, lo ha fatto e lo fa per concorso, e il bando di concorso, che ha un valore impegnativo per il datore di lavoro Stato, oltreché per il personale assunto, precisa ogni dettaglio su trattamento, funzioni, doveri e garanzie
Ma allarghiamo un po’ lo sguardo su ciò che ci dicono della riforma anche dopo lo storico Consiglio dei ministri del dopo Vietnam, e che è quasi niente, solo un decreto legge. Il resto è (sarà) delega. Dunque saltano i 100 km. Ma si insiste che la grande novità è lo spostamento. Chiunque può essere messo in mobilità e te lo annunciano e ripetono in modo da farti sapere che non puoi star tranquillo. Chiunque voglia vendicarsi di te, nel tuo ufficio, d’ora in poi ha il suo strumento per farlo. Ah, poi c’è l’idea, molto giovanile, da London School of Economics, di stabilire che lo stipendio dei dirigenti dipende dall’andamento del Pil. Serve a cancellare ogni traccia del premio per chi lavora e produce. Ma che legame ci può essere fra una persona e il Pil? Tanto vale, allora, decidere uno scatto tutte le volte che escono, su ruote prestabilite, da uno a cinque numeri indicati dal dipendente che aspira al premio. Poi c’è il ricambio generazionale . Puoi credergli se ti dicono che, abolendo l’abitudine di trattenere in servizio (di solito per due anni) dei pensionandi utili nel lavoro che fanno, si sbloccano di colpo 15 mila posti per i giovani? Si sbloccano come? Sono già lì sui gradini e poi entrano come a scuola, oppure bisognerà mettere su un concorsino che porta sempre via un paio d’anni? Non dimenticate la “semplificazione”. Hanno deciso che, di tre uffici di registro automobilistico ne faranno uno solo. È giusto, è poco, non conta niente, non incide su nulla. Risparmio del personale: da tre a cinque persone. Certo, in momenti di crisi tutto conta.
E qui viene la seconda parte del discorso. La Pubblica amministrazione è la macchina che fa funzionare lo Stato. Persino nell’America che viene continuamente descritta come liberista e fai da te, la macchina dello Stato è immensa e tende a essere rapida e perfetta. Ripeto un esempio che ho fatto altre volte, quando si parla di scardinare la burocrazia col bulldozer. A New York nessuna ristrutturazione può iniziare in case private (neppure una cucina o un bagno) senza verifica e permesso del comune, la presentazione, la firma il progetto, e assicurazioni anti infortunio individuali per ciascuno dei prestatori d’opera, anche se sono imbianchini di interni. Se i documenti mancano, stop immediato e multa, a cura di una burocrazia implacabile.
È la stessa, competente, efficiente, rapidissima, che ha reso rischiosissima l’evasione fiscale. Abbiamo, credo, chiarito una cosa su cui volentieri si fa confusione: la Pubblica amministrazione di cui è riformatrice la giovane ministro Madia, è la burocrazia, la stessa contro cui il suo giovane primo ministro Renzi voleva buttarsi con il bulldozer. È dunque una macchina grande e complessa che richiede conoscenza di ciò che è adesso, e progetto di ciò che dovrebbe essere dopo. Richiede anche una visione politica: Ronald Reagan sosteneva che bisognava chiudere tutta la baracca perché “è lo Stato il problema”. Roosevelt, Kennedy, Carter, Clinton e Obama dicono “È lo Stato che deve intervenire, a cominciare dalla scuola pubblica e dalla salute”. Prima di spostare i piccoli pezzi del loro gioco, Madia e Renzi devono prendere posizione su queste due visioni dello Stato, della vita, della politica. Devono scegliere e farlo sapere.
Il Fatto Quotidiano,  15 giugno 2014
p.s.
Furio Colombo non è esattamente una persona che si può definire "estrema", vero? Bene se a dire certe cose è proprio lui. bè.. a qualcuno dovrebbe suona re una campanellino nella testa: anche flebile, flebile.. ai piddini e cloni

martedì 22 maggio 2012

Quale modello per l'Italia? quello greco, naturalmente....

E' ormai storia: chiunque dei partiti vinca un elezione la prima cosa che fa é l'infornata, ossia amici (di partito e non), parenti, sostenitori, sponsor ecc. tutti hanno un contentino nella pubblica amministrazione, tutti. così con il passar degli anni la P.A. é diventata il contenitore, la discarica del pagamento delle varie cambiali firmate dai politici: il numero é lievitato e, sempre complice la politica, la qualità é diventata da V° mondo se non da VI°. Come risolvere il problema? Una seria politica innanzitutto non avrebbe creato tali condizioni ma, pur ammettendo che ci fosse stato uno stacco fra una linea e un altra, si sarebbe posto il problema di risolverlo: sarebbe stato facile perché si potevano rafforzare i criteri per entrare nel lavoro pubblico e vietare, per esempio, consulenze e simili. Come se non bastasse é arrivata l'ondata liberista, quella ideologia che propugna che tutto è mercato e lo Stato deve mantenere solo Difesa (...), sicurezza interna (e ti credo usano le forze di sicurezza per reprimere le proteste che esplodono, sempre, quando il liberismo getta la maschera e si manifesta per quello che é..... una rapina dei molti a favore dei pochi) e giustizia (per pochi): il resto venduto. Per un paese come il nostro é stato una manna: con la casta che ha compreso benissimo che anziché mettere a concorso un singolo posto ne poteva averne .... tre e tutti precari e controllabili nonché ricattabili. Per arrivarci si doveva:




creare le condizioni. Fatto: nel '92 si entrò in una crisi (voluta?) economica e si mise in atto uno shock ossia si liberalizzò le aziende (con gli esiti che oggi vediamo sotto gli occhi) e privatizzò il lavoro pubblico. Con la legge Treu si liberalizzò anche l'entrata nel mondo del lavoro con la precarizzazione e l'allentamento dei vincoli e dei diritti.. si creò così la figura del .. precario a vita; e nella pubblica amministrazione ne hanno fatto una bibbia.

Spingere il processo avanti. Compatibilmente con le clientele con cui vive la politica italiana il processo è andato avanti: si dovevano precarizzare i servizi, che diventano forniture, e eliminare la P.A. e nel secondo caso è stato facile: bastava renderla inefficiente, e ci sono riusciti nulla da aggiungere.

Deprimere la stessa P.A., evitare che funzioni.. sennò come si fa la gente, ad esempio, ad andare a farsi esami nei laboratori clinici privati?

Creare nell'immaginario collettivo la figura del fannullone (esistente anche nel privato, ma nel pubblico si sa fa ganzo) che vive a sbafo.. alla campagna hano contribuito tutti: sinistra e destra senza soluzione di continuità e con la collusione sindacale che si limitavano a protestare e basta

.. a cosa doveva portare tutto ciò? All'attuale situazione: alla fine dei tagli, e dell'imposizione delle tasse, non restava che tagliare i pubblici: detto fatto. Partiamo dall'assunto che la stessa Corte dei conti ha detto che le continue variazioni dei tagli e delle piante organiche, non dando stabilità all'azione delle amministrazioni, impediva il loro svolgere del servizio nel migliore dei modi e che il male vero della P.A. risiedeva nell'alto grado di corruzione e inefficienza non nel peso economico visto che i salari sono fermi al 2009 come pure i pensionamenti fermi o ridotti al minimo con l'allungamento dell'età pensionabile e se a ciò aggiungiamo la presa d'atto che della gran massa (175 mld) del salario pubblico è presa dai dirigenti, il quadro mi pare chiaro perché nella massa dei lavoratori pubblici vi mettono di tutto: dai dipendenti ASL a quelli dei trasporti ai ministeriali alle aziende autonome ecc. un mondo variegato e spesso diversamente regolamentato ma nella campagna di disinformazione sul pubblico impiego questo é un dettaglio non rilevante, anzi meglio tacere. il resto sul blog karamazov

domenica 11 ottobre 2009

Sputtanati? E noi riformiamo. Da cosa si parte? Dalla Pubblica Amministrazione naturalmente!

Come sempre il Capo del Governo non si smentisce: ha ingoiato il rospo della sentenza della Corte Costituzionale (anche se forse l'aveva messa in conto e aveva preso le contromisure del caso come provvedimenti infilati nella riforma del penale, la reintroduzione dell'immunità parlamentare, una divisione delle carriere dei magistrati e forse anche un progetto per "intervenire" sugli altri organi costituzionali e quant'altro la fervida fantasia dei suoi uomini possa partorire a difesa del Capo); e sta prendendo anche le misure agli agnelli sacrificali che gli impediscono di lavorare (nonostante l'ampia maggioranza parlamentare); sta cambiando l'aria per evitare sbandamenti nell'elettorato (secondo la tecnica comunicativa della sindrome dell'accerchiamento) e richiamare i delusi all'ordine e al voto nelle prossime regionali che, sono sicuro, saranno trasformate in un referendum plebiscitario (chissà se si candiderà anche a queste tornate elettorali) sapendo che il "suo" popolo sente molto di più la figura personale che il programma proposto. E tanto per saggiare il terreno cosa c'è di meglio che sparare sullo statale? Infatti et volià ecco l'ennesima riforma della Pubblica Amministrazione che cambierà molto senza intaccare minimamente i nodi che bloccano realmente l'efficienza della stessa: innanzitutto eliminare l'ingerenza dei politici e del malaffare e renderla efficiente non con il regime del terrore alla robespierre ma con il riconoscimento di un merito che non possono essere gli stessi dirigenti (spesso maggiormente preoccupati dei propri bonus per buona gestione, che si autocerficano, che del buon andamento degli uffici dati a loro in gestione) che sono di fatti inamovibili e in-licenziabili e se i dipendenti vogliono il salario accessorio dovranno: o fare come negli anni 50 quando il lecchinismo era imperante oppure sperare che qualcuno riconosca che "hanno lavorato" e rientrano in almeno quelli che prendono un 50% dell'accessorio: tutto ciò a priori e senza garanzie; così come non serve parlare di organismi indipendenti quando molto probabilmente il cosiddetto "organismo indipendente" altri non è che l'ISAE che è partecipato al 100% dal Tesoro: dov'è l'imparzialità? E dov'è la meritocrazia nelle Università? Nonostante la riforma le cose vanno sempre nella stessa direzione. A me pare tutto ciò un ballon d'essai che nasconde solo il dare un mostro in pasto ai propri per permettrgli di sfogare le frustrazioni mentre altrove ci si copre le spalle (leggi scudo fiscale) per evitare noie e problemi che distolgono l'attenzione dei cittadini dallo specchio per le allodole che gli hanno messo davanti

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