domenica 11 ottobre 2009

Sputtanati? E noi riformiamo. Da cosa si parte? Dalla Pubblica Amministrazione naturalmente!

Come sempre il Capo del Governo non si smentisce: ha ingoiato il rospo della sentenza della Corte Costituzionale (anche se forse l'aveva messa in conto e aveva preso le contromisure del caso come provvedimenti infilati nella riforma del penale, la reintroduzione dell'immunità parlamentare, una divisione delle carriere dei magistrati e forse anche un progetto per "intervenire" sugli altri organi costituzionali e quant'altro la fervida fantasia dei suoi uomini possa partorire a difesa del Capo); e sta prendendo anche le misure agli agnelli sacrificali che gli impediscono di lavorare (nonostante l'ampia maggioranza parlamentare); sta cambiando l'aria per evitare sbandamenti nell'elettorato (secondo la tecnica comunicativa della sindrome dell'accerchiamento) e richiamare i delusi all'ordine e al voto nelle prossime regionali che, sono sicuro, saranno trasformate in un referendum plebiscitario (chissà se si candiderà anche a queste tornate elettorali) sapendo che il "suo" popolo sente molto di più la figura personale che il programma proposto. E tanto per saggiare il terreno cosa c'è di meglio che sparare sullo statale? Infatti et volià ecco l'ennesima riforma della Pubblica Amministrazione che cambierà molto senza intaccare minimamente i nodi che bloccano realmente l'efficienza della stessa: innanzitutto eliminare l'ingerenza dei politici e del malaffare e renderla efficiente non con il regime del terrore alla robespierre ma con il riconoscimento di un merito che non possono essere gli stessi dirigenti (spesso maggiormente preoccupati dei propri bonus per buona gestione, che si autocerficano, che del buon andamento degli uffici dati a loro in gestione) che sono di fatti inamovibili e in-licenziabili e se i dipendenti vogliono il salario accessorio dovranno: o fare come negli anni 50 quando il lecchinismo era imperante oppure sperare che qualcuno riconosca che "hanno lavorato" e rientrano in almeno quelli che prendono un 50% dell'accessorio: tutto ciò a priori e senza garanzie; così come non serve parlare di organismi indipendenti quando molto probabilmente il cosiddetto "organismo indipendente" altri non è che l'ISAE che è partecipato al 100% dal Tesoro: dov'è l'imparzialità? E dov'è la meritocrazia nelle Università? Nonostante la riforma le cose vanno sempre nella stessa direzione. A me pare tutto ciò un ballon d'essai che nasconde solo il dare un mostro in pasto ai propri per permettrgli di sfogare le frustrazioni mentre altrove ci si copre le spalle (leggi scudo fiscale) per evitare noie e problemi che distolgono l'attenzione dei cittadini dallo specchio per le allodole che gli hanno messo davanti
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