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mercoledì 4 marzo 2020

Primarie Usa 2020: se fossi americano, voterei Sanders

Fonte: Il Fatto Quotidiano Mondo - 3 Marzo 2020 Diego Fusaro
Se fossi americano, voterei Bernie Sanders. Che è sovranista, populista e socialista. E sempre l’ha rivendicato, con enfasi e senza perifrasi edulcoranti. Bernie Sanders in America, come Jean-Luc Mélenchon in Francia, rappresenta la possibilità di un sovranismo populista socialista e non liberista. In ciò sta la differenza (e la preferibilità) di Sanders rispetto a Donald Trump, che è sovranista populista e liberista. Come un’altra volta dissi, peggio di Trump poteva esservi solo la Clinton. E infatti, per fortuna, Trump ebbe la meglio.
La Clinton rappresenta the worst, il pessimum. È il liberismo cosmopolita allo stato puro, il peggior volto del capitalismo della openness, che significa in pari tempo apertura dei mercati e delle guerre made in Usa in nome del globalismo senza frontiere. La Clinton, lo sappiamo, fu la candidata ideale del cartello finanziario d’Oltreoceano: era il loro prodotto ideale, come già il marito Bill Clinton. Su di lei puntavano. E ora sono costretti a ripiegare su Trump, cambiando, come usa dire, cavallo in corsa.
Sanders è l’homo novus: non è cosmopolita liberista, come la Clinton; non è liberista sovranista, come Trump. Ha capito che la sola via per porre in essere democrazia e socialismo è l’aurea via del sovranismo populista, id est della sovranità che spetta al popolo, che può esercitarla solo ove la sovranità sia dello Stato nazionale e non del Fmi o dei mercati. Questa è la chiave di volta, su cui bene hanno insistito Mouffe e Laclau nei loro scritti sul populismo socialista. Non può esistere un socialismo che non sia populista, questa è la verità. In ciò sta l’inganno delle sinistre fucsia europee, cosmopolite e demofobiche, proprio come la signora Clinton.
Vero è che Sanders fece un errore e non veniale: nel 2016 finì per appoggiare la Clinton, contro Trump. Non capì, o finse di non capire (o fu costretto a non capire), che il nemico principale era lei, col suo cosmopolitismo che ben rappresenta l’interesse dei mercati liberi dagli impacci della politica e degli Stati. Il capitalismo vuole, infatti, superare la sovranità degli Stati, con cui pure andò a braccetto, per superare eo ipso la possibilità dialettica delle democrazia e dei diritti sociali, che pure lo Stato rese possibile. Trump è lo Stato sovrano a vantaggio del capitale (Stato pro Israele, contro il pubblico e contro il socialismo, contro Iran e Cuba, ecc.). La Clinton è direttamente il capitale senza maschere e senza mediazioni.
Ecco, Sanders sbagliò ad appoggiare the worst, la Clinton: la battaglia per lo Stato sovrana è giusta, perché è la possibilità del socialismo democratico, che Sanders giustamente cerca di attuare. Ergo, il nemico primissimo è la Clinton. Trump è nemico secondario. L’erramento di Sanders fu di non capirlo. E di appoggiare, in seconda battuta, la Clinton contro Trump. Errore fatale e gravissimo. Che invece non fece Jean-Luc Mélenchon: il quale, sempre osteggiando la Le Pen, mai appoggiò il liberista cosmopolita Macron. Vedremo ora come andrà a finire. Se Sanders verrà battuto da altri candidati “dem”, allora è verosimile che a gareggiare contro Trump sarà un alter ego della Clinton.
E, in quel caso, dovremo ripetere il discorso che nel 2016 facemmo per Trump come peggiore di tutti, fuorché della Clinton.

martedì 8 marzo 2016

Ma che democrazia è?

Il voto è il sale della democrazia, lo sanno tutti, ma... lo show che in questo paese è diventato l'espressione del voto (fin dal 1948 ossia da quando la Chiesa, attraverso i comitati civici forzò l'espressione del voto per "fermare i comunisti") da l'idea che quel sale (della democrazia) è finito.. e che la democrazia è solo una parola vuota e senza senso.
Per indurci a votare le hanno provate tutte:
  1. quando c'era il muro di berlino ci fregavano con l'ideologia, noi o loro; democrazia contro sovietismo; libertà contro comunismo ecc. tutti paraventi dietro il quale i due attori principali (che ben sapevano che si sarebbero distrutti a vicenda con le armi nucleari) avevano tutto l'interesse a che tutto continuasse nel senso sperato in modo da controllare i propri cittadini più che far propaganda, che pur c'era, contro l'avversario....
  2. dopo il muro di berlino c'era la necessità, visto che si erano liberati "gli spiriti animali del capitalismo', a che i cittadini non assaggiassero la vera libertà e volgessero lo sguardo altrove da essa: ecco le crisi; ecco il terrorismo; ecco la nascita della UE che serviva da parafulmine contro le decisioni impopolari che dovevano prendere (ricordate "ce lo chiede l'europa?); ecco la precarizzazione ecc. insomma tutto serviva, e serve, a che non si capisse che il capitalismo NON è democrazia anzi non sa che farsene perchè l'aspetto sociale da fastidio a chi vuole investire ma non vuol pagare dazio con tasse, stipendi adeguati, ecc.
.. lo spettacolo dato in questi giorni di primarie è il termometro della situazione: e, come negli anni d'oro della DC, quel che sale alla superificie è il compra voti, non il voto: come si può pensare che la gente abbia ancora voglia di votare per un partito o riconoscersi in un sistema, solo formalmente, democratico odve al voto ci va sia chi si vende per un voto, oggi alle primarie ma domani... chissà, o le frotte di extracomunitari o di cinesi  che corrono a votare per questo o per quello?
A voler essere dei complottisti si potrebbe sostenere che tutto è previsto perchè sia la stessa gente a chiedere a gran voce che un unto dal signore si faccia avanti e, visto che questo sistema non funziona, assicuri quella "tranquillità" e sicurezza che gli inetti attuali nonj sono capaci di assicurare.. e potete scommetterci che, appena arrivano al livello greco, questo qualcuno arriverà.. magari travestito da Cincinnato, che ne dite?
Intanto godetevi questi due post pubblicati su triskell182
  1. Roma, primarie flop Giachetti vince nel vuoto
  2. Un euro e vota Valente” video scandalo a Napoli A Roma lite sugli assenti (GOFFREDO DE MARCHIS E OTTAVIO LUCARELLI)

martedì 18 febbraio 2014

non ha un’idea che sia una......

Barca, possibile ministro in pectore del quasi-neonato governo Renzi, è stato chiaro: “Fra tre mesi tutti si accorgeranno che la nuova compagine governativa non ha un’idea che sia una”...... tradotto: tutta fuffa niente novità ma solo la solita ricetta con una sola differenza, il faccione giovanilistico di Renzi. Barca, come il padre (economista e comunista), è una persona seria e ha tutti i numeri per essere un perfetto Ministro dell'Economia di un serio Governo ma gli manca l'esser traffichino ossia gli manca quella furbizia del politico medio italiano che non sa nulla di nulla ma lo sa così bene che da l'idea di essere superpreparato alla bisogna; lui no: ecco perchè è caduto nel tranello della zanzara ed ecco perchè, pensando di parlare con Vendola, ha detto quel che pensava in maniera schietta e sincera, e la pagherà, carissimo.... i vari conigli mannari lo dilanieranno, devono farlo, per evitare che la gente prenda coscienza dell'ennesimo grande inganno di cui sono oggetto e delle cui conseguenze dovranno pagare lo scotto finale.
Per cominciare:
  1. Cottarelli, l'uomo del FMI a Roma e Commissario per la spending review, l'ha detto chiaro chiaro: nei prossimi due anni si devono tagliare ben 32 mld di euro solo per non far aumentare il debito più di quello che è ora (a proposito, indovinate dove?), tanto per gradire;
  2. ci sono i mercati che si aspettano le "riforme" da fare e che adeguino la nostra Costituzione e la legislazione italiota ai loro desiderata (come profetizzato da Goldman Sachs);
  3. ci sono i confindustriali che si aspettano la nascita del modello Ichino con tutto quello che consegue (Renzi ha detto che l'art.18 non è in agenda.... per ora aggiungo io);
  4. ci sono le lobby che premono per vedere saziata la propria sete... a partire da quella energetica con un profondo rosso pari a un enorme buco nero super massiccio perchè gli italiani, pur bischeroni e opportunisti, almeno hanno imparato la lezione che di mercato non si può parlare dato che tutto è i mano a pochi personaggi dietro a poche società, anche nel campo energetico ...... e quindi rimangono ancorati al "vecchio" come lamentato da troppi media, guarda caso, di cui almeno uno è proprietà di una società energetica coinvolta nell'affaire Barca... strano ma vero!
  5. ci son le banchem cui abbiamo appena regalato 7 mld di euro con la rivalutazione delle quote di Bankitalia.. ma sono appena l'ultima rata degli oltre 100 mld di euro donati e che mai ritorneranno indietro e che NOI abbiamo cacciato di tasca nostra con le tasse, vere e occulte.
insomma c'è tutta una pletora parassitaria che vive suggendo sangue dalle vene pubbliche: quelle stesse vene che in pubblico sono disprezzabili e disprezzate ma in privato osannate perchè son le uniche che possono aprire i cordoni della borsa e dargli ossigeno... altrimenti son problemi grossi perchè un pò per mancanza di fiducia, giustificatissima, nel cosiddetto mercato e un pò perchè di soldi non ce ne sono più ..... questi sono in perdita e mica vendono quote del patrimonio di "famiglia", scherzate? Mica son matti... questi battono cassa a mamma Stato che fa da bancomat con il nostro bancomat, però: l'ultima è un prelievo del 20% sui bonifici da estero su italia, se questo non è vampirizzarci ditemi cosa lo è, allora.....
Ecco perchè Barca è risultato anacronistico rispetto al resto del panorama politico italiota ed è questo credo che lo ha reso "simpatico" alla stessa base del PD delusa, già, dal renzismo. Per ora, infatti, i segnali di un ulteriore distacco fra base elettorale e PD è del tutto evidente nelle elezioni sarde (ha vinto il candidato del pd ma con un 42% di voti su un area di vota di appena il 52% degli aventi diritto al voto, un pò poco) ma salta agli occhi in piemonte dove un ex (prima sindaco di torino amico di Marchionne ora a capo della fondazione San Paolo prossimo ex anche di questo) non si misurerà nelle primarie...... già pare proprio niente primarie, perchè? Forse perchè si teme la concorrenza di Airaudo della Fiom? Si, ma soprattutto si teme un flop dei votanti alle stesse. In Toscana invece subito si sono adeguati: fuori dalla giunta regionale alcuni amici e dentro renziani... un classico; ma se andate sui forum piddini o su facebbok alla pagina del Governatore toscano..... la delusione e l'arrabbiatura sono evidenti! L'ennesima delusione e l'ennesima spaccatura nel tessuto piddino..... eppur al vertice sono ancora tutti insieme, ed è questo il problema che ingessa la situazione: perchè la sinistra di quel partito non spacca? Solo mancanza di coraggio o cosa?
Forse quel "cosa" l'ha detta proprio Barca: “Fra tre mesi tutti si accorgeranno che la nuova compagine governativa non ha un’idea che sia una”, più chiaro di così.....

martedì 10 dicembre 2013

Renzi(...)eide: si annuncia l'ennesima delusione per gli illusi

Partiamo dalle cose serie: l'istituto Cattaneo ha fatto una seria analisi sul voto analisi sul voto che ha portato il Blair (non avrei mai creduto che per fare un esempio avrebbero scelto proprio il peggio del peggio... il cagnolino di Bush e non si chiama Dudù) in versione ridotta italiota a vincere le primarie del suo partito: un partito che vorrebbe essere "socialdemocratico" e che invece è... poco più che un fantasma del suo ideale riferimento, i democrats americani, per assomigliare, invece, sempre più al pdl poco prima che si scindesse (è vero non dovrebbe meravigliare tutto ciò perchè in fondo siamo sempre italiani e capaci di tutto: dal creare l'impero romano per arrivare a berlusconi e a renzi passando per leonardo, giotto e tanti altri... ). Ma riesco sempre a sorprendermi, veniamo al sodo (si fa per dire):
"Il successo di Matteo Renzi nelle elezioni “primarie” di domenica 8 dicembre è stato da tutti riconosciuto come indiscusso. In questa analisi metteremo a confronto il voto per il segretario come è uscito dalle primarie e quello che era uscito circa tre settimane prima dai circoli, nei quali avevano votato solo gli iscritti al partito. La differenza fra i due voti è un indicatore della rappresentatività degli iscritti rispetto alla cerchia più larga degli elettori-simpatizzanti e ne analizzeremo le differenze territoriali.
Nel grafico che segue abbiamo riportato, regione per regione, la differenza fra la percentuale di voti presa da Renzi nella prima (iscritti) e nella seconda (elettori-simpatizzanti) elezione. Sappiamo che a livello nazionale Renzi ha preso fra gli iscritti il 45,3% dei voti, mentre fra gli elettori ha preso il 67,8%. Si tratta di una differenza di 22,5 punti percentuali. Ma questa media nazionale nasconde profonde differenze territoriali.
Grafico Primarie Pd
Il grafico ci mostra che – se accantoniamo il caso della Basilicata (dove Pittella nei circoli aveva preso il 40%, da cui un balzo in avanti sia di Renzi sia di Civati nelle primarie) e della Valle d’Aosta – fra le quattro regioni nelle quali lo scarto fra voto nei circoli e voto nelle primarie è stato maggiore troviamo le regioni “rosse” dell’Umbria, Emilia-Romagna e Toscana. In queste regioni Renzi ha guadagnato quasi 30 punti percentuali. Nelle regioni del Sud la differenza tra le percentuali ottenute da Renzi fra gli iscritti e fra gli elettori-simpatizzanti sono molto più contenute.
Il risultato è significativo. Le regioni “rosse” sono quelle in cui il partito è sempre stato particolarmente forte, ha goduto di un radicamento storico di tipo sociale e organizzativo unico nel paese. Pensiamo alla funzione svolta in queste regioni dal partito comunista negli anni ‘60 e ‘70 nei confronti dei ceti popolari, nei quartieri urbani di edilizia popolare, nelle città industriali; pensiamo agli immigrati che venivano dal sud e che trovavano nel partito – dalle tombole per i bambini al liscio domenicale – un potente fattore di integrazione sociale. A questo radicamento sociale si è unito il radicamento organizzativo, che ha portato ai successi elettorali degli anni 70.
Nel tempo tuttavia questo modello di apertura-integrazione si è trasformato in chiusura: le persone sono invecchiate, il partito non è stato capace di mostrare la stessa accoglienza e la stessa sintonia verso i nuovi ceti sociali. La struttura organizzativa si è come isolata dalla società e dai suoi mutamenti, diventando in qualche modo vittima del suo stesso successo (potremmo parlare di “paradosso del successo”),
Oggi lo scollamento fra iscritti ed elettori-simpatizzanti è massimo proprio in queste regioni, ed è significativamente espresso dallo scarto fra il voto nelle due arene elettorali, quella degli iscritti e quella degli elettori-simpatizzanti";

......quindi mentre la base degli iscritti, in un certo, diffida; i "simpatizzanti", no; anzi pare proprio che questa seconda cerchia di votanti, e soprattutto nelle regioni "rosse", lo volesse proprio e sia stata determinante per la sua elezione.
Detto ciò, anche grazie all'istituto, andiamo a vedere le prime mosse in quella che sarà una brevissima luna di miele con gli italiani; la prima, lo staff, si è rivelata azzeccata (molte donne e tutti giovani); la seconda ha rassicurato il Colle e la sua creatura ossia è passato dal "mai più inciuci (alias mai più larghe intese)" al più terra terra "la sfiducia al governo non è all'ordine del giorno".. tanto per gradire. Basterà? Non credo visto che l'Alto Colle ha già fatto sapere che il "mood" non corrisponde con quello cui vorrebbe avere a che fare... altro che monito. Altri moniti sono arrivati, questi molto più concreti: la gente, anche la sua, chiede "credibilità, fatti, ecc." cose concrete, molto concrete.... ad esempio che non accada come segnalato dai soliti noti "comunisti" in parlamento e non che oggi alle porte di una certa commissione c'erano emissari di un azienda che fa capo al proprietario, anche di giornali e radio, con tessera del partito del nostro ottenendo uno sconticino di 30 mln sulle opere di urbanizzazione: sconticino già previsto e ora dato.. così non va proprio perchè non è un bel modo di cominciare, vero? Fra un pò ci saranno le elezioni europee... vedremo; per ora non possiamo che aspettare che cadano i veli dell'innamoramento, essendo italiani, momentaneo di cui sono pervasi e goderci le renzate che vengono dette dal nostro che già a Ballarò ne ha dette di tutti i colori senz'alcun contraddittorio vero ma con domande sdraiate e risposte chiamate anni prima....

lunedì 9 dicembre 2013

sinistracentrodestramoderati: chi ci ha capito qualcosa?

Ma allora ha vinto Renzi e come? Ha stravinto e questo è un dato di fatto incontrovertibile nel dato elettorale e nell'annientamento dell'apparato neotogliattiano di quel che fu il PD democrat, molto poco social, all'amerikana voluto da U. Ueltroni. Ma non sono tutte luci: da voxpopuli.info gira la voce che ci siano state delle dazioni ai rom per farli votare.. per chi, se vera la notizia, lo stabilirà chi di dovere; a livorno, questa la dice il tirreno nella pagina toscana di oggi, un esponente della destra locale si è recato alla sezione del pd per votare ... per Renzi, c'è stato qualche problema ma il regolamento lo permette quindi......; mr. B ha telefonato ieri a renzi, lo sostiene ilnumerozero.com, facendogli le congratulazioni e dicendogli che l'aveva capito quand'era... andato a arcore. Luci e ombre insomma che non fanno bene alla sua immagine e, soprattutto, dovrebbero gettare nello sconforto i 2,5 mln di illusi che l'hanno votato. Altre voci incontrollate sostengono che presto il PD vedrà una scissione: altra delusione. Altri ancora già mugugnano perchè il neo segretario ha già fatto tana libera tutti con il governo sostenendo che la sua dipartita non è al'ordine del giorno: un chiaro segnale al vero capo del governo lì.. sull'alto colle. Personalmente ritengo che il pd avrà una connotazione centrodestroide e che presto, alle europee, farà la fine degli altri segretari ma.. nessuno prevede il futuro.
Detto ciò ora vi propongo due punti di vista a voi il dire quale scenario è migliore..
Matteo Renzi è di destra o di sinistra?di Stefano Feltri | 9 dicembre 2013

Secondo me Matteo Renzi è di sinistra. L’Italia oggi si divide in due blocchi: quelli che pensano che Renzi sia uno di destra che ha preso la guida del Pd per una fortuita concatenazione di errori e quelli che a cui non interessa, destra o sinistra purché porti rinnovamento e aiuti l’Italia a uscire dalla palude della recessione. Dicono che Renzi sia di destra perché ha carisma, perché capisce la televisione, perché è stato ad Arcore da Silvio Berlusconi, perché non cita Gramsci, perché preferisce Mandela a Berlinguer. Ma anche perché non ama la Cgil, parla di merito e vuole valutare gli insegnanti, è di destra perché parla sempre di cultura, di Dante e delle bellezze fiorentine ma non cita mai i libri che ha letto (forse perché ne ha letti pochi). Tutto vero. Ma anche riduttivo. Il problema è che in Italia negli ultimi 20 anni ci siamo abituati a misurare la sinistra in rapporto a Silvio Berlusconi. E visto che Berlusconi è tv, carisma, slogan, comunicazione, e Berlusconi è di destra, allora Renzi è di destra. Molto superficiale. Dovendo scarnificare l’infinito dibattito su destra e sinistra, mi sentirei di proporre questa distinzione: la destra ha al centro l’individuo, la sinistra la società. Per la destra poco importa se quelli intorno a te stanno male, soffrono, stagnano nella povertà, se la disperazione dei Paesi vicini produce fastidiosi immigrati, se le cose belle di cui tu godi (assistenza sanitaria, cultura, maternità) non sono condivisi anche dal tuo vicino. Questa è la destra. Ma Renzi non è questo. I discorsi molto americani – nel senso che creano aspettative, atmosfere, tensioni ideali ma non si fermano sui dettagli – del sindaco di Firenze vanno in un’altra direzione. Trascurando il politichese, e quindi leggi elettorali, alleanze, riforme costituzionali e fuffa varia, quello che resta della proposta di Renzi è la promessa di una società più dinamica, in cui i dinosauri vengono rispettati ma rimossi dalle posizioni di potere, in cui una generazione (quasi tre ormai, i ventenni, i trentenni e i quarantenni) non vengono più sacrificati e spremuti, scaricando su di loro i costi della competizione globale. Renzi non vuole meno Stato, come la destra più liberista (anche quella che si colloca sinistra, tipo Alesina & Giavazzi), non crede che il mercato sia più efficace della mano pubblica nel risolvere i problemi dei più deboli. Il nuovo segretario Pd parla di asili nido e assistenza agli anziani garantita dallo Stato, non di privatizzare l’istruzione o la sanità. Chi si professa di sinistra in Italia in questo momento dovrebbe dedicare la stessa attenzione ai cassintegrati che guadagnano 800 euro per non lavorare così come alle partite Iva che per avere lo stesso reddito netto devono faticare a tempo pieno senza tutele. Renzi non ha ancora messaggi espliciti su questo, ma ti dà quell’idea. Sai che non sarà un altro politico di sinistra che si commuove per Bella Ciao e gli operai mentre pensa alla sua barca a vela o alla prossima cena con il finanziere d’area. La cosa che turba tanti è che Renzi non è di sinistra sulle questioni sindacali. Non è di sinistra nel senso in cui lo è stata la filiera Pci-Pds-Ds-Cgil: il suo approccio non è la contrapposizione capitale-lavoro, non affronta le imprese come il nemico, anzi, vorrebbe più imprenditori, più start-up (che poi vuol dire solo nuove imprese) e pensa che lavoratori e datori di lavoro siano soltanto due ruoli diversi necessari per raggiungere uno scopo comune, la creazione di ricchezza e benessere per tutti. Ma davvero c’è qualcuno disposto a sostenere che al Cgil, la Cisl e la Uil sono un baluardo indispensabile per la tutela dei più deboli in Italia? La vera disuguaglianza in questi anni non è stata tra padroni e salariati, ma tra chi è rimasto fermo e chi ha continuato a crescere, sia tra Paesi che dentro i Paesi. La distinzione tra classi sociali non funziona più (ci sono gli imprenditori che si suicidano e quelli che portano i soldi in Svizzera, gli avvocati che evadono il fisco per comprarsi la Porsche e quelli a inizio carriera che guadagnano meno di un manovale, le archistar e gli architetti a partita Iva con stipendi da stagisti). Su una cosa però Renzi effettivamente non è di sinistra: lui vuole vincere, in un modo americano, senza compromessi, senza condivisione di responsabilità (ricordate Bersani che diceva “mi comporterò come se avessi il 49 per cento anche se avrò il 51?”). In Italia la sinistra post-comunista non ha mai saputo davvero vincere, c’è voluto Romano Prodi, un ex-Dc che sarebbe arduo considerare di destra. Ora c’è Renzi. Se la sconfitta è di sinistra, allora Renzi è di destra e Gianni Cuperlo è invece perfettamente mancino. Ma se essere di sinistra vuol dire cercare di cambiare le cose in modo che non prevalga la legge della giungla (del mercato, della competizione ecc) con la quale si salvano solo i più forti, allora Renzi può collocarsi a sinistra. Ora, però, deve dimostrare di essere all’altezza della responsabilità che la storia e i disastri dei suoi colleghi di partito gli hanno consegnato.
altro post
Renzi, stupiscici
di Andrea Scanzi
| 9 dicembre 2013

Le primarie del Pd sono una buona notizia. Ridicolizzarle come fa Grillo (o Yoko Ono Casaleggio), dando implicitamente dei “babbei” a chi ha speso due euro per esprimere la sua preferenza, è assai mesto. Nonché sgradevole. Sono una buona notizia (e lo scrive uno che volutamente non ci è andato, e se ci fosse andato avrebbe votato Civati) per l’affluenza, anzitutto: quando tre milioni di italiani vanno a votare, nonostante i disastri che ha fatto e fa il Pd, significa che la partecipazione è ancora così alta da apparire quasi stoica. Uno stoicismo che confina talora con il masochismo, ma sempre meglio partecipare ancora che sventolare bandiera bianca. L’esito delle Primarie, ovviamente, era scontato. Quando scrissi più volte che Pippo Civati non aveva chanches, e certo non lo scrissi con gioia, molti ebbero pure il coraggio di insultarmi: era cosa ovvia. Il suo risultato (si può dire? Abbastanza deludente) dimostra peraltro come i giochini dei trending topic tipo #vincecivati su Twitter non contino una mazza. Ieri era “piazze piene urne vuote”, oggi “Twitter pieno urna vuota” (o auditel vuoto, altrimenti Virus o Masterpiece farebbero il 47% di share). Civati è un bravo ragazzo e una persona colta, ma nel Pd conta come il due di quadri quando briscola è cuori: vada altrove, abbia coraggio e non si accontenti di fare la ruota di scorta di lusso e ben pettinata del Partito (com’è una ruota di scorta ben pettinata? Boh. E’ venuta così). Gianni Cuperlo è stato demolito, e anche questo era ovvio. Era il primo a saperlo e forse sperarlo. Mi spiace per lui, che è brava persona, ma non mi spiace per l’apparato dalemiano, che ha fatto più danni della grandine e deve andare in pensione. Per sempre. Resta Matteo Renzi, lo stravincitore annunciato. E qui ci si aspetterebbe che io partissi in una demolizione del neo-segretario. Perché mai? Renzi è un furbino, un demitiano, un marchionniano, un forneriano: uno yuppie a metà tra Jerry Calà e Jovanotti. Un boyscout paninaro folgorato sulla via dei Righeira e delle merendine. Uno che ama gli inceneritori e pure l’acqua privata. L’espressione di un rinnovamento quieto, abbastanza ‘paraculo’ e fatalmente disinnescato. Ma non è certo un incubo (anti)democratico come Berlusconi. Ne condivide molte idee, e sarebbe stato perfetto come leader del centrodestra (infatti è amato da Lele Mora come da Briatore), ma è una figura politica da contestare per le sue idee: non per la sua fedina penale, che pure non è esattamente intonsa (una condanna ce l’ha pure lui, in primo grado: danno erariale per l’inquadramento contrattuale di alcuni dipendenti assunti a tempo determinato. Tradotto un po’ brutalmente, vuol dire più o meno assunzioni clientelari). Devo anche ringraziarlo, perché nel suo discorso di vittoria ha saccheggiato a piene mani – come ha già notato la Rete – il mio libro Non è tempo per noi (esempio tra i tanti: “Ora tocca a noi che dopo la morte di Falcone e Borsellino ci siamo iscritti a Giurisprudenza”. Se non altro, Matteo è un buon lettore e sa scegliere gli autori giusti. E magari si è vendicato del mio post birbo sulla sua foto estatica con il noto statista di sinistra Ciriaco De Mita. Uno a uno, palla a Rignano sull’Arno). Renzi ha promesso molte cose e per lui adesso comincia il difficile: è più semplice fare il Premier che il segretario del Pd, circondato come è (e sarà) da vecchi lupi di mare che non vedono l’ora di sfruttarlo e disinnescarlo. Come farà con De Luca accanto, con Franceschini, con Latorre? Purtroppo per lui, sarà assai complicato. Non l’ho votato e non lo voterò, perché è un democristiano nientalista. Un venditore di Best Company, più che di fumo. Ma è un politico che rispetto, e che sarà divertente osservare, analizzare, plaudire (spero) e criticare (temo). Sono molto curioso di vederlo all’opera su scala nazionale. Se saprà ricostruire (in meglio: in peggio è dura) il Pd, sarò il primo a esserne felice. Con Renzi arriva ufficialmente la generazione dei quarantenni in politica. La nuova segreteria Pd ne è piena. Cosa sapranno/sapremo fare? Boh. Alfano non farà nulla, se non perdere. E chi se ne frega. Molti 5 Stelle stanno crescendo, e la loro idea di cambiamento radicale è ambiziosa e meritevole di attenzione. Renzi ha promesso la luna, e staremo a vedere. Ha già un banco di prova decisivo: il governo Letta. Ha detto che con lui certi dirigenti non avranno più spazio e che non sarà più tempo di inciuci. Bene, ci stupisca: abbia il coraggio di far cadere questo governicchio patetico. Abbia il coraggio di mettere in discussione Re Giorgio Napolitano (già terrorizzato dall’entità numerica del successo renziano). Acceleri per una legge elettorale, e poi via al voto. Al più presto, affinché la sempiterna Casta non sfrutti la decisione della Consulta sul Porcellum per blindarsi ancora di più nelle stanze dei bottoni. Adesso dipende da lui: o sarà in grado di stupire positivamente, o si limiterà a essere uno dei tanti a cui chiedere “facce Tarzan”. Nel frattempo, complimenti per la vittoria e in bocca al lupo: a lui, ma più che altro al paese. Cioè a noi.

lunedì 18 novembre 2013

Chi vince davvero e chi scinde chi?

Queste che seguono sono le news del giorno
Partiamo dalla Destra economica:
  1. Renzi ha vinto, W Renzi. Mentre viene insultato dal leader maximo (il che significa che l'appoggia ma che non vuol rinunciare alla propria base di potere dell'ex pci) ha dimostrato che rispetto agli altri è solo il più ..... presentabile, null'altro. Solo il più presentabile e quello che, si spera, almeno dia una parvenza di "democrat" a un partito lentamente scivolato all'opposto di quella che ra la sua genesi originaria: anche rispetto alla parte DC. Stiamo abbandonando senza grandi patemi d'animo il 20 berlusconiano ... per entrare in quello del dualismo democrat/ex-comunisti-liberisti; e la cosa, ci piaccia o meno, potrebbe anche farci rimpiangere il precedente, badate che nessuno di questi è realmente proteso al bene comune ma solo a rinnovare un sistema partitico decrepito, quasi morto. Non conta che muioa ma che procrastini la sua fine finchè possibile.... i loro successori sono già pronti e si stanno scaldando, ma è ancora prematuro buttarli nell'agone, noi non siamo ancora pronti o meglio non siamo ancora così inguaiati da accettare anche le capre oltre che i cavoli... chiaro?
  2. Il PdL si scinde .... ma non si scinde. No non è uno scherzo ma l'ennesima furbata. Per poter continuare a tenere due piedi in quattro scarpe era necessario creare l'ennesima scatola cinese per assolvere i compiti a casa: un partito si schiera all'opposizione e fa finta di "opporsi", l'altro è parte integrante della maggioranza è fa da testa di ponte di mr. B e difenderà i suoi interessi (...). Un bizantinismo e basta: cambia la sigla ma il padrono è sempre lo stesso; in più la neo FI farà da alla berluschina di famiglia che ormai è chiaro scenderà nell'agone.
    Insomma, messe insieme le due cose possiamo dire che l'eredità del berlusconismo si sente e ancora lotta insieme a noi; anzi possiamo dire che non solo i piccoli berluschini crescono da un alto e dall'altro dello schieramento politico bi (si fa per dire)-polare ma che ormai sono pronti, nemo profeta in patria, a farne di due (ora tre) ..... uno: un solo partito della destra che rischia di avere il monopolio del potere almeno finchè non (ri)nascerà una sinistra (vera) che gli farà da contraltare.... cosa di là da venire sperare non guasta mai, vero?
  3. per me è questa la vera notizia: elezioni in basilicata, la regione più povera dello stivale, vince l'astensionismo con oltre il 40%. E' l'unico vero dato che risalta, il resto è fuffa: il PD-L è l'ombra di stesso, così come il suo gemello (fintamente diverso) il PDL, nessun grande numero, anzi insieme sono una forza ma non mettono insieme nemmeno un terzo del potenziale elettorato vero. Delude il M5S rispetto alle politiche nessun dato locale perchè non 'serano presentati ma credo che stasera a Genova qualcuno avrà da riflettere seriamente perchè rischia, di questo passo, di tornare a un bel zero virgola qualcosa a forza di ondeggiare da un lato all'altro della società italiana in cerca della pancia: alle politiche aveva scelto una linea "oltre", perchè non ha continuato? Mah temo che rimarrà l'ennesimo "enigma alieno" di cui questo paese è pieno....
Le società occidentali sono complesse perchè segmentate, è vero; ma qui in italia abbiamo compiuto un miracolo: siamo stati in grado di creare un medievalissimo sistema politico ottuso e chiuso sempre in guerra al proprio interno che sovrintende a una società potenzialmente viva ma dopata e passivizzata dal potere che ne teme sia il risveglio che le potenzialità e che fa di tutto non solo per segmentarla ma per atomizzarla ben sapendo che quando arriverà il giono, se arriverà, in qui il golem italico dovesse prendere vita nessuno avrà scampo, nessuno...
p.s.
dedico questo post scriptum alla giovane donna della foto

stasera è stata intervistata a tg zero da radio capital dimostrando non solo di saper fare la cosa giusta nel momento giusto ma soprattutto di essere una testa pensante autonomanente ...... una cosa rara all'oggi e ritenuta pericolosa dal potere, pensate:
una donna;
una notav;
una testa pensante;
un vero leader, (se l'aveste sentita alla radio sareste d'accordo con me);
cosa c'è di più pericoloso per il potere?

giovedì 18 ottobre 2012

ma mi si vede se mi ricandido o se non mi ricandido?

L'eterno dilemma della politica italiana ritorna ogni volta che ci si avvicina momenti di svolta .. o a elezioni. Come da programma il pdmenoelle è bravissimo a crearsi problemi da solo visto che, forse per veto reciproco dei vari notabili di partito, ha previsto un limite, ampiamente superato, alle candidature in Parlamento. Sia chiaro: questo problema si pone in Italia e in pochi altri paesi (che so Bielorussia, egitto,) mentre nei paesi civili il problema non si pone perché la spinta dell'apparato é tale che o ci si fa da parte o si é messi da parte senza se e senza ma.... qui no, naturalmente. Mentre a destra, in quella populista, si sta demolendo il pdl per creare altro, probabilmente una lista "civica (si fa per dire)" in cui riciclare il partito del capo redivivo .. nella destra (PDmenoelle) economica ci si balocca sui sofismi e sui puntini sulle "i": Vendola che fa la politica e-motional .... al punto che pare la pubblciità dell'automotive; la Puppato che fa la terza incomoda (mentre dovrebbe spiegare alle "donne" che ora la sostengono perché ha favorito l'accesso dei cosiddetti pro.vita nei consultori.. ma si sa che questo paese dimentica in fretta ... comprese le donne snoq e non snoq) e fa la bandiera della novizia nel mondo di uomini; Bersani fa .. il partito e Renzi, bé Renzi fa il rosso ma é sempre dalle parti di Arcore e ne susa mezzi, uomini ed esperienze sul campo con una batteria di di fuoco degna del primo Berlusconi tanto anche in questo caso si sa che gli italiani guardano troppo la tv e ne sono ammaliati quindi usandone i mezzi e le forme comunicative (con annessi ultras che girano al seguito per il paese per fare numero) riesce a ricreare il feeling della prima versione dell'amato capo senza perlatro dire nulla di realmente incisivo sul programma vero che ha in mente: a me pare che di idee realmente innovative non ne abbia (non ha impressionato nelle sue prove precedenti "locali") e si risolverà nella solita ricetta: tagli, ritagli e frattaglie ... nostre. Con queste premesse, quindi, a che pro i notabili si devono ricandidare? Come uscirne? Veltroni, l'ha capito; altri pure.... ma fidel no, anzi resiste facendo comprendere che ha l'orizzontre, oltre che il fiato, molto corto, se non assente..... fosse accorto farebeb come gli altri: fermo un paio di giri e poi ritornano da salvatori, lui no, anzi al contrario fa il "resistente" ... é vero che si fece fregare da mr.b con la bicamerale ma é anche vero che da animale politico, quale dovrebbe essere, avrebbe dovuto imparare dagli erori... invece é sempre lì dilaniato dal dilemma Kunderiano dell'isostenibile leggerezza dell'essere o non essere lì... presente dove si fanno leggi e si  tratta con i poteri forti. Fine non proprio gloriosa di una classe dirigente non all'altezza della bisogna o autolesionismo italico puto e basta? a Voi la scelta, e il voto...

sabato 6 ottobre 2012

partiti o bande? le primarie ci salveranno?

Ho avuto il piacere di vedere un incontro tenuto ieri a Massa, grazie ad un locale associazine, con il Prof. Gianfranco Pasquino, sul tema delle primarie e se sono davvero la panacea per una ricostruzione democratica del paese. Devo dire che sentire uno dei santoni della politologia é sempre interessante; ed anche come espone il proprio pensiero é interessante.
Dal suo punto di vista le primarie "sono" l'avvio di una rinascita se il partito che le tiene segue una serie di regole, semplici e chiare:
  1. terreno politico condiviso da tutti (se un candidato é pro-Monti e un altro no non si possono confrontare a meno di non accettare entrambi che se uno vcince l'altro ne segue la linea);
  2. albo degli elettori da tenere dopo e non prima;
  3. singolo o doppio turno non cambia la sostanza;
  4. niente brogli;
  5. accettare anche candidati non di partito, sennò che primarie sono;
  6. infine che primarie sono se il segretario di partito, che per statuto é già candidato alla carica di Presidente del consiglio, si candida? Le primarie si fanno pensando all'esterno della struttura e non al suo interno come invece vorrebbero fare quelli del PD(menoelle) perché le primarie servono a eleggere, come negli USA (a proposito non é vero che le primarie le hanno inventate gli americani.... ma, udite udite, gli argentini ... seguiti dai cileni), persone a organi monocratici (presidenza del consiglio, presidenza della repubblica ecc.) e non candidati a un qualcosa di non ben definito.
Come non condividere? Ha ragione da vendere; peccato che, e lo sa perché lo dice anche lui, non siamo negli USA ma in italia dove i partiti sono organizzati per bande che si fanno la guerra fra loro e al loro interno: credete davvero che (come Hilary Clinton fece, il giorno dopo aver perso le primarie dedicò il suo staff e se stessa alla vittoria di Obama) Renzi se perde accetta di fare la campagna elettorale per una maggioranza, del tutto ipotetica,  non pro-monti e per raggiungere lo scopo é disposto a fare una scissione del partito? Io non ci credo e credo che nemmeno voi..... a niente servono i richiami della base e nemmeno i segnali d'insofferenza dei suoi, altrettanto ipotetici, alleati perché in realtà nemmeno loro si rendono conto di quale forza danno i cittadini quando hanno la possibilità di sfogarsi: infatti Pasquino cita e spiega la differenza fra il "Principe" di machiavelliana memoria, e molto italiano, e quello gramsciano (mai attuato come del resto pure la Costituzione) che ha tutt'altri presupposti ma scarsa possibilità di realizzarsi.....
E' bello sentire il come dovrebbe essere da uno dei tre gandi guru della politologia italica .... ma fa rabbia sapere che mentre lo diceva aveva di fronte il "gotha" locale proprio del partito cui si riferiva che dalle espressioni facciali già faceva capire che l'alibi del Prof gli serviva per i loro scopi, e giochi di potere locale (per nulla diversi da quelli nazionali), già preordinati e tesi al mantenimento del, loro, potere: locale o naizonale che sia.
Nel frattempo vi suggerisco di tener presente questo film-doc dal titolo "Brussel business" quando uscirà in italiano, e di cui qui vi dò un anteprima, perché apre uno squarcio su come le burocrazie, peraltro non elettive, sono filoguidate dalle lobby finanziarie di cui una recensione troverete a questo link
semmai avevate dei dubbi su cosa fosse la UE ora dovreste toglierveli perché questo fa luce laddove non vogliono che guardiate: altro che Europa degli Spinelli...

sabato 9 giugno 2012

Abbiamo .... una tv?

Avete notato come vanno veloce quando vogliono i nostri economisti e banchieri, e altri innestati peraltro minoritari, al Governo? La Severino dice basta e pone la fiducia, stanando gli inciuci fatti fra PDL e PDmenoelle, sul DDL anti(si fa per dire)corruzione; Monti, dopo l'abbuffata spartitoria delle Authority fra i partiti, decide, d'improvviso, Presidente e DG della Rai scavando un solco fra Governo e partitocrazia dei nominati: naturalmente, non fidandosi dei "tecnici" (strano un tecnico non si fida delle stesse figure della corporazione) nomina ..... banchieri laddove ci volevano giornalisti e persone del mondo della cultura e della comunicazione. Ha ragione chi dice che Monti nel cervello .. ha una banca. Ai partiti non va meglio: divisi sul come far fronte all'avanzata grillina sono un blocco granitico quando si tratta di usare il "Cencelli": 3 a te uno a me ecc.. tutto ciò fa solo gioco al tanto deriso e temuto M5S e al suo mentore Grillo (pur se dato in calo .. chissà perché gli italiani pensano che basta un clic per governare soprattutto dal basso..), una domanda: cosa fa un ragno quando vuole attirare un preda? Tesse la tela: ecco i nostri ragnetti-partiti (mi scuso con i ragni naturalmente) tessere la loro di tela con i cittadini indicendo le ... primarie. Fessi che vogliono crederci si trovano, vero? Gente con la puzza sotto al naso (illusi che non fosse la fogna che sta risalendo lungo la colonna fecale ma la bontà della loro idea) se ne trovano sempre.. quindi eccoli pronti in attesa di provare una emozione, sentire un brivido che li faccia credere di essere importanti e di decidere qualcosa.. perché questa tirata? I notabili hanno deciso: tutti alle primarie, come dicevo. Serviranno a creare l'esercito ma alle elezioni andranno quasi in ordine sparso: poi verrà il bello perché nel frattempo i pontieri stanno freneticamente lavorando al dopo che sarà rappresentanto dalla creazione di un blocco di base condiviso da tutti e da un Governo di una parte di essi, quella che le elezioni le ha vinte, M5S da solo all'opposizione in frigo. Faranno tutto (riforme, nuovo sistema elettorale, riscriveranno la costituzione a loro immagine e somiglianza, eurodipendenza totale che naturalmente peserà su di noi e non su loro ecc. ecc.) e noi staremo a guardare perché a quel punto nemmeno la profezia maya riuscira a tirarci fuori dal buco nero nel quale ci saremo infilati....

mercoledì 26 gennaio 2011

Erano comunisti......

Azz che primarie! A Napoli hanno fatto boom: nella migliore tradizione della partitocrazia il voto delle primarie ha fatto risaltare solo una cosa: che ormai la caratteristica che il pdmenoelle ha é l'aver sbagliato nel mutuare i metodi dei partiti della sfortunata Repubblica, o meglio non lo sanno nemmeno fare il voto di scambio: troppi voti e troppo concentrati in alcuni seggi e ciò non poteva non saltare agli occhi anche di un cieco, con tutto il rispetto per i ciechi con i quali mi scuso per il paragone, visti gli squilibri che hanno fatto alzare le sopracciglia a tanti e prendendo in giro quei cittadini che si erano recati a votare credendo alla favoletta della loro novità; saranno contenti gli elitisti di questo partito che si sono sempre scagliati contro di esse vedendole come il fumo negli occhi; non ci può essere novità con questo ceto dirigente; pur perdente agli occhi dei napoletani, visti gli sfracelli fatti, continuano a lottare per dividersi le spoglie dell'eredità del morto. Solo che questo morto non é il pdmenoelle, del quale ormai non frega nulla a nessuno visto che (come per gli altri loro cloni) che non si dimostrano per nulla diversi nella gestione dei rapporti con gli elettori; ma quel tessuto costruito con tanti sacrifici personali, e non, nei decenni passati da generazioni di comunisti e democratici che credevano in quello che facevano camminando a testa alta, grazie al piccolo particolare di non essere coinvolti come altri nel voto di scambio clientelare tipico del potere di allora, forti proprio della loro sostanziale diversità morale ed etica nel gestire la cosa pubblica... quelli erano comunisti e questi? Io non so classificarli e voi? Prima si autodistruggeranno meglio sarà per tutti o almeno se rinnegano completamente il loro passato e ci fanno il favore di diventare quello cui aspirano tanto, ossia di essere un partit(in)o di centro prima si potrà ricominciare a cosrtuire un vero partito di sinistra italiano che sia alternativo sia a questi qua che al loro modello originale che, intimamente, ammirano e a cui sono legati da tante cose, non ultima la logica di potere fine a se stesso!!!

lunedì 15 novembre 2010

Accadde a Milano.... o' miracolo

Miracoloooo ieri a Milano: l'uomo dell'apparato perde e l'outsider vince, si dirà: e allora? siamo nelle primarie e quindi i cittadini scelgono, scelgono? Dov'é la novità? Bé nessuna novità se pensiamo nella maniera tradizionale, con la quale si misurano gli attuali notabili e la loro coorte di ballerine, ecc., se invece pensiamo come penserebbe un cittadino, che so, di un paese normale allora balza un dato evidentissimo: ieri a Milano ha vinto un candidato, Pisapia, che non é quello voluto dall'apparato milanese del PD (che notoriamente non é che brilli per "operaismo") battendo il rivale con il voto dei cittadini: si dirà, dov'é il punto? E' semplice ma importantissimo: Pisapia non ha vinto nel voto, come dire, di "periferia" ma nel voto "borghese" ossia quello dei quartieri del "centro" milanese cuore della città "capitale" economica italiana (la stessa città che é anche il cuore della finanza malavitosa dell'intero stivale dato che qui affluiscono i soldi degli affari, altro che invasione qui mi sa che proprio chi lo dice ne sa qualcosa...) e non é un segnale da poco per un partito come il pd che aspira(va) ad essere la "riscossa" del paese che "produce" nonostante l'amato Capo ma che poi si é rivelato il "più berlusconiano" dell'intero arco partitico italiano con tanto di notabili, correnti, affari ecc. tanto da meritarsi, da Grillo, l'appellativo di "pdmenoelle" che é tutto dire! Che Pisapia abbia vinto proprio nel cuore della città é un segnale: che lo capiscono, il segnale, anziché nasconderlo sotto il tappeto sono in tanti ad auspicarlo ma pochi sanno perché; e forse é un bene ricordaglielo: se la borghesia milanese gira le spalle al PD al partito che rimane? Cosa lo distinguerà dal partito della "milano da bere" dei bei tempi che furono? Cosa ne rimarrà? non sono un estimatore, com'é noto, di questo partito perché lo ritengo direttamente responsabile, per pura pavidità e opportunismo dei suoi capi, dell'attuale situazione quindi se volgo lo sguardo al pdmenoelle é per rispetto della storia che, così malamente, rappresenta e, soprattutto, per rispetto ai suoi elettori che ancora (tappandosi il naso e pure occhi e orecchie) lo votano lo meritano perché se dovesse sparire non solo resterebbero "orfani" ma non avrebbero altro punto di riferimento diretto: ecco perché fossi nei suoi dirigenti presterei orecchio attento al messaggio che da Milano (ma anche da altre città e Regioni, Puglia in testa) arriva perché "quel" voto non é un voto scontato ma sa tanto di addio di una parte del paese a un proprio rappresentante che é ex dato che ha rinnegato anche le attuali radici, non solo quelle storiche (delle quali altri, la Lega, se ne sono appropriati da tempo), sulle quali doveva costruire le proprie future glorie.......

domenica 25 ottobre 2009

Oltre due milioni di votanti: altra cambiale in bianco.......

E' andata benissimo per il PD; oltre due milioni di votanti per le primarie e si punta a superarli. Insomma per l'ennesima volta gli iscritti si dimostrano migliori dei loro dirigenti perchè nonostante che una parte di essi le osteggiasse apertamente e un'altra avesse molte riserve mentali i cittadini hanno risposto al richiamo di avere l'illusione di contare: e siamo a tre. Ricordo qualche tempo fa che uno di loro intervistato disse che era l'ultima volta che la firmavano, la cambiale, ed invece (nonostante le tantissime contraddizioni - integralisti cattolici e laicisti per dirne una - e la quasi completa mancanza di linea politica) eccoli lì in fila alle 20 per sfruttare anche le minima occasione di far la propria parte e mandare un messaggio alla élite del partito del genere ci siamo e decidiamo. Ne sono felice, e sarei anche di più felice se questo "partito" facesse la sua parte in Parlamento e nel paese e non dimenticasse sia quelli che ora sono il suo elettorato sia coloro che non hanno voce perché ritenuti superati: non votavo, non voto e non voterò per loro e temo che due milioni doi voti non basteranno per fermare l'onda populista che pervade il paese ma se ci fossero dirigenti poco interessati a "patti" e maggiormente attenti ai destini di chi è parte interessata del paese " normale" che paga le tasse e sta sostenendo il peso della crisi allora si potrebbe aprire uno spiraglio: dico si potrebbe perchè non si può continuare ad essere pro e contro contemporaneamente perchè si contribuisce solo a continuare ad aumentare la confusione imperante: a meno che non torni comodo l'attuale Capo e si scommetta sul dopo la sua caduta anche se a me pare troppo poco per riporci speranze e futuro, soprattutto quando proprio questi cosiddetti riformisti hanno fortemente contribuito a portarci al punto in cui siamo; si sa che noi italiani siamo masochisti ma fessi?

domenica 20 settembre 2009

Bersani, Franceschini? la Destra? Di Pietro? Tutto qui?

Mentre Bersani si esercita in "understatement" nonostante le "elezioni" interne dicano, nonostante la scarsa affluenza, che è in vantaggio sul segretario spostando il target sul voto contro il Governo (teme forse che se realmente dovesse vincere una buona metà del PD realizzerebbe i sogni di Chiesa e centristi di ri-creare una bella DC in stile confessionale; si sa rifarla come prima sarebbe un doppio errore che è meglio non ripetere) e aprendo ai ceti "delusi" (ce ne sono? Si guardino i dati sull'evasione e qualche dubbio mi assale ....) dal Governo, la cosiddetta sinistra "radicale" (l'informe foresta di cespugli secchi) si dibatte fra il coma vegetativo e una respirazione forzata sempre in dubbio fra il proprio piccolo particolare e le aspirazioni terzomondiste, si fa per dire, da sinistra sociale del passato millennio. Chi manca? Di Pietro naturalmente il quale mentre prende voti a sinistra e destra tende contemporaneamente la mano per "larghe intese" e, come dicono i giornali di destra, chiede poltrone: nulla di nuovo? O meglio c'avete capito qualcosa? Si? No? Bene; se avete in mente la prima di risposta allora fatevi avanti e spiegate; se avete in mente la seconda allora WELCOME fra i comuni mortali che sempre di più si guardano in giro alla ricerca dell'Ebreo errante che forse è maggiormente certo di qualunque politico italiano in questo momento. Ma perchè tutto ciò? Perchè mai come ora è tutto appeso ad un filo: la destra populista è pronta ad esplodere ai primi segnali di cedimento del Capo; la destra economica, il PD, liberista è sempre in bilico fra rincorrere la copia originale, il PdL, e la scissione centrista; la sinistra, cosiddetta, radicale è praticamente data alla storia e alla critica roditrice dei topi (....); Il paese va per conto suo e i problemi sono sempre tutti lì; chi rimane? Lui, naturalmente, chi altri sennò ma proprio lui si quello, come si chiama? Di Pietro che ha fatto dell'antagonismo berlusconiano la fonte delle proprie fortune va con il vento in poppa forte sia del consenso dei delusi dal PD sia della delusione dei ceti che prima votavano per il Capo; sembra davvero la vera alternativa: ma quando Le roi soleil non ci sarà più? Non è che tutta questa agitazione sotterranea è in funzione delle prossime elezioni regionali? Il sospetto c'è; gli investigatori stanno scavando nel passato della vittima, la democrazia, per capire cosa è accaduto e verificare gli alibi che noi cittadini abbiamo per l'ora in cui essa è deceduta.........

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