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sabato 15 febbraio 2014

ecco chi si nasconde nell'ombra di renzi ....

da informare per resistere vi giro questo post.
La destra repubblicana neocon e quella israeliana, l’Arabia Saudita, Morgan Stanley, Mediobanca, De Benedetti e Caltagirone. Dietro Renzi non c’è spazio per il Quinto Stato.
- di Franco Fracassi -
Quando negli anni Ottanta Michael Ledeen varcava l’ingresso del dipartimento di Stato, al numero 2401 di E Street, chiunque avesse dimestichezza con il potere di Washington sapeva che si trattava di una finta. Quello, per lo storico di Los Angeles, rappresentava solo un impiego di facciata, per nascondere il suo reale lavoro: consulente strategico per la Cia e per la Casa Bianca. Ledeen è stato la mente della strategia aggressiva nella Guerra Fredda di Ronald Reagan, è stato la mente degli squadroni della morte in Nicaragua, è stato consulente del Sismi negli anni della Strategia della tensione, è stato una delle menti della guerra al terrore promossa dall’Amministrazione Bush, oltre che teorico della guerra all’Iraq e della potenziale guerra all’Iran, è stato uno dei consulenti del ministero degli Esteri israeliano. Oggi Michael Ledeen è una delle menti della politica estera del segretario del Partito democratico Matteo Renzi.
Forse è stato anche per garantirsi la futura collaborazione di Ledeen che l’allora presidente della Provincia di Firenze si è recato nel 2007 al dipartimento di Stato Usa per un inspiegabile tour. Non è un caso che il segretario di Stato Usa John Kerry abbia più volte espresso giudizi favorevoli nei confronti di Renzi.

Michael Ledeen, una delle anime nere della destra repubblicana negli Usa, è uno dei consiglieri di Renzi.
Ma sono principalmente i neocon ad appoggiare Renzi dagli Stati Uniti. Secondo il “New York Post”, ammiratori del sindaco di Firenze sarebbero gli ambienti della destra repubblicana, legati alle lobby pro Israele e pro Arabia Saudita.
In questa direzione vanno anche il guru economico di Renzi, Yoram Gutgeld, e il suo principale consulente politico, Marco Carrai, entrambi molti vicini a Israele. Carrai ha addirittura propri interessi in Israele, dove si occupa di venture capital e nuove tecnologie. Infine, anche il suppoter renziano Marco Bernabè ha forti legami con Tel Aviv, attraverso il fondo speculativo Wadi Ventures e, il cui padre, Franco, fino a pochi anni fa è stato arcigno custode delle dorsali telefoniche mediterranee che collegano l’Italia a Israele.

Forse aveva ragione l’ultimo cassiere dei Ds, Ugo Sposetti, quando disse: «Dietro i finanziamenti milionari a Renzi c’è Israele e la destra americana». O perfino Massimo D’Alema, che definì Renzi il terminale di «quei poteri forti che vogliono liquidare la sinistra».
Dietro Renzi ci sono anche i poteri forti economici, a partire dalla Morgan Stanley, una delle banche d’affari responsabile della crisi mondiale. Davide Serra entrò in Morgan Stanley nel 2001, e fece subito carriera, scalando posizioni su posizioni, in un quinquennio che lo condusse a diventare direttore generale e capo degli analisti bancari.
La carriera del giovane broker italiano venne punteggiata di premi e riconoscimenti per le sue abilità di valutazione dei mercati. In quegli anni trascorsi dentro il gruppo statunitense, Serra iniziò a frequentare anche i grandi nomi del mondo bancario italiano, da Matteo Arpe (che ancora era in Capitalia) ad Alessandro Profumo (Unicredit), passando per l’allora gran capo di Intesa-San Paolo Corrado Passera.

Davide Serra, braccio destro di Renzi per l’economia, è considerato unp squalo della finanza internazionale.
Nel 2006 Serra decise tuttavia che era il momento di spiccare il volo. E con il francese Eric Halet lanciò Algebris Investments.
Già nel primo anno Algebris passò da circa settecento milioni a quasi due miliardi di dollari gestiti.
L’anno successivo Serra, con il suo hedge fund, lanciò l’attacco al colosso bancario olandese Abn Amro, compiendo la più importante scalata bancaria d’ogni tempo.
Poi fu il turno del banchiere francese Antoine Bernheim a essere fatto fuori da Serra dalla presidenza di Generali, permettendo al rampante finanziere di mettere un piede in Mediobanca.
Definito dall’ex segretario Pd Pier Luigi Bersani «il bandito delle Cayman», Serra oggi ha quarantatré anni, vive nel più lussuoso quartiere di Londra (Mayfair), fa miliardi a palate scommettendo sui ribassi in Borsa (ovvero sulla crisi) ed è il principale consulente finanziario di Renzi, nonché suo grande raccoglietore di denaro, attraverso cene organizzate da Algebris e dalla sua fondazione Metropolis.

E così, nell’ultimo anno il gotha dell’industria e della finanza italiane si sono schierati uno a uno dalla parte di Renzi. A cominciare da Fedele Confalonieri che, riferendosi al sindaco di Firenze, disse: «Non saranno i Fini, i Casini e gli altri leader già presenti sulla scena politica a succedere a Berlusconi, sarà un giovane». Poi venne Carlo De Benedetti, con il suo potentissimo gruppo editoriale Espresso-Repubblica («I partiti hanno perduto il contatto con la gente, lui invece quel contatto ce l’ha»). E ancora, Diego Della Valle, il numero uno di Vodafone Vittorio Colao, il fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio e l’amministratore delegato Andrea Guerra, il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera con la moglie Afef, l’ex direttore di Canale 5 Giorgio Gori, il patron di Eataly Oscar Farinetti, Francesco Gaetano Caltagirone, Cesare Romiti, Martina Mondadori, Barbara Berlusconi, i banchieri Fabrizio Palenzona e Claudio Costamagna, il numero uno di Assolombarda Gianfelice Rocca, il patron di Lega Coop Giuliano Poletti, Patrizio Bertelli di Prada, Fabrizio Palenzona di Unicredit, Il Monte dei Paschi di Siena, attraverso il controllo della Fondazione Montepaschi gestita dal renziano sindaco di Siena Bruno Valentini, e, soprattutto, l’amministratore delegato di Mediobanca Albert Nagel, erede di Cuccia nell’istituto di credito.
Proprio sul giornale controllato da Mediobanca, “Il Corriere della Sera”, da sempre schierato dalla parte dei poteri forti, è arrivato lo scoop su Monti e Napolitano, sui governi tecnici. Il Corriere ha ripreso alcuni passaggi dell’ultimo libro di Alan Friedman, altro uomo Rcs. Lo scoop ha colpito a fondo il governo Letta e aperto la strada di Palazzo Chigi a Renzi.
Il defunto segretario del Psi Bettino Craxi diceva: «Guarda come si muove il Corriere e capirai dove si va a parare nella politica». Gad Lerner ha, più recentemente, detto: «Non troverete alla Leopolda i portavoce del movimento degli sfrattati, né le mille voci del Quinto Stato dei precari all’italiana. Lui (Renzi) vuole impersonare una storia di successo. Gli sfigati non fanno audience».
Fonte: http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=97552&typeb=0&Ecco-chi-si-nasconde-nell-ombra-di-Renzi
p.s.
qualcosa è girata anche qui ma i media sono stati, quasi, tutti zitti.. per la cronaca

martedì 11 dicembre 2012

triti e ritriti, siam sempre lì..... l'ennesimo remake della mummia



questo che vedete l'ho trovato su facebook: rende benissimo l'idea di cosa sia stato Monti in questi tredici mesi di gestione .. per finire nello stesso punto in cui aveva cominciato quando fu presentato come "il salvatore della patria italica ed europea" estromettendo berlusca che fin lì c'aveva portato con grande scorno e, per usare l'eufemismo della "lucianina" per giunta infilandoci tutte le supposte "salvifiche" una ad una spacciandole per cura e rigore mentre in realtà ha messo in atto una enorme redistribuzione delle tasse dai cittadini alla finanza. Finanza che é la prima, se non l'unica, responsabile di tutto.
Si sa che la destra europea sta vedendo una guerra al proprio interno: da un lato quella legata al vero potere, quello finanziario, che spinge per regolare i conti con il welfare e avvicinare le due sponde dell'atlantico in modo da potervi scorrazzare liberamente senza regole e vincoli; dall'altro la destra storica che resiste e che, pur condividendone il fine, é restia a far fare cure da cavallo ben sapendo che i cittadini in maggioranza opporrebbero una strenua resistenza, come difatti accade in Spagna ad esempio. In italia, poi, il caso é particolare: non abbiamo una destra europea.... fino a ieri perché oggi con Monti, c'é. Finora, a parte la destra neofascista, non avevamo altro che il populismo dell'amato capo (che in questo paese sembra essere un tratto caratteristico, una caratteristica tutta italica) che ha fatto presa su larghi stati della popolazione (ceti sociali lontani fra loro ma che in comune hanno l'odio per uno stato presente e forte) basato soprattutto sull'uso massivo e spregiudicato del media televisivo: non é destra europea ma anch'essa ha referenti intenrazionali.. soprattutto americani; di quell'america becera del tea party e dei neo con che tutto vogliono tranne che di un europa forte, sana e democratica...

eppure come non pensare alla capacità della satira di sintetizzare tutto ciò in appena 13 minuti di puro divertimento, amaro ma pur sempre divertente
godetevi quindi i famigerati minuti della “lucianina” a chetempochefa e ricordate, se avete twitter di cercare l'hastag #silviohairottoil..
perché da almeno 48 ore é fra i top ten del social network

lunedì 29 agosto 2011

Una manovra che non manovra un fico secco..

Almeno negli USA i tea party sono coerenti: niente tasse in più e tagli draconiani e sono capaci di far, anche, fallire lo Stato pur di raggiungere l'obiettivo prefisso (credo che in molti hanno seguito la lunga trattativa fra la maggioranza del Congresso e Obama). Qui nei giorni scorsi qualche mente lucida ha definito la fronda del pdl come i nostri tea party..... per poco non mi andava di traverso, dal ridere, il caffè visto che gli interessati scimmiottavano proprio gli atteggiamenti dei loro colleghi, di ruolo e null'altro, americani. E non sono nemmeno liberisti: perché i liberisti, quelli veri, non ci avrebbero pensato nemmeno nell'anticamera del cervello porre in essere provvedimenti come quelli fatti finora in questo; molto probabilmente avrebbero fatto danni peggiori ma non quelli che stanno facendo ora. E non sono liberali: anche in questo caso atteggiamenti e provvedimenti sarebbero stati di ben altro tenore, anzi probabilmente non ci saremmo nemmeno arrivati in questa situazione. Stasera tutti i media strombazzano il raggiunto accordo: ma di che si tratta? Niente IVA, per ora, perché nessuno la voleva (nonostante fosse un entrata abbastanza certa anche se è l'imposta più evasa) perché sarà toccata con la delega sulla riforma fiscale; niente tassa di "solidarietà" ai redditi alti (ce li vedete i manager, con figli e qualche famiglia alle spalle, che si lamentano che non cel avrebbero fatta ad arrivare a fine mese?); niente eliminazione delle province ..... lo faranno ma con le procedure "costituzionali" e quindi mai; modifiche (ennesime) alle pensioni il che significa che possiamo ancora una volta dire che saranno i futuri pensionati a pagare; forse una norma anti evasione (anche qui le risate si sprecano) affidando ai comuni questa gestione; minori tagli ai comuni (sempre tagli sono ...); poi c'è altra fuffa sulla quale la fantasia si sbizzarrisce e quindi aspettiamo. Insomma hanno badao anon farsi del male, null'altro. Ma allora questi cosa sono? Che tipo di provvedimenti sono quelli su cui hanno, dice, raggiunto un accordo? Bella domanda, vero?

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