Signor Presidente,
Lei non può.
Lei non può
congelare d'autorità una delle possibili soluzioni al problema del
governo del Paese, quella in atto. come se fosse l'unica possibile,
come se fosse prescritta da una volontà superiore o come se fosse
oggettivata dalla realtà storica.
Lei non può,
perché altrimenti la democrazia verrebbe sospesa. Lei no può
trasformare una Sua, e di altri , previsione sui processi economici in
un impedimento alla libera dialettica democratica. I processi
economici, in democrazia, dovrebbero poter essere influenzati dalla
politica, dunque, dovrebbero essere variabili dipendenti, non
indipendenti.
Lei non può, perché altrimenti la
democrazia sarebbe sospesa. Sia che si sostenga che viviamo in regimi
pienamente democratici, sia che si sostenga, come fa ormai tanta parte
della letteratura politica, che siamo entrati in Europa, in un tempo
post-democratico, quello della rivincita delle élites,
Lei non può.
Nel primo caso, perché l'impedimento sarebbe lesivo di uno dei cardini
della democrazia rappresentativa cioè della possibilità, in ogni
momento, di dare vita ad un'alternativa di governo, in caso di crisi,
anche con il ricorso al voto popolare. Nel secondo caso, che a me pare
quello dell'attuale realtà europea, perché rappresenterebbe un potente
consolidamento del regime a-democratico in corso di costruzione. C'è
nella realtà politico istituzionale del paese una schizofrenia
pericolosa: da un lato si cantano le lodi della Costituzione
Repubblicana, dall'altro, essa viene divorata ogni giorno dalla
costituzione materiale. La prima, come lei mi insegna, innalza il
Parlamento ad un ruolo centrale nella nostra democrazia
rappresentativa, la seconda assolutizza la governabilità fino a
renderlo da essa dipendente. Quando gli chiede di sostenere il governo
perché la sua caduta porterebbe a danni irreparabili, Ella contribuisce
della costruzione dell'edificio oligarchico promosso da questa
costituzione materiale. Nel regime democratico ogni previsione politica
è opinabile perché parte essa stessa di un progetto e di un programma
che sono necessariamente di parte; lo stesso presunto interesse
generale non si sottrae dalla diversità delle sue possibili
interpretazioni. Ma, se mi permette, Signor Presidente c'è una ragione
assai più grande per cui
Lei non può.
La nostra
costituzione è, come sappiamo, una costituzione programmatica. Norberto
Bobbio diceva che in essa la democrazia è inseparabile
dall'eguaglianza come testionia il suo articolo 3. Ma essa, rifiutando
un'opzione finalistica nella definizione della società futura, risulta
aperta a modelli economico sociali diversi e a quelli dove sarà
condotta da quella che
Dossetti chiamava la
democrazia integrale e
Togliatti la
democrazia progressiva.
Quando
Lei allude ai possibili danni irreparabili per il paese, lo può fare
solo perché considera ineluttabili le politiche economiche e sociali
imperanti nell'Europa leali, le politiche di austerità. Ha poca
importanza, nell'economia di questo ragionamento, la mia radicale
avversione a queste politiche che considero concausa del massacro
sociale in atto.
Quel che vorrei proporLe è che nella politica e
in democrazia si possa manifestare un'altra e diversa idea di società
rispetto a quella in atto e che la Costituzione Repubblicana garantisce
che essa possa essere praticata e perseguita. Il capitalismo
finanziario globale non può essere imposto come naturale, né la messa
in discussione del suo paradigma può essere impedito in democrazia,
quali che siano i passaggi di crisi e di instabilità a cui essa possa
dar luogo. O le rivoluzioni democratiche possono essere possibili solo
altrove? No, la carta fondamentale garantisce che, nel rispetto della
democrazie e nel rifiuto della violenza, possa essere intrapresa anche
da noi. C'è già un vincolo esterno, quello dell'Europa leale, che
limita la nostra sovranità, non può esserci anche un vincolo esterno
anche alla politica costituita dall'autorità del Presidente della
Repubblica.
Lei non può, signor Presidente. Mi sono
permesso di indirizzarLe questa lettera aperta perché so che la lunga
consuetudine e l'affettuoso rispetto che ho sempre nutrito per la Sua
persona mi mettono al riparo da qualsiasi malevola intepretazione e la
mia attuale lontananza dai luoghi della decisione politica non
consentono di pensare ad una qualche strumentalità. È, la mia,
soltanto, l'invocazione di un cittadino, anche se ho ragione di
ritenere che essa non sia unica.
Mi creda, con tutta cordialità.
Fausto Bertinotti.
la risposta del Capo dello Stato
Gentile
Direttore, la "lunga consuetudine" e il reciproco rispetto consentono
anche a me un discorso schietto e amichevole in risposta alle domande
rivoltemi, attraverso il Corriere, da Fausto Bertinotti. O meglio alla
domanda essenziale e più attuale, non potendo raccogliere il basto arco
di valutazioni e questioni, storiche e ideologiche, toccate, in
ambiziosa sintesi, nella "lettera aperta". La domanda, posta in termini
stringenti, riguarda quel che il presidente della Repubblica "non
può". Ed è in effetti molto quel che egli non può, sulla base del ruolo
e dei poteri attribuitigli dalla Costituzione repubblicana
Ne
sono ben consapevole, essendomi attenuto rigorosamente a quel modello,
negli ultimi mesi come sempre nel settennato trascorso: a partire da
quegli anni 2006-2007 quando con l'allora presidente della Camera
collaborammo strettamente e in piena sintonia istituzionale.
Non
posso certo "congelare" né "blindare" (termini, entrambi, di fantasia o
di polemica a effetto) un governo ancor fresco di nomina — nemmeno tre
mesi— che è, scrive Bertinotti, solo "una delle possibili soluzioni al
problema del governo del Paese".
Ma c'è bisogno di ricordare
l'insuccesso del tentativo dell’on. Bersani, che ebbe da me, dopo le
elezioni di febbraio, l’incarico, senza alcun vincolo o limite, di
esplorare la possibilità di una maggioranza parlamentare diversa da
quella che è stata poi posta a base del governo dell'on. Letta? E i
successivi e più recenti sviluppi politici hanno forse fatto delineare
quella possibilità di cui l'on. Bersani dovette registrare
l'insussistenza? Comunque, nessun "congelamento" ovvero "impedimento" —
parole grosse — "alla libera dialettica democratica". Il Parlamento è
libero, in ogni momento, di votare la sfiducia al governo Letta. Ma il
presidente ha il dovere di mettere in guardia il Paese e le forze
politiche rispetto ai rischi e contraccolpi assai gravi, in primo luogo
sotto il profilo economico e sociale, che un'ulteriore
destabilizzazione e incertezza del quadro politico-istituzionale
comporterebbe per l'Italia.
So bene che "in caso di crisi", resta
"il ricorso al voto popolare" e che da qualche parte si confida nella
possibilità "di dare vita" così "a un'alternativa di governo". Ma di
azzardi la democrazia italiana ne ha vissuti già troppi. Dovetti io
stesso sciogliere le Camere nel febbraio 2008, prendendo atto dello
sfaldamento di una maggioranza che si presumeva "omogenea" e
dell’inesistenza, allo stato, di una diversa maggioranza di governo. E
dovetti penare per evitare lo scioglimento delle Camere nel novembre
2011 e — all'indomani dell'insediamento del nuovo Parlamento — nella
primavera del 2013. Si comprenderà che da presidente —guardando anche a
decenni di vita repubblicana — io consideri il frequente e facile
ricorso a elezioni politiche anticipate come una delle più dannose
patologie italiane.
...
quindi?
- Forse che non c'è nulla di ideologico dietro i teoremi (dimostratisi
errati addirittura nei presupposti econometrici come anche qui riferito
in seguito sia alla pubblicazione di un report interno dello stesso FMI
che di uno studente americano - uno studente pensate un pò - incaricato
da un professore di valutare se dal punto di vista puramente
econometrico, il teorema di base di due emeriti economisti fosse
esatto.. inutile dire che ne ha dimostrato l'errore addirittura nei
presupposti delle serie storiche......) che presupponevano,
sbagliando vistosamente, virtuosi quei paesi che abbracciavano
l'austerity, le proposte (tagli, ritagli e frattaglie varie), le ricette
(basate su una voluta sottovalutazione del peso dell'austerità
sull'economia.. in particolare su una economia che sta smobilitando il
manifatturiero per terziarizzarsi) e infine i costi .. no diciamolo per
quello che è davvero ossia la MACELLERIA SOCIALE che comporta e ha comportato non solo per noi, italioti, ma per greci, spagnoli, portoghesi, irlandesi, inglesi?
- Forse che non c'è nulla di supponente dietro l'idea stessa che dovessero essere gli stati
- peraltro già ampiamente indebitati, perchè costretti, dai vari
trattati internazionali, ad approvvigionarsi sui mercati come un
qualunque investitore anzichè basarsi non solo sul proprio patrimonio
ma, soprattutto, sulle proprie riserve auree - a pagare per i debiti
contratti dalle banche ..... debiti per usare un eufemismo perchè la
parola esatta è speculazione finanziaria?
- e, forse, non c'è
nulla di più arrogante che credere e far credere che l'unica via sia
questa intrapresa escludendone altre ben sapendo che è vero il
contrario?
e se uno come Bertinotti che, certo da bravo
socialista qual'è, non è inviso nè è un bieco comunista grillino lo
sostenga significa proprio che il rischio che stiamo correndo come
cittadini è mortale:
- stanno mutando 4/5 della costituzione a velocità luce e senza nemmeno consultarci, chissà perché;
- stanno preparando un altra manovra di tagli, ritagli e frattaglie entro novembre;
- sanno
che, come ha sostenuto l'economista Napoleoni, e altri, si stanno
profilando grosse nubi all'orizzonte.. un altra tempesta è in arrivo e
saremo noi allo scoperto eppure non rinunciano a fare spese folli come
F35, elicotteri, sommergibili e non rinunciano al finanziamento pubblico
dei partiti;
- non stanno mutando nulla di quanto ci si
aspetterebbe in tempi di crisi ma permangono sulla strada della sobrietà
per noi e della impunità di fatto per loro... anzi temo che se
finiranno il lavoro saranno loro a diventare intoccabili e noi coloro
ched non avranno più modo di mandarli a casa...... in pratica ci si
addormenterà una sera in una repubblica democratica e parlamentare e ci
risvglieremo in una repubblica presidenziale senza nessun contrappeso
valido;
- stanno creando sottoraccia una dittatura democratica
dove, come nello statuto albertino, i diritti formalmente sono garantiti
mentre nella pratica saranno a disposizione solo per chi avrà soldi e
avvocati per farli valere;
- hanno preso l'amato capo che, dopo le
ultime elezioni, era finito fra sentenze e voti mancati, nel pantano e
l'hanno fatto diventare il perno di tutto ben sapendo che se tira troppo
la corda si troverà nelle peste...... ma sanno anche che dovranno
salvarlo se vogliono salvare il loro governo quindi nel gioco di ricatti
e controricatti vanno avanti sul classico doppio binario, il tutto a
nostre spese.......
p.s.
come sempre vi lascio queste riflessioni attualissime e vi auguro una buona domenica