venerdì 26 luglio 2013

.. se lo dice bertinotti

Signor Presidente,
Lei non può. Lei non può congelare d'autorità una delle possibili soluzioni al problema del governo del Paese, quella in atto. come se fosse l'unica possibile, come se fosse prescritta da una volontà superiore o come se fosse oggettivata dalla realtà storica.
Lei non può, perché altrimenti la democrazia verrebbe sospesa. Lei no può trasformare una Sua, e di altri , previsione sui processi economici in un impedimento alla libera dialettica democratica. I processi economici, in democrazia, dovrebbero poter essere influenzati dalla politica, dunque, dovrebbero essere variabili dipendenti, non indipendenti. Lei non può, perché altrimenti la democrazia sarebbe sospesa. Sia che si sostenga che viviamo in regimi pienamente democratici, sia che si sostenga, come fa ormai tanta parte della letteratura politica, che siamo entrati in Europa, in un tempo post-democratico, quello della rivincita delle élites, Lei non può. Nel primo caso, perché l'impedimento sarebbe lesivo di uno dei cardini della democrazia rappresentativa cioè della possibilità, in ogni momento, di dare vita ad un'alternativa di governo, in caso di crisi, anche con il ricorso al voto popolare. Nel secondo caso, che a me pare quello dell'attuale realtà europea, perché rappresenterebbe un potente consolidamento del regime a-democratico in corso di costruzione. C'è nella realtà politico istituzionale del paese una schizofrenia pericolosa: da un lato si cantano le lodi della Costituzione Repubblicana, dall'altro, essa viene divorata ogni giorno dalla costituzione materiale. La prima, come lei mi insegna, innalza il Parlamento ad un ruolo centrale nella nostra democrazia rappresentativa, la seconda assolutizza la governabilità fino  a renderlo da essa dipendente. Quando gli chiede di sostenere il governo perché la sua caduta porterebbe a danni irreparabili, Ella contribuisce della costruzione dell'edificio oligarchico promosso da questa costituzione materiale. Nel regime democratico ogni previsione politica è opinabile perché parte essa stessa di un progetto e di un programma che sono necessariamente di parte; lo stesso presunto interesse generale non si sottrae dalla diversità delle sue possibili interpretazioni. Ma, se mi permette, Signor Presidente c'è una ragione assai più grande per cui Lei non può.
La nostra costituzione è, come sappiamo, una costituzione programmatica. Norberto Bobbio diceva che in essa la democrazia è inseparabile dall'eguaglianza come testionia il suo articolo 3. Ma essa, rifiutando un'opzione finalistica nella definizione della società futura, risulta aperta a modelli economico sociali diversi e a quelli dove sarà condotta da quella che Dossetti chiamava la democrazia integrale e Togliatti la democrazia progressiva.
Quando Lei allude ai possibili danni irreparabili per il paese, lo può fare solo perché considera ineluttabili le politiche economiche e sociali imperanti nell'Europa leali, le politiche di austerità. Ha poca importanza, nell'economia di questo ragionamento, la mia radicale avversione a queste politiche che considero concausa del massacro sociale in atto.
Quel che vorrei proporLe è che  nella politica e in democrazia si possa manifestare un'altra e diversa idea di società rispetto a quella in atto e che la Costituzione Repubblicana garantisce che essa possa essere praticata e perseguita. Il capitalismo finanziario globale non può essere imposto come naturale, né la messa in discussione del suo paradigma può essere impedito in democrazia, quali che siano i passaggi di crisi e di instabilità a cui essa possa dar luogo. O le rivoluzioni democratiche possono essere possibili solo altrove? No, la carta fondamentale garantisce che, nel rispetto della democrazie e nel rifiuto della violenza, possa essere intrapresa anche da noi. C'è già un vincolo esterno, quello dell'Europa leale, che limita la nostra sovranità, non può esserci anche un vincolo esterno anche alla politica costituita dall'autorità del Presidente della Repubblica. Lei non può, signor Presidente. Mi sono permesso di indirizzarLe questa lettera aperta perché so che la lunga consuetudine e l'affettuoso rispetto che ho sempre nutrito per la Sua persona mi mettono al riparo da qualsiasi malevola intepretazione e la mia attuale lontananza dai luoghi della decisione politica non consentono di pensare ad una qualche strumentalità. È, la mia, soltanto, l'invocazione di un cittadino, anche se ho ragione di ritenere che essa non sia unica.
Mi creda, con tutta cordialità.
Fausto Bertinotti.
la risposta del Capo dello Stato
Gentile Direttore, la "lunga consuetudine" e il reciproco rispetto consentono anche a me un discorso schietto e amichevole in risposta alle domande rivoltemi, attraverso il Corriere, da Fausto Bertinotti. O meglio alla domanda essenziale e più attuale, non potendo raccogliere il basto arco di valutazioni e questioni, storiche e ideologiche, toccate, in ambiziosa sintesi, nella "lettera aperta". La domanda, posta in termini stringenti, riguarda quel che il presidente della Repubblica "non può". Ed è in effetti molto quel che egli non può, sulla base del ruolo e dei poteri attribuitigli dalla Costituzione repubblicana
Ne sono ben consapevole, essendomi attenuto rigorosamente a quel modello, negli ultimi mesi come sempre nel settennato trascorso: a partire da quegli anni 2006-2007 quando con l'allora presidente della Camera collaborammo strettamente e in piena sintonia istituzionale.
Non posso certo "congelare" né "blindare" (termini, entrambi, di fantasia o di polemica a effetto) un governo ancor fresco di nomina — nemmeno tre mesi— che è, scrive Bertinotti, solo "una delle possibili soluzioni al problema del governo del Paese".
Ma c'è bisogno di ricordare l'insuccesso del tentativo dell’on. Bersani, che ebbe da me, dopo le elezioni di febbraio, l’incarico, senza alcun vincolo o limite, di esplorare la possibilità di una maggioranza parlamentare diversa da quella che è stata poi posta a base del governo dell'on. Letta? E i successivi e più recenti sviluppi politici hanno forse fatto delineare quella possibilità di cui l'on. Bersani dovette registrare l'insussistenza? Comunque, nessun "congelamento" ovvero "impedimento" — parole grosse — "alla libera dialettica democratica". Il Parlamento è libero, in ogni momento, di votare la sfiducia al governo Letta. Ma il presidente ha il dovere di mettere in guardia il Paese e le forze politiche rispetto ai rischi e contraccolpi assai gravi, in primo luogo sotto il profilo economico e sociale, che un'ulteriore destabilizzazione e incertezza del quadro politico-istituzionale comporterebbe per l'Italia.
So bene che "in caso di crisi", resta "il ricorso al voto popolare" e che da qualche parte si confida nella possibilità "di dare vita" così "a un'alternativa di governo". Ma di azzardi la democrazia italiana ne ha vissuti già troppi. Dovetti io stesso sciogliere le Camere nel febbraio 2008, prendendo atto dello sfaldamento di una maggioranza che si presumeva "omogenea" e dell’inesistenza, allo stato, di una diversa maggioranza di governo. E dovetti penare per evitare lo scioglimento delle Camere nel novembre 2011 e — all'indomani dell'insediamento del nuovo Parlamento — nella primavera del 2013. Si comprenderà che da presidente —guardando anche a decenni di vita repubblicana — io consideri il frequente e facile ricorso a elezioni politiche anticipate come una delle più dannose patologie italiane.
...
quindi?
  1. Forse che non c'è nulla di ideologico dietro i teoremi (dimostratisi errati addirittura nei presupposti econometrici come anche qui riferito in seguito sia alla pubblicazione di un report interno dello stesso FMI che di uno studente americano - uno studente pensate un pò - incaricato da un professore di valutare se dal punto di vista puramente econometrico, il teorema di base di due emeriti economisti fosse esatto.. inutile dire che ne ha dimostrato l'errore addirittura nei presupposti delle serie storiche......) che presupponevano, sbagliando vistosamente, virtuosi quei paesi che abbracciavano l'austerity, le proposte (tagli, ritagli e frattaglie varie), le ricette (basate su una voluta sottovalutazione del peso dell'austerità sull'economia.. in particolare su una economia che sta smobilitando il manifatturiero per terziarizzarsi) e infine i costi .. no diciamolo per quello che è davvero ossia la MACELLERIA SOCIALE che comporta e ha comportato non solo per noi, italioti, ma per greci, spagnoli, portoghesi, irlandesi, inglesi?
  2. Forse che non c'è nulla di supponente dietro l'idea stessa che dovessero essere gli stati - peraltro già ampiamente indebitati, perchè costretti, dai vari trattati internazionali, ad approvvigionarsi sui mercati come un qualunque investitore anzichè basarsi non solo sul proprio patrimonio ma, soprattutto, sulle proprie riserve auree - a pagare per i debiti contratti dalle banche ..... debiti per usare un eufemismo perchè la parola esatta è speculazione finanziaria?
  3. e, forse, non c'è nulla di più arrogante che credere e far credere che l'unica via sia questa intrapresa escludendone altre ben sapendo che è vero il contrario?
e se uno come Bertinotti che, certo da bravo socialista qual'è, non è inviso nè è un bieco comunista grillino lo sostenga significa proprio che il rischio che stiamo correndo come cittadini è mortale:
  • stanno mutando 4/5 della costituzione a velocità luce e senza nemmeno consultarci, chissà perché;
  • stanno preparando un altra manovra di tagli, ritagli e frattaglie entro novembre;
  • sanno che, come ha sostenuto l'economista Napoleoni, e altri, si stanno profilando grosse nubi all'orizzonte.. un altra tempesta è in arrivo e saremo noi allo scoperto eppure non rinunciano a fare spese folli come F35, elicotteri, sommergibili e non rinunciano al finanziamento pubblico dei partiti;
  • non stanno mutando nulla di quanto ci si aspetterebbe in tempi di crisi ma permangono sulla strada della sobrietà per noi e della impunità di fatto per loro... anzi temo che se finiranno il lavoro saranno loro a diventare intoccabili e noi coloro ched non avranno più modo di mandarli a casa...... in pratica ci si addormenterà una sera in una repubblica democratica e parlamentare e ci risvglieremo in una repubblica presidenziale senza nessun contrappeso valido;
  • stanno creando sottoraccia una dittatura democratica dove, come nello statuto albertino, i diritti formalmente sono garantiti mentre nella pratica saranno a disposizione solo per chi avrà soldi e avvocati per farli valere;
  • hanno preso l'amato capo che, dopo le ultime elezioni, era finito fra sentenze e voti mancati, nel pantano e l'hanno fatto diventare il perno di tutto ben sapendo che se tira troppo la corda si troverà nelle peste...... ma sanno anche che dovranno salvarlo se vogliono salvare il loro governo quindi nel gioco di ricatti e controricatti vanno avanti sul classico doppio binario, il tutto a nostre spese.......
p.s.
come sempre vi lascio queste riflessioni attualissime e vi auguro una buona domenica
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