lunedì 24 marzo 2014

un uomo un voto? no, un euro un voto....

Ricorderete, forse, il saggio di Barber "Consumati, da cittadini a consumatori"; trattava di come il fenomeno consumistico ci abbia mutati in consumatori ossia in "utilizzatori finali" di prodotti di cui non è necessario sapere come e di cosa son fatti nè se si possono, in caso di problemi, riparare..... ora dal punto di vista politico-economico possiamo parlare di passaggio da motto "un uomo un voto (il principio base della democrazia)" a un euro un voto, ossia un diverso peso del voto come espressione prima e di base della società democratica?
Perchè questo è oggi il problema: la sfiducia verso i sistemi democratici dove a votare son quelli che ci stanno bene mentre se ne astengono coloro che non ci si sentono a proprio agio....... i secondi son quelli che, pur astenendosi dal partecipare al voto, sono i primi a pagarne lo scotto. Il nodo della crisi di rappresentatività nelle società occidentali è esattamente questo: i ceti che hanno da perdere lottano per lo status quo, anzi si organizzano in gruppi di pressione per fare lobbying (insieme a banche, sindacati, liberi professionisti, ecc.) ma numericamente sono numericamente ininfluenti (rappresentando quello che gli statistici definiscono l'elettore mediano quel, al massimo, milione di voti fondamentali, spesso, per far vincere le elezioni ad un partito o ad una coalizione... essendo mediani hanno molto da pretendere e poco da dare come peso sociale in quanto la loro ricchezza è spesso dovuta o ad ereditarietà o alla ricerca di rendita - la nuova frontiera del XXI secolo - per la rendita senza dare alcun profitto sociale anzi al contrario riceve molto a scapito degli altri ceti..... il famoso 1% della popolazione media di un paese occidentale peraltro diviso al suo interno in veri segmenti in competizione fra loro) che però hanno un peso specifico tale da rendere sensibile la politica ad essi ... fino al punto che la stessa politica spesso trae il proprio ceto dirigente proprio da essi. Nonostante quanto sostenga sia la destra populista (da NCD a FI) che quella economica (leggi pd nelle sue varie espressioni Renzi è solo l'ultima, fintamente buonista, epsressione) sono i ceti affluenti i veri protagonisti di un sistema di tal genere; gli altri o si astengono (almeno un terzo) o vi si accodano o perchè pensano di poter ricavarne qualcosa, molto poco, o per principio di emulazione con il nemmeno recondito pensiero di beneficiare in qualche modo dell'ascensore sociale.
Questo regime che sta avanzando, prima negli usa e ora anche nel vecchio mondo, è solo esteriormente democratico; in realtà è un regime liberale che ha adottato un suffragio universale ma che in realtà è censuario nel elettorato attivo, vista la alta astenzione, e oligarchico nell'elettorato passivo: in pratica son sempre gli stessi. Un altro pilastro di un regime del genere, ora messo in crisi proprio dai ceti che maggiormente lo sostengono, è la sua, presunta, ineluttabilità: non ci sono alternative. Non ci potrebbe essere balla maggiore: Giovanni Falcone, a ragione, sosteneva che tutti i fatti umani, lui parlava di mafia ma il concetto direi è universale, hanno una vita ossia nascono, crescono, maturano e muoiono o finiscono e come sta morendo la democrazia muore anche la sua degenerazione.... l'oligarchia che l'ha sostituita. E' questione di tempo o di .... voti. Un esempio l'abbiamo avuto in Islanda; un altro proprio qui in Italia con M5S un anno fa... ora Marine Lepen in Francia. E' una bufera che si sta alzando..... una vera tempesta che rischia non solo di travolgere quel che resta del sistema ma pure tutto il resto o meglio quel poco di buono che quel regime aveva per l'intera società.
I pensatori liberali, non quelli marxisti, più attenti (da Keynes a Polanyi passando per Isaiah Berlin) hanno più volte richiamato l'attenzione dei politici sul debito di democrazia che rischiava di distruggere l'intero sistema....... il liberalismo non è un sistema per tutti ma per pochi, molto pochi. E il resto? Ecco il punto: il resto: si ribella e si aggrappa a quello che trova perchè nessuno, non è nella natura umana, accetta di rimanere nel suo angolo predestinato perchè ognuno pensa, a volte giustamente, di poter aspirare a qualcosa di diverso...... eppure il sistema fa d tutto per scoraggiarli: taglia la scuola e l'università pubblica; taglia la sanità, taglia le pensioni ecc..... tutto per inculcare l'idea che non c'è tempo e possibilità di aspirare ad elevarsi quando... devi mettere insieme il pranzo con la cena o centellinare il cent per arrivare a fine mese. Se la pancia è vuota il cervello soffre e le energie sono tutte occupate per sbarcare il lunario e non certo per sentire quel tal poltiico che ti promette il migliore dei mondi possibili: una balla che un popolo ben nutrito, acculturato, sano ecc. spernacchierebbe e lo manderebbe in pochi secondi a zappare la terra..... questa ineluttabilità, complici i media, è un totem (o un drappo rosso) che funziona sempre, ma non per sempre: prima o poi il velo nel tempio si squarcia.... e si vede quelo che nasconde; il problema è il "chi e il quando" e personalmente prioma si fa meglio sarà per tutti....
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