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martedì 22 novembre 2016

Shock Economy: il capitalismo del disastro.

Anche qui un ripasso della storia recente.. dal punto di vista del cosiddetto capitalismo delle catastrofi. Quella branca del capitale che fa profitti con il cosiddetto 'shock and awe' e quello che ne con l'accadere di un qualche guaio più o meno grave, due esempi:
USA:
  1. 11 settembre 2001. Il complesso militare/industriale fa enormi profitti con l'attentato, se di attentato si può parlare (nessuno mi ha ancora spiegato razionalmente la caduta della torre n°7 caduta senza che contro ci sbattesse nulla..  nemmeno una piuma), alle torri gemelle in seguito agli ordini ricevuti e alle guerre intraprese dagli USA.. per tacere della logistica e dello sfruttamento del petrolio irakeno!!!
  2. l'abbattimento di Gheddafi. Con la caduta del rais libico le industrie di mezzo mondo, tranne noi, stanno facendo affari d'oro... oltre agli ordini di produzione per i militari.
Italia
  1. 1992-1994. Attacco alla lira orchestrato, dice, da Soros (mai perseguito). Il nostro paese non riusciva nemmeno più a pagare gli stipendi... eppure la classe governativa che fa? Avvia le privatizzazioni e le, sulla carta (perchè a monopolio pubblico si è sostituito uno privato), liberalizzazioni. Appunto Shock and awe.
  2. Crisi del debito privato del 2007 (ancora in corso). Come mai gli Stati sostengono e sovvenzionano una crisi che è tutta del debito privato? La risposta è .. nel vento come diceva Bob Dylan o nelle carte e nelle notizie che ogni giorno ci propinano?
Allora facciamolo questo ripasso, miei cari connazionali .. smemorati
E' una clip con sottotitoli in italiano tutta da gustare: buona visione
Tutto chiaro?
p.s.
La Klein è una radical americana e pur se autorevole è sempre integrata nel sistema che critica: vien da pensare che sia la classica rotellina impazzita congeniale allo stesso sistema e che gli permette di sopravvivere: ma tutto fa alla bisogna... vero?

mercoledì 14 novembre 2012

Ancora sul clima e sul capitalisti dei disastri

Come dicevo ieri che il clima sia cambiato lo sappiamo, é sotto gli occhi di tutti; é innegabile: ha voglia la politica a dire che in fondo si sa che lo sviluppo ha dei costi, questa che vediamo oggi é, solo, la prima rata altro ancora c'é da venire. Faccio presente che non appartengo alla categoria dei catastrofisti ma degli scettici in materia: scettico nel senso che é vero che il clima é cambiato, e cambierà ancora, ma é vero che le conseguenze potrebbero essere minori se cittadini e politici facessero, ognuno per sé, la loro parte ... in questo senso sono scettico, sia chiaro. Stasera voglio puntare, invece, l'attenzione su i .... gufi o meglio su quelle persone e studiosi che da anni ne parlano in vario modo e a vario titolo nei vari campi di cui si occupano: é vero che con la cultura non si mangia ma é anche con la cultura che si può combattere la, voluta, ignoranza che sul clima, e su altro, porta prima all'indifferenza e poi alla passività prima e alla rassegnazione, poi, del "io che ci posso fare" che é sinonimo di fallimento della democrazia occidentale, o meglio il suo epitaffio da scrivere sulla pietra tombale.
Partiamo dal testo base di chi ha sollevato il coperchio del vaso di pandora sull'economia dei disastri: il saggio di
Naomi Klein
"shock economy (fra l'altro che segnalai su questo blog come "da leggere" qualche tempo fa..)"

.... [saggio] che fa il punto dello stato dell'arte in materia da un lato riassumendo le ricerche dall'altro rapportando le ricerche e i loro risultati di cui sopra con quanto realmente avvenuto nella realtà quando c'era un disastro e i corollari economici di stampo liberista che ne giustificavano l'azione.
ma c'é un illustrissimo precedente sul quale si basano le successive indagini su questo tipo di economia (e politica):
Hannah Arendt ne "le origini del capitalismo": "i campi di concentramento e le camere a gas» – senza dubbio la soluzione più sbrigativa del problema della sovrappolazione, della superfluità economica e dello sradicamento sociale – lungi dal costituire un monito possano, al contrario, rappresentare anche per le società democratiche un esempio, una tentazione, cioè, destinata a riproporsi quando appaia impossibile alleviare la miseria politica, sociale o economica in maniera degna dell’uomo"; bé, più chiaro di così.... tutte le successive indagini sono, come dicevo, partite da questo assunto: compreso il saggio della Klein che ne da un immagine che definire cinica é usare un puro eufemismo visto che l'autrice ne ripercorre l'ascesa fin dai primi esperimenti in america latina al 2004 tutte situazioni che in comune hanno il tipo di risposte dato; tutte, guarda caso, ispirate dalle teorie di Milton Friedman e della scuola di Chicago che hanno scorto nelle catastrofi non tanto problemi da risolvere, quanto opportunità di un rapido arricchimento a favore di un’esigua minoranza raccolta nel patto scellerato tra una classe politica corrotta e le grandi imprese multinazionali e non che son chiamate a intervenire anche laddove c'è presenza dello Stato.
Secondo, infatti, il "fondamentalismo" capitalistico di Friedman e dei suoi allievi – alcuni dei quali insediati ai vertici dei più importanti organismi finanziari, altri, invece, direttamente impegnati come consiglieri dei governi, altri ancora suoi ammiratori entusiasti e infine banchieri e altro materiale umano che anche in Italia vediamo in azione inorganismi finanziari e governi – il verificarsi di una grande crisi o di un grande shock consente di "sfruttare le risorse dello stato per ottenere un guadagno personale mentre gli abitanti sono ancora disorientati"; per meglio dirla: "il prodursi di eventi traumatici diventa, allora, l’occasione per poter rimodellare la società, applicando misure radicali di ingegneria sociale ed economica". Tutto ciò non vale solo per i paesi autoritari ma anche, e soprattutto, per le democrazie e ciò é triste: basti pensare al falimento statale di Katrina e agli incassi fatti dai privati per lo stesso uragano: naturalmente i privati, finché paga lo Stato o i riccastri, determinano e agiscono senza problemi ma se il primo non può coprire tutti i costi e i secondi sono soddisfatti, indovinate un pò chi rimane fuori, come ancora oggi accade in louisiana, dalla ricostruzione? I meno abbienti, i quali, sempre in louisiana, ancora oggi non vedono ricostruite le loro case.... qui un esempio del genere ce lo abbiamo in Abruzzo dove il "fatto" é nemmeno la metà di quanto resta da fare: ma senza soldi si sa ... perché qui non sfuggiamo a questa regola del capitalismo dei disastri: se lo Stato ha soldi i privati ci mettono i mezzi altrimenti tutto resta così com'é.
Se a quanto sopra aggiungiamo la corruzione politica, il clientelismo, il malaffare mafioso che ci mette il naso per accaparrarsi gli appalti, ecc. ecc. allora credo che il quadro che ci si para davanti é chiarissimo: siamo nel pieno boom, anche qui, di tal tipo di capitalismo: liberista nei profitti ma statalista quando si tratta di pompare nelle propie casse i soldi dello Stato ossia di tutti noi...

giovedì 7 giugno 2012

Scalabili? ma ci vogliamo proprio credere?

Partiamo dal concetto base del momento: scalare. A parte il significato sportivo nel mondo politico, sociale e democratico quale significato ha? Per una società quotata sul mercato (ammesso che il mercato sia regolato e abbia arbritri imparziali) il concetto é pregnante di significati: c'é concorrenza e competitività e il più forte rimane su esso mentre gli altri o sono assorbiti o spariscono o ..... sono scalati per eliminare un pericoloso concorrente, tutto qui. Ma oltre questa visione, si può scalare la politica? Realmente si pensa che la politica possa essere oggetto di scalate senza snaturarsi in altro? No, naturalmente; fosse così avrebbero ragione la Klein e Barber (ognuno dal suo punto di osservazione) che non siamo iù una società demcoratica ma in una enorme azienda che ha il vezzo di chiedere il parere dei consumatori nel più grande sondaggio che il mercato mette a sua disposizione, le elezioni: altro che sondaggi e altro in una società del genere le elezioni sono un sondaggio formidabile su quale prodotto viene sottoposto ottiene i maggiori consensi e approvazioni. Qui cade l'asino, siamo questo: una società per azioni dove c'é un patto di sindacato di ferro che mantiene le redini del tutto mentre gli altri sono: o il parco buoi da tosare (...) o piccoli azionisti che, pur essendo maggioranza, contano zero, ZERO. Casualmente poi si formano nuove maggioranze e nuove alleanze che premono per scardinare il potere costituito, ma é un caso ossia é l'eccezione e alla base c'é la frattura del potere maggioritario, il patto sindacale di cui sopra (di cui in Italia abbiamo fatto una filosofia del vivere nel mondo familistico industriale italiano che ha il suo dominus non nell'industria ma in mediobanca ..... ora in crisi), che fino a quel momento ha gestito. Solo così si può spiegare sia l'offerta pubblica di acquisto lanciata in questi giorni di parte della borghesia liberale, capitanata da Zagrebelski, sia la nascita, crescita e fine di movimenti "one shot" come quello che ha creato il movimento per l'acqua pubblica: sono due aspetti dello stesso problema, ossia la gestione societaria e proprietaria del bene comune, dall'acqua alla democrazia passando per tutto il resto. Una società siffatta é destinata a rimanere instabile per sempre e preda delle cordate di turno che si vengono a formare nel corso del tempo (non per nulla a ogni cambio di maggioranza il vincitore prende tutto..... fino al prossimo cambio), ma tutto ciò non ha nulla a che fare con quello che nella nostra Costituzione é stato disegnato e che va sotto il nome di democrazia: non per nulla anziché osservarne le regole la ..... si cambia o meglio la si cancella per farne "altro"; altro che non migliora assolutamente nulla ma fotografa l'esistente, ivi compresa l'ascesa della nuova cordata che prende il potere societario rendendola a sua immagine e somiglianza e non viceversa..... Tutto ciò NON ha futuro, e come a Weimar, non può che essere autolesionistico, autodistruttivo e fautore di tristi vicende che pur abbiamo già visto e conosciuto: eppure una discreta fetta di cittadini ci crede, perché? Si può spiegare solo con la necessità della conservazione e la paura del nuovo? No, qui entrano in gioco una cosa che i detentori del potere societario conoscono benissimo e che autori come Klein (in "Nologo") e Barber (in "consumati") hanno disvelato magistralmente: la necessità di "esser parte di un qualcosa, qualunque cosa sia" per non essere invisibili..... in questo bozzolo che si autocostruiscono si sentono al sicuro, ben sapendo che in realtà son solo prigionieri, e nel caldo abbraccio del gregge vivono la propria miserrima vita: c'é altro? si che c'é e lo sanno: ma hanno paura, non vogliono sconvolgimenti che li coinvolgano direttamente (mentre li eccitano quelli del proprio vicino) e auspicano anzi di esser lasciati in pace nei loro affari pagando il meno possibile , o almeno di pagarne lo scotto il meno possibile... ad esempio fossi in Grillo: starei zitto, farei il meno possibile e non metterei becco a Parma con il sindaco di M5S.. tanto gli altri si fregano da soli.

.. ora secondo voi, quanto sopra é una enorme pippa serale mentre ascolto servizio pubblico o ha un qualche fondo di verità?

domenica 3 giugno 2012

Il problema é il controllo

...una frase presa a prestito dal cult movie matrix revolution che ci da lo spunto sul tema "complottistico": stavolta vi propongo é quello che va sotto il nome di MKULTRA. E' una delle tante paranoie della guerra fredda: i russi facevano esperimenti sul controllo mentale.. gli americani si sentirono in dovere di farne altrettanti. Poco si sa dell'URSS ma abbastanza invece si é saputo della parte americana grazie al freedom information act, e quello che é emerso non é per nulla piacevole, per non dire criminale. Si cominciò con Ewen Cameron che faceva ricerche sulle personalità, ritenute, disturbate e si é finito con usare droghe varie (pcp, lsd, ecc.) per fare esperimenti che hanno avuto esto pari a zero ma che hano crato personalità zombie e realmente disturbate: personalità di persone che, com'é venuto fuori dopo, hanno subito danni notevole ed in certi casi.... erano sani e fatti passare per "problematici": un caso viene é quello presentato nel primo capitolo del saggio di Naomi Klein "shock economy" (Rizzoli Editore). Ma perché questo medico scozzese trasferitosi in Canada poté fare esperimenti che nulla avevano di differente da quelli delle SS naziste e per giunta finanziato dai governi statunitense e canadese? Sempliche perché la paranoia di dover primeggiare sul "nemico" ha fatto fare cose ai servizi segreti che in tempi normali mai avrebbero dovuto, e potuto, fare: invece la guerra fredda l'ha permesso e i governi pur facendo finta di non sapere approvavano.... ma come funzionava? Semplice: a parte la somministrazione di farmaci e droghe pesanti c'era anche l'uso dell'elettoshock e, udite udite, la privazione sensoriale (che faceva perdere al soggetto il senso della realtà e del passar del tempo) e ..... suoni e musica ad altissimo volume per distruggere anche il senso di sé: cosa vi rocorda tutto ciò? Sono le stesse tecniche usate contro i presunti terroristi (e dico presunti perché solo il 5% dei catturati sia stato riconosciuto come "terrorista" o potenziale terrorista ... una follia): bene l'origine si ha in quelle ricerche; pagheranno mai per tutto ciò i responsabili diretti e indiretti (i politici)? No.








Una conseguenza di tutto ciò é che le tecniche di controllo dei cittadini sono diventate sofisticate, estremamente sofisticate: grazie a questi "studi" (che, guarda caso sono state "condivise" con i pubblicitari e le aziende) i sistemi di propaganda, sia commerciale che politica, sono diventati penetranti e invadenti al punto che chi non ci cade é talmente sensibilizzato da pensare che a volte esagera nel senso opposto veendo complotti dovunque: ma con quello che emerge pian piano .... a esagerare non sbagliano.



Un altro aspetto, poco esplorato, fu l'uso di ..... bambini nativi americani per gli esperimenti, orrore su orrore: “reclusi” delle

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