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giovedì 2 luglio 2015

Poche opportunità di crescita nella diseguaglianza

da Lavoce. info a firma di  Renata Targetti Lenti del 30.06.15
La diseguaglianza non sempre crea incentivi ed è un riconoscimento del merito. Anzi, spesso è vero il contrario e un’elevata diseguaglianza nella distribuzione dei redditi si traduce in una diseguaglianza di opportunità. Azione perequativa dello Stato, mobilità sociale e ruolo dell’istruzione.

Qual è il rapporto tra merito e diseguaglianza?
Alberto Alesina nell’editoriale sul Corriere della Sera del 19 giugno ha affrontato un tema molto importante qual è quello del rapporto tra merito e diseguaglianza. Tra l’altro, l’autore afferma che la “diseguaglianza crea incentivi”. E dunque dovrebbero essere previsti riconoscimenti monetari per “uno scienziato che fa un’importante scoperta” o per “un imprenditore che innova”. In questi casi, la diseguaglianza dovrebbe essere considerata una condizione che facilita l’innovazione e il riconoscimento del merito. Non sempre è così, tuttavia. Anzi, nella maggior parte dei casi accade il contrario: una elevata diseguaglianza nella distribuzione dei redditi si traduce in una diseguaglianza di opportunità e in una significativa difficoltà ad accedere a elevati livelli d’istruzione per una parte consistente della popolazione. È difficile allora che si verifichino effetti positivi dalla diseguaglianza al merito.
In un’economia capitalistica avanzata, i divari nei livelli di istruzione e di competenze professionali tra i diversi gruppi di popolazione non sono solo il risultato dell’operare del libero mercato, ma anche della distribuzione delle “capacità” individuali, e per questo devono essere accettate. È, tuttavia, molto difficile che individui “meritevoli” possano raggiungere posizioni, reddituali e non, corrispondenti alle loro effettive capacità, se non viene assicurata loro un’adeguata eguaglianza di opportunità.
Alesina sottolinea come “ora, sia in Europa sia negli Stati Uniti, seppur in misura diversa, esiste uno Stato sociale che protegge i meno abbienti ben più di quanto lo si facesse nella prima metà del ’900”. Questo è sicuramente vero per la maggior parte dei paesi europei, ma non è così vero per gli Stati Uniti.
Una buona approssimazione dell’azione perequativa dello Stato è data dalla differenza tra l’indice di Gini (una misura della diseguaglianza) calcolato sui redditi disponibili (quindi dedotte le imposte e aggiunti i trasferimenti) e lo stesso indice calcolato sui redditi lordi di mercato. Ora, negli Stati Uniti, l’indice di Gini calcolato sui redditi disponibili appare particolarmente elevato rispetto a un campione di paesi europei, mentre quando è calcolato sulla distribuzione dei redditi lordi di mercato non risulta di molto superiore a quello della Spagna o delle nazioni scandinave ed è addirittura inferiore a quello di Germania, Gran Bretagna, Grecia e Irlanda. Ciò significa che la redistribuzione risulta meno efficace negli Stati Uniti rispetto a quanto avviene negli altri paesi europei, come mostra il “Luxembourg Income Study” ().
L’impoverimento della classe media
Negli Stati Uniti non solo la diseguaglianza nei redditi disponibili è elevata, ma è aumentata in questi ultimi anni. Come ha sottolineato Joseph Stiglitz in numerosi interventi, ben il 93 per cento dei guadagni della ripresa, tra il 2009 e il 2010, è stato percepito dai redditieri che si collocano nell’1 per cento più ricco. Con la crescita dei redditi dei percettori più ricchi, si è ridotta la quota percepita dalla classe “media”. E del resto nell’ultimo discorso sullo stato dell’Unione. Barack Obama ha espresso grande preoccupazione per l’impoverimento della classe media. Per contrastarla, il presidente americano ha indicato tra gli obiettivi della sua amministrazione nuove opportunità di studio e di lavoro per la “classe media”, nonché una politica fiscale più equa e l’introduzione di misure di sostegno per favorire l’istruzione dei figli e la cura degli anziani. Già oggi il divario nei risultati delle prove (test scores) tra bambini ricchi e poveri risulta del 30-40 per cento più ampio di quanto non fosse venticinque anni fa. Questo significa che un’elevata diseguaglianza che colpisce anche la classe media influisce negativamente sulle potenzialità individuali, riducendo la mobilità sociale. Anche Alberto Alesina sottolinea come la mobilità nei paesi europei sia “più alta che nella media Usa”.
Il tema delle relazioni tra diseguaglianza e mobilità sociale è stato trattato da Stiglitz al recente Festival dell’economia di Trento nella “Inet Lecture”. Stiglitz ha affermato che gli Stati Uniti sono diventati uno dei paesi più disuguali del mondo non solo con riferimento ai redditi monetari, ma anche per quanto riguarda la “uguaglianza delle opportunità (…). Le forze del mercato (tecnologia e globalizzazione) hanno giocato un ruolo importante in queste dinamiche. Ma la politica non ha fatto nulla per impedire l’esplosione delle disuguaglianze, un fenomeno tutt’altro che inevitabile”.
Un importante fattore di riduzione delle diseguaglianze è stato ed è ancora l’istruzione. Tuttavia, da sola, può non essere sufficiente. L’accesso ai gradi più elevati dell’istruzione è infatti costoso e le categorie più povere, ma oggi anche gran parte della “classe media”, ne vengono escluse. Per evitare che i gruppi che dispongono dei redditi e della ricchezza più elevati siano i soli ad acquisire posizioni di rilievo nella società, è necessario, dunque, introdurre una pluralità di interventi alternativi ed eterogenei perché eterogenei sono i fattori all’origine della diseguaglianza. Anche Thomas Piketty nel suo Le Capital au XXI siècle afferma che una elevata diseguaglianza non è solo il risultato di forze economiche ineluttabili, bensì il prodotto delle politiche. Un livello di diseguaglianza elevato può rappresentare un freno per la crescita, poiché si traduce in una riduzione del capitale umano e in minori opportunità per le prossime generazioni. Dunque, insieme a incentivi per favorire l’emersione del merito occorrono anche correttivi del livello della diseguaglianza attraverso politiche adeguate.
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p.s.
lo trovo un punto di vista estremamente interessante

domenica 5 dicembre 2010

.... a proposito di merito...

Volete un esempio di come, nonostante i proclami dell'una e dell'atra parte armate a nostro consumo, é visto il tanto decantato "merito" dalla casta? In Sicilia ci fu un concorso per presidi bloccato per irregolarità; che accade? Semplice-. una leggina e si aggira il blocco; una leggina bipartizan che vede tutti insieme abbracciati nel salvare i neo presidi. E i ragazzi che si vedono scippare il futuro proprio in nome della competizione e del merito?

lunedì 17 agosto 2009

Sono in gamba? Scappan via, e fanno anche scoperte.....

Una storia tipica dell'Italia attuale: son bravi nel loro lavoro, ricercatori, e sono avanti con le ricerche ma .... essendo il nostro un paese strano che ama il conformismo e non chi emerge cosa accade? Che causa nepotismo girano le spalle al paese e alla ricerca italiana e se ne vanno nel 2000: ORA SCOPRONO ANCHE UNA PROTEINA PER CURARE IL TUMORE (potrebbe in futuro portare anche a nuove terapie contro i tumori cerebrali). Quanti altri cervelli se ne dovranno andare prima che ci accorgiamo dell'impoverimento culturale di cui pagheremo le conseguenze anche in futuro? Il punto è: siamo capaci di andare avanti con questo sistema perverso? La riforma universitaria realmente eliminerà il fenomeno del nepotismo e della corruzione? Qualcuno crede davvero che privatizzandole sparisce il malcostume? O forse sarà peggio e non si potrà nemmeno (e forse non se ne verrà nemmeno a conoscenza visto che essendo privatizzata si faranno tutto in casa) prendersela con qualcuno perchè se le saranno fatte a loro immagine e somiglianza?

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