giovedì 6 febbraio 2014

Chi ha pagato e chi dovrebbe pagare....

Chi ha pagato?
Grecia il più grande successo dell'euro
(di Francesco De Palo | 5 febbraio 2014)

Un documentario, a metà strada tra l’euroscetticismo e il crowdfounding, nato da un gruppo che si è formato sul blog dell’economista Alberto Bagnai. Il prossimo 7 febbraio partirà il viaggio di cinque persone dall’Italia in Grecia per auto-raccontare la crisi sulla scorta del Titolo “la Grecia, il più grande successo dell’euro”. Sostenendo la tesi che l’esperimento ellenico, che impone misure di sola austerità non risolutive e antidemocratiche, è in qualche misura riuscito. Ma al contrario.
Il progetto, completamente autofinanziato attraverso il servizio offerto da Kapipal (piattaforma di crowdfounding per finanziare progetti tramite la raccolta di denaro online), intende mostrare quello che il senatore Mario Monti ha definito come “Il grande successo dell’euro”. Immagini, testimonianze, racconti e percezioni sul campo per dare fiato al Paese che per primo ha subito la dittatura della Troika, che si è visto imporre tagli lacrime e sangue con l’annuncio di un obiettivo che in molti sostengono non sarà mai raggiunto. Il gruppo di promotori si è “conosciuto” in rete grazie a un post sul blog di Bagnai (professore di politica economica presso l’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara e autore del pamphlet “Il tramonto dell’euro”), che a sua volta li ha messi in contatto con l’antropologo greco Panaghiotis Grigoriou, che dalla Francia cura il blog Greek Crisis e che il prossimo 16 aprile sarà a Roma proprio per incontrare pubblicamente il gruppo e per partecipare ad un simposio sull’eurocrisi.
Da quel momento coloro che si limitavano a commentare fatti e notizie, sulla scorta dell’eurocrisi e dei rimedi individuati dalla Troika, hanno immaginato di fare un passo avanti trasformandosi in cronisti. Non solo blogger o studenti, ma pian piano il gruppo si è andando espandendo coinvolgendo cittadini di svariate fasce sociali, da docenti universitari a pensionati e casalinghe, c’è anche un commerciante di San Gimignano e un operatore televisivo di un’emittente genovese, con il comun denominatore di una forte preoccupazione per la crisi che li ha condotti a riconoscersi nella spiegazione adottata proprio da Bagnai: questo euro non funziona. E dopo le prime iniziative sul territorio, come l’evento dello scorso anno a Pescara nato in rete per presentare il blog di Bagnai, ecco l’idea del documentario in Grecia, al fin di realizzare un video che liberi le coscienze degli italiani ingabbiati “in 30 anni di disinformazione”, con Luca Curini a fare da capogruppo.
Tre i momenti del documentario, incentrato sul racconto del “Sogno europeo”, in seguito l’evoluzione della crisi con la svalutazione interna e infine la realtà greca con i tagli alla spesa pubblica e con l’effettivo smantellamento dello stato sociale. Senza dimenticare i tratti comuni tra Grecia e Italia che, seppur con le dovute proporzioni, esistono, come più volte sottolineato in riferimento al carrello della spesa, al movimento dei Forconi o al taglio di spese mediche e acquisti di auto e generi non di prima necessità.
“Nella mia produzione scientifica – riflette il prof. Bagnai raggiunto al telefono in Francia – ho scritto due anni fa un articolo per una rivista inglese per chiarire come ci fossero molti tratti comuni nelle traiettorie che i Paesi europei stanno seguendo, in particolare quello che era sfuggito a molti: ovvero che anche la Francia si trova sulla medesima traiettoria. Infatti la grande sorpresa di Hollande che diventa liberista o che cade nel gradimento dei propri elettori, era stata ampiamente prevista sul mio blog”. E mette l’accento sul fatto che “l’euro va bene solo per chi se lo può permettere, come per altri versi il cosmopolitismo o le barche a vela”, in Europa “solo la Germania, tutti gli altri vanno in deficit e prima o poi salteranno per aria”.
twitter@FDepalo
Chi dovrebbe pagare, invece?
Secondo la Corte dei Conti, che po ha parzialmente aggiustato il tiro... ma solo parzialmente, le sorelle del rating (S&P e soci) ossia quel gruppo di amiconi che con le loro speculazioni finanziarie ha causato lo tsunami finanziario, prima, e economico, poi, che dal 2008 in poi ha distrutto l'intera economia occidentale (e ora anche dei paesi emergenti e della Cina; quest'ultima con qualche grande distinguo perchè, come dicevo in un post precedente ha già fatto sapere che NON pagherà nulla e difenderà il proprio manifatturiero... se gli occidentali proprio vogliono rientrare dei propri crediti se li paghino da soli; non potrei essere più d'accordo, mi duole dirlo ma quella della Cina è la via giusta perchè per quanto la finanza possa far crollare la borsa cinese l'economia reale ne risentirà poco, molto poco..... anche perchè semmai i cinesi dovessero presentare il conto di tutti i crediti in loro possesso dei paesi occidentali altro che crollo del 2008 vedremmo) e fatto a pezzi, con la complicità dei ceti dirigenti occidentali, il welfare e l'intera legislazione sociale dell'occidente: una conquista di almeno un secolo di lotte distrutte in 5 anni.... come non essere d'accordo con le valutazioni della Corte? Il risarcimento  dovrebbe aggirarsi attorno alla bella cifra di 236 mld di euro, ossia tutto il patrimonio "immateriale (ossia i beni pubblici.. dal colosseo all'ultimo libro dell'ultima e più piccola biblioteca statale e non del paese)"; sembra un paradosso, vero? In un mercato di una società "immateriale" i sacerdoti e massimi custodi di essi .. si vedono chiamare in giudizio perchè nel loro far di conto (peraltro è giudiziariamente provato che i loro report riguardo il nostro paese erano (cito a memoria) " fatti male, imprecisi, raffazzonati... insomma non da agenzia di rating ma da scuola elementare del IV° mondo". Ironia della sorte: lo chiede un organo contabile di un paese duramente colpito dalla crisi ma che ha al suo interno una forte V° colonna che quotidianamente lavora per il nemico visto che affida i propri averi e risparmi ai paradisi fiscali .. magari proprio sotto lo sguardo benevole delle sorelle del rating. Sortirà qualche effetto? Chissà: con il governo e il sistema dei partiti che ci ritroviamo non mi meraviglierebbe che, se una chiamata in causa di tal portata dovesse concretizzarsi, a tempo di record le sorelle del rating avrebbero lo stesso trattamento della lobby del gioco d'azzardo ossia: dal dover pagare circa 97 mld di euro per mancati introiti dello Stato...... dopo supersconti e leggi su misura per la lobby non pagheranno nulla, nemmeno i 600 mln decisi appena qualche mese fa..... misteri della fede nel mercato ocorruzione e intreccio del sistema politico che ha un intero esercito di scheletri nei loro armadi talmente traboccante da non poer essere più nascosto ma, al contempo, talmente arrogante da farlo alla luce del sole ben sapendo che almeno 2 elettori su tre gli perdoneranno comunque le sue malefatte?
A voi considerazioni ed eventuali commenti...
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