lunedì 16 gennaio 2017

Che cosa resta di Barack Obama (Furio Colombo)

La politica non è soltanto “dire” e “fare”, come continuano a dirci gli uni e gli altri dei vari schieramenti politici. I cittadini si sono accorti da molto tempo che gli sbandieratori del fare sono costretti a parlare sempre, per far sapere e ripetere (a volte all’infinito) ciò che hanno fatto e ciò che faranno. I politici del dire o dicono promesse o si legano a valori. E qui troviamo Obama. Prima di fare il presidente ha voluto dire che crede nella diversità, nella inviolabilità dei diritti, nell’uguaglianza.
Alla fine della sua presidenza, nel suo discorso di addio, e mentre il presidente che verrà dopo, stava annunciando che brucerà tutto ciò che è stato fatto dal suo predecessore (comprese le cure mediche garantite) Obama ha detto le stesse cose: crede nella diversità, nei diritti, nell’uguaglianza. Ha aggiunto due parole molto belle, “orizzonti” (“gli orizzonti americani sono molto grandi”) e speranza (“c’è sempre un dopo che non permette di lasciar perdere, c’è molto da fare, specialmente per i più giovani”).
La rivelazione di Obama, che è stato del resto la natura e la materia della sua presidenza, è una terza parola, mai usata perché troppo dedicata agli altri e troppo poco a se stessi. Più che una parola è un impegno: “esserci”. Dica chi non ha pensato o detto, in un momento o nell’altro, di questi otto anni, non solo in America: “Però c’è Obama”. Questo presidente, odiato, attaccato, calunniato al punto da affermare che la presidenza doveva essergli negata perché Obama non era nato negli Stati Uniti (il suggerimento, basato sul falso, era di Donald Trump), se ne va sfiorando il 60 per cento del gradimento popolare. Se ne va mentre più della metà del Paese aspetta il suo ritorno. Non sarà la persona ma sarà il ritorno di quella determinazione a “esserci” che è stata solo di Franklin Delano Roosevelt, di John Kennedy, di Robert Kennedy, prima di Obama. “Esserci” vuol dire che la vita dei cittadini, la loro fiducia, attesa e modo di fronteggiare la paura, include la vita e la presenza del presidente degli Stati Uniti. Altri Paesi non hanno una figura che occupa tanto spazio nell’immaginario collettivo. Per questo è un problema l’irrompere in scena di Trump, uomo cattivo (sta promettendo torture e Guantanamo, e non smette di dire che, prima cosa, abolirà le cure mediche garantite del progetto di Obama (Obamacare, che includeva nell’assistenza medica a tutti i livelli milioni di americani che erano esclusi) ma anche impegnato solo con se stesso, che sarà (conservate questa frase) un presidente cattivo, perché vanitoso, bugiardo, incline a dare la colpa agli altri e a giudicare “brilliant” (brillanti) i succubi, impegnato solo con se stesso. Per questo è molto importante la promessa implicita ma evidente di Obama di non andarsene, di non dedicarsi alla buona vita privata degli ex presidenti, che creano una fondazione, fanno buoni discorsi e offrono sempre una citazione, un ammonimento, un pensiero nei momenti difficili.
Finalmente è venuta in chiaro, sboccata e volgare la grande ragione dell’ostilità che ha avuto mentre è stato uno dei grandi leader del suo Paese. Barack Obama è nero. Il conscio e l’inconscio di un Paese in cui il virus razzista è tuttora vivo e contagioso, ha dato mandato a un uomo bianco, ricco, volgare al punto da deridere i disabili, insultare pesantemente i messicani e promettere ed espellerà milioni di illegali clandestini che non esistono in America, di tentare di distruggere l’eredità di Obama, principi e opere circondandosi di miliardari e di ex generali. Sul momento un prezzo crudele è stato pagato da Hillary Clinton, abbattuta in una caccia senza quartiere al presidente nero.
Del presidente si potranno cancellare le leggi (e così sarà dimostrata la potenza della discriminazione razziale, che può spingere i poveri a votare contro se stessi). Ma non si può cancellare il fatto che esista e che quel suo “esserci” che è la chiave di tutta la sua straordinaria politica) continua.
Obama, insieme a Michelle, lei stessa vera leader, (73% di gradimento nei giorni di Trump) ha fatto sapere con chiarezza che non si allontana, che in un mondo che offrirà molta volgarità, molta oscenità e inversioni a U che rischiano di essere mortali, Barack Obama c’è.
Nasce qui una parte della vita politica americana, ma anche del mondo, radicalmente nuova, in grado di fronteggiare la massa di ricchezza e di interessi particolari che si stanno accumulando intorno alla politica. Trump ha vinto e niente sarà come prima. Ma in due sensi. Da una parte le trincee dei miliardari, ex generali e grandi petrolieri, misteriosamente legati a Putin.
Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 15/01/2017.
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io credo che Obama lascoerà molti vuoti e molte ombre.... non credo che lo rimpiangeremo visto come anche lui ha fomentato guerre e terrorismi vari.
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