lunedì 6 marzo 2017

Chi comanda davvero a Washington? (Furio Colombo)

Il fondale di questo strano evento tutto da spiegare sono due Americhe diverse che non coincidono. Nell’America lasciata dagli otto anni della presidenza Obama, tutti lavorano (disoccupazione ridotta al 4,5 per cento), molti hanno ottenuto cure mediche prima inesistenti (20 milioni di cittadini), milioni di illegali hanno ricevuto i desiderati permessi (anche perché indispensabili all’economia), milioni sono in attesa, (e al lavoro) per essere gradatamente immessi in una vita a cui già appartengono, con figli e futuro americani.
Il Pil saltellava continuamente in avanti. L’America dei nuovi venuti è una distesa di fabbriche abbandonate, di macchine arrugginite, di città disastrate, di delinquenza rampante, di messicani e di neri pericolosi che infestano le notti degli americani bianchi. Essi non solo non lavorano, ma sono esclusi e respinti dalle élite e dall’establishment che, dai loro salotti, in parte accademici e in parte mondano-bancari (e con troppi neri, tra cui il presidente) non ne vogliono sapere dei lamenti degli uomini bianchi.
E allora scatta la grande vendetta: l’uomo bianco muove e vince. Ma questa volta è deciso: adesso governiamo noi. In questo mondo nuovo in cui si va in ufficio a cavallo, governare non è mettersi a capo delle istituzioni con cauta osservanza delle istruzioni per l’uso. Governare è far fronte “a quel caos la fuori che ci hanno lasciato” (parole di Trump), dunque un impegno straordinario da affrontare con mezzi straordinari. Per esempio, un esercito immenso, con il più potente armamento atomico del mondo, per fronteggiare alla radice un reticolato di guerriglie, di terroristi manovrati a distanza e dislocati già adesso nei pressi delle potenti armi atomiche, di deboli Stati amici, volonterosi ma disorientati dall’enorme confusione del trasloco Trump, e incapaci di assegnarsi un ruolo. E deboli Stati nemici di cui si può distruggere tutto tranne il formicaio della vasta attività terroristica, che potrà sempre ricominciare, anche dopo una guerra atomica.
La politica manca del tutto nel favoloso mondo di Trump, di pensatori sommersi che disegnano il nostro destino senza raccontarlo a nessuno, del club dei miliardari, in attesa del premio, della squadra di generali che si aspettano, alla fine, le dovute medaglie. Ma neanche loro sanno alla fine di che cosa. Infatti – se c’è un progetto – i pensatori sommersi non lo hanno confidato a nessuno. Ci sarebbe il Partito Repubblicano, il partito che, in apparenza, ha vinto.
Ai loro deputati, ai loro senatori, che dovrebbero sostenere il peso della nuova vita, il presidente della nuova aggregazione di gente sconosciuta insediata alla Casa Bianca, non ha detto niente, nel vago discorso alle Camere riunite. Ma il progetto non è politico. È come un poderoso spostamento di mobili dentro lo spazio, d’ora in poi ben chiuso, della repubblica americana. Il primo spostamento è la polizia che diventa sovrana, il secondo spostamento sono le Forze armate che diventano immense, spossessando quasi del tutto le risorse sociali, il terzo spostamento è la deportazione di massa, non importa con quanti danni all’economia, purché il Paese sia puro. Il quarto spostamento è un flusso continuo di storie false di cui il gruppo di pensatori sommersi sono bravi e prolifici autori. Dicono apertamente di ispirarsi a Julius Evola e preferiscono essere visti non come “staff” del presidente, ma come un gruppo rivoluzionario che non accetta nulla delle cose così come sono, e lavora al cambiamento totale. Occorre chiarire la frase: “Storia falsa” non vuol dire inganno, ma strumento essenziale e ben calcolato di strategia.
Establishment ed élite devono apparire insulti. Infatti sono il potere di prima, inaccettabile perché fondato su una razionalità e una graduatoria di valore accademico e professionale adesso respinta. I rivoluzionari creano se stessi e definiscono da soli il proprio valore. L’America al momento è in mano a un movimento rivoluzionario che si batte per un cambiamento profondo e non annunciato. Restano molte domande. Eccone alcune: “Illegale” sta per nero? Nero sta per tutti i non americani (ricordare il certificato di nascita che Obama, già presidente, ha dovuto esibire)?
Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 05/03/2017.
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.... rimango dell'idea: sono sempre meglio dei falsi dem e dei falsi GOP!!!
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