lunedì 3 luglio 2017

Migranti, Francia e Spagna chiudono porti alle navi delle ong. La Ue promette, ma l’Italia resta sola

di | 3 luglio 2017 Il Fatto Quotidiano

A neanche 24 ore dall’intesa raggiunta a parole con i ministri dell’Interno di Francia e Germania e benedetta dalla Commissione Ue, l’Italia incassa due porte in faccia. Anzi, due porti: quelli della stessa Francia e della Spagna, che secondo fonti da Bruxelles riportate dall’Ansa diranno no all’apertura dei loro scali marittimi alle navi delle ong cariche di migranti. Il tutto mentre l’Onu prevede che i flussi provenienti dalla Libia non sono destinati a diminuire.
Solo domenica il vertice informale a tre tra i ministri dell’Interno di Francia, Germania e Italia, Gerard Collomb, Thomas de Maiziére e Marco Minniti  – cui aveva partecipato anche il commissario europeo agli Affari Interni Dimitris Avramopoulos – si era concluso con i soliti sorrisi e una nuova serie di impegni: da una parte un aumento degli sforzi di Parigi e Berlino sui ricollocamenti, dall’altra parte un codice di condotta per le ong, ulteriore sostegno (anche economico) alla Guardia costiera libica e aiuti all’Osservatorio per le migrazioni e all’Unhcr perché i centri in Libia rispondano agli standard sui diritti umani. Si pensa anche di cambiare la regola secondo cui le navi delle organizzazioni non governative, che rappresentano il 35-40% della flotta in mare che fa ricerca e salvataggio, sbarcano i migranti a bordo di EunavforMed Sophia. Previsto anche un miglioramento della collaborazione tra Italia e Malta nelle operazioni di soccorso, che tuttavia, si sottolinea, non significa che i migranti saranno sbarcati sull’isola.
Misure concrete“, assicura Bruxelles, arriveranno già martedì in nella riunione settimanale della Commissione europea, misure che dovranno essere ratificate nel vertice di Tallin, in Estonia, previsto per giovedì prossimo, quando si incontreranno i 27 dell’Unione. Tutto rimandato a un nuovo vertice dagli esiti tutt’altro che certi, dunque, e misure che come al solito spostano l’attenzione sull’altra sponda del Mediterraneo e non affrontano in concreto il problema più pressante: quello del sovraffollamento dei centri d’accoglienza disseminati nella Penisola. Finora gli impegni assunti a livello comunitario nel maggio 2015 – in primis quello del ricollocamento di 40mila richiedenti asilo in due anni da Italia e Grecia – sono stati ampiamente disattesi.
Che un primo due di picche fosse nell’aria lo si era capito nel pomeriggio. Interrogato sull’appello dell’Italia alla solidarietà dei partner Ue, il ministro degli Esteri di Madrid Alfonso Dastis aveva replicato che una risposta deve essere decisa a livello europeo: “Le situazioni eccezionali richiedono misure eccezionali – ha affermato a Madrid il capo della diplomazia spagnola, citato da Efe – ma dobbiamo discuterle fra tutti i Paesi” dell’Unione Europea. Sono già lontani i tempi in cui Mariano Rajoy prometteva: sull’immigrazione “concederemo qualsiasi aiuto possibile all’Italia per evitare che si crei una situazione non più gestibile, drammatica”, assicurava il premier il 29 giugno nella conferenza stampa al termine del vertice preparatorio del G20 a Berlino. Oggi anche Emmanuel Macron è tornato a mettere in chiaro un concetto espresso negli ultimi giorni: sì a “forme concrete” di solidarietà, ha promesso il presidente francese nel discorso tenuto dinanzi al parlamento riunito a Versailles, ma no ai migranti economici.
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