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lunedì 5 febbraio 2018

Entrate: arriva il risparmiometro, controlli a tappeto sui conti corrente

Fonte: WSI 2 febbraio 2018, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Dopo il redditometro arriva il risparmiometro. L’Agenzia delle Entrate aggiunge al suo arsenale di strumenti per la lotta all’evasione fiscale uno strumento informatico nuovo, che andrà a esaminare in modo sistematico e generalizzato i risparmi degli italiani detenuti sui conti corrente.
Il risparmiometro è un nuovo algoritmo studiato dall’Agenzia guidata da Ernesto Maria Ruffini per verificare se la quantità di denaro conservata in banca è congrua rispetto alla dichiarazione dei redditi. Come funzionerà il risparmiatore prova a spiegarlo il sito Laleggepertutti.it.
“Innanzitutto calcola la giacenza presente sul conto corrente, dato che ottiene grazie alle informazioni che le banche sono tenute a fornire in tempo reale all’Anagrafe dei rapporti tributari. Poi compara questo dato con il reddito dichiarato dal contribuente. In base al tenore di vita del contribuente e alla fascia di reddito in cui questo si inserisce, valuta l’entità di spesa che una famiglia media dello stesso livello può sostenere; la differenza costituisce il potenziale risparmio familiare. Ebbene, se il risparmio effettivo è superiore a quello potenziale stimato, allora scatta l’anomalia”.
Ovviamente come il redditometro, anche con il risparmiometro il cittadino potrà difendersi grazie al contraddittorio dinanzi agli ispettori del Fisco a cui potrà presentare prove della sua innocenza fiscale. A cadere nelle trame del risparmiometro tutte le persone fisiche, intestatari di rapporti finanziari in euro e unicamente a loro riconducibili, con codice fiscale presente e valido nella banca dati dell’anagrafe tributaria.
A finire nell’algoritmo del risparmiometro conto corrente, conto deposito titoli e/o obbligazioni, conto a deposito a risparmio libero vincolato, rapporto fiduciario, gestione collettiva del risparmio, gestione patrimoniale, certificati di deposito e buoni fruttiferi, conto terzi individuale e globale fino alle carte di credito, prodotti finanziari emessi dalle assicurazioni, acquisto e vendita di oro e metalli preziosi.

lunedì 26 agosto 2013

Credito: l'ultima frontiera.....

Incredibile, ma è tutto vero: per avere un prestito bisogna ..... dare in pegno; come ai vecchi tempi dei monti di pietà cui si rivolgevano coloro che:
  1. erano troppo poveri per poter dare garanzie alle banche e non volevano finire nelle mani degli usurai;
  2. erano troppo indebitati per potersi impegnare in ulteriori cambiali.
Oggi artigiani, imprenditori e famiglie meno abbienti si trovano nelle stesse condizioni e le banche, tese sempre alla ricerca del modo di spillar soldi, anche laddove bisognerebbe chiudere gli occhi e darli senza interessi, hanno riscoperto il pegno peraltro adattissimo allo scopo.
E' vero che il credito al consumo è in grande espansione (non eravamo in crisi?) ma il pegno è un revival che pochi si sarebbero aspettati nella, presunta, V° potenza mondiale...... se invece fossimo alla stregua che so del II° mondo o del III° allora il discorso potebbe anche tornare, ma non è così: ci vantiamo ai quattro venti di essere una potenza economica sulla base dei numeri, semplici numeri... ed è vero:
  1. 8800 mld di euro di ricchezza privata;
  2. uno stato inefficiente nella riscossione delle tasse la cui classe politica non si è dimostrata all'altezza del compito, anzi spesso è stata collus con chi le tasse le evade....... 5000 "sconosciuti al fisco" appena scoperti dalla GdF;
  3. un debito pubblico elefantiaco provocato dai ceti parassitari che si scarica sulla parte sana della società cui spetta il compito di pagarlo, interessi compresi;
  4. le banche, che dopo un processo di aggregazione durato anni, si trovano a fare finanza con i soldi raccolti dai depositi e dai conti correnti scaricando poi le perdite sui conti.....
è la solita storia e con la "solita" morale: poche regole chiare, pene certe un processo certo che tenga in gran conto le garanzie costituzinali e legislative; ma soprattutto basterebbe per un mercato realmente libero che lo stato facesse la sua parte, ossia il regolatore ed evitasse di favorire le posizioni dominanti o di tifare per chi paga di più e meglio: dovrebbe essere neutrale.
Non vi preoccupate, parlavo dell'italia non della ..... Germania

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