lunedì 24 novembre 2014

Elezioni Regionali 2014, M5S: la decrescita infelice

dal Fatto Quotidiano di Paolo Becchi | 24 novembre 2014
È successo quello che doveva succedere. In alcuni miei recenti interventi avevo criticato il Movimento Cinque Stelle per alcune sue prese di posizione “morbide”, in particolare l’apertura a trattare su tutto con il Pd, che ha permesso a Renzi di negoziare da una posizione di forza con Berlusconi, e la fine della democrazia diretta e l’inizio di un’esperienza rappresentativa, con l’utilizzo della rete non più come strumento di proposta, dialogo e confronto, ma solo di ratifica di decisioni prese dai portavoce.
Avevo richiamato l’attenzione sull’importanza delle elezioni in Calabria ed Emilia Romagna, perché rappresentavano il primo test dopo le elezioni europee del maggio scorso. In entrambe le regioni il primo dato da rimarcare è un’astensione a livelli record e non accettabili per un sistema democratico. Il fatto che il premier Renzi esulti per una “vittoria” è emblematico della deriva in corso nel nostro paese. In Emilia Romagna, una regione dove il voto come dovere civico era stato una caratteristica fondante, hanno votato il 37% degli aventi diritti. Come riporta il Fatto Quotidiano: “Al di là delle esultanze, a spulciare nelle statistiche del Viminale, emerge uno scenario desolante. Se nel 2010 aveva votato il 67% degli aventi diritto, nel 2005 la percentuale era stata del 76% e nel 2000 del 79%. Pierluigi Bersani nel 1995 divenne presidente di Regione con il 53%: alle urne si era recato l’88% della popolazione. Nel 1990 l’affluenza era stata del 92%”. Il trionfo del partito dell’astensione con il 63% dei consensi nelle elezioni di ieri è un segnale che dovrebbe far riflettere tutti.
In Calabria, dove Beppe Grillo neppure si è fatto vedere, il partito dell’astensione si è fermato al 56%. Ma perché si è votato nelle due regioni? Perché in entrambi i casi gli ex governatori hanno subito condanne dalla magistratura durante i loro mandati. E, nonostante questo, i pochi elettori che si sono recati nelle urne hanno deciso di confermare alla guida il partito di Vasco Errani in Emilia, con la vittoria di Stefano Bonaccini, e hanno scelto in massa il candidato del Pd anche in Calabria, Oliverio. E il Movimento Cinque Stelle, che ha fatto dell’onestà nelle istituzioni il suo cavallo di battaglia e che non aveva migliore occasione di questa? Con la brava e competente Giulia Gibertoni è al 13% in Emilia e in Calabria Cono Cantelmi si ferma al 4%. L’astensionismo è, soprattutto in Calabria, un voto chiaro di chi si è sentito tradito dal M5S, tradito della possibilità di cambiare il paese e, prima ancora, la loro regione.
Ci sarebbero buone ragioni per una riflessione a tutto campo all’interno del M5S, ma, sperando di sbagliarmi, non ci sarà alcuna “analisi del voto”. Invece il primo passo dovrebbe essere proprio quello di prendere atto della sconfitta e analizzarne le cause.
Le cause: In primo luogo, la mancata presenza sul territorio dei portavoce ha creato una scollatura con la base. I meetup devono tornare a essere luogo di incontro dei cittadini per condividere i problemi del territorio e non luogo di scontro delle opposte fazioni dei portavoce presenti nel Parlamento. Com’è del tutto evidente in Calabria, dove si è addirittura sponsorizzato in campagna elettorale il solo candidato alla Presidenza della Regione, ignorando completamente tutta la squadra. Che i portavoce, insomma, tornino ad essere portavoce e non politici di professione.
In secondo luogo, si ripensi completamente alla strategia di presentarsi sempre e comunque alle elezioni se questi sono i risultati in due regioni che hanno in passato, soprattutto la Calabria, manifestato grande consenso al M5s. Cosa volete che facciano una o due persone in un covo di ladroni? Se è già difficile incidere in Parlamento con il 25% dei voti, immaginiamo cosa si possa fare con una presenza simbolica in un consiglio Regionale. Meglio lavorare a contatto con i cittadini fuori dai palazzi.
Se vogliamo evitare la deriva istituzionalista in atto nel Movimento, che certo gli garantirà nel futuro numeri da prefisso telefonico, ma non quelli necessari per cambiare l’Italia, bisogna prendere atto di questa sconfitta. Chi oggi parla di un risultato comunque buono mente a se stesso.
Il tono rassegnato di Grillo nel suo discorso a Bologna e le parole di Alessandro Di Battista, l’anima bella del movimento, che annuncia la sua volontà di non ricandidarsi per un secondo mandato, sono tutti segnali di allarme. Il tempo per ripartire c’è. Molti errori sono stati commessi nella via della rivoluzione della democrazia diretta e si è permesso alla Lega di risorgere e cavalcare il dissenso sociale. Il tempo per ripartire c’è, ma per farlo bisogna immediatamente bloccare la deriva “rappresentativa” iniziata dopo il voto delle Europee di maggio e, soprattutto, rimettere al centro dell’agenda politica i territori e il recupero della maggioranza astensionista dei cittadini.
p.s.
in pvt qualcuno mi ha scritto: "perchè non scrivi più te i post ma ti limiti a postare quello di altri"? un bella domanda cui rispondo: perchè quando trovi personalità "non" convenzionali che scrivono quello che io penso è inutile che lo faccia io per il semplice motivo che sottoscrivo in toto quanto sostengono..... e quando dico in toto voglio dire proprio tutto! In questo caso questo articolo del Prof. Becchi mette il dito nella piaga per quanto riguarda il M5S: ogni movimento sociale che abbia le caratteristiche del M5S, ne dovremmo sapere perchè sono sul modello, anche loro, dei movimenti sociali del modello dominante ..... gli americani,  una volta che si "istituzionalizza" perde quella spinta "rivoluzionaria" che tanto spaventa il potere e si assimila ad esso: è inutile ricercare la purezza quando sei dentro o entri o stai fuori... a metà del guado, come hanno fatto i 5S, si viene solo bombardati da entrambi le parti, come difatti sta accadendo! A mio parere prima avrebebro dovuto far crescere il movimento nella società e poi potevano lanciarsi nelle elezioni: facendo così avrebbero vinto sul serio e non a metà. Potevano prendere esempio dal "podemos" spagnolo? Si, certo.. ma siamo sempre in italia e a capo dei 5S non ci sono "spagnoli" ma l'erede di Savonarola, altrimenti non poteva finire: addio M5S... benevenuti 5S

domenica 23 novembre 2014

L'illusione della democrazia moderna

Sin dalla più tenera età siamo stati condizionati a credere ciecamente nel dogma moderno della democrazia.
Essa, ci viene detto, è la forma migliore e più adatta al funzionamento della società e del mondo, e oltre ad essa non esistono alternative.
Ora, basta una piccola riflessione per rendersi conto che la democrazia, o perlomeno il sistema democratico moderno dominante, non sia quella panacea che ci hanno fatto credere.
Questo non significa assolutamente portare avanti un messaggio antidemocratico o illiberale, tutt'altro.
Difatti, la cosiddetta democrazia per come ci viene presentata, è solo un'illusione.
Essa, per quanto si affermi basata sulla sovranità popolare, è in realtà fondata sul potere di diverse lobby, e quelle egemoni si può ben dire che dirigano il "teatrino".
Per quanto riguarda la sovranità popolare, si può ben dire che con l'attuale democrazia c'entri ben poco, a meno che con essa non si intenda solo il voto, che senza una reale e consapevole partecipazione di un popolo informato, risulta poco più che un rituale che ha perso la sua efficacia.
Come disse Charles Bukowski :
" La differenza tra dittatura e democrazia è che in democrazia prima si vota e poi si prendono ordini, in dittatura non dobbiamo sprecare il nostro tempo andando a votare" .
Il fatto è che la democrazia moderna, piuttosto che sulla sovranità popolare, è basata sulla massificazione e la medio-crità, tanto che sarebbe più coretto chiamarla "mediocrazia".
Tale "massificazione" non è altro che l'antitesi di una reale e funzionale democrazia, che dovrebbe essere fondata sul primato della qualità, la partecipazione, l'educazione e l'elevazione del popolo, mentre nelle moderni democrazie tutto è diretto verso il basso, e tutto ciò che tende ad elevarsi è visto negativamente.
Per dirla in altre parole, la democrazia moderna è fondata su un livellamento omologante e totalizzante, un livellamento indistinto dove per forza di cose prevale la quantità sulla qualità, la forma rispetto alla sostanza e il numero sull'individuo.
La massificazione ovviamente risulta una condizione favorevole per l'instaurarsi di forme di potere oligarchiche, essendo una massa confusa e indebolita interiormente facilmente manipolabile, al contrario di un popolo cosciente dei propri diritti e del proprio volere.
Difatti è ciò che avviene oggi: grazie alle continue illusioni e armi di distrazioni di massa ( oggi perlopiù mass media ) usate per perpetuare il mito di una "democrazia" che praticamente non esiste nella realtà, in modo assai facile i gruppi di potere egemoni consolidano e aumentano il loro potere.
D'altronde Edward Bernays, il famoso pubblicitario fondatore delle moderne pubbliche relazioni e considerato come uno dei fondatori del sistema consumista, disse :
" La manipolazione consapevole e intelligente delle opinioni e delle abitudini organizzate delle masse costituisce un importante elemento di una società democratica. Coloro i quali manipolano questo impercettibile meccanismo sociale formano un Governo invisibile che costituisce il vero potere esecutivo del Paese " .
Oggi più che mai, il regime democratico dominante non è più sostenibile, e urge il passaggio a una democrazia matura, fondata su una reale sovranità popolare e tesa a valorizzare e elevare i membri della comunità, piuttosto che dirigerli verso l'omologante massificazione,  come avviene oggi .
p.s.
sempre più forte è l'impressione di essere in una matrix.....

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