mercoledì 3 dicembre 2014

Universi paralleli, “ecco la prova della loro esistenza e interazione”

Fonte: Il Fatto Quotidiano del 3/12/2014 articolo a firma di Davide Patitucci
Secondo lo strano mondo della meccanica quantistica, abitato da atomi e particelle, esiste un universo in cui questo articolo non è mai stato scritto. E, a un tempo, un altro mondo in cui è possibile leggerlo e commentarlo. Bizzarrie della realtà a livello dei suoi costituenti più intimi, governata da fenomeni che spesso fanno a pugni con il senso comune. E che hanno fatto storcere il naso persino ad Albert Einstein. Come la teoria del multiverso, in base alla quale esisterebbe una pluralità di universi paralleli, al punto che ogni decisione che ciascuno di noi prende in questo mondo ne creerebbe di nuovi. Secondo questa interpretazione, ci sarebbe, ad esempio, un mondo in cui il Terzo Reich è uscito vincitore dalla II guerra mondiale, e un altro in cui Hitler è uno sconosciuto pittore.
Può sembrare la sceneggiatura di un film, eppure i fisici teorici studiano questi scenari da almeno 50 anni, ed esistono complicati ed eleganti calcoli matematici in grado di descriverli. Secondo l’ultima formulazione, appena pubblicata suPhysical Review Xda un team dell’University of California a Davis, e della Griffith University australiana, non solo gli universi paralleli esisterebbero davvero, ma potrebbero persino interagire.
Quando fu introdotta per la prima volta negli Anni ’50 dal geniale matematico americano Hugh Everett III, all’epoca in forze alla Princeton University, la teoria dei molti mondi venne derisa. Everett riuscì a fatica a pubblicarla, e alla fine abbandonò disgustato la carriera accademica. Negli anni, però, le sue raffinate spiegazioni di alcuni strani fenomeni del mondo subatomico, come la capacità delle particelle di coesistere in luoghi diversi – stranezze che spingevano il premio Nobel Richard Feynman ad affermare che “chiunque crede di aver capito la meccanica quantistica, non l’ha compresa abbastanza” – hanno fatto sempre più breccia tra i fisici.
“Secondo la teoria di Everett – spiega Howard Wiseman, a capo del team australiano – ogni universo si divide in una serie di nuovi universi, quando viene effettuata una misurazione quantistica. Partendo dalle sue intuizioni, abbiamo dimostrato che è proprio dall’interazione tra questi mondi, soprattutto repulsiva, che nascerebbero i fenomeni quantistici”. “Nel multiverso – aggiunge su New Scientist David Deutsch, fisico della Oxford University – ogni volta che facciamo una scelta si realizzano anche le altre, perché i nostri doppi negli universi paralleli le compiono tutte”. Un’idea sfuggente, difficile da accettare ma, a pensarci bene, non del tutto negativa. Il pensiero che, di fronte alle scelte più difficili di tutti i giorni, ogni possibile alternativa abbia l’opportunità di realizzarsi potrebbe essere in fondo rassicurante.
“Il multiverso mi ha reso una persona più felice – commenta sempre su New Scientist Max Tegmark, fisico del Mit -. Mi ha dato, infatti, il coraggio di correre più rischi”. Ma come provare queste teorie e legarle a fenomeni fisici osservabili? Secondo Lisa Randall, prima donna a ottenere la cattedra di Fisica teorica alla Harvard University, una possibile strada è il legame con le ricerche sulla natura della forza di gravità. In base ai suoi studi, tra i più citati degli ultimi anni, gli altri universi, vicinissimi al nostro anche se invisibili, sarebbero immersi in uno spazio a più dimensioni, come un arcipelago di isole sparse nell’oceano. Su uno di questi isolotti sarebbero concentrate le particelle che trasportano, come fanno i fotoni con la luce, la forza di gravità. Si chiamano gravitoni e sarebbero gli unici in grado di saltare da un universo all’altro. Ma solo alcuni riuscirebbero a “visitare” il nostro universo. Ecco perché la forza di gravità ci appare così debole, poiché diluita su più universi, che la assorbono come una spugna. “Uno degli scopi dei miei studi è spiegare perché la forza di gravità è così debole in confronto alle altre forze fondamentali della natura – spiega la studiosa nel suo libro “Passaggi curvi” -. Un piccolo magnete, infatti, può attirare una graffetta, nonostante la Terra nella sua interezza eserciti su di essa la propria attrazione gravitazionale”.
Il battesimo sperimentale a queste ricerche teoriche potrebbe arrivare a partire dal prossimo anno, al Cern di Ginevra, con la riaccensione alla sua massima energia di Lhc, l’acceleratore di particelle più potente del mondo. Questa macchina, una pista magnetica di 27 chilometri capace di sondare la struttura più intima della materia, potrebbe essere in grado di vedere i gravitoni, fino ad ora mai osservati direttamente. “Con Lhc potremmo trovare particelle che non esistono più dai tempi del Big Bang, circa 14 miliardi di anni fa – sottolinea Randall -. Tra loro potrebbero essercene alcune che vivono solo su altre dimensioni, o persino su altri universi. La loro osservazione, quindi, sarebbe una prova importante dell’esistenza di altri mondi”. Queste particelle, infatti, lascerebbero una sorta d’impronta gravitazionale sul nostro universo. Come un’ombra che si allunga su un muro in un giorno assolato.
Come spesso accade nella scienza, gli studiosi vivono e si muovono ai bordi della conoscenza. “Non sappiamo come questi studi cambieranno la nostra percezione del mondo – afferma Randall -. Lo stesso Einstein non poteva prevedere che la sua teoria della Relatività avrebbe un giorno trovato applicazioni nel Gps. Esistono nell’universo molte regioni ancora inesplorate – aggiunge la studiosa -. Sapere cosa cercare è spesso difficile, ma questo non deve scoraggiare. Ciò che ancora non si conosce deve servire da stimolo per porsi nuovi interrogativi. È questo – conclude la scienziata di Harvard – che rende la scienza accattivante”.
Lo studio su Physical Review X
p.s.
giusto per capirsi.....

martedì 2 dicembre 2014

Archeologia: ritrovata in Russia pietra con microchip

Guardate bene questa foto:

sulla sua sinistra, vicino la moneta, cosa notate? Bene, ora leggete questo
Fonte: Ecolibero
Archeologia: ritrovata in Russia una pietra con microchip incorporato. Continuano le incredibili scoperte archeologiche, nuovi ritrovamenti in tutto il mondo lasciano stupiti ed increduli archeologi e scienziati.
Pietra con microchip in Russia: il ritrovamento
La scoperta è stata fatta alcuni giorni fa da un pescatore, tale Victor Morozov, della città russa di Labinsk nella regione di Krasnodar. La singolarità e la stranezza della pietra hanno indotto il pescatore a consegnarla alle autorità e quando questa è arrivata nelle mani degli scienziati si è subito capito che si era in possesso di un reperto assolutamente sbalorditivo ed incredibile. La pietra aveva incastonato un inusuale microchip fabbricato da una avanzata tecnologia non terrestre e l’esame con il carbonio 14 ha rivelato un’età tra i 250 ed i 400 milioni di anni! Assurdo? Impossibile? Siamo oramai abituati a queste parole, la realtà che si scontra con i dettami canonici della storia e dell’archeologia. Eppure i dati parlano chiaro, volenti o nolenti è oramai certo che è esistita una civiltà tecnologicamente avanzata che ha popolato la Terra tra i 250 ed i 400 milioni di anni fa. Da notare che questo non è l’unico ritrovamento che ci porta indietro di milioni di anni, se ne scoprono sempre di più, oggetti e ritrovamenti fossili che per la scienza sono impossibili e per questo boicottati, non accettati, perché indicano un qualcosa che va fuori dalle logiche rigide della storia come l’abbiamo costruita noi. Gli scienziati russi hanno fatto capire di essere in possesso di altro materiale che testimonia l’esistenza di una antichissima civiltà che ha popolato la Terra milioni di anni fa e che presto divulgheranno i risultati.
Pietra con microchip in Russia: considerazioni
Restiamo in ansiosa attesa di queste rivelazioni sperando che finalmente si riesca a rompere la cortina fumogena che da anni copre gli sbalorditivi e sempre più interessanti ritrovamenti archeologici datati milioni di anni e che si possa conoscere la verità sui nostri antenati e la loro incredibile tecnologia.
p.s.
su questo pianeta ci sono state 4 estinzioni di massa accertate in 4 mld di anni... e da almeno 400 mila esistono oggetti e ritrovamenti di reperti "strani"..... ci sono prove, chiamate oopart (Out Of Place Artifact), che mettono l'archeologia di fronte a delle problematiche che troppo spesso ha scelto di metterle da parte se non coincideva con le teorie ufficiali...... ma quegli oggetti ci sono e raccontano un altra storia: bastano mente aperta e coraggio.
Sempre ammesso che non siano come le famose teste di modigliani livornesi che sbugiardarono e rovinarono diverse carriere nei beni culturali.....
cosa credere? ma, prendendo spunto dal post, VOGLIAMO CREDERE O PREFERIAMO RESTARE NELLA CULLA CHE L'UFFICIALITA' CI HA COSTRUITO INTORNO IN MIGLIAIA DI ANNI DI CONTRAPPOSIZIONE APRIORISTICA FRA CREDO RELIGIOSO E SCIENZA?

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