Fonte: W.S.I. 5 Ottobre 2019, di Leopoldo Gasbarro
I
risparmiatori italiani rischiano di ritrovarsi ancora sotto scacco.
Privi dei riferimenti e delle certezze del passato ora rischiano, dopo
le dichiarazioni dei giorni scorsi di Mustier di vedersi addebitare i
costi dei tassi negativi.
Quando ho postato sui social il rilancio
della notizia che riportava la dichiarazione del numero uno di
Unicredit Jean Pierre Mustier, ci sono state reazioni molto
contrastanti. Non le riporto, ma questo è il link che vi condurrà
direttamente sulla mia pagina Linkedin dove potrete leggerle e farvi
un’idea della varietà di posizioni: Reazione sui social
Comunque
sia, l’idea che si mettano nuovamente le mani nelle tasche dei
correntisti ha scatenato l’ira di molti. Mustier, lo ricordiamo ha
detto che : “I costi dei tassi negativi? Vanno trasferiti ai clienti che
lasciano somme importanti parcheggiate in conto corrente”.
Le dichiarazioni di Mustier
Il motivo è legato al fatto che anche in Italia i tassi negativi cominciano a mettere sotto pressione i bilanci delle banche.
Così applicare costi ai conti correnti, con saldi superiori ai 100mila euro,
porterebbe all’attivazione di un meccanismo di trasmissione che in
qualche modo imporrebbe ai risparmiatori di evitare i parcheggi in conto
corrente che sono diventati un peso per banche e Paese, ma anche per i
risparmiatori stessi.
Ma cerchiamo di capire meglio.
Se una banca europea deposita liquidità presso la BCE, (la banca centrale europea), questa le applicherà un tasso del -0,50%. Quindi in pratica un costo pari allo 0,50. In pratica depositare 100mila euro in BCE, per una banca come Unicredit significa riprenderne 99mila e 500 un gran bell’affare.
Il risparmiatore
Se
invece un risparmiatore lascia i soldi in conto corrente, pur andando
incontro alle spese di tenuta conto ed ai costi per operazione, non si
vedrà applicare, almeno per ora, nessun tasso negativo sulle somme depositate. Da qui le difficoltà delle banche e la richiesta dell’AD di Unicredit.
La richiesta di Mustier
In
pratica Mustier sta chiedendo l’autorizzazione di applicare alla
clientela ciò che viene applicato dalla BCE alle banche europee.
Il numero uno di Unicredit non
è il primo a pensarla così in Italia. Da notizie a nostra disposizione
anche altre banche si starebbero muovendo in quella direzione, anzi
avrebbero già pronte le lettere da spedire ai clienti che hanno saldi
importanti in conto. Mustier però è il primo a parlarne così
apertamente, seguendo una linea già ben nota soprattutto nei paesi di
lingua tedesca, dove la levata di scudi contro Draghi e
le sue politiche è sempre più forte, una protesta ed una pressione
psicologica che adesso subirà la sua sostituta alla guida delle BCE: Christine Lagarde.
Banchieri centrali contro Draghi
In Germania, nelle settimane scorse, Allianz ha dichiarato, per protesta, di non voler comprare più titoli di stato tedeschi, mentre la Sparkasse di Monaco,
una delle più grandi a livello nazionale, ha già applicato un tasso
negativo ai conti sopra i 100 mila euro. Ma la protesta arriva anche
dalla Francia dove alcune banche hanno annunciato di voler seguire
l’esempio già applicato in Baviera.
Non solo le banche.
Anche le assicurazioni. In Francia, Generali e poi anche Allianz hanno deciso di chiudere i Fonds en Euros
perché incompatibili con la situazione di mercato dettata dai tassi
negativi ed ora si pensa addirittura che potrebbero non essere più in
grado di garantire anche il capitale depositato.
Insomma,
le parole di Mustier, che tra l’altro dirige la Banca più
internazionalizzata del nostro paese, arrivano in un contesto generale
che sta spingendo o per un cambio di politiche da parte delle banche
centrali o verso un coinvolgimento sempre più forte dei risparmiatori
che, non avendo più garanzie di mantenere neanche il capitale versato in
conto, dovrebbero eventualmente provare ad orientarsi verso differenti
forme di investimento.
Come vedranno i risparmiatori quest’ulteriore atto di forza nei
loro confronti? Quanti spiegano loro che utilizzare i conti correnti
oggi non è proprio il massimo della salute per gestire i propri
capitali? Ma “spingere” in questo modo la
gente lontano dai conti correnti potrebbe rappresentare un ulteriore
elemento fortemente negativo nella ricostruzione di un rapporto di
fiducia che, dopo la crisi ed il fallimento di tante banche, non è mai
stato davvero risanato.
Oltretutto, privi della rete di protezione
del mondo bancario, i capitali privati potrebbero rischiare di andare
incontro a forme di investimenti attrattive e pericolose, così come già
accaduto in passato.
Attraverso consulenze specifiche e preparate si potrebbe e dovrebbe
far comprendere al mondo del risparmio che guardare verso altre forme
d’investimento più remunerative, ma anche più volatili, ma pur sempre
gestite entro i parametri di un sistema “normato”, potrebbe
rappresentare un’opportunità e non un male.
Vedremo alla resa dei
conti. Mai come ora ci sarebbe bisogno di far cultura per evitare,
prima polemiche sterili e dannose, e poi scelte ancora più insane da
parte di chi ha fatto sacrifici enormi per mettere da parte qualcosa.
Vedremo…ma il rischio caos, a nostro avviso, resta molto alto.
Leopoldo.Gasbarro@triboo.it
si parla di progresso, di evoluzione, di civiltà ci ritroviamo invece in un nuovo medio evo dove conta chi si nasconde dietro il potere o vi si allea con esso.
lunedì 7 ottobre 2019
venerdì 4 ottobre 2019
Dazi, la decisione del Wto rende felice solo Trump e il suo tornaconto personale
Fonte: Il Fatto Quotidiano Mondo - 3 Ottobre 2019 Sostenitore
di Andreina Fidanza
Ha esultato come se i suoi New York Yankees si fossero aggiudicati per la 28esima volta nella storia il titolo delle World Series. Donald Trump, a seguito della decisione dell’organizzazione mondiale del commercio (Wto) che ha stabilito che gli Usa potranno imporre dazi ai prodotti europei per gli aiuti illegali concessi al consorzio aeronautico Airbus, ha evidenziato che i 7,5 miliardi di dollari (equivalenti a 6,8 miliardi di euro) di compensazione siano stati una vittoria di tutta l’America nei confronti del mondo intero (“it was a big win for the United States”), esclamando a pieni polmoni: not bad.
Affermazioni, durante la conferenza stampa nella East Room della Casa Bianca, che si sono scontrate con la risposta immediata dei mercati finanziari, che da Londra a Milano passando per New York hanno letteralmente rifiutato la decisione presa dall’organizzazione internazionale con sede a Ginevra: Londra -2,6%, Parigi -2,2%, Francoforte -1,8%, Madrid e Milano –2,8%, Dow Jones -1,14%, Nasdaq -1,19%, S&P 500 -1,18%
A questi si sono aggiunti – dodici ore dopo – i numeri espressi dalle borse asiatiche (Cina esclusa per il 70esimo anniversario della fondazione della Repubblica popolare), anch’essi in territorio decisamente negativo (Tokyo -2%) e soprattutto le dichiarazioni giunte da ogni parte del globo terracqueo sulla complicatissima condizione che si è venuta a creare.
La conferma di eventuali ripercussioni made in Europe, poche ore prima del verdetto, è arrivata dalla portavoce capo della Commissione, Mina Andreeva: “Abbiamo continuato a dire agli Usa che siamo pronti a lavorare con loro a una soluzione equa ed equilibrata per le rispettive industrie aeronautiche. Siamo tuttora pronti e disponibili a trovare un accordo equo, ma se gli Usa decideranno di applicare contromisure autorizzate, l’Ue farà la stessa cosa“.
In pratica l’unico che ha espresso soddisfazione per quanto avvenuto è stato colui che, infischiandosene dell’attuale situazione economica planetaria, ha pensato ancora una volta, per l’ennesima volta, al proprio tornaconto personale, ponendo lo sguardo verso l’obiettivo delle elezioni negli Stati Uniti del 2020 e cercando di distogliere l’attenzione mediatica dallo scandalo Kievgate, quest’ultimo sottolineato dal Washington Post: “le agenzie federali sono sempre più costrette a perseguire i suoi interessi politici, investigare sui suoi nemici e legittimare le sue teorie sulle elezioni del 2016″.
Cosa accadrà da qui al 18 ottobre, data in cui dovrebbero diventare applicativi i dazi, non è dato sapere: a oggi rimane però la certezza che mercati finanziari e leader mondiali non abbiano preso bene né la decisione della Wto né le affermazioni di Donald Trump, con l’inquilino della Casa Bianca sempre più arroccato a quella filosofia sovranista che in America come in Europa non ha fatto altro che alzare muri, chiudere porti, isolare le economie e creare, a prescindere dal luogo, il “Salvini” di turno.
di Andreina Fidanza
Ha esultato come se i suoi New York Yankees si fossero aggiudicati per la 28esima volta nella storia il titolo delle World Series. Donald Trump, a seguito della decisione dell’organizzazione mondiale del commercio (Wto) che ha stabilito che gli Usa potranno imporre dazi ai prodotti europei per gli aiuti illegali concessi al consorzio aeronautico Airbus, ha evidenziato che i 7,5 miliardi di dollari (equivalenti a 6,8 miliardi di euro) di compensazione siano stati una vittoria di tutta l’America nei confronti del mondo intero (“it was a big win for the United States”), esclamando a pieni polmoni: not bad.
Affermazioni, durante la conferenza stampa nella East Room della Casa Bianca, che si sono scontrate con la risposta immediata dei mercati finanziari, che da Londra a Milano passando per New York hanno letteralmente rifiutato la decisione presa dall’organizzazione internazionale con sede a Ginevra: Londra -2,6%, Parigi -2,2%, Francoforte -1,8%, Madrid e Milano –2,8%, Dow Jones -1,14%, Nasdaq -1,19%, S&P 500 -1,18%
A questi si sono aggiunti – dodici ore dopo – i numeri espressi dalle borse asiatiche (Cina esclusa per il 70esimo anniversario della fondazione della Repubblica popolare), anch’essi in territorio decisamente negativo (Tokyo -2%) e soprattutto le dichiarazioni giunte da ogni parte del globo terracqueo sulla complicatissima condizione che si è venuta a creare.
La conferma di eventuali ripercussioni made in Europe, poche ore prima del verdetto, è arrivata dalla portavoce capo della Commissione, Mina Andreeva: “Abbiamo continuato a dire agli Usa che siamo pronti a lavorare con loro a una soluzione equa ed equilibrata per le rispettive industrie aeronautiche. Siamo tuttora pronti e disponibili a trovare un accordo equo, ma se gli Usa decideranno di applicare contromisure autorizzate, l’Ue farà la stessa cosa“.
In pratica l’unico che ha espresso soddisfazione per quanto avvenuto è stato colui che, infischiandosene dell’attuale situazione economica planetaria, ha pensato ancora una volta, per l’ennesima volta, al proprio tornaconto personale, ponendo lo sguardo verso l’obiettivo delle elezioni negli Stati Uniti del 2020 e cercando di distogliere l’attenzione mediatica dallo scandalo Kievgate, quest’ultimo sottolineato dal Washington Post: “le agenzie federali sono sempre più costrette a perseguire i suoi interessi politici, investigare sui suoi nemici e legittimare le sue teorie sulle elezioni del 2016″.
Cosa accadrà da qui al 18 ottobre, data in cui dovrebbero diventare applicativi i dazi, non è dato sapere: a oggi rimane però la certezza che mercati finanziari e leader mondiali non abbiano preso bene né la decisione della Wto né le affermazioni di Donald Trump, con l’inquilino della Casa Bianca sempre più arroccato a quella filosofia sovranista che in America come in Europa non ha fatto altro che alzare muri, chiudere porti, isolare le economie e creare, a prescindere dal luogo, il “Salvini” di turno.
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