lunedì 16 novembre 2015

Jobs act, ecco i primi licenziati a tutele crescenti. A casa dopo otto mesi di lavoro (Stefano De Agostini)

La cartiera Pigna Envelopes di Tolmezzo giustifica la decisione, appena comunicata a tre operai, con “un calo di produzione”. A marzo aveva fatto assunzioni, sfruttando gli sgravi contributivi, perché gli ordini erano aumentati. I sindacati: “”Mandare via chi è a tempo indeterminato è diventato conveniente”.
l’azienda li ha lasciati a casa. E’ bastato un calo di produzione, così sostiene l’impresa, e il posto fisso ha evidenziato tutta la sua fragilità. Eppure, la società ha potuto beneficiare dei generosi incentivi previsti dalla legge di Stabilità 2015, che esonerano il datore di lavoro dal pagamento dei contributi per tre anni.
Nella lettera di licenziamento, l’azienda giustifica la scelta con una “riorganizzazione della turnistica dovuta a un persistente calo di lavoro” e con la “impossibilità di adibirla utilmente ad altre mansioni”. “A marzo, la società ha assunto quattro lavoratori con il contratto a tutele crescenti – spiega Paolo Battaino, segretario Uilcom Uil di Udine – Le nuove assunzioni erano giustificate da un aumento di lavoro e dal passaggio a una turnazione a ciclo continuo”. Eppure, una volta registrato un calo negli ordini, è terminata l’impostazione della turnistica e i nuovi assunti sono stati licenziati. E per loro non c’è articolo 18 che tenga: non è prevista la reintegrazione al posto di lavoro. Potranno ricevere solo unindennizzo commisurato al periodo di permanenza in azienda. “Sono contratti precari a tempo indeterminato – si sfoga un lavoratore della Rsu – E l’indeterminato potrebbe finire domani”.
Ci sono i primi licenziati a tutele crescenti. Si tratta di tre operai della cartiera Pigna Envelopes di Tolmezzo, in provincia di Udine. Assunti a marzo con il contratto a tempo indeterminato introdotto dal Jobs act, dopo soli otto mesi l’azienda li ha lasciati a casa. E’ bastato un calo di produzione, così sostiene l’impresa, e il posto fisso ha evidenziato tutta la sua fragilità. Eppure, la società ha potuto beneficiare dei generosi incentivi previsti dalla legge di Stabilità 2015, che esonerano il datore di lavoro dal pagamento dei contributi per tre anni.
Nella lettera di licenziamento, l’azienda giustifica la scelta con una “riorganizzazione della turnistica dovuta a un persistente calo di lavoro” e con la “impossibilità di adibirla utilmente ad altre mansioni”. “A marzo, la società ha assunto quattro lavoratori con il contratto a tutele crescenti – spiega Paolo Battaino, segretario Uilcom Uil di Udine – Le nuove assunzioni erano giustificate da un aumento di lavoro e dal passaggio a una turnazione a ciclo continuo”. Eppure, una volta registrato un calo negli ordini, è terminata l’impostazione della turnistica e i nuovi assunti sono stati licenziati. E per loro non c’è articolo 18 che tenga: non è prevista la reintegrazione al posto di lavoro. Potranno ricevere solo unindennizzo commisurato al periodo di permanenza in azienda. “Sono contratti precari a tempo indeterminato – si sfoga un lavoratore della Rsu – E l’indeterminato potrebbe finire domani”.
Da ilfattoquotidiano.it
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/11/14/jobs-act-ecco-i-primi-licenziati-a-tutele-crescenti-a-casa-dopo-otto-mesi-di-lavoro/2217571/
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